Solitudine

Il post di Michele mi ha solleticato talmente tanto che ho deciso di rispondere con un post anziché con un commento.

Una volta che una collega mi rispose, piuttosto infuriata, “Ma che ne sai tu di che cos’è la solitudine!” l’avrei spiaccicata al muro perché, davvero, “Chi poco sa presto parla”, e che ne sapeva lei di cosa ne sapevo io della solitudine, io che per la solitudine avevo pianto e urlato, per anni, fino a… beh, lasciamo stare il “fino a…”, e passiamo oltre.

Dicevo oggi, alla mia veneranda età, ho cambiato le mie opinioni riguardo alla solitudine. Prendete le mie parole con le molle, non sto giudicando nessuno, ma soltanto facendo delle considerazioni su ciò che ho vissuto e visto vivere.

Insomma, secondo me una persona che sta sola il più delle volte se la vuole, e la solitudine, anche inconsciamente e inconsapevolmente, se la cerca. Sono tanti i motivi per cui una persona sta sola, fosse pure soltanto, e capita più spesso di quanto non si creda, per scarsa cura dell’igiene della propria persona.

Un altro motivo è che, quando siamo soli, aspettiamo che ci cerchino, ma non cerchiamo, aspettiamo che ci invitino, ma non invitiamo, non frequentiamo luoghi di aggregazione, palestre, corsi, niente! Ce ne stiamo a casa, sul divano, magari a leggere un libro, a piangere sulla nostra solitudine e ad aspettare che il telefono squilli.

Non parliamo poi di quando ci teniamo accanto la persona sbagliata, magari zotica e asociale, se non violenta, e questa ci fa terra bruciata intorno, sia per gelosia, e quindi evita e ci fa evitare gli altri, sia perché  è così sgradevole che gli altri ben volentieri ricambiano l’evitamento.

Magari siamo soli per carattere di m…: una categoria che spesso è sola, o quantomeno è costretta a cambiare sovente parco amicizie, è quella dei permalosi, persone che si offendono per qualcosa, magari  di inesistente, si arroccano, voltano i tacchi e se ne vanno, magari aspettando di essere richiamate: ma non basta, non devi richiamarle e basta, devi genufletterti, e loro semmai ti concedono il perdono (e qui scatta il “Ma chi ti credi di essere???”).

Alla categoria delle persone che si procacciano la solitudine appartengono anche quelli che puntano una persona e la promuovono a loro migliore amica/amico, senza neanche prendere in considerazione che la loro scelta potrebbe non essere ricambiata e che il prescelto possa non nutrire altrettali sentimenti nei loro confronti: loro no, non si pongono il problema, ti promuovono a luce della loro vita e ti si accollano, fino a che non si offendono perché non ricambi, perché non li chiami dieci volte al giorno, perché non li hai invitati alla tua cena solo per pochi intimi o addirittura solo per familiari, etc. etc.  Il copione è il solito, si offendono, si arroccano, e non li vedi più. Spesso da “migliori amici” passano a “peggiori nemici” e diciamo che, dati i precedenti, quasi quasi li preferisci nella nuova veste, almeno sei autorizzato a difenderti.

Ci sono poi gli intolleranti, o superbi, quelli che in continuazione ti fanno capire quanto sei cretino, imbecille e coglione, e pretendono pure che la loro compagnia tu la trovi piacevole e che non veda l’ora di rapportarti a loro.

E poi, ci sono quelli che non si accettano, che non accettano la loro situazione, quelli che si fanno un complesso di tutto, magari hanno cambiato residenza, in quella nuova si sentono un pesce fuor d’acqua, e si chiudono a casa, oppure non escono perché non hanno soldi per sostenere le stesse spese degli altri (ma se tu inviti qualcuno a fare una passeggiata, o jogging, è gratis, come la maggior parte delle mostre! Se inviti amici a casa tua per un the, fare due chiacchiere e ascoltare un po’ di musica, costa ben poco!), e piangono sulla povertà che li costringe alla solitudine.

Ancora, ci sono gli ingrati, quelli cui tutto è dovuto, quelli che ti “concedono” di frequentarli, di adorarli, di servirli, di pensarla come loro, e il giorno in cui ti fanno un torto e sei tu ad offenderti, qualunque bene tu abbia tributato loro in tanti anni non ritorneranno mai sui loro passi (semmai, potrebbero graziosamente permetterti di tornare tu sui tuoi).

Lo so che la situazione è complessa, che ci sono casi e casi, però davvero, siamo sette miliardi, ma come si fa a stare soli? E non parlo di collezione di figurine su FB, parlo di amici veri, di valore: possibile che in tutta l’umanità non ci siano quelle due, tre, quattro persone che fanno per noi?

Ah. c’è un’altra folta schiera di persone sole, paradossalmente sole, e sono gli ipersocievoli e gli iperadattabili, i non selettivi a oltranza, quelli che poi finiscono col caricarsi tutti gli scarti degli altri, che se li hanno scartati magari qualche motivo c’è pure! Sono quelli che cercano – o si accontentano di essere – la zavorra del sabato sera, si accontentano di un rapporto vuoto con persone che con loro hanno poco a spartire: e alla fine, magari pure con le famose 1000 figurine su fb, sentono il vuoto della loro vita e si accorgono di essere sole.

Io, se un consiglio ho dato a mia figlia, è stato “Impara a stare sola, e poi non starci!”: cioè, cerca la compagnia, ma quella adatta a te, compagnia che sia gradevole, affine, che ti arricchisca la vita e ti gratifichi: non adattarti alla zavorra, piuttosto stai sola, che poi stare sole significa godere della propria compagnia, che potrebbe anche non essere male.

Anzi, vi dirò, cercate di andarci ben d’accordo con voi stessi, che siete l’unica persona che non vi abbandonerà mai, e vi porterete fin nella fossa!

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38 thoughts on “Solitudine

  1. Penso che tutto sia riassunto nel consiglio che hai dato a tua figlia……sta tutto lì, e dopo la solitudine può essere anche una scelta consapevole 🙂

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    • Rimane sempre il fatto che meglio soli che male accompagnati. I ragazzi specialmente a volte fanno cose che non solo dovrebbero, ma che neanche vorrebbero fare, solo per non essere esclusi dal gruppo, e invece sarebbe bene non avessero paura della solitudine, di stare in buona compagnia di se stessi, e non fossero pertanto manipolabili e ricattabili!

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  2. Io sono nella categoria peggiore, in questo periodo. Quella del “vorrei ma non posso”. Vorrei una nuova compagna, ma non posso. Faccio il principe azzurro al contrario: aspetto che mi caschi dal cielo la principessa. Però è evidente che faccio tutto da solo, che le mie carte da giocare le ho tutte, se solo le giocassi. Forse hai ragione tu: se uno è solo è perché ci vuole stare. E allora ci sto, che non è poi tremendo come sembra. Poi magari mi casca persino fra le braccia una nuova principessa. 🙂

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    • Io pure sto più o meno in quella condizione, aspetto che mi cada dal cielo il principe azzurro, ma forse è solo paura di andarselo a cercare: perché diciamocelo, se poi le cose non dovessero andare, se dovesse essere un nuovo motivo di sofferenza anziché di gioia, un conto è che ci siamo imbattuti per caso, un conto è pensare che ci siamo pure impegnati per andarci a cacciare in quella situazione!

      Comunque, io parlavo soprattutto di amici, in questo post veramente non ci pensavo all’anima gemella… 😉

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  3. hai detto a tua figlia le parole migliori..perchè chi impara a stare bene da soli sta bene con chiunque.
    Questo post ha liberato tanti pensieri..che poi rischiano di ingarbugliarsi tanta è la frenesia di volerteli raccontare
    Conosco bene cosa significa vivere accanto ad una persona asociale, non violenta, che fa terra bruciata intorno per gelosia. Estraniandosi dal mondo intero pretende di fare condurre all’altra persona la stessa vita, lontano da tutti.
    Ti considerano “cosa” propria e ti limitano la vita, sino a vivere nella più totale solitudine. Il fatto è che poi non stai bene neanche con te stessa perchè si entra in conflitto con il proprio io. Se da una parte diventa un’esigenza una sorta di ribellione dall’altra si cerca di sopprimere la voglia di libertà per non rompere un certo equilibrio dove i figli sono la priorità
    Il sentirsi soli anche fra la folla è una sensazione bruttissima

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    • Sì, bruttissima, e credo siano ben pochi quelli che l’hanno provata. Per quanto riguarda il partner, che dirti, forse siamo noi che non sappiamo cambiarli, nel senso che non sappiamo prendere in mano il timone e cambiare rotta, ma solo sopportare, salvo qualche pianto e qualche scatto, e poi mollare quando siamo un passo dal perdere anche noi stesse.

      Anzi, ti dirò, che ci sono persone che si lasciano risucchiare fino alla fine, e quel salto salvifico fuori dalla coppia non lo riescono a fare neanche quando capiscono che stanno scegliendo di non esistere più.

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  4. Gran consiglio quello dato a tua figlia… la scelta delle amicizie giuste è fondamentale. No a parassiti psicologici, a super palle al piedi e che toglie energia, questi che ho appena menzionato, se ne vadano con i loro pari. Sì agli amici complementari, ad amici coi quali condividere sani interessi e, altrettanto spesso, sì a momenti di completa solitudine con se stessi per ritrovarsi e fare un po’ il punto della situazione. Notte!

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    • Gli amici non sono mai parassiti: possono essere persone che hanno bisogno, ma dare loro, aiutarli, è un piacere se il rapporto è davvero d’amicizia: il rapporto parassitario è un’altra cosa, è l’a persona che ti toglie aria e in cambio non ti dà amicizia, ascolto, comprensione, sostegno, che ti ricatta psicologicamente, colpevolizza, etc. etc.

      L’amico è quello che pensi di sentire quando sei giù, e che pensi di sentire quando sei su.

      Insomma, il nostro istinto nei suoi confronti è il moglior termometro dell’amicizia, almeno di quella provata e percepita!

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    • Verissimo Diemme, è così anche per me. La nostra spontaneità e bisongno o meno nel sentirli ci deve far da cartina di Tornasole. Bella riflessione, la tua, grazie 🙂 Buon weekend

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  5. sono d’accordo con te..tra le persone mature si è soli per scelta,invece ciò che mi spaventa è tra i ragazzi,secondo me hanno perso il gusto di comunicare, si isolano e stanno al pc, si creano un loro mondo..

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    • Suppongo che per “mature” non intendi l’età, ma la maturità emotiva, perché ci sono persone adulte che perseverano negli stessi errori, e soffrono una solitudine da paura (a parte gli anziani, che rischiano di essere abbandonati senza colpa, magari dopo aver dedicato agli altri la loro intera esistenza).

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  6. Hai riassunto bene le casistiche, non me ne vengono in men te altre.
    Mi hai fatto pensare che mi capita di riflettere, quando sto assieme a persone che mi fanno stare molto bene, che non sempre riesco a capire se lo stesso vale per loro e temo di farmi un po’ sopportare!
    Credo che Sissi abbia una madre dalla quale non mancheranno mai i migliori consigli, spero che nella sua libertà li tenga sempre in grande considerazione! Un bacio, buon weekend!

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    • Beh, per ora mi ascolta, è una ragazza indipendente, ma che tiene in considerazione quello che le dice sua madre, come si usava un tempo, quando i genitori, e ancora più i nonni, erano i saggi universalmente riconosciuti!

      Bacio a te, e bentornato! ♥

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  7. Conosco – o credo di conoscere – la solitudine, per esser lei, con sua sorella malinconia, la mia compagna abituale …. ora lieta ora no …. talvolta ricca di pensieri creativi e sorridenti, talvolta ricca di lacrime e del rimpianto di perduti affetti !
    Sì …. conosco la mia solitudine, così come gli altri/le altre conoscono la loro !
    I tuoi consigli materni a @Sissi, mia cara amica, sono per me saggi e utili … poichè, per come vedo io le cose, non c’ è niente di più appagante di una solitudine cercata, inseguita e raggiunta nell’ inutile rumore della vita …. e niente di più doloroso di una solitudine, non scelta con la pace nel cuore, bensì imposta dall’ abbandono degli altri e dalle congerie della vita !
    Un abbraccio …. insonne @Diemme, e l’ augurio =forte= che tua figlia faccia tesoro di ogni tua riflessione che ti nasca dal cuore, così come, non di rado, leggendoti ne ho fatto io ! 🙂

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    • Grazie Bruno, non credevo che le mie riflessioni ti ispirassero tanto da farne tesoro, mi hai fatto veramente un gran complimento!

      Attento però alla solitudine, è la tentazione del diavolo, l’uomo è un animale sociale, e la solitudine è una tentazione enorme che rischia di staccarlo da tutto e tutti, come magistralmente espresso da George Moustaki in quesza azzeccatissima canzone che ci hai linkato.

      Ciononostante, saperla apprezzare negli inevitabili momenti in cui sarà la nostra unica compagna, non può che farci bene e rafforzarci la tempra!

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  8. Un’analisi precisa ed accurata. Sono d’accordissimo con te… io ci ho messo anni per imparare a stare da sola. Ma quando ho trovato la giusta via, ho imparato contestualmente anche a stare bene con gli altri!! Le due cose non si elidono, anzi, si completano vicendevolmente.

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  9. Un giorno ho sentito dire dal buon Lino Banfi ne “il medico di famiglia” dice: “Una parola è troppa e due sono poche”.
    Perciò ti dico, TI ABBRACCIO FORTE
    e con queste sono treeee 😉
    [penso tu mi abbia capito, vero?]

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  10. Dunque, cara @Karina … era … ehm …. 110 E LODE ?!? 😯
    A @Diemme ?!? 🙄
    Beh …. se le cose stanno così, allora io ci metto IL BACIO … ehm … ACCADEMICO !!! :mrgreen:

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  11. Stare da soli vuol dire stare con la persona che – nel bene e nel male – più si conosce: se stessi. Se non sei un gran che…
    Io sono una persona così “esigente” che spesso preferisco il “meglio soli che male…”, ma tra essere “esigenti” ed essere “intransigenti” c’è una certa differenza. E la solitudine non è piacevole. Cerea.

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