A chi mi dice di seppellire il passato…

mano adulto bambino

… rispondo con le parole di Barbara (per l’esattezza, commento nr. 13, in cui lei risponde a un lettore che le scrive “Il Buddismo insegna che ogni giorno è una pagina nuova su cui scrivere una storia intitolata “La mia vita”.”):

Il fatto è che la pagina nuova è strettamente saldata al libro in cui sono tutte le altre. E, per quanta insostenibile sofferenza si possa avere alle spalle, l’idea di una vita galleggiante in un vuoto pneumatico davvero non mi attira. Io sono tutto ciò che ho vissuto, in bene e in male. Io sono ciò che ho goduto e ciò che ho sofferto, ciò che ho visto e ciò che ho imparato, sono gli uomini che ho amato e gli uomini che mi hanno fatto soffrire, i libri che ho letto e i paesaggi che ho visto, le persone che ho incontrato e le lotte che ho combattuto… Senza tutto questo io sarei semplicemente un “non-essere”.

Confermo e sottoscrivo.

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29 thoughts on “A chi mi dice di seppellire il passato…

    • @michele: ogni cicatrice racconterebbe di me, se fosse visibile all’esterno, e per quanto riguarda il prevenire il rifare gli stessi errori… il credo profondamente nella recidività dell’essere umano e poi, sai come si dice? L’esperienza è una cosa meravigliosa, ti permette di riconoscere un errore non appena lo rifai 😉

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    • @barbara: ahahah, però mi pare che i siamesi abbiano caratteristiche opposte, mi stupì molto questa cosa 🙄

      Comunque in queste tue parole mi ci rispecchio proprio, mi danno un fastidio i sostenitori del tabula rasa del passato, ma un fastidio… cancellare il passato è una forzatura disumana, è un aborto di se stessi, a chi mai, coscientemente, lo consiglieremmo? Chi ha tentato di farlo, per esempio, coi bambini adottati, li ha psicologicamente massacrati.

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    • Caratteristiche opposte in che senso? Questa non l’ho mai sentita. Essendo omozigoti non possono avere caratteristiche diverse. Comunque a me quella mastodontica cazzata del “ieri non esiste più, domani non esiste ancora quindi esiste solo l’oggi”, che ti spacciano per profondissima saggezza, mi fa veramente imbufalire: che senso ha vivere, se un attimo dopo quello che hai vissuto smette di esistere? Perché mai dovremmo starcene qui a sopportare
      le frustate e gli scherni del tempo,
      il torto dell’oppressore, la contumelia dell’uomo superbo,
      gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge,
      l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
      che il merito paziente riceve dagli indegni?

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    • @Barbara: io invece l’ho sentita spesso, anche se adesso in fretta e furia non sono riuscita a rintracciare niente di “scientificamente dimostrato”, ma questo è il primo link che mi è capitato sottomano: http://forum.alfemminile.com/forum/enfants1/__f166_enfants1-Gemelli-omozigoti.html

      Già nella domanda vedi che è voce comune, poi guarda soprattutto questa risposta:

      Non è un’esperienza diretta

      …nel senso che non son figli miei,
      ma quando ancora studiavo ho seguito due gemelli omozigoti (preparavo pranzo, pomeriggio e compiti insieme)

      Ebbene erano caratterialmente TOTALMENTE diversi
      (e naturalmente fisicamente identici).

      L’uno più chiuso, riservato, quasi refrattario al contatto fisico, nel senso che quasi si irrigidiva per una carezza (avevano 12-13 anni, preadolescenti).

      L’altro più affettuoso, coccolone, cercava per primo un contatto fisico, ne aveva proprio “bisogno”.

      L’uno con una calligrafia “spigoluta” e molto più svelto nello svolgere (sbrigativamente) i compiti,
      con un’intelligenza vivace nell’apprendere.

      L’altro con una calligrafia molto più curata e tonda (era capace di riscrivere un’intera pagina per non lasciare una cancellatura, o uno scarabocchio), a volte meno veloce nello studio, nella memorizzazione.

      L’uno più bravo in matematica, l’altro in italiano.

      Messi insieme: un gran divertimento (per loro!!!)

      Non credo che siano più vivaci di altri bimbi, semplicemente : sono due!!!
      E’ tutto doppio: merenda doppia, giochi doppi, chiasso doppio!

      Bello il tuo dubbio amletico, è la seconda volta che ricitiamo questo passo in pochi giorni, significherà qualcosa? 😉

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    • Beh, quella di cercare di differenziarsi al massimo immagino sia una reazione di autodifesa quando hanno a che fare con quei genitori imbecilli che fin dalla nascita li vestono identici dalla testa ai piedi, gli regalano giocattoli identici eccetera eccetera, come se invece che con due persone avessero a che fare con un oggetto in due copie. Per i siamesi naturalmente il discorso è molto diverso.

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    • @Barbara: quella dei genitori che non si rendono conto che i figli sono persone è una piaga sociale purtroppo diffusissima (e, questo, a prescindere dalla gemellitudine).

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  1. Senza scomodare la Fisica Teorica ( ed il ‘principio dell’ indeterminazione’ di @Heisenberg … ), basta farsi due conti alla buona …. per provare che il Presente NON esiste, giacchè l’ attimo che si sta vivendo è già velocissimamente trascorso, e non esiste più quanto alla sua possibile vivibilità .
    Dunque, esistono soltanto il Passato, e cioè il contenitore del già vissuto, ed il Futuro, e cioè il tempo ancora da vivere …. uno spazio che, sforzandoci di immaginarlo, ci può turbare o allietare il cuore … a seconda del nostro particolare stato d’ animo e della nostra intrinseca personalità .
    Qui, per come vedo io le cose esistenziali ( e quindi “in modo errante” …. ), ci viene in aiuto proprio quel Passato che, a detta di alcune persone, dovremmo sopprimere 😯 vivendo invece solo l’ attimo …. o meglio il “carpe diem” ….. frutto di un’ errata interpretazione del grande ( e saggio … ) poeta romano @Orazio .
    In soldoni, se il Passato ( ossia il grande contenitore del già vissuto ) non lo trasformassimo in una enorme gabbia ( in cui supinamente rinchiuderci, per rimpiangerlo a fronte di una vita deludente assai e amara da vivere … ), bensì lo considerassimo com’ è, e cioè un poderoso @Gigante che sfiora il cielo, e salissimo sulle sue altissime spalle e da quella quota dispiegassimo lo sguardo al Futuro ….. forse riusciremmo meglio ad individuarne i contorni e i tanti aspetti che, dal nostro sussiegoso orticello, c’ erano prima sfuggiti, e molto probabilmente questo spazio temporale in divenire che ci sfugge, ci apparirebbe, “forse”, meno ansioso, meno inquieto …. assai meno penoso da aspettare, nell’ attesa di viverlo degnamente ! 🙂

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  2. non posso che essere d’accordo!! il passato è passato: ok … ma, che mi piaccia o no, io sono la somma del mio vissuto … e, ti dirò, per quanto certe caSSate avrei potuto evitarle, tornassi indietro, le rifarei perchè “errare è umano, perseverare è diabolico” e a me … non dispiace essere un po’ Diabolik! 😉 scherzi a parte, non sempre si impara dai propri errori ma spesso aiutano, se non a capire cosa si vuole, quantomeno a capire cosa NON si vuole (più)… e ti pare poco??? 🙂

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    • @Lilla: io invece non rifarei quasi nulla di quello che ho fatto in passato, ma è il mio passato, è la mia struttura, sono io, mi piacerebbe ancor meno essere un nulla nel nulla sospeso.

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    • @Melodiestonate: io ho sbagliato a vivere sempre “a braccio”: un minimo di mettersi a tavolino e studiare una qualche strategia dovevo farlo. O meglio, l’ho fatto per gli studi, e infatti i risultati sono stati ottimi, ma per la vita, che poi è il banco di prova, mi sono lasciata trasportare, o per meglio dire portare via, dalla corrente.

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  3. Ho letto il post di Barbara e a me è piaciuto più questo commento, il n° 25
    “Non siamo tutti uguali. C’è la signora (ne ho parlato in un post) che dopo due anni di ghetto e tre anni di Auschwitz e le marce della morte e altri tre campi quando un turista tedesco le chiede un’informazione per strada gli risponde cortesemente in buon tedesco (e alla figlia che si stupisce risponde: e cosa dovrei fare, passare la vita a odiare? Ho cose più importanti da fare, io!) e chi cade in depressione per un amore che finisce. Ci sono sofferenze per le quali c’è soluzione e sofferenze per le quali non c’è. Ci sono persone in grado di imparare a convivere con la sofferenza e altre che non lo sono. Fa parte anche questo della vita, e toccherà farsene una ragione.”
    E’ carattere. Probabilmente alla seconda persona dell’esempio per quanti sforzi si facciano per non farle tirare fuori sempre gli stessi discorsi, quello ha nell’animo e di quello parla, non riuscirai mai a schiodarla. Impermeabile come le piume di un’anatra nell’acqua. Mostrale la sua vita attuale anche come opportunità di fare qualcosa di costruttivo per se e penserà ancora a quello che non ha avuto.Allora queste sono persone senza rimedio? Con queste si spreca solo tempo e fiato?
    Nessuno si può liberare del suo passato. Siamo quello che siamo anche grazie a quello che di positivo o negativo ci è capitato. Al passato non c’è rimedio. Di retroattivo ci sono solo le tasse del governo, non altro. E se su quello non possiamo farci più niente si può almeno tentare di non guastarsi il resto della vita? Non penso che il riferimento al buddismo significasse dare un colpo di spugna e cancellare tutto. E’ impossibile. Forse più un lasciarsi tentare dalla leggerezza piuttosto che dalla tristezza.
    In questo discorso chiaramente non mi riferivo a te, perché tu non sei così. Tu lo sforzo lo fai. Non dimentichi, ma se sei capace di far notare agli altri la luce e lo sai fare anche per te 🙂

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    • @Luisa: io credo che non si possa entrare nel merito delle reazioni delle varie persone alle varie circostanza. Magari pure la stessa persona, che esce con un sorriso dal lager, può non riprendersi dalla fuga del pappagallino in gabbia.

      Pensavo a me, tempo fa. Tu sai come sto, come a un certo punto sia cambiata, come lamenti spesso di sentirmi un burattino senza fili, stanca, svuotata… mia figlia mi ricordava giorni fa che questo è così da quando, qualche anno fa, presi una cotta via web, per una persona del tutto inadeguata, impaurita, con cui l’incontro non si concretizzò mai. Fui io poi alla fine a tirare calci, alla terza volta che faticavo come una dannata per organizzarmi per avere qualche ora libera e lui – più o meno spaventato – disdiceva.

      Poi si mise con un’altra, e mi mandò un’e-mai che diceva più o meno “Guarda, ho passato un we da sballo, ho trovato una sgrinfia a cinque minuti di strada da casa mia e sto una favola.”.

      Ecco, io sono cresciuta tra mille difficoltà, ho avuto un’adolescenza drammatica, ho subito fame, violenza fisica e psicologica, distruzione sogni, due volte ho rischiato di perdere la vista, enne divorzi, la disoccupazione, la casa mandata all’asta per la stoltezza del mio ex-marito, mi sono cresciuta una figlia da sola, pure col padre che remava contro, ho perso mio padre in seguito a malattia e non sono potuta neanche essergli vicina in quel frangente – data la gravidanza – e ho sempre reagito, forse un attimo di disorientamento, di crisi, ma mi sono sempre rimessa in piedi e sono andata avanti, anche dopo la perdita di grandi amori, persino quando c’erano già pronte le carte per sposarsi, né mi sono scossa quando mi hanno detto della morte di una persona che per me era stata tanto importante… e con tutto questo, con tutto questo, vado a crollare di fronte a un avatar sconosciuto di una persona mai vista della quale l’unica cosa che sapevo è che era totalmente indeguata? Capita. Una mia amica dice che l’episodio è stato solo un pretesto che ha dato la stura a tutto il resto che avevo censurato, e probabilmente è stato così. Dice che, forse proprio perché era cosa di infinitesimale importanza, ho dato il via libera al dolore, e quello è uscito tutto insieme, travolgendomi.

      Sono passati sei anni, e ancora non mi sento scorrere un filo di sangue nelle vene, ti pare normale?

      Probabilmente anche per altri a volte funziona così…

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  4. Cito Husserl, filosofo tedesco, come lo citai nella mia tesi di laurea e come lo cito spesso: “Io sono nella misura in cui esperisco”. Ho detto tutto. a te, un abbraccio

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  5. Giusta osservazione.
    D’altronde pero….. se non volti le vecchie pagine del libro della vita, non riuscirai mai a scrivere una nuova. E cosi, non si va avanti. Non si tratta di perdonare o dimenticare….. ma (a volte) se non riusciamo a mettere un sassolino (almeno) sopra ci troveremmo ad un bivio cieco. Andare avanti non potremmo mai…. visto che il passato ci sta tirando indietro. Penso che se le nostre sofferenze diventeranno pagine “non voltate”, non potremmo mai godere (o almeno sperare) di nuovi soddisfazioni.
    E non credo che si tratta nemmeno di “sono ciò che sono”. E’ vero che siamo il frutto delle nostre esperienze della vita (godute o sofferte). Ma non vuol dire che (voltando la pagina) le cose si ripeteranno per forza. Può essere una nuova via. Una pagina che ha il rischio di portarci anche essa ad altre sofferenze. Ma in fondo, quale sarebbe l’alternativa? Nel mio paese si dice: non hanno seminato il grano per la paura dei topi.
    E’ forse questa la soluzione? Io non credo.

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    • @Valentino: “non hanno seminato il grano per la paura dei topi”: bel proverbio, e grande verità. Questo era il sistema usato dal mio primo marito, cui rinfacciavo sempre il fatto di non aver voluto investire nella nostra unione, sicuro com’era che “tutti i matrimoni falliscono”.

      Gli dicevo che lui si comportava come un negoziante che non fornisse di merce il suo negozio per paura di fallire e quando poi, naturalmente, falliva, diceva “Visto che avevo ragione?”: ah, giusto oggi è il suo compleanno, e altri segnali me l’hanno riportato alla mente, ci tornerò su.

      Tornando a bomba, non mi pare che né io né Barbara siamo persone che non sono andate avanti e che non hanno scritto pagine nuove anzi, ne abbiamo scritto di nuove e di completamente diverse; poi, credo di poter parlare anche a suo nome, non abbiamo mai pensato o avuto paura che si potessero ripetere anzi, ben sapevamo che non avremmo mai permesso si ripetessero, a qualsiasi coso.

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