Il Pesach e l’essere ebrei

Pesach meal

Cara figlia,

ogni tanto ti ritrovi catapultata in queste “cose ebraiche”, in cui ti senti tanto pesce fuor d’acqua. In effetti, ti ho trasmesso tanti valori, un’etica, ma non una religione.

Non ci credo tanto alle religioni io, e infatti generalmente mi definisco “credente”, come te tra l’altro, ma senza definire esattamente in cosa.

Non rispetto questa mia fede con riti religiosi, con preghiere preconfezionate, ma tento di testimoniarla con il rispetto del prossimo, del Creato tutto, e con la coscienza convinta che facciamo parte di un disegno più grande di noi, e che nulla o quasi è casuale.

Se m’invitano a una qualsiasi cerimonia religiosa, io vado, sono curiosa di usi, costumi, credenze, esperienze, saggezza atavica proveniente da tutto il mondo, testimonianze etc.

Ogni tanto mi toccano – ci toccano – anche le celebrazioni della mia di religione, non mi sento così dentro, ma certo non così fuori come te. Eppure, mi piacerebbe tanto che tu capissi il senso, il significato più profondo di queste festività, che testimoniano valori che oggi diamo per scontati, come la libertà, o che ignoriamo, come la responsabilità personale, il bisogno di riflettere sulle colpe commesse, e il doverne riparare in ogni modo il danno derivatone.

Mi piacerebbe che tu le conoscessi certe cose, perché tu, che ti piaccia o no, sei ebrea. Dici di no? Sicura? Sicura di sapere cosa significhi essere ebreo?

Ricordi quando, alle elementari, quella tua amica invitò tutti ad isolarti in quanto ebrea? Tu non capivi neanche cosa stesse succedendo, ma ti ritrovasti sola. Quando lei salì su un albero a urlare che lei era normale perché era cristiana, perché andava in chiesa, e io al racconto sdrammatizzai dicendoti “Meno male che ce l’ha comunicato che è normale, ché noi non ce ne saremmo mai accorti!”, lo ricordi? Ecco, essere ebrei significa principalmente questo e, purtroppo, non mancherai di scoprirlo.

Io me lo sono chiesta sai, a un certo punto della mia vita, cosa significasse essere ebrei. Perché una “razza ebraica”, con buona pace di tutti, semplicemente non esiste. Persino io mi stupii quando un mio vicino mi fece notare questo particolare e in effetti, in un documento che dovetti riempire, alla voce razza mi dissero che dovevo scrivere “caucasica”: caucasica a me? Guardi che io col Caucaso non c’entro niente!

“Signora, lei è nera? E’ asiatica? No, lei è bianca, caucasica”.

Ah sì?

E invece gli ebrei sono bianchi, neri, rossi e gialli (forse ce ne sarà anche qualcuno a pallini verdi? Sicuramente qualcuno sarà pronto a sostenerlo), biondi, bruni, hanno occhi azzurri, verdi, castani e neri. Seguono la religione, non la seguono, sono atei, ortodossi, non mangiano maiale o ne fanno scorpacciate, a seconda delle loro scelte di vita, santificano le feste oppure no, qualcuno riposa il sabato ed altri sgobbano il doppio: ma allora, che cosa significa essere ebrei?

Riflettevo su tutto questo, su cosa potesse mai intendere la gente quando parla degli “ebrei”, cosa si materializzasse nel loro immaginario nel pronunciare questa parola, che alcuni evitano per il “politically correct”, bollando così il termine come denigratorio, e mettono quella bocca a culo di gallina per chiederti, con la voce il più flautata possibile, se sei “di religione israelita”: ma vaff…, no, non sono “di religione israelita”, non so neanche dove sia di casa la religione israelita, ma se volevi sapere se sono ebrea sì, lo sono, perché, modestamente, lo nacqui, e quindi per diritto di nascita ho questo patrimonio di storia dolorosa, di persecuzioni, discriminazione, tentativi di annientamento, e poco importa se ho il nasino alla francese oppure adunco, questo diritto di nascita mi farà sempre, per tutta la vita, incappare in qualcuno come la tua ex compagna di classe, che mi discriminerà e inviterà gli altri a farlo, mi isolerà e inviterà gli altri a farlo, perché sono ebrea, anche se mi verrebbe voglia di chiedergli: “E dunque?”.

Chiedilo, “E dunque?”, ti si rizzeranno i capelli a sentire le risposte. Ti diranno che siamo banchieri (no figlia mia, non ti ho nascosto niente, non sono una banchiera, non lo era mio padre e non ho banchieri tra i miei parenti), ti parleranno di complotti, ma ci sarà anche chi ti verrà pure vicino con fare amichevole e atteggiamento radical-chic, e ti chiederà se Israele ha la bomba atomica, o se hai saputo in anticipo dell’11 settembre, e tu le prime volte sbarrerai gli occhi, ti chiederai che accidente stia dicendo il tuo interlocutore, penserai che sia completamente impazzito, ma poi vedrai che non è un caso isolato, che tutti pensano che il governo israeliano, prima di fare qualsiasi passo, e ovviamente il mossad, prima di qualsiasi mossa, telefonino personalmente a tutti gli ebrei della diaspora, fino all’ultimo spazzino, per avvisarli di ciò che bolle in pentola.

Certe volte ci sorrido, certo che mi piacerebbe che fosse vero tutto quello che ci attribuiscono o quasi, chi non vorrebbe essere ricco e potente, informatissimo su tutti i fatti internazionali, padrone delle sorti del cosmo? E invece no, io andrò in pensione con la legge Fornero, cioè mai, e continuerò ogni giorno ad alzarmi alle cinque, spaccarmi la schiena dalla mattina alla sera, guadagnarmi il pane duramente, senza santi in paradiso, e senza coscienza di ciò che succede nel mondo, nelle alte e altissime sfere, né niente dell’11 settembre, e se è per questo neanche del 12, del 13 e del 14.

L’altra sera è iniziato Pesach: il Pesach è una festa bellissima, perché rappresenta la liberazione degli ebrei dalla schiavitù d’Egitto, schiavitù che in genere, per ogni uomo, è prima di tutto quella mentale.

Pesach significa passaggio, “passare oltre”, anche se in realtà non è detto che si riferisca solo al passaggio degli ebrei attraverso il deserto. “Passare oltre” significa tante cose, passare dalla schiavitù alla libertà, passare da una terra all’altra, da una mentalità di schiavi – e spesso politeisti e pagani – allo status di uomini liberi, e con un unico Dio.

Qui è descritto il significato del Seder, l’ho preso da un giornale, leggilo, secondo me è interessante:

La prima sera di Pesach (le prime dure sere fuori di Israele) le famiglie ebraiche si riuniscono intorno a un tavolo apparecchiato in modo particolare, per celebrare il Seder, una cerimonia durante la quale si legge la Haggadah, il racconto dell’uscita degli ebrei dall’Egitto, arricchito di midrashim (parabole) e commenti dei Maestri.
E’ una cena con un preciso ordine delle portate (e infatti seder significa “ordine”, ndr), alle quali si alternano canti e melodie che si tramandano di generazione in generazione, e nella quale un ruolo fondamentale hanno i bambini ai quali è affidata il compito di iniziare chidendo agli adulti: “Questa sera, in cosa è diversa dalle altre sere?”. “Perché tutte le altre sere mangiamo pane, e questa sera azzima? Perché tutte le altre sere mangiamo qualsiasi tipo di verdure, e questa sera erba amara? Perché tutte le altre sere non intingiamo (riferito al sedano intinto in acqua e sale o aceto) neppure una volta, e questa sera due volte? Perché tutte le altre sere mangiamo seduti, e questa sera sdraiati?”.
Sul tavolo apparecchiato viene posto in piatto contenente tre pani azzimi (matzot), in ricordo del pane non lievitato mangiato nel deserto, una zampa d’agnello (pesach), in ricordo del zevach pesach, il sacrificio pasquale compiuto dal popolo che si accingeva a uscire dalla schiavitù, e dell’erba amara (maror), in ricordo dell’amarezza della schiavitù.
Oltre a questi tre simboli di Pesach (pesach, matzah, maror), nel cesto vi è un uovo sodo (che simboleggia il ciclo della vita e della morte), il charoseth (impasto di frutta, datteri, noci, mandorle, mele, ecc.) che simboleggia la malta che gli ebrei schiavi erano costretti a preparare in Egitto per fabbricare i mattoni con cui avrebbero edificato la città del Faraone. Vi è poi del sedano (carpas), che deve essere intinto in acqua e sale, o in acqua e aceto.
Durante il Seder si devono bere quattro bicchieri di vino in memoria delle quattro espressioni usate da Dio quanto preannuncia a Mosè la prossima liberazione del popolo: “li sottrarrò” dalle sofferenze dell’Egitto “; “li farò uscire” dal luogo di schiavitù; “li redimerò e li prenderò come mio popolo”. Esse rappresentano i vari stadi della libertà appena riconquistata che vanno elevandosi a sempre maggior livello fino a raggiungere la santità di “li prenderò come mio popolo” (Es 6,7).
La Torah aggiunge una quinta espressione: e “li farò entrare nella terra promisi ai loro padri” (Es 6,8). Non può esistere in effetti una completa libertà morale se non è legata a una libertà di comportamento, possibile solo in uno stato proprio e indipendente.
Durante la lettura della Haggadah vengono nominate le dieci piaghe che hanno colpito l’Egitto e per ognuna di essa si versa un po’ di vino contenuto nel bicchiere in un recipiente: ciò sia per augurarci che queste disgrazie siano sempre lontane da noi e dalle nostre famiglie, sia per ricordare che nessuna gioia può essere completa se è costata lutti e dolori ad altri, sia, infine, per auspicare che mai più si ripeta una situazione in cui un popolo meriti di essere colpiti da tanti flagelli.
Apetto importante della lettura dell’Hagadà è il brano riguardante i “quattro figli”: il sapiente, il semplice, colui che non è capace neppure di domandare, e il figliolo cattivo.
I quattro figli rappresentano i vari tipi di cui l’umanità è composta e il testo della Haggadah ci fornisce importanti suggerimenti sul tipo di risposta da dare ad ognuno di essi.
Al saggio, cioè colui che pone una domanda acuta e complessa, si deve dare una risposta adeguata, dotta e approfondita, che non deluda né sottovaluti l’intelligenza e la capacità di apprendimento di chi domanda.
Al semplice occorre dare una risposta chiara e comprensibile per permettergli di capire pienamente il senso di quanto gli si sta spiegando, stimolandolo possibilmente a far nuove domande.
Particolarmente importante è l’insegnamento che viene impartito al figlio che non è in grado di porre domande; ci dice infatti la Haggadah: “A colui che non sa domandare, aprigli tu la bocca!”. Importante notare che nella frase “apri tu”, il “tu” è espresso al femminile, “apri” al maschile. È la madre la prima insegnante del bambino, tocca quindi soprattutto a lei, fin dall’inizio, seguire con la massima attenzione il suo sviluppo mentale: ma è il padre che deve coadiuvare e sostenere sua moglie in questa opera. Se ne conclude che solo la collaborazione fra padre e mandre permette un normale, sereno sviluppo del carattere infantile.
Inoltre, se un bimbo si mostra totalmente disinteressato al mondo che lo circonda, non fa domande e non si pone interrogativi, se dà segno di isolarsi e di non partecipare in alcun modo alla vita attorno a lui, lungi dal rallegrarsi per il “buon carattere” del bambino che non disturba, “aprigli la bocca”, sollecita cioè la sua curiosità, coinvolgilo nei fatti che accadono per renderlo vivo, interessato e partecipe, aiutandolo quindi a crescere e a entrare in modo intelligente e attivo nella società.
Al figlio “malvagio” che chiede: “Che cosa significa questa cerimonia (il Seder) per voi?”; domanda in cui sottolinea: “Per voi, e non per me!”, così gli si risponde: “Se tu fossi stato presente al momento della salvezza, non saresti stato salvato!”.

Ecco, figlia mia, questa è una delle nostre tante feste, o forse sarebbe meglio dire delle nostre celebrazioni, le nostre ricorrenze.

Spero di aver acceso un po’ la tua curiosità, averti scosso dal tuo torpore riguardo al senso della tua identità e averti suscitato qualche riflessione; spero altresì che, quando verrai ancora con me per celebrare qualche festa o all’ennesima commemorazione di qualche fatto della Shoà, ti sentirai meno estranea, ferma restando la tua libertà di credere in quello che più ritieni giusto e manifestarlo come più ritieni opportuno, e di sentirti, come d’altra parte mi sento io, semplicemente cittadina del mondo.

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37 thoughts on “Il Pesach e l’essere ebrei

  1. Io quando leggo certe cose, proprio non capisco. Di tutte le religioni che mi possono… “stare antipatiche” (se mi passi il termine), la religione ebraica, e gli ebrei con essa, non mi disturba, non mi turba, semplicemente non la noto. Ma io non noto i gay, non noto i neri. Vedo solo la razza umana. E certe cose, proprio non riesco a capirle!

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  2. Carissima Diemme, non sono sicuro che tu le abbia suscitato curiosità, soprattutto la consapevolezza delle proprie origini, con questa tua dettagliata spiegazione, anche se l’hai fatto con grande garbo e rispetto per ogni tipo di reazione possa derivarne. Soprattutto per i giovani penso che oggi sia facile omologarsi a usi e consuetudini, in particolare quelli più facili da apprendere, dell’ambiente nel quale sono inseriti, sebbene mi pare di aver capito che per Sissi ciò non sia un fatto automatico, perché lei comunque è una ragazza seria e coscienziosa (a parte il non capire l’umanità della madre e capire un po’ troppo, o troppo poco il padre).
    Diciamo che il tuo racconto è stato una bella spiegazione per chi non conosceva in maniera così particolareggiata il significato di pesach, pur sapendo altre cose, non tutte ben contestualizzate.
    In quanto a ciò che per me può significare un ebreo, visto che l’unica persona che lo è e che io conosca sei tu, ancora più rispetto del rispetto che tendo ad avere per ogni persona, anche se non tutte. Come sai pure tu ci sono pure coloro che bisogna far violenza a se stessi per non disprezzare come meriterebbero, per limitarsi ad ignorarli e basta.
    Buona festa amica mia, auguriamocela a vicenda, visto che pure per noi i prossimi giorni saranno molto importanti, in quanto a celebrazioni.
    P.S.: mi chiedo perché una lettera, e proprio qui, dove hai detto tante altre cose nei giorni scorsi…..

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    • Rispondo direttamente al PS: così, io sono estemporanea, seguo l’ispirazione… chiaramente, la lettera diciamo che è uno stratagemma letterario per parlare a voi, nel senso che mia figlia con tutta probabilità neanche la leggerà, e comunque sono concetti che non manco di trasmetterle ogniqualvolta ne capiti l’occasione.

      Riguardo anche alle altre cose dette… è sempre mia figlia, ed è una brava figlia, a parte quel paio di piccoli particolari che tu hai giustamente sottolineato 😉

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    • Grazie! Ci risentiamo per gli auguri di Pasqua a te: sai che non è un caso che coincidano? Sai che l’ultima cena di Gesù era per l’appunto la cena del Seder?

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  3. Che vuoi …. Un giorno mi son chiesto: Mangio il prosciutto, mia madre lo mangia, mio nonno lo mangiava , ma il mio bisnonno Marco era Rabbino Maggiore a Torino…. Come la mettiamo?
    In verità non esiste una razza, ma uno stile nel comportamento. Mi spiego 523 precetti son troppi, infatti nessuno li segue tutti, cosi ci obbligano a fare i conti con la nostra coscienza già da fanciulli, diventiamo interlocutori su qualsiasi argomento. Non sappiamo più di chiunque altro, ma per vocazione cerchiamo di ragionare su tutto. Quando non esistevano né scuole, né comunità, nella notte dei tempi, i Bimbi imparavano le antiche scritture e per leggere occorre studiare…. Tu immagineresti i Vikinghi che studiano la Torà?
    Quando la civiltà greco-romana poneva le radici della cultura europea Gli Ebrei scrivevano il Talmud, per non scordarsi le chiose circa la Torà. Oggi sembra impossibile definire un Ebreo, ma è semplicemente il frutto di millenni di storia, anche se per tutti, Cristiani e Mussulmani compresi, tutto iniziò da HUR….
    Pensa che insegnano l’umiltà in modo così forte da non poter pronunciare il nome del Signore, ancora oggi si sente dire Adonai Baruk asen Baruk.
    Un abbraccio e … anche se non consono al rito, un uovo di cioccolato, non guasterà a Pesach
    Shalom
    Giancarlo

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    • Tanto io festeggio anche la Pasqua cattolica, quindi le uova di Pasqua non mancheranno!

      Da piccola mi faceva tanto soffrire questa storia che noi non solo non ricevevamo uova di Pasqua, ma neanche ce ne facevano mangiare se ce le offriva qualcuno perché non erano “kasher-le-pesach”: ecco, nessuno da bambina mi ha mai spiegato il significato del Pesach, solo che erano otto giorni di restrizioni alimentari. Nessuno mi ha spiegato il significato del Kippur, solo che dovevamo stare 26 ore senza mangiare e senza bere, e fare gli eroi contorcendoci per riuscire a resistere.

      Poi, successivamente, mi hanno tanto rimproverato di essere fuori dall’ambiente, ma in che modo avrei potuto esserne dentro?

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  4. Grazie al cielo mio nonno ha rotto con le tradizioni, pur figlio di un rabbino, destinato a seguire le orme paterne, dopo la laurea in lettere ha deciso di andare ad insegnare a Napoli in un liceo retto da Gesuiti, i quali lo hanno accolto con favore ( Le persone colte non sono ottuse). Durante la prima guerra mondiale ha prestato servizio come ufficiale del regno. Ha educato i figli ad essere sempre lucidi e sosteneva che ciò che veramente conta è il bene che sai donare. Smesse le vesti del professore , trasferitosi a Genova ha aperto un negozio, ha sposato mia nonna ha avuto 4 figli (mia madre la più giovane). E’ riuscito ad attraversare la seconda guerra mondiale salvando anche la famiglia. Sorte differente per altri parenti, che trovarono la morte per mano germanica (non mi dilungo). Sulla tomba , per volontà del nonno si legge ” Sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha nell’urna”, un verso dei Sepolcri di Foscolo. Ironia?
    Forse questa leggerezza nell’attraversare la vita , che per altri sarebbe stata un travaglio, forse l’essenza dell’essere ebreo , la consapevolezza che non possiamo capire, ma solo vivere, amare, e lasciare in eredità la propria cultura.
    Una storiella mi raccontava mia madre: Uno studente chiede al “wonderabbe” il rabbino anziano, fonte di sapere _ Rabbi come è il paradiso?
    _Ragazzo non sappiamo come è, ma posso dirti come lo immagino: Ogniuno continuerà a fare quello che faceva prima, ma lo farà sereno e felice.
    _Ma voi studiosi , che per tutta la vita avete dedicato l’intelletto per sapere?
    _ Bhé continueremo a studiare, ma con la differenza che almeno riusciremo a capire ciò che studiamo……
    Un abbraccio.
    Giancarlo

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    • E vedi che c’era un motivo per cui ti ho sentito sempre tanto familiare! Credo che sia un fatto di memoria collettiva che lega, al di là del tempo e dello spazio!

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  5. Mia figlia è affascinata dalla religione ebraica, anzi dai riti di questa religione. Quando la scuola sarà terminata la porterò a visitare la Sinagiga di Roma. Io non ho preconcetti verso nessuna religione (a meno che non parliamo di finte religioni, cioè le sette e tutto quello che vi si avvicina); sono cristiana, cattolica, ma vado anche alle messe dei cristiani ortodossi romeni: suggestiva. L’importante, religione a parte, come dici tu è essere persone, l’appartenenza è ciò che tu senti, non quella che ti hanno etichettato.
    in merito a tua figlia non commento, troppo delicata le intima a cosa.

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    • Anch’io sono proprio ecumenica, e non solo in campo religioso. Frequentare gente che la pensa diversamente in ogni campo, persone che sostengono, motivandola, l’uno la tesi opposta dell’altro, allarga la mente (e la confonde).

      Se puoi, tua figlia, portala anche in Israele, ma magari dopo averle fatto visitare qualche altro luogo in quei siti…

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  6. Credo che anche tra noi cattolici ci siano i fedelissimi, i credenti, i praticanti, i seguaci e chi crede ma non pratica. Tra i cattolici ci sono banchieri, politici, divorziati e, cosa ancora più scabrosa, mafiosi che fanno della religione un auspicio di buona fortuna per le loro operazioni. Ci sono cattolici neri, bianchi, asiatici. E non per questo siamo diversi dal musulmano, dall’ebreo o dall’induista. Abbiamo così tanti riti che molti li abbiamo dimenticati, a differenza di voi che con orgoglio continuate a perpetrarli. Poi la gente sa trovare la pagliuzza nell’occhio altrui. Fino a qualche anno fa mi additavano perché di una città diversa. Per un accento leggermente diverso…, mi pare che la gente non abbia un cazzo da fare.

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  7. Ciao. Oggi dal telefono ho letto la prima parte del tuo articolo. Devo ringraziarti perchè mi hai dato in testa un articolo nuovo che ho pubblicato : http://inviaggioversolaltro.wordpress.com/2014/04/16/quando-ci-vuole-un-visto-ci-vuole-quello-giusto/

    Ricordati sempre che quello che scrivo è la mia opinione e che … vorrei sempre salvarti. Lo so , lo so che non devo catechizzarti ed essere appiccicoso e la smetto qui. Grazie di esistere!

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    • Beh, grazie di esistere mi pare un bel complimento ma… ho letto il tuo articolo, e quando tu scrivi “Questa mia amica crede nell’ esistenza di un essere supremo, di un Dio ma non sente il bisogno di pregarlo, di adorarlo , di fare sacrifici per Lui.” non so proprio di chi tu stia parlando.

      Io prego, ma per ringraziare e non per chiedere, faccio sacrifici per lui, perché vivere servendo il Bene è un impegno continuo, una remissione continua in termini personali: io sono una che non ha mai curato il proprio orticello, e sempre pensato agli altri, e questo tu non lo chiami fare sacrifici per Lui, per il Bene Supremo, o forse sarebbe più gradito a Dio che sgozzassi un agnello? Credere che l’Amore per il prossimo sia l’unica cosa per cui vale la pena di vivere, e agire di conseguenza, non significa adorarlo?

      Se Dio non mi farà entrare in paradiso perché non sono battezzata, sai che ti dico? Che è un Paradiso che non m’interessa.

      Se mi vuoi davvero salvare, preparami il pranzo e la cena, che al momento i disordini alimentari sono l’unica cosa da cui ho bisogno di essere salvata.

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    • Nel Vangelo c’è un ottimo esempio : quando Gesù entra nella casa di Marta e Maria. La prima si adopera a pulire la casa, prepara la tavola , pulisce per terra. Maria invece si ferma ad ascoltarlo. Marta allora stizzita chiede a Gesù che mandi pure Marta a lavorare, che non è giusto che lavori solo lei. Gesù dice che Maria ha ragione invece, che quello è il momento di ascoltare il Signore. Se riesco ti copio il passo esatto.

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    • E tu hai deciso che io non ascolto… io che vedo in continuazione la mano di Dio in tutto quello che esiste e che vivo secondo te non mi fermo mai ad ascolare… perché non sono cattolica.

      Poi ci sarebbero pure i musulmani, per cui l’unica verità è il corano, e saranno gli unici andare in paradiso e poi…

      Guarda, se vuoi copiarmi il passo lo leggo volentieri, ma credimi, sono ben lungi dal convertirmi!

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    • Si hai ragione, hai sicuramente un modo di ascoltare diverso. Non voglio convertirti! Il mio messaggio è che per incontrare Dio bisognerebbe ogni tanto , mettersi in ginocchio , per 10 minuti ringraziare Dio. Fermarsi, cercare di ascoltarlo, cercare di capire cosa dice al nostro cuore. Questo , secondo me, è pregare, è mettersi in contatto con Lui e vale che tu sia cattolica, ebrea, mussulmana, eccc…

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    • Ah… Il dottor Calderoni citato nel testo è stato quello che ha fatto il cesareo a Sara per far nascere Matilde. Piccolo il mondo? È una gran brava persona e molto simpatico.

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    • Trovato il passo del Vangelo.
      Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10, 38 – 42)
      Marta e Maria
      Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e un
      a donna, di nome Marta, lo
      accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di
      nome Maria, la quale, sedutasi
      ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta in
      vece era tutta presa dai molti
      servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore,
      non ti curi che mia sorella mi ha
      lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti»
      . Ma Gesù le rispose: «Marta,
      Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, m
      a una sola è la cosa di cui c’è
      bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che n
      on le sarà tolta».

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    • Mi ricorda tanto Attila… lui si sceglie sempre la parte migliore, quella in cui non c’è da fare nulla!

      Scusa, non volevo essere blasfema, solo giocare un po’… 😉

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  8. Mi piace: Dio si prega per ringraziarlo, mica per chiedere favori.
    Ciao e Buona Pasqua/Pesca o come diavolo si chiama… :mrgreen:
    P.S.: l’unica “cernita” che faccio io è tra uomini e donne, ma questo è un altro discorso… 😉

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  9. Cara, carissima Diemme, che bella questa lettera! L’ho letta con crescente commozione, e mi pareva che fosse scritta per me, dalla mia bisnonna ebrea che mi parlasse attraverso il tempo e il confine tra vita e morte. La mia bisnonna sola e coraggiosa, vedova giovanissima che ha cresciuto due figli quasi senza mezzi materiali ma con un’enorme forza morale e fede nei valori più grandi, che ha formato e sostenuto non solo la vita dei suoi figli, ma anche quella dei, nipoti e bisnipoti..
    Mi hai detto cose che non sapevo, e con un affetto e una saggezza che vengono dai secoli, da una lunga storia di dolore e di salvezza, da cui è nata la crescita spirituale dell’umanità..
    Ti abbraccio, con l’eredità ebraica che anch’io ho avuto in dono, e della quale tu mi hai dato maggiore consapevolezza. Cytind

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  10. Ho sempre nutrito un profondo e convinto rispetto, oltre che una sincera ammirazione, per il Popolo Ebraico, che – nel corso dei millenni – è riuscito a conservare il linguaggio e gli usi antichissimi dei propri Antenati ( o nostri ??? ) senza rinunciare alla modernità, al vivere attuale, al comune sentire delle nuove o passate generazioni !
    Ma, @Diemme carissima e amica mia, c’ è uno status che viene “prima” di quello dell’ essere Ebreo ( o Romano, o Persiano, o Egiziano, o Inca …. o Pellerossa ) : è l’ essere PERSONA !
    E questo “essere Persona”, per me, va al di là di qualunque altro modo di essere ( per istinto o per appartenenza, per memoria o per rito, per appartenenza rituale indotta o per libera scelta ) …. e, a mio modo di vedere, è questo “esser Persona” e battersi affinchè nessun diritto venga a mancare, rende giustizia alla vita rendendola degna di essere vissuta !
    La nostra @Sissi, forse, non avrà tuttora ben chiaro cosa significhi essere Ebreo, ma credo che abbia assai chiaro cosa significhi esser Persona, libera e possibilmente felice …. non fosse altro che per la ragione che glielo hai insegnato tenacemente, e appassionatamente, Tu !
    Un abbraccio colmo d’ affetto …. e BUONA PASQUA ( o PESACH … ) ad entrambe !!! 🙂

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    • Già, l’essere Persona. Quando lo avremo imparato tutti, questo mondo comincerà ad andare meglio 🙂

      Buona Pasqua a te e a tutta la tua accresciuta famiglia 🙂

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