Una giornata noiosa (sul sano egoismo)

anti-stress-in-pillole

L’ho realizzato un paio di giorni fa, ma già da qualche tempo il pensiero mi girava per la testa. Mi girava, mentre Attila era sbracato sul divano (di casa mia, s’intende), e io gli chiedevo una piccola collaborazione, che lui chiaramente non mi negava: peccato che il suo “sì, dopo”  significhi “mai” – la figlia usa lo stesso linguaggio, e ben lo conosco. Ora, se è cosa che io possa rimandare ci provo a vedere se alla fine lo fanno, o se si conclude con il solito “Mi sono dimenticato” o “non me l’hai ricordato”, ma se mi serve bisogna che le cose me le faccia da sola, e siccome le cose sono tante devo sbrigarmi, concentrarmi, non mollare mai la presa, e ci credo che sono esaurita! La mia giornata inizia alle cinque e mezzo la mattina, e termina – e non sempre – dopo le 11 di sera (a dir poco).

Ripeto, la causa scatenante è stata ieri l’altro, io dovevo uscire la sera e quindi, tra il rientro a casa e l’orario in cui dovevo riuscire c’erano circa tre quarti d’ora, appena sufficienti per farmi  una doccia e prepararmi e… e ci ho dovuto far rientrare mille altre cose, con un affanno che non vi dico.

I pensieri però si affollavano nella mia mente da oltre un mese, dal giorno in cui ho visto il filmato del compleanno della Lobot (la mamma di Attila, nota per i neofiti). La vegliarda, che da un paio di anni se la spassa in giro per l’Italia con un galante e generoso accompagnatore, alla domanda di quanti anni avesse ha risposto che se ne sente diciotto.  Beh, lo ammetto, è scattata l’invidia.

Cioè, non nel senso che vorrei essere lei, ma nel senso che vorrei avere tanta energia. Poi ci ripenso, ripenso a quello che ha fatto, e che due giorni dopo era al mare a cercarsi la casa per le vacanze perché poverina era turbata e sofferente e si doveva riprendere.

Ripenso a mia madre, alla sua scelta di non occuparsi del padre, e a tante altre scelte che non condivido.

Ecco, la mia domanda è questa: io non mi sono mai risparmiata ma, per quanto riguarda il mio codice morale, la possibilità di risparmiarmi non ce l’ho mai avuta, anche se mi sono resa conto che mi sono caricata – e continuo a caricarmi – sulle spalle anche quelle che sono incombenze altrui: ma è giusto davanti a una necessità tirarsi indietro perché spetterebbe più ad altri – che, per l’appunto, si tirano indietro? Abbandonereste un genitore perché i vostri fratelli si danno coraggiosamente alla fuga? Trascurereste un figlio perché l’altro genitore non se ne cura? Vi grattereste la pancia in ufficio perché altri colleghi lo fanno?

Cioè, il prezzo da pagare per la legittima difesa della propria integrità psicofisica è vendersi o vendere la pelle altrui? E’ possibile avere rispetto per se stessi senza scendere a compromessi, senza dover arrivare a dire “non vedo, non sento”?

Insomma, nel dubbio, oggi mi sono riservata una giornata di ozio totale, in totale stato vegetativo davanti al pc a guardarmi una serie televisiva (ne avrò visti quattro o cinque episodi, tra uno sgranocchiamento e l’altro, rigorosamente di cibo sano), che quasi quasi mi sento a disagio, ma secondo voi, qual è il giusto equilibrio? Se si sta in movimento 24 ore al giorno, senza respiro e senza tregua, non è anche un po’ colpa nostra o davvero a volte è inevitabile?

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32 thoughts on “Una giornata noiosa (sul sano egoismo)

  1. Giornate così, di totale e assoluta improduttività e ozio, sono la normale conseguenza di una vita iperstressata.
    Più giusto sarebbe utilizzare queste (rare) giornate libere per dedicarsi a attività ricreative, che tonificano lo spirito molto meglio dell’ozio.
    Questo nella teoria, ma non io non sono da meno, e quando ho tempo libero finisco sempre con l’abbrutirmi sul divano o davanti al pc.

    PS: Interessante quel farmaco. Dove lo vendono?

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    • Io davanti al pc non m’abbrutisco, ma impigrisco sì. A me fa bene soprattutto l’aria aperta, mi rinvigorisce, ma quasi mai trovo lo sprint per uscire, a meno che non ci sia un motivo, nel senso di una commissione da fare.

      PS: appena l’avrò scoperto te lo comunicherò! 😉

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  2. Scusa, non ho capito: non lo avevi definitivamente, definitivissimamente, definitivissimamerrimamente buttato fuori di casa? (te l’ho già detto in altra occasione: tua figlia si è impegnata in una crociata, e la condurrà senza misericordia fino alla morte. La tua, beninteso).

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    • Cercherò di non morire (dopo 20 anni che lo caccio via definitivissimamente e definitivissimamerrimamente, ho imparato la sopravvivenza prima e l’eventuale resurrezione poi 😉 ).

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    • Lo so che sopravvivere a lui non è un problema: il problema è sopravvivere alla jihad di tua figlia per rimettervi insieme: te l’ha detto chiaro e tondo che non si arrenderà mai, e lo sta dimostrando ogni giorno con i fatti.

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    • Te la senti di fare un esperimento? Prova a trovarti un compagno che non sia suo padre. O a fingere di provare interesse per qualcuno che non sia suo padre. Poi se sopravvivi mi racconterai com’è andata a finire. Sai, credo che sarà proprio questo a ucciderti alla fine: la tua ostinazione a non voler capire quello che tua figlia ti dice nel modo più chiaro. E, di conseguenza, a lasciare tutti i tuoi fianchi scoperti.

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    • Guarda che tempo fa io mi ero presa una cotta per un tizio, lei non l’aveva presa male, anzi, mi aveva dato completa disponibilità per prendermi un po’ di spazio. Tu dici che è chiaro “il suo piano”, io non ne sarei così sicura 😉

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    • Non in colpa, a disagio – che poi sì, è un po’ un sentirsi in colpa – sia nel senso che non sono abituata, quindi mi manca la terra sotto i piedi, sia perché ho sempre la sensazione che sto tralasciando qualcosa.

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  3. Penso che a volte siamo troppo ansiose….che certe cose non sono poi così urgenti e potrebbero essere rimandate, ma, soprattutto, che se nessuno si degna di darci una mano dopo lo stretto necessario indispensabile è giusto prendersi del tempo per se stesse. Per il resto credo che sia questione di carattere….l’amore per i genitori o per i figli non può dipendere da quello che fa l’altro…. ma quando ci sono persone che, caratterialmente se ne fregano, è una buona scusa per continuare a farlo….o farlo maggiormente.

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    • Credimi @Silvia, io derogo tutto il derogabile e rimando tutto il rimandabile… il fatto è che ho veramente tanto da fare, e soprattutto da ri-fare, senza contare che a volte mi pare di muovermi al rallentatore, per stanchezza o mole che sia.

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  4. Barbara mi ha tolto le parole di bocca … 🙄

    Comunque, la mia risposta a tutte le domande che fai (in particolare nel 5° paragrafo) è. NO.
    Io sono come te, non mi risparmio, mi occupo degli altri più che di me stessa, sto male se gli altri stanno male e aggiungo pensieri a quelli, numerosi, che ho già.
    Però, devo essere sincera, quando mi concedo qualcosa, mi dedico a me stessa (vedi ultimo we prima di tornare a scuola, sola soletta al mare) non mi sento mai in colpa. Continuo a ripetermi che me lo merito. 🙂

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    • Neanch’io mi sentirei in colpa se concedessi qualcosa a me stessa, semmai mi sento in colpa per il fatto che non lo faccio! Il fatto è che la pigrizia – forse dovuta ad eccesso di stanchezza? – mi blocca spesso, cerco di coinvolgere mia figlia che è addirittura più restìa di me, e così si finisce per passare tutto il tempo libero in casa.

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  5. Troppo lungo spiegare la complessa situazione della mia famiglia allargata. Per esser breve è praticamente inesistente. Troppi membri veramente in gamba nel fregarsene degli altri. E gli altri membri son bravi ad accettare il menefreghismo dei primi.
    La cosa corretta? Far quel che ci si sente e riuscire a non pentirsene. Si accetteranno così le eventuali conseguenze a cuor sereno,

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  6. Rivendico il diritto di avere tempo per me stessa. Voglio poter fare quello che ritengo necessario, beh si, dopo aver fatto quello che devo, non in alternativa, ahimé. Molto o poco che sia, ne ho necessità. e ho notato quanto mi disturbi vedere che altri non colgono l’occasione per distrarsi e in più tentano di rovinare il mio momento di libertà. Ho già dato e continuo a dare tanto, non ho intenzione di cedere il terreno già conquistato(salvo emergenze, ma quella è un’altra questione). Le pause servono a riprendere con più energia 🙂

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    • Io l’unica cosa che faccio spesso è mangiare fuori, ma mi rendo conto che non è di quello che ho bisogno. Lo svago sarebbe un cinema, un teatro, una gita. Alla fine, considerando che pure a pranzo mangio sempre fuori, non è che una cena in pizzeria mi cambi così tanto la vita!

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    • @fulvia, quando qualcuno non vuole fare una cosa ha un sistema quasi infallibile: la fa talmente tanto male da farti passare la voglia di chiedergliela. Il sistema sarebbe resistere e continuare a fargliela fare, ma è una lotta impari (tipo, gli fai portare giù un sacchetto di rifiuti e gli si rovescia tutta per le scale, obbligandoti a pulire le scale – magari perché tu sei a casa e lui sta andando al lavoro). Esistono strategie per superare il problema (per esempio, a te si brucia la sua camicia, mica solo a lui capitano gli incidenti, e a buon intenditor poche parole!) ma, ti ripeto, è una lotta!

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  7. Anch’io sono come te, mi carico sulle spalle anche cose che sarebbero di competenza di altri perché tanto so che o non le farebbero, o le farebbero tardi e male, cosicché poi io dovrei correre il doppio per rimediare. Tempo fa avevo anche deciso che la parola d’ordine da allora in poi sarebbe stata “delegare”, per un po’ ci sono riuscita sentendomi anche meglio e meno stressata, ma poi la vera io ha ripreso il sopravvento. E tutto è ricominciato come prima, è più forte di me, devo fare da sola. Sarà per come mi hanno abituata, o per il mio forte senso di responsabilità, ma non ce la faccio a delegare anzi, mi accollo anche i doveri degli altri. Ma se mi dedico anche un po’ a me stessa non mi sento certo né in colpa, né a disagio.
    Quando chiedi : “Abbandonereste un genitore perché i vostri fratelli si danno coraggiosamente alla fuga?” anch’io a suo tempo feci la stessa domanda a mio marito. Successe che sua sorella abitava nella vecchia casa di famiglia con la loro mamma da quando si era separate dal babbo. Ma siccome lei (la sorella) conviveva con il suo compagno, fecero valutare la casa, vollero rilevare le quote degli altri e la sbatterono allegramente fuori. Maurizio (mio marito), con la sua quota acquistò un bilocale vicino a casa nostra e ci fece abitare la mamma, che abbiamo seguito e assistito fino alla sua morte. Io gli dissi che insomma anche sua sorella e suo fratello avrebbero dovuto mettere una parte per la casa, e assisterla, e venirla a trovare più spesso ecc. ecc. Lui candidamente mi rispose che si, avrebbero dovuto, ma che se non lo facevano erano problemi loro. Lui si sentiva di aiutarla (anche se lei in vita sua era stata un bel po’ carogna…) e che voleva sentirsi tranquillo con i suoi principi e con la sua coscienza. Gli altri avrebbero fatto i conti con la propria.

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    • E infatti, è quello che dico sempre anch’io (ho una parente molto stretta che mette sempre in mezzo quello che spetterebbe agli altri per lavarsi la coscienza): io renderò conto al Padreterno della mia coscienza, gli altri renderanno conto della loro.

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    • .. o tira i remi in barca e lascia che la barca affondi? E’ un po’ che non ce la faccio a remare e, in quegli ambiti, non è che nessuno abbia remato al posto mio 😦

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    • …prova a lasciare davvero che la barca affondi, vedrai che appena si rendono conto che hanno già l’acqua alla gola, imparano a nuotare!

      p.s. già mentre scrivo mi rendo conto che sono parole di difficile messa in pratica, io stessa non ci riesco…prima che gli altri imparino a nuotare ho già ripreso a remare io!! 🙂

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  8. Se corri 24 ore al giorno, è colpa del tuo essere altruista. Per potersi fermare occorre essere egoista… imparare ad essere egoisti è l’unico toccasana che ancora non riusciamo a consentire a noi stessi 😉

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