Archivio | 19 novembre 2013

Quando l’uomo è tirchio

rosa tirchio

Diceva una mia amica che, alla nostra età, di uomini soli ce ne sono pochi, e che quei pochi è bene che ci rimangano.

Tra le varie categorie di uomini liberi, depressi, libertini, gay, aspiranti barboni, etc., ne spicca una tipologia particolarmente invisa: il tirchio.

Il tirchio, pidocchio avaro spilorcio sparagnino o come volete chiamarlo, credo che sia decisamente il più disgustoso di tutti gli uomini in circolazione. Per quanto mi riguarda, io me ne starei lontana pure dal suo opposto, il casagrande, che poi è quello che manda in rovina tutta la famiglia fino alla settima generazione in ascendenza e discendenza per fare lo splendido col primo che passa, ma perlomeno lo splendido è simpatico, e un caffè insieme ce lo prendi volentieri.

Il tirchio, che non prova neanche a farsi passare per oculato e parsimonioso tanto non si rende conto di quello che è, è davvero insopportabile.

Non si tratta di condizioni economiche, uno può essere uno studente squattrinato o un troppo maturo cassintegrato ma avere un animo generoso.

Io parlo di quegli uomini col culto del dio centesimo, quelli che ti ispirano solo, per fortuna gratis, ottimi e abbondanti conati di vomito.

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