La vergogna di essere normali

simpson-famiglia-tradizionale

Mi riallaccio all’ultimo post di ili6 per riprendere un discorso a me molto caro. Pare che, per essere “moderni”, “emancipati”, “cool” si debba rinunciare ad essere se stessi, soprattutto se l’essere noi stessi rientra nella tradizione e nella normalità.

Dice Ili6 (tra le altre cose, e io concordo e sottoscrivo):

Ormai:
-se scrivo –negro- devo poi stendere fiumi di parole per spiegare che non sono razzista, ma solo rispettosa della lingua italiana.
-se non infarcisco di volgarità scritto e parlato significa che sono un’antiquata e noiosa bigotta.
-se non parlo di sesso vuol dire sono una frigida
-se non voto a sinistra sono da mandare a F.C.
-se non ho avuto esperienze gay allora sono omofoba o non valgo una cippa
-se non uso termini inglesi sono ovviamente incolta e analfabeta
-se uso un linguaggio semplicemente educato di certo sarà per ipocrisia.
-se dico che ho fede, non son degna di un saluto.
-se mi piace servire il pranzo in tavola sono una schiava.
-se non amo i cantautori politicizzati sono da tacciare di abominio.
-se sono fedele è perché sono scema e della vita non ho capito una mazza.

Leggendo il post e i commenti (soprattutto le parole “ci stiamo riducendo ad aver quasi paura a dichiarare il nostro ideale perchè altrimenti additati di chissà quali corbellerie“) mi sono ricordata di un episodio davvero bizzarro, che raccontarono anni fa alla radio. Al ritorno dalle vacanze con la famiglia, moglie, due figli, a un tizio venne in mente di fermarsi a mangiare un boccone da Mac Donald: beh, incredibile dictu, uno dei figli si rifiutò perché era un post bazzicato da gente che conosceva, e si vergognava a far vedere l’allegra famigliola tutta unita, modello Mulino Bianco: a questo siamo arrivati, alla vergogna della normalità!   😯

Ribadisco quello che ho sempre detto ovunque e ribadito in questa occasione sul blog di ili6: pronta a scendere in campo per difendere i diritti delle minoranze, pronta a battermi con loro e per loro, ma non rompano l’anima con le loro manie di persecuzione e non pretendano di essere perennemente al centro dell’attenzione, messi su un piedistallo e osannati, pena l’essere additati di razzismo, omofobia, pregiudizio, e chi più ne ha più ne metta perché io a questi giochetti non mi presto e non mi faccio ricattare: evviva la pasta Barilla!

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49 thoughts on “La vergogna di essere normali

  1. Anni fa, nel corso di una rappresentazione teatrale, ad un certo punto gli attori si sono denudati. Non era previsto dal copione classico, non faceva parte del programma, gli spettatori non sapevano che sarebbe successo. E alcuni si sono alzati e hanno lasciato il teatro. Apriti cielo: il giorno dopo tutti i giornali che traboccavano di “dobbiamo sempre fare la figura dei provinciali”, “adesso il mondo intero saprà quanto siamo bigotti”, “l’ipocrisia del fingersi scandalizzati per un corpo nudo”. Ecco, per non “fare la figura dei provinciali” bisogna farsi andare bene tutto, o almeno fare educatamente finta che vada bene. Credo che stiamo ancora vivendo (e pagando) l’onda lunga del famigerato Sessantotto, quello del vietato vietare e dell’abolizione del tabù: vietato avere il tabù del sesso, il tabù della buona educazione, il tabù della religione, e applicando l’etichetta di “tabù” a qualunque principio o comportamento che desse fastidio all’oratore di turno. E io dicevo: avete eliminato tutti i tabù, vi è rimasto solo il tabù dei tabù.

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    • Hai detto bene, il tabù dei tabù, e l’anarchia che ha generato secondo me lo scatafascio che stiamo vivendo, e livelli di incompetenza – e di mancanza di sicurezza – insostenibili.

      Mancanza di regole = mancanza di libertà

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  2. @Diemme …. ehm !
    Sembra che anche il buon @Caino, stufo di dover apparire in un’ allegra famigliola tipo “Eden Bianco” ( papà @Adamo e mamma @Eva … uniti da amore e rispetto reciproco, fratello @Abele lavoratore indefesso e figlio ubbidiente … ) e rottosi i coglioni di dover subire cotanta normalità, prese a sprangate sul cranio il bravo fratellino, uccidendolo e diversificando da par suo quell’ allegra famigliola ! 😯
    Ahinoi …. non mi pare che, da quell’ eliminazione della banale normalità, siano derivati frutti granchè utili all’ Umanità ! :mrgreen:

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    • @Bruno: ebbene sì, Caino non fu un grande esempio.

      Evviva la normalità (*)! E dove c’è Barilla, c’è casa ♥

      (*) e anche la diversità, non è il suo rifiuto quello che qui s’intende!

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  3. Ohhhhhh finalmente, non se ne può più di tutte queste menate…..e vogliamo considerare il tempo che hanno perso per decidere cosa mettere invece di “padre e madre” per le iscrizioni dei bambini alle elementari????? L’uguaglianza è nella testa e negli atteggiamenti, non in queste cretinate qui! Buona giornata Diemme!

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    • Intendi “genitore 1” e “genitore 2”? Due persone dello stesso sesso possono – in qualsiasi parte del mondo – generare figli? E in Italia, due persone dello stesso sesso, possono adottare bambini? (Al momento non possono neanche sposarsi a dire il vero).

      E allora, da dove è nata in Italia questo bisogno di abolire le voci “madre” e “padre” (considerando che è sempre stata prevista una voce alternativa, del tipo “o chi ne fa le veci”)?

      L’unica motivazione è la paura di passare per omofobi, e secondo me questa si chiama anche un po’ coda di paglia…

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  4. Non posso che concordare 🙂
    C’è troppo desiderio di aver sempre ragione.

    Mi spiace, cara DM, non poter seguire gli sviluppi del post perchè sto per partire per un viaggio di lavoro, ma so di essere in buone mani con te e con i tuoi amici. E se a qualcuno non va bene il mio pensiero, che dire…perdoni la mia normalità.

    Grazie Diemme, baci.

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    • C’è molto desiderio di essere al centro dell’universo, c’è troppa tendenza alla deregolamentazione totale, intesa come libertà assoluta mentre è la sua negazione: va bene il voler riconosciuti i propri diritti, va bene anche la pretesa a brutto muso di vederseli riconoscere, ma da qui al pretendere di essere sempre messi in primo piano, osannati, avere dei privilegi speciali, ce ne corre (e chi li asseconda, secondo me, è il primo discriminatore, che vuole solo allontanare la paura di essere scoperto!).

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  5. è il trionfo del progetto: Globalizzazione.

    Personalmente cerco di combattere questo modello vivendo tutti i rapporti in un 1vs1… cioè impedendo, fin dove possibile, di creare comunità e condivisione allargata a più di 2-3 persone… non ne vado fiero perchè in qualche modo va contro i miei massimi ideali però al momento è il modo migliore che ho trovato per far si che la persona che ho difronte non sia sostituibile con una qualsiasi altra ma sia il singolo individuo, con i suoi pensieri, i suoi timori, le sue certezze le sue paure.

    Non c’è cosa più interessante al mondo delle differenze tra singoli i individui

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    • “Non c’è cosa più interessante al mondo delle differenze tra singoli i individui”: hai perfettamente ragione, ma che c’entra con quello che ho scritto io?

      Io sono la prima ad amare la diversità, a sentirmi arricchita dal confronto, sono la prima sostenitrice della società multiculturale, ma che cosa c’entra per questo?

      Avevo un’amica gay che ho appoggiato in tutto il suo percorso, ho consolato perché non era accettata a casa, le ho messo a disposizione casa mia per fare la festa di compleanno con quella che lei definiva “la sua gente” e che a casa sua – vale a dire dei suoi genitori – non avrebbe mai potuto ospitare.

      Poi, siccome si era impegnata a ripulire tutto a fondo e non l’ha fatto (io oltretutto ero al quarto mese di una gravidanza ad alto rischio e dovevo stare completamente a riposo), l’ho buttata fuori dalla mia vita a calci in culo, senza alcun timore di essere accusata di averlo fatto per la sua condizione o per i suoi amici.

      Spero di essermi spiegata meglio.

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  6. io sono sempre del pensiero che non giudico la vita degli altri e gli altri non devono giudicare la mia. Ognuno di noi cerca il suo angolo di felicità nel mondo ed è normale che non corrisponda mai a quello del suo vicino. La verità è che siamo presi a guardare cosa fanno gli altri così abbiamo la scusa di non fermarci a guardare dentro noi stessi e scoprire che il nostro cuore è vuoto perchè non abbiamo le palle di esternare ciò che siamo veramente.
    comunque: buongiorno!!! 🙂

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    • Secondo me, mi permetto, dipende molto da come si interpreta e dal senso che si da al giudzio, osservare la vita, lo stile di vita, le scelte degli altri non dovrebbe essere una cosa negativa o sbagliata, e il senso di farlo e quindi di arrivare ad avere un proprio giudizio su parte di essa potrebbe essere quello di trarre degli spunti positivi, di prendere in considerazione pensieri o punti di vista magari diversi dai propri… infondo se consideriamo la nascita di uno dei beni più grandi che possediamo come la scrittura vediamo che la sua diffusione è avvenuta per emulazione, perchè qualcuno ha osservato, ha giudicato la cosa interessante e ha provato a replicarla.. e così l’evoluzione… queste sono parti della vita e quindi vita stessa. In questo senso secondo me è fondamentale giudicare la vita degli altri… sopratutto nella ricerca del positivo. Se per giudicare la vita si intende il privato o le scelte cercando di sminuirle e ricercando solo il negativo, a mio avviso è tempo buttato, a priori però dovrebbe essere un problema di chi giudica non di chi viene giudicato

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    • quello che tu definisci come giudizio per me è osservazione. C’è molta differenza tra giudicare ed osservare, dal mio punto di vista. Ovviamente. Osservare implica guardare “ciò che realmente è” e magari porsi delle domande, giudicare per me (sottolineo sempre) significa “puntare il dito” pensando di essere migliori di qualcun altro.

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    • Ecco, hai detto bene, io non giudico (nel senso di non condanno) la vita degli altri e loro facciano altrettanto con me. Sono etero e non voglio per questo essere giudicata “antiquata”, sono credente e non voglio essere giudicata “credulona”, etc. etc. etc.

      Il Sig. Barilla ha il suo concetto di famiglia, vuole pubblicizzare la sua pasta con quello standard e va benissimo. Chi non è d’accordo compri pure un’altra marca (peccato che poi si sia scusato, aveva avuto le palle di difendere la sua posizione, ci aveva illuso, e poi si va a scusare, sia pure per motivi puramente di marketing!).

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    • credo non sia facile per lui. Se mi metto nei suoi panni immagino di avere la responsabilità dei dipendenti, con le loro famiglie e ciò che dico può influire sul loro futuro. Sulla loro vita. Viviamo in bilico tra ciò che siamo e le responsabilità che ne derivano. Non è facile.

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    • E pure tu hai ragione… io però non so se l’avrei fatto: da paladina delle minoranze mi trasformo nella loro più implacabile accusatrice quanto vedo queste cose!

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  7. @diemme: quella parte che hai riportato era più allacciata al pensiero che avevo provato ad esprimere, e il nesso con quello che hai scritto tu sta nel commento intero… nel senso che per rientrare tra i “normali” devi fare o non fare, dire o non dire quello che dice la massa:

    -se non parlo di sesso vuol dire sono una frigida
    -se non voto a sinistra sono da mandare a F.C.

    se non lo fai vieni giudicato ed escluso (da qui il concetto di globalizzazione citato e l’aggancio con il tuo post).

    La frase finale centra perchè si schiera contro quel modo di pensare che esclude dalla casta la diversità ….

    spero si essermi spiegato…

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  8. Se faccio questo, se faccio quello…io domenica ho parlato con una persona che palesemente non ha creduto alla sincerità delle mie parole. Conosco una donna molto ricca che mi ha fatto sì un regalo costoso, ma che non volevo e di cui non me ne faccio proprio nulla. Quando me lo ha consegnato, io non ne ero contenta ma lei ha aggiunto “Così ti ricordi di me”: è anziana, sta morendo: quantomeno se lo sente. Le ho risposto “Signora ha fatto parte della mia infanzia, è molto di più” e lei si è commossa. Non ho ricevuto niente di più dopo quello che ho detto e quel regalo lo vedo ancora come un costoso malloppone del tutto inutile. Dico la verità, ma in molti potrebbero pensare che sto dicendo queste parole per ipocrisia, per farmi vedere, per fesseria, tanto è facile, il regalo me lo ha dato…io non devo dimostrare niente a nessuno: so chi sono. Se agli altri non sta bene mi guardo dentro, cerco di considerare se i miei atteggiamenti provocano danni e quindi tenterò di comportarmi di conseguenza. Gli altri la pensino come vogliono e si tengano i loro tabù. A proposito di pasta: mia madre stamattina ha comprato Barilla. Glielo fatto notare e lei mi ha risposto: “Oh! Chissenefrega: costa poco!”. E lei che mi ha insegnato la sacra teoria del “Lascia Correre E Vivi La Tua Vita Al Meglio” 😀

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    • Beh, comprarla perché costa poco non mi sembra una grossa motivazione, e quella di tua madre, perdonami Karina, o l’ho interpretata male o non mi sembra davvero una sacra teoria.

      Se il signor Barilla avesse detto “A morte i froci, mi fanno schifo pure se me la toccano la mia pasta”, io sinceramente non l’avrei più comprata neanche a un centesimo al quintale. Chi discrimina i gay, chi li considera inferiori e non degni di affetti e tutela legale, non fa parte del mio mondo.

      I froci che rompono l’anima al prossimo con la superiorità della loro frociaggine di fronte alla mia insulsa e insignificante eterosessualità, non ne fanno parte lo stesso.

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    • Guarda che quelle sono parole di Ili6, non mie. A proposito, mi sono comprata un completino sexy che è un amore, devo ancora incignarlo e sto pensando a delle vacanze esotiche: quanto pensi che mi dovrei mettere da parte? Oppure ho ancora qualche speranza di gratuità?

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  9. La teoria che io ho definito sacra la applica a tutto non a prendere o meno un certo genere di pasta. Non vogliamo più prendere all’unanimità la Barilla perché il suo patron ha sparato un’idiozia colossale, va bene: mia madre ha comprato un tipo di pasta, non ha sposato una teoria né tantomeno ha dato ragione a nessuno. Anzi, quando ha sentito quello che Barilla ha detto ha fatto una faccia tremenda. E poi, guarda: sono del parere che di qui a poco la Barilla farà una pubblicità molto gay! Paradossalmente la frase omofoba ha aperto la porta all’idea.

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  10. Io invece se posso prenderò la Garofalo, o ancora la Barilla, o la Voiello, come sempre. Poi, se sparano cretinate o dicono cose giuste è un problema loro, l’importante é che facciano bene il loro lavoro.

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    • Io invece, potendo, cerco di non finanziare pensieri che non condivido, di non far diventare più potente chi usa questi soldi e questo potere per portare avanti opinioni e comportamenti che io ritengo eticamente scorretti (v. lavoro minorile).

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  11. Non capisco perché lo spot della pasta Barilla abbia fatto scandalo. Che male c’è a pensare ad una famiglia di tipo tradizionale per il proprio prodotto? Dolce e Gabbana quando commissionano le loro pubblicità pensano soprattutto ad un pubblico di gay. E allora? Se mi piacesse il loro profumo, io, in quanto etero, non dovrei comprarlo? E un gay si deve sentire mortificato per la pubblicità della pasta? Esagerati.
    Possiamo vivere tutti serenamente su questa terra senza urtarci per ogni fesseria.

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    • Ah, già, vero, Dolce e Gabbana fanno la loro pubblicità quasi eslcusivamente (o esclusivamente) con gay, e coma mai gli etero non si sono mai lamentati di questa discriminazione?

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    • @karina: hai ragione, se ci riesci. In effetti dovrebbero fare controlli sulle fabbriche e sulle importazioni ad alto livello, noi ben poco possiamo: non compriamo la roba dai cinesi perché si dice sfruttino il lavoro minorile e il materiale sia di scarsa qualità? Preferiamo spendere 40 euro in un negozio nostrano piuttosto che 10 da loro? Peccato che quello che paghiamo 40 euro nel negozio italiano risulti poi essere esattamente lo stesso oggetto, d’identica provenienza e identica qualità, e allora più che immensamente etico ti senti immensamente idiota.

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    • La vita me la sono complicata da sola ma Berlusconi con la sua politica non me l’ha agevolata. Lo voglio boicottare? Non posso; non solo è padrone di mezza Italia, se voglio essere sicura di leggere un classico tradotto e pubblicato come si deve qual è la migliore casa editrice in Italia? Chi è il suo presidente? Ho preso altre case editrici altrettanto buone o di minor costo ma è il principio dell’informatica con il computer: vivi anni con Windows ma alla fine ti converti alla Macintosh. E dove vengono prodotti gli IPhone? In fabbriche cinesi da lavoratori sotto pagati. Non ci si può sentire degli idioti se per vivere sei costretto a fare qualcosa che non vuoi, solo perché non sai di starlo facendo oppure, no, non hai scelta. Se voglio un PC che duri, alla fine e con tanti sacrifici, arriverò alla Mac, se voglio un buon classico in edizione curata non posso che pensare alla Mondadori. Non mi sento un’idiota: è solo la dura realtà.

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  12. Condivido in toto il tuo pensiero. Ma non c’è la libertà di pensiero? Ognuno la pensi come vuole senza, ovviamente, sopraffare l’altro. Io personalmente me ne “frego” di chi pensa che sono razzista, omofoba, provinciale…..e via di questo passo. Rispetto tutti, ma non mi “globalizzo” neanche a sassate.

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  13. Non siamo liberi di pensare e di agire, questo è il problema. Siamo schiavi dell’opinione altrui, e l’avvento dei social network ha enfatizzato ancora di più questa schiavitù: gente che vive per un like e impazzisce se qualcuno non risponde ai suoi commenti.
    Vorrei poter dire che me ne frego, non è così: io stessa mi rendo conto di essere dipendente dalla società… ma sto cercando di smettere!!!! 🙂

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  14. Ciao Diemme,
    trovo che ormai ci sia una vera e propria guerra nel difendere le proprie idee e i propri stili di vita.
    Non c’è più dialogo, chiunque si sente autorizzato a denigrare il prossimo se non la pensa come lui.
    L’ho scritto un po’ di giorni fa su FB, il problema è che siamo un popolo di fottuti tifosi e quindi la fazione avversaria non si rispetta, ma si elimina.
    Questo, naturalmente, a tutto discapito del bene comune.

    OT: Martedì mi hanno operato al ginocchio, sono a letto e scrivere con un tablet è paurosamente lento, ma cercherò di starvi dietro. 🙂

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