La mia amica gay

In questi giorni si è riproposto più volte nei vari blog il tema dell’omosessualità o, per essere più precisi, degli omosessuali. Sempre per caso, sono capitata su un blog, che ho iniziato a seguire, tenuto da una donna che a un certo punto ha fatto “coming out“. Lo leggo volentieri, perché volentieri mi confronto con gli altri, e perché ritengo un momento di crescita vedere il mondo da un’angolazione diversa da quella in cui la vita ci ha portato a stare.

Non è la prima volta che raccolgo le parole di un omosessuale.

Tempo fa, in una comitiva, conobbi una ragazza. Era una donna vivace, piena d’iniziative e di interessi culturali che mi sentivo di condividere. (ndr, fu lei a presentarmi Attila, ma questo è un altro discorso).

Un giorno andiamo a teatro, con un gruppo di sue amiche, ad ascoltare una rassegna di poesie. Lì c’era un sua amico, Attila per l’appunto, un bel ragazzo dai riccioli neri, molto simpatico, carino ed accogliente. Devo dire che mi piacque subito, per cui fui ben felice quando, all’uscita dal teatro, si unì a noi. Andammo in un locale a Trastevere, quando lei mi venne vicina e, indicandomi il nostro gruppo, mi disse: “Là in mezzo c’è la persona che amo”. Guardai il gruppo e deglutii violentemente: Attila era l’unico uomo là in mezzo e quindi, ahimé, il ragazzo che mi piaceva era evidentemente l’uomo che lei amava.

Non era così. Quella sera mi raccontò della donna che amava – io, all’epoca, rimasi esterrefatta -, di come dovesse nascondersi, di come avesse provato a confidare alla sua famiglia la sua condizione e avesse ricevuto in cambio ostilità, rifiuto ma, quel che è peggio, “cure per guarire”, talmente umilianti, prevaricanti, psicologicamente violente e fuori luogo, che alla fine si risolse a dire ai genitori che sì, avevano ragione loro, che ora era completamente “guarita” e il brutto momento era completamente archiviato.

Mi raccontò di come fu sconvolgente per lei accorgersi, già alle superiori, che le piacevano le sua compagne anziché i compagni, di come avesse fatto di tutto per dimostrare a se stessa di essere “normale”, andando con mille uomini, pregando che qualcuno le suscitasse un qualche sentimento, una qualche emozione, ma niente, alla fine aveva dovuto ammettere con se stessa la sua omosessualità e iniziarla a vivere, credo mai senza sensi di colpa.

Quando io e Attila iniziammo a uscire insieme, e magari – ripeto, stessa comitiva – capitava che ci facevamo grandi feste a vederci – si trovò a dirmi “Beati voi che potete corrervi incontro e abbracciarvi, come vorrei vivere anch’io alla luce del sole!”.

La madre le disse che non l’avrebbe mai perdonata di essere gay. Mia madre suggerì di risponderle “Sei tu che mi hai fatto gay, semmai sarò io a non perdonare te”.

Insomma, ultimamente sul blog di Michele mi sono infervorata in difesa dei gay,e anche se sono contro una serie di comportamenti degli omosessuali (a incominciare dal gay pride, che considero oltretutto controproducente), di pretese fuori luogo, etc, non diversamente da come sono contro le gravidanze indotte a 60 anni, etc. etc. etc., il sei politico e contro tutto quello che non tiene conto di dati oggettivi e della reale natura delle cose, ma anche in questo caso tengo presente che le mie sono opinioni, e come tali soggette a revisioni al vaglio della realtà, e non verità apodittiche.

Come finì con la mia amica? Che ci litigai di brutto, avendomi chiesto casa in prestito per fare una festa (non poteva invitare i suoi amici gay nella casa di sua madre, in cui abitava!) promettendomi di rilasciare tutto pulitissimo, mentre mi lasciò uno scempio e non si ripresentò più per giorni e giorni. Alla fine io, al quarto mese di una gravidanza a rischio, dovetti rimboccarmi le maniche e ripulire la zella sua e dei suoi amici: come vedete, una situazione che si sarebbe potuta creare con chiunque, un motivo che con la gaiezza non c’entra né poco né punto!

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50 thoughts on “La mia amica gay

  1. Riguardo alla discussione sul blog di Michele, l’ho letta (almeno quanto era visibile fino a ieri pomeriggio) e mi sono astenuta dal commentare perché secondo me non vale nemmeno la pena di perderci tempo, certa gente è talmente invasata che crede di incarnare il Verbo e dimentica che il Papa stesso, Bergoglio naturalmente, ha detto, a proposito dei gay: “Chi sono io per giudicare?”. Ecco, dovrebbe bastare questo per comportarsi in modo meno arrogante e presuntuoso.

    Io sono cattolica e praticante, tu lo sai, ma non pretendo di uniformare il mondo secondo il credo cattolico. Vivo e lascio vivere, non mi sognerei di dire a chicchessia “stai sbagliando”, a meno che non sia persona a me molto vicina, ma non lo direi se la questione fosse l’omosessualità. Ho due figli che, nonostante l’educazione religiosa impartita in famiglia, non mettono piede in chiesa da anni. Cosa dovrei dire? Forse dovrei sbatterli fuori di casa? Ovviamente mi dispiace ma anche Dio ci ha dotati di libero arbitrio, d’altra parte anche Adamo ed Eva hanno sbagliato proprio perché lasciati liberi di decidere. A rigor di logica, Michele dovrebbe rinnegarli come progenitori o maledirli perché avremmo potuto vivere tutti beatamente nell’Eden, senza preoccupazioni di sorta.

    Insomma, a me gli estremismi non piacciono. Se poi mi si chiede se sia o meno favorevole al matrimonio gay o all’adozione, l’ho già detto molte volte: no. Ma per gli stessi motivi che hai esposto anche tu in precedenza, senza la presunzione di dire che il mio pensiero è quello giusto e che gli altri sbagliano. Ciò detto, nel momento in cui dovessero legiferare al riguardo (esattamente com’è successo per l’aborto), sarei comunque contraria ma non condannerei nessuno.

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    • Concordo con tutto quello che hai detto, e la penso esattamente come te. Sono contro il matrimonio gay, ma poi se dovessero approvare la legge, e due gay si sposassero, non è che mi cambierebbe la vita o che combatterei la cosa in alcun modo. D’altra parte, sono pure contro la ragazza di 18 anni che sposa l’ottantenne o novantenne anzi, sono mooooooolto più contraria a questi di matrimoni che invece la legge consente!

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    • Ciao Marisa, Mi dispiace se non sei entrata nella discussione e mi dispiace di apparire presuntuoso. Quello che sto facendo è un lungo cammino molto in salita e pieni di insidie e tutte che vengono dal mio io. Papa Bergoglio ama tutti i peccatori , come me e come i gay. Nel mio articolo non oso giudicare i gay e questo l’ho scritto e riscritto. Quello a cui mi oppongo è rendere istutuzionale un certo comportamento. Comportamento che leggendo il Vangelo non è approvato dalla nostra religione. Puoi interpretare in vari modi il passo di Paolo ma le parole mi sembrano molto chiare. In un commento mi si chiedeva “e se uno dei tuoi figli fosse gay?” …. che faccio mi sparo? gli sparo? lo amerei comunque ma gli direi che è un gusto, che ci si puo guarire, che non è la via giusta. Che intendo? Che le pratiche omosessuali (le pratiche, ho scritto) non siano ortodosse non lo dice solo Paolo nel Vangelo ma anche il fondatore di young today che è tornato etero: http://lauracorsaro.wordpress.com/2013/07/31/usa-il-fondatore-di-young-gay-america-diventa-etero/

      Non sono altresì daccordo con la linea “vivi e lascia vivere” dato che sta diventando da sempre un vivi e lascia morire : http://inviaggioversolaltro.wordpress.com/2013/11/26/vivi-e-lascia-morire/

      Sono esaltato? sono invasato come dici tu? forse … cerco di pralare con Dio tutti i giorni e di aiutare il prossimo dove riesco. Farò errori, spero di rimediare. Il mondo sta cambiando tanto in fretta e in ballo ci sono le vite dei nostri figli. Io a giustificare tutto con la parola “liberta ad ogni costo” non ci sto.

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    • ” gli direi che è un gusto, che ci si puo guarire”; queste parole sono per me agghiaccianti, “curare” chi non la pensa come noi: come vogliamo farlo, il fine giustifica il mezzo? Ricondizionamento, riprogrammazione, isolamento, elettroschock, fino a che non diventerà etero e Dio sarà finalmente contento?

      Vado a leggere i due articoli che mi hai linkato, poi semmai ti darò un altro ritorno.

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    • Scusa, forse il mio italiano é arrugginito. “Che si può guarire” intendo che c’è la possibilità di guarigione. Dove leggi costrizione? Invece la società moderna incanala e separa senza dare possibilità. Perché appunto non ci sono ,se non per pochissime strutture, possibilità di recupero? Non con costrizione, come mi hai fatto dire tu, ma dare la possibilità. C’è chi è gay perché fin da piccolo gli è stato detto che lo sarebbe stato. Non gli è mai stata data un’altra possibilità, una via d’uscita. E la “cura” che intendo io, in realtà è un guardarsi dentro alla luce della preghiera e di Dio…. Come è successo al fondatore della rivista dell’articolo di cui sopra. Perché tutti quello che leggono i miei articoli pensano che io voglia costringere qualcuno? Io ho solo citato Paolo. Perché non fai commenti su quello? Perché non vai indietro nella Bibbia per capire da dove vengono quelle parole, che fondamento hanno? Invece tu ed altri puntano il dito su di me, mi danno del costrittore, dell’invasato, dici addirittura che vorrei fare l’elettroschok?!?!? Sono queste incomprensioni che dividono inutilmente le persone e che creano il muro contro muro tanto caro al diavolo. Perché succede questo? Non ci sono due fazioni anche se a tanta stampa sembra che debba essere così. Non ci sono i buoni e i cattivi, gli aperti e gli ottusi, …. Io , sopratutto come cristiano, vedo solo il prossimo a cui voler bene. Ma se un tuo figlio, un tuo amico fa un errore: cos’è amore? Vivi e lasciar vivere o dirgli che non sta andando nella direzione giusta?

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    • Tu dici “C’è chi è gay perché fin da piccolo gli è stato detto che lo sarebbe stato. Non gli è mai stata data un’altra possibilità, una via d’uscita.”. Infatti, ne sono certa, tutti i genitori di figli gay, fin da bambini li hanno presi per mano, guardato negli occhi e detto “Vedi figlio mio, tu si’ ‘nu recchione, è inutile che t’opponi al tuo rio destino! Tu Luigino, credi che ti piaccia Saretta, ma in realtà ti piace Marco, perché sei gay, è il tuo ineluttabile destino. Ora, a me gli occhi please, ripeti 100 volte ‘io sarò gay e mi piacerà il reciproco inchiappettamento’, e ora vai a scuola che la maestra te ne convincerà anche lei, facendotelo scrivere 100 volte alla lavagna”:

      a Miche’, ma che stai dicendo? Ma sei davvero convinto di quello che dici? Non gli è mai stata data un’altra possibilità? Hanno fatto sparire tutte le donne del mondo, affinché non suscitassero in lui desiderio e gli sono state date massicce dosi di bromuro per placarne i sensi? O cure ormonali per portarlo all’altra sponda? (Ovviamente situazione capovolta se si tratta di donne, parlo solo dei maschi solo per praticità).

      Francamente, non ti seguo, io sono credente, ma certi discorsi mi fanno addirittura paura, mi sembrano estremi, al limite del delirio. Lo ha detto Papa Francesco “Chi sono io per giudicare?”, forse dovresti dirlo anche tu, invece di dire: “…o dirgli che non sta andando nella direzione giusta?”. E se la direzione giusta fosse invece proprio accettarsi per quello che si è e vivere apertamente la propria omosessualità, lungi da qualsiasi rifiuto e repressione?

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    • Bon , dato che sei di Roma: chiedi a Francesco cosa pensa del peccato di sodomia, se è d’accordo che si pratichi. Il papa sta dicendo le stesse cose che dicevano quelli prima di lui ma si vuol sentire solo un pezzo della frase .

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    • Quanto la Chiesa è attenta ai genitali di noi tutti! E dove lo infilano, e come lo infilano, e perché lo infilano… ci credo che ci siano tante guerre nel mondo, se l’Altissimo è così occupato a guardare i nostri genitali da disinteressarsi a tutto il resto!

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    • Caro Michele, ho (ri)letto il tuo articolo, ma su quello ho constatato che intervenni abbondantemente all’epoca, e quindi non mi ripeto. Sull’altro invece non potrei che ripetere il termina “agghiacciante”: mi sono formata una mia idea su quella persona, che confusa era prima, e confusa continua ad essere dopo, “pasionario” era nell’abbracciare la causa gay, “pasionario” rimane nella causa contraria. Non mi appare né sensato, né equilibrato, né convincente anzi, se devo dirla tutta, uno sciroccato come tanti, qualunque sia la fede abbracciata.

      Ho letto anche il tuo secondo commento, ora devo staccare ma torno e rispondo a tutto.

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    • Tu dici “Quello a cui mi oppongo è rendere istutuzionale un certo comportamento”, e su questo ci siamo, sono perfettamente d’accordo. Ho anche firmato la petizione contro un certo tipo di educazione “sessuale” (ma sarebbe meglio dire “educazione alla confusione sessuale”) che si vorrebbe introdurre nelle scuole persino materne. Siamo in una società che, anziché dare punti di riferimento e dare ai nostri figli cardini e certezze, sembra mirare a rendere ufficiale e diffusa la confusione, per sentirsi meno diversi, meno discriminati, meno disorientati (laddove effettivamente si tratti di confusione mentale e disorientamento), per introdurre un malinteso senso di libertà e democrazia, laddove il caos è tutt’altro che garanzia di libertà ma anzi, ne è la negazione. L’omosessualità non è normale, nel senso che non è la norma, purtuttavia è naturale, nel senso che esiste in natura, anche senza nessuna forzatura.

      Mi fece ridere una barzelletta che diceva: “V’immaginate se l’essere gay fosse una malattia? Uno telefona in ufficio e fa ‘Pronto, non vengo neanche oggi, sono ancora gay!’ 😆 “.

      Dunque, facciamo un distinguo che ritengo a questo punto necessario. Un conto è l’omosessualità, un conto è il comportamento omosessuale. Non credo che neanche la medicina si sia accordata se gay si nasce o si diventa, comunque sia ci sono persone che, a un certo punto della vita, si ritrovano ad essere attratte da persone dello stesso sesso. Ora, tu e il tuo Dio, che poi è esattamente Quello che li ha creati, volete condannarli alla solitudine, volete condannarli a quella repressione sessuale così cara alla Chiesa che così tante vittime ha mietuto, in primis in seno alla Chiesa stessa? Ogni essere umano ha diritto all’amore, ad avere nella propria vita una persona speciale, che l’accompagni in parte o possibilmente tutto il cammino della propria vita.

      Altra cosa è il mero comportamento omosessuale, che posso essere d’accordo a definire, a seconda di come viene inteso, vizioso. Diceva una volta una persona: “In effetti, da un punto di vista tecnico, se io traggo piacere dall’essere toccata etc.e tc, che m’importa di chi è la mano? Di chi è la bocca? Di chi è quello strumento “tecnico”, fosse pure un cane, che mi dà piacere?”.

      Ecco, qui siamo davanti a un comportamento, e su quello possiamo pure concordare che sia una scelta. Qui il discorso si fa molto lungo ma allora, se dobbiamo inveire contro un comportamento, perché non ne prendiamo anche qualcun altro, per esempio la cleptomania? Perché, se è tutto da dimostrare che due adulti consenzienti che facciano della loro vita quello che più credono rechino un qualche danno alla società, uno che entra a casa mia e se ne porta via qualche pezzo mi risulta davvero un po’ più limitante della mia libertà! Ho conosciuto anche gente confusa, che si è unita a persone dello stesso sesso per solitudine, perché istigata dal gruppo da cui voleva essere accettata, ma che differenza fa dal drogarsi per lo stesso motivo, andare a fare i bulli in base alle stesse identiche dinamiche, etc. etc. etc.? Il problema è molto più ampio, e ricondurlo solo alla sfera dell’accoppiamento omosessuale mi pare pure un tantino morboso.

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    • Sono d’accordo su tutto quello che scrivi. Il mio combattere è solo a livello di istituzionalizzare la cosa. Dal lato invece di consigliare un fratello che sta andando nella direzione giusta ci sono poi dei risvolti pratici, legati alla ricerca della felicità che ogn uno fa e poi alla costituzione della nostra stessa società. Il mio Dio dice andate e procreate. Ben o male ogni persona ha dentro il fatto di procreare, di andare oltre la morte. Essere gay , se non alterassimo la natura, vieterebbe il procreare, l’andare oltre la morte. A tanti non cambierebbe nulla, ma a molti, sul punto di morte prima o poi si girerebbero indietro chiedendosi : che senso ha avuto la mia vita? Senza alterare la natura ci sarebbe l’adozione. Io non sono un esperto ma negli USA hanno fatto una ricerca sui bambini di coppie gay. Il risultato è che in percentuale tripla vanno da psicologi, hanno problemi a trivare un lavoro stabile, problemi sociali di vario genere. Quindi la sbandierata libertà dei due genitori gay, è risultata in una vita problematica per i figli. Su questo mi batto e per me è tutto legato: stare vicino a Dio ti suggerisce cosa è per te giusto e sbagliato e per avere anche qui al tempo della prova un cammino luminoso.

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    • Anch’io sono contraria all’adozione da parte dei gay, e come ha detto qualcuno nell’altro post, quello sulla firma della mamma, non sarà certo la scritta “genitore 1” a eliminare i problemi cui questi ragazzi vanno incontro. Cionondimeno, non mi sembra che quello fosse il tuo discorso: tu mi parli di omosessualità come malattia, perversione, strada sbagliata, scelta e suicida, indissolubilmente legata a peccato, lussuria, promiscuità, pedofilia e ogni altra sorta di depravazione. Con questo tuo commento aggiungi un altro concetto, l’inutilità della vita di chi non può procreare. Che ne dici di fare tutto un rogo di omosessuali, eterosessuali sterili, single e, naturalmente, monache e preti?

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    • Niente rogo, son discorsi lunghi e complicati. Magari una volta ci sentiamo e ne parliamo. Occhio però che se a gay dici che non possono adottare …. Stai discriminando 🙂

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    • Io non ho paura delle mie idee, e certo che discrimino, se per discriminare s’intende distinguere, e non trattare per uguale quello che è diverso. Un gigante non può fare il fantino, ma non per questo è sbagliato essere gigante, a un cieco non faccio guidare un aereo, ma questo non significa che neghi il suo diritto a lavorare o che lo consideri inferiore in qualche modo. Io peso 90 kg, e se volessi fare la ballerina classica farei ridere i polli, questo non significa che ritenga le ballerine esseri superiori: non confondiamo le cose… (e comunque, ti assicuro che è meglio per un bambino vivere con una coppia di gay che in istituto, laico o gestito da monache che sia!)

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    • Noto che un tuo modo di argomentare è spostare continuamente i livelli di ragionamento: dunque, io dico che in natura esistono animali omosessuali, e quindi sto parlando di un fatto biologico, e tu me lo paragoni a COMPORTAMENTI animali (e umani, visto che mi pare che anche tra il genere umano gli stupri sono sempre esistiti e, ahimé, ho paura che sempre esisteranno). Vorrei davvero che tu mi chiarissi il nesso.

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  2. Ognuno dovrebbe essere libero di vivere la sessualità come crede, nei limiti del ragionevole. Certo, meglio gay che pedofilo, meglio gay che puttaniere o peggio, fedifrago. Però tutto nel rispetto dell’altro. Tu gay, io etero. Tu la tua sessualità e io la mia senza farmi sentire inferiore perché magari, nel mio piccolo, vedo con un certo biasimo la tua situazione. Basta però che non ti ostacoli nella tua libertà di individuo e persona e non ti discrimini nella vita reale, nel lavoro, nella religione. Non al gay pride, si alle manifestazioni a tutela dei diritti dell’uomo invocando quel sacrosanto art.2 della costituzione violentato perennemente dal nostro sistema. Ricordi diemme il mio articolo sui trans? Si alla tua omosessualità ma non a definirti DONNA? Che per donna significa prenderti anche i dolori legati alla nostra situazione, oltre alla bellezza che noi possiamo permetterci…. Bene. Si se sei omosessuale, si se sei uguale a me, no se tu ti eguagli anche in situazioni che madre natura ci ha concesso per fare della donna l’essere più perfetto.

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  3. Anch’io ho avuto conoscenze gay, sia uomini che donne, e devo dire che ci sono andata sempre d’accordo, trovo che, soprattutto gli uomini, hanno una sensibilità maggiore. Personalmente ritengo che ognuno abbia il diritto di vivere la propria vita, e che l’amore sia amore indipendentemente dal fatto che sia tra sessi opposti o no, l’importante è sempre il rispetto per gli altri, ma questo vale per tutti. Certo ognuno ha il suo pensiero e questo è normale, ma permettersi di giudicare vuol dire elevarsi ad un piano che non è dei comuni mortali.

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    • Se hanno una sensibilità maggiore o minore non so dirtelo, se però pensiamo che appartengono a una minoranza che deve fare i conti con la discriminazione, se pensiamo a un percorso interiore più lungo e difficile della gente “normale”, è probabile che questa maggiore sensibilità ci sia. Cionondimeno, io credo di avere frequentato molte persone che magari erano gay e io non l’ho mai saputo.

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    • “Dichiararlo” non significa dichiararlo al primo che passa. Ci saranno state persone la cui famiglie e la cui cerchia lo sapevano, ma che non hanno ritenuto opportuno mettere i manifesti sull’autobus o nell’atrio del palazzo (e hanno fatto benissimo, la gente è stupida e cattiva).

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    • con “dichiararlo” intendevo vivere in tal senso, non mettere manifesti…..ma molti non lo dicono proprio con nessuno, anzi cercano di nasconderlo anche a se stessi…..

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  4. Sono d’ accordissimo con tutto quello che avete detto.E ritengo che non sarebbero necessarie leggi contro l’omofobia, la xenofobia, il razzismo… se solo si insegnasse, fin dalla più tenera età, il RISPETTO per tutti gli esseri viventi e per l’ambiente, rispetto che non deve essere solo teorico ma calato nei comportamenti concreti.

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    • E infatti, è il rispetto quello che manca. Se si insegnasse quello, se si insegnasse che “diverso” non significa “sbagliato”, non ci sarebbe bisogno di tutte queste leggi e leggine a far da toppa a comportamenti che sono prima di tutto idioti.

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  5. Non ho alcun problema a confrontarmi con i gay, li rispetto, non mi danno alcun problema, ho tantissimi amici gay. Una coppia in particolare mi è molto vicina, stanno insieme da ben venti anni, due ragazzi veramente in gamba. Anno 1975, Patrizia mi confida che stravede per me, qualcosa avevo capito, ma all’epoca chi aveva il coraggio di dire apertamente quello che provava? Ne io ne la mia famiglia abbiamo avuto problemi a continuare a frequentarla; i miei sono sempre stati un pelino avanti rispetto a molti genitori dell’epoca e ci hanno insegnato “il rispetto”. Non smetterò mai di ringraziarli.

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    • Io penso che quello che dovremo imparare prima di tutto è considerare le persone come persone, punto. Considerare la loro onestà, lealtà, disponibilità, coerenza, competenza, tutta una serie di fattori che riguardano la sfera sociale, ma trovo morboso farsi una malattia di chi va a letto con chi. La sfera intima, laddove non c’è abuso, è un fatto strettamente privato. Meglio un marito violento che obbliga la moglie a un sesso indesiderato che una coppia omosessuale che si ama e si rispetta?

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  6. Certo la tua amica è stata scorretta per come ti aveva ridotto la casa..
    per il resto, sull’argomento, ormai credo ci sia poco di nuovo da dire, se non che le persone non si giudicano per la loro polarizzazione sessuale.. ora, anch’io però, sono contro le manifestazioni troppo “manifeste” 🙂 tipo il gay pride che è davvero molto eccessivo..
    Un caro abbraccio

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  7. Bel post complimenti ! Beh probabilmente avrei fatto come te….le avrei dato un posto dove fare la festa con le sue amiche …anche se non proprio il mio appartamento. Poi pure io ci avrei litigato di brutto per il disordine e lo sporco e avrei chiuso i ponti !!! non ho mai avuto nessuna remora contro i gay, mi da solo fastidio quando portano all’ esasperazione il loro modo di essere coi vari gay pride. Conosco di vista alcune persone omosessuali e per quel che ne so sono persone squisitissime, cordiali, molto meglio di altri ! Ho un amica che ha un figlio gay trentanovenne. quando a 19 anni l’ha detto in famiglia è successo il finimondo e due anni dopoe la mia amica si è separata da suo marito perchè lui non accettava assolutamente la situazione. Ora il figlio lavora a Roma presso un’ importante casa di moda, e la mia amica lo segue spesso nel suo lavoro girando mezzo mondo! Buona serata e un caro abbraccio :))

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    • @quelfilosottile: scusa, la risposta a te mi è venuta “scollegata”, quindi magari non l’hai vista nella tua area notifiche, te la riporto qui:

      Beh, io un altro posto da darle per fare la festa non l’ho avuto… non è che abbia acconsentito volentieri, ma lei era una che ci sapeva fare, e poi era tanto sofferente per la sua situazione a casa e ancora, devo dirlo, con me aveva mostrato una lealtà indiscussa, e poi quando parlava era convincente… “Vengo prima, preparo tutto io, e non vado via fino a che casa tua non brilla”: venne un’ora dopo gli ospiti, se ne andò insieme a loro lasciando un porcile, promettendo comunque che sarebbe venuta l’indomani, tanto che mi cambiava, e lei avrebbe potuto godersi la sua bella festa fino in fondo, uscendo da lì coi suoi amici e magari andando a prendere qualcosa in qualche locale.

      Credo proprio di non averla vista mai più.

      La storia che mi hai raccontato, del marito che se ne va perché non accetta un figlio omosessuale, chissà perché non mi stupisce. Mi ricordo una volta a Forum, un padre che aveva lasciato la moglie perché non sopportava che avessero un figlio handicappato (e siccome lui non ce la faceva, lasciava a lei il compito di farcela per due, o per tre… uomini protettivi, pilastri della famiglia!).

      Buona serata a te, anche se trattasi di sera del giorno dopo! 🙂

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  8. Beh, io un altro posto da darle per fare la festa non l’ho avuto… non è che abbia acconsentito volentieri, ma lei era una che ci sapeva fare, e poi era tanto sofferente per la sua situazione a casa e ancora, devo dirlo, con me aveva mostrato una lealtà indiscussa, e poi quando parlava era convincente… “Vengo prima, preparo tutto io, e non vado via fino a che casa tua non brilla”: venne un’ora dopo gli ospiti, se ne andò insieme a loro lasciando un porcile, promettendo comunque che sarebbe venuta l’indomani, tanto che mi cambiava, e lei avrebbe potuto godersi la sua bella festa fino in fondo, uscendo da lì coi suoi amici e magari andando a prendere qualcosa in qualche locale.

    Credo proprio di non averla vista mai più.

    La storia che mi hai raccontato, del marito che se ne va perché non accetta un figlio omosessuale, chissà perché non mi stupisce. Mi ricordo una volta a Forum, un padre che aveva lasciato la moglie perché non sopportava che avessero un figlio handicappato (e siccome lui non ce la faceva, lasciava a lei il compito di farcela per due, o per tre… uomini protettivi, pilastri della famiglia!).

    Buona serata a te, anche se trattasi di sera del giorno dopo! 🙂

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