Non è che mi faccia ridere…

Vista solo oggi, ma invece che farmi sorridere mi ha dato tanta tristezza. Che poi, aggiungiamoci che anche chi lavora deve sempre di più chinare la testa, ed è ogni giorno un po’ più schiavo, di qualcosa o di qualcuno.  Oggi neanche si usano più i rinfreschi in ufficio, non si è più autorizzati a perdere tempo neanche per bere un bicchier d’acqua: mutismo, rassegnazione e produzione! Di cosa, non si sa.  😦

 

Festa_dei_lavoratori_e_dei disoccupati

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56 thoughts on “Non è che mi faccia ridere…

  1. Da una parte mi fa tristezza il fatto che di disoccupati ce ne siamo a milioni. non posso dir nulla che sono giovane, e chi è adulto ha la clausola dell’anzianità e non può lavorare. non lo assumono. però spesso vedo che chi un lavoro ce c’ha, ci sputa nel piatto. si, è vero, si china la testa, si lecca il fondoschiena del capo. ma c’è chi ha un posto e se ne lamenta. con cose del tipo che la pausa dura più del dovuto, si arriva in ritardo, si esce dal lavoro e si critica questa o quella collega che pare abbia fatto male il suo lavoro. quando stavo nei centri commerciali a fare la promoter ero l’unica che non si lamentava mai, nonostante le piaghe ai piedi e la schiena indolenzita. molti colleghi si approfittavano a volte dell’assenza dei capi reparto. stavano fuori pezzi di ore a fumare, per poi tornare quando il turno stava finendo. Non nego che a qualche festicciola c’ho partecipato pure. Magari una zeppola perchè era l’onomastico di un collega, o un pezzo di torta della collega. fin qui tutto ok. ma poi fare un festino vero e proprio con prosecco a gogò, tornare puzzolenti di alcool con gli occhi lucidi, mi sembra esagerato.

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    • Sai, scusa se mi intrometto, a grandi linee io concordo con te però credo che molto dipenda da due fattori principali, su tutti…

      Professionalità: Cioè quanto ti senti in dovere di fare bene il tuo lavoro, qualsiasi esso sia, per rispetto non tanto del tuo capo e della tua azienda ma per il concetto stesso del lavoro. Quanto ci tieni non solo a far bene il tuo lavoro ma pensi di farlo nell’ottica (sempre che sia un genere di lavoro che lo permetta) di agevolare il lavoro di chi arriva dopo di te, in maniera diretta o indiretta. Ci aggiungerei anche una dose di amor proprio e di dimostrazione a te stesso prima che ad altri quanto vali, non in concorrenza con altri ma con te stesso e con quello che stai facendo.

      Passione: E qui gran parte di responsabilità, purtroppo è affidata anche alla fortuna, cioè quanto riesci ad appassionarti a quello che fai, quanto riesci a trovare il modo di renderlo interessante, di renderlo utile in qualsiasi modo alla tua crescita e alle tue esperienza.

      Io credo che il problema sia che moltissime persone non lavorano su se stessi in direzione di questi due punti, in assenza dei quali, e di uno stipendio esorbitante anche se ingiustificato la nostra natura ci porti prima o poi a diventare (sbagliando sia chiaro) uno dei tanti che hai descritto nel tuo commento.

      Se poi ci sono anche persone che sono così già alla prima o seconda esperienza lavorativa beh… non so che dire…

      Io mi metto a metà tra le varie figure perchè ho rapporto di amore/odio con il mio lavoro e la mia azienda, di certo non è un aspetto di cui vado fiero…
      da tempo sto “lavorando” per capire quanto sbaglio o quanto posso aver ragione nelle mie “lamentele”… is not easy…

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    • Ciao! Mi fa piacere che ti sia intromesso. È vero, cu vuole passione e professionalità, ma credo in qualsiasi cosa. A partire dal lavoro per finire allo studio. Alla mia prima esperienza lavorativa ricordo che mi dedicato con amore e dedizione. Ero impeccabile in ogni cosa. Dal linguaggio alla cordialità. Mai un rimprovero, mai un litigio. Però pagavo un prezzo spesso che non andava bene. Del tipo che avrei voluto andare a lavorare in quei posti dove si vendeva, o avere più giorni di lavoro (premetto che sono stata promoter). Magari c’era chi si approfittava dell’assenza del capo per fare ciò che voleva. Imbrogliando o magari facendo buon viso a cattivo gioco. Sono arrivata ad odiare il lavoro quando mi misero in un punto vendita dalla scarsa affluenza. Ma ancora una volta continuavo ad essere professionale. Per me e per gli altri. Nello studio stessa cosa. Quante volte avevo voglia di bruciare i libri, ma poi c’era la voglia di superare un esame che me lo impediva…. Però ci vuole fortuna sia nell’avere un buon posto, sia nel proseguire senza rancori……

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    • Ciao!! capisco quello che vuoi dire anche se… e provo a raccontare ciò che intendo con un fatto che mi è capitato anche di recente…

      eravamo tutti in ufficio e un mio collega ad un certo punto afferma “si, ma Luca (il nostro capo) a me non sta bene di rompermi il c**o quando quelli dopo di me se ne fregano”

      in realtà io dissi che secondo me “a lui di quelli che non arrivano dopo non doveva interessare, doveva pensare a fare bene il suo lavoro come lui sa fare e come richiesto, che a giudicare chi viene dopo di lui dovrà pensarci qualcun’altro”…

      capisco che come prima impressione possa sembrare arrogante e presunutoso, come per altro è stato interpretato, ma il concetto nella mia testa non voleva esserlo affatto, quello che volevo dire è che se tutti iniziamo a giudicare il prossimo prima ancora di giudicare il nostro lavoro e di giustificare le nostre mancanze con quelle di chi viene dopo.. beh allora ci sarà una catastrofe… che poi quello che diceva non era poi così sbagliato è o può essere un dato di fatto, ma in nessun caso dovrebbe intaccare sul tuo operato (mi ripeto, facile a dirsi)…

      tutto questo palloso commento per dire che io più che di fortuna prima di interpellarla parlerei di volontà e buon senso…

      Per la parte studio, purtroppo, non posso dir nulla :((

      🙂

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    • Buona volontà dai! È vero si guarda il lavoro degli altri senza pensare al proprio status. Che andrebbe migliorato!!!!!! Sai che mi viene in mente? Che se fai bene qualcosa puoi essere ricordato, se lo fai male……

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    • La stima è una via che combatte la depressione. Sapere di farcela significa riuscire ad avere un punto di riferimento, che sono le proprie forze!

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    • Stimarsi non significa sapere di farcela, ma sapere di essere persone perbene, e che stanno facendo tutto quanto è in loro potere per farcela, se questa è la loro priorità. 😉

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    • si, concordo e aggiungo purtroppo che quello status di giudizio verso l’esterno non lo si applica solo al lavoro… per il resto beh, buona giornata!

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    • volevo solo dire che l’arte di giudicare il prossimo in maniera per altro tutt’altro che costruttiva non è applicata solo in ambienti lavorativi ma è una costante della nostra società..purtroppo…

      in sintesi.. un assoluta banalità e cosa risaputa.. :)))

      buona giornata…qui, di pioggia….

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    • però giudicare può essere giustificabile quando fai bene il tuo lavoro e di punto in bianco ti dicono che sei fuori dal gruppo senza un motivo.

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    • sì, giustificabile ma vicino ad essere fine a se stesso…
      secondo me giudicare è fondamentale specie se applicato verso noi stessi o con senso critico in direzione di un possibile miglioramento… facile dirlo però farlo molto meno.. :))) perchè a volte siamo umani, perchè l’ingiustizia fa parte della vita e giustamente noi non la vogliamo accettare… a parole quasi sempre a fatti un pò meno spesso…

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    • è nell’essenza umana anche quella di giudicare. difficile non paragonarsi all’altro. è giudicare quando si reputa negativo il comportamento dell’altro, ma anche quando si entra in competizione dell’altro, giudicandolo migliore di noi e quindi da imitare.

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    • Sì, giudicare è nella natura umana, e direi che è inevitabile e persino indispensabile, però è difficile avere sempre tutti gli elementi necessari per formulare un giudizio il più accurato e veritiero possibile!

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    • il motivo può essere anche invidia. non lo metto in dubbio, ma anche rabbia, voglia di riscattare. fin quando rimane così, un giudizio personale ok, poi se invece vado dagli altri e ti metto in cattiva luce perchè mi stai sulle balle, allora è un altro conto.

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    • Purtroppo è un costume consolidato negli uffici quello di denigrare gli altri, e secondo me questo nasce più che da invidia da seri complessi, o forse semplicemente coscienza della propria incapacità.

      Per il resto, sono d’accordo con te.

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    • anch’io concordo.. mi son chiesto molte volte come fa certa gente a dedicare tutta la giornata ad osservare gli altri per poi giudicarli…semplice, non produce nulla… astratto o concreto che sia..

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    • Non è sempre così, ma certo hanno le famose due bisacce, quella coi difetti degli altri davanti, e quella coi difetti propri dietro. E di due, oltre che bisacce, hanno anche pesi e misure!

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    • restando sul tema del due mi faccio spesso queste due domande:

      -perchè per credersi migliori hanno bisogno di nutrirsi dei difetti degli altri??

      -perchè mi escludo da questa valutazione??

      🙂

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    • La prima risposta è facile: siccome non è possibile farsi belli con le proprie virtù cercano di fare brutti gli altri, la via più veloce per i poveri di spirito per non sentirsi inferiori, o credersi addirittura una spanna sopra!

      Perché ti escludi? Magari non hai bisogno di ricorrere a questi giochetti, hai una vera autostima e un vero amor proprio. 😉

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    • la seconda domanda era quasi retorica, era quasi una riflessione aperta nata dal fatto che ho la sensazione che qualsiasi persona tenda ad escludersi da quel gruppo.. e allora spesso mi chiedo.. non sarò una di quelle che predica bene e razzola male… mi auguro e mi impengo per far si che la risposta sia un no… 🙂

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    • No, non necessariamente si lecca il fondoschiena del capo per poter lavorare, io per esempio non lo faccio e sto da una vita nella stessa azienda, guadagnando pure niente male. Sono solo certi meccanismi perversi che, se non riesci ad automotivarti come giustamente ha scritto Erik in un commento successivo, la vita è particolarmente dura. Se riesci a credere in quello che fai, è meno peggio, ma sicuramente frustrante per come ti legano le mani, tarpano le ali, distruggono e infangano quello che fai. Incapacità, invidie, spesso non albergano nei piani bassi, ma in quelli più alti. Frustratoni che si sbracciano e arrancano, e magari vanno pure avanti, ma a un prezzo che io mai vorrei pagare, perché dignità e coscienza non hanno prezzo.

      Poi ci sono gli schizzinosi, è vero, ma credimi, quelli fanno più strada e non è per niente d’ostacolo alla loro carriera, come non lo è l’incapacità… 👿

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    • Beh ci vuole fortuna anche ad essere motivati….. Se è per questo ci vuole fortuna nel non invidiare gli altri…. È questione di carattere secondo me!

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    • Di carattere, di autostima, ma anche di momenti. A volte “invidiare” e solo un senso di ribellione verso un’ingiustizia della vita (o presunta tale).

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    • Ah sai cosa volevo dirti? Ricordi quell’amica che non avevo invitato alla laurea e se l’era sentita ecc ecc???? L’ho rivista per caso avantieri. Sono stata io a salutarla e lei non si è tirata indietro. Mi ha fatto piacere vederla. Sembrava serena!

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  2. C’è poco da ridere.
    Ma ci sarebbe molto da fare….
    Per esempio cercare di entrare nella stanza dei bottoni.
    Per quanto i Tedeschi non siano la mia simpatia, in certe cose hanno la vista lunga….
    Un abbraccio
    Giancarlo

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    • Hai ragione. Peccato che, quando potevo raggiungere quella stanza, ho fatto l’idealista schizzinosa. Oggi penso che, al di là della realizzazione personale, da lì avrei potuto aiutare più persone, invece di lasciare tutto in mano a chi solitamente ci si trova, e rende impossibile la vita al prossimo.

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    • Intendevo dire che un sistema socialdemocratico, ove i dipendenti sono anche in parte azionisti e rappresentati anche in C D A , è più facile essere coinvolti e prendere decisioni, simmetricamente è difficile che certe decisioni arrivino come pugnalate alla schiena.
      Un caso FIAT non avrebbe potuto neppure essere immaginato dai Tedeschi, infatti vediamo le loro fabbriche ….
      Va bene basta.
      Un sorriso (amarissimo)
      Giancarlo

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  3. Rinfreschi in ufficio? L’unico rinfresco che mi concedo è quando mi lavo dopo tre o quattro ore trascorse in un allevamento di scrofe per vaccinarle. E poi l’allevamento successivo e di nuovo il rinfresco prima di ritornare nel consorzio umano.
    haffner

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  4. A me fa proprio incazzare, perchè, diciamocela tutta, nella percentuale di disoccupati c’è chi davvero sta cercando lavoro, si interessa, cerca di inventarsi qualcosa, ma c’è chi (e io personalmente ne conosco alcuni) non studia, non lavora, non cerca lavoro, non fa niente dalla mattina alla sera e neppure si preoccupa!! E nei confronti di costoro non mi va proprio giù l’atteggiamento assistenzialista!!

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    • A chi lo dici! Ma peggio di tutto questo è quando i suddetti fannulloni si sistemano meglio degli uomini di buona volontà di cui sopra, e si lamentano pure! 👿

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  5. Il fatto è che poi nella vignetta siano così divertiti ed euforici…quelli che conosco io festeggiano mica tanto. Sì qualcuno che ha un po’ di soldi da parte vede il bicchiere mezzo pieno e dice ok, sfrutterò magari queste lunghe giornate per fare un tot di cose che volevo fare da un po’… Comunque dopo un po’ le giornate diventano vuote (e il conto in banca pure) credo

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  6. E beh… Da noi crucchi invece si fanno e come. Io faccio il compleanno vicino a quello del capo : grigliamo carne ai ferri e io porto l’affetto truce con salaMe e prosciutto italiani. Anche altri colleghi fanno cumUnque cose simili poRtando roba per un banchetto.

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    • Io me li ricorso quei “rinfreschi” in cui abbiamo portato pure le lenticchie con la salsiccia! Eravamo una grande famiglia, ma ora quello spirito si è proprio perso 😦

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  7. … mah! ogni sogetto a sè, ma siamo stanchi, esauriti … e insicuri! non poi lavorare bene, produrre condizioni ormai obsoleti!
    E non posso chiedere entusiasmo ai giovani, con contratti a 3 mesi alla volta!
    … tutti hanno ragione ? […] altro che ridere! 😦 senza gratificazione, senza la possibilità di contare un lavoro continuo … e difficile! – costruire – ! e non penso che i dis_occupati si festeggiano, non penso per niente! Senza lavoro l’uomo perde la dignità! io sono ottimista di natura, ma se penso penso al futuro dei miei figli, ai giovani … e vero quando dicono che abbiamo fottuto il loro futuro! – ma anche vero che abbiamo viziati e questo e il risultato. Non abbiamo insegnati cosa voi dire, “sacrificio” – rinunciare – o imparare ad essere piu indipendenti! E solo colpa nostra.

    Buon sabato a tutti …

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