Archivio | 15 febbraio 2014

Io e la gente (e non la gente e io, come direbbero gli inglesi)

segnale_incivile

Passate la sdolcinatezze e i rimpianti di San Valentino ritorno a essere la sana jena che sono, sempre in guerra con il prossimo (io amo l’umanità, è il vicino di casa quello che non sopporto 😆 ).

Come oramai sapete bene, gran parte della mia vita si svolge sugli autobus. Diciamocela meglio, gran parte della mia vita la trascorro a correre, e correre sugli autobus non è proprio il massimo dell’efficienza.

Molta della gente che viaggia in autobus  oltretutto ha delle caratterestiche insopportabili. Per esempio, tra la fauna viaggiatrice si incontra sovente:

1) gente che non si rende conto di essere in autobus, e pretende spazio intorno a sé, posto a sedere e corsa veloce possibilmente senza soste intermedie. Ecco, a queste tutto sommato mi basterebbe far notare che sulla vettura c’è il numero di una linea e non la scritta taxi.

2) gente che si mette davanti alla porta, magari con le cuffiette nelle orecchie per essere ben sicura di non essere raggiunta dalle richieste dei passanti, e quando la porta si apre rimane piantata là, tipo due ante di un armadio, sorda agli imploranti “permesso, permesso!” della gente che deve scendere. Esiste la loro controparte esterna e cioè:

3) quelli che alle fermate si piazzano sul marciapiede davanti alla porta dell’autobus, e appena questa si apre fanno muro in modo da impedire alla gente di scendere (io, in quei casi, non avete idea di che spintoni e che poderose culate che do, tanto per chiarir loro le idee sul fatto che prima devono fa scendere, e solo dopo possono salire).

4) gente che, quando è entrata e l’autobus è pieno, non ci pensa per niente a fare un po’ di spazio per far entrare anche gli altri. Vedono poveri disgraziati che hanno aspettato mezz’ora, magari al freddo, al sole o sotto l’acqua, devono assolutamente prendere l’autobus – per raggiungere il lavoro o che, e se ne stanno impalati senza fare il minimo sforzo per fare un po di posto agli altri anzi, beandosi della posizione di privilegio per allargarsi ancora un po’ di più (quando si dice “Pancia piena non pensa a quella vuota”!).

Fuori dall’autobus le cose non vanno meglio. Mettiamo in un condominio, o anche in un ufficio, all’ascensore. C’è gente che, ferma al piano, tiene aperta la porta dell’ascensore continuando a chiacchierare, non solo infischiandosene di chi lo sta aspettando negli altri piani, ma a volte anche infischiandosene di chi, ancora dentro, deve continuare il suo viaggio. 😦

Tornando all’autobus c’è una categoria che davvero non capisco (e mi irrita): quelli che, di fronte a un autobus vuoto, ti spintonano, ti superano, riescono a entrare prima di te, dopodiché si fermano, impedendo a tutti quelli dietro di entrare e, mentre guardano indecisi tutti i posti liberi, lasciano che la gente che entra dalle altre porte te li occupi praticamente tutti: di fatto, un altro muro umano.

A tutti questi si aggiungono quelli che comunque, ovunque, bloccano i passaggi, si mettono di traverso nelle corsie del supermercato, davanti ai tornelli in ufficio, davanti alla porta d’ingresso negli uffici pubblici, ovunque.

Infine, sempre nella categoria “esisto solo io”, vogliamo non volgere un pensiero ai parcheggiatori selvaggi, che ti impediscono di rientrare nella tua macchina perché ti hanno chiuso la portiera parcheggiandoci a filo, che bloccano i passaggi dei disabili, che si mettono in seconda e terza fila bloccando il normale flusso della automobili, etc. etc. etc.?

E voi, avete qualche categoria da aggiungere ai su descritti incivili?