Quando la coppia (di amici) scoppia

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L’eterno dilemma è: che cosa fanno gli amici comuni?

Fuori si chiamano? Scelgono? Prendono parte? Riescono a rimanere amici di entrambi?

Io ho avuto pochi problemi perché, col primo marito, gli amici erano tutti i miei (tranne il suo amico del cuore, che era nel frattempo diventato il mio compagno, quindi il problema non si è posto 😆 ).

Con il secondo –  il tizio di cui sopra – ognuno ha conservato i suoi, magari frequentati insieme, ma pur sempre chiaramente amici o dell’uno o dell’altro.

Col terzo, vale a dire Attila, di amici comuni ne avevamo, ma considerando che con la bambina io ero relegata in casa mentre lui continuava a partecipare a giochi, serate, feste, tirate in discoteca fino alle cinque di mattina, il problema anche qui non si è posto e la selezione è stata naturale.

Volevo però parlarvi di un’altra situazione, riguardo alla quale ancora mi chiedo se mi sono comportata correttamente – o per meglio dire sensatamente – oppure no, anche se, tornando indietro, credo che farei la stessa identica cosa.

Dunque, io sono amica di lei – piucchealtro lei è amica mia, e mostra di tenere molto a questa amicizia. M’invita spesso a casa sua, dove sono accolta a braccia aperte da tutta la sua famiglia. Il marito è un uomo meraviglioso, innamorato cotto della moglie (con cui è sposato credo da una ventina d’anni, forse venticinque) e dedito alla famiglia, per cui non c’è cosa che non sia disposto a fare e non faccia. Quando sono a casa loro, a tavola con loro, anche per lui sono una di famiglia, con cui si intrattiene a parlare a cuore aperto ma…

Ma…

Ma un giorno scoppia la bomba: lei ha un altro, ce l’ha da tempo. L’ha tenuto nascosto a tutti, me compresa. Me lo confida a bomba scoppiata, il marito l’ha scoperta. “Non è come pensi tu” dice lei, intendendo che lei non è una solitamente fedifraga, non è una che abbia mai tradito prima il marito, in quei venti/venticinque anni di matrimonio, ma con questo è diverso, non è un capriccio, è l’Amore con la A maiuscola, quello che capita una volta sola nella vita, quello per cui sei disposta a giocarti tutto, e a perderlo, pur di non perdere lui.

Lei continua ad essere amica mia. Non approvo, non condivido, ma è la sua vita. Dicevo, continuiamo ad essere amiche, ma io non me la sento di andare ancora a casa sua, di guardare negli occhi il marito, di convivere con quel segreto, con quel dolore.

Poi lei se ne va. Da lui. Il marito rimane a casa, coi figli, tutti più o meno sconvolti.

Io e lei continuiamo a sentirci, con il resto della famiglia, purtroppo, non c’è più occasione.

Un giorno mi telefona per dirmi che sta venendo a trovarmi. Col nuovo lui.

Io non me la sento. Abbi pazienza, tuo marito buttato nel cassonetto, io che mi dimentico di lui e faccio i salamelecchi a ciccetto tuo bello, mentre l’altro è a casa disperato, che cerca di raccogliere i cocci della sua vita, ma di lui chi si ricorda?

Io me lo ricordo. Le dico di portare pazienza, ma che io di fare il comitato d’accoglienza a ciccetto suo non me la sento. In seguito lui le proibirà di frequentarmi e la nostra amicizia finirà così.

Dovevo farmi gli affari miei? Ma, se ci pensate bene, è esattamente quello che ho fatto: ho rispettato la mia indole, il mio cuore e il mio senso di rispetto – affetto, solidarietà, empatia – per il suo ex marito.

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46 thoughts on “Quando la coppia (di amici) scoppia

    • Veramente io il suo compagno lo conoscevo da prima di lei (sapessi quanto è piccolo il mondo!) e poi, forse non si evince, si tratta di una storia vecchissima, credo risalga a una quindicina di anni fa.

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    • No, per questo. Non l’episodio specifico, ma perché lui le ha proibito di frequentarmi (e lei, docilmente, ha obbedito, e dopo aver per amor suo buttato nel cassonetto il marito, ci ha buttato anche l’amica).

      D’altra parte lui sapeva che io non ero una amante e sostenitrice della nuova coppia di piccioncini quindi, a suo modo, aveva persino le sue ragioni.

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    • Pare che sia un passaggio necessario. Io ho moltissimi amici, e molti di loro vecchia, vecchissima data, ma non posso negare di averne perso più di uno lungo la via, e non è stato mai indolore.

      Qualche amica l’ho persa proprio per via del compagno/marito, per una ragione o per l’altra: il marito che proibisce alla moglie di frequentarmi dopo averci provato – ed essere stato regolarmente rifiutato – probabilmente per paura che escano fuori gli altarini, o il compagno come in questo caso, che sa di non essere particolarmente amato dalla sottoscritta, o quello che mi vede “troppo libera” e ha paura che “metta grilli per la testa” alla sua donna… (che poi mi devono spiegare che cosa ibtendono per troppo libera, dati i miei principi – perdonate l’immodestia – elevati e rigorosi: forse che non mi farei mai dire “Tu quella persona non la devi frequentare perché non piace a me”? E allora sì, aveva ragione).

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  1. A me è successa una cosa simile ma con esito assolutamente diverso e, purtroppo, non felice.

    La mia amica è Rossana (quella della torta di compleanno, ricordi?). Amiche per la pelle, dai tempi dell’università. Prima si sposa lei, poi io. Prima metto al mondo il primogenito, sei mesi dopo ha la sua prima e unica bimba. Ci siamo sempre frequentati in coppia, fin dall’inizio dell’amicizia. Mio marito era diventato anche molto amico del marito di lei. Sto parlando di frequentazione assidua: pranzi, cene, week-end, mare, feste, eventi familiari … dopo il mio matrimonio e il trasferimento in un’altra città ci si vedeva meno ma appena potevamo, stavamo insieme in quattro, poi in cinque, poi in sei e infine in sette. I nostri figli sono praticamente cresciuti assieme.

    Dopo 13 anni di matrimonio lei si separa. Ha un altro, io lo so ma lei non me lo dice. Ci rimango male, anche perché mi racconta una storia poco credibile sull’incontro con il nuovo compagno. Insomma, fra amiche segreti del genere non ci dovrebbero essere e nemmeno il timore dei giudizi. Anzi, io le avrei detto: hai fatto bene. Per i primi tre anni dalla separazione non ci siamo più viste né sentite. Stavo malissimo ma non la cercavo. Pensavo che lei avesse voluto voltare pagina: la nostra amicizia apparteneva al passato, un passato con cui voleva tagliare i ponti. La nostra amicizia non sarebbe potuta più essere quella di una volta, in ogni caso. Lei non mi cercava, io non la cercavo, nessuna delle due faceva il primo passo. Poi, il giorno del mio compleanno, arriva la sua telefonata; in seguito avrei scoperto che ci aveva messo lo zampino mia mamma, che conosceva i suoi genitori e deve aver detto “oh, come sta male Marisa, come vorrebbe rivederla” ecc. tutte cose verissime ma mia mamma, ci fosse una volta che si facesse gli affaracci suoi! Dopo quella telefonata riprende la frequentazione, conosciamo il suo nuovo compagno (veramente mio marito lo conosceva già, dai tempi della scuola), d’estate ci incontriamo, qualche volta anche d’inverno però la percezione è che non sia più come prima. Mio marito nel frattempo aveva perso i contatti con l’ex marito di Rossana, quindi aveva dovuto rinunciare ad un’amicizia cui teneva moltissimo.

    All’improvviso, dopo 9 anni assieme a quest’altro e sei anni di convivenza, lui un bel mattino, senza dare giustificazione alcuna, se ne va. Io e Rossana ci riavviciniamo, per un po’ spero che tutto possa essere come prima, e lo è per tutta l’estate, periodo in cui spessissimo mi recavo a Trieste con i figli e ci restavo per qualche settimana. Ma le cose non sono quelle di prima, non si può rimettere assieme i cocci di un’amicizia e far finta che sia tutto a posto. Nel frattempo lei si è fatta altre amicizie ed io ho le mie amiche qui, anche se non le ho mai considerate amiche del cuore come per me era lei.

    Negli anni ci si sente, qualche sms per gli auguri (Natale, Pasqua, compleanni), ci si vede io e lei in un caffè a Trieste, poi basta. Poi il silenzio. E di nuovo penso che se non mi cerca significa che non mi pensa, che la mia amicizia non le interessa più. Non ci sono più messaggi, ai miei non ci sono risposte. Tu sai qual è l’epilogo.

    Sono andata oltre, nel racconto. Mi è difficile parlare di lei come se nulla fosse successo. Lei è sempre con me, ogni giorno; quando sono al mare immagino che sia un’onda (lei amava tantissimo il mare), quando di notte osservo il cielo, immagino che sia una stella, la più luminosa. La sua voce mi fa compagnia, la sento ridere, come faceva durante le lunghissime telefonate che ci facevamo … sarà per questo che ora non amo stare al telefono?

    Scusa, come sempre, la prolissità. Comunque, quello che volevo dire è che, quando la coppia scoppia, è difficilissimo mantenere l’amicizia con entrambi. Io ho scelto Rossana, mio marito all’inizio, ma per un periodo davvero breve, ha scelto il suo ex marito. Ma nulla è come prima. Quasi impossibile diventare amici dell’altro/a.

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    • @Marisa: conoscevo un po’ la storia per sommi capi, ma è comunque amara da ricordare e rileggere. Purtroppo capita spesso che quando tra due amici, tra due amiche, cominciano a subentrare terze e quarte persone, il rapporto ne risulti un po’ alterato. Bisognerebbe difendere sempre un rapporto da influenze esterne, il mio motto nei confronti di una qualsiasi persona con cui mi rapporti sai qual è? “Se ci perderemo, sarà per colpa mia o per colpa tua, ma non dovrà essere per colpa di una terza persona, estranea a noi, cui avremo permesso di intromettersi”.

      Una cosa però mi è venuta in mente: una volta esisteva “l’amica”: era lei, nel bene o nel male, leale o che ci aveva tradito, un po’ come il coniuge, ci si sposava una volta, e li si restava, ben maritati o mal maritati, o vedovi o abbandonati, ma quasi non esisteva nella vita una seconda possibilità.

      Nella mia vita mi rendo conto che, se può essere stato così in passato, non lo è più adesso: mi dispiace, per me ogni amico è unico e irripetibile, ma è unico e irripetibile in mezzo ad altre persone altrettanto uniche e altrettanto irripetibili. Te ne vai? Pace. Ti porterò sempre nel cuore, ma nel cuore ci convivrai con altra gente altrettanto importante e altrettanto amata.

      Sì, credo che sia per questo che non ami il telefono, la bella chiacchiarata telefonica legata alla giovinezza, alla spensieratezza, all’amica del cuore… e che te devo di’, ci toccherà scriverci! 😉

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  2. Avevo una collega-amica. Raro che passasse un giorno senza che ci vedessimo o ci sentissimo fuori scuola. Dopo un paio d’anni va in vacanza a Cattolica, dove all’epoca andavo io, incontra un tipo e ci si fidanza. Lui le telefonava per dirle cose tipo “Guarda, per quello che me ne frega tu puoi fare quello che ti pare, ma non venirmi a raccontare che passi le sere a guardare la televisione con tua madre o a correggere compiti”. Le telefonava per dirle cose tipo “Io davvero non so cosa me ne faccio di una come te che hai anche le gambe grosse, con tutte le ragazze belle che ho avuto”. Si è trovata in mano prove documentali del fatto che lui la stracornificava, ma è riuscita a non capire che erano prove del fatto che lui la stracornificava. Ha voluto sposarlo a tutti i costi, si sono sposati in dicembre. Io poi sono andata a Cattolica il febbraio successivo per portarle il regalo di nozze che non ero riuscita a finire in tempo per il matrimonio: una tovaglia all’uncinetto a filet, con filo grosso come quello da cucire e con un uncinetto di meno di un millimetro di diametro. In agosto vado lì in vacanza e naturalmente subito, il primo giorno, vado a trovarla (casa sua era a un centinaio di metri dall’albergo); lei sente cigolare il cancello, si affaccia alla finestra e con le lacrime agli occhi dice: “Scusami, ma non posso farti entrare, Mario non vuole che ti frequenti”. E ha chiuso ogni rapporto con me: mai più viste, mai più una telefonata, mai più una lettera, zero. Il motivo che lui le ha dato, e che lei mi ha propinato prendendolo per buono (“lo sai, Mario ha le sue idee”) era il fatto che io all’epoca stavo con un tizio che era amico di suo fratello (sic), cioè la sostanza sembrerebbe essere che io posso andare a letto con chi mi pare ma non con l’amico del fratello del marito di una amica: grande logica, vero? Ecco, l’amicizia è finita così.

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    • Il “lui” della donna che non vuole che lei frequenti più la sua amica del cuore è purtroppo un classico: ma che sono, gelosi? Si sentono depauperati della confidenza? Hanno paura che parliamo di loro? O che la loro compagna possa vederli alla fine coi nostri occhi, non foderati di prosciutto?

      Scherzi a parte, anch’io, come Marisa, spero che almeno la tovaglia tu l’abbia tenuta, ma temo proprio che non sia andata così… :rol:

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  3. Scusa la domanda: ma tu non eri sostenitrice della nuova coppia perché lui non ti convinceva o per affetto e solidarietà verso il marito e i figli abbandonati? Ti chiedo questo perché, dal mio punto di vista, avrebbe più un senso la prima ipotesi. Io credo che, al di là dei principi elevati e rigorosi di chiunque, un Amore vero, grande, dirompente con la A maiuscola, quello che capita una volta sola nella vita, quello per cui sei disposta a giocarti tutto, e a perderlo o a difenderlo con tutte le forze, pur di non perdere lui o lei, meriti rispetto e ammirazione. In fondo non è quello che sogniamo anche noi, indipendentemente dal nostro passato, dal nostro presente, dai nostri legami, dai nostri vincoli? Ovviamente, quando si ha un coniuge e i figli il discorso si fa molto ma molto più complicato. Ciò nonostante non me la sento di condannare chi commette questo genere di “follie”. Condannerei, potenzialmente, me stesso, quello che con molta probabilità diventerò.
    Non so fino a che punto puoi condividere questo pensiero, dal momento che tu hai percorso ben altre strade. Hai vissuto situazioni più “fortunate”. In che senso? Ora ti spiego. Una volta intitolai un articolo “Ben venga l’inferno”, proprio così: ben venga l’inferno. Mi riferisco a certe relazioni coniugali. Non è affatto una provocazione. Immagina quegli ambienti familiari apparentemente tranquilli dove tra i genitori regna un clima di formale e civile convivenza: nessuna aggressione, nessun litigio furioso, nessuna intimidazione, niente ultimatum, accuse, urla, grida, schiamazzi. E al tempo stesso: nessuno slancio, nessuna manifestazione spontanea d’affetto, di passione, d’intimità. Niente di tutto questo, solo generiche dichiarazioni d’intenti e per i più sensibili: continui sensi di colpa, disincanto, e sospiri infiniti… E’ una condizione molto ma molto frequente tra individui malauguratamente coscienziosi, che può protrarsi per anni ed anni senza arrecare sensibili danni psichici ai figli. Una lenta ed inesorabile agonia alla quale forse sarebbe meglio opporre l’inferno: quelle situazioni esasperate, insopportabili che stimolano l’istinto di reazione e sopravvivenza: la tua fortuna, cara Diemme (paradossalmente).

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    • @luporenna: a me lui non piaceva, assolutamente, e con lui mi trovavo a disagio due volte: una perché non mi piaceva proprio come persona, una perché questa nuova coppia mi suonava strana, non riuscivo ad abituarmici, strideva e a stare con loro mi sembrava di starlo a tradire io il marito. Il mio non era un giudizio morale nei confronti di quello che la mia amica aveva fatto, anche se non approvavo: se l’avessi giudicata, non le sarei rimasta amica, non ti pare?

      Una cosa voglio aggiungere: se lei aveva la giustificazione del grande amore, lui non l’aveva. A lui, almeno nella fase iniziale, lei piaceva e basta, e non si era posto minimamente il problema che fosse una donna sposata e con figli: a me, questo desiderare la donna d’altri non piace.

      Loro a casa mia? Oltre alle cose dette prima, hai presente se tu hai, che so io, un cavallo, e a un certo punto a questo viene sostituito metà del suo corpo e ci si mette la metà di un altro animale, che so io, un cinghiale? Semplicemente non lo riconosci più. Piano piano ti ci abituerai? Forse, ma poi perché dovrei fare questo sforzo di abituarmici, se tanto a cavallo non sarà più possibile andare?

      Quella famiglia non c’era più, questo è il punto. Lei continuava a essere lei, per carità, ma lui, ma chi lo conosce, e, soprattutto, chi lo vuole mai conoscere?

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  4. Naturalmente il motivo lo conoscevo benissimo: era il fatto che io sono dotata di testa pensante, capace di formulare pensieri e magari anche esprimerli. C’era un’altra comune collega e amica che, per ragioni che sarebbe troppo lungo spiegare, era assolutamente incapace di creare un pensiero. Arrivavo io e dicevo questo è bianco e lei diceva sai che stavo proprio per dirlo io? Davvero bianchissimo. Tre secondi dopo arrivavi tu e dicevi questo è nero e lei rispondeva guarda, mi hai tolto le parole di bocca, impressionante quanto è nero. A lei è stato consentito di continuare a frequentarla. Io invece avrei per esempio potuto farle balenare l’idea che un marito non è titolare di ogni sorta di diritti nei confronti della moglie. Avrei addirittura potuto indurla a pensare che svegliare la moglie nel cuore della notte puntandole una torcia negli occhi così, per vedere l’effetto che fa, non è una cosa tanto bella. I padroni dell’albergo in cui andavo, con cui ero in rapporti di amicizia, le avevano proposto di fargli la corrispondenza tedesca (lei aveva fatto le commerciali tedesche e lo sapeva perfettamente): andare lì una volta la settimana, prendere le lettere arrivate, scriversi a casa, a suo comodo, le risposte e una settimana dopo tornare a portare le risposte e prendere le nuove lettere. Non glielo ha permesso perché in questo modo avrebbe avuto qualche soldo suo e quindi mezza briciola di indipendenza. Naturalmente non poteva dire che non mi voleva per casa perché avrei potuto insegnarle a pensare e quindi si è inventato quella ridicolissima storia: lei sta con Paolo che è amico di mio fratello, e la cosa non mi piace. Il quale fratellino, a suo tempo, mentre la moglie era incinta – giusto per aggiungere un tocco di colore – aveva approfittato di un’assenza per lavoro di Paolo per fregargli l’amante, dopo avere infinite volte proclamato che lui tutto avrebbe potuto fare, ma mai mai mai mai mai fregare la donna a un amico. Mentre il Mario per tutto il primo periodo che stava con lei andava regolarmente a prenderla a mezzanotte perché prima c’era l’altra. Questo per dire che a chiunque di quella banda avesse avuto da ridire sui miei costumi sessuali, l’unica risposta adeguata sarebbe stata: ma da che pulpito! Per inciso, lo zio di Mario era quel lurido vecchio maiale schifoso di cui ho parlato da Tommaso (lui aveva perso entrambi i genitori da piccolo, ed era stato cresciuto dagli zii. Poi la zia è morta ed è rimasto solo il maiale); quando si sono sposati e lei era andata a stare lì (era una casa con due piccoli appartamenti comunicanti), si è immediatamente trovata addosso tutti i momenti quelle due zampe schifose e non sapeva più dove salvarsi. Quando ha provato a parlarne col marito si è sentita rispondere: se è vero che lo fa, vuol dire che sei tu che sei puttana e lo provochi. Non azzardarti mai più a venirmi a parlare male dello zio.
    La tovaglia gliel’avevo portata sei mesi prima. Ovviamente è rimasta a lei.

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    • Immaginavo.

      Tutti gli intrighi e i rapporti di parentela e promiscuità varie non li ho capiti, ma il resto sì, visto che è il problema che altri mariti hanno avuto con me: sobillavo la moglie.

      Però dai, del resto, cara Barbara, vorresti negare che avevano ragione? Non avresti tentato di convincere la mogliettina che il marito era matto furioso, egoista, prepotente, prevaricatore etc.?

      Comunque tu che sai tutto, me la spieghi una cosa: ma perché ci sono donne che sopportano l’insopportabile pur di tenersi uno straccio d’uomo a fianco?

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    • Beh, veramente no, anzi, quando lei attaccava con le geremiadi cercavo perfino di difenderlo, di trovargli delle giustificazioni o almeno delle attenuanti in tutto quello che aveva sofferto da bambino perdendo i genitori. Poi c’è stata la volta che lui se n’è uscito con la storia del non venirmi a raccontare che passi le sere a correggere compiti e lei, tutta accorata dice: “Cosa posso fare per convincerlo che non mi comporto male?” Io ho detto guarda, a me è capitato un’unica volta di subire un interrogatorio, e dove sei stata e con chi sei stata ecc. ecc. Gli ho risposto stammi bene a sentire: io non ho l’abitudine di saltare da un letto all’altro; se ci credi bene, se non ci credi quella è la porta e te ne puoi anche andare (che poi nel fervore della mia indignazione mi ero dimenticata che eravamo a casa sua, ma insomma questi sono dettagli del tutto secondari). E lei mi guarda con l’aria cattiva, ma proprio cattiva cattiva, e sibila: “Ti piacerebbe, vero?” Perché io in quel momento non avevo nessuno (Paolo è arrivato dopo) e allora, tu capisci, io morivo di invidia per il fatto che lei uno straccio di uomo invece ce l’aveva, e allora quella mia risposta aveva lo scopo di indurla a mollarlo così le cose si rimettevano in pari.

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    • Ah, pensavo ch’ea pensasse che glielo volessi fregare tu il bel tomo, perché a me è capitato pure questo (non solo per un uomo, persino per un lavoro da cui mi ero spontaneamente dimessa!!!).

      Ma come fanno certe donne che si accoppiano a certi brutti ceffi, o a certi carciofi, a pensare che qualcuno, e nella fattispecie noi, glieli invidi?

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  5. quando la coppia scoppia, credo sia molto difficile mantenere i rapporti con entrambi … non impossibile, ma molto difficile …
    al tuo posto, avrei agito come te … posso accettare le tue (dell’amica in questione) scelte pur non condividendole, ma tu devi accettare le mie … e se io non sono pronta a conoscere la nuova coppia, puoi non condividere, ma devi accettare … l’amicizia, secondo me, è così … una strada a doppio senso di marcia …

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  6. Di primo acchito direi che hai fatto bene, che avrei fatto altrettanto pure io!
    Ma poi in ogni situazione se non ci si vive dentro, non è facile valutare e giudicare come sarebbe stato più giusto regolarsi! E’ vero che tutto era partito da lei, che l’amicizia con la sua famiglia inziale era stata una conseguenza, ma era anche stato uno sviluppo relazionale con tanti aspetti autonomi, che non poteva poi essere condizionato dai suoi colpi di testa! Sono queste le situazioni che mettono sempre profondo disagio, perché qualsiasi comportamento rischia di esser problematico.
    Credo sia la fragilità delle amicizie indirette, almeno se non le si fa proprie a prescindere.
    Un bacio, passo oltre, visto che sei prolifica di post!

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    • @Sergio: sì, lo ammetto, sono ispirata… dopo gli esami di Sissi poi, che ho ripreso pure a fare un po’ di vita sociale, gli argomenti abbonderebbero (però il tempo disponibile, per lo stesso motivo, è diminuito… 😉 ).

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  7. Seguo saltuariamente e devo dire che ci sono dei post che mi infervorano mica poco, lasciandomi la voglia di fare interventi torrenziali. Questo post è fra questi, ma limiterò il mio intervento.

    Sono reduce da una dolorosa separazione (lei ha lasciato me) dopo 12 anni di completa dedizione alla mia ex amata. Io mi sono posto il problema delle relazioni con gli amici comuni (pochissimi) e i parenti di lei (tanti). Anche per evitare inutili dolori e ulteriori motivi di attrito ho chiesto indicazioni su come comportarmi, ma non sono pervenute. (O almeno così a me pare, perché ultimamente non riusciamo a capirci nemmeno sulle domande e risposte più basilari.) A lei ho lasciato carta bianca, perché la separazione riguardava noi due, non terzi. Lei di questa libertà non ha saputo che farsene. Da parte mia ho seguito il mio istinto. Ho lanciato messaggi e chi li ha saputi cogliere li ha colti. Altri hanno fatto finta di nulla. Le relazioni vanno coltivate e chi ci tiene le coltiva, anche se ci si sente una volta ogni tre mesi o tre anni. Devo dire che per ora sono soddisfatto, anche se ho ancora molto da fare.

    C’è un unico motivo per “vietare” all’altro di vedere qualcuno ed è non creare inutili imbarazzi e situazioni scomode. Ma a parte questo penso che ognuno abbia il diritto di fare quello che vuole. Siamo tutti maggiorenni, no?

    All’inizio della crisi un’amica mi disse: “dovrai separare parenti e amici” e io “perché?” e lei “perché è sempre così.” No, non è sempre così. E’ così quando la causa della separazione è… come dire? non chiara, quando uno non ha il coraggio (o le energie) di coltivare le relazioni, quando uno ha in testa poche idee e ben confuse. Quando gli amici non sono così “forti” come li si credeva. (E io sono stato fortunato!)

    Per quanto riguarda le separazioni… ho letto i tuoi post addietro e sono sempre rimasto colpito da come l’amore a volte crei delle potenti illusioni… Non credo esistano vittime e carnefici in amore. Ci si cerca disperatamente l’un l’altra e solo quando si sbatte il cranio sul granito ci si sveglia. Io credevo di aver trovato l’amore eterno della mia vita e invece mi sono svegliato un giorno scoprendo quanto fragile e aleatoria fosse la nostra relazione. Forse, prima di lanciarsi in avventure imperiture, bisognerebbe farsi un serio esame di coscienza e chiedersi cosa si vuole dalla vita e se il proprio partner è capace di reggerne il cammino. E poi ancora non basta, se dall’altra parte non si fa lo stesso…

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    • @uomo e padre: intanto benvenuto e grazie per il tuo intervento, anche se mi è dispiaciuto leggere che non intervieni su post che t’infervorano e su cui vorresti dire molto. Siamo qui per questo, e gli interventi torrenziali, testimonianze di vita, sono i benvenuti, stimolano la riflessione e aiutano a crescere e a capire, che poi, secondo me, sarebbe lo scopo di un blog (e pure su questo tornerò).

      Tornando all’argomento, buon senso vorrebbe che con amici e parenti si rimanesse negli stessi rapporti di prima, la separazione riguarda la coppia, non gli altri. Non è però così semplice per tanti motivi:

      1) parenti dell’altro e amici comune sono un ponte, che magari uno ha bisogno di tagliare: sono ricordi comuni, discorsi sull’altro, anche non pronunciati, e potrebbe essere troppo per chi è sotto botta di separazione.

      2) la separazione potrebbe essere avvenuta per motivi gravi, che cambiano l’opinione di amici e parenti sull’altro. Per esempio, se mia sorella si separa dal marito perché non vanno d’accordo, fatti loro, io a mio cognato continuo a volere lo stesso bene e ad avere con lui lo stesso rapporto di prima, ma se viene fuori che la pistava di botte, si è giocato tutti i risparmi di famiglia al gratta e vinci etc. etc., potrebbe pure farmi un po’ schifo e non volere più avere nulla a che fare con lui!

      3) Ci sono famiglie che, per una mentalità che non capirò mai, “fanno squadra”: non è la normale e giusta solidarietà familiare, quella è cosa buona e giusta, ci mancherebbe, ma un infantile “Io non parlo con quello e quindi, siccome sei mio padre/madre/sorella/fratello/cugino etc./ non ci devi parlare neanche tu”. A me l’hanno fatto e hanno chiesto di farlo più volte: quando me l’hanno fatto non ho potuto far altro che subirlo, ma non ho mai accettato di essere messa in mezzo in questione altrui, né certamente l’ho mai chiesto.

      Purtroppo, non tutti sono così, ma poi, che ci si guadagna? I rapporti umani sono così importanti, e ogni rapporto che si rompe è una perdita così grande, per tutti, che davvero è un peccato romperli così, gratuitamente.

      Quando la Lobot (sai chi è?) discusse con me, peraltro per quella che per me era una sciocchezza, e cioè dare a mia figlia un secondo e terzo nome scelti da lei, tutta la famiglia fece muro e mi voltarono le spalle.

      Ora, a parte l’abominio umano di lasciare sola una donna in difficoltà (parto cesareo, quindi pur sempre un intervento chirurgico) ad occuparsi totalmente di una neonata (e magari fosse stato solo quello…), che senso ha avuto, e che cosa hanno ottenuto? Mia cognata sembrava come una sorella, non mi ha parlato mai più: ordini di scuderia.

      Attila tutto tronfio declamava: “Noi siamo una famiglia unita”. A me sembrava solo una famiglia sbandata, che si comportava in maniera idiota. Questa presa di posizione ha creato muri, che a lungo andare hanno penalizzato tutti e, soprattutto, reso la situazione irreversibile.

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  8. @diemme
    Ne devo dedurre, da quanto dici, che sono stato molto fortunato nella sventura. Non ho scelto bene la moglie, ma tutto il resto sì. 🙂

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  9. Per la mia modesta esperienza,non si finisce mai di conoscere i migliori amici: ti sorprendono d’un tratto con cose che mai avresti detto, in positivo o in negativo. Segui il tuo sentire e farai giusto. E poi, sei una persona ricca di sentimenti, gli amici non ti mancheranno di certo. :-))

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    • No, non mi mancano, ma io non considero gli amici come le cravatte (anche perché le cravatte non le uso…), non mi basta di averne a sufficienza: è troppo pretendere di non perdere, se non per causa di forza maggiore, le persone che amiamo?

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  10. Mio marito stava portando all’altare una relazione finita già da tempo, con una compagna di liceo. L’ha lasciata per me e nessuno ha accettato la sua scelta. Chissenefrega cosa prova lui. Che scelte fa per il futuro della SUA vita.
    Tutti e tre uscivamo con gli stessi amici in quel periodo. Io però ero un po’ una ‘special guest’. Non tanto special come qualità quanto per la breve durata di soggiorno…una comparsa diciamo. Non speravo di aver appoggio da loro, ma cmq nessuno ne ha minimamente dato a mio marito. Senza chieder nulla, si son schierati tutti dalla parte di lei. Forse era la vittima più appariscente ma è stata per loro anche la scelta più semplice e vigliacca.
    Bene: coppia nuova e amici tutti nuovi!

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    • @lapolemicadomata: hai detto la parola magica, lei era la “vittima appariscente”. Questa frase mette in moto tante di quelle riflessioni, a tutti i livelli. C’è una certa superficialità a giudicare il prossimo, schierarsi con la “vittima appariscente” è più comodo, non obbliga a pensare, capire, considerare, andare oltre le apparenze…

      E’ un modello collaudato, che continua a tirare.

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    • Mi permetto di porre alcuni dubbi.

      Parlo prima di me.

      All’inizio della crisi con mia moglie mi sono sentito dire da lei che “non abbiamo nulla in comune”. Considerando che stavamo insieme da 12 anni con una figlia che amiamo alla follia ed avevamo appena cambiato casa, impegnando tutte le nostre energie economiche e psicologiche, considerando che due settimane prima mi diceva che eravamo la coppia più forte e bella del mondo (e non mentiva), puoi immaginare il mio stupore. Forse qualche dubbio ora è venuto anche a lei, di aver sbagliato qualcosa, però immagino che se scrivesse qui della nostra relazione riuscirebbe a convincere qualcuno che la nostra relazione era alla frutta, che io stavo male con lei, che non la capivo, che la trascuravo e altre amenità analoghe. Le poche persone che hanno avuto la pazienza di ascoltare entrambi sono rimaste completamente disorientate da queste visioni con molti punti in comune (non sono cieco, so ammettere i punti deboli della nostra ex relazione) eppure dalle conclusioni così diverse e dai tanti fatti che contraddicevano queste sue percezioni.

      Dove sta il busillis? E’ stato (ed è) un problema di comunicazione. Si crede di dire le cose, si crede di dare delle risposte alle domande dell’altro e invece nisba. Nada. Nulla. Quando va bene. Quando va male l’altro capisce il contrario di quello che si voleva dire.

      Quando mi sono accorto della cosa ho chiesto di arbitrare le nostre incomprensioni con un terapista di coppia. Mi è stato detto no. Vigliaccheria? Paura?

      *Sentire* le proprie aspettative tradite, senza un motivo che noi riusciamo a comprendere, viene *percepito* come il massimo tradimento ed è altamente distruttivo per ogni relazione. Mi aspetto di avere un compagno e non ce l’ho, mi aspetto il tuo amore incondizionato, mi dici che lo avrò e un giorno te ne vai. Sono esperienze che lasciano un segno indelebile.

      Non so i particolari, ma uso l’immaginazione, se permetti. Tuo marito, forse, un giorno avrà detto alla sua ex, “ok ci sposiamo” e poco prima del “sì” avrà detto “è tutto finito”, mentre *per lei* era solo cominciato. Gli amici di lei si sono lasciati coinvolgere emotivamente dalla sua versione e non hanno avuto la lungimiranza e la forza (ce ne vuole molta, ti assicuro) di ascoltare anche lui. Tu cosa avresti fatto? Tu avresti la forza e il coraggio di ascoltare entrambi le parti di una coppia in crisi rischiando di essere coinvolta emotivamente dalle loro beghe? E poi: se dall’altra parte non hanno capito, sei proprio sicura che tuo marito si sia spiegato in modo adeguato? Che abbia spiegato bene la contraddizione fra un sì prima e un no dopo? Perché la spiegazione c’è sempre, per quanto dolorosa e difficile da accettare.

      Illusioni, o forse modi di percepire. Se cambiano, cambia tutta la vita e, giocoforza, tutte le relazioni. I responsabili de nostro cambiamento di percezione, però, non sono gli altri. Siamo noi, sempre, e dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre scelte. Siamo capaci di comunicare questo cambio di percezione? Quasi mai, anche perché il cambiamento è la massima espressione della nostra libertà e la libertà non si spiega. C’è.

      Sei ancora sicura che i tuoi ex amici siano vigliacchi?

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    • @uomo e padre, apri la pista a un altro discorso che volevo fare, sempre fatto con questi amici blogbabbani ma riferentesi ad altro, e che non avevo ripreso per non battere sempre sullo stesso tasto.

      Dunque, uno si sta per sposare, ripeto, si sta per sposare, e a un certo punto molla tutto, praticamente molla la sposa sull’altare e si mette – ma anche no – con un’altra.

      Dunque, il giorno prima ti stai per sposare, il giorno dopo la mancata sposa è stata cancellata dalla tua vita.

      “Non ti è capitato mai che a un certo punto, all’improvviso, di una persona non t’importa più niente?”, mi chiede la mia amica, per giustificare una terza persona sparita improvvisamente dalla nostra vita, tre persone sue amiche da decenni.

      Si parlava ancora una volta di quelle persone che, a fronte di un rapporto che sembra sereno e funzionante, senza alcuna nube all’orizzonte, a un certo punto spariscono senza un perché, e non c’è modo di cavar loro una parola sulla questione.

      Con questi individui io ho una guerra personale aperta, e ho risposto alla mia amica – che l’accettava con più naturalezza – che no, non mi è mai capitato di voler bene a una persona, di costruire con questa un rapporto, e poi svegliarmi una mattina e non fregarmene più niente, di non volerla più vedere neanche in cartolina e di evitare come la peste ogni occasione di incrociarla e parlarle, sia pure per dire buongiorno. Non mi è mai capitato, non ritengo normale che capiti e le persone che si comportano così, pensatela come vi pare, per me hanno seri problemi.

      Destabilizzante, demotivante, demolente: da qui nascono le persone che hanno paura a legarsi, che non vogliono più investire in rapporti umani, e che si chiudono in una corazza protettiva che, secondo loro, li protegge. Abbandonare in questo modo significa uccidere, anche se la mia amica sosteneva che questa è semplicemente una mia opinione, e non un dato di fatto.

      Nel caso qui narrato, come dici tu, la coppia sembra felice, stanno per convolare a (giuste?) nozze, lui la molla e si mette con una new entry: come dovrebbero reagire gli amici? Che spiegazione c’è da chiedere a quello che ha lasciato? Dietro ci possono essere mille problemi, un rapporto irrisolto e claudicante da sempre, ma cosa appare al mondo? Stavano per sposarsi, lui la molla, lei rimane disorientata e disperata, lui se ne sta bellamente con un’altra, e quest’altra, chi la conosce? Anch’io riesco a capire il comportamento e la scelta degli amici, anche se mi viene un dubbio: ma se questa coppia era una coppia stanca, arrivata al capolinea, che si stava sposando per forza d’inerzia, possibile che nessuno degli amici sapesse niente? Io ho mandato all’aria un matrimonio un paio di mesi prima, ma già tutti sapevano, i suoi amici, i miei amici e la mia famiglia, che le cose non andavano. Lui non ha neanche sofferto – visto che è stato sì quello che è stato lasciato, ma anche quello colpevole -, io ci ho sofferto tantissimo, ma lo ritenevo un passo obbligato. Anche nel mio caso le amicizie erano abbastanza separate, ma insomma, torniamo a noi.

      Ti ringrazio per questa chiave di lettura, spero che la nostra amica voglia tornare a rettificare questa nostra percezione, oppure riesaminare la sua alla luce di quello che hanno percepito i nostri “occhi esterni”.

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