Ciao, papà mancato…

Padre-bimbo

Ciao.

Mi dispiace se oggi non hai chi ti fa gli auguri. Se non hai chi ti somiglia. Se non hai qualcuno per cui lottare.

L’hai scelto tu, non io. All’epoca ti sembrava la strada più facile, in fondo mica eri tu ad avere la pancia, a te bastava sparire, o una dichiarazione d’intenti, “Non lo voglio”.

Il problema lo lasciavi tutto sulle spalle a lei, spesso l’hai lasciata completamente sola ad affrontarlo, senza neanche l’aiuto economico: me lo ricordo sai, a scuola mia, che ogni tanto passavano per una colletta, per raccogliere i soldi per una “compagna” che “doveva” abortire.

Va beh, sul “doveva” avrei le mie eccezioni da sollevare, ma certo che non era in una condizione facile. Lei avrebbe dovuto portare in giro il pancione, lei partorire, lei eventualmente, in mancanza di aiuto, rinunciare a studiare, lei si sarebbe dovuta piegare a ogni mestiere per dare da mangiare a vostro figlio: e già, per te era decisamente più facile.

Non so se tu abbia una coscienza o meno, non so se poi hai avuto altri figli – qualche volta sì qualche volta no suppongo – o se hai vissuto di rimpianti ma, tutto sommato, di questa seconda ipotesi dubito assai.

Una volta ti ho conosciuto sai? Conosciuto uno di voi intendo. Studiavi medicina, pensa tu quale incoerenza, pensa tu che schifo. Studiavi in teoria per salvare vite umane, in pratica avevi una donna accanto che hai fatto a pezzi. E lei che ci si faceva fare. Che obbligavi a fare a pezzi i tuoi figli. E lei che lo faceva.

Ma, come si suol dire, se un uomo ti picchia la prima volta è colpa sua, la seconda è colpa tua. Se un animale fa male a un uomo la prima volta è colpa dell’animale, la seconda del padrone.

Insomma, lei rimase incinta, e tu sparisti. Non ricordo se abortì o se era un falso allarme; nel tempo – poiché tu continuasti a tornare a ogni cessato allarme e lei continuò a riprenderti – le situazioni si verificarono entrambe, più volte, ora l’una ora l’altra, e tu ogni volta sparivi, e ogni volta lei ti richiamava a cessato allarme.

Io proprio non la capivo, evidentemente vi meritavate. Io, uno come te, se mai mi fosse capitato, non lo sarei certo andata a ricercare, la prima fuga sarebbe stata sicuramente pure l’ultima.

E invece voi siete abituati così, che le donne vi tolgono le castagne dal fuoco, che contribuiscono a deresponsabilizzarvi ancora più di quanto non abbiano fatto le vostre sciagurate madri.

Le donne, abbandonate che siano oppure semplicemente di fronte a una manifestazione di rifiuto, “Devi abortire”, “O me o il bambino”, “Non lo voglio”, si caricano tutto il peso, vi sollevano da ogni responsabilità fisica e psicologica: suicide!

Persino con la 194, che tante femministe ritengono una grossa vittoria, viene sancita l’estraneità dell’uomo alla vicenda, sottolineando il suo non diritto a intervenire: stolte, davvero l’ufficializzazione della sua deresponsabilizzazione è da ritenersi una vittoria?

Comunque, caro uomo, ringrazia (oppure no…) di non avere incontrato me sulla tua strada. Perché io, il figlio, me lo sono tenuto. E oggi  quel padre-per-sbaglio mi ringrazia, ha una figlia che lo adora, lo idolatra, ed è il bene più grande che ha al mondo.

Perché io le castagne dal fuoco non gliel’ho tolte. E lui ha imparato a cucinare.

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45 thoughts on “Ciao, papà mancato…

  1. Conosco tante donne come te. Una scelta difficilissima, ma se portata avanti con convinzione e a testa alta, il dono più grande lo ricevi tu stessa, dando alla luce un bambino. E ai non-padri… no comment, se non che ci sono padri che riconoscono il figlio ma poi di fatto sono inesistenti nella loro vita… anche questi, non-padri. Magari non proprio alla pari, ma quasi.

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  2. Ho avuto una collega che per qualche anno è stata anche amica, abbiamo studiato assieme per i concorsi, piangendo e ridendo allo stesso tempo, per le nostre paure e le stupidaggini che dicevamo quando cercavamo di arrampicarci sugli specchi su un autore che non riuscivamo proprio a memorizzare. Lei ha dieci anni esatti più di me e quando ci siamo incontrate io ero fresca sposa e lei già mamma di due figli adolescenti. Era rimasta incinta del maschio all’ultimo anno del liceo. Non si arrese: lasciò gli studi per ritornare in classe l’anno successivo e diplomarsi. Poi, quando aveva solo 21 anni, nacque la femmina, bellissima come lei e dolcissima. Nemmeno allora si scoraggiò. Nel frattempo si era sposata e iscritta all’università che riuscì a concludere non in breve tempo ma comunque entro i 30 anni. Certo, non ha avuto una vita semplice però aveva a sua disposizione la mamma che, abbandonata dal marito, vedeva nei figli l’unico scopo di tutta la sua vita. Il matrimonio finì in concomitanza della laurea, credo. Poi lei incontrò quello che penso fosse il vero amore della sua vita: più giovane di lei, scapolo, la adorava però voleva metter su famiglia. Lei disse no: a 40 anni non ho ancora cominciato a godermi la vita, non posso pensare di ricominciare con biberon e pannolini. Lui fu talmente scioccato che per molto tempo non riuscì ad avere una relazione stabile finché decise che, a quarant’anni, anche per lui era giunto il momento di diventare padre. Ma ci tiene a precisare che con la madre di sua figlia non hanno mai formato una famiglia.
    Ci sono uomini che scappano, altri che restano, alcuni se ne vanno durante il cammino, altri vorrebbero farlo assieme quel cammino e poi trovano una scorciatoia per non restare soli. Essere solo un padre si può. Né marito né compagno, forse amante. Grande amico. Almeno per ciò che mi riguarda.
    Storie di uomini, storie di donne, storie di figli. Storie di vita.

    Buona festa del papà a tutti.

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    • Grazie per la tua testimonianza. Capisco il compagno della tua amica, capisco la tua amica. La vita non è davvero facile…

      Mi hai fatto venire in mente però un’altra storia, la mia per l’esattezza, che quando ero incinta di mia figlia, e tornò col capo cosparso di cenere un ex che era scomparso nel nulla due anni e mezzo prima.

      Beh, senza neanche porsi il problema del suo comportamento e dei miei sentimenti, si dichiarò sconvolto del fatto che io aspettassi un figlio da un altro, che lui non avrebbe mai potuto accettare.

      C’è bisogno che chiarisca cosa gli risposi? 😉

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  3. Ineccepibile!!!
    Veniamo al mondo, solchiamo le sue strade, ci spegniamo….
    Una sola cosa ci viene richiesta dalla natura : perpetuare la specie, ma evidentemente non abbiamo imparato la strada dell’equilibrio.
    Un sorriso
    Giancarlo

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    • Una genitorialità mancata è un biglietto vincente della lotteria buttato in un tombino (oltre a tutte le altre considerazioni di tipo etico).

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    • Pensa chi le vive! Qui la gente che ha pensato che io non capissi la situazione di paura, di solitudine e di abbandono in cui si trovano tante donne che pensano all’aborto, ha capito proprio male!

      La questione io la vivo in altri termini, e cioè in quelli di cultura della vita, da non vivere come problema ma come una grande opportunità. Poi, non ho mai detto che sia facile.

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    • No diemme. Prima di leggere avrei detto “chissenefrega di chi decide di abortire” poi invece in questo senso sto cercando di immergemi nei panni di chi si trova in queste situazioni….

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    • “Prima di giudicare il tuo compagno, calza i suoi mocassini e camminaci un mese”.

      Poi, magari, potrai pure giudicare e giudicherai, ma dopo.

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    • Sai cosa? Quando vivi tra gli allori non puoi capire. Se la storia ti tocca di striscio inizi a capire. Se ti riguarda è arrivata l’ora di capire!!!

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  4. Ho riletto questo articolo più e più volte…è praticamente tutta la sera che ci sto sopra. Mi hai commossa per tutto l’amore per la vita racchiuso in queste parole. A volte penso che la vita sia bella perché è difficile: sono le scelte più leali e coraggiose a portare le maggiori soddisfazioni. Buona notte.

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    • Ti racconto un aneddoto su questa storia, un “dietro le le quinte”. All’epoca in cui conobbi questa tizia, amica di una mia amica, credo fosse a quattro aborti, ma le sparizioni di lui, compresi i falsi allarmi, ammontavano almeno al doppio.
      Quel giorno era con lui. Io, che sapevo tutto, lo guardai con un sentimento di disgusto. Lo guardai a lungo, pensando a cosa aveva fatto, come si comportava, mi chiedevo cosa ci trovasse lei in quell’essere repellente, già sgradevole – di modi intendo, l’aspetto neanche lo ricordo – a primo acchito, figuriamoci a frequentarlo. Lo guardavo e mi passavano per la mente quei bimbi non nati, le sue fughe, lei che rimaneva sola…
      Il giorno dopo la mia amica mi disse che la tizia le aveva fatto una scenata tremenda per come io ero stata tutta la sera a guardare il suo uomo, con gli occhi da triglia a suo dire, e le intimava di non portarmi mai più dalle sue parti.

      Insomma, al di là dell’abbaglio che aveva preso, non sia mai che qualcuna le insidiasse il grand’uomo, e dove lo ritrovi un altro così! 😯

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    • 😮 Altro che shock! Sicuramente si meritavano a vicenda, in ogni caso penso che la donna in questione avesse veramente bisogno di supporto psicologico: quando non rispetti te stessa non sei in grado di rispettare altre vite. Buona giornata cara Diemme!

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  5. Qualche giorno fa sono incappato in una discussione su facebook a proposito di quella donna che in un ospedale romano è stata costretta ad abortire sola, perché medici e infermieri in servizio erano tutti obiettori.
    Ho già avuto modo di dire che secondo me un medico obiettore è come un tabaccaio che non vuole vendere le sigarette: deve cambiare mestiere.
    In questa discussione, però, a un certo punto è intervenuta una giovane donna (almeno a vedere la foto) che voleva obiettare a un commento precedente di un uomo e ha infilato una serie di “perle” di non indifferente stonatura:
    1) ha scritto che partorire è doloroso, perché “ti viene il vomito e il mal di schiena”;
    2) ha scritto che l’aborto era giustificato nel caso di stupro (ma questo l’aveva riconosciuto già quello di prima), di “rottura del preservativo”, di “vomito della pillola”, di “sbaglio nei calcoli” e altre amenità del genere;
    3) ha scritto – dulcis in fundo – che la donna che abortisce fa un favore al figlio, perché vorrebbe dargli una vita migliore, ma non riuscendoci, gli evita inutili sofferenze.
    Ecco, queste affermazioni delle pseudo femministe portano quasi a diventare anti abortisti… 😕

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    • Caro Aquila, mi dispiace deluderti, quella storia è una bufala. Intanto, una volta iniziata la procedura di aborto, la donna è semplicemente una paziente che sta male e ha bisogno di assistenza, che tutti sono tenuti a dare, obiettori compresi. Secondo poi, essendo ricoverata, e quindi su un letto di un ospedale, perché si sarebbe recata in bagno, per non farsi beccare dai medici?

      Poi, i discorsi che hai sentito tu, che quasi quasi ti fanno diventare antiabortista, io li sento da una vita. Tu pensa che una, che non aveva un problema al mondo, giovane, ricca e in coppia stabile, ha abortito perché ha detto che lei non voleva veramente un figlio, voleva solo provare se riusciva a rimanere incinta. Ora, se uno non sapesse che cos’è un aborto, potrebbe pure dire che ognuno s’ammazza come gli pare, ma il fatto è che non parliamo di un tatuaggio…

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  6. L’ argomento è serio … anzi serissimo, @Diè …. ma oggi E’ IL PRIMO GIORNO DI PRIMAVERA, e non ci/ti farebbe un gran danno adeguarsi alla dolcezza asprigna della stagione bambina !
    🙂

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  7. Ho letto per caso questo articolo e i ricordo di un’altra divergenza che mesi fa ebbi con la signora Diemme; evidentemente non abbiamo le stesse idee, perché anche questo post non mi trova affatto d’accordo. Questo accusare sempre di tutto gli uomini perché sono padri mancati, perché non si prendono le loro responsabilità, perché sono vigliacchi ecc. ecc., a mio parere, è una generalizzazione fuorviante e pericolosa, e sa di veterofemminismo ormai superato dalla realtà dei fatti. Potrei dirle, cara signora, che ci sono anche donne irresponsabili ed egoiste, che ricorrono all’aborto per non rovinarsi le vacanze sulla neve, anche contro il parere del loro compagno che magari quel figlio lo vorrebbe e che non vorrebbe commettere un assassinio, perché l’aborto – tranne casi legittimi come la violenza carnale – è un omicidio e come tale non dovrebbe essere consentito a nessuno. Il femminismo becero e miope ha ottenuto anche troppe vittorie nel nostro Paese, e anche la 194 andrebbe profondamente cambiata, anche da un altro punto di vista: se i figli si fanno in due, com’è palese, e se i 46 cromosomi di cui è dotata la prima cellula del nascituro provengono 23 dalla madre e 23 dal padre (quindi 50 per cento ciascuno) perché la legge attribuisce SOLTANTO alla donna la decisione di tenere o meno il figlio? Un’eventuale interruzione di gravidanza, a mio parere, andrebbe concessa solo in casi eccezionali e per realizzarla dovrebbe occorrere il consenso di ENTRAMBI i genitori, non solo della donna, perché il figlio è di tutti e due.
    E si ricordi un’altra cosa, signora: che non sono soltanto le donne a soffrire per colpa di uomini irresponsabili, anzi, spesso avviene l’esatto contrario. Sarebbe l’ora di finirla con questi piagnistei tanto frequenti nei blog al femminile, e con questo vittimismo che non porta a nulla.

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    • Che buffo, lei afferma proprio tutto ciò che io ho sempre sostenuto, siamo sulla stessa linea quasi al 100% e dice che non siamo d’accordo! Meno male che lo dice che questo articolo lo ha letto per caso, perché se mi seguisse non avrebbe preso quest’abbaglio.

      La inviterei a leggere, tre le altre cose, “Ancora sull’aborto” e “Dalla parte dell’uomo“. Soprattutto quest’ultimo, non pochi problemi mi ha provocato con veterofemministe generalizzanti pro-194 etc. etc.

      Una curiosità: lei si firma Prof. Rossi, potrei chiederle professore di che? Solo curiosità, può non rispondermi.

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  8. Certo che le rispondo, non è mica un segreto. Sono professore di latino e greco al liceo-ginnasio “A.Poliziano” di Montepulciano. Sono su internet con un mio sito didattico personale e con un blog, all’url. http://profrossi.wordpress.com dove tratto soprattutto questioni di scuola ma anche di altro argomento. Condivido pienamente la massima di M.L.King che lei ha messo in testa al suo blog: Per farsi nemici non è necessario fare la guerra, basta dire ciò che si pensa.” In effetti è quello che è successo a me, perché sono abituato a dire sempre – ma spesso con troppa animosità, lo riconosco – quel che penso. Se io e lei siamo d’accordo su molte posizioni, mi fa piacere; evidentemente ho capito male quello che ha scritto in questo post. Se è così, me ne scuso.

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    • L’errore è stato attribuirmi una generalizzazione che non mi appartiene: questo post non è dedicato a “gli uomini” ma a “quegli uomini che” mettono incinta una donna e se ne vanno, oppure anche rimanendo la inducono ad abortire, e quindi una categoria ben definita e voglio sperare ben ridotta rispetto alla totalità degli uomini!

      E’ da sempre che sostengo che credo nella responsabilità individuale, non generalizzo e non categorizzo, ma mi dispiace quando invece si dà per scontato che io debba avere certe idee che nella realtà neanche mi sogno.

      Io credo che sia facile formarsi un’opinione corretta di me leggendo tutto quello che ho scritto in questi anni, un po’ più difficile farsela da qualche cosa letta qua e là, e quindi giocoforza decontestualizzata. Venire a spiegare a me che l’aborto è un omicidio…

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  9. La 194 è una legge che sancisce il diritto che solo la donna ha pieno possesso del suo corpo. Nessuno può dirti se abortire oppure no, è una tua libera scelta.
    Non deve essere una decisione facile da prendere, l’ aborto non è un metodo contraccettivo.
    Ma se una donna è convinta, allora è giusto che porti fino in fondo la sua scelta.
    Non possiamo giudicare chi si trova a dover portare un simile peso.
    Gli uomini, fortunatamente, non sono tutti così, ma quelli che lo sono dovrebbero provare sulla loro pelle cosa significa una simile decisione, con tanto di intervento più o meno invasivo.
    Mi spiace per quelle donne che si lasciano trattare in quel mondo, ma non provo compassione per siffatte persone. Come dicevi, giustamente tu, la prima volta è colpa dell’ uomo, ma se lei se lo riprende, nonostante tutto, allora è colpa di lei.

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    • La 194 è una legge che fa schifo, e la donna si dovrebbe mettere in testa una volta per tutte che il corpo che ospita nel proprio grembo non è il proprio, con cui può fare ciò che vuole, ma quello di un bambino. Quel corpo, quel bambino, quel figlio, è una vita che viene recisa, e quel figlio è figlio anche del padre, che è assolutamente crudele e disumano estromettere dalla decisione.

      Con gli uomini che abbandonano le donne che aspettano il loro figlio io farei polpette da dare ai cani, almeno sarebbero utili a qualcosa, ma questo non assolve le donne dal fatto di ricercare e procurare la soppressione di una vita, continuando anche a freddo a non riconoscerla come tale, visto che si riferiscono sempre al proprio corpo, senza nessun rispetto per quello di quella povera creatura.

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    • Rileggo il tuo commento e sottolineo: il problema non è “Nessuno può dirti se abortire oppure no”, ma che nessuno può dirti di abortire, e neanche tu puoi dirlo, non è una scelta che hai, come non hai quella di sopprimere i figli già nati, il coniuge, i vicini di casa.

      D’accordo con te invece col fatto che la compassione la riservo alle persone che i guai non se li vanno a cercare, pure insistendo oltretutto, come faceva la ragazza in questione.

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    • E infatti io non giudico chi usa mezzi o metodi contraccettivi, né chi si astiene e, ti dirò, neanche chi si fa sterilizzare (pratica che aborro, come piercing, tatuaggi, pratiche di chiururgia estetica ma, tant’è, ognuno col proprio corpo ci fa quello che vuole).

      A proposito, se una se ne accorgesse dopo la nascita che non vuole essere madre sarebbe sempre autorizzata a sopprimere il figlio? In fondo nove mesi non sono una grossa differenza!

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    • Io sono convinta che ognuno debba essere libero di prendere le proprie decisioni.
      Io mi sono tatuata, ma non mi considero una reietta per questo.
      L’ aborto è un gesto che non deve essere preso come un contraccettivo.
      In questo paese succube della Chiesa e dei preti migliaia di donne sono morte su tavoli di mammane, prima di poter avere una legge che tutelasse la salute femminile e l’ interruzione assistita di gravidanza.
      Uccidere un bambino, che hai aspettato per nove mesi, è un conto. Abortire un embrione è un altro. Poi se vogliamo cadere nel buonismo cattolico, che appena una cellula si scinde è il dio cristiano che ha fatto il miracolo creando una vita, è tutta un’ altra storia.
      Ma umanamente, non credo che asportare un insieme di cellule in fase iniziale si possa considerare infanticidio.
      Siamo persone perchè abbiamo sentimenti, una coscienza. Altrimenti saremmo vegetali.
      Non dico che l’ aborto sia una strada semplice, anzi, spesso è difficile e lascia la donna a pezzi, ma ogni paese democratico, ateo e civile dovrebbe lasciare una scelta alle persone.

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    • “una legge che tutelasse la salute femminile”: continua a sfuggirmi che tipo di malattia sia la gravidanza.

      Comunque leggi qui: http://www.my-personaltrainer.it/salute/sviluppo-feto.html

      Considerando i tempi tecnici, non si abortisce mai un embrione, ma sempre un feto. Io quel feto, nella mia pancia, l’ho visto saltare, giocare, prendersi le manine, allargarle come in un abbraccio esattamente come ha continuato a fare per anni anni e anni dopo la nascita…

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    • Non è una malattia, ma una condizione che può essere considerata sgradita.
      Hai visto un feto saltare?Giocare?
      Precoce il tuo bambino.
      Una legge però deve garantire ai tutti, non può soffermarsi sulle paranoie del singolo, perchè scusami, ma consideare un embrione o un feto un bambino compiuto e finito è qualcosa per me di inconcepibile.
      Mica è un dovere abortire, ma è un diritto se lo si desidera.
      La 194 è stata una grande conquista sociale, ed io mi batterò sempre, come prima di me ha fatto mia madre assieme a tante altre donne, perchè sia data una libera, laica scelta!

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    • No, non era precoce, tutti i bimbi lo fanno, sono tutti uguali.

      Lo stato deve assistenza per le condizioni sgradite? Bene, cominciamo a fare l’elenco? Incomincerei dagli uffici, magari dai casi di mobbing. Una bella pena di morte per chi lo pratica, che non sarei nemmeno contraria.

      E poi, legalizziamo anche il furto, vivi e lascia vivere: la legge mica ti obbligherebbe a rubare, ma se vuoi farlo dovrebbe essere un tuo diritto. Idem l’omicidio (che tanto un adulto ha sempre più colpe di una povera creatura innocente).

      Cara Mara, le scelte, le libere scelte, uno dovrebbe farle sulla propria pelle, non su quella altrui! E’ proprio vero, tutti froci col culo degli altri, e tutti pro aborto visto che chi schiatta non è il “laico” che opera una “libera scelta”!

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    • Rubare rompe il patto sociale, così come uccidere.
      Abbiamo opinioni divergenti, ma io rispetto ciò che dicono gli altri.
      Credo che sia inutile continuare il discorso perchè temo che degenererebbe.
      Rimani pure contro l’ aborto, tu, ma sii tollerante, e lascia che le persone prendano da sole certe scelte, di sicuro non facili.
      Si fa presto a criticare, quando non si sa nulla dell’ altro.

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    • No, non so nulla dell’altro. Sono sempre vissuta nel mio guscio ovattato, protetta e fuori dalla realtà. Chi si occupa di persone in difficoltà da quarant’anni, chi si è occupata di bambini abbandonati, di donne violate, di prostitute tolte dalla strada, non ero io, era una che mi somigliava.

      Chi l’università l’ha fatta sotto le bombe, chi già alle scuole medie lavorava per guadagnarsi da vivere era una che conoscevo di vista.

      Chi è stata violentata ancora ragazza, e ha subito tanti anni dopo una nuova prepotenza che l’ha resa madre quando economicamente stava con le pezze al sedere era una vicina di casa.

      Hai ragione, io parlo senza sapere, comodamente seduta nel salotto di casa mia. E pretendo di sapere tutto di tutti.

      Io, se dico che un embrione, un feto, sono persone, sono vite, è solo perché non conosco le profonde difficoltà dell’altro, altrimenti mi renderei conto che sono cacche, assorbenti sporchi, cicli saltati, morule, tutto fuorché figli: che ci vuoi fare, la vita facile, agiata, lontana dai drammi altrui, fa prendere di questi abbagli.

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    • Io non ti stavo criticando, non l’ ho mai fatto.
      Non conoscevo la tua storia e non mi sono permessa di chiederla.
      Ognuno ha avuto le sue disgrazie, le sue prove da superare, i suoi dolori.
      Non sei l’ unica che ha sofferto, non hai il monopolio del dolore, quindi non sei in grado di sentenziare chi fa il bene e chi fa il male.
      Ognuno deve decidere per sè, senza intromissioni altrui.

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    • Una madre che ammazza un figlio non sta decidendo per sé, sta decidendo per lui.

      E non ci tengo al monopolio del dolore, preferisco altri primati.

      Quanto al criticarmi, puoi anche farlo se vuoi. Come ho scritto nel post successivo a questo, sono totalmente insensibile (al giudizio altrui).

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    • Un’ultima cosa Mara: questo post non parla dell’aborto, non ha formulato giudizi in merito, ma si è espresso solo e unicamente contro gli uomini che abbandonano le donne in attesa o che le inducono o costringono all’aborto. Credo che siano due argomenti che dovrebbero trovarti d’accordo e quindi, se tu fossi rimasta in tema, o “on topic” che dir si voglia, ci sarebbe stata la possibilità di lavorare su ciò che ci unisce anziché su ciò che ci divide; invece, per certe fan dell’aborto e della 194, ogni occasione è buona per ribadire lo stesso concetto, la libertà della donna “libera e laica” di massacrare il proprio figlio (quell’ammasso di cellule a loro avviso assolutamente privo di valore), e la lotta senza quartiere contro “l’oscurantismo della Chiesa” che quella vita vuole difenderla. Tra le altre cose, non è solo la Chiesa che vuole difenderla: io per esempio non vi appartengo e non mi ci identifico, e vi sono anche persone completamente atee che ritengono quell’embrione, quel feto, una vita fin dai primi giorni, e sicuramente bambino e vita al momento in cui si andrebbe a praticare l’aborto.

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  10. Inutile ribadire che concordo con te, cara Diemme. Credo che per convincersi che un embrione o un feto siano vita a tutti gli effetti, le donne che non hanno mai avuto figli debbano attendere la prima ecografia. Io l’ho fatta a 8 settimane e, appena sentito il cuore battere, mi sono sciolta in lacrime. E’ un’emozione che non può derivare da un ammasso di cellule e affini.

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