“Perché lo fai?”

mano colomba cuore

Raccontavo a una mia amica che ero andata sul blog di tale persona e…

…e la mia amica mi ferma, chiedendomi “Perché ci vai?”.

Rispondo che, insomma, è uno dei blog che seguo e lei “Ma non avevate discusso? Non era chiusa la questione?”.

E io ancora che no, non ero io ad avere discusso, per me non era cambiato niente.

“Ma insomma, neanche stare lì a darle soddisfazione, sembra che…”.

Ecco, se io voglio bene a una persona, se c’è un’amicizia – sia pure con un’attuale battuta di arresto – a me non importa niente di tenere il punto o di fare o non fare la parte di questo e di quello, non ho complessi e nessuna velleità di dover dimostrare che sono forte forse perché, probabilmente, lo sono davvero e tanto basta.

“Ma sembra che uno sia lì a chiedere l’elemosina!”, ribatte lei. Ecco, questo è un complesso che può avere un povero, non un ricco. Ricordo un mio amico, un fusto meraviglioso, che si offrì di tenermi l’ombrello, stucchevolmente rosa a fiorellini. “Ma dai”, gli dissi, “che vai in giro con l’ombrellino rosa?” e lui, con uno splendido sorriso, “Hai paura che mi scambino per femmina?”. No, decisamente non c’era rischio.

Diciamo che sono in quella posizione di forza. Mi va bene il blog, di amici, tanti e buoni, ne ho a iosa, e quindi mi sento sì quella che tende la mano, ma per offrire un appiglio, non per chiedere la questua, e complessi davvero non ne ho.

“Non può capitare” insisto io “che una persona sbrocchi, maltratti chi non lo merita, e poi si renda conto di quello che ha fatto e non le regga la faccia di ripresentarsi?”.

Su questo la mia amica è intransigente e, francamente, credo che lei abbia ragione. Sostiene che sì, può darsi che uno sbrocchi, può darsi che faccia una sparata fuori luogo, ma poi, a freddo, col senno del poi, quando si rende conto di quello che ha fatto, le sue responsabilità bisogna che se le prenda, e il primo passo deve essere il suo.

Ho sentito due madri, di generazioni diverse, dire dei propri figli “Io sono la madre e, qualunque cosa dica, qualunque cosa faccia, pure se mi sputa in faccia e dà i calci sui denti, io non lo abbandono”: ora, se questo ragionamento, in una madre nei confronti di un figlio, può venire accettato, in nome dell’amore supremo di una madre, perché quest’amore supremo – nel senso umano, non sentimentale – uno non può provarlo nei confronti anche di altre persone?

La mia amica mi ha portato come esempio alcune sue esperienze, in cui l’esito però è stato chiudere e basta, e sono rimasti come dei sospesi nella sua vita, dei dolori, piccoli o grandi, che stanno sempre lì, nascosti in un angolo della mente e del cuore, e che il tempo non ce la farà a neutralizzare: e allora, il mio metodo sarà sbagliato, ma anche questo non porta risultati, né recuperando l’amicizia né lenendo il dolore!

Francamente, io mi sento corazzata, se le persone a cui tendo la mano me la lasciano sospesa in aria non è che mi senta umiliata e ferita, sono più nell’ordine di idee “Ritenta ancora, sarai più fortunata!” e quando, magari dopo anni, getto la spugna, quel dolore in un angolo del cuore ha molte più possibilità di scomparire davvero, insieme alla persona però, a ogni ricordo e ogni rimpianto, e stavolta sì irreversibilmente!

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81 thoughts on ““Perché lo fai?”

  1. Bell’articolo.
    Ma insomma… meglio il tuo metodo o quello della tua amica?
    Io sono una di quelle che ritorna sempre.. però sbaglio. Perché se uno ti vuole bene davvero ti cerca.. non ha bisogno che gli ricordi di te.
    A meno che non sia alle prese con una tesi! 😀

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    • Dici che ho ragione? Non saprei che dirti, però a me viene spontaneo essere così. Insomma, la mia vita è come se fosse una grande casa, in cui abitano tutte le persone cui ho voluto bene. Quando le incontro nei corridoi, o altri luoghi comuni, io, semplicemente, saluto: credo che voltare sdegnosamente il viso dall’altra parte sia oltretutto pure poco maturo.

      Benvenuto!

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  2. Beh, io no che non accetto una madre che dal figlio accetta e giustifica qualunque cosa: quelle sono autentiche fabbriche di delinquenti, andrebbero private della patria potestà – e sapessi quante ne ho conosciute in 36 anni di insegnamento!

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    • Non stiamo parlando di accettare e giustificare qualsiasi cosa, ma di non abbandonarlo quando è in crisi, quando la disperazione lo fa chiudere in se stesso oppure scalciare forte.
      Se vogliamo fare una statistica, queste due madri li hanno salvati tutti e due i figli, e nessuno dei due è un delinquente anzi, uno dei due proprio dal prendere una brutta strada è stato dissuaso dall’amore ostinato di sua madre.

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  3. Qui, cara @Diemme …. mi sembra che abbia ragione la tua amica “brava e buona” … che mi piace identificare con una tua commentatrice che ‘ammiro & apprezzo’ .
    Poichè è vero, che di noi resta nell’ ex amico o nell’ ex amica una parte importante, se nel rapporto ci mettemmo il cuore …. e che, se amputataci nostro malgrado, questo pezzo perduto di noi ci fà star male, ma è anche vero che, se l’ ex amico o l’ ex amica ci vedono insistere e ritentare e ridiscutere e/o surrettiziamente riaccostarci, è giocoforza che pensino che il torto fu solo nostro !
    No, credo che bisogna darci un taglio, a quell’ ex amicizia, e lasciare al tempo ogni e più ampia possibilità : se fu amicizia vera e “reciprocamente sentita”, il tempo risanerà le ferite e il rapporto rinascerà, penso, migliore di prima, se invece “fu un calesse” ( o per l’ uno/per l’ una o per l’ altro/per l’ altra dei due ex ), il tempo lo lascerà disseccare al sole …. fino a dissolverlo .
    Lo so che è difficilissimo attuare un taglio del genere ( per me poi …. è pressochè impossibile, visto che non mi riesce mai di dare un addio definitivo nè alle cose nè alle persone ), ma al di là degli atteggiamenti corrucciati e delle pose infantili, esiste ed è importante la nuda dignità, il semplice e inequivocabile rispetto per noi … ed anche per gli altri, compresi quelli che, dal nostro punto di vista, ci offesero per primi !

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    • @cavaliere: intanto devo segnare sulla lavagnetta l’ennesimo errore di identificazione perché no, l’amica brava e buona non è una commentatrice di questo blog (ma vi è così difficile credere che io abbia una vita anche fuori di qui?).

      L’ex amico o l’ex amica che il torto sia nostro lo pensano a prescindere, altrimenti non avrebbero litigato, non ti pare? Ci sono momenti in cui uno se la racconta e secondo me, al contrario, è accettare quel taglio che permette all’altro di convincersi delle sue ragioni, di continuare a raccontarsele: che abbia ragione invece Don Gallo quando diceva che, quando si allargano le braccia, i muri cadono?

      La differenza tra me e chi si comporta come la mia amica, accettando il taglio, è che io un rapporto su mille l’ho recuperato, loro, probabilmente, neanche quello.

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  4. Essere amici non vuol dire darsi sempre e solo ragione, anzi…. capita di avere pareri contrastanti, così come di essere in disaccordo e anche di arrivare a discutere….ma se è amicizia la cosa finisce lì…… Però, sono sincera, soprattutto se l’amico/a ha “sbroccato” come dici tu, non vado a cercare nessuno…..mi comporto come sempre, disponibile a parlare come prima ma non vado a cercarli…..è questione di carattere 🙂

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    • @Silvia: qui non si tratta neanche di darsi torto o ragione, non c’è stata nessuna discussione, praticamente lo sbrocco è avvenuto a distanza e in solitaria.

      Quello che io ho potuto constatare è che comunque quando le persone stanno passando momenti difficili, spesso drammatici, è facile che scalcino. Secondo me un vero amico deve capire pure questi momenti, li devi accettare come una manifestazione di quei limiti umani che tutti abbiamo. Credo che siano molto poche le persone che non sbroccano quando sono sotto pressione, magari per periodi lunghissimi e senza tregua.

      Cercarli? Non so cosa si possa intendere per cercarli. Se ti telefono ti costringo a parlarmi e può essere inappropriato, ma se ti mando due volte l’anno un’e-mail con gli auguri di compleanno e di buon Natale ti lascio libera di ignorarla e proseguire la tua strada, oppure prendere atto che ci sono e che ti penso, al di là di qualsiasi altra cosa, situazione, argomento.

      Leggi l’e-mai e pensi: “Mavaff…”? Problemi tuoi, io neanche lo saprò mai. Una volta, sul blog ora chiuso di un’altra amica, troneggiava una frase che recitava più o meno: “Se c’è una cosa per cui dovremo un domani essere puniti, è avere avuto dalla vita tanto amore e non averlo apprezzato”.

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    • a beh allora è diverso, non avevo capito la situazione, in questo caso hai ragione, anzi quando ci si accorge che, per vari problemi, ci sono reazioni esagerate è il momento di farsi sentire più vicino, poi sta all’altro gradire la vicinanza oppure no e ci si comporterà di conseguenza.

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    • Ho corretto l’ultima frase della mia risposta, non so come era venuto scritto “finiti” anziché “puniti”, che detta così non aveva molto senso 😉

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    • Se non ne valesse la pena con tutti, non sarebbero stati amici miei.

      Per quanto riguarda i “conoscenti”, a volte che si offendano e girino i tacchi è una liberazione, e me ne guardo bene dal recuperarli!

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  5. Per @Diemme : 7,38 23.9.2913 .
    Accetto ‘corde pacato’ la tua segnalazione del mio nominativo sulla lavagnetta, ma Tu “te ciappi un bel DUEMENO sul registro” ( come soleva dire la mia antica Professoressa di matematica al liceo, la quale, di matematica, capiva assai poco, ma in compenso parlava un delizioso dialetto veneto che ce la rendeva cara ), poichè hai definito “errore” quello che invece era un mio piacere estetico ( ho scritto infatti “in cui MI PIACEREBBE” …. ), e per di più ( da qui il “meno” accanto al “due” ) l’ hai definito “ennesimo” quando, per quanto mi riguarda, mi capito soltanto di scambiare @Enrico, che aveva scritto un meraviglioso commento ‘senza firmarlo’, con @Balibar ! 😯
    Ciò premesso, ti domando : quando scrivi, come hai scritto, “La differenza tra me e chi si comporta come la mia amica, accettando il taglio, è che io un rapporto su mille l’ho recuperato, loro, probabilmente, neanche quello” … mi spieghi come fai ad esser così sicura che loro, accettando il taglio, non abbiano PROBABILMENTE salvato NEANCHE QUELLO ???
    Se ti butti nel campo delle probabilità, pur considerando vasto il tuo campo di esperienza umana e grande l’ insieme dei tuoi amici/amiche extra blog, è una affermazione monca : conosco infatti moltissime persone che, dal taglio, non solo salvarono la nuda dignità, ma anche il rapporto …. e te lo riaffermo pur avendo premesso che io NON sarei in grado di farlo, poichè nè fui, nè sono e forse mai sarò capace, di dire “addio” nè a cose nè tantomeno a Persone di cui sua stato amico !!! 🙂
    Resto quindi del parere che ABBIA RAGIONE LA TUA AMICA …. e ti invito a mettere sul gas la cuccuma del caffè, chè prenderselo a quest’ ora ( a me, con mezzo cucchiaino di zucchero ed una goccetta di anice … possibilmente ‘in vetro’ ) !!!! :mrgreen:

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  6. Per @Diemme : 7,38 23.9.2913 .
    Accetto ‘corde pacato’ la tua segnalazione del mio nominativo sulla lavagnetta, ma Tu “te ciappi un bel DUE MENO sul registro” ( come soleva dire la mia antica Professoressa di matematica al liceo, la quale, di matematica, capiva assai poco, ma in compenso parlava un delizioso dialetto veneto che ce la rendeva cara ), poichè hai definito “errore” quello che invece era un mio piacere estetico ( ho scritto infatti “in cui MI PIACEREBBE” …. ), e per di più ( da qui il “meno” accanto al “due” ) l’ hai definito “ennesimo” quando, per quanto mi riguarda, mi capitò soltanto di scambiare @Enrico, che aveva scritto un meraviglioso commento ‘senza firmarlo’, con @Balibar ! 😯
    Ciò premesso, ti domando : quando scrivi, come hai scritto, “La differenza tra me e chi si comporta come la mia amica, accettando il taglio, è che io un rapporto su mille l’ho recuperato, loro, probabilmente, neanche quello” … mi spieghi come fai ad esser così sicura che loro, accettando il taglio, non abbiano PROBABILMENTE salvato NEANCHE QUELLO ???
    Se ti butti nel campo delle probabilità, pur considerando vasto il tuo campo di esperienza umana e grande l’ insieme dei tuoi amici/amiche extra blog, è una affermazione monca : conosco infatti moltissime persone che, dal taglio, non solo salvarono la nuda dignità, ma anche il rapporto …. e te lo riaffermo pur avendo premesso che io NON sarei in grado di farlo, poichè nè fui, nè sono e forse mai sarò capace, di dire “addio” nè a cose nè tantomeno a Persone di cui sia stato amico !!! 🙂
    Resto quindi del parere che ABBIA RAGIONE LA TUA AMICA …. e ti invito a mettere sul gas la cuccuma del caffè, chè prenderselo a quest’ ora ( a me, con mezzo cucchiaino di zucchero ed una goccetta di anice … possibilmente ‘in vetro’ ) è una irrinunciabile delizia !!!! :mrgreen:

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  7. Sono piuttosto d’accordo con te su (quasi) tutto: il tuo post mi ha fatto riflettere sulle persone.. gli “amici” che mi sono dovuta rassegnere a perdere per strada.
    Ce n’è più d’uno/a, a ben pensarci, e spesso ce ne ho messo, per accettare l’evidenza: ma io non chiudo quasi mai per prima, e, se e quando lo faccio, è perchè troppi tentativi di recupero sono andati a vuoto. Le ragioni degli altri, non trascuro mai di prenderle in considerazione.
    Quando non riesco a spiegarmi qualcosa, rifiuto di lasciarmi condizionare, e lotto fino allo stremo, con me stessa in primis, infine cedo: ma, quando cedo all’evidenza, è per sempre.
    Certo, devo riconoscere che quasi tutti questi tagli mi hanno lasciato cicatrici che si fanno risentire, prima o poi, e fanno ancora male.. qualcuna di più.
    Calcola che la prima di queste amicizie risale ai tempi delle scuole medie.. undici/dodici anni: l’ho sempre presa sul serio! Sono un panzer-nato! 😉
    Credo che sia lo scotto da pagare.. il prezzo dell’amicizia, che, come per tutte le cose che valgono, ha costi alti.
    Un saluto.. buona settimana!

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    • Credo che un buon amico, una buona amica, meritino un’opportunità in più. Se poi tutti i nostri sforzi risultano vani, pazienza!

      Magari sarebbe buona cosa lasciare un po’ decantare le acque, piuttosto che tampinare, questo sì, ma quando ogni nostro sforzo risulta inutile… che fare, teniamoci le cicatrici come le rughe della Magnani, ci abbiamo messo tanto per averle, e guai a chi ce le tocca!

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  8. Per @Diemme : 8,51 am 23.9.2013
    Convincerti che, noio, siamo nel 2913 ??? 😯
    Ma scherzi ???
    Eccheccacchio …. lo sanno tutti che
    SIAMO NEL 2319 !!! :mrgreen:

    Postescritto : insomma, l’ hai messa sul gas o non lì’ hai messa su …. la cuccuma del caffè ??? 😀

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    • Veramente sono già alla seconda tazzina: uhm, quanto è buono, ma quanto lo faccio buono il caffè io (sarà che è la cosa che ho più fatto nella vita 😉 ).

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  9. concordo soprattutto col primo commento che hai fatto….ci sono persone, anche importanti, che però sono destinate a fare solo un pezzo di strada insieme a te….anche se ne prendi consapevolezza solo dopo

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    • Eppure, se è vero che le persone si trovano e si perdono, è vero pure che a volte si perdono e si ritrovano, e in questo caso il legame potrebbe essere anche più forte di prima.

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  10. Sull’argomento ho trovato questo, che trovo meraviglioso, che aggiungo alla risposta a Syl, e condivido con voi tutti:
    ciotola riparata oro
    Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro.
    Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello.
    Questa tecnica è chiamata “Kintsugi.”

    Oro al posto della colla. Metallo pregiato invece di una sostanza adesiva trasparente.
    E la differenza è tutta qui: occultare l’integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione?
    Chi vive in Occidente fa fatica a fare pace con le crepe.
    “Spaccatura, frattura, ferita” sono percepiti come l’effetto meccanicistico di una colpa, perchè il pensiero digitale ci ha addestrati a percorrere sempre e solo una delle biforcazioni: o è intatto, o è rotto. Se è rotto, è colpa di qualcuno.

    Il pensiero analogico -arcaico, mitico, simbolico- invece, rifiuta le dicotomie e ci riporta alla compresenza degli opposti, che smettono di essere tali nel continuo osmotico fluire della vita.

    La Vita è integrità e rottura insieme, perché è ri-composizione costante ed eterna. Rendere belle e preziose le “persone” che hanno sofferto……questa tecnica si chiama “amore”.

    Il dolore è parte della vita. A volte è una parte grande, e a volte no, ma in entrambi i casi, è una parte del grande puzzle, della musica profonda, del grande gioco. Il dolore fa due cose: Ti insegna, ti dice che sei vivo. Poi passa e ti lascia cambiato. E ti lascia più saggio, a volte. In alcuni casi ti lascia più forte. In entrambe le circostanze, il dolore lascia il segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita lo comporterà in un modo o nell’altro.

    I giapponesi che hanno inventato il Kintsugi l’hanno capito più di sei secoli fa – e ce lo ricordano sottolineandolo in oro.

    Ecco, io voglio riempire d’oro le crepe dei miei rapporti.

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  11. Concordo con te.Le amicizie vere si cerca di salvarle; ma quando lo sbroccare diventa abituale, non dico di tagliare deliberatamente, ma è meglio per tutti lasciar scivolare via…

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    • @lilipi: lo sbrocco, nel caso ispiratore di questo post, è stato solo uno, ma le mancanze un po’ di più, e un paio davvero di dubbio gusto, tanto dubbio che io, semplicemente, non ci credo.

      Io, fino a che continuo a credere nelle persone, credo anche che ci sia un’altra spiegazione, per poco palese che sia.

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  12. Eh eh eh eh ….. 😆
    E’ furba e previdente la mia Amica,
    ossia @Diemme la ‘trasteverina bella’,
    a ritornar sulla sua strada antica
    postando del Giappon fulgida stella !
    I vasi rotti …. son soltanto “cocci”
    che possono finir nel pio secchione,
    ma se con l’ oro ad uno ad un li approcci,
    beh … sarà sempre felice l’ emozione !!! 😀

    Postescritto :
    Ahò …. er caffè fatto all’ antica …. era speciale !
    Peccato che te lo sei sgargarozzato tutto Tu !!! 😐

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  13. Diemme hai scritto un post che ha colpito nel segno, almeno per quanto mi riguarda. Sto in una situazione simile e non voglio perdere questa amicizia, non voglio però essere assillante, ma non voglio neppure lasciar perdere, insomma non so cosa fare! Da una parte vorrei riuscire a lasciar perdere, ma dall’altra mi brucia e vorrei averla vinta anche perché non capisco esattamente cosa sia successo.
    Sono un po’ enigmatica, ma non posso dire di più 🙂
    Un bacione
    Marta

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  14. C’è stata un’amica che mi ha tolto per sempre il saluto (e una volta che mi sono trovata nella sua città e dovevamo entrare nello stesso posto, ha fatto letteralmente acrobazie, fino ad entrare in ritardo, per far finta di non vedermi ed evitare di dovermi salutare) per il fatto che mi sono permessa di difendere Roberto Saviano: tu le saresti corsa dietro per tentare di riallacciare i rapporti?

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    • Devo comunque confessare che quella di difendere Saviano (che è, o pare che sia, o è stato, o pare che sia stato di sinistra, e quindi indifendibile) non è stata l’unica che lo ho fatto: in precedenza mi ero anche rifiutata di incensare Berlusconi, in un’altra occasione avevo avuto da ridire sulla Santanchè, poi l’avevo fatta incazzare di brutto quando c’era stata, in varie città d’Italia, quella serata per ricordare l’anniversario del rapimento di Gilad Shalit e a lei erano tanto piaciuti i forti e coraggiosi discorsi della giunta pidiellina di Roma (“Noi non abbandoneremo Gilad!” “Israele non è sola!” “Lo stato di Israele sa che saremo sempre al suo fianco!”) e io ho detto che a me facevano l’effetto di una robusta purga. Poi c’era stata la faccenda del figlio di Ugo Volli, all’epoca diciottenne: italiano madrelingua, francese come madrelingua, inglese e spagnolo ottimi, ebraico buono, tedesco decente, conoscenze di giapponese e non ricordo cos’altro, video con declamazioni in latino, fieramente ebreo, fieramente sionista ma (ahiahiahi) fieramente di sinistra. E per via di quest’ultimo punto aveva commentato: “Povero Ugo!”, e io mi ero dichiarata in disaccordo. Insomma, quella di difendere Saviano, è stata l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza di quella povera donna.

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    • Beh, avevamo cose in comune: è ebrea per scelta, ama talmente Israele da aver fatto un mutuo per comprarci un appartamento, oltre ad essere attiva in diversi campi del settore. Poi altre cose. Ma in politica interna non c’era davvero modo di andare d’accordo. Io comunque, essendoci una battaglia comune da combattere, ero disposta a soprassedere e a evitare di discutere di quella, se non chiamata direttamente in causa; lei invece evidentemente, dopo l’entusiasmo per Saviano quando aveva rivelato di essere ebreo ed era coraggiosamente intervenuto alla serata organizzata da Fiamma Nirenstein, giocandosi le simpatie dell’intera sinistra e tirandosi addosso anatemi e maledizioni, quando è emerso che forse però era ancora, sia pure a modo suo, di sinistra, non ha sopportato il tradimento, e quando ne ho preso le difese ha chiuso, da un giorno all’altro ogni rapporto con me.

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    • Beh, a quanto mi dici, meglio perderla che trovarla. L’essere ebrea per scelta non mi commuove, c’è anche chi lo fa perhé fa figo, e per quanto riguarda l’amore per Israele, una così poco capace di rispettare le idee altrui con Israele, culla della democrazia e delle multiculturalità, poco ci azzecca.

      Francamente, non abbiamo bisogno di integralisti.

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  15. Personalmente, mi ricollego al discorso della madre con il figlio/a, è una cosa che io non sopporto e tollero. Mai e poi mai in nome di un legame di qualunque tipo prenderei le difese di una persona che secondo me ha sbagliato, sia mia moglie, mio figlio, mio fratello o chi per loro. Potrò stargli vicino quando e se ne avranno bisogno ma mai difenderli in nome del nostro legame e del nostro rapporto. Non è corretto, non è giusto nei confronti del concetto di responsabilità e per come la vedo io nemmeno nei confronti di una vita dignitosa. Ogni persona è un singolo individuo e come tale può sbagliare, se sbaglia è giusto che se ne prenda le responsabilità, chiunque esso sia.

    Allo stesso modo però non tollero la mancanza di rispetto in nessun caso quando c’è un rapporto forte tra due persone, siano dello stesso sesso oppure di sesso opposto.. non esiste che perchè hai un momento di “sbrocco” magari anche conto terzi si arrivi a mancare di rispetto alla persona cara… è un errore che io non consento… e non me ne frega nulla se poi ci si pente…si sbrocca contro il muro o contro un palo ma non contro una persona che magari non c’entra nulla. E poi chieder scusa dopo… troppo facile, sarebbe ora che la gente cominciasse a non accettare questi comportamenti a non tollerarli e sopratutto a non giustificarli.. molte delle violenze sono causate da questa tolleranza… nessun “sbrocco” giustifica la mancanza di rispetto conto terzi… nessuno.

    E sono contrarissimo anche al discorso della tua amica “Ma insomma, neanche stare lì a darle soddisfazione, sembra che”
    un rapporto, un amicizia su cui si eseguono calcoli matematici è falso in partenza… un amicizia non è e non sarà mai un equazione.. dal momento in cui la si misura smette di esistere…

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    • @Erik, credo che nei confronti del rapporto madre-figlio mi sono spiegata male. Tu dici: “Potrò stargli vicino quando e se ne avranno bisogno”, ed è proprio quello che intendevo. Non avallare un comportamento sbagliato, tutt’altro, ma stargli vicino per farlo desistere, non voltargli le spalle abbandonandolo al suo destino di comportamenti errati e inaccettabile. Significa, come hanno fatto alcuni genitori, di scendere nelle fogne della città (intendendo per fogne i luoghi più malfamati) per riprendere i propri figli per i capelli e cercare di recuperarli.

      Non avallare, non appoggiare, non giustificare: parlo di genitori con figli depressi sull’orlo del suicidio, o drogati, o alcolizzati, o che frequentano pessime compagnie che magari l’hanno condotti pure a essere complici di qualche bravata; il genitore, proprio perché DISAPPROVA e CONDANNA il comportamento del figlio cercherà di tirarlo fuori, a qualsiasi costo, compreso quello di rischire in prima persona, e magari di sporcarsi le mani per riacchiappare quel figlio per i capelli.

      Per quanto riguarda lo sbrocco, considerando che io lo giustifico perché so per direttissima cosa sia la disperazione, cosa significhi sentirsi stanchi e accerchiati, cosa significhi sentire di non farcela e non sopportare altro. Solo che lo giustifico a calo, non a freddo. Dopo, ha ragione la mia amica, chi ha sbroccato si dovrebbe prendere le sue responsabilità: tu dici che è troppo facile chiedere scusa dopo, figuriamoci chi non fa neanche quello (che, comunque, non è facilissimo fare).

      D’accordissimo invece sull’ultimo tuo pensiero: l’amicizia non calcola.
      Buona giornata!

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  16. Non lo so Diemme, premesso che sono discorsi molto complicati e che andrebbero giudicati conoscendo perfettamente il singolo caso, non riesco ad esser completamente daccordo se intesa come regola in termini assoluti. Ok, provare con tutte le forze a far uscire una persona cara una, due e forse anche tre volte… ma anche qui per me ogni cosa ha un limite… non è giusto sacrificare o distruggere una, due o tre vite per il prezzo di una quando quell’unica vita non fa nulla o non vuole farsi aiutare. Rischiare in prima persona e sporcarsi le mani si ma ad ogni cosa esiste un limite…

    Anche per lo sbrocco faccio molta difficoltà, lo sbrocco con persone coinvolte, complici o artefici posso riuscire a tollerarlo, quello verso persone che come unica colpa hanno quella di condividere una parte della vita che magari non riguarda nemmeno la causa dello sbrocco, no, non tollero nulla nemmeno in quei casi.. il rispetto per il prossimo deve essere sempre ben presente nella mente e nei valori della vita di ogni uomo. Sai qual’è il rischio a pensarla diversamente, che passi il concetto e che adattandolo alla singola esigenza si ritenga come una cosa legittima che nella vita capita e può capitare, nella mente della massa un concetto del genere è non solo gravissimo ma anche pericolosissimo… da questo concetto nascono molte violenze domestiche..

    Secondo me, alla fine, porgere l’altra guancia ha fatto storicamente molti più danni che piaceri…

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    • Io tra l’altro mi chiedo se questo figlio sull’orlo del baratro da salvare ad ogni costo, sull’orlo del baratro non ci sia arrivato proprio a causa di una madre che “può sputarmi in faccia e darmi calci sui denti”. A me è capitato di dire a una madre che suo figlio non studia, non fa i compiti, disturba in classe, e sentirmi rispondere: “Sì, lo so, ma se provo a dirgli qualcosa prendo tante di quelle botte” (seconda media). Ecco, qui, più che figli da salvare, ci sarebbero genitori da interdire. Perché un figlio che sa di poter fare qualunque cosa senza doverne subire conseguenze ha tutte le carte in regola per diventare un delinquente, o un disadattato, o un autolesionista. Difficilmente una persona che si possa definire equilibrata.

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    • @Barbara: in linea di massima, almeno in alcuni casi, hai ragione, ma certo che il caso che hai portato è proprio estremo! Tra le altre cose, anche uno di quelli di cui parlo aveva picchiato la madre – come fatto estremo nel momento di maggiore crisi, e per questo era stato prontamente buttato fuori di casa senza possibilità di rientro -, l’altro non si sarebbe mai permesso: Peter Pan sì, poco di buono no.

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    • @Erik, suppongo che con il sacrificare una, due, tre vite per “far uscire” una persona cara, tu ti riferisca all’esempio che ho portato delle due madri e non so, non entro in merito perché sono questioni esterne a me e non so come mi comporterei al loro posto. Almeno in uno dei due casi cui mi riferisco, probabile che Barbara abbia ragione, che il figlio nei gui ci si trovasse proprio per avere avuto un certo tipo di educazione deresponsabilizzante, nell’altro caso, e me ne viene in mente un altro ancora, davvero però non saprei.

      Abbandonare il resto della famiglia per star dietro alla pecora nera: ci sono madri che riescono a non abbandonare nessuno neanche in quei caso (salvo, probabilmente, se stesse), e comunque aiutare un familiare in difficoltà dovrebbe coinvolgere tutti, non è che ci prova solo la madre mentre il padre sta davanti alla tv ad aspettare la cena.

      Per lo sbrocco hai ragione, nessuno ha il diritto di prendersela con chi non c’entra niente, ma l’essere umano esplode in condizioni di stress, e se non ci sta bene dovrammo lamentarci direttamente col Costruttore.

      Porgere l’altra guancia? Non ci penso per niente, è un principio cui non ho mai creduto, e non è nelle mie corde, io sono una che non dimentica e non perdona. Però capisce, inquadra, contestualizza.

      Certo, se poi lo sbrocco a caldo, di cui uno a freddo si dovrebbe pentire realizzando quello che ha fatto, diventa una scelta e una posizione difesa, allora certo che la stima per quella persona perde precipitosamente quota e allora, ferma restando la mano tesa, non è l’amicizia quella che si recupererà mai: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” ci può pure stare ma uno che, a regime, non capisce quello che fa, non è uno alla cui amicizia io ambisca.

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    • Quello, se vogliamo, è un caso estremo, ma di casi mica tanto meno estremi te ne potrei sciorinare a pacchi: da quello che a tredici anni beveva fumava si faceva le canne e derubava a man bassa tutti i negozi della città a quello che la madre non aveva il coraggio di sgridare per non prendersi carrettate di insulti; da quello che andava in giro a spaccare ossa (letteralmente) a quello con l’hobby di picchiare le professoresse (io gli ho mezzo slogato un polso e da allora mi ha sempre trattata col massimo rispetto); da quello che si divertiva a sfregiare coi chiodi le carrozzerie delle auto dei professori a quella che a tredici anni si era già trombata mezzo paese. Beh, nessuno di loro aveva alle spalle una povera madre sfortunata a cui i figli avevano preso una brutta strada ma tutti, indistintamente, madri convinte che i loro figli, per l’unico fatto di essere i loro figli, dovessero essere difesi sempre e comunque, in qualunque circostanza.

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    • @Barbara, hai perfettamente ragione: sono ben rari i casi in cui figli non sono l’esatto prodotto dei loro genitori!

      Una che ha sempre deresponsabilizzato il figlio per esempio è la Lobot, in compenso Attila, sarà un ragazzino viziato, irresponsabile pigro e scansafatiche, ma non è un delinquente, né un violento in alcun modo (insomma, la petulanza è pure una forma di violenza, ma credo sia chiaro cosa intendo).

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    • Non sarà un delinquente, ma a giudicare da quello che racconti, i danni che ha fatto alla tua vita e a quella di tua/sua figlia non mi sembrano molto minori di quelli che avrebbe fatto un vero delinquente. Che poi, a voler un pochino pignoleggiare, hai anche raccontato che lo hai fatto allontanare dalla forza pubblica e lui è tornato. Ossia ha violato le norme, ossia se qualcuno mi dice qual è il participio passato di delinquere ti dico che cosa ha fatto concretamente; in ogni caso il participio presente di delinquere è delinquente, e lui, tecnicamente, lo è.

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    • @Barbara: no, lui non ha violato niente, io ho chiamato la forza pubblica, ma questa se n’è guardata bene dall’intervenire, e questo gli ha persino dato più forza e l’ha reso più insolente.

      La seconda volta me ne è capitato uno bravo, che mi ha detto di rivolgermi direttamente a lui se avesse continuato le molestie, ed evidentemente ho ben trasmesso il messaggio perché lui si è fatto da parte per un periodo. Quando è tornato alla carica, sono andata di nuovo dai carabinieri, ma il solerte maresciallo era irrintracciabile, probabilmente promosso a occuparsi di casi più seri (e, francamente, lo meritava).

      No, non è un delinquente, è uno str@@@@. Poi, se vai a vedere il significato etimologico, delinquere=sbagliare, allora delinquenti lo siamo tutti (o siamo tutti peccatori, se ti piace di più).

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    • @Barbara: continua a pensare che, salvo eccezioni, Attila sia solo un petulante e asfissiante rompipalle, incapace di rispettare gli spazi altrui. Poi, siccome tutta la sua vita è un autogol, è pure principalmente patetico.

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  17. In realtà mi riferivo a casi generali dove i membri della famiglia con un elemento in difficoltà vengono travolti dalla questione… ci sono famiglie distrutte e sterminate perchè travolte nell’intento di salvare una vita o una dignità, non è mai semplice ma in certi casi bisogna trovare la forza di dire basta e celare il dolore in qualche modo.

    Per questo io scrivevo di due tre persone, proprio perchè secondo me l’aiuto deve riguardare tutta la famiglia, nessuno escluso.. . ma questo lo sappiamo bene spesso è rarissimo.

    Sull’esplosione in condizioni di stress io credo fortemente che sia un “problema” di educazione e della società. Nel senso che è una situazione tollerata perchè ci sono infintità di esempi nel quotidiano che vengono appunto tollerati, non si tratta di punire in senso fisico o legale ma si tratta di educare le persone ed abituarle ad una gestione diversa dell’evento. Se durante uno “sbrocco” a scuola, in ufficio, a casa, su un campo, in un giardino o in ogni luogo.. chi osserva dovrebbe avere il diritto se non quasi il dovere di far notare che quel comportamento non va bene…invece di assecondare in silenzio…

    lo so, lo so, facile a dirsi….

    però sarà ora che la gente per bene inizi un pò ad incavolarsi??

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    • Hai letto “Il quinto figlio”, di Doris Lessing? E’ proprio la storia di un figlio difficile che porta una famiglia che era felice su un baratro, con un prezzo enorme pagato, ovviamente, anche dagli altri figli, oltre che dai due genitori.

      Cosa avrebbero dovuto fare? Difficile dirlo, anche se tu hai perfettamente ragione, ma temo che a trovarcisi sia una cosa diversa.

      Per lo sbrocco che, ripeto, è umano, quello a cui non siamo abituati, secondo me, è ad assumerci le nostre responsabilità, cercare di riparare i danni che abbiamo prodotto, chiedere scusa.

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  18. Uhm, no non l’ho letto, lo aggiungo alla mia interminabile lista che purtroppo non fa altro che crescere, i bimbi sono ancora troppo piccoli per concedermi il tempo della lettura… 🙂

    sullo sbrocco permettemi di insistere, secondo me bisognerebbe agire molto di più sul “prima” che sul “dopo” 🙂

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    • da quache tempo sto dicendo molto spesso a mio figlio (5 anni, quindi per piccole cose) che non voglio sentire più le sue scuse, che non mi interessa che mi dica scusa ma che la sola cosa che mi interessa è che non ripeta più gli stessi errori… le scuse non sono più valide, le scuse devono esser sostituite dai fatti…

      non sopporto chi dice che chiedere scusa è complicato, non è vero, non è così… è una giustificazione di un ipocrita esaltazione dell’essere umano che si autoelegge a giudice universale. La cosa veramente difficile è essere sinceri con se stessi e vivere senza pensieri mantenendo l’umiltà…

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    • @Erik: noi ci conosciamo da poco, ma io ho più volte nel mio blog affrontato questo discorso, ed esattamente nei tuoi termini. Tra le altre cose, ho una religione che me lo impone. La mia è la religione della responsabilità individuale, la religione in cui non esiste la confessione al prete, anzi, non esistono proprio i preti nel senso cristiano, ma esiste la riflessione sulle proprie azioni, la presa di coscienza dei propri errori, e la riparazione. Niente Ave Maria e Pater Noster, ma azioni concrete volte a riparare il male fatto. Non si chiede perdono a Dio, se non per i peccati commessi nei suoi confronti (la bestemmia, per esempio), ma si chiede al diretto interessato, alla persona offesa, ferita, danneggiata, con accompagnamento della riparazione del danno. Solo la parte lesa può concedere il perdono, ne consegue che, per esempio, per l’omicidio non c’è perdono, visto che non è un atto reparabile e che la vittima non è in condizioni di personare.

      Quindi, come vedi, sono perfettamente d’accordo con te (se comunque i fatti sono accompagnati dalle scuse, queste sono come l’involucro di un regalo, o il biglietto d’accompagnamento 😉 ).

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  19. Diemme…
    Molto interessante il tuo post stimola molte riflessioni. A mio parere tu sei la parte forte e nobile in questo frangente, tuttavia credo che, a chi assume un comportamento mortificante nei nostri confronti, si debba dare un segnale forte facendoglielo notare, se non altro perchè possa meditare, e perchè potrebbe essere una spinta per migliorare le relazioni con il prossimo: a volte certe persone non si rendono conto di essere state indisponenti, pensa te! Lasciare correre ci fa stare bene, ci pacifica con il mondo e con la coscienza, ma mi domando a volte, vale la pena dare perle ai porci?

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    • @Helen, mortificante? Come diceva la grande Eleanor Roosevelt, nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso, e io figuriamoci se glielo do.

      Dare un segnale forte? Far capire? Impresa titanica: la verità non si mostra, si fa scoprire, e finché sui hanno gli occhi foderati dei propri limiti, umani o subumani che siano,, non si sarà in grado di vederla.

      Ammetto che, continuare a cercare le persone, non è proprio un segnale che faccia loro capire di aver sbagliato. Secondo me uno capisce il proprio errore o quando si trova a vivere un’esperienza vestendo stavolta i panni dell’altro, oppure se ha qualche amico intelligente che, come parte terza neutrale, gli fa vedere le cose anche da un’altra angolazione. E’ capitato con molti miei amici, anche blog-amici, che raccontandomi qualche loro episodio personale, hanno avuto una risposta forse diversa da quella che aspettavano, la visione da un’altra angolazione (senza nulla togliere alle loro ragioni), che ha permesso loro di riconsiderare la posizione del loro interlocutori.

      A volte un amico che ti dà disinteressatamente meno ragione di quella che vorresti ti fa un regalo enorme, permettendoti di deporre le armi e riappacificarti un po’ col prossimo.

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  20. Lo sbrocco capita e spesse volte capita proprio con le persone alle quali si vuole più bene anche perché si è convinti che i danni saranno minimi. Un amico o un parente etc usato come parafulmini. E il parafulmini ci sta a fare da capro espiatorio. Questo fino a che per congiunture di stress anche il parafulmini reagisce e allora sono cavoli amari. Concordo che un affetto che è stato sincero pur con momenti di alti e bassi non vada perduto. Ad ogni modo le fratture ci sono ed è inutile negare. Diamo veramente colore alla minestra dandoglielo fino in fondo? Abbozziamo e riprendiamo fintamente come prima quando ormai è chiaro che le dinamiche di prima sono inaccettabili? Forse l’unica certezza è che è meglio lasciar decantare le acque e se riavvicinamento ci deve essere, sia quando le parti sono più serene e hanno valutato bene i pro e i contro, o forse desiderano veramente riprendere i contatti.

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    • E’ vero, spesso sono le persone più vicine a farci da punching ball, o parafulmini che dir si voglia, però bisogna anche considerare che sono persone di carne e osse, con una loro sensibilità e, diciamocelo chiaro, anche una loro dignità. Sull’altro piatto della bilancia bisogna metterci qualcosa, il riconoscimento dell’estrneità dell’altro al nostro scopo, un atteggiamento riparatorio nei momenti di buona, l’essere disponibili a svolgere il ruolo di parafulmini a nostra volta, etc. etc. etc.

      Riprendere fintamente come se niente fosse qualcosa che come prima non sarà mai? Se si riprende senza spiegazioni, ma ognuno con la coscienza di ciò che è accaduto, ripeto, il rapporto può pure risultare migliorato dalla prova superata (vedi me e quel nostro amico comune – non Bali, l’altro 😉 ).

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  21. –A volte un amico che ti dà disinteressatamente meno ragione di quella che vorresti ti fa un regalo enorme, permettendoti di deporre le armi e riappacificarti un po’ col prossimo–
    Con questa frase non potevi concludere meglio 🙂
    Io ringrazio per avermi insegnato a dubitare.
    Buona notte

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    • Io questo per gli altri lo faccio, i miei amici con me lo fanno, ma mi chiedo se i miei (ex)amici hanno mai incontrato per la via qualcuno che mi rendesse un po’ giustizia, portando un po’ d’acqua al mio mulino, che calzasse per un po’ le mie scarpe e percorresse il mio cammino.

      Buonanotte a te 🙂

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  22. Se solo si potessero riprendere eventuali argomenti rimasti in sospeso senza che gli animi si scaldassero eccessivamente, secondo me sarebbe l’ideale…
    La dignità del parafulmine non credo venga particolarmente considerata. Ci sono persone così abituate a sbroccare che non si rendono conto dei danni che fanno… e chi subisce il danno non parla e in qualche modo si rende colpevole a sua volta. Non aiuta ne se stesso ne l’altro. Tempo fa io che di solito sono tranquilla, ho sbroccato come non avrei mai creduto. Ho alzato la voce, non sono riuscita a controllarmi. L’altro aveva fatto una cazzata enorme e aveva confessato pretendendo pure di avere ragione. Ho dovuto riparare in fretta. Ho continuato a borbottare come un’indemoniata. C’erano terzi che invece di portare pace o stare zitti si sono affrettati a mettere la parola malevola. Ero nera. Con questa persona della lite sono ancora in ottimi rapporti. Siamo arrivati ad un pareggio. Sono stata pregata di non aggredire più così e io ho chiesto di non prendere più pericolose iniziative. Ne avevamo parlato a bocce ferme 🙂

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    • Eppure in qualche caso mi comporto diversamente… insomma, come si suol dire, ho giusto un caso tra le mani… ma stavolta lascio che il tempo decanti la situazione, e io non farò nessuna mossa. Mi do un paio di mesi di tempo, prima di cancellare “ogni che a lui poi mi faccia pensare” 😉

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    • No no, niente amore cibernetico, io sono refrattaria all’innamoramento, devo avere esagerato con le dosi di vaccino.

      L’ultima frase, intendi della domestica? A me le cose mie piace farmele da sola, una persona che mette mano nel mio la vivo male. Il problema è che sono arrivata proprio a saturazione con l’inutilità e la ripetitività di quello che mi toccava fare a casa, sono rimasta una marea di volte ingrippata con la schiena a furia di stare china a raccogliere, e ora proprio non lo posso più fare.

      Se non è chiaro che cosa intendo per ripetitività ti faccio un esempio: il sabato faccio almeno tre bucati, diciamo quattro. Ho la lavatrice che si carica dall’alto. Dunque, per fare il primo bucato, libero il piano della lavatrice, la apro, metto i panni, il sapone, chiudo e avvio. A fine bucato libero il piano della lavatrice, apro il portello prendo il bucato e lo vado a stendere. Rientro, libero il piano della lavatrice, apro il portello, carico il bucato, metto il sapone e avvio. A fine del secondo bucato libero il piano della lavatrice, tiro fuori i panni, vado a stendere. Torno, libero il piano della lavatrice, metto il terzo bucato…. mi sono spiegata? 😯

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    • ahahahahaah sei una chiaccheronaaaaaa
      simpaticissimaaaaa
      comunque la frase è questa “ogni che a lui poi mi faccia pensare”
      che c’entra la domestica in questo post ahahhahaah O__O
      riposati dai !!!

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