Mio padre si chiama donatore

Mettetela come vi pare, io sono contraria alla fecondazione eterologa: un figlio non è un diritto, è un dono. Basta con questi abomini, tra chi lo butta nel water e chi lo pretende a ogni costo!

il blog di Costanza Miriano

di Raffaella Frullone   La Bussola Quotidiana
 «Ho passato anni della mia infanzia a fantasticare su di lui. Costruivo castelli sulle poche cose che sapevo: capelli biondi, occhi azzurri, laureato. Giorni frenetici e notti insonni passate a immaginare il suo carattere, le sue passioni. “Forse era un musicista, come me”, mi dicevo, “forse era un’artista squattrinato, per questo l’ha fatto,  aveva bisogno di soldi”. Poi ho scoperto che il donatore numero 81 era un professionista affermato, un medico che si definisce credente. Il mio padre biologico».

24 anni, newyorkese, Alana Stewart è quello che in gergo tecnico si chiama a donor-conceived adult, ossia un adulto concepito da donatore. La sua è una delle vicende raccontate nel documentario Anonymous father’s day (giornata del padre anonimo) che per la prima volta dà voce a un popolo che ogni anno nei soli Stati Uniti conta dai 30mila ai 60mila nuovi nati. Tanti…

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47 thoughts on “Mio padre si chiama donatore

  1. Mettetela come vi pare io sono favorevole alla Vita, anche da donatore anonimo.
    Ho letto il link. Poca differenza con l’adozione, coi patemi di una persona che scopre improvvisamente di essere adottata, giusto? Togliamo l’anonimato ad entrambi, lasciamo che le coppie decidano in libertà e consapevolezza, smettiamola di decretare moralismi per gli altri e per i sentimenti degli altri, togliamo lo sporco dell’illegalità, evitiamo il ladrocinio dei viaggi della speranza e ognuno si goda i figli che ha, che cerca, che desidera.
    Una frase tra le tante mi ha dato un fastidio che ancora mi prudono le mani. Grosso modo diceva: per un momento di euforico desiderio di maternità poi abbandonato a se stesso. Sicuri? Ai centri di donazione eterologa vanno marito e moglie di solito, insieme.

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    • Non so se ti è capitato di avere a che fare con ragazzi adottati, intendo dire un numero considerevole, perché uno o due potrebbero non far testo: il bisogno di conoscere le proprie origini, le proprie radici, è spesso terribile, sconvolgente, oserei dire sconquassante, a volte persino destabilizzante.

      Ora, se tu sei rimasto orfano per guerra, per incidente, se tua madre e tuo padre ti hanno abbandonato, io poco ci posso fare, solo accoglierti ed amarti, ma decidere a tavolino che tu non conoscerai mai le tue radici, che sarai figlio del nulla, e che rischi persino di accoppiarti con un tuo fratello o una tua sorella… beh, altro che amore, a me sembra un atto di estremo egoismo, ai limiti della crudeltà mentale.

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    • Questa è la tua idea, la rispetto ma non la condivido.
      Non amo entrare nella discussione di certi argomenti – inseminazione, aborto, adozioni, maternità tardive- perchè sono argomenti che entrano in sfere intime e personali , in percorsi sicuramente dolorosi e scelte difficili. Difficilissime.
      Tutte le volte che leggo questi argomenti in discussione nel web resto basita dai toni violenti del pontificare, mentre invece ci vorrebbe massimo rispetto e massima attenzione anche nell’uso delle singole parole.

      L’inseminazione eterologa è stata ripristinata, la legge 40 smantellata. La nuova legge sarà regolata da precise norme.Personalmente approvo.
      Meglio di questo
      http://espresso.repubblica.it/inchieste/2013/11/28/news/fecondazione-eterologa-dilaga-il-fai-da-te-1.143296

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    • Una volta una persona mi “accusò”, di tirare sempre fuori dal cappello “una persona che”, cioè di avere sempre esempi a iosa da portare a dimostrazione di tutto quello di cui scrivevo.

      Bene, sulla fecondazione eterologa me ne trovo sprovvista, o perché davvero non ne conosco, o perché il discorso non è venuto fuori, o perché non lo sanno, o perché il fenomeno è troppo recente e magari tra la gente che frequento, spesso nella mia fascia d’età, nessuno è stato concepito in quel modo. Ecco, a me francamente di quello che dicono i genitori non importa un fico secco, io i figli così concepiti vorrei sentire; se gli eventuali problemi d’identità, di radici, fossero solo una mia fantasia, allora nessun problema, ma se dobbiame mettere al mondo figli destabilizzati per seguire il nostro egoismo, per soddisfare un nostro capriccio, una “svojatura” come si direbbe a Roma, non vedo neanche dove sia la differenza a concepirli come pezzi di ricambio: figli strumentali, “fabbricati” per soddisfare una necessità di altri, totalmente esterna a loro, e di cui saranno chiamati solo a pagare il prezzo, fisico o emozionale.

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    • Chissà, magari potresti sentire belle storie e un grazie per la vita.
      E poi di figli se ne dovrebbero ascoltare tanti: i figli abbandonati, i figli di alcolizzati, i figli di separati, i figli di delinquenti, i figli di prostitute, i figli di depressi cronici, ecc ecc
      vabbè, lasciamo stare: Le persone con problemi di fertilità sono tutte egoiste, capricciose, meccanici e roba da svojatura. Mamma mia….

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    • Ecco, quelli invece non mi mancano all’appello, quelli ne ho sentiti e, a parte i figli di separati che possono benissimo trovare un loro equilibrio – dipende dai separati -, per tutti gli altri non è certo una bella vita, e spesso sono tiri che non si riescono ad aggiustare, anime lese e sofferenti vita natural durante, ma io ti chiedo, che c’entra? Siccome esistono degli infelici siamo autorizzati a fabbricarne altri? Siccome i figli di alcolizzati e di depressi hanno una vita critica, mettiamo al mondo figli di nn, che peggio non staranno? Non mi pare un discorso.

      Rispondo qui pure al tuo ultimo commento, perché chiami questa discussione murata? Io non sto censurando, sto pubblicando tutto, semplicemente esprimo le mie idee, oppure non posso?

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    • Bhe, quello della mia amica è lontano da ciò che scritto nel pensiero di ili6; la mia amica ha perso un bambino di 9 mesi per una di quelle inspiegabili “morti in culla”, due mesi prima suo marito, colpito da un tumore ai genitali è diventato sterile: E’ come impazzita dal dolore, ha combattuto per un anno tra psicofarmaci e ospedale. Poi psicologi, ma non riusciva a uscirne fuori, secondo i medici che la seguivano l’unica strada per ritrovare un equilibrio era una nuova gravidanza. Ecco la decisione, così è stato, è serena anche se non può dimenticare ciò che ha passato, impossibile, questo bambino ha ridato nuova vita. E’ uno dei tanti casi di donne che hanno bisogno di esprimere anche con una gravidanza il loro essere donne, e sulla psiche non c’è ragione che tenga. Ci tengo a dire che il piccolo Diego è assolutamente sereno. In tutto questo voglio aggiungere che è stata fatta una domanda di adozione in Italia, che, fino al giorno della loro partenza, è rimasta inascoltata; ancora un problema, una endometriosi l’ha costretta all’asportazione delle ovaie quindi…ma nel frattempo era stata fatta un’altra domanda di adozione in Francia, e sò che a breve verranno chiamati per il primo colloquio, e quando quest’estate verrà a trovarmi mi auguro lo faccia con un’altra gioia nella sua vita.

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    • Una storia commovente. Come rispondevo a Lilipi, le situazioni sono talmente tante, le storie così complesse che è difficile tracciare una netta linea di separazione tra il bene e il male, il giusto e l’ingiusto.

      Io credo che sia bene avere chiari certi principi, poi ogni regola ha la sua eccezione.

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  2. Io sono contraria per un motivo spicciolo. Avessi un compagno il figlio lo vorrei da lui e non da uno qualsiasi che ha lasciato il suo sperma a disposizione. Scusate la brutalità ma la vedo così. La donazione dell’ovulo la trovo altrettanto abominevole. A quel punto preferirei penare anche anni per avere un bimbo in adozione o non averne affatto.

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    • Beh, io non mi farei mai iniettare dello sperma di qualcuno di cui non so chi sia, che faccia e che indole abbia, etc. etc. etc. Io non vorrei essere figlia di qualcuno che non saprò mai chi sia, sarebbe un’eredità pesantissima, non so quanto compensata dall’avere avuto comunque due genitori che mi hanno voluto e amato (che poi, pure questo, bisogna vedere come la situazione si evolve e come va a finire).

      A me sembra che la mancanza di rispetto per l’altro per soddisfare un proprio bisogno, un proprio egoismo, stia diventando la regola, come pure l’aborto, fatto passare come simbolo di libertà, laddove ha reso la donna l’ennesimo strumento del consumismo, violentando la sua natura per non parlare di quella della vita nel suo grembo.

      Voglio tutto, posso tutto, è un delirio di onnipotenza che già stiamo pagando caro, ma temo non sia finita qui.

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  3. Io sono favorevolissima all’ eterologa. Evviva evviva evviva!
    C’e’ solo da ringraziare di cuore chi ha lottato in questi 10 anni per arrivare a smantellare questa legge oscurantista, pezzo per pezzo. Speriamo che ora questa occasione non venga sciupata dalle tempistiche e dalla farragine burocratica italiana….

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    • Cara Sara, ti rimando alla mia risposta a Ili6. Per me non è una questione di principio, anche se io credo che non lo farei mai, ma chiaramente ognuno decide per se stesso, il proprio corpo, la propria vita anche secondo me, qui come per l’aborto, stiamo parlando della vita di un altro.

      Certo, la fecondazione eterologa è concettualmente diversa dall’aborto, quest’ultimo condanna alla morte, ma la prima siamo sicuri che non condanni alla vita? Dell’articolo che ha linkato Ili6, e che non trovo poi così terribile (nel senso che il “fai da te” non mi sembra più inaccettabile del “fai in ospedale”), mi sono rimaste impresse queste parole: “volevamo una persona disponibile a conoscere nostro figlio, in futuro, qualora quest’ultimo ci chiedesse di incontrare il suo padre biologico”. Come vedi, anche chi ricorre alla fecondazione eterologa il problema, che indubbiamente c’è, se lo pone eccome! Un’altra coppia afferma di non sapere se dirà la verità al figlio: un segreto, un muro, un qualcosa vissuto come da nascondere.

      Dico, ma a voi davvero tutto questo sembra normale?

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  4. Anch’io sono contro la “maternità a tutti i costi”. Ma poiché c’è tanta gente che non la pensa come noi e va all’estero a fare l’inseminazione eterologa, che ben venga anche in Italia, con la speranza che vi faccia ricorso poca gente e con tanti auguri ai futuri “figli”. Un figlio adottato è frutto di una scelta d’amore e i due genitori sono su uno stesso piano; nel caso dell’inseminazione eterologa non è così e questo potrebbe influire sui rapporti padre -figlio e nella coppia.

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    • E’ una questione di prospettive: mettere al mondo un figlio per qualcuno è “dare la vita”, è pensare soprattutto al bene del figlio (per quello che è nei nostri limiti umani sapere e prevedere, giacché nessuno è predestinato), per altri è soddisfare un proprio desiderio, un proprio bisogno.

      Tra queste due posizioni, tante sfumature intermedie, difficile capire cosa sia giusto e cosa no.

      Sono d’accordo con te che l’eterologa crea una disparità all’interno della coppia, nel senso che il figlio di un genitore è figlio biologico, dell’altro no: con il figlio adottivo invece c’è una par condicio.

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  5. non vorrei gettare benzina sul fuoco e nemmeno ripetermi, su questi argomenti ho scritto post in abbondanza ma la mia opinione la esprimo, sintetizzando

    1) è quantomeno singolare difendere la maternità forzata in un Paese che pratica l’aborto selettivo

    2) un figlio a “tutti i costi”, magari in età avanzata, è espressione di carenze psicologiche di livello considerevole

    3) donatori di sperma e noleggiatrici di uteri sono una aberrazione sociale, se veramente si vuole far qualcosa si lotti per facilitare le adozioni

    4) le reazioni inconsce, nel tempo, di un “padre” NON biologico sono tutte da verificare

    5) nascondere a un figlio le proprie origini significa mentirgli, informarlo sull’accaduto significa destabilizzarlo in modo permanente

    6) non c’è nessuna differenza, concettualmente, tra le tecniche moderne di fecondazione forzata e gli “acquisti” di figli etnici in voga negli anni 80

    buona domenica

    TADS

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    • Tads, ti adoro! Dalla tua premessa, quella di mettere benzina sul fuoco, pensavo volessi darmi addosso. Concordo con tutto quello che hai detto, punto per punto.

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    • Che facile è buttare dei giudizi quando non ti trovi “toccato” dalla situazione. E parlo sopratutto del punto numero due che ha esposto.
      “un figlio a “tutti i costi”, magari in età avanzata, è espressione di carenze psicologiche di livello considerevole”
      Gia. Sto pensando ad una donna che magari non ha avuto le nostre fortune, nel conoscere un “uomo giusto”. Una persona che li dia un po di sicurezza. Dovrebbe essere lei condannata a non aver un figlio perché sarebbe una che ha delle carenze psicologiche?
      Hai mai vissuto la solitudine TADS? Conosci le sue “carenze”? Sai cosa vuol dire avere 40…. 50…. 60 anni e vedere la tua vita che non ha un senso? Una direzione? E forse pensandolo io cosi…. quanto considerevole possa essere la mia carenza psicologica. Siamo arrivati ad accettare alle coppie gay il desiderio di crescere un figlio ma siamo cosi scettici se una donna possa desiderare un figlio senza un padre? E perché mai? Per il fatto di non sapere le reazioni inconsce del donatore della sperma? Ti sembra che se l’avesse conosciuto (questo padre biologico) avesse saputo le sue reazioni? Con certezza?
      E perché mai una inseminazione è “aberrante” a differenza di una adozione? Avendo un figlio adottivo non e sempre un “nascondere la sua identità”? O forse hai l’impressione che i genitori adottivi sarebbero ansiosi di “svelare” la sua appartenenza biologica?
      Ripeto… e cosi calduccio a stare nella poltrona nostra e criticare chi non può fare altrettanto.
      Buon inizio della settimana.

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    • Lascio sia TADS a rispondere, visto che è a lui che ti rivolgi. Comunque ti anticipo di essere più d’accordo con lui che con te. Non è il fatto si stare al calduccio, è semplicemente che non si può avere tutto dalla vita: vogliamo parlare delle mie di frustrazioni? Una persona matura convive con le proprie possibilità e i propri limiti, si gode quello che la vita gli dà, lotta per quello che non gli ha dato e che vuole, ma non “a qualsiasi costo”, soprattutto se il costo lo paga una terza persona.

      Perché avere un figlio adottivo è un nascondere l’identità? Un bambino adottabile poi è figlio di una situazione “sfigata”, orfano o abbandonato, ma qui stiamo parlando di crearla a tavolino questa situazione! E poi, difficilmente il bambino adottato avrà decine di fratelli sparsi per il mondo, con cui può persino rischiare di accoppiarsi. Comunque, ripeto, lascio che a risponderti sia Tads, cui non mancano certo né argomenti né parole.

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    • Non avevo dubbi D. Ma la situazione “sfigata” non esiste affatto.
      Prova a metterti nei panni di un tale figlio. Essere arrabbiato su mia povera mamma perché mi ha voluto? Perché lei non ha voluto crearmi con un papa ubriacone? O magari pregiudicato? Doveva forse lei sacrificarsi a vivere con tale “padre” pur di offrirmi un “padre biologico”? Allora a questo punto che differenza fa una donna che divorzia, pur avendo dei bambini? O nooo.
      Giudichiamo male pure lei perché “non si può avere tutto nella vita”.
      Ma perché – mi chiedo io – perché non si può avere un bambino se c’è questa possibilità?
      Perché se uno scopre di non avere mai avuto un padre debba sentirsi peggio di uno che il padre c’è l’ha…. ma lo odia per quello che è?
      Perché un bambino possa passare il doloroso passaggio della separazione dei suoi genitori, ma non riesce a convivere con l’idea che suo padre si chiama donatore? E che se la sua madre non fosse di carenze psicologiche di livello considerevole…. allora esso non esisterebbe affatto.

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    • Lei non ha voluto crearti con un papà ubriacone… e ha deciso di crearti con uno di cui non sa neanche se sia ubriacone o meno, non sa neanche che faccia abbia, quali attitudini, quale storia, quale identità fisiche, caratteristiche che in te si ripeteranno. Non si è preoccupato del tuo bisogno di identità, ma solo del suo bisogno di avere il bambolotto umano. Noi siamo fatti per tante cose, sicuramente per amare, e amare in figlio forse è l’espressione più immediata dell’amore, ma non l’unica.

      Nella vita, quando non si può avere qualcosa, si lotta per averla, ma se non si riesce comunque ad averla con mezzi leciti – intendo anche eticamente leciti – si ripianifica la propria vita, e si indirizzano le proprie energie altrove. E’ quello che gli esseri umani più validi fanno in continuazione, diventando “grandi” e costruendo la propria felicità non “se” e “ma” ma “nonostante”….

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    • Già, ho sentito. E se pure tu fossi disposta a tenerti, come la legge ti obbliga a fare, i figli che partorisci, magari non sei disposta ad accettare che i tuoi figli stiano con altri, che siano ufficialmente e legalmente figli loro e che tu non abbia alcun diritto nei loro confronti.

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  6. eccomi,
    da come scrive deduco che Valentino non sia Italiano, di conseguenza lo ritengo portatore di realtà che appartengono alla nostra storia ma non al nostro presente, massima solidarietà e rispetto. Purtroppo questo discorso implora una contestualizzazione, quella di un Paese fintamente evoluto ma vittima della cancrena sociale più bastarda, il pensiero “politically correct”

    caro Valentino,
    hai calcato la mano su questo passaggio:
    ““un figlio a “tutti i costi”, magari in età avanzata, è espressione di carenze psicologiche di livello considerevole”
    ti confesso di esserci andato leggero, non mi avventurerò in approfondimenti psicologici, per me sarebbe come sparare sulla croce rossa, mi limiterò a condividere con te una riflessione. Mediamente un figlio si autonomizza a 35anni, “partorirlo” a 50 significa mantenerlo aggrappandosi alla sorte della longevità, non solo, che comunicazione potrà mai esserci tra un ragazzo 30enne e un padre 80enne???

    difendere la vita ha un senso, forzarla no, la natura sterilizza le donne con la menopausa, per quale ragione razionale si tenta di bypassare questa regola??? per sfiga??? il concetto non regge, la sfiga è una componente della vita, c’è chi nasce in un campo rom, chi viene abbandonato nell’immondizia e chi nasce figlio di Berlusconi… quindi??? dove livelliamo???

    un figlio a tutti i costi è il più deprecabile dei capricci, una reazione incontrollata, una paranoia (tanto per non usare termini tecnici), te la spiego meglio. Uno scapolone incallito e ficaiolo non vorrebbe avere un figlio neanche dietro lauti compensi, tuttavia se in un normale controllo (analisi) dovesse saltare fuori una sua presunta sterilità, in lui nasce una voglia di paternità che non puoi immaginare. Lo stesso dicasi per le donne, una reazione, un rifiuto della realtà, una lotta contro i mulini a vento, tutto questo con l’amore filiale non c’entra niente

    per adesso mi fermo qui

    TADS.

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    • @TADS: sì, Valentino è romeno, e ogni tanto ci ha dato delle bellissime e sconvolgenti testimonianze di una realtà profondamente diversa dalla nostra.

      Questo però non c’entra molto col fatto in sé, credo che le problematiche legate all’inseminazione eterologa valichino ogni confine. Ricordo un film inquietante, mi pare che s’intitolasse “Il fabbricante di bambini”. La storia parla di un medico che praticava “fecondazione assistita”, e poi esce fuori che il seme era sempre e solo suo, e nello stesso paese, cittadina e zone limitrofe, c’erano centinaia di bambini, tutti fratelli tra di loro.

      Bisogna che lo vada a ricercare. E poi sì, c’è anche la questione dell’età (ma non è detto che non siano anche coppie giovani a ricorrere all’eterologa): avere un figlio a cinquanta, sessant’anni, e per di più con l’eterologa, significa condannarlo a essere orfano fisicamente, biologicamente, affettivamente… bell’atto d’amore, complimenti!

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    • Caro @TADS. E’ vero. Non sono italiano. E devo riconoscere che – anche se ho vissuto un terzo della mia vita sul Bel Paese – non ho la stessa mentalità e modo da pensare italiana. Non ho capito pero, perché sono appartenente della storia e non del presente? Ma non voglio entrare nei dettagli che hanno a che fare con la mia persona. Siamo qui per un altro discorso, no?
      Io credo che la differenza tra quello che difendo io, e critichi tu (e DM) sta nel modo di vedere le cose. Non è una “politically correct”, o chicchessia. Non è nemmeno una differenza di mentalità etnica (cioè italo-rumena). E’ soltanto l’angolazione della camera (video).
      Andiamo sul discorso tuo. Dici difendere la vita ha un senso, forzarla no.
      La stessa cosa ho trovato anche nelle parole di DM quando dichiara di viversi con le proprie possibilità e i propri limiti.
      Vedi TADS, fino a cento anni fa, questo discorso non sarebbe stato possibile. Anche perché la scienza non era talmente avanzata. Fino a cent’anni fa, una cosa del genere sarebbe appartenuta ad una science-fiction JulesVerniana. Ma ora è possibile. Allora perché non sfruttare una tale opportunità. E immorale? E perché mai? Perché arrivare a impiantare un rene dovrebbe essere morale ed avere un figlio “in vitro” no? Perché guardiamo divertiti (o speranzosi) quando una donna si riempie di botulino o si rifa un senno, ma siamo critichi se vuole un figlio con l’aiuto della scienza? Perché dobbiamo essere pro eutonatici ma contro l’inseminazione artificiale?
      Andiamo avanti @TADS. Un bambino è il prodotto ad una riproduzione sessuale. Ma anche qui ci siamo cambiato come specie. Chi di noi oggi fa sesso per riprodursi TADS? Abbiamo talmente pervertito il senso di questa cosa che non ci rendiamo nemmeno conto. Oggi giorno facciamo sesso per puro piacere. Il Viagra stesso (che è un prodotto della scienza), lo hanno inventato per continuare la vita sessuale. Ma non la riproduzione. Non è stato pensato cosi.
      Come vedi, sono tutte “forzature”. Cose che vanno oltre “i limiti”. Cose che sono (o saranno) parte integrante della nostra vita.
      Una donna può aver avuto tutta la sfiga della vita. Aver conosciuto pregiudicati…. ubriaconi…. scapoloni o avventurieri. Può aver avuto dei problemi genitali che non li permettevano di restare incinta. Cosa li resta? Rimanere per tutta la vita ad amare i figli di sua sorella? Oppure prendersi il primo per strada a regalarli un bambino? Perché io sono sicuro che ,oggigiorno, una donna da sola, che non ha un uomo suo, è una sofferenza. Ma una donna da sola che non ha nemmeno un bambino è una tortura. Allora si prende la decisione di lottare pure contro i mulini. Che a volte….. si riesce.

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  7. Valentino,
    aggrappati alle maniglie perché sto per scrivere qualcosa di forte,

    intanto rispondo alla tua domanda iniziale, ciò che tu stai vivendo i nostri padri e i nostri nonni lo hanno vissuto nel secolo scorso, storia docet.

    Paragonare una mastoplastica o un trapianto di organi a una fecondazione forzata mi pare una gran cazzata, scusa la franchezza, sul mio corpo posso fare ciò che voglio ma non ho lo stesso diritto sulla vita altrui.

    Questo è diventato un mondo di merda nel momento in cui l’uomo ha deciso di combattere, restringere, gestire, sfruttare a proprio uso e consumo la natura, qualora non si optasse per una inversione di rotta… intraprendiamo il sentiero dell’estinzione. La scienza, la ricerca, l’innovazione morale e tecnologica sono sovrastrutture che creano business, non benessere.

    Un figlio non è un capriccio, non è una tendenza, non è orgasmo della vanità e nemmeno appagamento dell’ego, è un percorso esistenziale che deve essere supportato da logiche applicate, quando queste vengono meno si creano destabilizzazioni su più fronti.

    Forzare la vita significa imporre un concetto dittatoriale, assolutamente unilaterale, le conseguenze potrebbero essere devastanti, come ti sentiresti tu se dovessi scoprire di essere stato concepito in laboratorio e quindi NON da un atto di congiunzione NATURALE???

    Una coppia ha tutto il diritto di appoggiarsi alla scienza e alla tecnologia per avere un figlio, cosa che deve rimanere, nascere, riguardare il rapporto di coppia, quando si creano TRIANGOLI strani si esce dalle sinapsi che caratterizzano la progenia

    Ti stringo cordialmente la mano

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    • Ecco, su un punto mi trovo meno d’accordo. A me non importerebbe niente sapere di essere stata concepita in laboratorio piuttosto che con un atto di congiunzione naturale, ma certo non sapere chi sono mio padre e mia madre, o anche semplicemente uno dei due, mi turberebbe a sai.

      Consideravo con un amico che, col passare del tempo, somigliamo sempre più ai nostri genitori, ci guardiamo allo specchio e rivediamo loro, ed è in quel momento che forse si crea quel ponte che prima non c’era, si sente più forte quel legame, e in fondo si sa anche per sommi capi cosa ci potrà toccare (la genetica non è un’opionione, io ho avuto gli stessi disturbi che ebbe mia madre alla mia età, sentivo una signora dire che era andata in menopausa esattamente all’età in cui ci erano andate sua madre e sua nonna).

      Per carità, alla fine non è che una persona non ha diritto a nascere perché non sa quando andrà in menopausa, qualcuno potrebbe manipolare quello che ho detto e trarne questo, ma non è il vero messaggio. Il senso di identità però, il senso di appartenenza, di continuità, passa anche da questo.

      Subito qualcuno obietterà che anche i figli adottivi hanno questo problema, anche id più, visto che sono entrambi i genitori ad essere ignoti: sì, ma non è un problema che gli creiamo noi a tavolino facendo ricorso alla scienza e chiamandolo progresso! Noi, adottando, ci limitiamo a prendere un bambino solo e abbandonato e dargli una famiglia, un tetto, circondarlo d’amore… Forse un buco in fondo al cuore l’avranno sempre, ma noi avremo fatto tutto quanto era in nostro potere per rendere la sua situazione più serena e sicura. Creare questo buco nero scientemente, no, non mi sento di farlo.

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    • La scelta di avere un bambino non accade come una vanità TADS. Se io ho paragonato una mastoplastica (o come si chiamerebbe) con la scelta di avere un bambino “in vitro” è perché la scienza ce lo permette. Anche in questo caso uno ha “la sfiga” di perdere i reni. Cosa si debba fare? Morire? NO. Io credo che se una persona sceglie di avere un bambino anche a costo di farlo in modo artificiale avrà i suoi buoni motivi. Non giudichiamoli noi, che abbiamo tutto il necessario funzionante e quindi non abbiamo bisogno della medicina. Ma poi, che c’è di cosi strano nel avere un figlio senza aver avuto un rapporto sessuale normale? Dov’è la falsità?
      L’intelligenza TADS ci ha messo a disposizione tutto quello che abbiamo e siamo. Vogliamo tutto naturale? Allora perché indossiamo abiti per proteggerci da freddo? Non ti sembra innaturale? Perché usiamo macchine ad aiutarci per essere efficienti? Non è sempre una depravazione della nostra stessa natura? Eppure non vediamo niente di male in tutto ciò. La nascita di un bambino è soltanto una nascita di un bambino TADS. Che vogliamo o no. Anzi, direi che quando una donna (coppia) sceglie di avere un bambino con l’aiuto della scienza essa è molto più cosciente del passo che lo fa a differenza di una coppia che si trova con un bambino al improvviso.
      Come mi sentirei io se troverei che sono nato con l’inseminazione artificiale? Bhe, sarei curioso di come sarebbe il mio padre. E’ vero. Ma da qui… ad accusare la mia mamma perché io esisto…. mi sembra una stupidità. Semmai li sarei grato.
      Ancora una cosa. “Forzare la vita” come tu lo chiami mi sembra esagerato. In fondo, non è che un processo naturale creato artificialmente.
      P.S. “La scienza, la ricerca, l’innovazione morale e tecnologica sono sovrastrutture che creano business, non benessere.” dici tu. Be, se questo non è benessere…. torniamo alla vita dei africani. Loro non hanno tutto ciò….

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  8. gli scambi di opinione espressi nel massimo rispetto mi galvanizzano, tutti i blog, tutti i post dovrebbero avere in calce arricchimenti di questo tipo

    Valentino,
    mi stai simpatico e vedo in te una intelligenza applicata che mi piace molto…

    sintetizzo

    1) la scelta di avere un figlio non è e non può essere un vezzo, una tendenza, una esigenza propria, un allineamento sociale, io sono single ma ho alle spalle un matrimonio e tre figli ormai adulti, so bene cosa significhi essere padre, conosco il peso della responsabilità e il bisogno di dare un futuro serio

    2) continuiamo a ignorare un aspetto IMPORTANTISSIMO, la psicologia non è roba da bar sport, caro Valentino, tu hai idea di come e quanto possa traumatizzare un/una ragazzo/a la consapevolezza di essere figlio di una sega sparata per 50 dollari???

    Diemme, il problema non è l’essere d’accordo con me o meno, stiamo andando verso un mondo popolato da bastardi concettuali, via radici, via valori, via la stirpe, via ogni logica naturale di procreazione. Tra qualche anno i figli si ordineranno on-line scegliendo da catalogo, clonazione a manetta… spero di morire vecchio prima di assistere a una tale nefandezza.

    TADS

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    • Caro Tads, devi sapere che qui troverai sempre commenti “rispettosi”, perché quelli che non lo sono li casso… non permetto a nessuno di venire a sporcare il mio blog, e non m’importa niente di dimostrare che sono democratica, di mente aperta e illuminata.

      Già, pensare “Per mio padre sono una sega sparata per cinquanta dollari” deve essere peggio che essere figlio di un tossico che t’ha abbandonato, che quantomeno il tossico è una vittima a sua volta che, forse, diversamente da quello che ha fatto non avrebbe potuto fare.

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  9. Caro @TADS. Spero di non aver trovato di niente offensivo in quello che ho espresso io. D’altronde, se mai lo fatto è stato inconsapevolmente e senza intento. Con le mie scuse.
    Comunque vedo che non arriviamo ad un punto comune e non voglio essere ripetitivo. Io la penso a modo mio. Tu nel tuo. Anch’io avrei qualche esperienza nel genere (ho due figlie grandi), ma non credo che conosco la verità totale. Puo darsi che sbaglio. Sento solo che se una persona desidera avere un figlio non debba essere obbligata a portare uno (potenziale) schifo a letto, pur di procreare una vita. E poi, diciamoci la verità, noi siamo uomini. Per quanto vogliamo essere “politically correct” non siamo in grado di portare una gravidanza. Con tutte le sue conseguenze. Lasciamo LORO, a pensare e scegliere. Per quanto riguarda quello che mi hai risposto ultima volta voglio dire che DM (stavolta) mi ha tolto le parole dalla bocca. Perciò, lascio spazio vuoto.
    Anche perché sto rispondendo da Barcellona e non ho molto wirelless a disposizione.
    Un saluto cordiale e…. a presto.

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