Il muro di Gaza

Visita Papa in Israele_25

Queste le osservazione pubblicate da una mia amica sulla visita del Papa in Israele e la sua preghiera davanti alla barriera difensiva (il neretto è mio):

Dopo la visita del Papa in Israele c’e’ chi lo ha criticato e chi invece lo ha difeso quando e’ andato a pregare davanti alla barriera difensiva…..su questo voglio scrivervi qualche riga.
Prima della barriera anti terrorismo, mille israeliani hanno perso la vita nei ristoranti, sugli autobus, nelle sale da matrimonio……io ho perso la mia piu’ cara amica in un attentato. E la tragica barriera ha contribuito a riportare sicurezza in Israele.
Oggi nel mondo ci sono cinquanta barriere difensive, dal muro che divide Stati Uniti e Messico a quello dell’ultraliberale Olanda presso Hoek van Holland. Ma queste barriere servono a limitare i flussi demografici. Quella d’Israele è l’unica al mondo che serve a impedire che inermi cittadini saltino in aria. Mentre il Papa rendeva omaggio ai sei milioni di ebrei allo Yad Vashem, una coppia di israeliani tornava in patria dentro a una bara. A questo serve il muro sotto cui ha pregato Bergoglio, a impedire che si possa fare strage di ebrei in un museo di Bruxelles o in una festa di matrimonio.

Per la recente strage al museo di Bruxelles, nel caso vi fosse sfuggito(*) vi linko un articolo tra i tanti.

 

(A chi è ebreo è più difficile che sfuggano queste notizie, anche perché ognuno di noi, in ogni parte del mondo, potrebbe essere la prossima vittima)

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17 thoughts on “Il muro di Gaza

    • Beh, devo trovare il grafico in cui mostra quanto sono diminuiti i morti per attentati da quando c’è il muro (che poi muro non è), mi pare una cifra che supera il 90%, e perdona se considero ogni vita preziosa.

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    • Ne convengo, per questo dicevo che non si può giudicare e bisogna viverci per parlare con cognizione di causa. Non dubito che da questo punto di vista le cose “funzionino”, però somiglia più a una tregua che alla pace. Bisognerebbe imparare a costruire ponti, ma capisco che questo è un processo lungo e forse un’utopia…

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  1. La notizia dell’attentato non mi era sfuggita, anzi, ho pensato a te. Dire che mi dispiace è forse retorico ma è tutto quello che sento nel cuore.
    Quanto alle parole della tua amica, come non condividerle? Speriamo in un mondo migliore. Coraggio, come ha detto San Giovanni Paolo II e come dice spesso Papa Francesco.

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    • E in nome di questa saggia massima gli israeliani si dovrebbero far trucidare? Che c’è di deleterio in questa barriera che tante vite umane ha salvato da quando è stata costruita?

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  2. Il Papa conosce la situazione. Non ha pregato per l’abbattimento di un fabbricato ma per il motivo della sua esistenza, perché non ci siano mai più stragi da nessuna parte, soprattutto in Terra Santa.

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  3. Il punto è che non colgo il nesso fra l’esistenza del muro sotto il quale ha pregato Bergoglio e la sua capacità di impedire attentati a Bruxelles o comunque lontano dai luoghi in cui è edificato.
    Se è utile, come lo è, a salvare vite, in attesa di una pace e una comprensione che forse mai verranno, resti dove si trova e sia rafforzato, se occorre.

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    • In effetti, neanch’io colgo il nesso, o probabilmente si voleva solo evidenziare la necessità di salvaguardarsi e difendere la propria vita, in qualunque parte del mondo. La mia lettura di “A questo serve il muro sotto cui ha pregato Bergoglio,” è “A questo servono muri come quelli sotto cui ha pregato Bergoglio”.

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