Gli aiuti dell’occidente che devastano l’Africa

Spesso, anche con le più buone intenzioni, quelle che noi consideriamo buone azioni possono avere degli effetti devastanti (e, per fortuna, viceversa).

Basta guardare la vignetta che qui riporto con un’appropriatissima definizione di aiuti al terzo mondo, per lo più frutto di elargizioni liberali di povera gente: “Aiuto dall’estero: quando prendi il denaro dalla povera gente di un paese ricco e la dai alla gente ricca di un paese povero”:

foreignaid - aiuto dall'estero

D’altra parte, ogni volta che si mette in moto il meccanismo degli “aiuti umanitari” c’è un tale spostamento di denaro che fa gola agli individui più abietti del pianeta, e difficilmente arriva qualcosa ai legittimi destinatari. Anche per questo, l’immagine che segue è eloquente:

africaaid - incanalati tra crimini, furti e spreco

Tutto questo è stato denunciato in un libro scritto da un’economista dello Zambia, Dambisa Moyo,  dal titolo: “La carità che uccide. Come gli aiuti dell’Occidente stanno devastando il Terzo mondo“.

Vi invito a leggere direttamente l’articolo da cui ho tratto questi miei pensieri.

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14 thoughts on “Gli aiuti dell’occidente che devastano l’Africa

  1. Mi sembrano del tutto condivisibili le argomentazioni espresse dalla Moyo!
    Ho sempre pensato che la forma più efficace, oltre che rispettosa per i destinatari, sia quella di aiutare e supportare chi si impegna in mezzo a loro, chi aiuta ed insegna alla popolazione africana, o di altri paesi del cosiddetto terzo mondo, ad essere autonomi e bastevoli a se, che poi è il primo passo per diventare pure cittadini del proprio paese, non vittime delle varie figure autoritarie che spesso si arricchiscono con gli aiuti a pioggia, dei quali poco arriva ai veri destinatari.
    Ho un amico che lavora in Kenia ed insegna a mandare avanti una fattoria e so bene che tipo di problemi incontra, anche quello di vincere una loro pigrizia innata, che sarebbe ancora peggiore se gli aiuti arrivassero loro in altre forme.
    Altro canale che ritengo utile, è quello di supportare missionari, con loro sicuramente non va perso nulla e tutto arriva a destinazione con effetto maggiorato, anche di questi ne conosco.
    Stavo pensando ai fondi stanziati negli anni per quella che era chiamata cassa per il mezzogiorno e per il mezzogiorno in genere, se ci sono attinenze, ma è meglio soprassedere, anche perché non vorrei che i miei dubbi venissero malintesi, dato che non ho nulla contro le persone del sud, anzi, ne conosco di bravissime, specie in questo ambito!

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    • Sono d’accordo , questa estate abbiamo conosciuto un prete che fa. Missione in Ciad. I soldi raccolti li utilizza veramente. In Ciad ad esempio non si muore di fame ma anche li il problema sono le varie dittature…. Alternativa è quella anche di adottare un bambino a distanza attraverso un’organizzazione che ha sede direttamente in loco.

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    • @Michele: io adottai anche un bambino a distanza, e andai avanti per parecchi anni: poi, siccome notizie del bambino non me ne mandavano, un contatto con lui non era possibile – come invece ha una mia amica, che ha adottato a distanza una bambina.

      Come hai detto tu, e ha già ampiamente sottolineato Barbara, il problema sono le dittature: a volte il cibo non è che non ci sia, ma non glielo fanno arrivare per una ben specifica strategia di denaro e potere.

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    • si anche noi abbiamo addottato 2 bambini. Obiettivo è 5, dato che anche noi ne abbiamo messi al mondo 5. Non vorrei fare publicita ma per ora l’adozione l’abbiamo fatta con Reginapacis (un po cattolica)

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    • Pubblico volentieri la tua testimonianza. Poi, ognuno, si regola con l’organizzazione che vuole, ma anche sapere a chi si sono rivolti altri, e come si sono trovati, può aiutare.

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    • Ma sì, sappiamo tutto del Mezzogiorno (o forse no, ma i titoli ci bastano): ma che sia mezzogiorno o mezanotte, che sia Africa, Kossovo o zone terremotate, pare che siano sempre un’ulteriore strada per spremere gli uomini di buona volontà, un movimento di denaro in cui le persone senza scrupoli sguazzano alla grande, mentre le persone in difficoltà in difficoltà rimangono.

      Io preferisco sempre dar da mangiare alle persone in difficoltà che incontro per strada: do viveri sicuramente, indumenti e coperte ogni volta che posso, ma mai un soldo. E’ sbagliato anche questo lo so ma, ne abbiamo parlato mille volte, la strada totalmente giusta probabilmente non esiste, e allora che fare, non percorrerne nessuna? E anche quello sarebbe sbagliato…

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  2. Mi associo al pensiero di Sergio. Mi capitò qualche anno fa di assistere ad un’orribile raccolta di alimenti destinati all’Africa: alimenti scaduti 🙂 Per la rabbia ho capovolto un tavolo e denenunciato la cosa, ancora aspetto risposte.

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    • @Fulvia: anche una mia amica, che andò ad aiutare la popolazione del Friuli colpita dal terremoto, ha denunciato le stesse cose. E non descrivo i particolari perché mi ci arrabbio troppo.

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  3. Ero a Mogadiscio quando è arrivata una nave carica di riso dall’Italia, aiuto umanitario a un Paese che moriva di fame. L’ho visto, quando lo hanno scaricato: chilometri e chilometri di camion stracarichi di sacchi di riso.
    Un mese dopo un chilo di riso costava l’equivalente di uno stipendio mensile di un professore di scuola media, di un poliziotto, di un impiegato di banca, per la nota legge della domanda e dell’offerta, perché in tutta la Somalia non si trovava un solo chicco di riso: la metà circa di quello arrivato era finito nelle dispense di Siad Barre, uno di più sanguinari dittatori del dopoguerra, pari quasi a Menghistu, a Bokassa, a Idi Amin Dada (mentre sua moglie Khadija controllava l’intero traffico di droga della Somalia), e l’altra metà all’esercito. E quello che si trovava a quel prezzo delirante era appunto quello che i militari rivendevano al mercato nero. Perché non è che in quei posti si muoia di fame e poi in più ci sia la disgrazia della dittatura: lì c’è la dittatura e per questo si muore di fame. Poi mi ricordo che l’Italia, all’epoca in cui un professore guadagnava un milione al mese, ha speso cento miliardi per costruire una fabbrica di fertilizzanti, in un Paese in cui la superficie coltivabile non supera il 2%, e infatti non è mai entrata in funzione perché di terreno da fertilizzare non ce n’era. Nel frattempo l’Arabia Saudita spendeva miliardi di dollari per costruire la più grande moschea dell’Africa, per fabbricare quell’estremismo islamico che in Somalia non era mai esistito, e che oggi è l’unico credo e l’unica legge.
    Delle interessanti considerazioni sugli aiuti al terzo mondo da parte di un somalo si trovano in questo bellissimo libro qui http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/2009/08/05/doni.html che consiglio a tutti.

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    • @Barbara:”non è che in quei posti si muoia di fame e poi in più ci sia la disgrazia della dittatura: lì c’è la dittatura e per questo si muore di fame.”: credo non ci sia null’altro da aggiungere.

      Grazie per come sempre preziosa testimonianza, ora vado anche a leggere il post che hai linkato.

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  4. Nil sub sole novi.. purtroppo!
    Il guaio è che, una volta convinti di questi meccanismi perversi, ci comportiamo di conseguenza, fra dubbi e tentennamenti, passando per – e sentendoci noi stessi – insensibili e menefreghisti.. nel migliore dei casi.
    A me.. a noi succede di continuo, ma mica tutti sono in grado di agire direttamente, in concreto, di persona, per collaborare agli aiuti necessari: quando poi ti arriva la prova tangibile che quanto hai fatto o dato è andato perduto, o finito a chi non doveva, questo ti avvelena e distrugge sul nascere tutti i buoni propositi. Non ci si fida più di nessuno..
    Finisce che ti volti dall’altra parte, cercando di non pensarci più: ma continui a starci male.. e così i mali diventano due.. non so se mi spiego.. 😦

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    • @amica: a volte va perso pure quello che dai di persona: ti è mai capitato di aiutare una famiglia e scoprire che poi il padre se li giocava ai cavalli? C’era una blogger, non ricordo chi, che raccontava di aver ritrovato una vecchia amica, che le ha fatto il pianto greco con la storia di un figlio/figlia malata, e poi ha scoperto che gli aiuti che lei le dava prendevano tutt’altra strada, e se accade con gli aiuti diretti, figuriamoci gli altri!

      Comunque, rubare è un crimine odioso, ma rubare agli affamati e agli assetati, agli scalzi e agli ignudi, dovrebbe essere punito prima di tutto con la legge del contrappasso: lo provino sulla loro pelle l’effetto di quello che fanno!

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  5. Per le adozioni a distanza purtroppo non è facile scegliere l’organizzazione giusta. Anni fa ho letto una testimonianza di una donna che aveva appunto fatto un’adozione a distanza, e dopo un po’ di tempo ha deciso di andare a vedere, ha preso l’aereo ed è andata lì. E ha trovato la bambina scalza, vestita di stracci, sporca, affamata… Ha chiesto spiegazioni, e le è stato detto che avevano deciso di raccogliere tutti i soldi di tutti bambini adottati a distanza della zona per costruire una scuola, in modo da avere un progetto che servisse a tutti. E magari sarà anche stato vero, ma si tratta comunque di un dirottamento di fondi operato senza il consenso dei donatori. Per una collega invece per parecchi anni ho tradotto le lettere da e per la bambina adottata in Sudamerica e quella regolarmente ringraziava dei regali che loro le mandavano e rendeva puntualmente conto di come erano stati usati i soldi che loro inviavano. In queste cose è sempre un terno al lotto.

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    • @Barbara: e a me non piace giocare. A me l’organizzazione cui versavo i soldi ci ha provato a farne un cambio di destinazione, devo dire però avvisandomi. A un certo punto mi hanno scritto che siccome il ragazzo che io avevo adottato era diventato maggiorenne i soldi sarebbero stato dirottati a un progetto per non so quale struttura: a me la mossa non è piaciuta, ho disdetto e pace.

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