Il valore di un insegnante

Giappone - insegnanti vs imperatore

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80 thoughts on “Il valore di un insegnante

    • Certi insegnanti andrebbero mandati al rogo ma, per quanto mi riguarda, sono un’esigua minoranza (in tutta la carriera scolastica mia e di mia figlia, ne è capitata una a me e un paio a mia figlia). Per il resto, l’insegnante è una figura importante che ha un compito delicatissimo, oserei dire cruciale: non ha a che fare con pratiche, non ha a che fare con automobili o con arredamenti, ha a che fare con materiale umano, a cominciare dai piccolissimi. Io sono davvero rammaricata per la scarsa importanza che in Italia si dà agli insegnanti: mala tempora currunt!

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  1. L’ha ribloggato su Un Blog un po' cosìe ha commentato:
    Trovata stamattina sul Blog della cara Diemme.
    Pura verità e saggezza.
    Penso a come nel nostro paese viene s-valutata l’istruzione (e la cultura), relegandola a privilegi sociali e nella totale mancanza di consapevolezza del suo ruolo formativo.
    Abbiamo scuole pubbliche che di funzionante hanno solo la lavagna, e insegnanti che spesso occupano posti in graduatorie senza merito e senza presenza, con la conseguente entrata in scena del “supplente definitivo” precario che quasi sempre invece, fa la differenza.

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    • In questo forse un po’ di colpa ce l’hanno anche i genitori. Nelle generazioni precedenti quando un figlio prendeva un brutto voto a scuola si metteva in punizione, adesso ci sono parecchi genitori che se la vanno a prendere con l’insegnante (su alcuni di loro ho parecchie riserve ma come diceva Diemme per fortuna sono una minoranza).

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    • Di questo abbiamo parlato tante volte, gli insegnanti si trovano spesso a fronteggiare genitori acritici e aggressivi, e devono sempre stare lì a tremere di fronte a minacce di denunce: però, posso dire che nel momento della difficoltà si misura il proprio valore, e non sottostare alle prepotenze è il primo esempio che un insegnante dovrebbe dare, visto che questo principio, questo comportamento, è l’insegnamento base più importante? Solo un insegnante capace di trasmettere questo messaggio potrà definirsi davvero “insegnante”, di quelli che non si devono inchinare neanche davanti all’imperatore!


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    • Cara Alessandra, che coincidenza, stavo giusto da te a leggere il tuo post su lacrime e fragilità, ma ho talmente tanto da raccontare che mi sa che ti risponderò con un post a parte (che spero vorrai leggere! 😉 ).

      Tornando a bomba, gli insegnanti che si fanno mettere i piedi in testa dagli alunni sono assolutamente indegni della posizione che occupano: cosa insegnano ai nostri figli, a soccombere?

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    • Caro/a maenanet, laddove lo Stato vi ha tolto autorità, occorre ricorrere (scusi l’allitterazione 😉 ) all’autorevolezza: il carisma non si compra al supermercato, ma sarebbe eccezionale se i docenti riuscissero ad essere ascoltati per libera scelta e volontà dei discenti, anziché per dovere e cieca obbedienza (non che guasti a scuola fare il proprio dovere e rispettare le regole, se non altro quelle della buona educazione!)

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    • Ecco, appunto. Io a quelle mi riferivo, alle regole della buona educazione che manca a causa del troppo liberismo educativo sia in famiglia sia a scuola. E’ difficile intervenire su ragazzi di 17 anni dopo che, per tutta la vita, è stata concessa loro ogni libertà senza che avessero la maturità per gestirla! Per quanto mi rispettino (a modo loro) perché riesco ad esercitare una certa leadership, dimenticano che il mondo, fuori dalle mura scolastiche, non concede quanto concediamo a scuola. E’ un messaggio sbagliato che diamo ai nostri ragazzi e, purtroppo, non abbiamo gli strumenti per agire diversamente! Cari saluti!

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    • Mi rendo conto che oggi gli insegnanti abbiano le armi spuntate, non non dovete demordere! Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare… ovvero a fare sul serio!

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    • Marcello, non riversiamo neanche tutta la colpa sui genitori: certi insegnanti sono incompetenti, certi pazzi furiosi, certi tremebonde mozzarelle… certo, il primo insegnante di ognuno di noi è il proprio genitore/i propri genitori, ma è pure un insegnante con cui c’è troppa confidenza, e un legame affettivo che non può non influire sul rapporto. A scuola è un’altra cosa, ed è forse la prima occasione in cui il fanciullo si misura con l’autorità: se il docente non riesce a farsela riconoscere quest’autorità la vedo dura! Certo, uno stato che certifica che non conti niente, un tribunale che certifica che sei colpevole, una dirigenza scolastica che fuori si chiama per il “buon nome” della scuola e per paura delle conseguenze, non aiutano certo a trasmettere un messaggio di autorevolezza…

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    • su questo hai completamente ragione……
      io ho avuto molti problemi con mia figlia grande gia’
      dai tempi dell’elementare con una insegnante che ne ha fatte
      di cotte e di crude……
      purtroppo so anche benissimo il livello di insegnamento qui in italia……
      è per questo che dico che siamo noi purtroppo a rimboccarsi le maniche difendere ed insegnare ai proprii figli……è dura da sopportare ma credo che sia cosi……
      dobbiamo essere dei mastini…..
      dei mastini anche nei confronti a chi dovrebbe insegnare ai nostri figli il sapere…..

      marcello

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    • Marcello, dei mastini quando ce ne sono i presupposti, gli insegnanti non vanno aggrediti per principio, e soprattutto non esclusivamente sulla base di quanto riportano i figli, che potrebbe essere davvero fuorviante e tutto da verificare!

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  2. Direi che il livello degli insegnanti si è abbassato, un po’ come tutto il resto della nostra società.
    Del resto credo sia difficile fare l’insegnante nella scuola attuale, con la sua organizzazione e i suoi programmi. E soprattutto con i genitori degli studenti…
    Però… però… però… in questa categoria credo vi sia un alto numero di disturbati mentali, che dall’insegnamento dovrebbero essere spostati al “bidellaggio” (con tutto il rispetto per questa professione, che però implica altre attitudini).
    P.S.: da noi se ci si inchina di fronte all’imperatore, bisogna stare attenti al vice imperatore (quello che sta dietro…) :mrgreen:

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    • Ha ragione lilipi, anche i bidelli, che sono a contatto coi ragazzi, devono essere sani di mente (e molto più spesso degli insegnanti non lo sono, questo ve lo posso assicurare!). Per quanto riguarda il viceimperatore, se è un bel pezzo di Marcantonio e l’insegnante è femmina o diversamente orientato, si può pure fare… (nota per tutti, STO SCHERZANDO!!!).

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  3. Gli insegnanti possono essere buoni o cattivi, come in tutte le categorie, ma è la FUNZIONE DOCENTE che dovrebbe essere rivalutata. Quanto ai cattivi insegnanti,vanno destinati ad altri incarichi;ma se sono “disturbati mentali” non vanno spostati al “bidellaggio”, perché anche gli ATA, che stanno a contatto con i ragazzi, devono essere sani di mente

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    • Ma la “funzione docente” non esiste!
      Esistono gli/le insegnanti.
      Per quanto i bidelli (ecchevordì ATA? sigla anonima è…), io e tanti altri ricordiamo con nostalgia quelli dei nostri tempi: un po’ “strani” e “bislacchi”, ma non per questo non degni di rispetto. Ho bellissimi ricordi di un paio di bidelli delle scuole medie, riconosciuti come tali in tutto il paese (strani, intendo).
      Altri tempi…
      P.S.: gli insegnanti hanno anche poco senso dell’umorismo.. :mrgreen:

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    • Conoscevo la vignetta, che me ne ricorda un’altra disegnata da mio marito(ex). La struttura era pressappoco la stessa, nella prima vignetta (tempi passati) un giovanotto tutto compìto chiede a una signorina, tutta compìta anch’ella, “Scusi, lei è fidanzata?”. Nella seconda vignetta, a una fermata dell’autobus con palina divelta, muro alle spalle imbrattato di vernice e molto scorticato, ragazza scaciatissima, tatuata e percingata, e lo stesso tizio – ormai uomo – sempre compìto, che chiede “Scusi, lei è sua?”.

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  4. @ Diemme: non è questione di singolo insegnante, certamente a livello di singolo è un comportamento deplorevole, ma il vero problema è che il sistema non supporta i singoli insegnanti, non li considera come seri professionisti e non incentiva la severità e l’obiettività. E, che lo si voglia o no, si è inseriti in un sistema, non si è liberi professionisti svincolati da tutto e tutti, per cui il risultato finale è il prodotto di un sistema di cose, non unicamente l’espressione della volontà del singolo.

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    • Monique, io capisco che in Italia per fare il proprio dovere bisogna essere eroi, ma questo è il Paese che ci è toccato in sorte, e qui dobbiamo vivere, e questo è il Paese che, se ci restiamo, dobbiamo cercare di migliorare. Una cosa ti posso assicurare: non sto predicando dall’alto.

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  5. Non amo molto la filosofia orientale, ma in parte questo è vero, non perchè vorrei un imperatore (già combattiamo con tanti di quegli imperatori inopportuni al governo), ma perchè se l’insegnante facesse bene il suo mestiere va da se che è fondamentale nella vita averlo. Insegnare è qualcosa di meraviglioso.

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    • naturalmente la mia era, almeno in parte, una provocazione intellettuale. Penso e ci provo a far ragionare con la propria testa i miei alunni, ma, abbastanza spesso, mi sento in una situazione di precarietà, dovuta anche alla perdita di valore della cultura. a volte mi chiedo: quanta strada si fa spiegando le declinazioni? quanta strada si fa mostrando un video con una trasmissione della tv tedesca? poi ci provo, come ci provo sempre. L’ideale sarebbe mescolare le caratteristiche buone di un paese con quelle di un altro. L’unica cosa da fare è mantenere viva la passione e provarci, provarci sempre.

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  6. In Giappone la scuola pubblica ha un livello molto basso e non vale praticamente niente sul mercato del lavoro, quindi per avere qualche chance gli studenti devono andare alle scuole private, che sono costosissime e per accedervi occorre superare ogni anno, fin dalla prima elementare, severissimi esami di ammissione. Dato che la scuola non prepara assolutamente al superamento di tali esami, gli studenti devono frequentare, dopo le oltre sette ore di lezione quotidiane, dei corsi appositi (juku), a pagamento, che durano anche più di sei ore al giorno più volte la settimana. Se uno studente è bocciato deve obbligatoriamente cambiare scuola. Anche infrazioni alle severissime norme di comportamento obbligano a cambiare scuola – ovviamente una di livello inferiore e quindi con meno possibilità di trovare poi un lavoro. Se la scuola giudicata migliore è lontana da casa, capita facilmente che bambini di sei sette anni tornino a casa in metropolitana anche a mezzanotte. La competitività è molto forte, e tutte le valutazioni sono rese pubbliche, vale a dire che fin dalla prima elementare lo scolaro giapponese è una macchina da combattimento. Se non riesce a diventarlo, per lui non c’è alcuno sbocco. Il tasso di suicidi fra gli studenti giapponesi è altissimo, a causa della massacrante mole di lavoro e della totale disumanizzazione a cui vengono sottoposti, oltre che del bullismo, molto più diffuso e pesante che da noi. Nella scuola pubblica non sono ammessi scolari con alcun tipo o grado, neanche minimo, di disabilità: quelli vengono rinchiusi nelle scuole speciali.
    Poi, volendo, ci sarebbe anche questo
    http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/2008/01/29/i_medici_del_sol_levante.html

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    • E c’è il fatto dell’omologazione senza possibilità di deroghe. Dopo aver letto un servizio in merito ho fatto la prova coi miei scolari: ho chiesto: cosa succede quando arriva la primavera? Uno ha risposto viene più caldo, un altro si scioglie la neve, cresce l’erba, spuntano i fiori, tornano gli uccellini… E poi ho chiesto: queste risposte vi sembrano tutte giuste? E naturalmente tutti hanno detto di sì. Ecco, in Giappone non si fa la domanda così: si studia cosa dice il libro e poi si domanda per controllare. E se nel libro c’è scritto che si scioglie la neve e tu rispondi che tornano gli uccelli, sul tuo curriculum viene annotato che devi essere tenuta sotto osservazione perché hai comportamenti non ortodossi. E i risultati di questa irreggimentazione dei comportamenti e del pensiero si vede: bravissimi a copiare auto italiane francesi tedesche, ma un’idea originale da loro non c’è pericolo che venga fuori. E poi le atrocità in guerra, durante l’invasione della Cina e tutto il resto. A Londra la sorella della mia padrona di casa, che ogni tanto andavamo a trovare, ospitava una ragazza malese, che raccontava cose spaventose, i corpi riconsegnati alle famiglie in una valigia e una scatola: nella valigia il corpo e nella scatola la testa, le migliaia di donne rapite e costrette a prestare servizio nei bordelli per gli invasori – e non molto tempo fa c’è stata una risoluzione del parlamento che ancora rifiutava di chiedere scusa per questa cosa, esattamente come la Turchia col genocidio armeno. Non che poi non ci siano anche delle bravissime persone, per carità, che sfuggono all’omologazione, che hanno sensibilità e fantasia, ma il sistema giapponese è quello, e con tutti i difetti della nostra scuola e di tutto il resto, io il nostro sistema me lo tengo ben stretto!

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    • Una volta, alla mia affermazione di non essere razzista, una persona mi rispose: “Purché non siano zingari o palestinesi”, e io pronta aggiunsi “O giapponesi”.

      Ovviamente, un pre-giudizio, vale a dire un’opinione preliminare, di massima, su un certo tipo di cultura (e non di razza!!!) mi pare pure normale averlo, e questo nulla toglie all’opinione poi specifica che si ha delle singole persone (incontrai una giapponese dal parrucchiere e fu amore a prima vista, non avrei mai smesso di ascoltarla ma, diciamocelo, era un’italo-giapponese, e per di più a sua volta sposata a un italiano, residente in Italia, etc. etc.).

      Fu interessantissimo sentirla raccontare di usi e costumi del proprio Paese: ricordo tra le altre cose la storia che i giapponesi ricevono la busta paga sigillata, e che così devono darla alla moglie, ma che esistono dei centri appositi – clandestini ovviamente – per rimuovere questi sigilli, prelevare qualche spicciolo e richiudere la busta.

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  7. Ma VOLIAMO spendere anche qualche parola sugli insegnanti del sud (e anche del centro…) che invadono la Padania, quando dovrebbero esserci graduatorie apposite per loro? 👿
    Per forza che poi uno è costretto a laurearsi in Albania… 🙂

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