Le fusaie

fusaie

Che stranezza mi è parsa che una mia amica non conoscesse le fusaie, o lupini che dir si voglia!

Non ricordo veramente come il discorso sia andato a cadere lì, ma mi ha riportato indietro nel tempo quando, credo soprattutto alle scuole medie, all’uscita dalla scuola trovavamo lì l’omino delle fusaie e con 50 lire (mi pare…) ce ne prendevamo un bel cartoccetto, gustoso e salato al punto giusto, vale a dire un bel po’.

Ma adesso toglietemi una curiosità, chi di voi le conosce, chi ha i miei stessi ricordi? E soprattutto, chi mi trova una foto del caratteristico omino appoggiato alla sua bicicletta davanti alla quale, al posto del consueto cestino, si trovava la sacca con le fusaie?

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68 thoughts on “Le fusaie

  1. Ciao, mio padre l’anno scorso li ha coltivati nella sua piccola vigna, quando era ragazzino mangiava i lupini al cinema e non i pop corn. Ha letto che i lupini hanno molte proprietà nutritive, possono anche sostituire la carne. Sono stata costretta a mangiarli dopo che li ha stesi su un panno al sole per farli seccare o asciugare non so…. sinceramente a me non piacciono ma ho dovuto dire: “che buoni!!!”! Ciao

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    • @Trutzy: beh, sono legumi, e quindi fonte di proteine. Mi dispiace che il tuo battesimo coi lupini sia stato spiacevole, a me piacevano davvero tanto anzhe se, più che le fusaie vere e proprie che sono piuttosto insipide, piaceva proprio il gusto del sale che ci mettevano, e il gesto di sgusciarle a mo’ di bruscolini 😉

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    • W le fusaie!!!!!!Mi ricordo le vendeva anche il nonnetto nelle carrozzine trasformate a banchetto: insieme ai pescetti di liquirizia,bruscolini,a volte i cartoccetti erano fatti con i fogli dei quaderni vecchi,oppure venivano vendute da qualcuno che vendeva anche le olive dolci.

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    • Ci ho sperato… ma non ne ho trovata neanche una!

      Io non intendevo un rivenditore a una bancarella, ma l’omino in bicicletta con la sacca credo di iuta piena di fusaie davanti al manubrio e i cartoccetti di cartapaglia al lato.

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    • Ah, di quelli dal vivo non ne ho mai visti. Neanche con la bancarella, se è per quello. Evidentemente al nord non usa proprio. In effetti anche il nome lupini l’ho trovato per la prima volta nei Malavoglia, nella vita reale mai.

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  2. Nemmeno al sud, o perlomeno nella mia terronia si conoscono le fusaie e credo non le si conosca nemmeno come lupini. Noi siamo esperti di ceci 🙂 Da noi li tostano e chi ha il coraggio, tenta di masticarli 😯 Ci ho provato ma è un’esperienza da non ripetere. Però sono bellissime le bancarelle coi cestini colmi di ceci, arachidi, semi di zucca, noccioline 😀

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  3. A Roma se chiamano fusaje (lupini in italiano) prima c’erano tanti venditori, ora non ne vedo più. Anche noi le compravamo all’uscita di scuola o quando andavamo in centro, nel cartoccio rigorosamente di carta e poi le spolveravano con il sale.
    Grazie per avermi ricordato un bel momento della mia lontana giovinezza (di età ma non del cuore) ;.)

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  4. Date le ristrettezze finanziarie nel primo dopoguerra poche volte ho avuto qualche lira per comprare le fusaje all’ uscita da scuola. Qualche venditore lo si trova ancora in qualche mercato (da quelli che vendono ceci ammollati) oppure da quelli che girano con i sacchi di juta con semi di vari tipi come arachidi, nocciole, ecc.. In effetti il sapore era dato dal sale che, se scarso, non rendeva molto … appetibili quei legumi. Comunque erano uno … sfizio per quelli che allora se lo potevano permettere. Parlo degli anni tra il ’48 e il ’55 del 1900, più di 60 anni fa!

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    • @Emma: beh, io parlo di una quarantina di anni fa, in Italia il peggio era ormai passato (anche se non per noi), e gli anni bui oramai li avevamo alle nostre spalle.

      Benvenuta Emma, bello che basti un cartoccetto di fusaie per trovare nuovi amici! 🙂

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  5. Il mio omino, sempre all’uscita di scuola, vendeva liquirizie lupini e giornaletti: un mito! Oggi mi trovo a comprarli quando vengono a pranzo i miei, li uso da aperitivo e ci riporta indietro nel tempo.

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    • @Scruty: e pure tu non sai che ti perdi! Oltretutto, l’aprirle coi denti per far scivolare in bocca l’interno, è assolutamente antistress!

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    • Ecco, vedi, io invece non li mangio quasi mai proprio per non sottopormi all’insopportabile stress dello stare lì a sgusciarli, che mi toglie tutto il piacere – che peraltro viene esclusivamente dal sale, dato che quei cosi di sapore sono a zero. Che è lo stesso motivo per cui le arachidi le compro esclusivamente sgusciate.

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    • @Barbara: ma allora c’è qualcosa in cui sono io ad essere più energica! Arachidi sgusciate? Mai, il gusto sta decisamente più nello sgusciarle che nel mangiarle: ma insomma, non sarai mica una di quelle che hanno l’automobile col cambio automatico? Vade retro! 😛

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    • Cambio automatico vade retro satana! La potenza del motore voglio controllarla io. Ma sgusciare proprio proprio no. Casomai, se proprio devo, prima le sguscio tutte, in modo che poi me le posso mangiare in santa pace: dover aspettare ogni volta di avere sgusciato per poter mangiare è davvero uno stress insopportabile.

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    • @Barbara: ma che dici, l’antistress è proprio sgusciarle: si rompe la capocchia coi denti, nella posizione dove c’è già il forellino naturale, di fatto creandone uno più grande, con pollice e indice si schiaccia da dietro e la fusaia sguscia fuori, dopo di che, avanti la prossima! 😛

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  6. Sì … c’ erano rivenditori in vecchie bici munite di ‘portabagagli artigianali’ in fil di ferro, ma non portavano ‘sacchi di juta’, bensì mastelli di legno ben chiusi, carta ‘gialla’ per fare cartocci e sgommarelli forati ….
    Si fermavano, quegli uomini – non “omini”, ma contadini anziani pieni di dignità – all’ angolo della strada, bloccavano la bici …. aprivano i logori mastelli ed esponevano FUSAJE e OLIVE DORCI !
    Poi, negli assolati e solitari asfalti della periferia, su quelle strade riarse dal sole dove solo i bambini stradaroli sostavano a giocare inventando giochi col poco che c’ era, si alzavano, da quegli uomini che avevano pedalato chissà quanto e chissà da dove, gli aspettati e a noi ormai arcinoti cori …. FUSAJEEEEEEE, OLIVEEEEEEEEEEEEEEE …. CHI LE VO’ ??? 10 lire ar cartoccjo …. sò fresche …. A regazzì, cheffate, dormite ??? Ennamjo bbelli che frappoco me ne vado ! FUSAJE FRESCHE ….. OLIVE DORCI ….. chi le vò ???
    I pochi di noi che avevano qualche moneta in tasca, fra figurine e mazzafjonne, fra palline de vetro o de coccjo e coltellini vari, s’ avvicinavano ‘come principi’ e ordinavano il cartoccetto di fusaje o di olive che il venditore pescava nei reciproci mastelli col suo piccolo sgommarello forato, ma “gli acquirenti” vanamente cercavano poi scampo allontanandosi, nell’ angolino più riparato, onde sbocconcellarsi ‘soli soli’ quell’ umile ben d’ Iddio : il gruppo dei compagni, il mucchio selvaggio degli affamati che eravamo senza distinzioni, già era piombato su di loro strappando in toto o in parte dalle loro mani quelle delizie fatte in casa !
    Poi, iniziava la gara a chi sputava più lontano l’ osso d’ oliva ( dopo averlo scarnificato fino all’ inverecondia … ) o la trasparente ( e risucchiata mille volte ) coccja de fusaja …..
    Sì …. erano bei tempi, ma il boom economico d’ inizio anni sessanta già bussava alla porta del tempo, e nessuno ci aveva informato che all’ orizzonte erano pronti ad invadere le chiassose strade de Roma fiore all’ occhiello delle ormai scomparse periferie proletarie, le bande dei Beatles e subito appresso a quei nobili ed eleganti baronetti, gli scamiciati e ciabattanti figli dei fiori coi loro sogni, giochi e ideali mooolto diversi !!!

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    • @bruno: grazie per questi ricordi che ci hai regalato, e accetto umilmente la tirata d’orecchie per l’ “omino”: hai ragione, era un uomo, un lavoratore tosto pieno di volontà, iniziativa, dignità.

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    • @iuiuiu: grazie a te di essere restato. Non sono stata troppo paziente, semplicemente tanti anni di blog (e molti di più di vita) mi hanno insegnato che le discussioni che non portano a niente – se non allo sfibramento dei contendenti – vanno troncate sul nascere: io non discuto per aver ragione, ma per capire, e se oramai gli argomenti li abbiamo snocciolati tutti, almeno per decenni, allora quello che abbiamo capito abbiamo capito, elaborato alla luce dei nostri principi, le nostre idee, le nostre conoscenze, e poca possibilità c’è di spostarsi da lì. Poi, certo, esistono i miracoli, ma quelli non li faccio io: se qualcuno, su un fronte o sull’altro, deve essere illuminato sulla via di Damasco, non credo che sarebbe stato da quella discussione che sarebbe scaturita una qualche luce perenne.

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    • O so più vecchia o dipende dalla zona. Quando ero piccola per i primi anni ho vissuto nel quartiere Centocelle molto più popolare nel senso buono del termine, quella dimensione che purtroppo si è persa ormai in ogni quartiere

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    • @Polly: io invece ho vissuto in un quartiere “schicchettosissimo” (oggi come oggi inavvicinabile), e in effetti la dimensione di quartiere, che sento raccontare da altri, non l’ho mai vissuta, però il venditore di fusaie c’era, e pure la vecchietta fuori dalla scuola elementare con i suoi lacci di liquirizia e le sue boccette di acqua zuccherata 🙂

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  7. Mai sentite nominare le fusaie!
    Fra i miei vaghi ricordi dell’infanzia ci sono certamente cose analoghe, ma non le fusaie.
    Che assomigliavano un po’ per aspetto, ma di tutt’altra natura, c’erano quelle che qui venivano chiamate “stracaganase” o “stracanasse” (tradotto: stanca mandibole), per dire impegnative per la bocca, e mi pare fossero delle castagne particolari seccate, però non ricordo di averne mai mangiate!
    Erano, con altre, delle quali ora non ricordo il nome, quello che si mangiava alle sagre, quando si andava alle giostre!

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    • @Sergio: stracaganasse? Sì, sono castagne secche – che, tra l’altro, non mi piacciono proprio -, ma qui si chiamano mosciarelle, il termine stracaganasse non l’avevo mai sentito.

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    • Mi permetto una correzione: stracare non è esattamente stancare, è parecchio più forte, è proprio sfinire. So straca morta è molto di più che sono stanca morta. Peccato che tu non le abbia mai mangiate: sono di una bontà paradisiaca, dire sublimi è dire poco. Peccato che con denti che mi costano trentamila euro (che non avevo: ho dovuto fare il mutuo e poi fare tre anni a pane e acqua per pagarlo) non me lo possa proprio permettere.

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    • @Barbara: pensa che invece io di denti ho tutti i miei, ciononostante mi sono costati qualcosa come due o tre miliardi di lire (e non scherzo): una storia che mi ha decisamente stracato 😉

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    • Beh, io sono arrivata a 24 anni con tre (di numero, non per modo di dire) denti sani in bocca. Poi, dopo una serie di drammatici errori da parte di alcuni dentisti, la tragedia grossa è arrivata quindici anni fa quando un gran figlio di signorina allegra mi ha letteralmente distrutto la bocca. Al punto che sono rimaste coinvolte le corde vocali e ho perso quasi completamente la voce, mi si è alterata la colonna vertebrale spostandomi tutto l’assetto fino a farmi venire fuori degli strani calli sulla pianta dei piedi per via dell’anomalo appoggio camminando, mi si è deformata la faccia perché potevo masticare da una parte sola, e l’altra parte ha perso il tono muscolare. Senza parlare delle centinaia di ore perse là dentro, dei dolori disumani perfettamente evitabili che mi ha inflitto e tanto altro ancora. E per tutto questo bel lavoro gli avevo dato dieci milioni di anticipo. Per amore di quieto vivere ero anche disposta a chiudere lì il discorso, solo che lui si è messo in testa di pretendere altri sette milioni perché il lavoro secondo lui era stato completato a regola d’arte, e a questo punto mi sono trovata un perito e un avvocato e gli ho fatto causa. Al che è partita una serie interminabile di telefonate, almeno una o due al giorno, di durata variabile dalla mezz’ora all’ora e mezza ciascuna, con vere e proprie intimidazioni di tipo mafioso per farmi desistere (in effetti oltre che un dentista, è anche l’ultimo rampollo di una ricchissima e potentissima famiglia, nonno sindaco e pezzo grosso del partito nazionalsocialista eccetera eccetera. Il perito e l’avvocato li ho trovati perché avevo conservato qualche aggancio a Padova, qui nessuno sarebbe mai stato disposto a mettersi contro di lui). Poi la causa l’ho vinta: mi hanno liquidato 4000 euro con cui ho dovuto pagare avvocato e perito. E trentamila per rifarmi la bocca, senza peraltro riacquistare l’equilibrio, che è perso per sempre: mi sono dovuta accontentare di recuperare in parte la voce e tornare a masticare da entrambe le parti.

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    • @Barbara: freudianamente mi era sfuggita la risposta. Purtroppo non ce la faccio a sentir parlare di dentisti, e purtroppo quello che racconti conferma quanti delinquenti girino (e quando si fanno male ai denti, si fanno danni davvero grossi).

      Mi fermo qui, qui l’argomento è forbidden, insieme agli anni dal ’78 all’82…. 😥

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    • @Barbara: razza maledetta. Un loro collega li definiva proprio nazisti, per dei lavori visti fare a sventurati pazienti.

      Comunque chiudiamola qui, non è cosa di cui ce la faccia a parlare.

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  8. Io so dell’esistenza dei lupini solo perché ho letto “I Malavoglia” a scuola. E’ vero però che sono del nord quindi forse non è un frutto di qui…ma è più probabile che non lo conosca e basta… 😕

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