Archivio | marzo 2014

Cyberbullismo

cyberbullismo

Numero verde denuncia bullismo

Numero verde denuncia bullismo

Sono incappata nel web in questa petizione contro il cyberbullismo. Vi riporto parte del testo:

Dal mondo del cyberbullismo l’ennesima vittima, si è gettata nel vuoto ed è morta. Lo ha fatto una quattordicenne di Fontaniva. Lo ha fatto perché veniva coperta da insulti su Ask.fm e da inviti al suicidio.

Sempre più ragazzi e ragazze coperti dall’anonimato insultano altri ragazzi e ragazze su questo social.

Restare anonimi quando si scrive è una funzione basilare del sistema Ask.fm, basato sul meccanismo della domanda e risposta. Ognuno ha un profilo personale e c’è uno spazio bianco per porre domande: la casella “Chiedi in forma anonima” è già flaggata.

Ask.fm è semplicemente un luogo dove ognuno può fare quel che vuole, protetto dall’anonimato, e si permette dunque di fare quello che non avrebbe il coraggio di fare a viso scoperto. Ma io penso che non abbia senso essere iscritti ad un “social” e restare anonimi. 

Oggi il 34% del bullismo è online, e dunque viene definito cyberbullismo, ma non per questo è meno grave e causa meno danni psicologici ai più deboli.

 

Il fenomeno della derisione, soprattutto presso gli adolescenti, è diffusissimo. Non c’è aspetto del ragazzo che non venga esposto alla critica, in un momento in cui già ognuno di per sé tende a sentirsi inadeguato, ma alcuni non ce la fanno, e le conseguenze sono estreme.

Ora, io che l’ho vissuto nella scuola di mia figlia vi posso dire, ma che ve lo dico a fare, che una grossa responsabilità di questi fatti ce l’hanno le autorità latitanti: insegnanti e dirigenti scolastici generalmente tendono a o non vedere o ignorare il problema, salvo cacciare poi forse una lacrimuccia da coccodrillo a tragedia e avvenuta, trovarsi rapidamente degli alibi e tornare alla vita di sempre.

Qualcosa però si può fare anche in famiglia. Intanto, tenere aperte le porte della comunicazione con i propri figli. Secondo, affrontare il problema del bullismo anche se il problema non si presenta nella classe di nostro figlio o lui non ne è vittima (prevenire è meglio che curare, armiamoli questi figli con la conoscenza dei problemi!). Nel caso il fenomeno nella sua classe esista, ma non coinvolga lui, non fate l’errore, di invitarlo a non immischiarsi, e a lasciare il compagno solo in difficoltà!

Voi scrivete, scrivete, coinvolgete il centro antibullismo, minacciate la dirigenza scolastica che, in caso di incidenti, saranno ritenuti personalmente responsabili perché a conoscenza dei fatti e negligenti nel contrastarli, usate ogni mezzo a vostra disposizione.

Vi suggerisco un mezzo pacifico ma efficace per smuovere la direzione. A scuola di mia figlia a un certo punto concordammo di non mandare i nostri figlia a scuola per un paio di giorni e, al ritorno, scrivere sulla giustificazione alla voce motivazione “mancanza di sicurezza all’interno della scuola”. Poi, ovviamente, scansionare tutto e mandare ai giornali: il solo annuncio di una tale azione fece smuovere la dirigenza!

Comunque, non fate sentire i vostri figli privi di valore e in balia delle onde, e invitateli a non lasciarci gli altri… Il bullismo è sempre esistito e, purtroppo, anche i ragazzi che si sono tolti la vita a causa della derisione degli altri, non necessariamente cibernetica. Rafforzare il carapece e, soprattutto, rendete i vostri figli persone d’onore, che non tollereranno né ignoreranno!

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24 errori logici conversazione: 5°, Supplica speciale…

fallacie-logiche

Riprendiamo con la serie di argomentazioni fallaci, sempre tratte dal famoso articolo che cito ogni volta.

Siamo arrivati alla quinta (appena!), la Supplica speciale. Vediamo subito di che si tratta.

5. Supplica speciale. Quando la propria tesi viene smentita, cercare di ottenere ragione inventando eccezioni o cambiando il senso della propria tesi iniziale.

Edward sosteneva di essere un sensitivo, ma quando le sue abilità furono messe alla prova scientificamente, magicamente sparirono. Edward spiegò che la gente doveva avere fede nei suoi poteri perché questi funzionassero.

Fonte: http://www.ilpost.it/2014/01/03/lista-fallacie-logiche/

 

Beh, io più che supplica speciale la chiamerei arrampicamento sugli specchi o rigiramento della frittata, supportata da una faccia di bronzo di proporzioni cosmiche. Eppure, sapete che c’è chi ci crede, e gli imbonitori abbondano sul mercato, anche quando continuamente smentiti dai fatti…

Giusto per rompere il silenzio…

chi-sei

In questi giorni, cari amici, sono proprio deconcentrata e dire che ho la testa altrove è dire poco però, per non stare troppo in silenzio, vi riporto le risposte che ho dato sul blog di Vittorio a delle domande da lui rivolte (ma senza nomination, domande poste al miglior offerente, di risposte ovviamente!):

 

1) Vi ritenete persone sensibili? No.
2) In quale periodo storico vi piacerebbe vivere? Nel futuro, se non sarà inquinato.
3) Siete single o fidanzate/i-sposate/i? Single.
4) Siete credenti? Profondamente.
5) Per voi si vive per lavorare o si lavora per vivere? Si lavora per vivere, ma io sono caduta nella trappola che vivo per lavorare!
6) Il vostro motto è…? Fa’ quello in cui credi, e lascia il resto nelle mani di Dio.
7) Il vostro Sabato sera ideale è trascorrerlo con il/la vostra partner (in intimità) oppure con un gruppo di amici (in discoteca, ecc.)? Partner. O da amici con il partner.
8) Quale stato d’animo vi rappresenta meglio? Sereno.
9) Trovate più seducente l’intelligenza o l’attrazione fisica? L’intelligenza.
10) Con quale tipo di connessione navigate su internet (ADSL, chiavetta, wi-fi, ecc.)? Tutto fuorché la chiavetta.

E ora, volete cimentarvi voi?

 

 

Ciao, papà mancato…

Padre-bimbo

Ciao.

Mi dispiace se oggi non hai chi ti fa gli auguri. Se non hai chi ti somiglia. Se non hai qualcuno per cui lottare.

L’hai scelto tu, non io. All’epoca ti sembrava la strada più facile, in fondo mica eri tu ad avere la pancia, a te bastava sparire, o una dichiarazione d’intenti, “Non lo voglio”.

Il problema lo lasciavi tutto sulle spalle a lei, spesso l’hai lasciata completamente sola ad affrontarlo, senza neanche l’aiuto economico: me lo ricordo sai, a scuola mia, che ogni tanto passavano per una colletta, per raccogliere i soldi per una “compagna” che “doveva” abortire.

Va beh, sul “doveva” avrei le mie eccezioni da sollevare, ma certo che non era in una condizione facile. Lei avrebbe dovuto portare in giro il pancione, lei partorire, lei eventualmente, in mancanza di aiuto, rinunciare a studiare, lei si sarebbe dovuta piegare a ogni mestiere per dare da mangiare a vostro figlio: e già, per te era decisamente più facile.

Non so se tu abbia una coscienza o meno, non so se poi hai avuto altri figli – qualche volta sì qualche volta no suppongo – o se hai vissuto di rimpianti ma, tutto sommato, di questa seconda ipotesi dubito assai.

Una volta ti ho conosciuto sai? Conosciuto uno di voi intendo. Studiavi medicina, pensa tu quale incoerenza, pensa tu che schifo. Studiavi in teoria per salvare vite umane, in pratica avevi una donna accanto che hai fatto a pezzi. E lei che ci si faceva fare. Che obbligavi a fare a pezzi i tuoi figli. E lei che lo faceva.

Ma, come si suol dire, se un uomo ti picchia la prima volta è colpa sua, la seconda è colpa tua. Se un animale fa male a un uomo la prima volta è colpa dell’animale, la seconda del padrone.

Insomma, lei rimase incinta, e tu sparisti. Non ricordo se abortì o se era un falso allarme; nel tempo – poiché tu continuasti a tornare a ogni cessato allarme e lei continuò a riprenderti – le situazioni si verificarono entrambe, più volte, ora l’una ora l’altra, e tu ogni volta sparivi, e ogni volta lei ti richiamava a cessato allarme.

Io proprio non la capivo, evidentemente vi meritavate. Io, uno come te, se mai mi fosse capitato, non lo sarei certo andata a ricercare, la prima fuga sarebbe stata sicuramente pure l’ultima.

E invece voi siete abituati così, che le donne vi tolgono le castagne dal fuoco, che contribuiscono a deresponsabilizzarvi ancora più di quanto non abbiano fatto le vostre sciagurate madri.

Le donne, abbandonate che siano oppure semplicemente di fronte a una manifestazione di rifiuto, “Devi abortire”, “O me o il bambino”, “Non lo voglio”, si caricano tutto il peso, vi sollevano da ogni responsabilità fisica e psicologica: suicide!

Persino con la 194, che tante femministe ritengono una grossa vittoria, viene sancita l’estraneità dell’uomo alla vicenda, sottolineando il suo non diritto a intervenire: stolte, davvero l’ufficializzazione della sua deresponsabilizzazione è da ritenersi una vittoria?

Comunque, caro uomo, ringrazia (oppure no…) di non avere incontrato me sulla tua strada. Perché io, il figlio, me lo sono tenuto. E oggi  quel padre-per-sbaglio mi ringrazia, ha una figlia che lo adora, lo idolatra, ed è il bene più grande che ha al mondo.

Perché io le castagne dal fuoco non gliel’ho tolte. E lui ha imparato a cucinare.

Bella porcona mia!

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Ieri sera con un mio amico (sempre lo stesso, con cui passo la vita a discutere dei massimi sistemi) si parlava di mogli schizzinose (dice lui) che rifiutano al marito di tutto e di più, e poi si lamentano che i mariti si rivolgono, come dire, al mercato estero; che poi, sostiene sempre lui, chi sono queste cui il marito insoddisfatto si rivolge per poter dare libero sfogo all’aspetto ludico della questione? Ma le mogli di altri uomini naturalmente, che all’interno delle mura domestiche fanno tanto le pudiche, mandando in bianco il legittimo consorte, e poi fuori si scatenano. Ora, voi ci credete a questa storia? Io, francamente, no.

Mi dice anche che certi uomini, nel segreto del talamo, non se la sentono proprio di fare proposte alternative per paura della reazione della propria moglie, o per un inconscio timore di un rifiuto scandalizzato, peggio ancora se seguito da uno sputtanamento familiare, oppure perché sono proprio loro che si sentirebbero di violare la candida sposa nel proporre una giocosità un po’ più spensierata (‘mazza come lo dico bene!  😆 ).

Io credo invece che si cresca insieme e che sia bello crescere insieme. Che il valore unitivo del rapporto non escluda l’aspetto esplorativo, e che se a un “famolo strano” del tipo “invitiamo la vicina di casa” la moglie potrà pure rispondere no tutta la vita, o preparare direttamente le valigie allo sfrontato consorte, ciò non esclude che la coppia possa librarsi in volo e raggiungere alte quote, con tanto di spettacolo pirotecnico.

Insomma, ricordo una volta una signora, una tipa tranquilla e serena (e di una certa età…) che, parlando di suo marito, mi disse che magari era il meno bello di quelli che la corteggiavano, ma certamente il migliore e quello che l’aveva resa felice. Certo, continuava a raccontare, non era il tipo, come a lei sarebbe invece piaciuto, che l’acchiappava con irruenza dicendole “Vieni qua, bella porcona mia!”, ma era stato decisamente un buon compagno.

Ecco, sono passati anni da quell’incontro, ma pensare a quella dolce signora, che avrà avuto all’epoca intorno ai sessanta, sessantacinque anni, che rimpiangeva la mancata irruenza del marito, mi dà buon diritto di credere che anche gli uomini si perdono, per pregiudizio e infondati timori, l’occasione di un’ulteriore gioia e condivisa gaudente felicità.

24 errori logici conversazione: 4°, Argomento ad hominem…

fallacie-logiche

Continuiamo ad esaminare i vari passi dell’ articolo sulle argomentazioni fallaci, che mi sembra che abbiano suscitato il vostro interesse. Siamo arrivati alla quarta fallacia, secondo me la più odiosa (oddio, tra tutte quante… ognuna in cui incappo mi sembra la peggiore!). E’ un metodo insidioso, lo abbiamo visto tante volte nei film che trattavano di processi, lo vediamo ogni giorno in politica… screditare il teste, screditare la persona.

La persona ha ragione? Dice cose giuste, e quindi è pericoloso per la nostra causa? Dimostriamo che non è persona degna di credito, miniamo alle radici la sua attendibilità, rendiamola un buffone la cui parola non vale niente.

Anche se queste possono essere il regno dei politici, manager e imbonitori, qualcosa secondo me lo ritroviamo anche nella nostra quotidianità, adottato a livello più o meno cosciente, in buona o cattiva fede.

Stiamo parlando dell’argomento ad hominem.

4. Argomento ad hominem. Obiettare alle argomentazioni di qualcuno senza rispondergli nel merito ma attaccandolo personalmente, con lo scopo di indebolire la sua posizione.

Dopo che Sally aveva presentato un eloquente e convincente ragionamento in favore di un sistema fiscale più equo, Sam chiese al pubblico se si fidasse di una donna non sposata, che era stata arrestata in passato e che aveva un odore un po’ strano.

Fonte: http://www.ilpost.it/2014/01/03/lista-fallacie-logiche/

Oddio, quest’argomentazione è un po’ debole, ma è facile cogliere in fallo qualsiasi persona, e con un’opportuna strumentalizzazione delle varie situazioni è possibile confondere le acque e spostare l’attenzione dalla validità delle sue parole al dubbio dell’attendibilità personale.

Anche questo altro sistema è molto usato nella realtà (ma che vuoi che ne sappia quella, ha la quinta elementare/non ha mai messo il naso fuori casa, etc. etc. etc.).

Il tempo poi sarà pure galantuomo, ma il tempo ha i suoi tempi, che non sono i nostri…