Ma quale motivazione?

Ogni giorno è più difficile andare al lavoro. L’atmosfera da me è avvelenata e, a mio parere, tanti certificati che arrivano, tante defezioni, sono di gente che la mattina si alza e capisce che proprio non ce la fa, non ce la farà ad aggiungere alla propria vita un’altra giornata così.

Ricordate la persona con cui discussi? Mi sono sempre rifiutata un “chiarimento”, un “accomodamento”, che forse secondo qualcuno sarebbe opportuno, ma uno arriva pure a un certo punto della propria vita a capire che il proprio tempo è prezioso, e non lo vuole sprecare con chi non lo merita.

La mia soglia di sopportazione è generalmente alta, io sono quella che capisce i momenti, le situazioni, si mette nei panni degli altri, contestualizza… io sono quella che non se ne va mai (ma mai dire mai!), che non si sognerebbe mai un bel giorno di sparire dalla vita di chicchessia così, senza rispondere neanche più al telefono, taglio netto, senza una parola e senza un perché. Lo fanno, lo fanno, in tanti, in troppi, ma io no, io questo non lo faccio.

Tutto però ha un limite. Qui non si tratta di quello che una persona ha fatto, ma di quello che è: una volta che io ho un’opinione di una persona, precisa, circostanziata, inossidabile, e questa opinione non è certo esaltante, di che cosa dobbiamo parlare? Che cosa dobbiamo chiarire, quello che da vent’anni vedo coi miei occhi e sento con le mie orecchie? Grazie, non ne ho bisogno.

E poi, la persona in questione è stata giustamente definita “Il dottor Jekill e Mr. Hide”: io posso pure chiarirmi con Jekill, che tra le altre cose è una persona amabile, ma poi all’improvviso esce Hide, e ti massacra: non è possibile tenere lontano mr Hide, sono inscindibili, come si suol dire “un pacchetto”, prendere o lasciare. E io ho lasciato.

Mi alzo ogni mattina, chiedendomi come cambiare vita (in meglio, s’intende), e come un automa mi alzo, mi vesto, esco, e vado. D’altra parte, i soldi a casa li devo pur portare.

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35 thoughts on “Ma quale motivazione?

  1. Ci sono giorni così….e anche persone, l’ambiente di lavoro è vario, le persone sono diverse e non si può andare d’accordo con tutti…….. Comunque bisogna farsi coraggio e affrontare il lavoro, che soprattutto in questi tempi, è un lusso 🙂
    Buona giornata e buon fine settimana.

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    • E no Silvia, con questa storia che c’è la crisi e ci dobbiamo tenere stretti il lavoro dovremmo passare una vita in ginocchio, o in alternativa piegati a novanta gradi portandoci la vaselina da casa, e ogni tanto chiedendo scusa per aver detto “Ahio!”: no, guarda, non fa per me, le ginocchia mi fanno troppo male, e figurati se mi riesco a piegare!

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    • Certo il lavoro bisogna tenerselo stretto ma questo non vuol sicuramente dire sopportare tutto e piegarsi per niente, questo dipende da ogni singola persona, c’è chi lo fa abitualmente anche nei tempi migliori. Lavorare non significa sottomettersi, significa fare il proprio dovere e basta!

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    • ….e mettersi in malattia o non presentarsi per malumori vari non lo intendo esattamente come fare il proprio dovere…..

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    • Io capisco le mie colleghe in malattia, anche la psiche si ammala, e qui veramente l’aria è mefitica: non parliamo di malumore, parliamo di situazioni psicologicamente inaccettabili. Io stessa una mattina mi sono svegliata praticamente paralizzata, non ce l’ho fatta e basta. Per il resto, faccio anche più del mio dovere, te lo assicuro, faccio il mio e riparo spesso e volentieri i danni altrui.

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    • questo sicuramente, non parlavo di questi casi….ma di quelli che “ci marciano” ed ogni occasione è buona per starsene a casa….e da me ce ne sono 😉
      A parte questo penso che farsi rispettare, con i dovuti modi, sia necessario e indispensabile, poi magari ci si fanno dei nemici, ma subire qualsiasi angheria sia dai colleghi che dai superiori vuol dire solo rovinarsi la salute

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  2. Opinione condivisibile.
    Anche io ormai trovo lungo andare tutti i giorni in ufficio, diciamo che cerco di compensare con un sacco di interessi diversi e non regalando neanche un minuto dopo le otto ore.
    Gli stronzi ?
    Quelli ci saranno sempre, quindi cerco di consolarmi con la storia del Karma: quello che semini, un giorno o l’altro raccoglierai.

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    • Me lo auguro. Oddio, questa è abbastanza sfigata, ma lei sfrutta pure questo per evitare di prendersi le sue responsabilità. La tua posizione al momento credo sia la più opportuna, in attesa di crearsi uno spazio migliore.

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  3. Sono passata a leggere ed a ringraziarti per il suggerimento di andare a leggere il post di Sara. GRAZIEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!! Ecco se oggi è stata una giornata pesante per te, dopo questo mio grazie lo sarà di meno. Inoltre guarda fuori dalla finestra, ovunque tu sia, splende il sole a Roma.

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    • Ti ringrazio, cara Lucetta, per il nobile tentativo, ma la giornata è stata pesante, nel senso che è stata pure una giornata scema, e meglio che non mi affacci alla finestra, visto che ci sono le sbarre…

      Bello il post di Sara, vero? E dovresti leggere il libro che ha scritto a quattro mani con suo marito, che contemporaneamente spezza il cuore e accende alla speranza. Non credo sia stato ancora pubblicato, ma quando lo sarà ti consiglio di leggerlo, sarà un buon amico! 🙂

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  4. Cara Diemme, fortunatamente il mio ambiente lavorativo è discreto. Oddio, fosse per me licenzierei in tronco quelle due tre persone, non foss’altro per il motivo che reiteratamente si dimenticano di CREARE UN AMBIENTE FATTIVO E DI COLLABORAZIONE COI COLLEGHI, come è ben scritto sul loro contratto di lavoro. Tuttavia, siccome che il Niko è un mero dipendente, non ha questo potere legittimo, indi, “ciccia” come si dice qui a Mantova (cioè: nulla, non ci si può fare nulla).
    Concordo con il NON SORRIDERE a chi non se lo merita, il saluto basta, direi!
    Un abbraccione, ti penso 🙂

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    • Caro Niko, l’ambiente collaborativo lo creano le persone intelligenti e sicure di sé, che non temono la concorrenza. Certe altre persone invece sono piccine e rosicone, e in ufficio mettono in atto i loro mezzucci da quattro soldi. Hanno un atteggiamento ostile, ipercritico, che io posso pure pensare sia una manifestazione d’insicurezza e che denigrano gli altri per un atteggiamento di difesa, però i danni li fanno. Ora, o c’è un capo che sa gestire queste dinamiche (e, sottolineo, io sono stata un capo così, e i risultati sono sempre stati eccellenti), oppure non c’è, e allora è caos (dico caos per usare un eufemismo, leggi “siamo nella m—-“).

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    • Sì, concordo appieno che per creare un buon ambiente lavorativo serve un minimo e ribadisco minimo di intelligenza ed aggiungerei anche umiltà.. che spesso manca! Il massimo poi è quando ci affibbiano colpe per cose che non abbiamo mai fatto o colmo dei colmi, per cose che sono state fatte in giorni in cui non eravamo al lavoro!!
      Che nervùs..

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    • Rimane sempre il fatto che mentre una calunnia ha già fatto il giro del mondo la verità si sta ancora mettendo le scarpe, e quindi anche l’essere nel giusto a volte è un’arma spuntata…

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    • Mio padre non ha avuto soddisfazione in questa vita… e lui era veramente un giusto, oltre che una persona di grande intelligenza, grande abilità, onestà, senso del dovere, ma prima di tutto era di un altruismo sconfinato, viveva per gli altri, laddove per “gli altri ” s’intenda davvero chiunque o quasi!

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  5. Sollevi un genere di problematica che credo moltissime persone vivano nella propria quotidianità.
    Colleghi insulsi e pronti a qualsiasi tipo di nefandezze, responsabili incapaci o totalmente disinteressati nel gestire le persone… Anche cambiare lavoro, inteso come azienda, spesso non porta a niente ma uno valuta, ci prova e spera.
    Il problema è appunto trovarlo un altro lavoro…

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    • Carissima, qui non ci vuole coraggio, ci vuole resistenza!!!

      Confido sempre nella vincita nella lotteria (anche se non compro biglietti) e nel miliardario che mi si sposi e mi porti via (anche se difficilmente metto il naso fuori casa, e ben poche occasioni do alla vita! 😉 ).

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