L’Olocausto e le Stolpersteine: quale il senso?

Stolpesteine

Non sei, ma sessanta milioni: ancora non vi impressiona la cifra?

Eppure è proprio quella che leggo nell’articolo di Andrea Tarquini su Repubblica, “Olocausto, la memoria in una app: le Stolpesteine diventano virtuali“:

“se calcoliamo le vittime civili della seconda guerra mondiale scatenata dall’Asse per i deliri di dominio mondiale del Fuhrer, parliamo di oltre sei milioni di ebrei, 7 milioni di polacchi, 27 milioni di russi, oltre un milione di tedeschi. In totale solo in Europa 40 milioni e passa, se aggiungiamo le vittime delle aggressioni imperialiste giapponesi, dei massacri ordinati da Tojo e dal Tenno e degli esperimenti in massa di gas e armi chimiche o batteriologiche sulle popolazioni cinese e coreana, arriviamo ben oltre i 60. Ecco le cifre che i negazionisti contestano senza prove e vorrebbero far dimenticare.”

Ma che cosa sono le Stolpersteine? Come spiega l’articolo, sono selci in metallo col nome e la data di nascita e di morte di una vittima dell’Olocausto, nati da un’idea dell’artista Guenter Deming (v. foto).

Mi stupii molto la prima volta che le vidi, e di primo acchito non ne capii neanche particolarmente il senso: e invece un senso ce l’hanno, ridare un nome a chi si era voluto cancellare dalla terra, un luogo di ricordo a coloro i cui corpi si sono persi e dissolti nel nulla, e non hanno potuto avere alcuna sepoltura.

Ma non solo.

Oggi le Stolperstein sono diventate una App, che quando passa davanti a un luogo dove ha abitato (il passato prossimo anziché il remoto è voluto) una vittima dell’Olocausto, manda un segnale e racconta la sua storia.

Perché si sappia che era gente comune, che era gente normale. Era gente che esisteva.

Perché si sappia che non immaginavano cosa sarebbe accaduto a loro, esseri umani e senza colpa, e affinché ognuno di noi in futuro sappia riconoscere i segnali, perché non ci interessa che non accada più al nostro popolo, non deve accadere più a nessun popolo, a nessuna etnia, a nessun gruppo, a nessun essere umano. Per rendersi conto che quello che è successo – non per la follia di pochi, ma per l’ignavia di molti – non è così scontato che non accada mai più.

Perché la follia di uno, o di alcuni, non si potrà probabilmente evitare mai, ma contro l’indifferenza del resto del mondo forse qualcosa si può ancora fare, e allora ben venga inciampare lungo il nostro cammino, per ricordarci che dobbiamo tenere gli occhi aperti, che lungo la via possiamo incontrare gente che ha bisogno della nostra voce, del nostro ricordo e della nostra azione.

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12 thoughts on “L’Olocausto e le Stolpersteine: quale il senso?

  1. Guai ad “ogni” essere umano raziocinante … se si perdesse la Memoria … unica, su questa terra di bellezze e di mostruosità, nemica della morte !

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    • Come ho già risposto a Bruno, non tanto memoria di cose, ma memoria di come e perché: solo in questo caso si potrà tenere a bada e combattere il demone della follia.

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    • @Warp … quello Spettacolo …. quella Memoria, quella storia dolorosa e lucida, quel @Paolini che pianse alla fine con straziante sincerità …. furono momenti INDIMENTICABILI : ricordo, mi commossi anch’ io fino alle lacrime, come tutti quelli che videro quella nobile trasmissione, che – pur con lo strazio che suscita al vederla o al rivederla – VA RIVISTA ed ancora RIVISTA …. poichè penso che, oltre alla realtà che si vive sulla propria pelle, quei momenti fatti magistralmente e dolorosamente rivivere ( ricordo che quello spettacolo fu girato in presa diretta da un antico Manicomio … poi divenuto tempio della Memoria e degli orrori che vi si perpetrarono “prima” che @Basaglia ispirasse la sua legge umana che in tanti cercarono – e cercano ancora – di sabotare ) per noi che, fortuna nostra, NON c’ eravamo …. sono necessari e sufficienti, struggentemente sufficienti, a non dimenticare più la belva che si annida in ognuno di noi !

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  2. La memoria … fine a sè stessa ?!? 😯
    Non sarebbe “memoria”, @Diemme …. ma semplice nozione ( che pure è utile … ), vuota nomenclatura nello scorrere del tempo, pagina scritta dalla storia e mescolata insieme a tantissimi altri fatti, ma tutti vissuti ‘a posteriori’ senza che si modifichino i comportamenti successivi !
    No … io parlo della Memoria “nemica della morte” …. e guai a perderla !

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    • Certo, quello intendiamo, la Memoria come insegnamento, come “magistra vitae”.

      Sai che al Vittoriano c’è la mostra della Shoah? Ingresso gratuito, se ti capita… 😉

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  3. Mi sembra una bellissima iniziativa. Quando di quelle persone, ognuna dotata di numero come un animale,si ricordano i nomi, l’età, magari quello che facevano o che avrebbero voluto diventare, ritornano fra di noi con una forza incredibile. Presenti alla memoria di chi li ha conosciuti come pure no. I numeri dicono tanto ma c’è bisogno di qualcosa di più sopratutto quando le cifre sono di quelle dimensioni. Se pensi a tanti Marietta, Rosa, Antonio… secondo me fa ancora più male. Non sono diventati fumo 60 milioni di numeri, ma 60 milioni di vite, di persone. Potrà servire ad evitare che succeda ancora? Chi lo sa? Sospetto di no.

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    • Il fatto è che credo che in molte, troppo parti del mondo, certi abusi e abomini ancora accadono. Certo, quella che è diversa è la proporzione, ma ogni singolo essere umano è importante e va tutelato!

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