C’entro e non centro, centro e non c’entro…

Errori
A me non piace scrivere questi articoli da maestrina con la penna rossa. Potrei essere diplomatica e non farmi malvolere e, soprattutto, chi è senza peccato scagli la prima pietra, e io so benissimo che senza peccato non sono.

Però.

Però.

Ho appena risposto a Monique su un suo post, sono contro la scuola che sforna ignoranti, tra le altre cose privando di qualsiasi valore il titolo di studio e rendendo vani pure i sacrifici e l’impegno di chi ha studiato sul serio.

Insomma, una blogger, laureata (o Signùr, avevo scritto “l’aureata”!  😯 ), mi chiese una volta se centro si scrivesse con l’apostrofo o senza.

Allora, se vai a fare una passeggiata in centro (sostantivo), chiaramente è senza apostrofo.

Se io, in un discorso, centro il problema (voce del verbo centrare, fare centro), l’apostrofo non ci va.

Ma se io, nel seggiolino troppo piccolo dell’aereo, non c’entro, dal verbo entrare, entrarci, certo che ci va l’apostrofo! Sarebbe ‘ci entro’, entro lì, l’apostrofo è al posto della i omessa!

Rispose la blogger: “Sì, ma qual è più giusto?”  😯

Leggo spesso “mettere apposto”, ma “apposto” è participio passato del verbo apporre, io ho apposto una firma, ma ho messo a posto, al loro posto, i panni stirati, i giocattoli dei bambini, etc. etc.

Menzione a parte per “infondo”, e sapete perché menzione a parte? Perché l’ho visto scrivere tutto attaccato a persone tutt’altro che impreparate, una in particolare che scriveva divinamente, e un’altra, strameritatamente laureata in materie umanistiche e autrice di saggi eccellenti, e quindi la cosa mi ha particolarmente stupito.

Insomma, “infondo” è voce del verbo infondere, io infondo coraggio ma, in fondo, ho più paura io della persona che sto tentando di incoraggiare.

Per ora non mi viene in mente nient’altro (a parte tutto l’arredo e corredo intarZiato di una blogger di mia conoscenza), e a voi? Vi è capitato di leggere qualcosa che v’ha fatto saltare sulla sedia?

PS: ho letto e riletto, spero di non averne fatti io di errori…

emoticon-dubbioso

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114 thoughts on “C’entro e non centro, centro e non c’entro…

  1. Direi efficace e comprensibile la lezioncina, anche se, personalmente e presuntuosamente, credo che nemmeno mi sfiorino certi dubbi, anzi, se in una frase qualcosa non è corretto, per me è come sentire una nota stonata e questo è un beneficio che deriva dal leggere molto!
    Collegandomi al tuo discorso, ricordo un ex collega, che, nonostante fosse persona piuttosto grezza, voleva parlare forbito, giusto per meritarsi il titolo di geometra che gli affibbiavano, anche un pò canzonatoriamente, sebbene a scuola si fosse fermato ben prima, per mostrare il suo zelo diceva di aver pulito anche gli intersticoli dei termosifoni. Un altro collega le aveva annotate queste perle, ma io ora non ne ricordo altre, anche perché di anni ne sono passati ormai parecchi.
    Comunque di persone che bisticciano soprattutto con i verbi ce ne sono parecchie, anche in televisione, magari pure con toni saccenti, e non basta l’imbastardimento della lingua per giustificare tutto ciò.
    Dimmi solo se tu dici, ad esempio per comunicare di fare una cosa: “la prossima settimana” o “settimana prossima”, che questa seconda è un maniera che sento così diffusa, che mi è venuto il dubbio di usare una forma superata, utilizzando io da sempre la prima versione.
    Un abbraccio forte, ciao carissima amica!

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    • @Sergio: “settimana prossima” mi suona proprio male, ma che ne dici dell’ormai diffusissimo “a ‘na certa”, “s’è fatta ‘na certa”, dove a essere omesso non è un articolo, ma proprio il sostantivo?

      E poi, mi sono dimenticata una cosa: “infondo” e “in fondo”: rispondo ad ili6 e poi passo ad aggiornare il post.

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  2. In un tuo precedente post ho scritto sugli errori più diffusi che si leggono nel reale, e quindi nel web (qual è con apostrofo, i vari va- fa- do- con accento e parecchie altre “perle” , h e accento compresi) e magari, a furia di scrivere così, si cambieranno le regole grammaticali. Un po’ (con apostrofo da elisione) come sta accadendo all’uso del congiuntivo che la gente ha deciso di mandare in pensione perchè troppo “arcaico”..
    Beh, la lingua italiana è lingua viva e…il popolo è sovrano! 🙂
    L’unica cosa che mi permetterei di suggerire è il metterci d’accordo (verbo accordare) e così io, maestrina dalla penna rossa, avrò meno lavoro da svolgere. 😉

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    • @ili6: la lingua è una cosa viva, ed è bene che lo sia, ma l’impoverimento della stessa e il massacro della grammatica non sono segni di vitalità.

      La lingua poi rispecchia la cultura, l’epoca, ed è ovvio che sia in evoluzione continua, ma ridurre il proprio vocabolario a quattro termini scritti pure in modo sgrammaticato – che se uno parla un’altra lingua non può cercarne neanche il significato sul dizionario per cercare di raccappezzarcisi – non è evoluzione, è scempio.

      Poi, quando per esempio leggo dei moduli, delle istruzioni magari per la compilazione di documenti ufficiali o semplici istruzioni d’uso di qualcosa, e non ci si capisce niente per il modo indegno in cui sono scritti, non ti dico la rabbia che mi prende: la gente che non sa esprimere un pensiero in maniera comprensibile non dovrebbe andare in giro a fare danni.

      Per quanto riguarda le acca però… ahimé, abbiamo più volte riscontrato, anche con altri e altre blogger preparatissimi, che quando si scrive di corsa vanno dove vogliono (e a me è capitato di saltare sulla sedia anche rileggendo i miei di scritti! 😦 ).

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    • oh, ma il vocabolario si arricchisce! Termini stranieri e tecnologici, le famigerate K e le sigle che solo San Google sa risolverti (IMHO…ad esempio), termini di “strada” entrati prepotentemente nel linguaggio comune (paninaro : colui che trascorre le serate seduto sul muretto a mangiare un panino…sul vocabolario non esiste ma nel parlato sì (ah, ecco…sì affermazione (correttamente accentato) e tanto altro. E se stai a contatto coi giovani devi anche stare dietro a tali “evoluzioni”.
      Santa pazienza!

      Ultima nota: le volgarità. Pare che se condisci il tuo parlato, uno scritto, un libro con alcune (parecchie) volgarità sei più “cool “. E di esempi nell’editoria odierna ne abbiamo tantissimi.
      Con le volgarità non mi abituerò mai, mi spiace.
      ciao,
      marirò (che con la tastiera non ama usare le maiuscole)

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    • @ili6: ecco, la volgarità. Troppa gente sostituisce i termini mancanti con parolacce, e se i vocaboli non mancano le parolacce nel discorso ce le inseriscono lo stesso come normale intercalare.

      Per le altre voci, popolari, è giusto che il dizionario le riporti, indicandole però come tali.

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  3. Brava @Diemme !!! 😀
    E non temere di apparire una specie di @Maestrona dalla penna rossa : agire, scrivere, riprendere col sorriso non ironico ma rispettoso delle cadute altrui, esser consapevoli che tutti possiamo sbagliare un accento o un congiuntivo, ma che siamo mooolto pochi poi ad andarci a documentare sulle dizioni corrette e quindi a sforzarci di non errare più …. è opera meritoria, è trasmettere virtù e voglia di non piegarsi ai barbarismi e ai luoghi comuni dei cialtroni linguistici, ed è infine onorare la memoria di quel grande Italiano che fu il @Manzoni e rispettare la nostra, ancorchè difficile e complessa, Lingua Italiana !!!
    So per certo che, chi per tutta la vita ha cercato di parlare e scrivere correttamente non ne ha poi avuto un gran danno !!!

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    • @Bruno: ecco, una cosa bisogna riconoscermi: io farò anche i miei errori, ma mi metto in discussione continuamente. A casa mia, prima dell’avvento di internet e la possibilità di verifiche on-line, avevo sempre lo Zingarelli a portata di mano, e oggi pure la consultazione di “come si scrive”, in caso di – frequentissimi – dubbi, è continua.

      Per gli accenti poi non ti dico, e meno male che non c’è più il problema della divisione in sillabe!

      Voglio pure usare i barbarismi e le espressioni dialettali, ma per libera scelta e ben conscia che siano tali.

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    • @Marisa: letto, bella pagina e bella iniziativa, davvero meritoria!

      Ho visto che hai parlato anche degli accenti, e pure quello è un altro tristo capitolo… per esempio leggere perchè, con la e aperta, mi sembra di sentire una persona che parla un dialetto, o comunque in modo sguaiato, con la bocca spalancata. Sono convinta che la maggior parte delle persone legga comunque “perché”, indipendentemente da come è scritto, e lo stesso dicasi per la terza persona del verbo essere quando, al contrario, scrivono “é”, – e stretta – anziché “è”, però posso assicurare che, a chi ha un po’ di dimestichezza con gli accenti, fa effetto eccome!

      Torna presto, ti aspettiamo! 😀

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  4. Saltare sulla sedia è poco, altrochè se ne leggo di “orrori” grammaticali!! La cosa più sconcertante è che neppure se ne vergognano della loro ignoranza! E questo mi fa molto pensare riguardo la futura società di adulti che avremo e che, direttamente o indirettamente, tutti stiamo contribuendo a costruire…

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  5. Sì.
    I miei “orrori” grammaticali! 😆
    Ma, ad essere onesta, con altri, no. Qualche dimenticanza, errore di distrazione ma non mi pare… Considerato anche Facebook una mia ex compagna di scuola scrive con il vecchio metodo sms, esempio: “m manki tntsm!!” e abbiamo 28 anni. Ma sono abitudini che si perdono o prendono con il tempo, non vera ignoranza: semplicemente non le interessa scrivere correttamente (e non è laureata).

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    • @Karina: quando uno la lingua la conosce ci può, per qualche motivo, anche giocare, ma la deve conoscere: è la stessa differenza che passa tra l’eccellente pittore che sceglie uno stile astratto, futurista o altro, e l’imbrattatele che getta i colori a casaccio sulla tela pretendendo che siano capolavori.

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    • @Karina: scusa, è partito il commento senza che io avessi terminato il mio pensiero.

      “non le interessa scrivere correttamente” mi sembra una cosa ancora più grave dell’ignoranza, un atteggiamento davvero arrogante da parte di chi lo adotta: è come se io avessi a casa l’acqua ma non m’importasse di lavarmi, ancora più grave di chi, poveretto, non si lava perché non ne ha la possibilità.

      Le sviste, gli errori di distrazione, sono tutt’altra cosa: errare è umano!

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  6. Appena terminata la scuola superiore, ho lavorato per un anno in un negozio, mi occupavo di battitura testi. Non ti dico quante – ma tante! – tesi di laurea che ho corretto, mentre le trascrivevo al computer. Correggevo congiuntivi, accenti, apostrofi, organizzavo virgole. E i laureandi, che controllavano la tesi da me riprodotta al computer, neanche se ne accorgevano……………

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    • @Bia: e parliamo di tesi di laurea, sconvolgente! Neanche se ne accorgevano…

      Se magari avevano scritto “gnente” e tu correggevi in “niente”, non se ne accorgevano, o magari cancellavano la tua correzione e ripristinavano il termine precedente :cry;

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    • No l’ignoranza era tale, che proprio non si accorgevano. Non correggevano, anzi magari si vantavano di quanto era scritta bene la loro tesi!! E non modificavo parole, ma intere frasi! Ormai ero arrivata al punto di cercare di interpretare un concetto, e riscriverlo appieno. E ti dirò, quando è stato il mio momento, la mia tesi di laurea è stata premiata con il massimo dei voti 🙂

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    • E infatti, la categoria peggiore sono quelli talmente ignoranti, ma talmente ignoranti, da non essere in grado neanche di capire quanto sono ignoranti!

      Bravissima per la tua di tesi!

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    • Esattamente… l’ignoranza dell’essere ignoranti è quanto di peggio possa esserci!!! Sai com’è il detto… la persona che impara, più impara e più ignora. Sacrosanta verità!!! Più studi ed impari, più ti rendi conto di non conoscere nulla… ed è ciò che più amo nell’imparare 🙂

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    • @Bia: invece da parte mia è la cosa che più detesto: studiare, studiare, e sentirti sempre più ignorante, studiare e capire l’immensità delle cose che non sai.

      Com’è quella storia mi pare di uno scienziato che chiese a un sempliciotto “Scommetto che ti piacerebbe sapere tutto quello che so io” e quello, pronto “Preferirei sapere tutto quello che non sa” (alla faccia del sempliciotto!)

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  7. vediamo, intanto mi vengono in mente queste altre perle lette in giro: daccordo per d’accordo, c’è al posto di ce…
    Devo dire che ogni tanto capita anche di fare errori di battitura proprio in mezzo a quelle parole che li trasformano in errori grammaticali! Più spesso, invece, sono vittima della fretta: raramente riesco a rileggere post o commenti, e mi è successo più di una volta di cancellare qualche parola per aggiustare un concetto, senza preoccuparmi di quel che avevo scritto prima… la consecutio e i congiuntivi ne soffrono parecchio!

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    • @goldie: hai ragione, c’è anche chi scrive “daccordo” tutto attaccato anziché d’accordo, ma il “c’è” al posto di “ce” è davvero orribile, ed è vero, oramai si vede spessissimo!

      Insomma, a leggere “c’è ne sono parecchi”, altro che salto sulla sedia!

      Però, se io dovessi scrivere che nell’espressione precedente c’è un errore… 😉

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  8. @Diemme: aggiungendo che proprio poco fa quella mia compagna ha scritto “mi manchi tanto” così come l’ho appena riportato io, be’ quella che dici tu è presunzione. E del tipo più brutto, per giunta! 😯

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  9. Tempo fa, un tizio mi scrisse di essere particolarmente ispirato perché aveva scoperto di avere “l’avena” poetica. Fai tu…
    Tutti possono sbagliare, non penso sia una questione di matita rossa o matita blu; ritengo, però, che le attuali forme di comunicazione tendano ad appiattire il linguaggio verso il basso.
    Se ci fai caso, uno degli errori più diffusi è la sempre più frequente declinazione gli avverbi (“spessissimo”, “ci vediamo alle sette e mezza” ecc…) che, per loro natura, sono indeclinabili. La lingua, di certo, si evolve; poi, se questa sia un’evoluzione piuttosto che un’involuzione, sinceramente non sta a me dirlo.

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    • @Incostante Mente: sai che ti dico? Considerando tutti i parolai che ho incrociato nella mia vita, che mi hanno riempito di serenate e poesie ma mai portato il pane a casa, forse incontrare uno che abbia l’avena poetica piuttosto che la vena potrebbe non essere un cattivo affare! 😆

      Anche per la declinazione degli avverbi, io la mezz’ora la indico sempre con “e mezzo eppure, anche su testi accreditati di grammatica, ho trovato indicato “e mezza: fin qui, che è evoluzione ci potremmo pure stare.

      Comunque, a proposito di declinazioni e affini, tra l’attimino e gli augurissimi stiamo messi proprio male! 😯

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    • Ma tu hai mai provato il brivido di stare “abbastanza”?

      Pensa se te lo dice un medico che stai abbastanza, e guardando le analisi stabilisce che hai anche abbastanza, e che insomma… daienu!

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    • @IncostanteMente: ma io mentre digito guardo!!! 😯

      PS: oops, a te non l’avevo dato il benvenuto? Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa: benvenuto a bordo! 😀

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  10. Io gli errori li faccio ma devo ammettere che quando me li si fa notare cerco di starci più attenta. Gli accenti li detesto, credo non me ne abbiano insegnato nemmeno uno e infatti… Quando leggo cerco di stare attenta sia ai concetti che al modo in cui vengono espressi, il guaio è che ho sempre meno tempo per leggere. Ben vengano le correzioni che servono a farti migliorare, serve solo un po’ d’umiltà. Eppure ci sono pure quelli che necessitano di un’anima buona che corregga la bella copia che è già davanti agli occhi di tutti, e quando si fa notare loro gli errori, e non di digitazione, non ringraziano nemmeno… ma quanto si divertono a dare agli altri dell’ignorante…

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    • @Luisa: mi dispiace che non ti abbiano insegnato gli accenti, io credo che chi li conosce non possa che amarli, ma in effetti anche molti insegnanti li ignorano. Quando andai all’università, classe di latino, constatai che ero praticamente l’unica a conoscere la metrica: voglio dire, filologia classica, gente presumibilmente proveniente tutta o quasi dal liceo classico, e non avevano la minima cognizione di accenti acuti e gravi, tonici o fonici, dittonghi e iati.

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  11. Ihihih… il tuo post è intelligente e acuto…
    La scuola ne sforna di ignoranti, eccome……..Poi l’intelligenza cmq è un’altra cosa…..quella la scuola non la può insegnare…
    Bacioni cara e se ti va passa nel mio ultimo post!
    Ciaoooooooooooo
    Luna

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    • @Luna: il guaio è che questi ignoranti sfornati dalle scuole spesso vanno pure a insegnare, e allora, chi ci salverà?

      Mi raccontano che, alle scuole elementari, una bambina aveva scritto “legge” e l’insegnante l’aveva corretto inserendoci una “i” secondo lei mancante: risultato “leggie”.

      Una volta mi capitò in classe di parlare dei Patti Lateranensi, e dissi che erano stati firmati l’11 febbraio 1929. L’insegnante mi corresse e mi disse che mi sbagliavo e che erano stati firmati nel 1935, e tutta la classe si fece i suoi bei risolini, tutti felici del fatto che io avessi sbagliato: chissà se l’avranno mai saputo che la versione corretta era la mia…

      Sì, l’intelligenza è un’altra cosa, cioè, secondo me solo chi è intelligente riesce (dovrebbe riuscire) a raggiungere certi livelli di studi, ma non è detto il contrario: certe persone di cultura modesta hanno intelligenza e capacità ben superiori a barba di laureati, direi che questo oramai è un fatto notorio.

      Se parliamo di umanità poi, il discorso è ancora diverso: non dimentichiamoci le guerre che hanno visto medici criminali e gente di ben più modesta cultura salvare vite umane mettendo a repentaglio la propria, in atti di incommensurabile eroismo.

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  12. Eccezzionale: da un diplomato; o dormito: da un laureato; hanno (inteso come anno 2013): da una diplomata…insomma queste sono le più stupide; ma non dimentichiamo che circa due anni fa è stato invalidato un concorso perchè i laureati ne avevano scritte delle belle!

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    • @Fulvia: ho conosciuto negozianti che, dovendo mettere un cartello per pubblicizzare un’offerta, ignorando se eccezionale si scrivesse con una z o due, hanno optato per tre, “eccezZzionale”, affinché sembrasse fatto apposta (soluzione creativa).

      Per le h, dolente nota: abbiamo sperimentato che anche chi ne conosce perfettamente l’uso cade sulla buccia di banana della scrittura veloce. Io mi sono ritrovata ad aver scritto orrori come “ha volte” “hanni” e “o mangiato”, ma anche altri blogger mi hanno confermato – e spesso vedo coi miei occhi – che le acca vanno dove vogliono. Ultimamente vedo spesso “hai” nel senso di preposizione articolata a+i, e per quanto orribile, posso immaginare che l’acca si sia scritta da sé…

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  13. Ormai nei blog si legge di tutto, se mi capitasse di leggere un articolo scritto da qualcuno “bravo” e capace e, incappo in un errore come “infondo”, penso sempre ad una distrazione (sperandola come tale) e se così non fosse sogghigno ed esclamo davanti al monitor <>.
    Quello che mi fa saltare invece sulla sedia, è quando trovo dei terribili e basilari errori grammaticali che si leggono nei libri stampati; autori emergenti e, (brivido lungo la schiena) autori noti!

    PS: anche io leggo e rileggo i post che scrivo e ogni tanto come un’anguilla l’errore mi scappa.

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    • Ciao Fatina, benvenuta!

      Beh, io posso pensare a un errore – e ci sta tutto – se lo vedo una volta: quante altre parole rimangono attaccate? Capita.

      Se però l’errore è sistematico evidentemente la persona ritiene che si scriva così.

      Per quanto riguarda gli errori sui libri, quelli sono spesso non dell’autore, ma del tipografo (tipografo? Esiste ancora il tipografo??). Insomma, comunque sia, prima di darlo alla stampa il libro, nelle case editrici serie, viene fatto correggere per tre volte, generalmente da persone diverse. Tre volte sono quelle che mediamente occorrono per togliere il 99,99% degli errori.

      Se l’editore è disponibile a pagare per tre volte il correttore di bozze.
      Se il correttore di bozze è bravo.

      Poi però capita che l’editore, per fare presto, per risparmiare o per entrambe le cose, non lo faccia revisionare tre volte. Capita che il sedicente correttore di bozze sia uno degli analfabeti di cui sopra, che escono dalla scuola, fosse pure l’università, ancora non in grado di leggere e scrivere senza errori.

      Oramai gli errori si trovano in luoghi che un tempo erano sacri: tra un po’, se continua così, li avremo pure sul dizionario.

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  14. Credo che cercare nei limiti del possibile di evitare errori grossolani sia una forma di rispetto verso gli altri. Anch’io leggo e rileggo tutto quello che scrivo, anche la lista della spesa, perché credo anche nella perseveranza. Inoltro odio nella maniera più assoluta tutte le abbreviazioni (tipo pke). Brava. Ci voleva.

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    • Sì, hai ragione, si tratta di rispetto verso gli altri. Grazie per il brava, e io che pensavo che avrei attirato tuoni e fulmini, visto che le maestrine non piacciono a nessuno!

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  15. Ahaha, bellissimo post… Dunque, stamattina ho ricevuto in ufficio un documento da parte di un avvocato, che dichiarava nero su bianco “riguardo hai disagi..ecc…”, e lo sconforto è giunto improvvisamente!!
    Ciao Diemme!!!

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  16. Mamma mia che paura 😉 ho letto il post e tutti i commenti ed ora mi accingo a scrivere il mio (di commento intendo), ma lo rileggerò attentamente, altrimenti chissà che voto mi verrà dato 😄
    Scherzi a parte gli errori che mi fanno inorridire sono soprattutto quelli, più che frequenti e che leggo quotidianamente in modo particolare su facebook, fatti con il presente del verbo avere: ho al posto di o e viceversa, insomma per capirci, la mancanza della h quando deve esserci o della sua presenza quando invece non dovrebbe proprio starci! Gli accenti sbagliati non mi fanno così effetto.
    In ogni caso di errori prima o poi ne facciamo tutti, o per sbadataggine o per ignoranza ….. nessuno è perfetto, almeno io non lo sono, quando rileggo i miei post qualche errore lo trovo sempre oppure mi viene un dubbio sulla coniugazione di qualche verbo, a voi non succede mai?
    Ciao Diemme, ti auguro una buona serata con un 😘
    Marta

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    • I dubbi mi vengono sempre, soprattutto coi congiuntivi, che prima usavo spontaneamente, senza doverci pensare, adesso invece ci devo pensare perché non mi “suonano” più, e non mi suonano più perché non li usa più nessuno!

      Su questo San Google non aiuta, può dirti come si scrive un termine, ma non può certo dirti se un certo verbo che usi nella tua frase va (vada?) al congiuntivo o no.

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  17. @Diemme: ho letto solo la prima parte del discorso, (il secondo commento no) e mi sono concentrata sul particolare del pittore che credo sia presunzione ma hai ragione nel dire che quindi è arroganza, perché lo è, c’è poco da dire. Per la mia compagna di scuola, be’: ho fatto l’esempio giusto con la frase sbagliata perché l’ha scritta senza il vocabolario degli sms (proprio oggi: puntuale come un orologio svizzero) quindi… non lo so. E’ ancora peggio… ripeto, non lo so. Se non si crede che una determinata cosa serva la si abbandona fosse pure la lingua italiana. Esempio stupido: mia madre è una vita che non scrive più in corsivo, perché non crede che le serve. Si scrive corretto e no, non è la stessa cosa. Però non starei a dire: ancora peggio, solo perché involontariamente si accantona ciò che non riteniamo necessario. Scrivere e scrivere bene lo è. Ma ognuno di noi deve avere una motivazione per tutto. E credo sia quella la molla necessaria. Almeno io la penso così. Certo se si vuole scrivere in pubblico il discorso cambia, ma tante volte preferisco sorvolare. Se non è un blog o un sito web (nel quale caso è importantissimo invece) passi.
    (Non mi arrivano le tue notifiche… 😕 )

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  18. Il Cheeksgiving mi piace, bisogna solo trovargli una data, a meno che non sia una festa mobile e si fa festa quando ci va e come ci va, naturalmente 😉
    Gli accenti li posso pure imparare e vorrei impararli graficamente, ma di certo non mi si può chiedere di usarli nel parlato, troppo difficile. Quando parlo con Diemme ci faccio caso che pronuncia bene e cambia gli accenti. Le prime volte mi sono chiesta perché parlasse così (beata ignoranza). Do per scontato che da Roma in giù le vocali siano aperte, più su di Roma chiuse… E quando trovo le parole accentate per me che ci sia l’uno oppure l’altro accento non fa alcuna differenza 😥 Per capirci, pésca e pèsca per me hanno lo stesso suono, ma se ne può mordere solo una 🙄
    Barbara, guarda che potrei pure approfittare della tua gentile offerta 🙂
    Concludo con un detto popolare che vuole che la vecchia soffrisse non per la sua morte imminente quanto piuttosto per la consapevolezza d’aver ancora tanto da imparare.

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    • No, si festeggia come l’onomastico, cioè tu metti che uno si chiama Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria di Savoia, padre di mister sottaceto, ecco, ogni volta che ricorre uno di quei santi lui fa festa (lui fa festa anche gli altri giorni veramente, ma questa è un’altra storia), ecco, ogni volta che noi generosamente porgiamo l’altra guancia si fa festa, capisci? Quanto agli accenti non è proprio così. Perché al nord noi diciamo diéci, chiésa, béne, sarébbe invece che dièci, chièsa, bène, sarèbbe, però diciamo trèdici e quattòrdici invece che trédici e quattórdici. Tutti giusti li dicono solo in Toscana. Però solo in alcuni casi cambia il significato, come in corrésse e corrèsse, lésse e lèsse. Per quelli scritti, se vuoi, mandami una mail e ti do tutte le lezioni che vuoi.
      Se poi vuoi darti una rinfrescatina alla memoria sul personaggio di cui sopra, vai qui http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/2006/06/18/ultime_di_cronaca.html (da leggere, come sempre, i commenti).

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  19. Domandina cattiva alla maestrina … E questa volta la domanda è “adeguata”. Quale è la forma esatta?
    A) un avvocato
    B) un’avvocato

    Pensi bene sig.rs maestra…

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    • A. Senza apostrofo.

      Questa sarebbe una domanda difficile?

      Al femminile, un’avvocata. Con l’apostrofo.

      Avvocata, non avvocatessa, tiè! 😛

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    • PS: anche per l’articolo “un” davanti al sostantivo maschile che inizia per vocale, anche a chi sa benissimo che l’apostrofo NON ci va, quello ci si infila da solo.

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  20. E perchè mai, poverino, l’ articolo indeterminativo “un”, o quelle determinativo “il-lo” , non ci andrebbero davanti ad un sostantivo maschile che inizi per vocale ?!? 😯
    Ad esempio, esamina questa frase :
    “Dammi UN uomo” ( e cioè un qualsiasi uomo, che sia veramente tale e a portata di mano ) e con esso allieterò la mia casa” !
    Come vedi, l’ articolo UN ci va …. Se invece Tu dicessi ( o scrivessi ) “Dammi uomo” .. “uomo” potrebbe sembrare a prima vista un vocativo, come se fosse “Dammi o uomo” !
    Analogamente, diremo :
    “Dammi l’ uovo ( e cioè quell’ uovo là … ), e ti farò la frittata” ! Ovviamente qui, per evitare la cacofonìa “lo uovo”, elidiamo la “o” dell’ articolo “lo” !
    In entrambi i casi, quindi, l’ articolo “un” o “lo” davanti a sostantivo maschile ( o neutro ) CI VA !
    O no ?
    EVVIVA L’ ACCADEMIA DELLA CRUSCA !!! 😀

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    • Ma che stai dicendo? E’ l’apostrofo che non ci va, non l’articolo!

      Cavaliere, ma che ti è preso questi giorni? Non ti si riconosce! 😯

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  21. In fondo può essere scritto in entrambi i modi, o separatamente “in fondo” o tutto insieme “infondo”. Così come anche soprattutto che può essere scritto con quattro , “soprattutto”, o solo con tre, “sopratutto”. In alcuni casi l’italiano ammette una doppia grafia! 🙂

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    • Per il soprattutto è vero, ma “in fondo” nel senso di “tutto sommato”, “alla fin fine”, che possa essere scritto tutto attaccato non mi risulta (cfr qui e qui 😉 ).

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    • Penso che se la stessero raccontando. Io, proprio perché l’ha scritto gente autorevole e siccome mi metto sempre in dubbio, sono andata a spulciare ovunque e, finora, non l’ho trovato.

      Certo che il termine esiste, peccato che significhi un’altra cosa (comunque, continuerò a cercare: se le cose stessero come dici tu, almeno mi spiegherei il perché quelle dotte donne lo usassero!)

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    • Ho continuato a cercare, per ora sembra che sia proprio come dico io, infondo è solo voce del verbo infondere. v. anche qui, c’è una pagina di dizionario scansionata, “infondo” non è proprio previsto come alternativa a “in fondo”.

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    • Senti, se stai a sentire quello che la gente dice per farsi star bene tutto e coprire la propria incompetenza, dovremmo rivoluzionare il dizionario, e non solo. Una persona insisteva per far passare per corretto il “saver foire”, e un’altra non te la posso dire perché il nemico, forse, è in ascolto… 😉

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  22. Mi spiace non riuscire a leggere i commenti perché so che mi farei quattro risate di gusto. Vi dico solo che in un tema svolto da un’allieva di seconda liceo, verso la fine degli anni Novanta, ho letto: “siamo alle sogliole del 2000”. 😥

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    • @Marisa: magari era una svista… io sono inorridita da quello che vedo quando vado a rileggere i miei post e i miei commenti, e quindi continuo a pensare anche per gli altri che certi svarioni siano lapsus, ma quando un “pezzo grosso” (di quelli che ti chiedi sempre come siano arrivati ad accupare quella posizione e a fare tutti quei soldi e poi, toccata con mano l'”elasticità” morale, lo capisci) ha continuato a vantarsi di tutte le sue branchIe di specializzazione, neanche con la più buona volontà si poteva pensare a un lapsus: davvero, ha elencato tutte le branchIe dell’oceano, una ad auna 😆

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    • Ti consiglio una lettura: “Piuttosto che. Le cose da non dire gli errori da non fare” di Valeria Della Valle e Giuseppe Patota (edizioni Sperling & Kupfer). Dovevo scriverne un post ma il tempo è tiranno …

      Buona giornata. Io riparto ….

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    • L’altro giorno mi faceva presente che le sembra di non sapere niente, non ricorda niente e io, giusto per consolarla, le ho detto: “E vedrai quando sarai là, neanche come ti chiami ti sembrerà di sapere più! A proposito, portati i documenti… 🙂 “.

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  23. Ne approfitto per levarmi un dubbio: si scrive “ed ho” oppure “e ho”?
    Io lo scrivo nel primo modo perchè, foneticamente, ho la sensazione di avere una vocale dopo “ed”.
    Però mi hanno fatto presente che, essendo l’acca una consonante, è il secondo modo ad essere corretto.

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  24. Consonante o no, l’acca è muta, e qui si sta parlando di eufonia, tant’è vero che la d si chiama eufonica. A naso, senza andare a verificare, ti direi che dipende dalla parola precedente, ovvero da come finisce. Ora, siccome per lo più le parole italiane finiscono con una vocale, avremmo – dal punto di vista fonetico, poiché l’acca è muta – tre vocali una di seguito all’altra, per cui è consigliabile l’uso della ‘d’.

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