“Mai nessuno che se la stupri”: e se avesse ragione?

Cecile-Kyenge

Intendiamoci, io amo Cécile Kyenge. Mi piace per la sua preparazione e per la sua storia. Forse è l’unico ministro di questo governo che mi piace e, da quando è stata eletta, il mio più grande desiderio è di lavorare con lei. In fondo sono un operatore multiculturale, specializzato in problemi d’integrazione multiculturale e multietnica: sono stata a mia volta, altrove, un’immigrata, con altri immigrati ho vissuto e studiato, chi meglio di me?

Ma torniamo a bomba, che il titolo in quel modo è stato messo solo per attirare la vostra attenzione, mi rendo conto che faccia pensare a dell’altro rispetto a quello che invece voglio dire io (fregàti! 😛 ).

Oggi ero sull’autobus che parlavo con una signora, quando leggo il titolo di un giornale che stava leggendo un’altra passeggera, titolo che condannava l’affermazione della Velandro.

Io ho obiettato una cosa. Ho detto “Non conosco i termini della questione in genere, non so in che contesto la consigliera leghista abbia pronunciato quelle affermazioni e non so a cosa siano riferite, non so se il Ministro Kyenge abbia pronunciato qualche frase che possa avere indotto quella reazione, ma io non condannerei la frase di per sé, perché in qualche caso ci potrebbe pure stare”.

Non l’avessi mai detto! Una tizia mi si è mangiata viva. Ho cercato di spiegare meglio la mia posizione, ho fatto presente che il mio era un discorso generale, avulso da qualsiasi riferimento all’episodio di cui non conoscevo minimamente i termini, e volevo soltanto dire che a chi minimizza la drammaticità dello stupro, una bella lezione l’augurerei anch’io, così forse capirebbe di che stiamo parlando.

Quella continuava ad essere risentita ed io “Ma mi scusi, se lei fosse violentata e qualcuno le dicesse ‘Ma che vuoi che sia, ti fai una doccia e stai come prima!‘, non le provocherebbe una reazione del genere?” (senza contare quelli che sostengono addirittura che ti abbiano fatto un favore).

Niente da fare, ma intanto era arrivata la sua fermata ed è scesa, per cui il discorso è finito lì.

Io comunque le mie posizioni, per quanto impopolari, le difendo: chi non capisce cosa significhi uno stupro, cosa significhi subirlo, che dolore provochi, che lacerazioni e che conseguenze lasci, dovrebbe provarlo sulla propria pelle.

Questo, ovviamente, non c’entra niente né con la Kyenge né sminuisce la gravità dell’osservazione, violenta e gratuita, della Velandro.

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93 thoughts on ““Mai nessuno che se la stupri”: e se avesse ragione?

  1. chi non capisce cosa significhi uno stupro, cosa significhi subirlo, che dolore provochi, che lacerazioni e che conseguenze lasci, dovrebbe provarlo sulla propria pelle.” posso dire che non augurerei a nessuno di provare un abuso infantile per capire cosa lascia. So che qualcuno avrà la sensibilità necessaria per entrare in empatia con me e qualcuno no, pazienza. So come ha lasciato me ma non vorrei che alcuno lo provasse…così per lo stupro, credo.
    Buona giornata

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    • Dona, per far capire cosa significhi – a chi non lo capisce – uno stupro infantile, facendoglielo subire sulla propria pelle, questi dovrebbe essere un bambino, e non mi pare il caso.

      Io parlo degli adulti, dei legislatori, dei giudici, di chiunque – ma non dei bambini! – minimizzi la portata di questo delitto dell’anima e, troppo spesso, anche del corpo.

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  2. Non lo minimizzo, so cosa vuol dire subire un abuso, so come lascia. Proprio per questo MAI vorrei che qualcun altro lo provasse. Infantile o no che sia gli strumenti per superarlo si trovano a fatica e mi piacerebbe che in ognuna delle figure che hai citato vi fosse l’interesse alla tutela del più debole senza che vi fosse la necessità di provarlo.

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    • Quello ce lo augureremmo tutti, e così dovrebbe essere, ma chi si azzarda ad essere dalla parte dello stupratore anziché in quello della vittima, secondo me dovrebbe provarlo.

      Hai presente quell’espressione “Tutti froci col culo degli altri”? Comincino ad esserlo col loro, poi ne riparliamo.

      Anche negare un crimine, negare il supporto alla vittima è un abuso, che va ad aggiungersi a quello già subito. (E comunque, la mia voleva essere una provocazione, non un disegno di legge).

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  3. Io credo che le donne siano doppiamente vittime.
    Lo sono per il colore della loro pelle, per la loro razza, per le loro tendenze sessuali (come gli uomini). Inoltre lo sono in quanto donne.
    Quella frase (in sé inqualificabile) fa male anche perché scritta da una donna nei confronti di un’altra donna.
    Credo di avere capito il tuo ragionamento: se ricevo un pugno e un altro mi dice “Che vuoi che sia…”, posso anche rispondere a caldo “Spero che te lo diano anche a te, così te ne accorgi!”
    Ma l’affermazione della Velandro è stata fatta “a freddo” e proprio per questo, forse, ancora più grave.
    P.S.: dopo avere visto la foto della Velandro, non ti dico cosa ho pensato io. Puoi immaginarlo…

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    • @Aquila: hai colto perfettamente il senso di quello che intendevo. Relativamente al caldo e al freddo neanch’io, come Barbara, ho trovato da nessuna parte qualcosa che potesse essere definita provocazione, vedremo se andando avanti uscirà fuori qualcosa, ma non credo, visto che la consigliera si è scusata e giustificata solo adducendo la rabbia.

      PS: ho visto la foto della Velandro, non mi sembra né così bella da suscitare insani desideri né così brutta da poter pensare all’esternazione di un desiderio di tipo diverso 😉

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  4. io sono convinta di una cosa, convinzione nata in base a varie esperienze: per il discorso stupro come qualunque altra cosa un po’ “estrema” o semplicemente discorsi forti, di interesse comune ecc, non bisognerebbe mai esprimere pubblicamente la propria opinione quando questa va, anche se di poco, fuori dalle linee, fuori dal “ben pensare” comune ed ipocrita che la maggior parte della gente possiede per intelletto o convenienza. Si perde in partenza. Io negli ultimi anni ho imparato ad ascoltare certi discorsi fatti sull’autobus o per strada da sconosciuti trovando la cosa…molto divertente! raramente purtroppo ho trovato punti di vista interessanti e diversi dalla solita noiosa routine di pensiero all’italiana. Quando lessi l’articolo sulla questione da te riportata ho pensato quello che hai pensato tu, soprattutto la parte dove dici che in effetti non abbiamo una conoscenza ad ampio spettro di cosa sia esattamente accaduto e quali siano state le parole precedenti e successive alla frase riportata dai giornalisti “per fare colpo”. Condivido quindi in pieno quello che dici estendendo questo tuo pensiero a tutto il resto…BISOGNA SEMPRE FARE QUELLA DOMANDA IN PIU’ CHE SPESSO RISULTA INUTILE O FUORI LUOGO!

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    • @takipirina: sì, la gente parla spesso di aria fritta e assume posizioni di pensiero del tutto grigie. Mi fa piacere il tuo appoggio perché temevo o di non essermi spiegata o che, insomma, mi sfuggisse qualcosa.

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  5. Qui non si tratta della provocazione o del “non avete capito cosa intendo”: una violenza è una violenza e non la si augura a nessuno per nessun motivo. E’ facile parlare di schiaffi o pugni, ma uno schiaffo -uno schiaffo! – quando arriva fa male ed è umiliante, fa malissimo. E non lo si augura a nessuno. Poi, non capisco nemmeno la valenza della provocazione. Anch’io potrei dire a chicchessia: “prova a passare quello che ho passato io e vediamo come reagisci”; sbaglierei, avrei torto e oltretutto non lo vorrei, perché preferirei non averlo provato io il dolore che ho sentito, figuriamoci darne una dimostrazione pratica agli altri. Non so a cosa ti serva discuterne sul blog e difendere la tua posizione perché non ha senso. Questa volta hai torto, mi dispiace. E mi dispiace anche darti torto ma non la posso pensare diversamente.

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    • @Karina: non dispiacerti troppo, qui non è mai stato un problema esprimere un’opinione contraria, siamo qui per confrontarci e per crescere e arricchirci attraverso questo confronto.

      Rimango però della mia idea, anche se è vero che violenza genera violenza: chi è violento, chi minimizza la violenza, di fatto alimentandola con questo atteggiamento di indifferenza e ignavia, meriterebbe di capire una volte per tutte di cos’è che si sta parlando.

      “Prima di giudicare il tuo compagno, calza i suoi mocassini e camminaci un mese”.

      Pancia piena non capisce la vuota, anche in tutta buona fede. Qualche giorno di digiuno e non potrà più rimanere sordo al grido di chi dice “Ho fame”.

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  6. Mi scosto un pelino dal tema centrale del post: veramente ami una persona che esalta il valore sociale della poligamia? Che vuole dare la cittadinanza italiana a persone partorite in Italia, mandate al paese d’origine ad addestrarsi alla jihad e tornate poi qui da adulte per mettere in pratica quanto appreso? (Per chi nasce in Italia e ci rimane continuativamente il diritto di avere la cittadinanza italiana c’è già senza bisogno di lei). Che appena diventata ministro la prima cosa che fa è di attraversare Milano con 4 (QUATTRO) auto di scorta e contromano?
    A parte questo, trovo dappertutto notizie sull’uscita della Velandro, ma non sono riuscita a trovare da nessuna parte la minimizzazione dello stupro da parte della Kyenge che l’avrebbe provocata. Qualcuno mi può illuminare?

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    • Io mi attengo a quello che ho letto di lei qua e là (tra cui il link che ho riportato), non è che esca la domenica a fare shopping con la Kyenge, però il tuo intervento mi ha scatenato qualche riflessione: non ho niente contro la poligamia, sono cose di fronte alle quali mi sento di dire “E’ la loro cultura”. Suo padre aveva quattro mogli e 39 figli, per lei evidentemente non è stata una brutta esperienza (e poi, potessi dividermi Attila con altre tre, te l’immagini che liberazione???).

      Per la cittadinanza io credo che molte cose siano da rivedere, in un senso e nell’altro. Prima era più facile per una perfetta estranea sposarsi il vecchietto compiacente (c’erano – e probabilmente ci sono ancora – delle agenzie a organizzare il tutto), e non era bene (e pensa poi alla pensione di reversibilità di un vecchio di 90 anni a una ragazza di venti: quanto ci costa? Ma soprattutto, quanto è ingiusto?), ma il fatto che un bambino nato in Italia, che va a scuola in Italia, non sia di diritto cittadino italiano, ti pare giusto?

      Ha detto che vuole dare la cittadinanza italiana a persone partorite in Italia, mandate al paese d’origine ad addestrarsi alla jihad e tornate poi qui da adulte per mettere in pratica quanto appreso? Boh, bisogna che io torni a informarmi un po’ di più, ma mi sembrerebbe davvero strana una simile pubblica affermazione.

      Dell’auto di scorta contromano non sapevo nulla, ma so di autisti che fanno i gradassi per fare i grandi con la persona trasportata (anche viceversa, di autisti costretti a guidare in maniera pericolosa).

      Torno, mi hanno chiamato.

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    • La sua proposta è di dare AUTOMATICAMENTE la cittadinanza a chi nasce in territorio italiano, e questa è una. Ci sono numerosi islamici – perché è con quelli che il problema si presenta, non certo con la badante moldava che resta incinta e partorisce qui – che fanno nascere i figli qui e poi li mandano al Paese d’origine. E poi tornano da adulti. E questa è un’altra. Quanto fa uno+uno è cronaca quotidiana.
      Se per la poligamia è la loro cultura allora lo è anche per l’infibulazione. O forse pensi che ci siano quindicenni che di propria spontanea volontà accettano gioiosamente di diventare la quarta moglie di un settantenne? Senza contare che lei ha prospettato l’opportunità di introdurla anche nella NOSTRA cultura. Più o meno come le corti islamiche che esercitano la “giustizia” ormai ufficialmente e legalmente in Inghilterra, in Germania e in un numero continuamente crescente di Paesi occidentali.

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    • Barbara, l’infibulazione è una mutilazione fisica imposta a una bambina, quando invece si parla di matrimonio ne parlo coi miei parametri, e cioè di un istituto che riguarda persone adulte che si scelgono liberamente (poi, i condizionamenti, nel corso della storia, non è che pure da noi non ce ne siano stati, anche se non parliamo di spose bambine).

      Vuole portare qui la sua cultura? Lei porta qui le idee che ha, e questo mi pare normale, ma non può certo imporle senza altri consensi: se qui in Italia ognuno che viene detta legge è perché gli viene lasciato fare, e allora non diamo la colpa a chi difende la propria posizione, piuttosto diamola a chi NON la difende.

      L’uso poi che verrà fatto di eventuali modifiche della legge sul conferimento della cittadinanza è semmai da tenere in considerazione nella formulazione delle stessa, ma non si può affermare che uno ius soli sia favoreggiamento del terrorismo, e quindi lasciare apolidi, tra gli altri, anche il figlio della badante moldava da te prima citato.

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    • Tu conosci società poligamiche in cui la donna abbia il diritto di scegliere, di accettare o rifiutare, di avere voce in capitolo sul proprio matrimonio o su qualunque altra cosa che la riguardi? TUTTE le società che si sono evolute riconoscendo alla donna il diritto di decidere per sé, hanno abbandonato la poligamia; TUTTE le società che mantengono la poligamia negano alla donna qualunque diritto: poligamia e diritti della donna sono due entità incompatibili, quindi prospettare l’istituto della poligamia con persone adulte che si scelgono liberamente è semplicemente una contraddizione in termini.

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    • @Barbara, io non conosco tutte le società di questo mondo, né poligamiche né monogamiche. Ho ascoltato interviste a mogli di un poligamo che si volevano bene come sorelle e vivevano felici e beate e mogli nostrane, spose uniche, trattate dal marito come bestie.

      Forse esistono “il Bene in sé” e “il Male in sé”, ma dubito siano così facilmente classificabili.

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    • Vabbè, se la mettiamo in questi termini io conosco una che stava col tizio che l’aveva stuprata a 16 anni perché lo amava ed era felice che anche lui la amasse tanto da non riuscire ad aspettare che lei si sentisse pronta per il sesso, ho conosciuto una che era fiera del fatto che il marito la battesse perché era una prova d’amore dal momento che “ti pare che si metterebbe a picchiare una di cui non gli frega niente?” e potrei andare avanti fino a domani. Scusa, ma veramente questi ti sembrano argomenti? Quel rumore di unghie sugli specchi non ti fa dolere le orecchie?

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    • Però che questa gente esista è un dato di fatto, e non possiamo ritenere che esista una sola mentalità giusta, la nostra, e negare agli altri di vivere come vogliono, a meno che il loro comportamento questa nostra libertà non la danneggi e la vìoli.

      Se a una, per cultura, tradizione, intimo convincimento, sta bene che il marito abbia altre tre mogli, potrebbero pure essere bellamente fatti suoi, non ti pare? Che poi, se veramente ci sono sei donne per ogni uomo, prima o poi dovremo rassegnarci anche noi! 😆

      PS: no, nessun dolorino alle orecchie, sono rumori cui alla fine ci si abitua 😉

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    • Io invece ho le orecchie delicate, per cui sono costretta a fermarmi. Non nel senso di dichiararmi sconfitta, e meno che mai convinta: semplicemente, per ragioni di salute, non posso proseguire (confessa che l’hai imparata da Attila la tecnica di arrampicarti sugli specchi per sfibrare l’avversario e prenderlo per stanchezza).

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  7. aiutami a capire che non sono addentro a questa storia
    . Perchè la sen leghista ha detto quella frase?
    Era una risposta a qualcosa detta in precedenza dalLa Kyenge ? Tipo minimizzazione dello stupro?

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    • @ili6: devo andare più a fondo, ma non ho trovato nessun nesso tra l’affermazione della Velandro e una qualsiasi affermazione/presa di posizione della Kyenge.

      Infatti io ho chiarito che non mi riferivo ai due personaggi e che la polemica che si era innescata era solo un pretesto per esprimermi contro chi nega la comprensione e non capisce il dolore di una donna stuprata e la sua totale impotenza di fronte a certi fenomeni (che poi ti senti dire che era consenziente perché coi jeans non avrebbero potuto stuprarla se non avesse collaborato e che era conseziente perché, di fronte all’inevitabile, ha implorato almeno di usare il preservativo, attendendo che lo stupratore lo indossasse).

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    • La frase della leghista è semplicemente VERGOGNOSA e NON si giustifica nemmeno se la signora Ky avesse pronunciato parole superficiali o di minimizzazione verso un atto di barbarie come lo stupro.
      E’ doppiamente VERGOGNOSA ed INQUALIFICABILE perchè detta da una donna a un’altra donna e perchè la Valastro è un’ esponente politico e NON può permettersi di dire cazzate dettate da rabbie non ben espresse (per cosa era arrabbiata??).
      E’ una frase cattiva e RAZZISTA e viene da una LEGHISTA. Punto.

      In merito, invece al tuo punto di vista, capisco ciò che vuoi dire anche se è difficile esprimerlo nella sua vera essenza. Càpita, pur con le migliori intenzioni,a mo’ di battuta o per far meglio comprendere il proprio dolore di dire “Prova ora tu quello che è successo a me e poi vedrai”.
      Può solo essere una battuta, può essere molto altro.

      A me qualcuno ha scritto (riferendosi a un proprio tremendo dolore) “Spero fortemente che un giorno tu possa provare ciò che stiamo provando noi…)Sai come si chiama questo? si chiama malaugurio, si chiama maledizione che si invia a qualcuno. E le maledizioni fanno male. E fanno male soprattutto a chi le invia. Significa perdere la dignità.

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    • @ili6: cominciamo dai punti su cui siamo d’accordo: da un esponente politico pretendiamo che si comporti sempre come personaggio pubblico, e non si lascia andare a comportamenti di bassa lega, e fin qui ci siamo.

      La frase di per sé non sarebbe neanche razzista se non fosse scaturita – come pare – da un accostamento di stupratori africani alla nostra ministra esclusivamente su base razziale, senza nessun altro nesso o responsabilità della ministra.

      Sul fatto che invece sia un’aggravante che sia stata detta da una donna non sono d’accordo, le cose o sono giuste o non lo sono, e augurare (eventualmente, abbiamo visto che non era questo il caso) un’esperienza simile a chi permette, direttamente o per complicità passiva, che tanto dolore sia inferto a una terza parte, può essere giusto o meno, ma prescinde dal genere.

      L’episodio che riporti tu invece è ignobile: perché augurare a un innocente una disgrazia che è accaduta a noi? Per sentirsi meno disgraziati? Ti ricordi un peirodo in cui i malati di AIDS mettevano gli aghi infetti nei corrimano delle scale, affinché altre persone si infettassero, perché non era giusto che loro stessero male e gli altri no, che loro sarebbero morti mentre gli altri avrebbero continuato a vivere?

      Capita evidentemente che il dolore porti pure alla follia.

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    • Permettimi solo di aggiungere, per completezza della verità, che io a quella persona non avevo fatto nulla di nulla, quindi maledizioni gratuite.
      ma la gente a volte sfoga il proprio personale dolore così.

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    • @ili6: deve essere orribile sentirsi lanciare degli anatemi gratuitamente, senza colpa né peccato alcuno! Hai tutta la mia solidarietà.

      Sentirsi maledire fa davvero un brutto effetto, che poi uno ci creda o meno penso che lasci in ogni caso una sensazione di malessere e disagio che l’incolpevole destinatario davvero non merita. Che dirti, prega e vai avanti, i ragli degli asini non arrivano in cielo.

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    • Guarda che quella degli aghi infetti seminati in giro è un’altra (nota) leggenda metropolitana… (come quella delle decalcomanie all’LSD, i gatti bonsai, i coccodrilli buttati nel cesso che infestano le fogne ecc. ecc.)

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    • I gatti bonsai mi mancano, ma al di là dei mezzi con cui certi sentimenti vengono manifestati, di gente che sta male che vorrebbe affossare chi sta bene è pieno il mondo quindi, al massimo, dovrò cambiare esempio.

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    • Ma questo è proprio quello che ho sostenuto! Spesso chi sta male vorrebbe che chi non comprende questo dolore potesse provarlo anche per un attimo, o anche che gli altri stessero male a prescindere, chi limitandosi ad augurarlo, chi invece provocandolo.

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    • Intendi dire che sei a conoscenza di casi in cu qualcuno ha deliberatamente provocato malattie o incidenti, tipo un paralitico che spacca la spina dorsale a un sano, all’unico scopo di fargli provare come si sta da paralitici, non bufale mastodontiche come quella degli aghi infetti ma casi autentici documentati?

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    • Sì, intendo quello, ed è successo a me personalmente, una volta da ragazza, e una pochi anni or sono: posso ritenerli documentati? Se capito un giorno, se mi sento, magari te li racconto pure.

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    • Anch’io: ieri mi sono comprata due manubri per rinforzare le braccia, oggi ho camminato fino alla zona industriale per andarmi a riprendere la macchina dal meccanico – tra l’altro sotto un diluvio da fine del mondo (sì lo so, me l’hai mandato tu per farmi provare cosa vuol dire camminare per chilometri sotto un diluvio torrenziale), e quindi sono molto molto in forma. Poi ieri mi sono comprata anche tre bellissimi cappelli, di cui uno con una tesa talmente larga che se dovessi salire in autobus non ci passerebbe dalla porta, tiè.

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    • E infatti io avevo scritto “ti” sento. Io non mi ci senti per niente, e non so cosa fare per combattere cotal mosceria.

      Ieri però sono andata a teatro a vedere una spettacolo delizioso. Serata altrettanto gradevole, brezza serotina estiva, passeggiata, una granita per rinfrescarci un po’…

      Insomma, piccole cose ma che danno un tocco diverso a giornate fatte solo di dovere: dovrei riprenderci l’abitudine a uscire qualche sera 😉

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  8. Devo dire un’altra cosa sperimentata sulla mia pelle. Spesse volte quando raccontiamo certi episodi della nostra vita si ha la sensazione non solo di venir capiti superficialmente, e ci può stare, ma si viene anche guardati con sospetto come se da tali situazioni se ne stesse traendo profitto o si stesse esagerando per farsi compatire. Devo dire che un “provare per credere” l’ho detto pure io. Di fronte a certe persone non si può fare altro augurio. Che ci sprofondino bene e poi mi sappiano dire. E questo perché la cattiveria gratuita se la possono risparmiare. Purtroppo l’empatia va ad intermittenza e a volte, neppure in malafede, non si fa lo sforzo di comprensione in più che permetterebbe se non di capire, almeno di frenare la lingua.

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  9. @Diemme: va bene non mi dispiaccio neppure poco. Ma se un versetto sacro dice una verità che solo Dio può gestire noi da qui non possiamo permetterci di dire nulla del genere. Senza contare che uno stupro è devastante e c’è chi arriva al suicidio pur di non subirne le conseguenze. No. E dato che è vero che la violenza genera la violenza è inutile dire “prova tu” a chi non ha capito. Perché è più che probabile che capisca ancora meno reagendo ben peggio. Quindi, ancora no, non servirebbe.

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    • @Karina: a parte che dire “Capitasse pure a lei, almeno capirebbe cosa significa” sono pur sempre parole, non seguite dall’invio di una banda di stupratori a mettere in atto l’ipotesi espressa.

      Ritengo che, appunto perché lo stupro è devastante e si possa arrivare al suicidio per non convivere col ricordo – ammesso che non ci siano altre conseguenze – sia un’ulteriore violenza che questo dolore venga negato, e sia una reazione umana davanti a questa negazione il pensare “Vorrei che lo provassi tu, così capiresti”.

      Se servirebbe o no non so dirtelo, ma certamente non starò qui a sostenere la spirale di violenza (l’imprecazione, quando motivata, sì).

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  10. @Diemme: l’imprecazione da parte di chi soffre è una cosa, stare ad argomentare senza averlo provato è un altro. E no, non servirebbe. La violenza è inutile spreco di forze.

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    • Intanto non possiamo sapere se lei l’ha provato o no, se ha una parente prossima che l’ha provato, se è particolarmente empatica verso chi l’ha vissuto pur non avendolo subito sulla sua pelle, etc. etc. etc.

      Il resto sono opinioni: molti, a prescindere adesso dallo stupro e dalla sua gravità, hanno capito situazione che prima non comprendevano quando ci si sono trovate.

      La violenza poi non è mai inutile, è indicibilemente dannosa in alcuni casi, legittima difesa in altri: nel caso che una persona stuprata si veda negare il suo diritto al dolore, anche un’imprecazione può essere una difesa.

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  11. @Diemme: se ha ricevuto violenza lei e un suo parente e dice ad un’altra donna quale che sia “ma qualcuno non la stupra” direi che non ci siamo per niente e non ci sono giustificazioni.
    La legittima difesa non è l’argomento di cui stiamo parlando. Tenendo presente che si può essere condannati per eccesso di legittima difesa, non è sempre necessario usare la violenza per salvarsi la vita e io mi riferivo alla violenza pura e gratuita.

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    • @Karina: penso che stiamo girando intorno. Mi parli di eccesso di legittima difesa: stiamo parlando di parole, quasi assimilabili al “Ma ti pigli un colpo!”: sgradevoli finché ti pare, ma pur sempre parole, che c’entra l’eccesso di legittima difesa?

      Chi ha detto poi che è sempre necessario usare la violenza per salvarsi la vita?

      Comunque, direi che abbiamo espresso il nostro punto di vista, dubito che lo cambieremo continuando a discuterne (non mi sto tirando indietro, solo che mi pare che stiamo semplicemente uscendo dal seminato, che sull’argomento in questione più di quello che ci siamo detto non ci sia.).

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  12. Stupro: una parola che odio con tutta me stessa, ho visto l’orrore su una bimba di cinque anni, le donne dovrebbero neanche nominarla. Non entro in merito della suddetta questione perchè non ho seguito il fatto , ma la frase è pesante.
    Ps A me invece il suddetto ministro non piace proprio: ne lei (e non perchè è di colore), ne il ruolo che ricopre, un ministro senza portafoglio non serve a niente.

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  13. Ho visto una sua intervista e alle domande aveva un modo di rispondere non chiaro, sembrava sempre avere un’ombra, era incerta. Non l’ho vista decisa. Anche nel raccontare la sua storia non mi è piaciuta. Ovviamente la tele non è il mezzo diretto per poter conoscere qualcuno, mi riservo sempre di aspettare quello che realizzerà, ma a pelle non mi piace. Mi auguro di sbagliare.

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    • @fulvialuna: state facendomi rimpiangere la tv, cui ho rinunciato credo da una ventina d’anni! Insomma, io leggo i quotidiani (quelli a distribuzione gratuita….), sto tutto il giorno attaccata ad internet, però in effetti interviste alla ministra, notizie a largo respiro sulla medesima non le ho seguite. Quel poco che ho letto su di lei mi piace. Lei, a pelle, a me invece piace (il che ammetto che non significhi molto). Il suo mi pare uno sguardo buono. Vedremo.

      Tu ti auguri di sbagliare sulla Kyenge, io mi auguro di sbagliarmi su tutto il governo.

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    • Io in televisione non l’ho vista perché non la guardo da trent’anni, ma “a pelle” concordo con fulvialuna. Non mi piace quell’espressione da oca giuliva, non mi piacciono quegli occhi sfuggenti che guardano sempre da un’altra parte. Poi, come detto, il panegirico della poligamia che si sente di suggerire anche a noi, quattro auto di scorta come neanche i magistrati minacciati dalla mafia, tutti atteggiamenti decisamente poco adatti a suscitare simpatie. Poi aggiungici le dichiarazioni sul fatto di non sentirsi mica tanto italiana, e le abbiamo dette (quasi) tutte.

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    • E che ti devo dire @Barbara, vedremo. Sul fatto di non sentirsi mica tanto italiana non vedo cosa ci sia di strano, e non credo che in chi ci ha governato finora, in chi l’Italia (e gli italiani) l’ha depredata e messa in ginocchio, alberghi tutto ‘sto spirito nazionalistico e patriottico.

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  14. Lo stupro è la cosa più orrenda che posso catalogare. Se fossi donna, preferirei la morte in cambio. Le parole di questa persona, che non m’importa che sia donna o uomo sono (a dir poco) VO… MI…. TE… VOLI. Ho sentito qualche sera (alla radio) le sue scuse. Anzi…. non erano delle scuse, ma voleva spiegarsi. Ciò che la fa ancora più odiosa nel suo essere. Se siamo arrivati a questo punto…. nel trovare scuse (non per quello che ha detto, ma “il perché lo ha fatto”), mi dispiace DM, ma sono deluso.
    Lasciami raccontarti una cosa D. Una volta, mille anni fa, quando ero alla mia cruda gioventù, avevo una fidanzata. Lei mi piaceva, io la piacevo. Com’è logico…. ci avevo anche provato. Però lei…. mi respingeva con molta convinzione. Ciò che ha me, faceva molto male. Non riuscivo a capire perché? Insomma. Per farla breve…. mi confido di aver subito uno stupro nel passato.
    Oh, Dio. Se avesse caduto il cielo su di me e non mi sarei lamentato. Mi sentivo talmente sporco nei miei tentativi (d’altronde naturali in condizioni normali) che piansi insieme a lei. Chiedendoli infinitamente scuse. E li promessi, che se me perdonava non ci avrei mai provato più.
    Ora, pensando alle tue parole, avrei forse dovuto chiederli “in quale contesto gli e capitato tale dramma”? NO. L’avrei ancora ferito di più. Non si scherzano con le parole D. Hitler, Stalin o Mao avevano dato dei ordini genocidi. Ha forse valore “il contesto” nel quale lo hanno fatto?
    Vorrei ricordarti che soltanto qualche post fa, abbiamo criticato “la vignetta” Di Pessimo Gusto. Ha forse senso chiedere ad Anna Frank il contesto per quale lo ha fatto?
    Sono deluso D. Molto deluso.
    P.S. Una parola a @Barbara che considera che “(Per chi nasce in Italia e ci rimane continuativamente il diritto di avere la cittadinanza italiana c’è già senza bisogno di lei).” Tale diritto NON C’E’. A meno che non fai una richiesta (ed implicitamente devi aspettare 10 anni come minimo). Poi…. io non so se tali soggetti sono pronti ad essere kamikaze contro un paese che non li rifiuta più una cittadinanza (quindi una radice). Ma vorrei ricordarti che anche se sono di altre culture, religioni, colore o mentalità non sono dei “nemici”. Il vero nemico sta nascosto dietro a loro. Ma non confondiamoli con intera entità. Sarebbe come un testimone di Geova mi inopportuna ed io, come difesa offendo il suo Dio. Oppure se un fondamentalista islamico esplode in mezzo a tanta gente, allora anche noi…. dobbiamo dinamitare forse Allah?

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    • @Valentino: il tuo intervento, probabilmente perché molto sentito, è un po’ convulso, sovrappponi tanti discorsi e non riesco a venirne a capo. Non riesco a risponderti punto per punto, per esempio non capisco il nesso tra l’episodio tra te e la tua fidanzata, e quello che io ho detto, ma mi è venuta in mente una cosa: c’è un proverbio, generalmente ritenuto molto saggio, che dice “Prima di giudicare il tuo compagno calza i suoi mocassini e camminaci un mese”: ecco, io vorrei farvi notare che sto dicendo esattamente la stessa cosa!

      Ora, mi dite perché quel proverbio è tanto saggio, e se io dico la stessa cosa sono blasfema? Cosa c’entra il contesto in cui è stata stuprata una donna? Io sto parlando del contesto in cui è stato detto “Dovrebbe provarla lei la stessa cosa, per capire di cosa si sta parlando!”.

      Ho anche specificato che il mio discorso era avulso da questo episodio di cui non conosco i termini, e in effetti sembra che l’uscita della valandro sia stata del tutto gratuita, anzi peggio, sia stata proprio una manifestazione di razzismo, visto che l’unica “provocazione” da parte della Kyenge sarebbe stato il fatto di essere nera come lo stupratore dell’episodio che ha scatenato questa reazione.

      Tutto ciò premesso Valentino, di nessuno degli esempi che hai fatto io capisco il nesso con quello che si sta dicendo qui.

      Barbara secondo me ha ragione di temere il terrorismo islamico, di temere che gli venga data cittadinanza (ma forse è pure già stato fatto, e mi riferisco pure a certe cittadinanze onorarie), ma certo sarebbe inappropriato pensare che l’immigrazione in italia abbia quell’unica fonte.

      Io so che un bambino che nasce qui, vive qui, studia qui, oggi, con la legislazione vigente, non è italiano, e questo non è giusto. Dovrebbero studiarla bene una legge sulle modalità di conferimento della cittadinanza, che non diventi una scappatoia, che non se ne possa approfittare, ma i bambini nati da genitori che già abitano qua da anni, che magari hanno anche un’attività e da anni pagano le tasse allo stato italiano, bambini che fanno nido, materna ed elementari in una scuola pubblica italiana, come è concepibile pensare che non siano italiani? E cosa sono? Come si dovrebbero sentire?

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  15. Semplicemente perché il proverbio che esemplifichi non ha nessun nesso con i nostri soggetti.
    Vediamo un po.
    Prima di giudicare – dice il proverbio. Ma qui non si tratta di giudicare. Piuttosto di subire. Come vedi, la interpretazione del proverbio varrebbe cosi.
    Dovrebbe essere stuprata lei stessa, per capire di cosa si sta parlando!

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    • @Valentino: il proverbio che cito dice esattamente la stessa cosa che dico io. Io proverbio dice che, prima di giudicare una persona, bisognerebbe vivere la sua vita e fare la sua esperienza (per poter capire). Quello che dice l’ “anatema” di cui si sta parlando qui è: “Chi giudica uno stupro una cosa poco grave dovrebbe provarlo sulla sua pelle, così poi capirebbe”: esattamente la stessa cosa, precisa precisa.

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  16. Quanno che er poste tuo te se dilata
    e tanta ggente te dice : “Nun capisco !” … 😯
    è inutile sfojà er fjore de l’ ibbisco,
    se dice chiaro : “Ho fatto ‘na toppata” ! :mrgreen:

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  17. Provo a portare un altro esempio che mi aveva colpito tantissimo. Tempo fa in questo blog si era parlato di un percorso per vedenti che simulava cosa provava costantemente un cieco. Ricordo che si disse che era stata un’esperienza sconvolgente, angosciosa in quel mentre e che il sollievo provato all’uscita era stato immenso. Rivedere la luce, riappropriarsi della vista, per chi può…chi non può, non può. Ho sentito persone che dicevano che gli ipovedenti gravi si godevano un sacco di soldi d’accompagno. Beh, come dicevo prima, provassero a vedere pur con questi percorsi, che danno non ne creano alcuno, cosa significa. Poi saprebbero e starebbero zitti. Alla fine anche per la storia dello stupro, che sappiamo benissimo essere cosa orrenda senza aver bisogno che la leghista ce lo dica, si può fare lo stesso ragionamento. Prova ad immaginare cosa prova una donna che viene brutalizza, mettiti nei suoi panni(anche se non ci riuscirai mai completamente), e poi vedi se è ancora tanto divertente. Nessuno le sta augurando veramente di venire aggredita per strada, le si chiede solo quello sforzo d’empatia. Alla fine siamo dicendo solo questo.

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    • Meno male che l’amichetta mia mi capisce. Hai ragione, quel percorso per non vedenti, una cosa del tutto pacifica e tranquilla, mirava a far fare al normovedente la stessa esperienza, per capire come si sente un non vedente. Certo non sarebbe mai stata la stessa cosa, perché terminato il percorso noi tornavamo a riveder le stelle, ma comunque sicuramente qualcosa di più abbiamo capito e sì, a chi si fissa sui soldi di invalidità e accompagno che prendono i disabili, dovrebbe essere offerta la possibilità di fare a cambio: vorrei proprio vedere cosa sceglierebbero!

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    • 😆
      Ah …. mo’ t’ arivorti la frittata tua
      @Diemme cara … ma te fai la bbua !
      Succede … se fà ‘n poste poco chjaro,
      ce sta @chi nun capisce, je aribbatti,
      cincischi, te riggiri … e te soppjatti,
      ma te se spegnje ‘n mano ‘sto bber faro ! 😯
      Ma se fà notte ! E Tu nun ammollanno
      rischi d’ annà a finì supra li specchi
      e de strjallo co’ l’ ognja scivolanno
      ggiù pe’ la tera … rovinanno i tacchi ! :mrgreen:

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  18. Carissima @Diemme, assai interessante lo sviluppo che c’è poi stato in questo tuo post, però non ho tempo di leggere tutto quanto, col rischio di saltare qualche osservazione che non lo meriterebbe.
    Ho pure capito il senso provocatorio, ed in merito a questo ti consiglierei, in qualche caso, di accertarti prima del livello di intelligenza (se possibile) della persona con la quale interloquisci, altrimenti rischia di essere un dialogo su lunghezze d’onda differenti, direi dissidio assicurato!
    Quel che potrei dire ora io in merito allo stupro, credo sia stato già ampiamente affermato, non credo di aver ulteriori parole di condanna da aggiungere!
    Un abbraccio amica mia, buon lunedì!

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  19. @Valentino: Poi…. io non so se tali soggetti sono pronti ad essere kamikaze contro un paese che non li rifiuta più una cittadinanza (quindi una radice)
    Gli autori musulmani degli attentati di Londra (55 morti e 700 feriti) erano cittadini britannici. Erano figli di immigrati e NON GLI ERA STATA NEGATA LA CITTADINANZA. Il 21% dei musulmani CON CITTADINANZA BRITANNICA intervistati in proposito, hanno dichiarato che se venissero a conoscenza di un attentato terroristico in preparazione, non gli passerebbe neanche per la testa di informarne le autorità. Non confondiamo le favole con i fatti, per favore.

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  20. POST SCRIPTUM. La leghista vive in una zona di Padova che quarant’anni fa era una favola. Poi, con l’arrivo di un numero sempre maggiore di immigrati, è diventata un inferno. In questo contesto lei ha subito un’aggressione con un tentativo di stupro, da cui si è salvata per un soffio. La sua frase resta inaccettabile, ma è inaccettabile anche rifiutarsi di capire che cosa significa vivere in un contesto di questo genere e non scoppiare di simpatia per chi a questa gentaglia vuole, oltre a tutto il resto, anche concedere la cittadinanza.

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    • @Barbara: ho ribloggato l’articolo che mi hai segnalato su “Scelti per voi”. Alla storia dei trafficanti non ci avevo pensato, ma certo che è un bel guaio!

      Io la legge per il conferimento per la cittadinanza la cambierei sì, perché ha delle indubbie falle. Per esempio, fermi restando i dieci anni previsti ora, si potrebbe sommare all’età del bambino, nato e cresciuto in Italia, gli anni pregressi di permanenza del genitore: per esempio, se dopo quattro anni che sono in Italia due immigrati hanno un figlio, dopo sei anni, in cui tutto il nucleo familiare continua a risiedere/lavorare/studiare in Italia si potrebbe riconoscere la cittadinanza a tutta la famiglia (così non ci sarebbero neanche quelle situazioni assurde paventate nell’articolo del figlio che ha diritto a restare in Italia e i genitori no).

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    • Il fatto è che la legge che lei sta cercando di promuovere prevede esattamente questo: chi nasce in Italia diventa automaticamente e immediatamente cittadino italiano. Col che, oltre ai trafficanti di pance di cui parla l’articolo, ci vanno a nozze anche tutti quegli islamici che stanno solo aspettando di diventare sufficientemente numerosi per imporre la sharia. Chi si oppone con tutte le proprio forze a questa legge non è un fascista xenofobo: è semplicemente qualcuno che vuole evitare, per quanto è ancora possibile, la catastrofe. E considerando che lei è tanto buona musulmana da esaltare la poligamia, a questo punto mi viene da chiedermi se dietro quella faccia da oca giuliva non ci sia invece un disegno preciso al servizio di qualcuno.

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    • @Barbara, il disegno semmai è di chi ce l’ha messa, e di chi non difende il nostro stato e la nostra cultura: qualcuno mi spiega perché in tutte le altre nazioni sono gli immigrati che si devono integrare e da noi è il contrario? Continuo a pensare che il problema non sia lei che porta l’acqua al suo mulino, ma noi che non lo portiamo al nostro!!!

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    • Sì, forse non l’ho detto troppo bene, ma era questo che intendevo: è stata messa lì con uno scopo preciso da chi sa esattamente che cosa vuole. Devo invece dissentire in merito alle altre nazioni: sono tutte nella stessa situazione, in Inghilterra ti processano – è già successo – se qualcuno ti sente criticare l’islam, mentre sputare sul crocefisso o pisciare su un magen David è gratis, in Francia hai le strade in cui non passi all’ora della preghiera perché sono interamente occupate dai culi per aria e la polizia non ci entra neppure, non parliamo della Svezia, in Olanda quando hanno ammazzato Theo van Gogh un pittore ha dipinto sul muro esterno del suo studio un angelo stilizzato e ci ha scritto “non uccidere”: l’imam della vicina moschea ha chiesto di cancellarlo perché era un’offesa all’islam e il sindaco ha mandato a cancellarlo; l’artista che tentava di difendere il disegno è stato trascinato via dalla polizia, una fotografa è stata allontanata… Forse c’è ancora il video su youtube. Dico forse perché continuano a toglierlo. Siamo tutti sulla stessa barca, altro che solo l’Italia!

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  21. Sono di corsa e non riesco a leggere tutti i commenti ma ho letto il primo lasciato da Barbara e concordo con lei. A me non piace la Kyenge e lo dico tranquillamente. Sono d’accordo su una facilitazione dell’acquisizione della cittadinanza da parte dei figli di immigrati che vivono stabilmente in Italia ma non appoggio lo ius soli per i motivi elencati da Barbara.
    Posso comprendere l’esternazione della leghista anche se non avrei mai detto una cosa del genere. Però siamo giunti al punto in cui se dici che la Kyenge ti sta antipatica, che non sei favorevole allo ius soli e che la leghista ha ragione sei subito additata come razzista. E’ questo, secondo me, che non va.
    Ah, giusto per chiarire, anche sulla nomina a ministro della Idem (che non sa nemmeno parlare italiano e ha la cittadinanza italiana solo per matrimonio) ho le mie riserve. Razzista due volte. 😯

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    • Andrai all’inferno. Il fatto è che quando si toccano certi totem non si perde neppure tempo a chiedersi se nel merito uno abbia ragione o torto: critichi un negro? (O, come nel mio caso, non gliela dai perché quello ti ha abbordato per strada e tu non hai l’abitudine di darla al primo che passa) Sei razzista. Capita – a me è capitato – di dire che il tale è un emerito coglione, e si dà il caso che il tale in questione sia ebreo (non lo sapevo, ma se lo avessi saputo non sarebbe cambiato niente): sei razzista. E vabbè, ce ne faremo una ragione.

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    • @Barbara: anch’io non mi faccio condizionare da queste illazioni. Pensa che l’ultima che mi accusò di razzismo era francese, una stronza megagalattica. Le feci presente che se la stava raccontando, perché io la pessima opinione di lei ce l’avevo perché era lei (una donna di oltre cinquant’anni che aspetto un bambino di dodici anni fuori dalla scuola per picchiarlo!), che se fosse stata italiana ce l’avrei avuta con lei lo stesso, se fosse stata italiana, romana, e pure correligionaria ce l’avrei avuta pure lo stesso con lei, che era un’infame a prescindere da qualsiasi sua origine e provenienza.

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    • @marisa: sappiamo bene che l’accusa di razzismo diventa spesso lo strumento, per chi è diverso, di non mettersi mai in discussione. Catalogare un eventuale attacco non diretto a noi come persone, per siamo e come agiamo, ma frutto di un pregiudizio, è una scusa buona per farsi stare bene tutto, e perseverare nella eventuale mancanza di rispetto e prevaricazione del prossimo.

      Accusare di razzismo che ci rimprovera di qualcosa, oltre ad essere profondamente ingiusto, impedisce di crescere e di assumere un comportamento socialmente più accettabile.

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  22. @Barbara. Il fatto che 21% dei cittadini britannici di religione musulmana non denuncerebbero un possibile attentato non dimostra che l’intera comunità (quindi il “resto” del 79%) non lo farebbe. Possiamo non essere d’accordo con la loro religione (come non lo sono io “in primis”), ma non facciamo il sbaglio di buttare la colpa sul loro modo di religione perché è proprio quello che la vogliano quelli che odiano la nostra società. La guerra “in atto” debba rimanere una guerra terroristica e non una religiosa.
    Ancora una cosa. E’ facile vedere la parte “sporca” del immigrazione, con tutto suo stato delinquenziale. I musulmani terroristi, i albanesi criminali, i rumeni stupratori, o i cinesi taroccanti. Ma per quanto si voglia attribuire a loro il timbro di sopra non sono questi la maggioranza. Perché carissime amiche, devo ricordarti che c’è una parte di immigrazione in questo paese che si fa un culo “cosi!” per campare. Che sia musulmano, ortodosso o buddhista. Provate ad andare in qualsiasi capannone di qualche ditta e ditemi se quei facchini sono i stessi “potenziali terroristi” o stupratori. Provate ad andare nei campi di pomodori o di qualsiasi cultura e ditemi se vedrete dei kamikaze suicida. Cercate anche nelle stalle (là, dove si raccoglie la materia prima per in famoso grana padano) per vedere se ci sono i scippatori delle vecchie o i aggressori delle donne.
    Ma no. Essi debbano essere sempre emarginati. Devono sempre pagare i crimini dei altri. Avrete mai pensato che forse per questa gente combatte la ministra Kyenge. Per questo popolo muto. Un popolo che non va in avanti a vantare la sua innocenza. E che nessuno fa delle notizie di prima ora al TG serale (cosi, come lo fanno con i stupratori o terroristi).
    @marisamoles. Io uno ho sempre combattuto per i immigranti di seconda generazione. Perché sono quel ceto sociale che non ha un’identità. Ed è la cosa più grave in assoluto. Posso capire un immigrante di prima generazione. Esso ha un identità creata nel periodo natalizio-infantile. Ed è impossibile integrarsi 100% in un altro contesto sociale. Io uno sono quel che sono pur adattandomi a quello che vivo ora. E’ inutile, i miei principi sono quelli giusti per me. Posso accettare quelli suoi (italiani), ma non li vedrò mai migliori dei miei. Questa perché ho un carattere formato già, dalla mia infanzia. Ma un potenziale mio figlio, che sia nato qui, non coglierà mai i miei principi che sono in contraddizione con la società in quale vive. Perché sarà la stessa società ad imporli. A questo punto, potrò mai considerarlo rumeno, il mio figlio? Bhe, se proprio voglio… si. Ma sarà la cosa più falsa che c’è. Magari lo porterò a vedere il mio splendido paese. Penso che lo guarderà con tanta curiosità, ma poi….. mi chiederà quando torneremmo….. a CASA. Vogliamo rifiutare questo “diritto” a questa generazione? Va bene. Avremmo anche noi delle banlieu francese.

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    • Grazie @Valentino, per questo tuo sentito e toccante intervento. Le cose stanno come dici tu ma, come avrai letto nell’intervento di Barbara, il problema del terrorismo islamico, dell’invasione e sopraffazione dell’islam in genere, esiste e non è da prendere sottogamba.

      Il 21% è tanto anche se, mi obietterai, il 79% è ancora di più. Vero tutto quello che dici, bisogna trovare un modo per tutelare i diritti – e la sicurezza – di tutti. Lo ius soli però non agevolerà la brava gente anzi, come avrai letto nell’articolo, forse sarà uno strumento in più di abuso sui migranti da parte dei trafficanti di esseri umani.

      Nascere più o meno casualmente in Italia non può bastare per esserne cittadini, magare nascerci e starci un solo giorno nella vita, perché questo stabilirebbe lo ius soli, con conseguenze che potrebbero essere drammatiche. Chiaro che un tuo figlio, nato e cresciuto qui, avrebbe diritto di essere italiano, magari prima dei dieci anni. Bisognerà trovare il modo di gestire questo problema, magari con una “cittadinanza temporanea” nel caso di figli di residenti che decada in caso di espatrio e si consolidi invece, come adesso, dopo dieci anni o altro congruo periodo da stabilire.

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  23. E vogliamo parlare di tutte quelle ragazze musulmane che, essendo nate qui, condividevano la cultura, i sogni, gli ideali delle loro coetanee di qui, e che per questo motivo sono finite ammazzate, magari sgozzate come capretti e sepolte nel giardino di casa? I terroristi sono minoranza? Vero, ma ne bastano 5 per fare tremila morti in una botta sola.

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  24. Non mi va di difendere una cultura ed una religione che non conosco (e non condivido) @Barbara. Per ciò mi resumo al silenzio. Quel che resta pero intestardito nella mia mente è il concetto che la ministra Kyenge non lotta per quella gente al quale fai riferimento. Ma per gli bambini, quelli dei tanti popoli che hanno lasciato le loro case, e sono venuti qui, in questo paese per vivere decentemente. Ancora s’è possibile.
    Se poi, tu decidi soltanto di puntare il dito, e di accusare di azioni sommersi-ve…. la tua scelta. Ma non è questa la soluzione. Io credo che a tali persone si debba far vedere che sbagliano. Ma senza essere violenti. Le figlie dei musulmani che tu fai riferimento è (addirittura) il miglior esempio che le seconde generazioni cambiano inesorabilmente. E che non sono più disposte a delle regole che (loro stesso) li considerano ingiuste. Dobbiamo starli vicini accordandoli il nostro supporto. Farli vedere che siamo noi “i giusti”. E che siamo pronti ad accogliergli se lo desiderano.

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    • @Valentino: non posso che darti ragione per quello che riguarda la tua parte, il tuo punto di vista, la gente come te, come non posso non dare ragione a Barbara per quello che sostiene lei che, allo stato, è pure un dato di fatto.

      Ma quali che siano le intenzioni della Kyenge, e io sono certa che siano quelle che tu sostieni, gli effetti sarebbero invece quelli paventati da Barbara e in quell’articolo che lei ci ha segnalato e io ho rebloggato.

      Al di là delle buone intenzioni, bisogna che la nostra ministra ponderi bene le conseguenze sul nostro Paese della legge che vuole proporre.

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    • Il film ha un blocco, non mi va di registrarmi, cercherò comunque di procurarmelo. Comunque di film sull’emigrazione ne ho visti, hai presente ad esempio “Welcome”? E’ tragico quello che tanti stranieri passano per arrivare qua, ma è una questione che va regolamentata, per noi e per voi.

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  25. Devi scendere sotto server 3 (dove fa vedere l’immagine di un morto e sopra a destra scrive “kimple”). Clicca su play e poi ingrandisci la finestra come su youtube. Il film partirà senza problemi.

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    • @Barbara: avevo notato anch’io questa “sbavatura”, e grazie a te per averla sottolineata.

      Non esiste odio TRA ebrei e palestinesi, sono solo i palestinesi a odiare gli ebrei, i quali vorrebbero solo vivere in pace. Gli israeliani, costretti a difendere la propria vita e quella dei propri cari e del proprio popolo, non possono altro che farlo.

      Gli altri ebrei nel resto del mondo invece non possono neanche difendersi, ogni tanto subiscono un attentato, principalmente alle sinagoghe, ma abbiamo visto il terrorismo palestinese colpire anche atleti israeliani alle Olimpiadi.

      Ah, dimenticavo: per gli attentati alle sinagoghe i signori palestinesi preferiscono le feste dei bambini, così il bottino è più grosso, ma non disdegnano neanche le discoteche: anche lì sono piuttosto giovani le vittime, ma…

      basta, non ce la faccio neanche a scriverlo.

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    • @Valentino: per quanto riguarda l’odio “TRA” ebrei e palestinesi, guardati la fine di questo film, dal minuto 2:45:16 in poi.

      Una mezz’oretta interessante, tanto per rendersi conto di come andarono le cose (e stanno ancora andando).

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    • @Marisa: letto 😦

      Sempre più forte la voglia di emigrare, è un paese che decisamente non mi rappresenta (e a paese non ce l’ho fatta proprio a mettere la maiuscola… ).

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