Della stanchezza e dell’energia

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Direi che la mia domenica è stata ottima. Non il divertimento che avrei voluto, non lo svago, ma una domenica calma, all’insegna del calore familiare, abbracciata a mia figlia a coccolarci, a vedere qualche video insieme, partite a Ruzzle, e ora un buon libro.

Dico una buona domenica perché, al contrario del solito, non c’è stata quella stanchezza patologica, quella derivata dal due di pressione per intenderci, quella che ti fa sentire un fagotto, e che ti costringe a fare della tua vita un continuo bilancio per cercare di capire il perché: stanchezza fisica o psicologica? Normale reazione al quotidiano fardello, mancanza di qualche vitamina o qualche sale minerale, oppure noia esistenziale?

Quando penso alla mia stanchezza cosmica ed eterna mi viene in mente sempre un episodio di tanti anni fa, ma proprio tanti, dove la stanchezza non era certo giustificata né dagli anni né dal peso.

Avevo 25 anni ed ero separata in casa. Per dirla tutta, ero separata legalmente, e avevo un’altra storia (rigorosamente alla luce del sole)

Una sera rientro a casa, tanto per cambiare distrutta. Il mio ex marito mi viene incontro dicendo che mi ha aspettato per cena e io declino l’invito, rispondendo che sono talmente stanca che la forza per mangiare proprio non ce l’ho. Lui insiste, ha preparato dei manicaretti apposta per me, ci tiene che io li mangi, che magari mi potrebbe portare anche il vassoio in camera. Io ribadisco la mia stanchezza e che no, proprio non ce l’avrei fatta neanche imboccata.

Di lì a pochi minuti citofona l’altro. Salto in piedi, viva, gioiosa, gli vado incontro, lo invito a restare a cena, apro il frigo tiro fuori le pentole e comincio a spignattare, sempre gioiosamente zompettando.

Ricordo l’occhiata che mi lanciò il mio ex marito, disgustato e carico di livore.

Mi sibila un “Ma dieci minuti fa non eri moribonda?” e sì, dieci minuti prima lo ero, e poi non lo ero più. L’entusiasmo per la visita del mio amato mi aveva dato una carica incredibile.

Ecco, io continuo a sognare quel qualcosa che mi faccia quell’effetto, che mi riempia di energia, di entusiasmo, di brio, di voglia di fare… il problema rimane sempre quello, ho una gran voglia di volere.

PS: se vi fa pena il mio ex marito, sappiate che siete in torto…

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58 thoughts on “Della stanchezza e dell’energia

  1. 😀 😀 .. la mente, la mente, ancora una volta la mentre è in grado di creare i nostri stati fisici e questa ne una delle tante riprove. Grande Diemme. Chissà il marito come c’è rimasto de mmme… 😀

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    • Beh, se la meritava tutta. Ha fatto il diavolo a quattro per lasciarmi e – come si suol dire – dopo tutto quello che avevo fatto per lui (più qualche altra questioncina che avrebbe dovuto fargli apprezzare di più quello che aveva). Agli uomini non basta lasciarti, ti devono lasciare in gramaglie, guai se continui a vivere senza di loro!

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  2. Quando c’ è tua figlia in casa, immagino che lei sia come una corrente tumultuosa che, a stento oppure invano, tenti di arginare, ed a cui, vincendoti la stanchezza, ti abbandoni e vinta ti lasci andare …. come trancio di canna staccata dal fiume dalla rasentata e rigogliosa sponda ….
    E quando lei non c’ è … allora rinasce in te l’ esigenza spietata di sistemare ogni cosa, e le tue ‘mille e mille’ incombenze ( non diverse da quelle di ogni casalinga … ) – che o le fai Tu, OPPURE LE FAI TU – ti affrancano dalla stanchezza, e fanno di nuovo affacciare in te l’ energia, e cioè l’ essenza che “si trasforma in lavoro”, così come vogliono le leggi della fisica sperimentale !
    E se, per concludere, si installa in casa il terzo, e cioè quel tenero virgulto del tuo ex compagno, beh … in quel momento, immagino sempre che. oltre alla stanchezza ed all’ energia, nasca in te …. ehm … anche, se non soprattutto, la voglia spasmodica di prendere una latta di benzina, di spargerla accuratamente in ogni stanza e, finalmente, DARCI FUOCO ! 😯

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    • Piucchealtro non solo non collaborano, ma mi ostacolano fisicamente, e mi fanno passare la voglia. Quando sto sola, dopo i primi giorni di decompressione, ricomincio a ritrovare il gusto di fare.

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  3. L’entusiasmo è il motore della vita. Stimoli elettrici che passano da sensazioni e danno carica. Che meraviglia!! Vado a letto: sono stanco.

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  4. Due I like per questo racconto di vita! Mi ricordo quanto mi piacque già quando me lo raccontasti a voce. Servono gli stimoli giusti per mettersi in azione, bisogna essere motivati e poi si potrebbe scalare pure l’Everest, beh, facciamo una collinetta vicino casa con temperature più miti 🙄
    Straordinario come si possano ritrovare le energie in pochissimo tempo grazie a stimoli esterni, però è anche vero che bisogna cercare di metterci pure del nostro. A volte se si sta ad aspettare che l’illuminazione arrivi dal di fuori, stiamo freschi…

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    • Ma a me sembra non interessare più nulla… con Attila che mi ha rovinato pure la gioia della maturità di mia figlia, sia dell’esame che dell’uscita dei risultati, e prima quelle botta del “colpevole“, e di quell’altra persona che sai, che è stato un colpo ancora più gratuito…

      Non so, sembro non voler più investire in nulla… ma sì, certo, ci metterò del mio. Seguirò il consiglio del Nostro, per il corso di yoga, hai visto mai… 🙄

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  5. secondo me dal corso di yoga potresti trarre nuova energia. Se non altro è un impegno che ti “costringe” ad uscire per seguire i corsi. Sono fiduciosa.
    Oggi freddo cane 😥

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  6. Per la serie “Coerenza è il mio nome”…
    9:31 AM Io più che di uscire avrei bisogno di stare a casa veramente…
    10:19 AM Eppure io avrei bisogno più di svago che di relax, più di rompere la routine che semplicemente ricaricare le batterie!

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    • Ahahahah, ma tu cara Barbara, devi leggere tra le righe (sostieni dunque che gli uomini che non mi capiscono hanno le loro buone ragioni?).

      Dunque, casa mia è diventata oramai per me uno spogliatoio/dormitorio, mi alzo la mattina ed esco, torno la sera e vado a dormire, il sabato, quando non lavoro, è per commissioni, la domenica grandi pulizie (bucati e stiro soprattutto): ma che accidente di vita è? La casa non la guardo neanche più, e avrei bisogno di viverla, di riappropriarmene. L’ultima cosa che vorrei fare la sera quando rientro è riuscire (parlo del commento di Luisa riferito al corso yoga), vorrei riuscirmi a sedere su una poltrona (ho acquistato un dondolo, e il tempo per sedermici l’ho avuto due anni dopo, di starci rilassata a leggere un libro o ad ascoltare musica MAI!).

      Ciò premesso, stare a casa per vent’anni, sia pure godendosela un po’ di più, non è propriamente una botta di vita: non dico chissà che, ma una bella gita fuori porta, con tanto di scampagnata, un teatro, un concerto, un’escursione, una giornata in spiaggia ad abbronzarmi, insomma, sono un po’ più “spezzaroutine” che prendere la borsa della palestra e andare a pompare un’ora sottoterra (dove generalmente sono ubicate), oppure entrare di fatto in un’altra casa, o comunque una stanza chiusa, a fare yoga alle nove di sera, non ti pare?

      Spero di essermi spiegata (perché poi mica è vero che spero promitto iuro l’infinito va al futuro! 😛 ).

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    • 1. Mai visto palestre sottoterra, meno che mai qualcuno si sognerebbe di fare sottoterra dello yoga: sarebbe un ossimoro.
      2. A yoga NON si pompa.
      3. A noi durante la bella stagione lo facevano fare in giardino.
      (Sostieni dunque che siano solo gli uomini ad avere qualche intoppo nel capirti?)

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    • Da noi praticamente sono tutte così, tranne i grossi centri fitness ma non sono quelli quelli che ho a tiro. Centri yoga non ne ho ancora visitati, ma tu mi parli di giardini a Roma??? Qui, se abbiamo un vasetto di basilico sul balcone, grasso che cola 🙄

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    • Il mio corso era ospitato all’asilo – qui succede spesso che strutture normalmente utilizzate solo una parte della giornata vengano messe a disposizione per altre attività quando sono libere, non so lì – e c’era un bellissimo patio con l’erba e gli alberi. Fare yoga lì con le stuoie stese sull’erba era davvero fantastico.

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    • In effetti, fare qualsiasi cosa all’aria aperta mi ispirerebbe, e quello sì che mi rimetterebbe al mondo! Aria, aria, ho bisogno di aria (su questo sono quasi sicura di non essermi contraddetta in commenti precedenti! 😉 ).

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  7. Diemme, come ti capisco, non sai quanto. Credo si tratti di emozioni, quelle che con il passare degli anni vengono confinate, segregate e che soprattutto, si affacciano nelle nostre vite sempre più raramente.
    Non ho figli e non ho un compagno, sicuramente questo mi rende più libera di andare a cercare le emozioni, tuttavia, ormai ho capito che non posso più aspettarmi che mi emozionino gli altri, che forse davvero, posso inventarmi le emozioni dentro e viverle tanto intensamente quanto quelle che ci procuravano i nostri primi appuntamenti. Sono fortunata, mi hanno fornito con il tasto Auto-emozionante. In bocca al lupo per le tue, non mancheranno, ne sono certa….ma tu mi raccomando…tienici aggiornati!

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