Difendiamo Cécile (Kyenge)

kyenge_abito bianco

Lo spunto per questo post me l’ha dato l’articolo di Gad Lerner pubblicato su La Repubblica, ma da tempo ce l’avevo in mente. Peccato, perché vorrei liberamente contestare l’operato politico di Cécile e il suo ius soli, con tutti i danni che ne conseguirebbero, ma in questo momento è più importante la persona Cécile, e il rispetto cui ha diritto e che le dobbiamo.

In questo momento, in cui è attaccata “in nome del popolo italiano”, e non possiamo limitarci a rispettarla, ma dobbiamo promuovere ed essere noi stessi una campagna umana contro ogni forma di discriminazione e di attacco di stampo razziale. L’Italia deve dimostrare di non essere un paese razzista (e non basta che sia stata eletta ministro, quella non è stata una scelta del popolo), e ogni manifestazione va bloccata sul nascere, contrastata e scoraggiata, perché la malerba del razzismo non deve allignare, e tantomeno diventare rappresentativa del nostro popolo.

Non so quanto sia diffusa l’intolleranza razziale ma, temo, più di quanto pensiamo.

Ci riflettevo su giorni fa, quando una donna negra è salita sull’autobus, affannatissima dopo una corsa per prenderlo. La vedo respirare male e le offro il posto (a me è capitato più volte di stare così, e so quanto mi sarebbe servito se mi avessero fatto sedere per riprendere fiato anche solo cinque minuti).

Lei rifiuta, io insisto, lei continua a rifiutare. Sono a disagio, veramente la signora è in affanno, respira a fatica, mi permetto di rinnovare l’invito ancora una volta.

Sarà stata una mia impressione, ma ho letto negli occhi di qualche passeggero un moto di disapprovazione, come a dire: “Come, una bianca che si alza per dare il posto a una nera? E ci insiste pure la stolta? Ah, si è proprio rivoltato il mondo!”.

Bando alle ciance, dobbiamo fare cordone intorno a Cécile, e impedire non solo che venga più attaccata in alcun modo, ma che certe manifestazioni di intolleranza non passino minimamente come rappresentanti il nostro popolo, il nostro Stato, il nostro pensiero.

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47 thoughts on “Difendiamo Cécile (Kyenge)

  1. Non penso siano solo affari suoi. Quelli che le urlano contro, e non solo, perché nera fanno fare brutta figura a tutti quanti noi Italiani. Non mi ci sento rappresentata da gente simile, per quanto sia quasi sicura che invece in molti ci si ritrovano. In mezzo alla folla si può essere spavaldamente cretini che ci si nasconde benissimo.
    Durante il concerto del 1 Maggio dalla folla partivano cori rivolti a Geppi Cucciari… insomma, certa gente deve sempre farsi riconoscere.

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    • @dupont651: neanch’io l’approvo, secondo me non rappresenta la cultura italiana e non fa gli interessi dell’Italia (ammesso che gli altri ministri li facciano), ma questo non c’entra niente col tipo di attacchi, esclusivamente di matrice razziale, cui è stata sottoposta, sono vergognosi!

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  2. Condivido in pieno l’indignazione per gli insulti che in vari modi il ministro subisce. Attacchi razzisti che vengono peraltro fomentati da individui che si trovano in politica per le falle di un sistema bacato, e che trovano consensi in alcuni ambienti sociali che si sentono spalleggiati da queste persone.
    Fa rabbrividire inoltre il pensiero che si parli tanto di femminicidio quando a livello pubblico e istituzionale ci viene fornito un esempio di violenza simile.
    Fortunatamente è una donna di cultura e intelligenza, e reagisce dimostrando una netta superiorità.

    PS: Vorrei ricordare che giorni fa un parlamentare del M5s è stato vittima di scherno…un malato di sclerosi multipla preso in giro col solito “garbo” politico, per la sua difficoltà a leggere dei passaggi del suo discorso. Uno spettacolo vergognoso. Altra dimostrazione di ignoranza.

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    • Rispondo al tuo commento dopo aver letto anche il successivo intervento di Sergio: insolentire una persona per la sua etnia, insolentirla per la sua malattia, o fosse pure per il suo aspetto, sono comportamenti più o meno parimenti ignobili. Non conosco l’episodio che riporti, ma suppongo che gli autori dello scherno fossero altri parlamentari… e qui lo scoramento mi atterra.

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  3. Con tutto il rispetto a e la solidarietà per la persona della ministro Kyenge (della quale nemmeno io condivido la proposta dello ius soli), io credo che il confine fra quello che oggi vien definito razzismo e l’insulto vergognoso e inaccettabile sia abbastanza opinabile.
    Oggi lo vediamo per personaggi della politica, ma ancor più spesso nello sport, il calcio in particolare.
    Ebbene, quando ad esempio Dini veniva chiamato rospo, non mi pare ci siano state levate di scudi come oggi per offese analoghe. Ancor più, se durante una partita di calcio vien preso di mira Boateng o Balotelli, è uno scandalo, da far fermare le partite, mentre se Toni vien offeso per tutta la partita, tanto da dover esser sostituito, non è accaduto nulla, ma lo stesso vale per gli arbitri, la maggior parte sembrano figli di quel che accade in un bordello!
    Allora, etichettare insulti e distinguerli, non credo sia sempre giusto, anzi, talvolta, come l’ipotesi di sospendere partite, si offre l’opportunità a malintenzionati di sfruttare l’occasione offerta per danneggiare squadre avverse: trattiamoli tutti come manifestazioni di grande maleducazione da condannare e basta, altrimenti non finirà mai!!!
    Ciao carissima @Diemme, un bacione a te!

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    • @Sergio: io non credo che il confine tra l’insulto di matrice razziale e l’insulto personale sia così opinabile, anche se ti do ragione che non è giusto che nel primo caso si starnazzi come anatre e si prendano “provvedimenti esemplari” mentre i secondi passino sotto silenzio. MI ricordo per esempio di una persona che mi espresse il suo disappunto per il fatto che Spadolini venisse continuamente sbeffeggiato, anche mediante fumetti e barzellette, per un presunto pistolino mini: ignobile e deprecabile, ma l’insulto razziale, anche se frutto della medesima maleducazione, se permetti è diverso. Ricordi cosa ci disse Valentino una volta? Avrò duemila difetti, ma sono PER-SO-NA-LI, non dovuti alla mia origine (anche se lì poi, nel caso, parleremmo di matrice culturale, che è un’altra cosa). A me Balotelli sta sull’anima (come Maradona), ma un conto è prendersela con questa gente per il loro – PER-SO-NA-LE – scarso spessore umano, un conto è buttarla, nel caso di Balotelli, sullo sporco negro (che se gli gridassero “infame, irresponsabile” forse nessuna partita verrebbe fermata)

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    • @Sergio: io non credo che il confine tra l’insulto di matrice razziale e l’insulto personale sia così opinabile, anche se ti do ragione che non è giusto che nel primo caso si starnazzi come anatre e si prendano “provvedimenti esemplari” mentre i secondi passino sotto silenzio. Mi ricordo per esempio di una persona che mi espresse il suo disappunto per il fatto che Spadolini venisse continuamente sbeffeggiato, anche mediante fumetti e barzellette, per un presunto pistolino mini: ignobile e deprecabile, ma l’insulto razziale, anche se frutto della medesima maleducazione, se permetti è diverso. Ricordi cosa ci disse Valentino una volta? Avrò duemila difetti, ma sono PER-SO-NA-LI, non dovuti alla mia origine (anche se lì poi, nel caso, parleremmo di matrice culturale, che è un’altra cosa). A me Balotelli sta sull’anima (come Maradona), ma un conto è prendersela con questa gente per il loro – PER-SO-NA-LE – scarso spessore umano, un conto è buttarla, nel caso di Balotelli, sullo sporco negro (che se gli gridassero “infame, irresponsabile” forse nessuna partita verrebbe fermata).

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    • Effettivamente non hai torto, sebbene io rimango convinto che il “movente” dell’insulto non sia automaticamente connesso al colore della pelle, anche se poi diventa quello più evidente!

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    • Qui non parliamo di connessione, ma di chiara esplicitazione. Se poi è solo un modo per insultare, allora imparino a usare un linguaggio più appropriato: sporco negro significa sporco negro, se poi uno vuole intendere ‘venduto’ o altro, la lingua italiana dà tante possibilità di esprimere correttamente il proprio pensiero.

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    • Tu hai ragione, ma bisogna che imparino, non possono chiamare uno ‘sporco negro’ perché sono ‘incolti e ineleganti’. Lo chiamino “pezzo di merda’, cosi la loro rozzaggine è salva senza ricorrere all’insulto razziale.

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  4. Insultare il ministro ladro e corrotto potrebbe pure andare bene purché gli si contesti coloritamente il pessimo operato. Lei viene insultata perché donna e pure nera, la Merkel era stata insultata in malo modo perché donna e grassa e da uno che in quel momento stava rappresentando l’Italia. Borghezio idem. Insomma, come dicevi in un altro commento siamo veramente caduti in basso e non facciamo niente né per nasconderlo né per elevarci.

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    • No no, qualcosa per nasconderlo lo facciamo, ed è quello che diceva Sergio, noi facciamo di tutto per non farci passare per razzisti, e questo perché lo siamo. Chi è che disse che il razzismo si potrà dire vinto quando potremo cantarle a una persona senza preoccuparci di essere tacciati di discriminare se l’interlocutore appartiene a una diversa cultura/etnia.

      Io, francamente, quando mi sono trovata a litigare con una ragazza nera tanti scrupoli non me li sono fatti, le ho detto che era una gran cafona (una persona sull’autobus mi aveva ceduto il posto, e lei mi aveva spintonato piazzandocisi lei), e ho continuato a dirgliene di tutti i colori: senza nessun complesso, perché in me non c’è neanche un’infinitesima briciola di razzismo, e non mi sono proprio posta il problema.

      Io ho attaccato la sua maleducazione e la sua prepotenza, non il colore della sua pelle, e certo non mi sono posta il problema che qualcuno mi avrebbe potuto giudicare razzista.

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  5. Massima solidarietà e ci mancherebbe pure fosse il contrario.

    Sapete quello che mi fa ridere ?
    Si è capito che una buona parte del popolo italiano è fondamentalmente razzista, però vediamo quella stessa parte correre tutti gli anni a piazzarsi in spiaggia per diventare NERI !!!
    Allora mi chiedo: non è che al posto di razzismo, bisognerebbe parlare di invidia ? 😉

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  6. Non ho letto i precedenti commenti e quindi non replico ad essi, mi limito solo a disquisire sul “nostro” (Popolo, Stato, Pensiero) e mi chiedo se con nostro si intenda riferirsi alla Comunità intera degli abitanti della Nazione, oppure a tutti quelli che la pensano in un certo modo e si riconoscono nei contenuti espressi nel post.
    Vorrei dire, senza tergiversare oltre, che la titolarità del “nostro” spetta anche a chi dissente (anche malamente o stupidamente), a chi la pensa in altro modo, a chi non si riconosce… e pertanto non mi sento di condividere in alcun modo qualsiasi “conventio ad excludendum”, che si proponga di estromettere o considerare estranei alla Comunità tutti i soggetti che ho sopra identificato.
    A prescidere da questo, pur non condividendo la designazione della dott. Kyenge a Ministro della Repubblica, né probabilmente gli scopi che persegue o l’opportunità temporale nel perseguirli, convengo che abbia dimostrato di reagire con equilibrio e misura alle provocazioni che ha ricevuto.

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    • @Enrico: sì, sta dando prova di grande equilibrio, e sta dando sonori schiaffi morali ai suoi detrattori: peccato non siano così fini da recepirli.

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  7. Quando attraverso certi quartieri del mio paese che oggi sono abitati quasi esclusivamente da immigrati, ripenso a quando, quarant’anni fa, quelle stesse zone erano abitate quasi esclusivamente da meridionali. E oggi come allora sento le stesse parole: puzzano, fanno casino, hanno troppi figli, chissà che lavoro fanno, ecc.
    La realtà (secondo me) è che anche il razzismo per noi italiani è una cosa troppo seria, pur nella sua bestialità. Noi siamo semplicemente un popolo di teste di c…

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    • @Aquila: forse l’essere umano è semplicemente pigro, e preferisce ragionare per stereotipi piuttosto che fare lo sforzo di giudicare un qualsiasi essere umano per quello che è.

      Peccato, che poi per far rientrare le persone negli stereotipi, devono fare uno sforzo ancora maggiore (tipo quella che non riusciva a capire come potessi essere ebrea se non avevo un negozio!).

      Hai ragione che pure il razzismo per noi italiani è una cosa troppo seria, ma poi alla fine i danni che fa sono serissimi, gli extracomunitari picchiati o i cui negozi vengono bruciati non possono essere etichettati son un “che ci vuoi fare, gli italiani sono superficiali!”.

      Che poi, italiani un corno, io razzista non sono, tanti italiani non lo sono, tanti si fanno in quattro per gli extracomunitari fin dall’accoglienza nei luoghi di sbarco: io sono italiana, ma mi prendo le mie di responsabilità e non quelle di quel manipolo – più o meno nutrito – di razzisti trogloditi.

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  8. L’attacco alla Kyenge è vergognoso, sopratutto perchè partito da chi ci rappresenta (:-( ) al governo; una cosa veramente vergognosa. Molti italiani hanno dato appoggio alla ministra, ma non troppi a mio giudizio, questo rafforza l’idea che ho: gli italiani tanto “buonisti” sono più razzisti di quello che dicono. Di esempi ce ne sono, solo che la tele non li riporta, riporta solo quello che fa comodo (preferisco leggere notiziari su internet che sentire un tg pilotato, praticamente tutti). Oltretutto è una donna, madre, e sopratutto il mondo femminile dovrebbe essergli vicino, non ho sentito nessun comunicato delle altre ministre, solo quello della Boldrini, o mi sono persa?

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    • @fuvialuna1: chi ci rappresenta… io non ce la faccio più a sentirmi rappresentata da certe persone, oramai faccio fatica a credere che siamo in una democrazia governata da persone elette dal popolo (con questa legge elettorale?).

      Per i buonisti però non ne farei tanto una questione di italiani, i “buonisti” sono le persone peggiori in tutto il mondo (a mio avviso, s’intende).

      Qui non si tratta di essere donne e madre, si tratta di un essere umano e, per quanto ne sappiamo, un essere umano più che degno, a prescindere dalle sue idee che uno può pure non condividere. Non so se ti sei persa qualcosa, ma non erano solo le ministre che si sarebbero dovute muovere: io, da un popolo degno, davanti a certi episodi mi aspetterei una sollevazione popolare, un’unica voce di dissociazione, “Io, con queste manifestazioni d’inciviltà, non c’entro”.

      Noi non c’entriamo. E non c’entreremo. E combatteremo le manifestazioni d’intolleranza di chi c’entra.

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  9. Io personalmente non voglio essere rappresentata da queste persone, assolutamente, chi per un verso, chi per un altro non me ne piace neanche uno….Certo che i buonisti sono ovunque ma qui siamo in Italia, quindi parliamo di italiani, e puntavo sul fatto di donna e mamma perchè non so se ce ne rendiamo conto ma in questo momento siamo la parte più “uccisa” del paese e quando si sollevano le donne è difficile fermarle; ecco perchè mi aspettavo le ministre più agguerrite.
    faccio mia l’ultima tua frase con cui mi hai risposto, perchè all’intolleranza non ci sto, intolleranza di nessun tipo.

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  10. Il fatto di non piacere quello che la Kyenge desidera realizzare non ha niente che fare con la sua appartenenza o colore. Molti di voi qua considerano che le cose sono “non fattibile”, oppure impossibile. Io non credo. Anzi, proprio per il fatto di aver sentito le cose talmente “realizzabile” è che fa di questa Donna un bersaglio cosi “sotto le raffiche” dei suoi detrattori.
    Se la sig. Kyenge parlerebbe di cose annoianti, che non avrebbero nessun aggancio a quello che oggi può essere considerato una problema irrisolta del Italia penso che nessuno la offenderebbe. Ma la ministra è tosta. Come un mulo che ha preso la sua strada e continua ad andare avanti senza spaventarsi sotto le botte del suo padrone che vuole fermarlo. E questo irrita.
    Tanto.
    La “jus soli” può essere una cattiva idea. Non lo so. Ma nella mia ignoranza su una tale legge mi rendo conto che se fossi cosi male, cosi irrealizzabile non produrrebbe tanta irritazione. Per ciò…. ci sto. Ragazzi…. guardatevi attorno…. Francia…. Spagna….. ovunque vai trovi delle famiglie con bambini. Tanti bambini. Roba che manca in Italia.
    E non va bene. Non è un discorso di contributi, di pensione, di cultura. Ma generazionale.
    Non c’è…. non può esistere un futuro su questo è paese senza una generazione che si rigenera.
    La Kyenge (anche se non è questo il suo intento) e quello che assicura. In piccola parte. Non può esistere cittadini di A e di B. Salteranno fuori dei conflitti razziali. Tipo quelli successi qualche anno fa in Francia. Ricordate? Oppure quelli tra le autorità e la popolazione di colore in USA.
    P.S. Cara DM. Ho letto l’articolo di Led Garner che ci hai consigliato. Ma alcuni dei suoi commenti mi hanno fatto venire la pelle d’oca. E finché ci saranno tali persone in Italia….. anch’io mi rifiuterò di chiedere la cittadinanza. Non per altro ma la stessa cittadinanza non serve a niente a Kyengen. Lei…. per “loro”….. sarà sempre una congolese.

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    • @Valentino: non c’è niente di male ad essere congolese, lei è la prima a dire che non si sente italiana. Lo jus soli non mi piace, perché dà adito a speculazioni e non solo, davvero la cittadinanza è una questione anche di cultura (e infatti, ricordi tutta la storia sull’Italia che non parla italiano, che a me proprio non va giù? Italiani autorizzati a non parlare italiano, a non studiarlo neanche a scuola, ma ti pare?).

      Per dirla tutta, non mi andrebbe che l’Italia diventasse un paese in cui bisogna girare col burqa: prima si assimila la cultura italiana, poi si diventa italiani, punto.

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    • @lilipi: ma il cristianesimo non è la religione dell’accoglienza? Dell’ama il prossimo tuo come te stesso? La nostra civiltà va sì difesa, ma questo va fatto in ben altro modo: prima di tutto, essendo civili, tanto per dirne una.

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    • Più che vergognarmi (che si vergognino loro!) io sono profondamente amareggiata e avvilita di questo Paese e dell’umanità in genere (almeno di una fetta, ci mancherebbe che tutta l’umanità fosse così!).

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    • io mi vergogno perchè a casa mia, mio marito, ce l’ha con sta donna. e io continuo a ripetere che almeno bisogna lasciarla lavorare. e lui: ma non l’ha eletta nessuno! e io: ma quanti ce ne sono che non sono stati eletti e sono lì ugualmente?. Lui ribatte che non si sente rappresentato da lei. Io rispondo che nemmeno io ma le banane sul palco mi fanno i brividi e mi fanno schifo. Lui concorda che certo queste cose non si fanno, sono ingiuste… e poi ripartiamo dall’inizio. Non ci capiamo.

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    • @itacchiaspillo: siamo stati governati da delinquenti, e questa che pare una persona perbene è praticamente l’unica che viene contestata così platealmente e volgarmente.

      Tuo marito? Forse non riesce a nascondere la vena di discriminazione che alberga nel cuore dei più… (i più cosa, lascio alla libera interpretazione dei lettori).

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  11. Sono con te d’accordo quando dici che l’episodio o gli episodi ai quali ti riferisci sono stati una manifestazione di inciviltà nei confronti “di un essere umano e, per quanto ne sappiamo, di un essere umano più che degno” (domanda nr1: “e se non fosse stato degno?” E domanda nr.2 “chi o cosa stabilisce chi è degno e chi non lo è?””).

    Ma mi pare che si sia trattato di episodi che testimoniano più del grado di maleducazione dei singoli che dell’indice del razzismo o di inciviltà del nostro Paese.

    Del pari sono d’accordo con Sergio Baldin nel non considerare quei “buuuuu” negli stadi un vero e proprio indice di razzismo. Tant’è vero che le stesse persone che oggi fanno buuuu ai giocatori avversari sono pronti a inneggiare agli stessi giocatori ogni volta che questi vengano poi a far parte della propria squadra.

    Ti ricordo ancora che questo nostro Paese è uno dei primi al mondo dove i bambini vengono adottati indipendentemente dal colore della loro pelle, dove ogni bambino ha diritto all’assistenza e all’istruzione di ogni ordine e grado, università comprese, dove le madri di colore partoriscono nelle stesse strutture pubbliche nelle quali partoriscono le altre donne, dove tutti hanno diritto allo stesso trattamento sanitario in caso di malattia etc., etc., e qui mi fermo anche se potrei continuare con mille altri dati di fatto.

    No. Mi rifiuto di accettare un’accusa di razzismo, seppur latente, e penso che quel genere di facili insulti altro non siano che un indice di grave maleducazione e mancanza di rispetto nei confronti del prossimo. E questo sì che è un male importante da combattere e sradicare.

    Quanto alla nostra ministra, poi, sono anch’io a chiedermi con Giovani Sartori (questo l’articolo sul Corriere del 17 luglio http://www.corriere.it/editoriali/13_luglio_17/terzomondismo-salsa-italica_59ba1a3c-ee9a-11e2-b3f4-5da735a06505.shtml) quali competenze abbia in realtà come oculista per essere stata imposta nelle liste elettorali e soprattutto per essere poi stata nominata a capo del delicato Ministero per l’integrazione, ma mi auguro di sbagliare.

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    • Intanto l’oculista è un medico, e come cultura non credo sia dietro a nessuno. Secondo poi, per favore, se apriamo il discorso della competenza dei nostri governanti ci diamo al suicidio di massa.

      Terzo, è ministro per l’integrazione: è una straniera perfettamente integratasi in Italia, dove ha studiato, si è laureata ed è diventata ministro, direi che basta (o preferiamo certe lauree albanesi, conseguite ancora prima del diploma o giù di lì?).

      Quarto, non stiamo entrando in merito delle sue competenze ma del rispetto che le è dovuto come persona, uomo o donna, italiana o straniera, nera, bianca o verde a pois gialli.

      Quinto, sono d’accordo con te, le manifestazioni d’intolleranza sono da intendersi atti personali, magari anche collettivi, ma non per questo rappresentativi del pensiero di una nazione: su questo, però, mi riservo di tornare, perché alla fin fine la fisionomia di uno stato la fanno i suoi cittadini…

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    • Sulle competenze dei nostri parlamentari e ministri, concordo, ahimé, c’è di peggio.
      Discutere delle competenze di Giovanni Sartori, mi sembra un po’ eccessivo.
      Un abbraccio.

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    • In realtà il mio non era tanto un discutere su Sartori, ma quella frase “La prossima volta [] ha già fatto sapere” stride così tanto che, scritta proprio in un contesto in cui parla di incompetenze altrui, fa quantomeno sorridere. Poi, ovviamente, parlo per me.

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    • E a proposito di competenza, ho letto l’articolo che tu ci hai indicato e mi chiedo: “La prossima volta il presidente Napolitano ha già fatto sapere che se il governo Letta cadesse l’incarico di presidente del Consiglio verrebbe di nuovo conferito a lui.”, che lingua è? Che competenze ha uno che scrive così per fare il giornalista?

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  12. @Diemme
    Infatti: questi sedicenti “cristiani” dimostrano di essere(oltre che incivili) anche ignoranti e in malafede, perché non hanno idea di cosa sia il Cristianesimo, nonostante i chiari discorsi del Papa

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    • @lilipi: ma tanto l’imbecillità non conosce bandiera o religione, quindi loro possono “sedicere” quello che gli pare, rimangono i poveracci che sono.

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  13. Certo che prendere spunto, per fare un post serio sul razzismo, da uno degli esseri più immondi e infami dell’intero panorama giornalistico (e non solo) italiano, uno che si è fatto raccomandare ad Assad con l’accompagnamento della precisazione che sì, “è vero che è ebreo, però è un ebreo per bene, che odia Israele”; uno che per buttare fango su Israele non esita a ricorrere a ogni sorta di menzogna e ribaltamento totale dei fatti e capovolgimento della storia
    http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/2010/06/05/lettera_aperta_a_gad_lerner.html
    uno che scrive uno schifoso libello su suo padre sbeffeggiando a sangue tutto ciò che in lui è manifestazione dell’identità ebraica
    http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/2009/12/02/gad_lerner_e_suo_padre.html
    Prendere spunto da un essere del genere, dicevo, è veramente il colmo!

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    • @Barbara: certo che una buona parola da te, sempre, una ci può contare! E comunque, io qua non ho parlato di Gad Lerner, e la libera associazione d’idee segue i suoi percorsi (e poi, anche un orologio rotto due volte al giorno segna l’ora esatta 😛 ).

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    • Il fatto è che il solo vedere il suo nome mi dà il voltastomaco. E comunque io gli antisemiti non li leggo, e lui non è un orologio rotto, è un orologio marcio. Me lo ricordo una volta in televisione, c’era una delle cosiddette “prostitute schiave” (il che per me è un ossimoro bello e buono: se sei una prostituta vendi il tuo corpo perché il tuo corpo ti appartiene e intaschi i soldi; quelle non vendono niente perché il loro corpo appartiene al padrone, viene venduto dal padrone e i soldi li intasca il padrone), che era andata per raccontare la sua storia: venuta, come tante, adescata da un fidanzato con la promessa di un lavoro, spinta al marciapiede, lei non ne voleva sapere, picchiata e stuprata a ripetizione, alla fine il “fidanzato” l’ha portata in strada, l’ha investita con la macchina e le è passato sopra avanti e indietro ripetutamente; un anno di ospedale, infinite operazioni e invalida per sempre. Beh, non riusciva a parlare perché il suddetto sordido individuo, conduttore della trasmissione, continuava a tentare di zittirla perché “sono storie brutte, tu non le vuoi raccontare, vero?” “Sì che voglio raccontare, sono qui per questo” “Ma non vuoi ricordare certi dettagli, vero?” “Sì che li voglio ricordare, la gente deve sapere cosa fanno questi maledetti” “Su, su, adesso non metterti a insultare, meglio che ci fermiamo qui”. Non lo chiamo latrina perché le latrine sono utili.

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