Archivio | 30 luglio 2013

Una settimana di ferie

Oggi sono tornata in ufficio e, vi sembrerà strano, per me è sempre una grande gioia riprendere le mie attività e rivedere i colleghi.

Pranzo con il capo (che un tempo era una buona forchetta come me, oggi un po’ meno, ma dalla conversazione sempre simpatica e brillante) e poi… poi in ufficio, ovviamente, c’è l’aria condizionata, che chiedere di più in quest’estate soffocante?

Beh, magari avrei voluto una vacanza, così, tanto per gradire, e soprattutto per staccare.

Una settimana, come sapete, l’ho presa durante gli esami della piccola, giusto per farle da punching ball, e un’altra saremmo dovuti andare in montagna ma, causa lite furibonda con Attila – che se l’è andata cercando, ovviamente – mi sono rifiutata di partire: erano in molti a scommettere che non avrei tenuto il punto e che all’ultimo momento sarei andata, tutta gente che non mi conosce bene…

E’ stato lui, piuttosto, a farmi dire dalla piccola di prendere il primo treno e raggiungerli, che mi sarebbe venuto a prendere alla stazione, ma me ne sono guardata bene!

Dunque, una volta rimasta a casa, finalmente padrona dei miei spazi e del mio tempo, ho preso in mano un po’ di situazioni (compresa terapia per la caviglia), un po’ di manutenzione per casa e, con un costo circa doppio rispetto a quello previsto per la vacanza, tante cose sono state cambiate, riparate, rinnovate, eliminate.

Una giornata però l’ho voluta ritagliare per me: era il compleanno di un mio carissimo amico, e mi è venuto lo schiribizzo di andargli a fare gli auguri di persona (qualche centinaio di chilometri, che volete che siano?). I due giorni precedenti li ho passati a cercargli un regalo (quanto è difficile indovinare i gusti delle persone!), parrucchiere (che mi pare giusto farsi la messinpiega prima di andare in spiaggia), programmato il navigatore e via, con una carissima amica che si è gentilmente offerta di accompagnarmi!

E’ stata una giornata meravigliosa. Quanto ha gradito la visita, quanto si è commosso, quanto ha fatto per accoglierci con tutto l’affetto e la generosità che lo distinguono e poi… poi, prima di andare via, è andato dall’amica che mi aveva accompagnato e le ha detto “Ohi, mi raccomando, riportamela, che lei da sola non viene!”.

Sereno ritorno, da completare in bellezza nel nostro ristorante di fiducia. Parcheggio davanti al ristorante, per fortuna vicino casa, cena ottima e abbondante, poi rimontiamo in macchina e… e la macchina non parte! Raggiungiamo le rispettive abitazioni a piedi, tutto sommato grate alla buona sorte che la rottura si sia verificata quanto eravamo ormai sotto casa.

Il giorno dopo, con calma, ho fatto venire il traino per portarla dal meccanico: era un miserrimo filo elettrico, secondo me consunto per la vecchiaia, secondo lui esito di una riparazione fatta male, che si era bruciato; io lo incalzavo insistendo “E’ da rottamare, vero? Me la compro nuova?”, ma lui, che ve lo dico a fare, insiste che mi tenga stretta quella, che macchine di quella tempra non ne fanno più.

E allora andiamo avanti col macinino…