Ma de che?

incomunicabilita - Le donne - Sergio Figuccia non vedo non parlo non sento

Ancora sul perdono.
Ma anche no.

Vorrei esprimervi due concetti diversi, che giusto elaboravo in questi ultimi tempi.
Una delle motivazioni portate dai sostenitori del perdono a oltranza (categoria alla quale, badate bene, NON appartengo, come si evince anche da una delle scritte che trovate sulla colonna destra del mio blog) è che il rancore fa male a chi lo prova, toglie energia, gli blocca la vita. Tutto questo è vero, ma per non farsi dominare e togliere energie dal rancore non c’è nessun bisogno di perdonare, basta lasciare andare: il concetto non è “ti perdono” ma “ti dimentico, non porterai più via né il mio tempo né le mie energie. Non inquinerai il mio futuro”.

Non ti perdono, quello che hai fatto rimane una tua colpa, ma che non mi riguarda più e che non mi farà più male. Questo non è perdonare. Questo è impedire che il rancore ci abiti.

Il secondo concetto è che il perdono, o fosse pure il tentativo di riconciliazione, il metterci una pietra sopra in nome del “chi ha dato ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto ha avuto”, che senso ha se l’altro non ha la minima coscienza di quello che ci ha fatto, anzi, recidiva, sottolinea, enfatizza (magari si sta dando degli alibi, ma dalla nostra posizione nulla cambia)?

Insomma, diciamo che una persona (parlo di un avvenimento a caso a mo’ di esempio, e comunque appartenente alla storia e non alla cronaca) a un certo punto sbrocca. Una persona che tu ritenevi non amica ma Amica, non solo, la ritenevi una gran persona, caratteraccio sì, ma coerente, fortemente idealista, giusta, sulla tua lunghezza d’onda – anche se decisamente più severa – e questa un giorno sbrocca e ti fa una parte di quelle epiche, di cui non capisci il senso, il sentimento, l’origine, le motivazioni, etc. etc. etc.

Ti accusa di crimini mai commessi, e tu ti chiedi il perché: influenzata da X? Ma no, lei è una persona che ragiona con la sua testa, non è possibile! Un momento di tensione massima per motivi personale, per cui è scoppiata e tu sei capitata sotto il fuoco incrociato dei suoi dolori? Può darsi, ma finita la sparatoria, non ti accorgi della vittima innocente? Non te ne accorgi al punto di passarle sopra, ignorare il rantolo, lucidare il fucile con cui hai sparato? Agli affetti sinceri, di chi per te ha fatto i chilometri solo per dirti ciao, di chi non ha esitato un attimo ad esporsi per aiutarti, di chi ti ha sempre tenuto in palma di mano e tributato massimo onore, questo è quello che tu rispondi?

Come si suol dire a Roma, queste persone sono solo dei poveracci e alla fine non solo non riesco a capirli, ma neanche voglio farlo. Tutto sommato, gettata la maschera, è comparso un volto che fa paura e allora, di che stiamo a parlare?

Amare è un impegno - Erich Fromm

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30 thoughts on “Ma de che?

  1. Ho sempre pensato che quando si impedisce al rancore di farci star male, significa che ho perdonato. Invece sembra che non sia così. Comunque sia quando gli altri (familiari, parenti, amici)
    ci fanno del male….E’ GIA’ UNA GRAN COSA star lontano, non rivangare, lasciarli andare per la loro strada ed “impedire così che il rancore ci abiti” Il fatto è che non ci si riesce facilmente ma solo dopo lungo tempo. Ciao Diemme.

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    • Ho appena letto il commento di Enrico, da cui la penso un po’ diversamente. Lo cito nella risposta a te perché le cose sono un po’ collegate: tu parli di tempo, lui di importanza delle persone. Secondo me quello che non si elabora subito è difficile che si elabori dopo. Il tempo può allontanarlo dalla mente, nasconderlo in un angolo del nostro inconscio, ma sempre lì sta. Per quanto riguarda il legame tra i due concetti, abbandonare il rancore e perdonare, credo che, se si perdona, per forza si abbandona il rancore, ma non è vero il contrario: come ho detto nel post, uno può sgombrare il campo dai cattivi sentimenti come dono a se stesso, per far spazio a sentimenti nuovi, di gioia, neutralizzare il rancore, ma questo non significa aver condonato o dimenticato quanto subìto.

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    • Sai quando mi capita di perdonare? Quando mi ritrovo nella stessa situazione dell’altro, nei suoi panni, e allora all’improvviso capisco quello che ha vissuto, come si è sentito, e i motivi che l’hanno portato a comportarsi in un determinato modo: insomma, “Vide e credette”.

      Questo ovviamente non sempre, anzi, a volte trovarsi nei suoi panni è la prova del nove che mai, a parità di circostanze, ti saresti comportato come lui.

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  2. Nulla da aggiungere…..la penso esattamente come te, non sono ipocrita e non dico che perdono, perchè non riesco a farlo ed ho anche buona memoria….quindi evito e cancello dalla mia vita, e quando non posso….ignoro, ma null’altro…… il perdono proprio no.
    Buona serata.

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    • Io non è neanche che ignoro per scelta, ma certe volte le persone mi calano tanto, ma talmente tanto, che l’ignorarle non è per rancore ma per indifferenza.

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  3. perdono??? una parola che contiene troppe cose: rancore, delusione, rabbia, paura di crederci ancora, timore di soffrire
    Il tuo post mi ha fatto riflettere sai..e neanche poco
    Mi sono chiesta se nella mia vita sono riuscita a perdonare…non trovo la risposta.
    Se da una parte credo di sì dall’altra penso che non lo sia stato completamente..mi spiego meglio
    Ci sono persone che mi hanno fatto tanto male…se in un primo momento pensavo di averli perdonati con il passare del tempo poi mi sono ricreduta e il mio comportamento ne è stata la dimostrazione..le ho allontanate dalla mia vita.
    Sai che c’è Diemme se qualcuno mi pesta i piedi e mi fa male poi non mi fido più e allora che senso ha portare avanti un’amicizia dove le fondamenta hanno ceduto?
    Quindi è un perdono striminzito e non convinto
    Buon fine settimana!

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    • E infatti, spesso le persone, anche se in buona fede, fanno solo finta di perdonare. Fanno pace, ci mettono la buona volontà, ma dentro il tarlo continua a rodere, e alla fine ci si rende conto che quel perdono non c’è mai stato.

      Io insisto nella mia tesi: solo comprendendo le ragioni che hanno condotto l’altro a comportarsi in un modo, e addirittura pensando che, se fossimo stati al suo posto, non è certo che saremmo stati diversi, potremmo riuscire ad andare oltre.

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  4. Come nella discussione precedente posso dirti che in alcuni casi perdonare è facile, più di portare rancore. Ma dipende da come uno ha il carattere o è stato abituato fin da piccolo. Un po come dire… Lasciamo scorrere il flusso delle cose!

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  5. I torti subiti, o che si credono subiti, hanno, secondo me, un maggiore o minor peso a seconda di chi è il loro artefice.
    Saremo quindi più magnanimi verso chi sentiamo un trasporto affettivo superiore, meno con gli altri.
    Il perdono è così anche una convenienza, nel senso che, se ci pare in prospettiva vantaggioso di perdonare, perdoniamo… e lo facciamo se ancora la nostra fantasia su quella tal persona ha una sua dimensione, che immaginiamo gradevole, accarezzabile, stimolante.
    E il perdonare è per me un andare oltre, ricordare sì, ma non rivangare, comprendere tacendo, lasciando dietro il rancore.
    Tante belle parole queste, soprattutto buone per me stesso, perché, passato il momento dell’impulsività, della reazione brusca (ciò che mi ha sempre “fregato”), io perdono e vorrei essere perdonato… ma l’altro, o più facilmente l’altra, non ha l’elasticità mentale o l’ardimento per farlo… oppure no, soltanto ero poco importante, ero uno della schiera di quelli che si potevano anche non perdonare… 😉

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    • Enrico, io la penso assolutamente al contrario: è dalle persone a cui vuoi più bene che non accetti il torto, perché fatto da loro ti fa più male. Le persone cui vogliamo bene probabilmente sono le uniche a cui conferiamo il potere di ferirci, tanto più grande quanto più grande è l’affetto.

      Capisco quello che dici della reazione brusca, io sono un po’ così, e infatti un mio amico una volta me lo disse, cogliendo nel segno: “Tu ti fai in quattro per tutti, poi un giorno bububuù e rovini tutto”, e purtroppo è davvero così. Certo, se io ho fatto una sfuriata ingiusta lo capisco immediatamente. Vorrei che tutto tornasse come prima, a volte succede e a volte no, ma certo so di stare dalla parte del torto. Diverso è chi ti fa la sfuriata e poi si comporta coerentemente alla sfuriata per il resto della sua esistenza…

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  6. Bellissimo il pensiero di Erich Fromm e vale anche per me! Per me che sono stata tradita alle spalle, accusata, banalizzata, giudicata, lasciata! Ho sofferto da morire perché, per me era ed è come una sorella. Una sorella da amare come sempre ma…in modo diverso. Non c’entra il perdono. Non c’entrano le ferite sanguinanti che non vogliamo più! Ora esiste una nuova consapevolezza basata su una sua fragilità, immaturità, paura…che non conoscevo. Forse anch’io ho sbagliato, forse qualche altra amica ha dato o vale di più…così è la vita! Mi dispiace solo che si sia allontanata…mi dispiace di non avere più sue notizie..mi dispiace di non poter più essere accanto alle sue gioie e ai suoi dolori. E di non sentirla vicina ai miei! Ma è solo un dispiacere mio, consolato dalI’immutato bene, che esulta quando la vedo…che gode nel sapere risolti tutti i suoi timori e problemi, che sogna per lei la pace più vera e le cose più belle. Ma …cara amica Diemme, tutto questo succede perché anch’io avevo ricevuto tanto da Lei! Il nostro affetto era maturo come il grano, e buono come il pane. E’ cambiata in noi la stima reciproca…ma questo non conta! In fondo…nessuno è perfetto! ciao!

    Nives

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    • Potrei ripetere queste tue parole una per una riferite alla mia (ex) amica. solo che io non posso esultare quando la vedo, perché non la vedo più. e quando mi sono resa conto che guardavo la sua foto con una nostalgia e un magone insopportabili, ho cancellato tutto: occhio non vede, cuore non duole.

      Tu dici che la reciproca stima cambiata non conta? Secondo me è il legame più importante tra due persone! Beh, insomma, magari con alcune persone, per esempio genitori e figli, ci sono altri tipi di legami che superano anche quello della eventuale disistima, ma con gli amici?

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    • La mia amica ha molti più pregi che difetti! E’ colta, intelligente, sensibile, generosa, simpatica, altruista, raffinata, idealista, determinata, ecc, ecc…Ma purtroppo è vulnerabilissima perché non crede in se stessa. Ha moltissime amiche ed è piacevolissimo stare con lei. (Infonde tenerezza e desiderio di protezione). La stima e la fiducia reciproca sembravano incrollabili…finché non è arrivata un’altra amica, che probabilmente…meritava molta più considerazione di me. Perché io non sono desiderata nella compagnia? Perché quest’ultima amica non mi ha mai sopportato…anzi, mi ha sempre considerata come il fumo negli occhi. Che ci posso fare?…PAZIENZA!
      Ciao carissima!

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    • Anche questa mia ex amica aveva – e probabilmente ha – a mio avviso, più pregi che difetti, ma poi capita che certe persone si perdano in un bicchier d’acqua: ora, una persona che ha un legame così forte con te e permette a una terza persona di comprometterlo tu come la chiami, amica? Io, una persona che mi ha fatto questo, ormai l’appello con l’affettuoso nomignolo di “testina” (e puoi immaginare qual è la parte sottintesa 😆 ).

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  7. Ciao, mi hai fatto affollare la testa di pensieri che fanno a botte tra loro! Ma ti perdono 🙂 e ti ringrazio!
    Quando capita qualcosa che ci fa arrabbiare, soffrire, diventare matti nei confronti di una persona che amiamo davvero, non possiamo fare a meno di perdonarla, se non possiamo più perdonarla è perchè ci stiamo già staccando da questa persona e già abbiamo cominciato a disinnamorarci (in senso lato) di lei.
    . Qualche volta mi è capitato (inconsciamente) di cercare di mettere qualcuno nelle condizioni di essere perdonato, perchè non potevo, almeno in quel momento, rinunciare a lui/lei. Perchè nel non perdono inteso come “ti dimentico e non farai più parte di me” ci vuole coraggio e capacità di dire addio a quella persona, a quello che quella persona rappresenta per noi e ci vuole la lucidità per dire “mi sono sbagliata, credevo tu fossi qualcuno che in realtà non sei”.

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    • Non saprei che dirti… hai espresso più o meno lo stesso concetto di Enrico, ma io insisto che le persone che meno riesco a perdonare sono proprio quelle che più amo. Loro hanno gli strumenti per farmi del male che ad altri non concedo. Con una persona di cui t’importa poco o punto tutt’al più puoi prendere l’occasione al balzo per rompere un rapporto che già ti pesava di suo, ma con quella che ami… con quella che non vuoi perdere… sei con le spalle al muro, o abbozzi o la perdi, e questo è un ricatto per me particolarmente pesante e odioso. E mi provoca rancore, sì, certo, anche se è vero che dietro a quel rancore si nasconde una nostra errata valutazione, oppure no, che ti devo dire, magari la gente a un certo punto va fuori di testa e basta, la scheggia circolante nella loro testa si è incastrata nel posto sbagliato al momento sbagliato.

      C’est la vie!

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  8. Apprendo con soddisfazione la quasi condivisione del mio pensiero da parte di Laura.. 😀 e intervengo ancora per contraddire la frase di Erich Fromm, soprattutto se vogliamo riferirla a un soggetto fisso, direi predeterminato.
    Perché io mi chiedo: possiamo farci garanti della perpetuazione di un sentimento, un impulso che viene dal cuore e non dalla ragione, nei confronti di una ben individuata persona? Possiamo ridurre un sentimento, uno stato dell’animo (che è mutevole e libero), a un atto di volontà, allo stesso livello di una clausola contrattuale non più modificabile? Non credo.
    Altro è se, tenuto fermo il pensiero di Fromm, rendiamo mutabile o molteplice il destinatario del nostro amore: allora sì, amare qualcuno, un qualcuno indefinito, imprecisato, che può cambiare, affiancare o sostituire l’amato precedentemente, a me pare un impegno che si possa prendere, soprattutto verso noi stessi, come disposizione d’animo, come proposito lodevole da perseguire. 😉

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    • Enrico, l’amore viene anche dalla ragione, soprattutto l’amore maturo, quello che si nutre di stima, di rispetto, di storia scritta insieme, di progetti sognati insieme e portati avanti sostenendosi l’uno con l’altro. Poi, se nonostante l’impegno, il rispetto, la dedizione, la scelta, la lotta fianco a fianco, il desiderio di proteggersi reciprocamente e reciprocamente cercare la felicità dell’altro si arriva alla fine del sentimento, ok, ci può stare, ma fine significa fine, non libertà di cornificare.

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  9. Non so come tu faccia a dimenticare, io non ci riesco
    Ho provato in molti modi, ma niente da fare.
    Però sono riuscito a perdonare, e questo mi fa stare molto meglio.
    Perdonare non significa che ti permetterò di nuovo di farmi del male, ma che ho finalmente imparato a conoscerti, ti vorrò comunque una forma di bene e mi consentirò di tenerti lontano/lasciarti andare, senza sentire dentro di me una sensazione di vuoto/abbandono/tradimento.

    Con un amico non ci sono ancora riuscito, ma con la ex ci sono riuscito benissimo

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    • Ma io non ho detto che dimentico, anch’io non ci riesco neanche quando vorrei! Posso cercare però di non rendere quel dolore del passato il centro dei miei pensieri, non curarlo, nutrirlo, coccolarlo: perché devo alimentare un nemico (*).

      Quello che tu chiami perdonare è l’atteggiamento che anch’io ho scelto di adottare, ma io non lo chiamo perdono: posso chiamarlo ridimensionamento della persona, ricollocazione in un diverso meandro della mia vita, ma non perdono.

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