Nonostante

rose-anticateI se sono il marchio dei falliti. Nella vita si diventa grandi nonostante. (M. Gramellini, Fai bei sogni)

Ok, oramai direte che sono andata in fissa, ma in realtà è che avevo a mano un evidenziatore mentre leggevo il libro, e ho potuto segnarmi qualche punto qua e là, punto che è diventato spunto.

Forse perché questo argomento mi tocca. Perché sapete (ma sì che lo sapete!) io sono una dietrologa. Sono, sono sempre stata, e mi dispiace, quella dei se. Non che poi non sia cresciuta “nonostante”, ma questo “nonostante” ha dovuto convivere con tutti i miei se, sopportarne il peso.

Forse i se sono freni, forze energivore, pastoie. O forse siamo noi, le vite non vissute, le possibilità negate che bisogna cionostante aver presente, per ricercarle e ritrovarle. Mantenere nella mente il profumo dei fiori non colti, per riconoscerlo la prossima volta che ci imbatteremo in questi fiori, e finalmente coglierli … sempre che non abbiamo cambiato gusti nel frattempo, perché anche questa è un’opzione da considerare!

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38 thoughts on “Nonostante

  1. anche a me ogni tanto capita di scorrermi tutti i “se” della vita e svilupparne qualcuno nella mente…..
    è sintomo che non si è contenti della propria vita forse?
    boh

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  2. Coi “se” penso ci dobbiamo convivere tutti, la differenza sta nel tempo che gli dedichiamo. Quando cominicia ad essere troppo penso sia inevitabile l’amarezza per quello che non è stato e la verità e che questa è destinata ad aumentare proprio perché le nostre energie sono risucchiate dal guardarsi indietro senza fare qualcosa per cambiare il presente e il futuro.
    “le vite non vissute, le possibilità negate che bisogna cionostante aver presente, per ricercarle e ritrovarle”. Ricercare e ritrovare quello che non è stato: impossibile. Si potrà avere altro ma non quello che si è perso. Quei nodi sono destinati a non riallacciarsi. Mi pare ti avessi parlato di una scena di film che mi aveva particolarmente colpita. Lei prematuramente vedova cresce una figlia e rimane col rimpianto del marito che non c’era più. Lui si reincarna in un giovane, si riconoscono e si regalano una giornata come ai vecchi tempi, look incluso. Era stato bello, ma a fine giornata lei capisce che è andata avanti, e stare aggrappati al ricordo di quello che poteva essere e non era stato, era inutile, indietro non si torna. Infatti si sposa l’uomo che in tanti anni le era stato vicino nella buona e nella cattiva sorte.
    Se la mia vita fosse stata diversa forse a quest’ora sarei su una nave da crociera…magari una che è affondata. Amen. Non è stato così, diamoci da fare per migliorare la qualità del presente… Cerchiamo direttamente profumi di nuovi fiori 😉

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    • Non intendevo le stesse occasioni, ma dinamiche dello stesso tipo. Se, per esempio, ho perso un lavoro perché non mi andava di trasferirmi, magari quel lavoro nonlo riotterrò mai più ma, me ne dovesse capitare un altro che m’intriga e che pure richiede il trasferimento avrò le idee più chiare sul fatto che sono disponibile a farlo, questo intendevo.

      Ha ragione Aquila, gustosissimo il tuo esempio sulla nave da crociera: in fondo, non sappiamo mai quello che avremmo trovato sulla strada non percorsa, ma sappiamo quello che abbiamo trovato in questa, e che perderemmo! Io spesso mi sono fermata a pensare a ciò che avevo perso, e che, forse, avrei trovato, ma mi sono mai fermata a pensare che, cambiando strada, avrei perso quello che invece ho?

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  3. Io ho scambiato recentemente un bel pacchetto di “se” con una dotazione di “neanche”, “purtuttavia”, “ma quando mai”, “magari” e di “nonostante tutto” e devo dire che sono felice… :mrgreen:
    Da notare che il “nonostante tutto” è più ampio del “nonostante” semplice, che è invece relativo.
    Comunque secondo me la chiave del successo sta nel “ma quando mai?” 😀
    P.S.: mi piace l’esempio di mujer: “Se la mia vita fosse stata diversa forse a quest’ora sarei su una nave da crociera…magari una che è affondata”.
    Nella vita bisogna sempre vedere la parte piena del bicchiere che il pessimista vede mezzo vuoto.
    Amen.

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  4. o a volte i “se” sono questo (permettimi di citare la poesia di R. Kipling “Se”) 🙂

    “Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
    la perdono, e te ne fanno colpa.
    Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
    tenendo pero’ considerazione anche del loro dubbio.
    Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
    O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
    O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
    Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

    Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
    Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
    Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
    E trattare allo stesso modo questi due impostori.
    Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
    Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
    O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
    E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

    Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
    E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
    E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
    senza mai far parola della tua perdita.
    Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
    nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
    E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
    Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”

    Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtu’,
    O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
    Se né i nemici né gli amici piu’ cari potranno ferirti,
    Se per te ogni persona contera’, ma nessuno troppo.
    Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
    Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
    Tua sara’ la Terra e tutto ciò che è in essa,
    E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!”

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    • Bellissima. Io me la ricordo recitata da una concorrente di “Chi vuol esser milionario” (o all’epoca era “miliardario”?), una supercampionessa preparatissima, carismatica nella sua semplicità e profonda preparazione presentata sempre con l’umiltà delle persone che la conoscenza ce l’hanno davvero, e sanno quanto è piccola cosa rispetto a tutto ciò che esiste.

      Mi ricordo soprattutto la sua voce, il suo tono, quando parlò del Successo e della Sconfitta, e di come trattare questi due impostori… mi commosse, tanto che ancora oggi ricordo la recitazione di questa poesia ma… non ricordo il nome di quella persona!

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    • a volte anche la conoscenza è un muro da scavalcare per raggiungere la persona e darle un nome 🙂
      io l’ho solo letta questa poesia, non ho mai sentito recitarla però mi emoziona tantissimo e ricordo che la prima volta che l’ho letta e sono arrivata alla fine tutta d’un fiato sono rimasta senza parole per la rivelazione di ciò che significa essere uomini

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    • @Diemme: cretini e affini sono SEMPRE rigorosamente in terza persona.
      @Goldie: e si fa fare il test di gravidanza col pendolino. Mi viene in mente un medico che aveva aperto un laboratorio di analisi, che mi ha raccontato di una coppia di giovanissimi che si sono presentati una volta per il test di gravidanza. Arriva il risultato e lui dice: “Positivo”. Il ragazzo chiede: “Allora vuol dire che va bene?” “E questo non lo so, dice il medico, dipende da cos’è che desidera lei”. “Insomma, è incinta o no?” “Sì”. “Impossibile”. “E perché?” “Perché ho usato il metodo indiano”. “Che sarebbe…?” “Mentre venivo mi sono concentrato intensamente a pensare non deve restare incinta non deve restare incinta non deve restare incinta…” “E questo doveva dirmelo prima, ha risposto il medico, che così mentre avveniva la reazione io mi concentravo intensamente a pensare non deve venire positivo non deve venire positivo non deve venire positivo…” Ecco, oltre ai contraccettivi omeopatici la mamma dei cretini usa anche quelli indiani.

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    • Beh, lui è del ’32 (sono andata giusto adesso a controllare l’albo dei medici: risulta ancora iscritto quindi è sicuramente vivo e posso parlarne al presente): altri tempi, altri sistemi. Carina anche la storia dei biglietti da visita: sul primo che ha fatto stava scritto “medico chirurgo”. Poi ha fatto una specializzazione e l’ha aggiunta. Poi ha fatto una seconda specializzazione e l’ha aggiunta… Quando è arrivato all’ottava il suo biglietto da visita, ha detto, sembrava il medagliere sul petto di ufficiali e politici russi, sicché ha tirato via tutto e ha ripristinato l’originario “Dott. Giuliano Maniero, medico chirurgo”.

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  5. capita a tutti di imbattersi nei propri “se”. personalmente sono arrivata alla conclusione che, essendo io una persona che tende a non agire di impulso ma a ragionare quanto più possibile “razionalmente” sulle situazioni, “se” tornassi indietro e mi trovassi agli stessi bivi rifarei le stesse scelte, perchè ognuna di quelle è stato frutto di una decisione presa dopo averci pensato abbastanza da ritenerla quella “giusta”. posso anche aver fatto scelte infelici che non mi hanno portato dove pensavo di andare, ma non posso dire che siano state altro che non la scelta “giusta in quel momento” e voltarmi indietro pensando ad altre strade mi impedisce solo di avere la prospettiva migliore sul presente che ho costruito.

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    • Anche a me l’hanno fatta riesaminare in questo senso e sì, ho realizzato che in quei momenti in cui ho compiuto scelte che si sono rivelate sbagliate col senno del poi, non avrei potuto far altro che quelle, se non altro per coerenza, o semplicemente in base alle informazioni che avevo all’epoca.

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  6. Penso che il “nonostante” ci dia più forza, come affrontare la vita con un mare in tempesta e su di una zattera precaria, i “se” sono come farsi dirottare dalla corrente.

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  7. coi se si può far lavorare la testa, quasi fosse un esercizio teorico, un ipotesi, poi però la stessa testa va impiegata nella vita di tutti i giorni. Si può convivere coi se, basta non lasciarsi condizionare troppo…

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    • Infatti, il problema è quello: se uno si stravacca in una vita inutile e giustifica la sua accidia col fatto che “se” fosse successo quello o quell’altro la sua vita sarebbe stata diversa, allora sì, parliamo di falliti, ma in tutti gli altri casi, alzino la mano quelli che non hanno mai indugiato in un “se”, pur continuando a vivere, lottare e realizzare “nonostante”.

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    • @dupont: infatti. Io credo che “il marchio dei falliti” sia per coloro che, al di là del rimpianto, non hanno riempito la loro vita di null’altro.

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