Divorziata e contenta

journey_by_kleemass - uomo - donna - separati da baratro

Oggi con una mia amica si parlava di separazioni, e tanto ero infervorata che mi sono venute in mente le parole di mia madre, che mi diceva che avrei voluto vedere tutti separati e contenti.

Non è proprio così, io sono una fanatica della famiglia, ci credo, e credo che valga la pena profondere ogni sforzo e ogni impegno per il mantenimento della stessa. La famiglia è un progetto, e uno in un progetto ci investe, ci crede, e vuole che riesca, è un sogno, è rifugio, è fonte di calore, sostegno, forza ma…

ma…

…ma le famiglie vere, non quelle finte, non quelle energivore che risucchiano l’anima e tengono prigionieri, tenute insieme per motivi di immagine sociale, o di stanchezza, o per paura della solitudine, o perché non si hanno i mezzi per andare altrove, o perché si ha paura di traumatizzare i figli ignorando quanto li traumatizzino ambienti ostili o, forse peggio ancora, anaffettivi!

Quale condanna avere tutti gli oneri della famiglia, senza averne gli onori! Quale condanna avere tutti gli oneri della solitudine senza averne la controparte positiva, “the bright side“, la libertà!

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40 thoughts on “Divorziata e contenta

  1. Ripensando al video che mi hai consigliato, dopo 60 anni di matrimonio “donna italiana vs donna russa”…. dico che non esistono famiglie perfette, ma perfettibili. è necessario che ognuno si adegui alla sopportazione dell’altro, e viceversa, che ci si accetti senza prevaricare. Tenendo conto che in una famiglia si sorride, oltre che soffrire. ovviamente, se si tocca il culmine dell’anaffettività allora la soluzione migliore è quella meno peggiore. via, divorzio, aria nuova. ma secondo me, prima di arrivare a ciò, uno dovrebbe averne le scatole davvero piene che non riesce più a trovarne diverse soluzioni!

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    • Io sostengo sempre che l’amore non basta, due persone sevono essere sostegno reciproco nella vita, negli alti e nei bassi, devono percorrere un commino insieme e concorrere alla realizzazione l’uno dell’altro (o, almeno, non ostacolarla!).

      La famiglia è un progetto serio, non è, come pare essere adesso, un gioco che uno accantona quando non si diverte più.

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    • concordo appieno. forse un tempo, quando il divorzio non c’era, ciascuno metteva da parte le grandi pretese e si condivideva quello che la vita offriva. oggi, prima di ogni altra cosa, c’è la realizzazione della persona che avviene ANCHE all’interno della famiglia, ma non in via esclusiva. se qualcuno impedisce questo personale progetto, crollano le basi. e tutto si frantuma.

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  2. Hai proprio ragione. Alla fine semplicemente ci si adagia in una situazione dalla quale si ricava solo malessere pur di non prendere decisioni scomode. La certezza è uno stato di infelicità, il futuro è un’incognita, come diceva Ruggeri, e forse c’è pure la paura di trovarsi in una situazione ben peggiore. Ed è anche vero che separarsi ha un costo economico che forse non si è in grado di sostenere.
    Da poco ho saputo di una signora che ad un certo punto ha detto al marito che voleva la sua libertà, che era stufa di pensare solo agli altri, doveva cominciare a pensare anche a se stessa. Non conosco la loro vita di coppia, farsi un’idea solo dai pettegolezzi riferiti da terzi può essere fuorviante. Ad ogni modo, apprezzo il coraggio…il marito l’ha apprezzato meno, sul momento, dopo se ne è fatto una ragione alla grande.

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    • Io di famiglie vere ne ho conosciute tante, ma hai ragione tu, erano un’altra generazione. Qualcosa però ancora oggi si trova, io ne conosco almeno.. tre? Beh, considerando il numero di persone che conosco, direi che la percentuale è davvero bassa! 😯

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    • oh ti giuro che continuo a pensarci, ma fra tutte le coppie che conosco non riesco a trovarne una, di famiglie vere?!!?
      escludo gli sposini freschi, al di sotto dei 5 anni di matrimonio, per ovvi motivi…
      questa cosa mi inquieta parecchio 😦

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  3. Dici bene. Ho davanti un campione di matrimoni che si trascinano stanchi per i motivi che tu hai ben illustrato. Queste persone sono infelici, si sentono prigioniere e se non fosse meramente per i figli, ognuno avrebbe già preso la propria strada. Tristèss… I divorziati che conosco, invece, a parte i primi momenti di smarrimento ora stanno da dio. 🙂 Ciao mitica Dm!

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    • Un mio amico si è dimostrato sorpreso, non si aspettava che la pensassi così, secondo lui era mia opinione che un matrimonio andasse portato avanti a ogni e qualsiasi costo: ma quando mai? Io sostengo solo che il matrimonio è una cosa seria, un impegno serio che va assunto e affrontato con la massima serietà e l’intenzione di farlo funzionare, perché è chiaro che la vita è altro dal guardarsi negli occhi e dirsi quanto ci si ama (il che comunque non guasta…).

      Io sono divorziata, anche se è vero che non avrei mai lasciato mio marito, proprio perché era mio marito, e mi sarei tenuta tutto il mio dolore e la mia infelicità: questa è la pessima educazione, quell’ “a qualunque costo” che io contesto. In fondo, se il coniuge dovrebbe diventare un parente stretto al pari di genitori, fratelli, figli, e cioè quelli sono, punto, non puoi cambiarli perché non ti stanno bene, è pure vero che il mondo è pieno di gente che non parla più con genitori fratelli e figli: quando non va non va, mica siamo votati al suicidio!

      Rinascere è una gran bella cosa, ma aggiungerei che è un dovere, è una forma di rispetto per la vita, oserei dire un dovere: sono sempre stata convinta che siamo al mondo per essere felici, il che non significa avere nella vita un comportamento irresponsabile da “prendi i soldi e scappa”, ma evitare le situazioni autolesionistiche è il minimo!!!

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  4. Sono d’accordo con te…..non si può stare insieme quando diventa una sofferenza….o per mantenere la facciata, o per i figli, personalmente, in un ambiente dove non mi sento apprezzata e voluta non riesco a stare e preferisco andarmene.
    Buona serata!

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    • Ho raccolto testimonianze di donne non toccate dal marito anche per dieci anni… tanto lui – in alcuni casi è stato accertato – aveva i piedi al caldo, con amante premurosa!

      E quella povera moglie, lì ad aspettare una carezza, l’elemosina di una carezza, di un contatto… sentendosi sempre più nullità, giorno dopo giorno: quale grande umiliazione deve essere!

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    • Beh, magari, invece che come un gancio, consideralo uno stimolo… se non altro a riflettere, a capire che è una situazione che va risolta, in un modo o nell’altro: dialogo, consulente familiare, rinnovato impegno ma, se proprio nulla di tutto questo funziona… un buon avvocato, e viva la libertà, viva il rinascere, viva la vita!

      Ne ho vista tanta di gente rinascere dopo la separazione, magari dopo un anno e passa di dolore e smarrimento, ma adesso sono tutti grilli che saltano, zompano e se la ridono!

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  5. Nell’ insorgere di una famiglia, o di uno star insieme comunque lo si configuri, penso che l’ amore sia la ‘conditio sine qua non’ . E non di meno, se l’ amore è una condizione necessaria ( con tutti i risvolti che ne conseguano … ), esso tuttavia NON E’ sufficiente : occorre tutta una serie di fattori, quali ad esempio il reciproco rispetto, la stima dell’ uno rispetto all’ altra, il ‘desiderio forte’ di entrambi di metter al mondo dei figli e di aiutarli a crescere, il senso della responsabilità e, direi soprattutto, la condivisione di ideali non tramontabili, di una visione della vita ‘aperta e positiva’ …. e non di rado un pizzico di poesia “vera” .
    E’ da qui che, in una coppia normale, scaturisce il bisogno, o meglio la piacevole necessità naturale, di aiutarsi, sia interiormente nei voli dell’ anima sia materialmente nelle umili e tante incombenze quotidiane, l’ uno con l’ altra …. e non, da parte del più forte ( o della più forte ), la voglia di soggiogare il partner riducendolo a mera pedina delle fatiche giornaliere, o talvolta a oggetto di irrisione, di scarico delle proprie debolezze, di parafulmine della propria impotenza e/o frustrazione … quando non peggio !
    Poi … anche rispettando tutte le condizioni di cui sopra ci sono i figli, creature pensanti e presto raziocinanti, esseri forieri di una “loro” visione del mondo e di “loro” scelte …. e da quel momento la famiglia – a mio modo di vedere le cose – NON DEVE MAI divenire una gabbia dorata in cui, i figli, siano soffocati e inghiottiti nella morsa di uno spasmodico ed esclusivo amore genitoriale, o al contrario ( ma in modo ugualmente nefasto per i danni producibili su di loro …. ) di un rigido, soffocante e irrispettoso sentimento di eccessiva severità verso i figli, di sprezzo nei loro confronti ‘in nome di una, vera o presunta, maggiore esperienza’ di vita, o per l’ aver di fatto in mano il coltello della posizione economica da cui traggano risorse i componenti della famiglia privi di lavoro .
    Come si può vedere … sto facendo semplici considerazioni umane, e non sto certo parlando di massimi sistemi bensì di pure e semplici posizioni famigliari che mi sembrano naturali, non difficili da raggiungere se si fà tacere un poco il proprio egoismo, e si rende a quell’ amore prigenio, a quell’ amore che ci faceva tremare d’ emozione e passione all’ inizio del tempo quando il sole brillava alto nel cielo, la giusta dignità che richiede ogni sentimento nobile dell’ esistenza, soprattutto quando, noi volenti o noi nolenti, sopraggiungono i rigori dell’ inverno … ed è subito sera !

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    • Ecco, hai espresso in maniera sublime ciò che anch’io penso del matrimonio: così dovrebbe essere ma… se così non è? Il matrimonio coinvolge due persone, ed entrambi, per reggerlo, devono condividere questi sentimenti, non ci può essere uno che abbandona i suoi doveri di reciprocità, rispetto, amore e sostegno e l’altro che tiene botta!

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  6. ben venga la separazione …
    Come te sono per la famiglia ..ma non di quelle che si trascinano..bensì dove regna armonia.
    Quando tutto questo viene a mancare che senso ha??
    Liberi..liberi e ancora liberi…
    Buon inizio di giornata ^__^

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  7. Ma quanta forza serve per ammettere che quel progetto nel quale si credeva alla fine è naufragato? Prendere atto della situazione a parole è molto semplice,nei fatti molto meno. Penso sia più facile tirarla per le lunghe sperando in non si sa bene quale miracolo, temporeggiando magari qualcosa cambia. Se non stacco la spina potrebbe riprendersi( e non si riprende niente se non lo si vuole e si agisce in due). Quant’è il tempo lecito di attesa? Ognuno ha il suo. C’è chi è fulmineo, chi meno, chi è proprio lento. Se poi uno dei due prende coraggio e molla, forse nella ulteriore sofferenza alla fine si è ricevuto pure un regalo. Quanta fatica nel cercare un nuovo equilibrio che non preveda la presenza dell’altro… nel bene e nel male.

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  8. Ben venga l’inferno!!!
    Immagina quegli ambienti familiari apparentemente tranquilli dove tra i genitori regna un clima di formale e civile convivenza: nessuna aggressione, nessun litigio furioso, nessuna intimidazione, niente ultimatum, accuse, urla, grida, schiamazzi. E al tempo stesso: nessuno slancio, nessuna manifestazione spontanea d’affetto, di passione, d’intimità. Niente di tutto questo, solo generiche dichiarazioni d’intenti e per i più sensibili: continui sensi di colpa e disincanto, tanto disincanto.
    E’ una condizione molto ma molto frequente tra individui malauguratamente coscienziosi, che può protrarsi per anni ed anni senza arrecare sensibili danni psichici ai figli. Una lenta ed inesorabile agonia alla quale forse sarebbe meglio opporre l’inferno: quelle situazioni esasperate, insopportabili che stimolano l’istinto di reazione e sopravvivenza, oppure un altro tipo d’inferno, quello dei sensi, quello della passione viva, sfrenata, incontrollata. Quella che ti fa perdere la testa e ti snatura, dotandoti di un coraggio mai immaginato: la spinta definitiva. Perché tante persone, non sufficientemente molestate, annebbiate dalla stanchezza o dotate di scarsa immaginazione, se non provano sulla propria pelle (nel vero senso della parole) quel piacere nuovo, stimolante, sempre desiderato, non smuovono il culo dalla poltrona neanche con le cannonate: “fedeli” nei secoli.

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    • Nei secoli fedele: così ero. Fortuna che si sia ribellato il fisico, e non ne sopportasse più la presenza.

      Chiese il divorzio come bluff, pensando di poter tornare indietro quando voleva: e invece, una volta firmato quel foglio, la sensazione di sollievo fu tale che, insomma, di sopportarlo prima perché era mio marito se ne poteva parlare, ma di risceglierlo ancora no davvero!

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    • Ti ammiro DIEMMEEE!!! Anche se, mi è difficile comprendere la ragione per la quale (è una situazione frequente, sopratutto tra le donne), una volta riacquistata (o acquistata per la prima volta) la libertà, al tempo stesso non vi date alla pazza gioia, non riacquistate piena fiducia ed entusiasmo nella vita e con essi il desiderio di sperimentare una nuova storia. E’ come se, nonostante tutto, qualcosa si sia persa per strada.

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    • Forse perché per noi il concetto di pazza gioia è diverso dal vostro: francamente, suppongo sia quello che intendessi, passare dal un letto all’altro non è esattamente la massima aspirazione della mia vita.

      Una mia amica si è data alla pazza gioia iscrivendosi a un sacco di corsi e facendo un sacco di viaggi, per esempio. Può essere darsi alla pazza gioia pure affrancarsi dalla “perfezione” domestica, comprare la cena in rosticceria o farsi pane e formaggio, da gustarsi sbragate sul divano guardando un film melenso, magari per trentacinquestima volta 😉

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    • Sempre lo stesso no, io mi sono sbarazzata del matrimoniale e sono passata al singolo quindi, per stare più comoda, dovrei andare io da lui. Ora, per usare sempre lo stesso letto, che cosa dovrei fare, farmi prestare casa dal precedente per andare coi successivi? Non mi pare il caso!

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    • Io intendevo, “sempre lo stesso letto” con il nuovo fidanzato, una carica alla quale ambisco anch’io, tra l’altro, anche se c’ho, ahimé! ancora qualche piccola pendenza da risolvere, e tu meriti compagnie totalmente disimpegnate.
      Una piccola domanda: ma se tu non avessi lavorato, avresti potuto fare tutto quello che hai fatto? Come sarebbe stata la tua vita?

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