Archivio | 23 luglio 2013

A me gli occhi, please!

Non preoccuparti delle persone del tuo passato: vi è una ragione per cui non sono arrivate fino al tuo futuro

Non preoccuparti delle persone del tuo passato: vi è una ragione per cui non sono arrivate fino al tuo futuro
(NB: fotomontaggio gentilmente creato da Arthur per questo blog, per festeggiare il compliblog 2011)

Dunque, giorni fa, mi sembra sabato scorso, ero a pranzo da alcuni amici, uno dei quali blogger come me, gli altri “laici”  😉

Discutendo di questo mondo, una signora tra gli ospiti manifestava la sua perplessità relativamente a questo mondo, e la menava con la solita storia che di persona è un’altra cosa, e la voce, e la gestualità, e parappappappappà, e che lei ha bisogno la gente di guardarla negli occhi, che dietro uno schermo uno si nasconde…

Nel virtuale, insisteva, uno ti può dire  che è alto biondo con gli occhi azzurri e miliardario mentre è basso tozzo orbo e disoccupato. Cerco di spiegarle meglio il contesto, qui non stiamo in chat a rimorchiare, qui parliamo di idee, e di come uno è fisicamente, il suo stato civile, quanti soldi ha in banca, francamente, “nun ce ne po’ frega’ de meno”.

Le spiegavo che anzi, qui è più facile che le persone si manifestino per quello che sono (come giustamente ha sostenuto lo Splendido, “sono anime senza pelle i blogger”). Ho cercato di spiegarle meglio la situazione attraverso le parole azzeccatissime di un altra persona che addirittura qui ha trovato moglie “Nella realtà, prima ci si vede e poi, semmai, ci si conosce. Qui, prima ci si conosce e poi, semmai, ci si vede”, ed è per questo che le persone incontrate qui sono, secondo me, più vere, sbottonate, prive di sovrastrutture e atteggiamenti di difesa.

Lei insisteva, e io sono andata avanti a raccontarle che ho incontrato dal vivo tante persone conosciute sul blog e non mi hanno mai riservato alcuna sorpresa anzi, considerando quanto fu magico il primo incontro (con un vecchio “gruppo famiglia” che si era formato, tra cui quattro – me compresa – delle persone presenti nell’immagine riportata qui sopra), quasi quasi mi dispiace che incontrarsi sia diventato così normale e privo di sorprese: niente, avete presente la strega Nocciola che cerca di convincere Pippo?

Poi si è passato a parlare di altro, di fenomeni sociali, gente schizzata, inaffidabile, negativamente sorprendente, e mi raccontava di quello che le era stato riferito di un raduno rave: gente che si faceva di cocaina, che si metteva poi davanti alle casse perché – a quanto pare – le vibrazioni di quella musica pazzesca fanno aumentare lo sballo, tirano la mattina tra droghe e alcol, la domenica stanno schiantati a letto a smaltire, e poi il lunedì una doccia e via, magari in banca in giacca e cravatta o, peggio ancora, col camice bianco in ospedale a curare la gente e operare.

Non ho potuto fare a meno di commentare: “E quelli li guardi in faccia, giusto? E vedendoli dietro uno sportello della banca o in ospedale col camice bianco capisce perfettamente chi sono e che vita fanno, è così?”.

Capolavori universali bruciati per proteggere il figlio

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Leggo la notizia e sono sconvolta: capolavori irripetibili, di valore economico enorme d’accordo, ma soprattutto e principalmente irripetibili e irrecuperabili, dati al fuoco da una donna per distruggere le prove che avrebbero inchiodato il figlio per il furto dei capolavori.

Il direttore del Museo di Storia naturale di Romania, Ernest Oberlander-Tarnoveanu (il furto è avvenuto a Rotterdam, la distruzione dei capolavori in Romania) ha gridato al crimine contro l’umanità, che pare proprio possa essere il capo d’accusa nei confronti della donna.

Tra i capolavori bruciati,  la “Testa di Arlecchino” di Pablo Picasso, la “Donna che legge” di Henri Matisse e “Waterloo Bridge” di Claude Monet.

Trovate la notizia qui.