Vado via

Sissi e l'Orsacchiona 25

© Sissi

Mia figlia se ne vuole andare. Dice che non mi sopporta più, e non posso che darle ragione. Peccato che abbiano ignorato per anni i segnali che mandavo, i messaggi impliciti ed espliciti, sempre più espliciti, il mio raccomandarmi di lasciarmi “il mio metro cubo d’aria”, richiesta accorata usata per burlarsi di me, tra uno sberleffo e l’altro.

Poi sono scoppiata. Mia figlia se n’è accorta prima dell’estate che ero allo sbrocco (alle ultime forze ho attinto proprio per far fronte alle sue paturnie di maturanda), e ben volentieri ha accolto la mia partenza con Bali per qualche giorno di riposo assoluto.

Peccato che quattro giorni siano stati davvero poco. Peccato ci sia stato solo il riposo, la serenità sì, la piacevolezza della compagnia, certo, ma non lo stacco di qualcosa di eccezionale e memorabile, non risate folli sulla spiaggia, grigliate, non visita di luoghi stupefacenti, non quello che si fa generalmente in vacanza, non giornate di acqua gym e serate di balli scatenati, insomma, non le vacanze che ti fanno dimenticare la tua quotidianità.

Quando sono tornata, stavo sì decisamente meglio, ma ci è voluto davvero poco per ricolmare la misura.

Quest’anno poi per lei è stato duro, per motivi che non sto qua a dire, si è trascinata davvero con fatica e tutta l’atmostera è diventata per me più “braccante”.

Io amo mia figlia e sono stata  – e sono – una madre affettuosa, ma non sto bene, mentre tutto il mondo pretende che sia la solita roccia e io mi sento trasparente riguardo ai miei bisogni. Il dolore fisico, con cui ho combattuto tutto l’anno, è stata la ciliegina sulla torta.

Farò il possibile per contenere la rabbia, lei ha ragione, per ogni piccola cosa esplodo in maniera abnorme, ma il fatto poi che io faccia una sforzo in più per fare la spugna, non li autorizzerà al solito braccamento, e alla fine per me non sarà un autogol? Queste esplosioni non saranno l’ultimo tentativo di difesa, soffocato il quale ci sarà solo il ripiegarmi su me stessa, oramai solo in attesa di…

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76 thoughts on “Vado via

  1. sapessi io come sto diventando schizzata, l’altra sera ho kiesto a mio figlio:vuoi la mozarella e lui non mi risponde,allora urlo :vuoi la mozzarellaaaaa……..e lui fa:ma sei pazza?…….mi sono resa conto dopo che ho perso il controllo……..sarà la menopausa 😀

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    • Sì, è tutto trasparente di noi, non solo le richieste di aiuto, ma anche le offerte, della cena o di qualsiasi altra cosa. La mamma fa parte della tappezzeria della casa, una comoda poltrona su cui cullarti quando sei stanco, o sulla quale tirare i vestiti sporchi la sera e lasciarli ammucchiati lì…

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    • Non facciamo altro che parlare, non è il dialogo che manda tra di noi: il fatto è che ognuno vuole essere ascoltato molto, ma finisce per l’ascoltare poco l’altro. Ma soprattutto la denuncia di stare male rimane inascoltata, quasi fosse una frase qualsiasi, un commento sul tempo o sugli autobus che non passano…

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    • @Frz: per me non è un problema se va a vivere da sola, anzi, io stessa l’ho sollecitata, a fine maturità, a trascorrere un mesetto altrove, padre, nonna, vacanza, quello che voleva. Non sono la solita mamma italica che vuole i figli – e soprattutte le figlie – attaccate alla gonna, in altri stati i figli a diciotto anni se ne vanno da casa per il semplice fatto di avere, per l’appunto diciotto anni. Si mettono insieme un gruppo di amici o amiche e si dividono un appartamento, stop.

      La mia tristezza semmai consiste nel, dopo aver dato tanto, non avere nessuno nel momento in cui ho bisogno io (tu considera che se mi cade una matita per terra, quasi quasi sono costretta a lasciarla lì fino a che qualcuno non la raccoglie, tanto per farti un esempio). Quando mi feci male alla caviglia, Attila invitava Sissi a prepararmi la borsa di ghiaccio (lui era davanti alla tv) e lei rispondeva di farlo lui che lei stava studiando. A parte quel primo giorno (in cui comunque alla fine la borsa di ghiaccio la preparò il padre), tutti gli altri giorni mi sono alzata e ho fatto tutto da sola (ancora qualcuno si stupisce perché ci ho impiegato così tanto a guarire?).

      Il problema non è neanche egoismo, ma l’incapacità di accettare che la mamma roccia stia male, che qualche volta sia lei ad avere bisogno.

      Io, oramai, con questo andazzo, l’ultima cosa che desidero è di invecchiare al punto di avere bisogno di qualcuno.

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  2. Mi accorgo solo ora, dopo averti letta, che l’icona “Mi piace” non va sempre bene. Oggi avrei volentieri cliccato sull’icona “Mi spiace” se ci fosse stata. Brutto momento il tuo, soprattutto quando il dolore ha come fonte i figli. Un abbraccio.

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    • @Giuseppe: in realtà lamentarsi di mia figlia sarebbe peccato mortale, è una ragazza in gamba che mi ha dato sempre e solo soddisfazioni. Il problema è che il rapporto tra noi è troppo simbiotico, e non è una cosa sana. Una volta lessi un libro bellissimo, che s’intitolava più o meno “Madri e figlie, un rapporto a tre”, laddove il terzo elemento, quello che dovrebbe portare equilibrio, è il padre, che a noi è chiaramente mancato (se non altro come elemento di equilibrio!).

      Finché stavo bene, pace, in qualche modo fronteggiavo il tutto: mi toglieva l’aria, d’accordo, ma era lei la mia aria a sua volta. Ora ho proprio bisogno fisicamente di spazio, ho bisogno di supporto, di comprensione, e invece sono solo la madre che deve dare, dare presenza, dare ascolto, dare comprensione, etc. etc.

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  3. Hai ragione Tu, @Diemme ….. fondamentalmente ragione Tu, ma non ha torto lei, poichè questa è la vita, e la condivisione di “spazi ristretti e responsabilità completamente diverse” fra i conviventi, rende infernale il vivere insieme, a prescindere dall’ amore che li leghi ( … e fosse pure l’ amore infinito di mamma-figlia ), specialmente quando, accanto o in mezzo ai conviventi, si inzeppa qualche cialtrone tipo @Atty ….. o quando tutti ricorrano “alla forza” di una soltanto, ignorando che, benchè forte e decisa, costei è un essere umano, con tutte le sue fragilità !
    Come sensibilmente dice @Valerio …. “è un brutto momento, soprattutto quando il dolore ha come fonte i figli”, e nessuno di noi, credimi, ne è esente !!!
    Un abbraccio amica cara …. e coraggio, ‘passerà anche questa stazione come passa il dolore’ !
    @Cavaliereerrante

    Postescritto : osservando il fedele ritratto disegnatoti da @Sissi, mi permetto di insistere : quel taglio di capelli arruffato a mo’ di “cespuglione incolto di scarola’ …. ehm …. non ti dona !!!! :mrgreen:

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    • Io quel disegno invece lo trovo delizioso, ma ritengo di essere per oltre il 90% del tempo la mamma affettuosa del suo pensiero, quella coi cuoricini che le legge la fiaba. Quella arrabbiata, è inutile negarlo, esiste (e non è che si arrabbi senza motivo), ma non ci provano per niente a capirla.

      Dei miei dolori non vi ho detto finora che mio padre ebbe la stessa cosa, e ne morì. Era una metastasi che premeva su alcune zone del cervello, e la fisiatra ha detto che non è un’ipotesi da escludere, visto che certi dolori non sono spiegabili alla luce di eventuali ernie, schiacciamenti, etc. etc.

      Ora, io fuori dallo studio medico non ne ho parlato, ma considera la preoccupazione e considera il livello di dolore (certi salti sul lettino, per avermi solo sfiorato, da averla spaventata), e lei mi si butta addosso, all’ “Alzati alzati, mi fai male!” reagisce con a più totale immobilità: posso sentirmi non capita?

      Lei non ha torto? Lei non ha torto quando dice che reagisco in maniera spaventosa a delle sue mancanze davvero minime (e, diciamocelo, a volte addirittura inesistenti), ma certo il torto di non considerarmi di carne ed ossa ce l’ha.

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  4. Ma che dici????? Ti pare un finale….”solo in attesa di…….” non è da te Diemme, l’immagine che hai come nick è quella di una combattente….non devi mollare, devi farti rispettare, hai sempre annullato i tuoi bisogni per loro….ora tua figlia è grande ed è il momento che ti lascino spazio, per te e i tuoi di bisogni…..non puoi fare marcia indietro anche questa volta. Un abbraccio!

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    • Sono una combattente, non posso fare marcia indietro… ma allora sono davvero io a dare questa impressione di indistruttibile? Io sono un essere umano, non sono una viola mammola, è vero, sono una reattiva, è vero, ma sono pur sempre di carne e ossa!

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    • Ma certo….non volevo dire questo, non mi sono spiegata, volevo solo dirti che hai bisogno dei tuoi spazi e di tempo per te….e devi combattere per averli, il mio non puoi fare marcia indietro significava continuare ad esistere solo per gli altri….. 🙂

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  5. Penso sia un bene che Sissi vada a vivere altrove. un bene per entrambe. Ha ragione Bruno, gli spazi sono stretti, i compiti mal divisi, troppe ansie da entrambe le parti e frustrazione garantita. Sissi è una brava ragazza, ma è un’adolescente e come ti ho detto altre volte non è il voto alto a scuola che fa la maturità della persone. Ed è dell’adolescente una certa quota di menefreghismo verso gli altri, o forse verso i genitori. Dirai con Attila non fa così, e avresti ragione. Ma Attila non è un affetto dato per certo e scontato, tu si. Tu sei sempre in casa, non l’abbandoni, quando ha bisogno corri, sei a sua disposizione anche in vacanza e questo l’ha abituata a prendere e a dare meno di quanto ti saresti aspettata. Non è la sola figlia a fregarsene quando i genitori stanno male e non sarà l’ultima, fanno solo la parte degli adolescenti deresponsabilizzati, nulla più. Che tu ci soffra è ovvio, ma lei si vede un pulcino e da un pulcino cosa pretendi? Quando vivrà sola capirà che sarà un pulcino sempre e solo per la mamma, per gli altri no e pure con questo si dovrà confrontare. Ne soffrirà ma imparerà a crescere e a rapportarsi in modo diverso verso gli altri, forse pure a guardare con altri occhi e altro rispetto quello che la madre le ha sempre dato. Tu hai voluto darle tutto l’amore che non avevi ricevuto e questo non sarà un cattivo investimento, solo che i gli interessi te li godrai più in là, ma è certo che li godrai. Prendetevi spazio e tempo e non sarà un male per nessuna. La vita in simbiosi è un danno per tutti. Solo i gemelli siamesi sono costretti a stare assieme 24h su 24, gli altri no, per fortuna. Che faccia le sue esperienze certa di essere comunque sorretta dal tuo amore, ma provi comunque a cavarsela da sola.

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    • @Mujer: non solo è scontato il mio affetto, ma è scontato che io, in qualche modo, ce la faccia sempre. Anche mia madre la pensava così, mi vedevano reagire a tutto, farcela in qualche modo, e probabilmente alla fine ci hanno fatto conto sulla mia capacità di rialzarmi qualunque cosa mi avessero fatto: non è andata così.

      Comunque non ci andrà a vivere da sola, chiaramente è stato solo lo sfogo di un momento. Il fatto è che io ce la sto mettendo tutta per non farle pagare il conto dei miei problemi, mentre da parte sua non mi pare ci sia lo stesso sforzo.

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  6. Dire che mi dispiace è poco. Sono immensamente dispiaciuta per te, ma penso che questo sia un problema che solo tu puoi risolvere, in un modo o nell’altro. Dai commenti capisco che forse hai anche tu bisogno di tagliare questo cordone ombelicale che sembra quasi uno di quelli che si attorcigliano attorno al collo prima della nascita. In questo caso, però, non si tratta di vita o di morte, ma di vita serena oppure convivenza piena di conflitti.

    Per sdrammatizzare: mio figlio venticinquenne mi ha avvertita che prima dei 40 anni non se ne andrà via da casa. Non so chi delle due sia messa peggio, se tu o io.

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    • Mio figlio, fortunatamente, non è per nulla invadente, lascia vivere a patto che noi lasciamo vivere lui. Ha solo due difetti: è casinista (la sua camera è un disastro!) e mangia troppo, il che incide notevolmente sulle spese di mantenimento. Ma è anche chiaro che se rimane davvero fino a 40 anni qui, non solo deve imparare a dare una mano ma anche ad aprire il portafoglio. 🙂

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  7. Mi spiace molto per questa situazione e cercherò di portarti un po’ di conforto raccontandoti, invece, quello che vivo io da figlia.
    Io e mia madre (anzi, i miei genitori) abbiamo un rapporto molto bello e con tanto dialogo.. ma non definirei un rapporto di “simbiosi”.. l’unica pecca che ho notato in loro.. è che io ho tanta ambizione.. voglio volare alto.. voglio conoscere cosa significano le responsabilità e la vita autonoma e loro, invece, cercano sempre di fermarmi..
    Ai tempi, mi imposero la scuola superiore. Ora stanno cercando di impormi la sede universitaria (per fortuna non l’indirizzo!) e non solo per ragioni economiche…
    Lo noto, poi, anche nelle piccole cose.. dal non volermi far compilare il bollettino postale (perché poi se sbaglio sono guai!) ai seri problemi che hanno a farmi viaggiare da sola.. o anche non da sola.
    Detto questo.. ripeto.. li amo così come sono.
    A volte noi figli siamo delle vere e proprie piaghe, è vero.. ma anche il compito del figlio non è così facile come sembra..
    Poi.. voglio spezzare una lancia a nostro favore..
    A volte (come nel caso dei miei).. sono i genitori che volendo sempre fare loro i passi che i figli dovrebbero fare da soli.. e applicando alcune regole della casa solo ai figli e non a se stessi (potremmo scrivere un libro su ciò…) tendono a farsi vedere come i “Deus ex machina” della situazione.. è normale che poi un figlio si appoggia con tutto se stesso.. e tende a sottovalutare le richieste di aiuto degli adulti..
    Certo.. è brutto da dire, non è giustificabile, ma è così!
    Non dico, cara Diemme, che sia la tua situazione.. ma volevo fare un’analisi del “tipico genitore italiano”.
    Spero di non offendere nessuno!
    Laura

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    • Offendere? Ma scherzi? Hai fatto un’analisi perfetta. Meriti un applauso.

      Il fatto è che, quando i ruoli si invertono, le cose cambiano, le prospettive sono diverse, si cerca di non commettere gli errori che abbiamo visto nei nostri genitori, a volte si fa meglio altre peggio. I genitori sono imperfetti, come sosteneva Marcello Bernardi, illustre pediatra. Non c’è nulla da fare se non seguire l’istinto … sperando bene.

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    • @Laura: mia figlia ha avuto molta libertà, senza mai essere abbandonata a se stessa. Ha potuto decidere sempre quello che voleva, dopo aver valutato insieme le varie situazioni e i vari aspetti, vantaggi, svantaggi e incognite di ogni decisione. Ha fatto le superiori che voleva nella scuola che voleva, idem sta facendo per l’università (salvo non aver potuto iscriversi a medicina, ma non certo per colpa mia).

      A mia figlia è stata insegnata l’autonomia, ed è stato insegnato a prendersi le sue responsabilità, ma sempre senza colpevolizzazione. Ho cercato di essere per lei la madre che avrei voluto io, che ha rispettato il suo essere altro da me, le sue inclinazioni, i suoi spazi e i suoi desideri.

      Ora, però, pretendo altrettanto.

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  8. Non ho idea della gravità della situazione, però se ti fa male sentire tua figlia gridare di voler andare a vivere da sola, posso dirti che molto spesso queste frasi non sono realmente motivate, vengono pronunciate come risultato di un’arrabbiatura, in seguito a nervosismi o discussioni.
    Andare via di casa è un passo importante, da non compiersi a cuor leggero. Forse dovreste entrambe definire i vostri spazi, venirvi incontro mutualmente e chiarire a voi stesse cosa realmente cercate.

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  9. Povera Diemme!
    Quando leggo questo genere di post (tu non sei l’unica) penso che alla fine forse sono stata fortunata a non aver avuto figli. Non lo saprò mai 🙂
    Un bacione ciao
    Marta

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    • @dupont: Marta, sarebbe davvero ingiusto definire mia figlia un problema, e continuo a ritenere una grande fortuna che lei sia piovuta nella mia vita. Il problema è che sto passando un momento difficile, che fa seguito a una vita difficile (ma non per colpa sua, povera cara!).

      Probabilmente il suo comportamento è migliore di quello di tanti figli, ma in questo momento avrei bisogno di più supporto: non è giusto che sia solo sulle sue spalle darmelo, ma questa è la situazione, io e lei siamo, come sempre.

      Un abbraccio a te.

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    • Sicuramente avessi avuto figli ora sarei qui ad adorarli, ma come già detto non lo saprò mai, però tua figlia, essendo già adulta, potrebbe anche capirti un pochino di più 🙂
      Questa settimana e la prossima con mio marito e figli pelosi, siamo in vacanza in camper in giro per l’Italia, poi ci sentiamo. Un bacio

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  10. @Marisa grazie! Io stessa quando mi viene fatto un rimprovero (dopo la rabbia..) mi chiedo sempre cosa avrei fatto io se fossi stata un genitore.. e molto spesso come (o peggio!) dei miei genitori.. per questo poi cerco di migliorarmi sempre di più come figlia.. (ma non è che mi riesce tanto!)
    @Diemme Concordo! Sei stata bravissima nel tuo ruolo di genitrice (infatti ho scritto che non volevo analizzare la tua situazione.. ma quello che vedo io attorno a me!).. solo che a volte noi figli queste cose le capiamo tardi.. a volte troppo tardi. Ti auguro buona fortuna.. vedrai che le cose si sistemeranno presto!

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  11. Le convivenze sono sempre difficili; specialmente tra due donne; specialmente tra una ragazza che si sente adulta e una madre che la considera sempre la sua figlioletta:parlo per esperienza personale. Che fare? Ti sono stati dati ottimi consigli : o lasciare che tua figlia vada a vivere per conto suo( senza farle pesare il fatto che resteresti sola) o impostare la convivenza su basi completamente nuove, come se foste non una madre e una figlia che hanno vissuto in simbiosi, ma due adulte che dividono un appartamento : ciascuna i suoi spazi,le sue responsabilità, i suoi doveri di pulizia,riordino …Solo così tua figlia crescerà veramente! Auguri

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    • Negativo. Non siamo due donne che condividono l’appartamento pari grado, io sono la madre e lei la figlia, e questa è casa mia, che le sia chiaro. E chiaro che lei è figlia sì, ma figlia adulta, è chiaro che nella casa in cui abita non è certo un’ospite, questo va da sé, ma finché è qua è soggetta alle regole della casa (cioè le mie) e deve attenervisi: lei viene ascoltata e rispettata, ma l’ultima parola, mi spiace, è la mia.

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  12. Le madri sono affettuose, danno tanto ai figli, si trasformano in rocce al bisogno, ma sono donne, cioè appartenenti al genere umano e quindi anche fragili e facili all’urlo…I giovani non sono pazienti, scalciano, guardano sempre dalla loro parte. Di a Sissi di non andare via, dove la trova una madre che “sembra” schizzata ma ha le palle come te?
    Complimenti per il disegno. Ti abbraccio.

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    • Ma infatti non va via…. abbenché io un suo spazio fuori di qui stia cercando di trovarglielo: dopodiché, la decisione, sarà unicamente la sua.

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  13. Piangea la mamma, e lacrime versava
    anche la figlia : l’ una che non riposava,
    l’ altra cercando due piccioni co’ una fava !

    E stesse lacrime rigavano i due visi
    … un tempo non avari di sorrisi,
    quando fiorìan le rose e i fiordalisi !

    Ma il tempo, rio, non scorre sempre uguale,
    nè scende mai, o sale, stesse scale,
    ma @Atty sì … lui è sempre tale e quale !

    Così, per le due donne venne l’ ora
    di capir che la vita assai s’ indora
    se l’ una aiuta l’ altra … e mai scolora !
    🙂

    Postescritto : lo so, che cuoricini e fiabe, sorrisi e permissioni, candore ed affetto sincero, struggente a volte, animano il cuore e la mente di @Sissi, che ti vede sempre come il suo “orsetto di peluche” ….. ciò non toglie, @Diemme, che non ti danneggerebbe se, dal parrucchiere, Tu mutassi questa pettinata ‘a cascata di lattuga incolta’ in una foggia sul tipo di quella che, @Anna Magnani, sfoggiava, scapigliata pur essa e fiera, nell’ indimenticabile film BELLISSIMA !!! 😀

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  14. Mi sembrano i discorsi di mia madre, e penso che l’insistere sul fatto che l’ultima parola deve essere la tua, indurrà sempre più tua figlia a desiderare di andarsene.E’ chiaro che deve rispettare delle regole, ma alcune di queste si potrebbero concordare.Non basta amare i figli: occorre anche capire che, crescendo, è normale che tendano a rendersi autonomi.Guai se non fosse così!

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    • @lilipi, forse non mi sono spiegata, avere l’ultima parola non significa fare il bastain contrario per principio o per esercizio di potere. L’ultima parola può anche essere “Hai ragione, va bene”, ma è una questione di gerarchie, e la gerarchia in una famiglia esiste, esattamente come fuori.

      Io ho un capo straordinario, che finché è possibile non ci dice mai di no e si fa in quattro per conciliare tutte le nostre esigenze, ma tutti abbiamo ben chiaro che il capo è lui, ed è lui che decide. Per altro, abbiamo piena fiducia nelle sue decisioni, che prende sempre dopo averci ascoltato e valutato le nostre esigenze: ascoltato, non chiesto il permesso. Lo so che non basta amare i figli, parli con una che è stata massacrata da genitori tanto amorevoli. Io rispetto la sua personalità, rispetto le sue scelte, rispetto le sue inclinazioni, rispetto tutto, ma lei mi deve almeno altrettanto rispetto, e la casa in cui viviamo continua a essere la mia, e in cui vigono le regole che stabilisco io: è maggiorenne, se vuole se ne vada. Lei ha da sempre potuto fare la scelta di andare a vivere dal padre, e non vuole farla. Potrebbe andare a vivere da mia madre, che la adora, e non vuole.

      Il fatto è che lei qui ci sta benissimo, e ha avuto più volte modo di constatare che la libertà che ha lei non ce l’ha nessuna delle sue amiche: è vero, se l’è pure saputa meritare perché è una ragazza con la testa sulle spalle, ma ci sono ragazze che sono altrettanto solide ed equilibrate che questa opportunità non ce l’hanno, a cominciare dalla scelta del corso di studi.

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  15. Oh …. questo mi rallegra : ho amato tantissimo la @Magnani …. e quel suo modo ribelle, renitente alle mode, di portare i suoi capelli corvini !!! 😀

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  16. O.K.: sono d’accordo, specie sul rispetto reciproco. Quanto al fatto di voler andare via, mi pare chiaro che tua figlia preferisca stare con te piuttosto che con padre o nonna! Comunque attenta: madri troppo in gamba possono generare figlie insicure: io ho impiegato anni per non sentirmi inferiore a mia madre; e non sono un caso isolato.Comunque auguri e un abbraccio.

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    • Mia figlia è in gamba a sua volta, e in molti casi prende lei le redini della situazione. Quest’anno per lei è stato duro, e ha coinciso con la durezza del mio, per cui siamo scoppiate: nessuno ci ha aiutato, e chi avremmo poi?

      Ce la dobbiamo fare. Ce la dobbiamo fare lo stesso. Ce la dobbiamo fare “nonostante”, ma questo lei non riesce a capirlo. Ora mi ha detto che si sta accordando col padre per andare ad abitare altrove, poi voglio vedere come si mantiene (ma tanto guadagnarsi da vivere o porsi il problema di far quadrare il bilancio le farà solo bene).

      Io le aprirò un conto e le verserò mensilmente la stessa cifra che il padre ha definito “esorbitante” e con la quale, a suo parere mi arricchivo. Vediamo come se la farà bastare visto che il padre, da parte sua, non credo contribuirà in nulla. D’altra parte, io all’età sua lavoravo per mantenermi all’università, e non erano lavoretti, era un impiego statale a tempo pieno, esattamente sette ore e mezzo al giorno, e gli esami li ho sempre superati col massimo dei voti (poi mi hanno raccolto col cucchiaino in ospedale, ma lasciamo stare i particolari).

      Vada. Se vuole stare qua è la benvenuta, ma deve portare rispetto, e collaborara alla gestione della famiglia. Se non le va bene, ha già più di quello che ho avuto io per andarmene. Mio padre, come regalo di maturità, più regalo del matrimonio (ero partita per sposarmi), più etc. etc. etc. mi diede 30mila lire TOTALI, e non era il 1800.

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  17. Se questo è un manifesto, @Diemme, ed è un manifesto dichiarativo e sostanziale, ebbene lo sottoscrivo ‘toto corde’ !!!
    @Sissi, ove fosse determinata a realizzare fino in fondo il suo ( giustissimo ) progetto …. ce la farà, con te vicino-lontana, e proprio per le doti che riassume e che Tu hai ostinatamente, e struggentemente, seminato in lei e coltivato giorno dopo giorno ! 😀

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    • Io non sono contraria al suo andare a vivere da sola. Io andai in medio oriente, lei si sposta in altro quartiere! La vedo dura non solo per il mantenimento, per la distanza dall’università (noi siamo più vicini), non ha ancora la patente, le sarebbe difficile mantenere i contatti con le sue amiche di qua, almeno in termini di frequentazione in carne ed ossa.

      Con i soldi potrebbe cavarsela con quello che le darei, certo potrebbe giusto mangiare, pagarsi l’abbonamento metrebus, e forse qualche capo a tre euro sui carrettini, ma non la vedo durissima.

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  18. Spero sia stata un’uscita dettata dal momento sicuramente teso.
    Comunque tu falle vedere un piccolo riassuntino con elencate, voce per voce, tutte le spese mensili da affrontare, corredato da un’altra lista delle cose pratiche da effettuare per rendere possibile il progetto “vado a vivere da sola”.
    Naturalmente, facendo ben presente che sul fronte monetario non ci sarebbe trippa per gatti.
    Giusto che sappia a cosa andrebbe incontro, no ?

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    • Io direi che sarebbe molto meglio farglielo sperimentare di persona, sollecitando INTENSAMENTE l’uscita. Se poi vede che non ce la fa, e non solo dal punto di vista finanziario, ritorni pure, ma a questo punto si dettano le condizioni, e se non le rispetta, la porta sa dove trovarla.

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    • No, non ho intenzione di tagliarle i viveri, non devo ricattare nessuno. Vada. Lei si vanta che si cucina da sola da anni, ma non ha idea di che significhi lavare e stirare, lei butta per terra e ritrova lavato e stirato sul suo letto, vestiario e lenzuola, piumini tutti. Quando ha bisogno viene scarrozzata e nessuno le chiede conto di quello che spende: è molto oculata e merita questa libertà, ciò non toglie che fa un vita comoda.

      Da sola dovrà abituarsi ad arrivare alla fine del mese.

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    • @Diemme: Non è una questione di ricatti, ma semplicemente un disporle davanti la visione completa della faccenda.
      “Vado a vivere da sola” non vuol dire “Cambio domicilio ma lo faccio sapere anche a te, così sai dove mandarmi i soldi”.
      Quella non si chiama indipendenza, si chiama campeggio.
      Tu sai meglio di lei cosa vuol dire arrivare alla fine del mese facendo quadrare tutto quanto.
      Quale momento migliore per renderla partecipe delle meccaniche di sopravvivenza ?

      @Barbara: credo che siamo d’accordo, tu proponi lo step successivo al mio.

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    • @Warp9: un passo per volta. A parte il fatto che io sono legalmente obbligata al mantenimento, se non lo fossi, ovviamente, provvederei ugualmente. Quanti genitori mantengono i figli all’università fuori casa? Dov’è il problema? Non sono solo soldi quello che le do, e tutto il resto le verrà a mancare.

      Avrà dell’altro, è vero, ma parte di quest’altro, al contrario di tante sue amiche, giocoforza ce l’ha già. Comunque dovrà passare ancora qualche mese prima che l’abitazione sia disponibile, nel frattempo farà bene a prendere la patente, perché la zona non ricordo fosse collegata benissimo (magari ora le cose saranno cambiate).

      Peccato proprio che la patente non l’abbia presa finora, e che gli orari della scuola guida vicino casa, la più accessibile anche come prezzi e fruibilità, coincidano con quelli universitari…

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  19. E’ un passaggio, dolorosissimo per un genitore …. comunque lo si viva ( ed a volte …. si nascondino le umanissime e comprensibilissime sofferenze genitoriali ), ma necessario, ed in questo caso necessario per te e necessario per @Sissi !
    Lo è stato per me, padre di due figlie …. figuriamoci per te, “donna e madre” sola e simbiotica, ma è dal dipanasi di questa inquieta situazione che tua figlia potrà dare risposte certe a sè stessa, e valutare fino in fondo le sue autonome capacità di gestirsi da sola, come fanno non pochi giovani virtuosi dalle idee chiare ed attuabili ( e come del resto facesti Tu, sebbene costretta a scegliere anzitempo …. e senza ponti levatoio di ritorno ), che, in occasioni simili …. vanno a vivere altrove, non di rado lontanissimi da casa, e dagli affetti, oltre che dalle abitudine, che la casa racchiude struggentemente !
    @Francesco Guccini …. ricordi ??? …. visse questo fatale e naturale distacco, così …. con lo stesso, identico sentimento che tuttora, quando penso alle mie due figlie, provo ancora, ora che il tempo ha consolidato le loro scelte in modo irreversibile !

    😐

    Postescritto : quanto alla possibilità di evolvere le sue “capacità culinarie”, trovandosi nella necessità di cucinarsi da sola, @Sissi potrà sempre allenarsi col papà, facendogli assaggiare, prima di mangiarseli lei, i suoi prodotti sui fornelli : se @Atty sopravviverà …. bene, potrà reiterare anche per sè quei piattini già mangiati dal padre, se invece resterà avvelenato …. beh allora potrà non ripeterli più ! :mrgreen:

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  20. Perbacco, @Diemme, questo l’ avevo capito benissimo !!!
    Se avessi inteso che @Sissi se ne andava ad abitare col papà 😯 e, dulcis in fundo, con la onnipresente nonnina paterna 😯 …. di certo non avrei parlato di “passaggio necessario per lei e per te”, ma sarei piombato io stesso nel più sconcertante degli stati d’ animo …. e non ti nascondo che avrei pensato : “@Sissi è impazzita, povera figlia” !
    Forse …. sei ancora assonnata, e magari con qualche sogno notturno di troppo da smaltire …. dai, pigliamoci questo caffè in santa pace …. e ragioniamo meglio, affinchè io possa chiarire compiutamente quello che intendevo dire prima !
    Una delle necessità in cui si ritrovano i giovani che vanno ad abitare da soli ( o in compagnia di loro coetanei ), lasciandosi dietro le delizie dei piattini cucinati ‘ad hoc’ per loro dalle rispettive mammine già super-rodate ai fornelli, è il cimento in cucina, e non pochi sono quelli che, dai loro stessi prodotti e manufatti cibari, si avvelenano . Questo rischio almeno, per @Sissi …. è eliminabile, usando lei, previo invito a pranzo ( o a cena ) nella sua nuova casetta, @Atty come cavia !
    “Papà …. senti quanto sono buoni, questi maccheroncini integrali che io stessa ho elaborato pensandoti ! Che ne dici” ???
    Poi, delle due l’ una : se @Atty … ehm …. muore avvelenato, bene, quel piatto va eliminato !
    Se invece @Atty sopravvive …. beh allora @Sissi può annoverare quel preparato fra i suoi piatti quanto meno NON letali …. e, pian piano, cominciare a mangiarselo pure lei !!! :mrgreen:

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    • @Bruno: guarda che l’unico problema che Sissi non ha è la cucina. Forse il problema sarà più lavare e stirare, lavare pavimenti e sanitari.

      Poi dovrà rapportarsi con le coinquiline, che non sono “mamma orsacchione” e per cui lei non sarà certo “putzino”. Comunque, tutte cose a cui si sopravvive.

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  21. @Warpy : 7 ottobre 2013 alle 8:38 AM :
    Caro amico …. come va ???
    E il ginocchio ‘manutenuto’ ???
    Spero bene …. se non benissimo !!! 🙂
    Quanto alle tue ultime riflessioni ( step – patti – chiarimenti “dopo” – regole della ‘chesa’ a figliol prodigo rientrato – e tutto quanto potrebbe conseguire ove @Sissi ‘obtorto collo’ dovesse ritornarsene in casa sconfitta e più malleabile 😯 ), mi fà pensare alla famosa storiella in cui, una vecchia e arguta contadina, andava al mercato per vendere una dozzina di uova tenute in una cesta che lei portava in equilibrio sul capo .
    Si narra che, strada facendo, quella simpatica donnetta, cominciò a riflettere : “Mah … e se non mi vendessi queste dodici uova ??? Potrei farle covare e mi uscirebbero 12 pulcini, che crescendo e divenendo belle pollastrelle, potrebbero darmi 12 x 12 = 144 uova, da cui, a loro volta …. e con lo stesso procedimento, potrei ricavare 144 x 12 = 1.728 uova …. e così via ! Sempre così facendo, potrei ottenere migliaia e migliaia di uova, e quindi decine e decine di migliaia di polli e galline, e vendere uova non più al minuto nel mercatuccio dove sto andando, bensì in grandi ed attrezzati supermercati …. e quindi arricchirmi a dismisura ! Addio dunque alla misera baracca in cui abito ed all’ avaro orticello che coltivo a stento, dove razzolano quelle tribolate due galline zoppe che mi danno queste poche uova ,,,, e con i soldi che mi entreranno a cascata, potrò invece acquistare una villa, ed ettari ed ettari di terra intorno dove realizzare piantagioni ed allevare anche porci, pecore, capre e mucche ! E divenuta infine straricca, e con numeroso personale alle mie dipendenze …. chi mi vieterebbe di comprare un titolo nobiliare …. magari quello di “contessa” ??? Così la gente, che ora mi snobba e finge di non vedermi, incontrandomi …. sarà costretta a dirmi, inchinandosi al mio cospetto : “BUON GIORNO …. SIGNORA CONTESSA” !!!
    E simulando lei stessa l’ inchino che avrebbe ricevuto dai passanti, quella vecchietta arguta e sognante piegò il ginocchio e chinò la testa, essendosi dimenticata, nell’ euforia del sogno, che teneva appoggiata sul capo la cesta con le uova ! Così, cesta e uova caddero in terra ….. creando, fra gusci infranti e rossi e chiare miste al fango, una non più vendibile frittata ! 😦
    No …. amico mio, sono invece d’ accordo con @Diemme, che nè propone, nè ricatta …. nè attende, comodamente adagiata sotto l’ albero della sua saggezza, la sconfitta innanzitempo della figlia onde poterle imporre, “dopo”, regole di convivenza meno ingrate ! 🙂

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    • Infatti. Io non sono i miei genitori. Io non voglio vedere mia figlia sconfitta e doma, la voglio vedere matura, felice, realizzata. Lei, per certi versi, è della stessa pasta di sua madre, e se va via, col piffero che rientra, per quante dure siano le battaglie che si troverebbe a lottare!

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    • Ciao @Bruno, il ginocchio mi fa un male cane e se sta guarendo, per il momento ha deciso di non farmelo sapere.
      Comunque, per la cronaca, hanno rimesso a posto un menisco e ricostruito il legamento crociato anteriore (per gli amici LCA).
      La riabilitazione si prospetta lunga, ma tengo botta. 🙂

      About “confino”: io non conosco il virgulto e naturalmente voi avete più voce in capitolo di me.
      Seguendo certe affermazioni nei commenti, tipo quella che è abituata a lasciar per terra che “tanto c’è chi ci pensa”, mi sembrava logico farle presente le meccaniche e le conseguenze di una avventura fuori casa.

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    • Non è proprio così. Il suo atteggiamente non è “tanto c’è chi ci pensa”, bensì “tanto non è un problema”. Lei non butta il lavoro sulle mie spalle, si limita a ignorare il problema.

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    • A me pare la stessa cosa.
      Ignoriamo il problema della maglia a terra, tanto dopo un po’ magicamente scompare e torna lavata nel cassetto.
      Non sapevo che da te lavorassero gli elfi della casa. 😉

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    • @Warp9: ti ometto particolari che sarebbero poco dignitosi ma che dimostrerebbero la mia tesi: ti ripeto, non si pone il problema, se gli elfi non lavorano per lei fa lo stesso.

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  22. E ci riuscirà …. Tu lo sai, @Diemme cara, che quando parlo di giovani, nè li esalto ( e mi esalto ), nè esco dal seminato, e cioè dall’ analisi lucida delle loro potenzialità e qualità, senza dimenticarmi mai gli imprevisti della vita, e quindi NON parlo a vanvera, o per luoghi comuni, o solo per quella che è stata la mia personale esperienza di padre : @Sissi riuscirà, ovviamente col tuo aiuto ‘sine conditionibus pro domo tua’, a fare tutto quello che si proporrà, che sia vicina o lontana da te !!! 😀

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  23. se non puoi esplodere con la pupa e non puoi prenderti qualche mese di vacanza corroborante, allora non restano che brevi e più frequenti “richiami” di week end curativi… io un divano-letto ce l’ho 😉

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  24. Finiscono le scuole, inizia l’università e con essa i problemi. Che fretta che hanno questi ragazzi di mordere la vita!
    Non so darti validi consigli che già non conosci. Non spingere da nessuna parte: lascia che lei metabolizzi questa nuova vita da universitaria, che ora vede frizzante e con le bollicine, ma presto si accorgerà anche della fatica organizzativa e di studio. Al momento è tutta un’effervescenza. Ed è giusto che sia così e che la goda così. Se la merita.
    L’altro consiglio, che ben conosci, è per te: prenditi i tuoi spazi e i tuoi tempi, anche di relax e di stacco. Non abbassare la guardia su di te, per te e anche per lei. Lei è la tua ragione di vita, tu lo sei per lei. Anche se scappa un litigio, un urlo, un’insofferenza, ricorda che son quisquilie.
    Lei sta crescendo e deve iniziare a camminare da sola, con te accanto e lontana 100 metri. Tu devi riempire la tua vita di lei, ma anche di altro.

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