Movimento per la Vita, andiamo avanti

Sirena con feto esterno

Continuano gli incontri per entrare a far parte del Movimento della Vita, o meglio, del Centro di Aiuto alla Vita.

Parlo con una mia amica, psicologa, che anni addietro, nella sua Sicilia, provò a farne parte. Credo non si sia trovata d’accordo con i metodi, forse psicologicamente coercitivi, più basati sul senso del peccato che su un approccio alla vita più gioioso, fiducioso, rispettoso della vita, confidente in essa, e quindi per questo anche grintoso.

Credo – spero – che dall’epoca i tempi e le mentalità siano cambiate. Oggi l’approccio è diverso, non mi sembra che sia la “colpa” della donna, ma la sua difficile situazione, e forse lo smascheramento dell’inganno sociale da cui tutti siamo permeati, da cui tutti siamo inquinati: far passare per diritto un delitto, con una sostanziale banalizzazione della vita, anche di quella della donna.

Ora, ci sono cose con cui posso essere d’accordo: il figlio che una donna ha in grembo è un figlio, un bambino, una persona. Altre cose mi sembrano “ricami” che si vogliono far passare per scientificamente dimostrati, cosa che non è: il naturale istinto materno della donna, per esempio. Io non ho nessuna difficoltà a credere che ci siano donne che questo istinto non ce l’hanno, e nessuno può obbligarle d’ufficio ad averlo.

Non credo neanche che “tutte” si pentano dell’aborto: molte sì, forse persino “quasi” tutte, ma “tutte” è una parola grossa. Vero è che nessuna fra quelle che conosco che ha deciso diversamente, e il figlio l’ha messo al mondo, si è pentita di averlo fatto.

A questo proposito ci è stata raccontata una storia dolcissima, del ripensamento in extremis di una donna che si è alzata dal lettino dove era già pronta per l’intervento e se ne è scappata così com’era, col camice verde addosso. Oggi ha una bambina di sei anni, e afferma che l’unico suo rammarico è di non aver trascinato le altre donne con sé.

Questi miei sono appunti un po’ confusi, impressioni buttate giù in fretta, non un resoconto preciso e dettagliato. Nell’ultimo incontro comunque abbiamo esaminato il testo della 194 e davvero, è una legge colabrodo, che alla fine non afferma niente e, mascherata da tutela della maternità, è l’espressione lampante di uno stato Ponzio Pilato che non previene, non sostiene, lascia la donna abbandonata a se stessa, al massimo con un certificato in mano e l’onere di andare a cercare un ospedale in cui il “percorso” possa essere portato avanti.

Nessuna reale opera di prevenzione dell’aborto, sostegno per una decisione diversa e, preventivamente, educazione sessuale e alla contraccezione: solo un’autostrada verso il baratro dell’aborto.

Alla prossima!

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24 thoughts on “Movimento per la Vita, andiamo avanti

  1. Ti metto un I like convinto. Bell’articolo! Mi piace che tu sottolinei che ci deve essere tutto un lavoro di educazione alla sessualità matura e consapevole. Forse agendo prima si eviterebbero tante maternità indesiderate. Penso alle ragazzine che diventano mamme a 12 anni o poco dopo. E per tante che diventano mamme ce ne saranno molte di più che prendono decisioni drastiche. Bimbe madri di bimbi. Brrr. Certo non è solo un fenomeno adolescenziale e questo è ancora più grave. Ormai siamo tutte informate, dove non arrivano altri sistemi, arriva internet, eppure sembra che si vada come dilettanti allo sbaraglio.
    Comunque se mi trovassi in quelle situazioni e mi si approcciassero facendo leva sulla fede etc, non gradirei. Mi si convincerebbe con ben altri argomenti molto più concreti.

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    • Io credo che viviamo in una società stravolta dove, insieme alla famiglia e ai valori d’altri tempi, è crollato anche il rispetto per se stessi. Abbiamo permesso al consumismo, anche dei corpi e dei sentimenti, di trasformarci in cose, e questa l’abbiamo chiamata liberazione.
      Non è solo questione d’informazione: purtroppo ci sono popolazioni, e strati di popolazione, dove non arriva internet (pensa alle straniere smarrite che arrivano in italia, non conoscono la lingua, non hanno documenti, non sanno dove sbattersi la testa!).

      Il problema della gravidanza rischia di essere banalizzato su entrambi i fronti, quello che lo risolverebbe con l’aborto, sempre e comunque, senza considerare né cosa esattamente sia né le mille implicazioni, ma pure su quello che ti dice che la vita è bella, e potrebbe trascurare il fatto che non è bella per tutti e quella madre davvero potrebbe essere in condizioni drammatiche. Ricordi quella blogger che ci raccontava di militanti del Movimento per la Vita che andavano sventolando davanti alle donne che avevano abortito i vestitini da neonati chiamandole assassine? Ti pare il modo?

      Oggi mi viene detto che donne che hanno avuto questa esperienza fanno parte delle volontarie, tentando in questo modo di riscattare il loro dolore e di evitare ad altre donne di passare lo stesso dramma che hanno sofferto loro: questo mi pare un approccio totalmente diverso, e molto più costruttivo.

      Io credo che ogni donna debba partire dal concetto di essere sacra, e che il sesso è una cosa importante (la ginnastica, eventualmente, si può sempre fare in palestra). Quando una donna si sentirà importante, saprà che anche suo figlio è importante, e l’accettarlo, con tutte le difficoltà che comporta, diventerà un fatto naturale.

      E poi, cominciamo a considerarli questi padri: anche loro devono capire di essere importanti, e quella terribile legge che li esclude, che li considera piselli di passaggio senza alcun diritto – e senza alcun dovere -, deve essere ignorata per scelta.

      Un figlio si fa in due, si accoglie in due, si cresce in due, ma con il vantaggio che anche uno, alla bisogna, può bastare, che sia la madre o che sia il padre.

      Ho visto padri disperarsi per quel figlio che la loro donna andava ad abortire senza il loro consenso, quel loro bambino, quel pezzo di loro, per proteggere il quale non potevano fare niente perché la legge non glielo consentiva, perché la legge decideva che loro erano i grandi esclusi: e quale enorme incoerenza che siano esclusi se lei vuole abortire, ma siano obbligati al mantenimento se invece lei il bimbo lo vuole! Ma insomma, questi uomini, contano o non contano? Ce l’hanno voce in capitolo o no? E’ civile una legge che li degrata da esseri umani, da genitori con tanto da dare, a meri portafogli? Gli uomini sono persone, i padri sono padri, non bancomat!

      Torno, ho una cosa da aggiungere.

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    • Ti ho promesso di tornare che volevo aggiungere una cosa, ma non ricordo più cosa…

      per la mia distrazione da giovani mi dicevano “sei innamorata”, oggi i commenti sono meno lusinghieri…. 😆

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  2. Ciao Dm, mi piace molto ciò che hai scritto e non aggiungo altro, perchè fermamente convinto che in questo argomento noi uomini siamo e saremo sempre abbastanza inopportuni. Un abbraccione

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    • No invece, non siete inopportuni, siete parte in causa. Questo sentirvi inopportuni, questo averci convinto che un figlio sia un problema solo della donna, è un’altra aberrazione di questa società. Un figlio è figlio di due persone, e mentre prima non era giusto che fosse solo l’uomo a decidere, compreso come e quando ingravidare una donna, oggi non è giusto che la donna lo escluda, perché lui è il padre, e un padre è una persona importante.

      Ferma restando che considero l’aborto un delitto, considero riprovevole e discriminatorio nei confronti dell’uomo che questo possa considerarsi escluso da qualsiasi decisione, come se quell’essere che sta nascendo (pardon, che si sta formando) non fosse anche sangue del suo sangue e piume delle sue piume, non fosse figlio suo, 23 cromosomi suoi, magari coi suoi occhi o il suo talento per questo o quello.

      Un abbraccio a te.

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    • Ti ringrazio per la spiegazione precisa, ma in concreto di fronte a gravidanza indesiderata e al non accordo tra il padre e la madre cosa succede? Chi verrà tutelato ed assecondato?
      -Scenario 1: Il padre non vuole un bambino, la madre sì
      -Scenario 2: la madre vuole abortire , il padre vorrebbe tenere il bambino.

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    • Niko, credo di non essermi spiegata. Tutti i discorsi se avere o no il bambino vanno fatti prima, sono accordi che vanno presi dalle due persone e, come per ogni altra decisione, vanno valutate tante cose, e forse vince il più forte, o chi lotta di più per il suo desiderio, ma questi non sono problemi di chi è al di fuori della coppia.

      Quando il bambino invece già c’è (e l’assurdo è continuare a parlarne come se lui ancora non esistesse), non c’è nessuna decisione da prendere, nessuna decisione da assecondare, né del padre, né della madre: lui c’è, e l’unica via percorribile è aspettare nove mesi, e intanto organizzarsi.

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    • Io non sono solita abbracciare partiti, frequento tutti e ascolto tutti, quindi mi capita piuttosto spesso di ascoltare le due campane su un sacco di questioni, e di vedere le cose da entrambi i punti di vista: poi le mie idee ce le ho e anche spesso belle chiare, non ho nessun timore a prendere posizione, ma certo non vedo tutto bianco o nero, mi dissocio ma senza puntare il dito.

      Grazie dei complimenti!

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    • Bellissimo che la suora non abbia abortito, che abbia ammesso di non aver resistito alla tentazione (una suora è un essere umano) e che abbia deciso di tenere francesco con sè.

      Un like convinto per il tuo post e relativi commenti.

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    • Grazie! Ne ho conosciuta un’altra di (quasi) suora che non ha abortito, ma la sua storia è ben diversa.
      Originaria del Congo, stava venendo in Italia per farsi suora. Mi raccontano che all’aeroporto stesso sia stata violentata, e in seguito rimasta incinta. Accortesi della sua situazione, le suore… l’hanno cacciata via! Ah, quando si dice testimoniare la fede, aiutare il prossimo e agire in nome di Dio! 😯

      Lei, nonostante tutte queste avversità, e nonostante non abbia mai voluto il bambino, fedele ai suoi principi ha portato avanti la gravidanza, per poi dare in adozione il bambino. Non c’è stato nulla da fare per farla tornare sui suoi passi e tenere con sé il bambino: quel bimbo, ricordo di uno stupro e involontaria causa della sua cacciata dal convento, lei proprio non l’ha voluto.

      Però non gli ha negato la vita.

      Il bambino sarebbe stato prontamente adottato da una famiglia che lo voleva e che lo avrebbe amato, e spero che pure quella coraggiosa mamma abbia alla fine trovato la sua strada e la sua felicità.

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  3. Diemme… sai cosa sarebbe veramente interessante? Avere le statistiche.
    Perché con le statistiche in mano si potrebbe dire se la 194 è stata un “successo”, andando a risolvere situazioni di gravidanze difficili (per i più svariati motivi) …. o un fallimento, diventando un cinico modo per non assumersi responsabilità. Sono convinta che sia vera la seconda e quindi si va contro lo spirito delle 194, in quanto la 194 non è uno strumento di controllo delle nascite. L’obiezione di coscienza si fonda soprattutto su questo, sul fatto che moltissimi dottori non ci stanno più a dire che l’interruzione della gravidanza è necessaria perché evita turbe… è una menzogna.Avessimo le statistiche potremmo dire quante volte l’aborto è stato “terapeutico” per donne di media-alta cultura e media-alta condizione economica. Che comunque sul tavolo delle mammane non ci sarebbero finite in ogni caso!
    Io sono contraria, profondamente contraria all’aborto. MA non in assoluto. Non posso imporre ad una donna abusata di avere il figlio del suo carnefice. Non posso imporre a una dodicenne di diventare madre, come non posso imporre di non diventarlo. Purtroppo gli aborti di cui sono a conoscenza sono soprattutto di donne che… non c’hanno pensato, che avrebbero pure potuto tenere il figlio ma… non era in programma.
    Non poter imporre, per legge, che qualcuno abbia un figlio, non significa, però, non mettere in atto ogni strumento possibile perché quel figlio nasca.
    Per questo credo che la 194 sia una buona legge, è l’applicazione che è brutale, che ha dato licenza di uccidere.

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    • Statistiche? Esiste un detto che recita: “Esistono tre tipi di bugie: le bugie, le grandi bugie e le statistiche”.

      Proprio durante questo corso hanno sottolineato che, ai tempi in cui si voleva far passare la legge sull’aborto, si gonfiarono talmente tanto le cifre che il numero delle donne “costrette” ad abortire risultava praticamente essere pari a quello di tutte le donne in età fertile.

      Un tizio che io conoscevo fu secondo lui costretto a firmare per l’aborto dalla sua amante che dichiarò d’essere incinta, perché invece lui, in realtà, sarebbe stato contrario: bel mascalzone, sei contrario se nei guoi ci sono gli altri, ma se ci sei tu sei pronto a firmare per avere una legge che ti tolga dai guai!

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  4. sai come la penso sull’aborto e che secondo me dovrebbe esserci una riforma sulla famiglia che davvero sia adeguata a tutelare tutti, genitori e figli. d’accordo l’aborto in specifiche situazioni gravi, ma un’educazione sessuale dovrebbe almeno diminuire di una considerevole percentuale non tanto le gravidanze indesiderate, quanto proprio l’attività sessuale in un certo arco temporale. tu forse sei stata cresciuta come lo è stata mia madre e lo sono io ora. con la paura che l’atto sessuale è una cosa così importante, così fondamentale da essere compiuto solo quando davvero ci si sente pronti. ovviamente mia madre è per la verginità fino al matrimonio, ma io credo nella sessualità quando ci si accolli ogni responsabilità e non si scredita un atto di amore e di piacere. sai cosa dice sempre mamma? chi sbaglia paga, era la frase che le ripeteva mia nonna quando lei era adolescente. tu vai a letto con uno e te ne assumi tutte le conseguenze, figlio compreso. ora questa frase risulta un pò fuori luogo. è bello avere una sessualità responsabile senza attendere il matrimonio che sembra un pò legalizzare un atto spontaneo, ma incutere un pò di paura a figli di 14, 15, 18 anni la cosa è diversa. oggi vedo sempre più mamme che accettano figlie giovani gravide e sono disposte ad accoglierle anche se il padre le ha abbandonate. un tempo forse sarebbero state emarginate dalla società e marchiate come “poco di buono”. ecco. L’apertura verso l’accoglienza e l’accettare situazioni che “purtroppo” sono capitate è un buon segno per la società moderna. non vedo perchè se una famiglia accetta una gravidanza fuori dal matrimonio si debba ricorrere all’aborto. in fondo molte adottano questo metodo proprio per non sfigurare agli occhi della società, quando la stessa società è cambiata.
    poi una volta ti scrissi che l’atto sessuale è una responsabilità e, a prescindere se uno è credente o meno, sarebbe meglio spendere 5 euro in profilattici che non in un pacco di sigarette. ecco, forse c’è la convinzione che l’atto sessuale si possa scientificamente controllare, che tutto va bene, che non ci saranno rischi, quando è stato dimostrato che anche con l’uso della pillola, in certi casi, il rischio gravidanza sussiste.
    poi sulla legge. ti ho detto che sarei a favore dell’abrogazione della l. n. 194 solo quando aboliranno il diritto del padre a non riconoscere il figlio. come avviene nel matrimonio il cui riconoscimento è automatico e il disconoscimento è un’azione esperibile solo in un arco temporale limitato. magari nel caso di convivenza more uxorio o di un’avventura, obbligare il padre al test del dna anzichè tutelarlo per via della privacy sarebbe un giusto contraccolpo all’abrogazione dell’aborto. che poi le basi sulla tutela dei principi ci starebbero pure. la privacy sarebbe controbilanciata dal diritto del figlio alla vita, in primis, e ad avere una famiglia, di cui un padre!

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  5. ciao Diemme, mi sa che dissentiamo un bel po’, non tanto sul fatto che sia giusto portare avanti una gravidanza anche in condizioni difficili, ma sul fatto che l’aborto nei primissimi mesi sia un delitto, però queste sono considerazioni personali, basate anche su diverse convinzioni etiche-religiose. Su una cosa siamo d’accordo, che l’aborto sia un male, però le statistiche dicono che da quando c’è la Legge 194 gli aborti sono diminuiti costantemente, mentre prima si abortiva lo stesso, “clandestinamente”, o meglio pagando lautamente i medici, come penso saprai anche tu (io la questione la conosco molto bene, visto che mia mamma decise con il solo supporto di mio padre di tenermi, entrambi minorenni e mio padre disoccupato, nonostante, e si era negli anni ’70, rifiutando di abortire cosa che era al tempo facilissima, bastava pagare)

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    • “da quando c’è la Legge 194 gli aborti sono diminuiti costantemente”: vorrei tanto sapere come si fa a sapere con certezza quanti fossero gli aborti prima della 194, da dove nasce il preciso e puntuale censimento degli aborti clandestini!

      Tu ti dichiari d’accordo, o quantomeno non in disaccordo con l’aborto, eppure tu sei la prova vivente che una gravidanza può essere portata avanti anche in un contesto che sembra ostile! Ora, mi pare che tu te la passi bene e, per quanto mi è dato di sapere, i tuoi genitori pure: nessuna vita rovinata dall’aver portato avanti la gravidanza!

      Tornando alla millantata diminuzione degli aborti, a parte le cifre tirate fuori da non si sa bene dove e gonfiate per propaganda, non dimentichiamo che oggi ci sono gli aborti chimici, la pillola del giorno dopo e la RU486,e quindi non credo si possa davvero sostenere con cognizione di causa che le interruzioni di gravidanza siano diminuite.

      Sono diminuite, probabilmente, le donne morte per aborto, e questa è una conquista non da poco: è per questo, e solo per questo, che io la 194 la sostengo, discutibile, perfettibile ma sicuramente meglio del far west della clandestinità.

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  6. io sono contro all’aborto ( non mi sono mai messa nelle condizioni di abortire ) però penso che sia una scelta personale di ogni singola donna.
    Lo vedo anche in maternità : ho preso il mio ruolo di madre in modo molto positivo e felice, conosco donne che hanno un contesto buono come il mio e sono stressate o afflitte dalla depressione post partum.
    Quando sono rimasta incinta l’ho sentito ed ero emozionantissima e contenta sin dalle prime settimane ( sottolineo che io ho cercato mia figlia, però ), ci sono donne che non si emozionano nemmeno alla nascita del loro bambino.So di donne che non sviluppano mai un legame con il loro figlio, nemmeno con il tempo!
    Secondo me il vero problema è che moltissime coppie e singoli individui non utilizzano gli anticoncezionali e considerano l’aborto una soluzione.
    Detto questo, se una donna viene violentata e non vuole tenere un figlio frutto della violenza, penso abbia tutti i diritti di interrompere la gravidanza.
    E’ troppo individuale come scelta per poter essere giudicata.
    Abolire l’aborto per me, è sbagliato, in quanto aumenterebbero solo gli aborti clandestini e si impedirebbero legittime scelte.

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    • @larosaviola: perdonami, ma non ne posso più, ogni volta che si parla dell’aborto, della storia dello stupro e del bimbo gravemente disabile (che tu qui non hai nominato, ok, sto parlando in generale): sappiamo benissimo, quando parliamo di aborto, che parliamo proprio di quella categoria che tu pure hai citato scrivendo: “Secondo me il vero problema è che moltissime coppie e singoli individui non utilizzano gli anticoncezionali e considerano l’aborto una soluzione”.

      Io non ho nulla contro le coppie che non vogliono figli: non li facciano, è così facile!

      Oggi una mia amica che insisteva a difendere l’aborto puntava sull’errore di percorso, sul preservativo bucato: ok, sarei tanto curiosa di sapere a quante ammontano le gravidanze indesiderate dovute a preservativi bucati, e vediamo se il problema è quello.

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    • Ma perché è un omicidio ovviamente, e fatto quasi con la leggerezza con cui si prende un cappuccino al bar, perché cercano di nasconderlo che è un bambino, cercano di negare che questo diritto di vita e di morte su un altro essere non ce l’abbiamo, e quando poi la donna l’ha fatto, l’ha fatto, e non si può tornare indietro. Può darsi che appartenga a quella schiera (credo sparuta) di donne che non si renderà mai conto di quello che ha fatto e non se ne pentirà mai (se poi c’è un aldilà, se c’è un dio, io questo non lo so, ma certo che potrebbe pure esserci), ma potrebbe appartenere all’altra schiera, di quelle che in quel momento stesso, o poco dopo, o dopo anni, realizzeranno quello che hanno fatto, e non se ne daranno pace.

      Ci sono donne, e questo non solo te lo posso assicurare, ma posso assicurarti altresì che ci sono pure uomini nella stessa situazione – che col passare degli anni non so cosa darebbero per poter tornare indietro e riprendersi quel fetino dall’inceneritore, per dare alla loro vita quel senso che, nonostante le “mani libere”, non sono riusciti a dare.

      Non spero di averti convinto, ma almeno di essere stata chiara.

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    • Chiarissima ma forse il tuo campione non è rappresentativo del genere umano intero. E’ possibile che ci siano donne che si rendono conto benissimo di quello che hanno fatto ma se ne fanno una ragione perchè non avevano alternative (o credevano di non averne)

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    • Appunto, credevano di non averne. Si raccontavano di non averne. La società le ha convinte che non ne avevano.

      D’altra parte, se non avevano davvero alternative non c’è di che pentirsi, non hanno nessuna responsabilità e tornare indietro non servirebbe a niente, non potrebbero che ripetere lo stesso gesto.

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