Non sempre c’è riscatto (Racconto di Natale)

donna neve andare-via“Mi chiami la Ortensi!”, tuonò Molina all’interfono.

Era furioso, aspettava che quella donna si presentasse al suo cospetto per sbranarla, purtroppo solo metaforicamente.

Guerrina si presentò tranquilla e si sedette con un sorriso sereno come fosse – e forse era – perfettamente a suo agio.

Quell’uomo non riusciva a intimidirla ma, d’altra parte, chi ci riusciva?

Un metro e 58 di altezza, non arrivava a 50 kg se non sotto le Feste. Vestita non certo di boutique, anche se tutto addosso a lei faceva la sua figura.

“Sa che potrei licenziarla?”, le disse guardandola con lo sguardo più torvo che potesse.

“Sì,” rispose lei tranquilla “credo di sì.”

Sì? Credo di sì? Ma perché quella… quella… quella pezzente che non era altro non aveva mosso un sopracciglio, non una cellula, non un fremito, non un tremito, al solo pensiero di essere messa in mezzo a una strada, per di più con un figlio a carico?

Provò un altro approccio, ci girò intorno, fece forza su se stesso per prenderla con le buone. “Perché non vuole firmare questo rapporto?”.

“Perché non corrisponde a verità”, rispose tranquilla Guerrina.

“La verità, la verità!” esclamò spazientito Molina, “Che cos’è la verità, un’opinione!”.

“Che poi sarebbe la sua” obiettò lei.

Lui era sempre più furioso, mannaggia le leggi, mannaggia i sindacati, avrebbe voluto rovesciarle addosso la scrivania, urlarle ogni sorta d’insulti, e poi cacciarla a calci nel sedere.

Provò ancora un’altra strategia. Ingoiò il rospo e sorrise.

“Io credo che lei finora sia stata sottovalutata, che ne direbbe di un congruo aumento?” disse strizzandole l’occhio.

Stavolta fu lei a ingoiare, la stava trattando come se lei fosse stata in vendita, ma non voleva passare dalla parte del torto e allora si limitò a precisare:

“Purché non sia subordinato alla firma di quel rapporto”.

Purché non sia subordinato alla firma di quel rapporto? Certo che è subordinato, razza di… razza di…

Molina non sapeva più che fare, poteva licenziarla e assumere qualcun altro più malleabile, più “allineato” alla mission dello studio (che poi, la mission, era quella di guadagnare più che poteva, a costo di chiudere un occhio o anche tutti e due), ma avrebbe richiesto un po’ di tempo, e lui tempo non ne aveva.

Ma a un tratto decise di fare comunque quello che avrebbe voluto fare da sempre, qualunque ne fosse stato il costo, farle capire chi era e chi comandava lì. Le avrebbe fatto passare il peggior Natale della sua vita, e a quell’insopportabile bastardo moccioso di suo figlio di lì a breve non avrebbe avuto neanche di che mettere a tavola, figuriamoci con che spirito avrebbero aperto i regali! Nella vita bisogna sapere chi sta sopra e chi sta sotto, bisogna essere consapevoli del proprio ruolo, e sottomettersi quando è necessario. Non era lei in condizione di dettare regole, e neanche semplicemente di non subirle.

“Ortensi, lei è licenziata!” tuonò tronfio, riempendosi il petto per aver gettato il suo asso.

“Sì” rispose lei sorridendo.

Sì? Lo mandava in bestia quella donna, sempre. Sì, no, senza aggiungere altro, con quell’irritante sorriso come se nulla mai la toccasse, mai un’argomentazione, mai uno spazio di manovra piccolo così. Veramente, doveva ammetterlo, non era stata sempre così: quando era entrata lei era una creativa, propositiva, dinamica, piena d’entusiasmo. Quell’entusiasmo glielo aveva spento lui, non lasciandole mai spazio, con quel suo istinto a prevaricare e ad aggirare etica e regole, così distante dall’indole di lei.

Lui aveva bisogno di essere il “padrone”, era tutto uno status symbol, dalla macchina di rappresentanza all’ufficio di rappresentanza, abiti di alta sartoria, orologio al polso costato almeno due volte lo stipendio di quella piccola pezzente e insolente.

Eppure, tutto questo su di lei non aveva effetto e non solo, non aveva effetto neanche su di lui, che davanti a quella donna si sentiva sempre in difetto: era colta, brillante, preparata. Semplice, immediata, ma un’idealista di quelle irriducibili, una della categoria “mi spezzo ma non mi piego”, mai disposta a un compromesso e allora sì, se era questo che voleva, lui l’avrebbe spezzata.

Guerrina se ne andò, augurandogli buon Natale, anche se con quello che lui le aveva fatto aveva tanto l’aria di sfottò, ma non lo era. Se ne andava ma, chissà come, lui in cuor suo non si sentiva vincitore.

Si guardò intorno e, forse lo realizzò per la prima volta, in quell’ufficio, in quel grande capolavoro d’architettura, si sentiva davvero solo. Si fermò un attimo, respirò, mentre la coscienza bussava assordante.

Le corse dietro, in mezzo alla neve che fioccava non riusciva a scorgerla, ma poi la vide, le avrebbe chiesto di tornare, e insomma, era Natale, non poteva averla sulla coscienza così.

La chiamò, lei si voltò.

“Sì?” gli chiese rispondendo al richiamo.

“Senta, credo che dobbiamo parlare. Vuole tornare per favore in ufficio?”.

“No”, rispose lei con un sorriso, e si allontanò, leggera ed elegante, tra la neve che scendeva, candida come lei.

(Racconto di ©Diemme, 04 Novembre 2013)

Annunci

60 thoughts on “Non sempre c’è riscatto (Racconto di Natale)

  1. Splendido, e splendida donna Guerrina…..in qualche modo se la caverà, ma non bisogna mai vendersi….per nessun motivo, se si vuole poter continuare ad andare a testa alta! 😉

    Mi piace

    • Grazie Silvia, hai colto esattamente il senso del racconto: Guerrina in qualche modo se la caverà (un uomo buono non è mai solo), e chi invece dovrà vivere col suo disagio sarà solo e unicamente lui.

      Il vuoto interiore è decisamente più insopportabile di un piatto vuoto che poi, sicuramente, vuoto non sarà.

      Mi piace

  2. Penso, seriamente, che chi sia, come @Guerrina ( eh … nomen omen …. ), dalla parte dell’ onestà “a prescindere”, della dignità “non ostante”, ‘in primis’ di Persona e quindi di Lavoratrice, non avrà a soffrire più di tanto della disonestà e della cialtroneria altrui !
    Certo, sotto Natale … col freddo che fà, per una Donna ‘single’ e con un figlio o una figlia da mantenere, perdere il posto sarà dura assai … ma di certo non dura come sarebbe stato se, in cambio di un piatto di lenticchie, avesse consentito ad un altro, che sia il datore di lavoro o l’ amante o l’ amico ( del giaguaro … ) o il famigliare o chiunque altro, di calpestarla, di umiliarla e di mutarne l’ anima !
    E, se debbo esser franco, @Diemme cara, “questa” @Guerrina …. mi sembra una figura famigliare, una donna e madre che, almeno mi pare, assomiglia non poco ad una testaccina orgogliosa ( ed assai ‘battaglina’ ) e ottima lavoratrice …. una donna insomma generosa e …. ehm …. un po’ formosa ( specie davanti … 🙄 … ma anche dietro :mrgreen: ) che ho incontrato, frequentato d imparato a conoscere da più di tre anni ormai !!! 😀

    Mi piace

    • Mi somiglia? Beh, di carattere sicuramente, madre single lo è, ma di fisico… bisognerebbe mischiarci e ridividerci per compensare carenze e abbondanze, e ne verrebbe fuori una normale! 😉

      Mi piace

    • Autobiografico? Vedo che l’avete pensato in parecchi e che dirvi, l’intenzione non era autobiografica, anche se è vero che i principi di Guerrina sono i miei e l’entusiasmo spento di Guerrina rispetto a quello iniziale è certamente un’esperienza anche mia.

      Forse anch’io, di fronte a una situazione del genere, non sarei disperata, semplicemente pacatamente cosciente che lo sbocco di tale stato delle cose non poteva essere che quello però no, l’intenzione non era autobiografica.

      Anzi, vi dirò, questo racconto un bel giorno si è scritto da solo, senza tante elucubrazioni. Da giorni pensavo a un racconto per natale e una volta, mentre ero fuori casa, non ricordo se a piedi o in autobus, me ne venne in mente uno bellissimo; pure quello si creò da solo, prese la sua strada e corse all’epilogo: peccato che, una volta arrivata davanti a un video, con la possibilità di scrivere qualcosa, non riuscii a ricostruire nulla.

      Mi capitò una seconda volta, e stavolta i personaggi erano questi, Molina, Guerrina, situazione simile, ma la crisi di coscienza di Molina era nel corso del racconto, con ricordi dei natali passati, il vuoto di quello presente, la prospettiva non gioiosa di quelli futuri, tanto simile ai tre fantasmi del Canto di Natale di Dickens: ma anche stavolta, ahimé, prima che mi potessi mettere a scriverlo, il racconto si era involato in qualche angolo della mia mente, remoto e irraggiungibile.

      Stavolta però ci ero rimasta ancora più male, e mi impuntai a cercare di ricordare: incominciai a descrivere lo scenario, e poi ripeto, la storia si è scritta da sola, le mie mani non facevano in tempo a star dietro a quello che la mia testa dettava loro.

      Niente canto di natale, niente crisi in itinere, non sapremo mai cosa ha fatto Molina tornando in studio, se avrà fatto tesoro della lezione oppure semplicemente voltato pagina, gettando la polvere sotto il tappeto e tornando a vivere come prima.

      Mi piace

  3. Non so perché ma quella Guerrina lì ha un vago sapore autobiografico. 😉
    Ovviamente non mi auguro che il finale sia veritiero e spero che questo racconto non sia in relazione con l’altro post, quello della giornata di m …

    Se il sabato non è stato un granché, ti auguro una buona domenica.

    Mi piace

    • Per la storia dell’autobiografia ti rimando alla risposta a Lilipi e no, tranquilla, non sono stata (ancora) licenziata e il post non è in relazione con l’altro (anche perché è stato scritto oltre un mese fa).

      La domenica sì, sembra essere stata una buona giornata, ho concluso tanto in casa, pranzato con un’amica carissima – cibo ottimo e abbondante -, ricevuto un regalo gradito, fatto presto a ritornare a casa e… sulla via del ritorno, cosa assolutamente incredibile possa accadere a Roma, ho incontrato sulla vettura della metro presa al volo un ragazzo – sconosciuto – che avevo aiutato qualche giorno prima a districarsi per Roma, e che mi ha riconosciuto e ringraziato cedendomi il posto a sedere: più di così… 😉

      Mi piace

    • Per ora ho Attila a casa, che si è presentato sulla porta di casa alle 9:30, rimproverandomi di stare a casa mia.

      Abbiamo già litigato, e ora sto chiusa in camera mia per troncare la discussione, sperando che abbiano in programma di uscire.

      L’uomo della mia vita dovrà essere un ergastolano, con 10 omicidi sulla coscienza, disposto per amor mio a compiere l’unidicesimo.

      (il dodicesimo no però, eh!).

      Mi piace

  4. I like Guerrina. Bel nome per una persona che non si fa piegare da un prepotente che ci prova da sempre e ci riesce da mai. Forse l’averle spento l’entusiasmo può essere considerata una piccola battaglia vinta, ma la guerra no, quella non l’ha vinta!
    Ci sono persone che sono minuscole e se le spogli di quello che possono comprare col denaro rimangono veramente nudi e terribilmente soli. In fondo ogni persona che riusciva ad umiliare era per lui la prova della sua grandezza, o della sua piccolezza, si potrebbe aggiungere… Piccole grandi conferme per nutrire un’autostima carente, per quanti sforzi facesse per nasconderlo anche a se stesso. Ben gli sta!
    Mi piace questo finale!

    Mi piace

    • Beh, diciamolo, ti avevo già sottoposto questo racconto e il tuo per Guerrina fu amore a prima vista: sì, ci piacciono le persone che non si fanno piegare dai prepotenti e che non si “allineano” (forza Guerrina, sei tutti noi!).
      Mi ricorda quella tizia dell’Onu, che denunciò la caterva di risoluzioni contro Israele, mentre si chiudevano gli occhi davanti a ben atri crimini in tutto il mondo: lei probabilmente rischia il suo posto, ma tanto c’è già chi gliene ha offerto un altro, tiè!

      Mi piace

  5. Bel racconto, mi piace e approvo lei che in qualche modo se la caverà. Lui è miserevole. Un “padrone” che, preso dall’altezzosità, ancora non ha capito l’estremo bisogno che ha di avere accanto persone come Guerrina.
    Buona domenica sera, ciao.

    Mi piace

    • Grazie Ili6, anch’io sono convinta che lei se la caverà: di capacità ne ha tante, e non è tipo da non rimboccarsi le maniche ed adattarsi.

      Persone come lei non hanno bisogno del grado e la stelletta appuntata al petto per sentirsi pienamente degne.

      Mi piace

    • E infatti il rischio secondo me c’era tutto: può darsi che Molina fosse stato illuminato sulla via di Damasco, ma può anche essere che quel momento di… come chiamarla, crisi di coscienza, sarebbe prontamente rientrata e tutto sarebbe prontamente tornato come prima e peggio di prima.

      Mi piace

  6. Non conosco personalmente Guerrina e quindi non so quali pensieri le scorressero in testa in quel momento (oddio sembra che canti “La locomotiva” di Guccini 🙂 ) ma quello che mi è piaciuto è la naturalezza, la spontaneità del suo agire.
    Senza bisogno di pensare, come se la risposta l’avesse sempre avuta dentro di sé.
    Non era necessario neanche andarla a cercare, era lì, libera dalle paure che il suo gesto avrebbe potuto comportare.
    Nessuna dichiarazione di guerra, quindi, non fa altro che seguire la sua strada.
    Probabilmente ognuno di noi conosce persone che davanti ad un “congruo aumento” averbbero perlomeno tentennato. Forse noi stessi (ma parlo per me non per gli altri commentatori).
    Mio padre portava come esempio di caso limite quelli che dicevano “se faccio le cose con onestà, non sono onesto sono coglione”.
    Mio padre era quella che si dice una persona integra. Penso che oggi aver la sensazione di essere stupidi se non si scende a compromessi sia abbastanza diffuso, forse “globalizzato”. 🙂
    Ecco, a me piace questo senso d’integrità, questo vivere in maniera naturale, mi ripeto, un tipo di valori che non teme la mancanza di “benessere”.
    Poi una scrittrice scrive ed un lettore legge ed interpreta, quindi se ho toppato non lo so. 🙂

    Mi piace

    • Ed è esattamente così, naturale. Difficile è sapere qual è la cosa giusta da fare, perché poi, quando si sa, il farla viene da sé (questa l’ho sentita, se sia vera fino in fondo dipende da come si interpreta).

      Insomma, se una persona ha dei principi, non è che ci deve stare lì a pensare se rifiutare o meno la corruzione e la vendita della propria dignità. Pensi di essere coglione se non ti allinei? No, se segui una vaga morale che ti hanno insegnato e non hai mai assimilato, metabolizzato, non ti ha mai convinto, certo che ti pesa seguirla e a un certo punto ti dici “Ma chi me lo fa fare?”, ma se quel codice morale è TUO, se davvero ci credi, difenderlo ti fa sentire forte, non fesso. Oppure, ti fa semplicemente sentire leale con te stesso, quindi in buona compagnia.

      Mi piace

  7. Anche io ho avuto datori di lavoro così. Pidocchiosi nonostante i gioielli e i macchinoni, e pure stupidi. Il personale che vale non si tratta così…mentre invece i profittatori erano trattati in guanti bianchi 😦

    Mi piace

  8. Quoto @Balibar ( eh …. leggerlo è tanto raro quanto interessante, e mica voglio lasciare le sue riflessioni … ehm …. retoriche ? Boh …. ehm …. INTONSE ! 🙄 ), che dopo averci spiattellato una bella pagina autobiografica … si chiude il commento chiedendosi sommesso : ” … e quindi, se ho toppato, non lo so” ! 😯
    TOPPONIO !!! :mrgreen:

    Mi piace

  9. E’ probabile che a breve mi ritrovi nella stessa situazione della protagonista del racconto (spero almeno succeda dopo Natale).
    Ora sò cosa rispondere: mi spezzo ma non mi piego.

    Mi piace

    • Io credo davvero che la vita in qualche modo si risolva, soprattutto per persone capaci e grintose.

      Poi, piegarsi, nel senso di essere capaci di adattarsi, può pure avere una sua connotazione positiva, piegarsi all’ingiustizia, alla prevaricazione, al ricatto e alla prepotenza direi proprio che è un’altra cosa e no, “nun s’ha da fa’!”.

      Mi piace

    • Pure io penso che alla fine tutto si aggiusta, anche se oggigiorno la situazione è molto dura, ed è per questo che non ho intenzione di farmi umiliare e calpestare da chicchessia.

      Mi piace

    • Secondo me fai bene: la dignità non ha prezzo. Hai visto mai che Guerrina sia nata proprio per darti un messaggio… in fondo, ripeto, il racconto si è scritto da sé, io non mi riferivo assolutamente a nulla.

      Facci sapere, auguri!

      Mi piace

  10. E’ vero, il nome Guerrina mi è piaciuto subito. Secondo me esprime forza e tenerezza. Forza perché per affrontare le difficoltà della vita ce ne vuole veramente tanta, tenerezza perché non dimentica di essere una persona con le sue fragilità, con la sua voglia di amare, di trovare uno spazio suo senza dover passare sopra tutto e tutti, se stessa inclusa, come un carro armato. Ecco quello che ci ho visto. E poi mi piace pure il cognome, ecco 🙂

    Mi piace

  11. beh coi tempi che corrono Guerrina ha coraggio da vendere!
    sai che pare una favola questo racconto…se ne sentono poche di storie simili..
    ci sono persone che pur di mantenere il lavoro si farebbero mettere i piedi in testa e non solo !!

    Mi piace

    • Beh, è una favola, ma senza lieto fine, o almeno non esplicito.

      O forse sì, il fatto che una piccola donna sola non si si apiegata, non si sia venduta nonostante le difficoltà oggettive, è già di per sé un lieto fine. 🙂

      Mi piace

    • PS: io spesso dico a volte che ci vorrebbero a novanta gradi, con vaselina portata da casa a spese nostre, e che ci scusiamo se gridiamo “Ahi!” mentre… va beh, hai capito, mentre. 😆

      Mi piace

  12. non è facile interpretare questo racconto inquietante, sicuramente tutti vorrebbero poter essere e comportarsi come la protagonista, non mi riferisco solo al non calare la testa. Credo tu abbia voluto evidenziare un modus vivendi interpretato a prescindere.

    TADS

    Mi piace

    • Forse “interpretato” non è il termine adatto, diciamo che l’intenzione è di celebrare uno stile di vita integro, anche se non scevro dal senso di responsabilità, e infatti la Guerrina era da un po’ che ingoiava, non se n’era andata via appena si resasi conto dell’aria che tirava. Poi è chiaro, certe conclusioni sono inevitabili, certe scelte alla fine vanno fatte. Il suo “Sì” alla comunicazione del licenziamento conferma chiaramente che se l’aspettasse e che, tutto sommato, lo ritenesse inevitabile.

      Mi piace

    • ci sono due errori che un commentatore non dovrebbe mai commettere:

      1) analizzare il blogger che visita
      2) mettersi a fare l’esegeta

      se io leggo metafore che tu non hai volutamente espresso… perché mai dovrei esprimerle??? Ti pare??? 😉

      TADS

      Mi piace

  13. Il capo NON poteva sicuramente essere un ingegnere…. 😉
    E se Guerrina fosse stata trentenne, uno e 80, occhi verdi e fisico statuario, sarebbe stata da tempo vicepresidente…

    Anzi, sarebbe stata addirittura Lei, il capo!! 🙂 🙂 🙂

    Mi piace

Dimmi la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...