Selvaggio cercasi

donne non domate - sex and the city

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64 thoughts on “Selvaggio cercasi

    • @luporenna: ecco uno che ha capito tutto! Naturalmente sono ironica….

      Non “farle correre”, quelle corrono da sole! Si può correre loro accanto, alla stessa velocità, tutto qui.

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  1. Però …
    Vedo che anche @Carrie Bradshaw non disdegna di azzannare cioccolatini ‘perugina’ per poi scartare e leggersi gli annessi bigliettini contenenti “perle di saggezza” all’ incontrè ! 😯
    Mah …certe donne, sono nemiche di sè stesse : abbastanza scema, e per la serie ‘del peggio, non esiste il fondo’, la metafora “domate sì, domate no” ! :mrgreen:

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    • Vedendo i miei genitori sì: non dovevano essere all’Old River quando si sono incontrati la prima volta. Ma per stare insieme si sono dovuti fare un mazzo così! Ogni cosa ha un suo prezzo ^^

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  2. Be’, a Carrie Bradshaw ( che a malapena conosco di nome ) preferisco allora Clarissa Pinkola Estes, che, col suo “Donne che corrono coi lupi”, ha dato alle insicurezze e inquietudini di tante donne una notevole chiave interpretativa e pezze d’appoggio non indifferenti..
    Sempre facendo le dovute riserve e i debiti distinguo, s’intende..
    Sarà che i miei chili di troppo li devo a ben altro che ai baci Perugina? 😉
    Ciao.. buona giornata!

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  3. Perchè a qualcuna piace essere domata????? Non mi sembra un termine adatto da riferirsi a una donna perchè implicita una sottomissione e il rapporto uomo-donna deve essere alla pari, almeno per me 🙂

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  4. Forse domate no, ma può essere che alcune donne trovino in una sorta di sottomissione il modo di evitare di impegnarsi nelle propria realizzazione, preferendo ad essa una comoda e protettiva soggezione, magari agiata, dorata.

    Ma solo la libertà fa vivere, solo la libertà consente, volendo, di essere se stessi… e non è neppure necessario essere selvaggi per essere liberi… né la propria libertà può diventare il prezzo da pagare in cambio di chissà che.

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    • Per “selvaggio” credo che non s’intendesse grezzo e zotico, ma che non ha perso la propria natura istintuale, il proprio legame genuino col creato: insomma, che non si è fatto omologare, che abbia sempre una sua personalità spiccata.

      Selvaggio nel senso di “non civilizzato”, ma con civilizzato nel senso di “non appiattito, omologato e ingrigito”, non che mangia a bocca aperta e mette i piedi sul tavolo 😉

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  5. Non so il perchè ma questa frase mi fa pensare alla guerra dei Roses.Lo stanno dando adesso su sky, ma ho girato canale.
    Due indomiti che si inseguono…: elettrizzante la cosa 🙂

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    • @ili6: piucchealtro si parlava di due indomiti che corrono l’uno accanto all’altro: semmai quella che inseguono è la vita, la felicità, la realizzazione personale…

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    • I due della Guerra dei Roses NON si inseguono: si distruggono, con la volontà precisa di annientare l’altro, fino in fondo, senza tregua, senza misericordia, costi quel che costi.

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    • quel film l’ho visto un paio di volte per intero. Ora cerco di evitare la scena del lampadario: impressionante! Tutta la storia lo è, a dire il vero. Come si può arrivare a tale desiderio di distruzione e di annientamento? si dice che chi odia, ama. Cavolate! Chi odia, odia. E punto.
      Per la serie: quando finisce l’amore inizia la spietatezza.

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    • @ili6: non è “Chi ama odia”, è “Chi ha amato odia”: non c’è nulla di peggio che venire traditi, sfiniti, esasperati dalla persona che amiamo. Ci sono persone (anche se non mi pare fosse il caso dei Roses) che usano proprio l’amore che uno porta loro come arma per farlo soffrire: e allora morite, bastardi!

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    • Tutti noi, credo, abbiamo alle spalle storie finite – e naturalmente non finite bene, altrimenti non sarebbero finite. A volte ci sono state ripicche, a volte meschinerie, a volte vendette, ma di solito non si scatena quella guerra totale, quella volontà feroce e spietata di annientare l’altro. Però a volte succede, e penso che da questo punto di vista il film sia abbastanza realistico. Il tutto ovviamente parte dal momento in cui lui ha l’infarto e lei si sorprende a desiderare che lui muoia. Naturalmente non è il sentimento che parte da lì: è la sua presa di coscienza. Arrivata probabilmente dopo anni in cui, consapevolmente o inconsapevolmente, lei si è raccontata la favoletta della moglie felice: hai una bella casa, una vita comoda, un marito probabilmente fedele, gentile, magari non ti farà più urlare a letto come nei primi tempi ma il suo “dovere” probabilmente continua a farlo: come potrebbe venirti in mente di lamentartene? E poi arriva la rottura, il fatto inaspettato che fa emergere tutto quello che avevi represso. E lui non lo accetta – e la guerra secondo me parte da lì, dall’incapacità di lui di accettare che l’amore può anche finire, e che quando finisce non si può continuare in eterno a fingere e recitare; che, soprattutto, non è più lui il padrone del gioco. E quello che nella cronaca nera quotidiana è la coltellata, la corda intorno alla gola, il colpo di pistola, lì diventa una più raffinata opera di distruzione di un intero mondo, di tutto ciò che circonda l’ex amata, di tutto ciò che le è caro, della sua reputazione (la pisciata sugli spiedi) ecc. Che è comunque quello che, in forma più rozza, succede in continuazione: tu mi lasci, io non posso sopportare l’idea che tu possa vivere senza di me, e quindi ti elimino. E quando si hanno famiglie e scuole che condonano tutto e non insegnano ad affrontare la frustrazione, è anche abbastanza facile che il primo no che uno incontra nella vita faccia saltare tutti gli equilibri.

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    • @Barbara: io non sono arrivata a desiderare che uno dei miei ex morisse, ci sono maniere meno cruente: l’avevo lasciato e avevo continuato la mia strada. Però, quando ho saputo che era morto, non ho potuto trattenermi da un respiro di sollievo, perché finalmente non sarebbe tornato più a cercarmi, come ha fatto per anni.

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    • @Barbara, io non l’ho lasciato perché mi ero stancata di lui, io mi ero stancata del suo comportamento (è quello di cui ti ho scritto in privato recentemente). Lui non era superfluo, tutt’altro, era solo insopportabile. Ne ero innamorata, ma ho fatto una scelta razionale, che era dura da mantenere visto che lui continuava a cercarmi.

      Ho continuato a dirgli di no fino alla fine ma, quando è morto, è stato un sollievo sapere che la mai forza di volontà non sarebbe stata mai più messa a così dura prova.

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    • Sì, ho capito, anche perché la storia la conosco già, ma tutto questo non c’entra niente con la questione che si stava trattando, perché a uccidere, al 99,99% (e nel 100% delle situazioni di cui si stava parlando) è chi viene lasciato, non chi lascia o decide di lasciare.
      (Poi, volendo, ci sarebbe da dire due parole su quel “ne ero innamorata”: com’è che ti innamori SEMPRE E SOLO di uomini che ti rovinano la vita? Spero che non cercherai di raccontarti che è caso e sfiga…)

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    • No, non ti racconto che è sfiga, semplicemente che non è così. Mi sono innamorata di uomini che si sono rivelati o sbagliati, o semplicemente inadeguati, con cui è finita a volte con qualche strascico, ma da qui a rovinarmi la vita ce ne corre. Persino Attila tutto sommato non c’è riuscito: gli unici a riuscirci sono stati mia madre e una dentista (vatti a fidare delle donne!).

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    • Beh, che Attila ti ha rovinato la vita lo hai detto tu, ripetutamente. Se vuoi che faccia finta di non avere sentito, ok, io lo faccio, però almeno compilami la lista delle regole, che così poi so come mi devo muovere.

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    • @Barbara: se io non fossi già stata rovinata uno come Attila non avrebbe avuto particolare spazio nella mia vita. Come dire, se non fossi stata immunodepressa sarebbe stato un raffreddore e non una polmonite.

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    • Come preferisci. Però allora non dovresti continuare a ripetere a ogni piè sospinto che Attila ti ha rovinato la vita, se non è così che stanno le cose, o non è così che tu pensi che stiano, o non è così che tu desideri che noi pensiamo che stiano. Il che comunque non sposta granché la questione: tu incontri uomini che, da come li descrivi e li racconti, presentano difetti caratteriali così estremi – al limite, e forse anche oltre, della psicopatia o della perversione – che è impossibile immaginare che possano essere rimasti occultati per più di tre secondi, e fra tutti gli uomini esistenti al mondo scegli di metterti proprio con loro. Anzi, di tuo marito dici addirittura che nel momento in cui l’hai lasciato ne eri innamorata. Te ne faceva di tutti i colori, era insopportabile al punto da renderti impossibile continuare a restare con lui, ma continuavi a esserne innamorata: vedi un po’ se questo ti dice qualcosa. Sarai anche stata “emotivamente immunodepressa”, ma non è che al mondo ci fossero unicamente Attila e quell’altro da doverli prendere per forza, e dopo averne preso uno di disastroso, prenderne un altro di peggio ancora.

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    • Probabilmente non mi sono spiegata, perché a rileggere questo quadro non mi sembra mi si attagli.

      E poi, addirittura perversione? Chi? Relativamente a che?

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