L’aiuto dell’IDF (Forze di difesa israeliane) alle Filippine

Riporto interamente l’articolo di Deborah Fait, pubblicato ieri su Focusonisrael:

Come già accaduto nel 2010 ad Haiti a seguito del terribile terremoto che colpì lo stato caraibico, lo Stato di Israele è stato uno dei primi ad inviare aiuti e soccorsi alle vittime del tifone Haiyan che ha travolto le Filippine, ed anche in questo caso l’aiuto dei medici israeliani è risultato fondamentale, tanto da far nascere nell’ospedale di emergenza appena approntato un bambino a cui la madre ha voluto mettere nome Israel . Ma queste sono notizie che difficilmente troverete sui nostri mass media nazionale, e per questo ringraziamo gli amici di Progetto Dreyfus che ci hanno segnalato per primi la la notizia.

Nelle Filippine è nato Israel

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di Deborah Fait

Aveva 18 anni Eden Atias, appena arruolato nell’Esercito, era salito sull’autobus, ad Afula, una cittadina situata nella Valle di Jezreel, nord di Israele, per andare alla sua base militare. Appena seduto aveva chiuso gli occhi per fare un pisolino durante il viaggio e, mentre dormiva, un ragazzino palestinese di 16 anni gli si e’ avvicinato e lo ha accoltellato. E’ morto nell’ambulanza che correva verso l’ospedale. Un altro giovane israeliano ammazzato, un’altra tomba da scavare in uno degli innumerevoli cimiteri militari di Israele. Un’altra madre orfana di figlio.

Il suo assassino ha 16 anni, e’ uno di quei “bambini” palestinesi tanto buoni e gentili, di cui parlano le organizzazioni per i diritti umani accusando Israele di tenerli in carcere. Un bambino, dunque, dicono loro, un ragazzino come quei due che hanno sterminato la famiglia Fogel a Itamar nel 2011 quando un venerdì sera entrarono con la forza nella loro casa e, dopo aver ammazzato il padre, la madre e due bambini, per concludere lo scempio, uno dei due sgozzo’ la piu’ piccola, Hadas, di tre mesi, una “colona” scrissero allora, senza vergogna, alcuni giornali italiani . “Piangeva”, hanno detto i due assassini. I terroristi erano due cugini, affiliati alle Brigate di al Aqsa, il piu’ grande di 19 anni e l’altro di 17, bambinetti dunque secondo il pensiero delle tante organizzazioni odiatrici di Israele.

Ragazzini assassini, bambini educati a diventarlo come quelli intervistati spesso dalla TV palestinese, bimbetti che dicono di voler ammazzare Io “yahud”, l’ebreo, come quelli che , dall’eta’ della scuola materna, imparano che diventare assassini di ebrei debba essere lo scopo della loro vita una volta cresciuti quel tanto che permetta loro di tenere in mano un coltello per poterlo infilare nella gola di ragazzi come loro, ragazzi ebrei, gli odiati ebrei.

Un mese fa e’ stato ammazzato un altro soldato, un ufficiale dell’IDF e i suoi assassini hanno dichiarato di aver voluto fare un regalo ai palestinesi per la festa di Id al-Adha’. Loro festeggiano cosi’, ammazzando, facendo sacrifici umani di cui far dono ai loro simili .

Sempre recentemente, Tomer Hazan, un sergente ventenne, amico di un palestinese col quale condivideva anche il lavoro in un ristorante di Bat Yam, vicino a Tel Aviv, fu invitato dal suo “amico” nei territori per fare “affari”, una volta arrivati  lo strangolo’con la cintura nella speranza di chiedere il riscatto: il cadavere del soldato israeliano in cambio della liberazione del fratello in carcere per aver preso parte a un attentato suicida nel 2003.

Il Presidente Barak Obama, commemorando il 75 anniversario della Kristallnacht, aveva dichiarato che era potuto accadere perche’ nessuno aveva capito la forza dell’odio. Certo, non lo aveva capito nessuno ma c’era molto di piu’ dell’odio , c’era la demonizzazione del Popolo ebraico, l’incitamento, la violenza di secoli contro gli ebrei, inermi, che permise ai nazisti di portare a termine il piu’ terrificante genocidio della storia dell’Uomo. Ebbe inizio, ufficialmente, il 9 e il 10 novembre 1938 ma quella immane violenza era stata preparata, giorno dopo giorno, secolo dopo secolo, con l’indottrinamento, con l’insegnamento che gli ebrei non erano persone, erano degli insetti da schiacciare e uccidere senza pieta’. Nei due giorni che diedero inizio alle violenze indiscriminate contro gli ebrei accadde di tutto, in ogni citta’, in ogni villaggio tedesco si bruciarono sinagoghe, si bruciarono i libri sacri dell’ebraismo, i nazisti entrarono nelle case e nei negozi degli ebrei distruggendo e massacrando.

Tutto questo e quello che ne segui’ accadde nel silenzio del mondo intero. Lo stesso silenzio che “sentiamo” oggi, la stessa propaganda di odio, lo stesso indottrinamento, incitamento a uccidere da parte dei palestinesi e dei loro protettori e simpatizzanti col risultato di portare la gioventu’ palestinese verso un buco nero dal quale uscire insanguinati e sempre piu’ feroci.

Cosi’ voleva Arafat, il geniale assassino che porto’ i palestinesi verso quel baratro, li fece precipitare nell’inferno di chi si nutre di odio e poi si dedico’ con maestria al piagnucolamento, usando, tra le sue lacrime di coccodrillo, la menzogna piu’ facile e produttiva : la miseria e la disperazione dei palestinesi a causa di Israele, quindi uccidere gli ebrei e’ un dovere e un onore .

Facile, no? Estremamente semplice nella sua genialita’, lo dico sempre.

Arafat sapeva quale era il debole dell’Occidente, sapeva che bastava un niente per scatenarlo contro l’ebreo Israele e cosi’ fece. I terroristi che mandava in giro per il mondo ad ammazzare erano considerati vittime ed eroi e gli ebrei ammazzati erano i “carnefici” che meritavano di morire.

I governanti israeliani che tentavano di spiegare quello che accadeva in Medio Oriente non venivano ricevuti da nessun paese europeo e lui, il genio , il piu’ grande genio del Male dopo Hitler, veniva portato in trionfo e ricoperto di soldi e di onore. Dicono che sia stato ucciso, secondo me e’ morto di AIDS, come ha dimostrato Ephraim Karsh nella sua biografia, ma, se veramente qualcuno lo ha ammazzato, chiunque esso sia, ha fatto un regalo all’umanita’, peccato cosi’ tardi, troppo tardi.

Una delle sue grandi vittorie fu guidare, quasi tenendola per mano, l’Assemblea Generale dell’ONU ad approvare la risoluzione 3379 che equiparava il sionismo al razzismo e da quel momento non vi fu piu’ confine o freno alcuno all’odio del mondo intero contro Israele.

Tutto era concesso, la propaganda , le menzogne, l’idealizzazione dei terroristi, la condanna senza speranza di Israele, l’incitamento all’assassinio degli ebrei nel loro Paese o all’estero. La risoluzione dell’Odio fu revocata soltanto nel 1991, quasi 20 anni dopo, e senza scuse. L’educazione all’odio nei territori palestinesi rubati a Israele continua da ormai 50 anni. Non finira’ mai perche’ non finira’ mai quella malattia che, a seconda del periodo storico, cambia nome: giudeofobia, antisemitismo, antisionismo.

E’ come una ruota che gira e torna indietro per ricominciare a girare.

Per fortuna e’ Israele stesso, l’odiato, il perseguitato, che dà speranza portando il bene tra le disgrazie del mondo e renderlo migliore.

Cosi’ e’ stato anche nelle Filippine dove Israele si sta adoperando dal primo giorno con aiuti di tutti i tipi, medicinali, cibo, volontari, ospedali mobili, tanta solidarieta’ e amore come fa sempre quando accadono immani disgrazie come il tifone Hayan o i tanti terremoti a Haiti, in Iran, in Turchia, dovunque. Israele e’ stato tra i primi ad intervenire nelle Filippine e in queste ore e’ nato un bambino in un ospedale d’emergenza dell’esercito israeliano. La madre ha voluto chiamarlo Israel. Gli auguriamo una buona vita.

Informazione Corretta

Nella foto in alto: i paramedici israeliani con il bambino appena nato, Israel

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29 thoughts on “L’aiuto dell’IDF (Forze di difesa israeliane) alle Filippine

  1. sono stato in Israele più volte, pur non essendo Ebreo,
    ho vissuto direttamente cosa significhi vivere la quotidianità con la consapevolezza di poter morire da un momento all’altro, l’interventismo degli Israeliani non mi stupisce, coloro che vivono con una spada di Damocle sulla testa sono i primi a comprendere i valori della solidarietà REALE.

    TADS

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  2. Io non so fino a che punto sia utile contare i morti ammazzati da una parte e dall’altra.
    Ognuno invoca la “santa” ragione dalla sua.
    Ognuno fa i propri esempi, piange i propri morti.
    Il bambino palestinese accoltella un israeliano?
    Il blog palestinese racconterà del figlio del colono israeliano che spara sui palestinesi.
    Ovviamente il blog israeliano risponderà che non è vero, e se lo è, è per risposta a una precedente violenza e così via, fino a perdersi nella notte dei tempi.
    Ognuna delle due parti invoca la “difesa”.
    E se non si tratta di difesa, si tratta di “vendetta”.
    Non vi sarà mai pace in quella regione, e non a causa degli accoltellatori o degli sparatori dell’una e dell’altra parte (che potrebbero essere fatti tacere nel giro di qualche minuto), ma a causa di chi arma le loro mani, di chi ha interesse che quella terra rimanga sospesa nel limbo della guerra perenne.
    P.S.: l’esempio che hai fatto riguardo agli aiuti al popolo filippino, non fa che portare onore agli israeliani. Onore e gloria, come avrebbe detto qualcuno. Per me, nessun popolo è “cattivo” in quanto tale. La cattiveria è sempre “eterodiretta”.

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    • E allora lasciamo stare le questioni arabo-israeliana, e parliamo di ognuno a casa propria.

      So benissimo che a noi occidentali fa tanto “democratico” essere super partes, ma io vedo da una parte un popolo che festeggia la morte dei propri martiri, dall’altra uno che i propri morti li piange.

      Da una parte un “governo” che i propri dissidenti li squarta sulla pubblica piazza, e un’altra i cui dissidenti possono pubblicare il loro dissenso sui giornali, scriverci libri, manifestare nelle strade.

      Tu, chiaramente, sei libero di pensarla come vuoi, di far parte del partito di “la ragione non sta mai da una parte sola” o, peggio ancora “sta sempre nel mezzo”, ma io mi identifico con Israele.

      Per quanto riguarda invece gli “interessi” superiori a lasciare che quella zona rimanga una polveriera, temo che tu abbia perfettamente ragione.

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  3. Io non giudico chi “sta dalla parte di…” (che, a rigor di logica, è un po’ diverso da chi “si identifica con…”).
    Ognuno è libero di stare e/o identificarsi con chi vuole.
    E non pretendo nemmeno una malcelata “super partes”: nel mondo, il 99,99% delle persone sta da una parte o dall’altra.
    E non giudico nemmeno le generalizzazioni.
    Certo, obiettivamente (ma obiettivamente per me, sia chiaro) ho dei dubbi che tutti i palestinesi facciano festa quando muore qualcuno dei loro. Certo, i fanatici festa la fanno e ce li mostrano pure in televisione, ma quante madri ci saranno (e padri) che invece i propri figli li piangono.
    Così come (ma è il primo esempio che mi viene in mente) chissà quanti israeliani avranno brindato all’assassinio di Rabin, al contrario di tutti quelli che invece lo hanno pianto.
    Ma il punto non è questo.
    Il punto è che se si pensa che l’altro sia il “male assoluto” (o il “diavolo”, a seconda dei casi), non ci può mai essere pace.
    Una volta un vecchio saggio disse: “Può darsi che dalla mia parte stia il 99% della ragione. Ma io voglio discutere di quell’1% che sta dalla parte tua”.

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    • Mi identifico significa che mi identifico con i suoi principi di democrazia, diritto alla difesa, rispetto della vita, assertività, scienza, coscienza e conoscenza etc. etc. etc.

      Chissà quanti israeliani avranno brindato all’assassinio di Rabin, tu dici? Non so, dimmelo tu, quanti?

      E poi, anche se fosse, sai che differenza c’è tra il sentimento del singolo – qui magari qualcuno sarebbe contento se morisse Berlusconi, o Niki Vendola, o chiunque altro -, un conto è una cultura per cui essere “martire” è un grande onore ed essere famiglia del martire grande gioia (e grande vantaggio economico, pensione a vita assicurata).

      Ci saranno anche dall’altra parte madri che piangono i propri figli? Nessuno sta parlando delle singole persone o condannandole aprioristicamente, io sto parlando contro un certo tipo di cultura, e di lavaggio del cervello fin dalla più tenera infanzia e sì, questo mi fa paura.

      Il Male assoluto? Le singole persone, o forse pure, come dici tu, i singoli popoli, potranno non essere identificabili col male assoluto, ma essere circondato da un nemico che non vuole altro che la mia distruzione, oddio, non è che mi predisponga proprio bene bene nei suoi confronti…

      I libri di scuola sulle cui cartine non esiste Israele non sono opinioni personali (ma comprati coi nostri soldi personali spesso sì e davvero, a pensare a che fine fanno i contributi dati da tutto il mondo a quelle popolazioni ci sarebbe da aprire un altro lungo discorso…).

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  4. Non è per essere polemico, ma soltanto per non essere frainteso.
    Anch’io mi identifico maggiormente in Israele che non nell’Egitto, nella Libia o nell’Arabia Saudita (paese amico degli USA e quindi, per la proprietà transitiva, anche amico nostro, che però sulle cartine geografiche Israele proprio non ce l’ha). La nostra idea di Stato, di convivenza civile, di democrazia è sicuramente più vicina a quella israeliana che a quella araba (peggio: islamica).
    Ma non per questo l’altro va demonizzato.
    Così come non penso che tutti gli afghani siano talebani, così non penso che tutti i palestinesi vogliano la distruzione di Israele e l’annientamento degli ebrei.
    Certo, vi possono essere momenti nei quali la cultura dell’odio diventa predominante, addirittura totalizzante, ma non per questo non bisogna ricercare quell’1% di ragione che può avere l’altro.
    A un problema, non vi è mai una sola soluzione possibile…
    P.S.: non so il numero preciso di quelli che avranno brindato all’assassinio di Rabin. Secondo me molti, e non soltanto in Israele…

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    • Aquila, non è mio costume pensare che gli appartenenti a un qualsiasi popolo siano tutti uguali, fatti con lo stampino come i biscotti del Mulino Bianco, e quindi non posso che darti ragione.

      Se Israele non avesse voglia di ricercare quell’1% di ragione che può avere l’altro, forse non esisterebbero iniziative per la pace…

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  5. Qualche immagine dei festeggiamenti palestinesi per celebrare lo sgozzamento di cinque persone – fra cui una neonata di tre mesi – nel loro letto:
    http://www.solomonia.com/wp/2011/03/celebrating-murder-with-sweets-happy-in-gaza-photos-of-family-murder-scene-celebration/
    Attendo documentazione di festeggiamenti israeliani per lo sgozzamento di neonati palestinesi da parte di terroristi israeliani. E di scuole e centri sportivi israeliani intitolati a terroristi israeliani. E di libri di testo israeliani che spieghino ai bambini che scopo della loro vita è ammazzare più palestinesi possibile e che ammazzandoli si va in paradiso. E di tabelle degli stipendi elargiti ai terroristi israeliani come premio per avere ucciso civili palestinesi – stipendi proporzionali al numero di palestinesi uccisi. E di campi estivi israeliani per insegnare ai bambini israeliani a partire dall’età di sette anni a maneggiare armi ed esplosivi per uccidere palestinesi. E di programmi televisivi per i più piccoli in cui si insegna che la cosa più bella al mondo è morire da martiri uccidendo tanti palestinesi. E di orgogliose dichiarazioni di mamme israeliane di avere personalmente educato i propri figli al martirio con la speranza che di vederli morire tutti da martiri. Eccetera.

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    • Grazie Barbara: mai come oggi ti aspettavo con ansia.

      Tutto quello che hai elencato sono cose che in Israele – e nel mondo civile in genere – non sono mai esistite, e che invece esistono dall’altra parte, e quando un popolo riceve questo lavaggio del cervello a tappeto, certamente ne uscirà fuori uno diverso, se non altro per un fatto statistico, ma è solo l’eccezione che conferma la regola.

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  6. E’ ovvio che i nostri eroi sono sempre bravi, belli, intelligenti, simpatici e, se proprio devono compiere qualche strage, è perché sono costretti a farlo per evitare danni più gravi, e comunque cercano di limitarsi, e poi comunque, macchissenefrega, se fanno fuori qualche cattivo!
    Gli “eroi” degli altri, invece, sono sempre brutti, sporchi, cattivi e sgozzano per il solo gusto di farlo. E con lo sgozzato ci fanno anche le polpette.
    E di foto sul web ce ne sono a milioni, che testimoniano la fetentaggine degli altri e l’eroismo dei miei. Perché è ovvio che quelle che dicono il contrario sono false e chi le diffonde è – ovviamente – nemico mio.
    Scusate se la sparo grossa, ma ho l’impressione che certi ragionamenti facciano più danni che altro a Israele (così come certi atteggiamenti filo-palestinesi, del resto).
    Ok, l’ho sparata.
    ‘notte… 😕

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    • Aquila, io, come sai, non amo parlare di queste cose, perché tanto ci si fa il sangue guasto e poi ognuno rimane della propria idea e sì, sull’ultima tua affermazione sono perfettamente d’accordo, tanta strenua difesa finisce per essere controproducente.

      Considera che io sono italiana, e che prima di andare laggiù era possibilista come te, piena dei buoni discorsi super partes, pieni di equilibrio e di un colpo al cerchio e uno alla botte. La realtà è diversa, ed è una realtà che a noi è difficile comprendere, a cominciare dai bambini, educati al’odio e fomentati di pensieri di morte ed eroico martirio fin dall’infanzia: ai miei occhi, lungi dall’odiare un popolo per principio, sono storie di infanzie negate e poi, puoi immaginarne l’effetto?

      Comunque, non ti devo convincere di niente, ma neanche posso condividere una posizione di “un colpo al cerchio e uno alla botte”, così, per principio, che ritengo frutto di una realtà nostrana, e non aderente alla situazione che è laggiù.

      Ho voluto con questo articolo sottolineare l’aiuto dato da IDF alle Filippine, secondo il suo stile tempestivo ed efficiente, e come Israele sia sempre in prima linea ad aiutare chi è in difficoltà (palestinesi compresi, che accoglie e cura nei suoi ospedali, senza contare gli aiuti umanitari che giungono ogni giorno a Gaza).

      Ecco, io spesso mi chiedo “Ma chi glielo fa fare?”, a me sembra autolesionismo, e mi viene risposto che la grandezza di Israele è anche questa, l’umanità al di sopra di tutto. Singoli episodi che testiminiano comportamenti diversi per forza ce ne saranno, se non altro per un fatto statistico, ma rimane sempre il fatto che un contro è un’iniziativa di un singolo – responsabile a livello personale e non commissionato dallo stato -, un conto è chi a negare la vita lo impara a scuola.

      Comunque, per la cronaca, leggo anche testimonianze dell’altro fronte, non mi sono mai rifiutata di sentire l’altra campana.

      Quello che tu dici però non sono testimonianze, non sono fatti, rileggi il tuo ultimo commento, è solo un generico “da una parte e dall’altra”, fondato su un inconsistente “il torto e la ragione non stanno mai da una parte sola”: l’unico fatto che hai portato, l’uccisione di Rabin, l’hai condito con un ulteriore processo alle intenzioni “chissà quanti hanno festeggiato”. Francamente, mentre lì la situazione è drammatica, i nostri discorsi intorno alla frittura dell’aria non riescono né a convincermi né a coinvolgermi.

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  7. scusate se mi intrometto…

    E’ utopistico immaginare società, Stati, comunità allargate prive di spurghi biasimevoli, stiamo parlando di un Paese a forte influenza religiosa (cosa di NON poco conto) che deve difendersi dall’integralismo che serpeggia tra 900milioni di arabi. I Palestinesi sono l’avamposto, la giustificazione, l’alibi. Israele ha bisogno dei Palestinesi come i Palestinesi hanno bisogno di Israele, serbatoio di mano d’opera e fonte certa di reddito. La convivenza con la violenza quotidiana, con il rischio di morire, non inficia il rapporto ottimo tra i due popoli, a dirla tutta, se Israele dovesse sparire dalla faccia della terra, i Palestinesi verrebbero abbandonati al loro destino perché non più utili alla causa antiIsraeliana. Aquilanonvedente, io lascerei stare brindisi e cin cin vari, al Quirinale abbiamo un Presidente che in gioventù ha brindato e festeggiato alla invasione di Praga e Budapest con migliaia di morti ammazzati per le strade. Stappare bottiglie mentre scorre il sangue è una prerogativa che non ha latitudine né longitudine, prova ad immaginare quante tappi di champagne verrebbero sparati nella civile Italia se dovesse morire Berlusconi.

    Cara Diemme, il cerchiobottismo è tipico di chi non conosce le realtà direttamente, gli Israeliani hanno certamente colpe dovuti ad errori politici e militari ma questo è l’effetto collaterale di ogni conflitto, ciò che conta realmente è che sono uno Stato costretto a difendersi contro una cultura. Un nemico invisibile che può colpire in ogni momento in ogni dove. Quando si parla della questione Palestinese, ci si fa influenzare dalle immagini di ragazzini che fronteggiano con le pietre i militari Israeliani armati fino ai denti, dimenticandosi dei razzi che piovono sui mercati affollati da donne e bambini.

    non voglio annoiare oltre, grazie per lo spazio concessomi

    TADS

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    • E non si nota che i militari israeliani armati fino ai denti non reagiscono, e sarei curiosa di sapere quale altro esercito nel mondo permetterebbe tanto.

      Grazie TADS, e tranquillo, non annoi e prenditi tutto lo spazio che vuoi.

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  8. Carissima Diemme, neanch’io vado matto per queste discussioni. Se mi ci lascio andare qualche volta qui da te (scusandomi per l’intromissione) è perché ti riconosco buona fede e onestà intellettuale. Qualità che, purtroppo, non sono molto diffuse al giorno d’oggi.
    Con il tuo post hai voluto sottolineare uno dei tanti gesti di solidarietà di Israele, contrapposto alla cultura dell’odio della quale sarebbe circondato. Forse ho sottovalutato il tuo messaggio, perché su questo non ho mai avuto dubbi.
    La realtà che dipingi corrisponde in gran parte al vero, con alcuni chiaroscuri.
    Sottolineare questi chiaroscuri non è “cerchiobottismo”.
    Quali sono questi chiaroscuri, in estrema sintesi?
    Una parte della società israeliana, probabilmente quella più sottoposta all’integralismo religioso, considera gli arabi esseri umani di serie B (e sono delicato). Ho fatto l’esempio dell’assassinio di Rabin soltanto perché forse il fatto più eclatante, il primo che mi è venuto in mente. Non sto a guglare per cercarne altri, ora non mi interessa.
    Dall’altro canto, una parte della società araba, quella forse più “illuminata”, più “colta”, più “occidentale”, non ha niente a che vedere con l’integralismo islamico e penso che a distruggere Israele non ci pensi proprio.
    Ecco, io credo che noi occidentali dovremmo cercare di favorire le culture del dialogo.
    Come? La prima cosa che mi viene in mente, nella mia ignoranza, è che dovremmo evitare, per esempio, di utilizzare e foraggiare gli estremisti quando ci fa comodo, per combattere i nostri nemici, salvo poi accorgerci di avere allevato un mostro in casa nostra (talebani docet).
    Ma non voglio annoiare oltre.
    Spero e credo che ci siamo capiti.
    Ciao

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    • Aquila, anch’io non dubito della tua di buona fede e onestà intellettuale, non saremmo amici e non staremmo qui se così non fosse.

      Sono una delle prime iscritte a un’associazione italiana che si occupa del dialogo israelo-palestinese: io non smetto mai di credere nella possibilità di apertura, dialogo, confronto e, per dirla con Anna Frank, nell’intima bontà dell’uomo. Prendo solo atto che quando non c’è bisogna riconoscere che non c’è, e per me rimane sempre valido “Si vis pacem para bellum”, e se uno ha un tumore non puoi dire che ha un’emicrania per non turbarlo, perché sarebbe solo un modo per condannarlo a morte, non certo per curarlo.

      Per quello che tu dici, di non confondere gli estremisti con quelli che estremisti non sono, riconoscere la fascia di popolazione di persone che vogliono la pace, non posso che darti ragione.

      Quando qui si parla di questione israelo-palestinese, io credo che la gente ignori che ci siano molti palestinesi e israeliani che vivono e lavorano insieme, bambini israeliani e palestinesi che giocano insieme, e si immagini due fronti rigidi e opposti lontani dalla realtà di quei luoghi.

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    • @Aquila: cercata la notizia – che conoscevo per altre fonti – su google e ho trovato questo:

      Gaza, la nipote del leader di Hamas ricoverata in Israele – Il Mondo
      http://www.ilmondo.it › esteri‎
      12 ore fa – La nipotina di un anno del capo del governo di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, è stata ricoverata in condizioni critiche in Israele. … cui movimento non riconosce Israele, che si reca in visita alla nipotina all’ospedale pediatrico …

      Non sono però riuscita ad aprirla: ti dice niente questa cosa? Avranno fatto sparire la notizia? Mah, vogliamo credere che sia solo la lentezza del server.

      Ora, dimmi qualche israeliano, qualche ebreo, amorevolmente curato in palestina… mi basta un solo esempio.

      E poi, quando gli israeliani si vanno a curare nei paesi arabi, può anche succedere di questo:

      http://www.theguardian.com › Culture › Music
      09/dic/2010 – The day Ofra Haza died was actually the second time Israel had been …. told him Haza became infected from a blood transfusion in a Turkish …

      Ovviamente, che il sangue infetto sia stato trasfuso volontariamente non è provabile, ma permetti che a qualcuno sorga il dubbio?

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    • Hai notato la coerenza? Quando hanno bisogno, non si fanno scrupolo di ricorrere ad Israele

      (Ovviamente l’ospedale è gratuito, pagano i cittadini israeliani, quelli che il leader di Hamas vuole eliminare fino all’ultimo, a costo del “martirio” di altri bambini…)

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  9. Puntuali, come la foratura di un pneumatico della nostra auto quando siamo privi della ‘ruota di scorta’ e viaggiamo in luoghi solitari …. o come la scomparsa dai paraggi di @giulianoneferrara quando gira in strada la @Buoncostume, o come ancora la (ri)discesa in campo del @pornonano non appena si oda il tintinnar di manette …. riecco qui gli illustri e noti filmati ben adatti a dividere le cose : di qua …. tutto il bene del mondo ( beh … diciamo il 99,99 %, ma si sa …. quello 0,01% è l’ eccezione che conferma la regola ), e di là tutto il male, tutto il livore …. tutta l’ infamia della Terra !
    Beh … dispiace a qualcuno se io, ad onta di sittante e siffatte filmesse apodittiche, permango e persisto – in piena, sincera e fattiva convinzione – dalla stessa parte di @Aquilanonvedente, che non è diversa poi nè da quella di @Rabin, nè da quella di chi si augura, ed agisce in concreto, perchè avvenga una pace paritaria in Palestina …. nè, soprattutto, da quella di @David Grossman …. se non erro ????

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  10. Bene … leggiadra @Diemme !
    Errar mi piace, e specialmente quando
    riesca a preservar il mio cervello
    da qualsivoglia ideologia, errando,
    ma del più brutto mal cercando il bello !!!
    Postescritto : pe’ questo erro qquì dda te ! Hai voja Tu a ‘nguattatte co’ le djete e l’ aruffamenti de la vita …. A nojo, che ommini semjo e ommini volemjo restà, nun ce freghi : sei e resti ‘na sirfide ! :mrgreen:

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    • Beh, la questione israelo-palestinese non è ideologia… forse quella palestinese della jihad e del martirio, è ideologia! (Sì, insisto! 😛 )

      Diete? Macché diete! Qui non ne esco, e le conseguenze sono gravi assai. Sono molto amareggiata, e la vita sempre più caotica m’impedisce di trovar pace e far fronte a tutto. Annaspo…

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