Leggendo DM #1

donnamoderna

Che in questo caso sta per Donna Moderna, la nota rivista, e solo oggi ho realizzato che abbiamo lo stesso acronimo (sarà un caso?  😉  ).

Commento a caso qua e là le notizie che mi hanno più colpito.

1)

Cominciamo con alcune delle frasi inviate da mamme in risposta alla domanda “Quali sono le tue sfide di mamma?“.Alcune sono le solite pretese di essere Wonder Woman, ma alcune mi hanno fatto pensare. Per esempio, questa mi ha fatto venire i complessi:

Lavorare 8 ore in ufficio, arrivare a casa alle 20 e avere sempre il piacere di ridere e giocare con lui (lei nel mio caso, ndr).

Ma io sono sempre stata stanca da non tenermi in piedi, povera figlia mia che invano mi ha chiesto di raccontarle una favola la sera, fino a stancarsi e rinunciare!  😥

Mi ha fatto invece sorridere questa, simpatica parafrasi della più nota massima su leone e gazzella:

Ogni giorno, nel mondo, una mamma si sveglia. Sa che dovrà correre più dell’orologio, altrimenti farà tardi.

2) Emozioni della settimana. Tra le cinque proposte scelgo questa:

New York si rialza. Si chiama One World Trade Center, il nuovo grattacielo nato accanto alle voragini delle Torri Gemelle. Il gesto dell’uomo che issa la guglia riassume la sfida infinita di questa città. Al cielo e al mondo.

Meravigliosa l’idea della guglia che si alza, del mondo civile che si rialza diritto e fiero dopo l’abietto attacco del terrorismo. Peccato che i palazzi si possono ricostruire, ma le persone in vita non torneranno mai. Consoliamoci con le nuove generazioni, e cerchiamo sempre di crescere e moltiplicarci perché il mondo, la vita, devono andare avanti.

3)

E’ giusto vietare il fumo all’aperto?

Sì. Io non ce la faccio più di intossicarmi in ogni angolo mi fermi, non solo alla fermata dell’autobus, ma pure nei giardini pubblici, e pure mia figlia lamenta la stessa cosa nel cortile della scuola, e non solo, all’orario di uscita di fronte alle scuole è  un tormento passare, sono camere a gas! Mi spiace per le mie amiche e i miei amici fumatori, anche l’adorato Bali ha questo brutto vizio ma, per quanto mi riguarda, la mia posizione è “Se vi volete ammazzare fatelo a casa vostra!” (E per fortuna i miei fratelli hanno smesso, mia sorella per procurarsi le sigarette avrebbe affrontato il Bronx! 👿 ).

4)

Apprezzabilissima l’opinione della giornalista Michela Murgia sulla filosofia del chilometro zero: anche l’ecologia non deve essere talebana, altrimenti è regresso! Queste le sue parole:

Le star dei programmi di cucina non hanno altro in bocca, i ristoranti specificano nel menù che l’insalata è colta nel loro cortile e persino a casa di amici la padrona di casa ti rassicura che sul piatto non ti metterà niente che abbia fatto più di tre metri. Io non ho nulla contro il cibo sano che ha viaggiato poco, sono felice se il mondo è meno inquinato per colpa dei miei gusti e gioisco se posso mangiare un frutto nel pieno della sua più vitaminica stagione, ma questo non può significare che chi non va in Valtellina non abbia diritto a mangiare bresaola.

Prosegue:

La storia degli alimenti è quella delle persone: se si spostano le une, si spostano anche gli altri; se così non fosse stato non avremmo meraviglie come il pesto genovese, di cui il pecorino sardo è alimento irrinunciabile.

Ma andiamo avanti.

5)
Tra le cinque cose che succedono in Ungheria (e di cui nessuno parla), alcune saranno pure deprecabili, ma il divieto di espatrio per 10 anni per chi si laurea con aiuti pubblici (magari l’avessero adottato con me!) lo ritengo profondamente giusto: uno stato che fa studiare un cittadino fa un investimento, e perché mai io dovrei finanziare un cervello che va a mettere i risultati dei suoi studi a disposizione di uno stato straniero? Se li paghi i suoi studi, oppure rimborsi lo Stato che glieli ha permessi e finanziati, e poi vada dove vuole.

Avrò scatenato un putiferio anche stavolta? E che ci volete fare, proprio non ce la faccio ad essere politically correct! 😉

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53 thoughts on “Leggendo DM #1

  1. eh concordo su tutto direi, da goloso soprattutto sul non esagerare con il chilometro zero, mi va benissimo non mangiare lattuga che viene dal nepal, ma certe cose che viaggino anche giorni pur di essere gustate piacevolmente 😉

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  2. Mo’ se permetti intervengo anch’io, eh?
    Allora:
    1) Riformulo la domanda: qual è la tua sfida di papà? Ovvio: sopportare la mamma.
    2) Emozioni della settimana: avere visto l’uscita dal consiglio regionale lombardo di Umberto Ambrosoli al momento della commemorazione di Andreotti. E avere letto l’articolo di Nando Dalla Chiesa sulla battuta dello stesso Andreotti alla domanda sul perché non avesse partecipato ai funerali del generale Dalla Chiesa (“Preferisco i battesimi”).
    3) Vietare il fumo all’aperto? Manco i talebani oserebbero tanto (ed è tutto dire…). 👿
    4) La filosofia del chilometro zero: concordo con la Murgia. Però io per magnare i rigatoni co’ la pajata preferirei venire a Roma… :mrgreen:
    5) Giusto, giustissimo. E’ che qui in Italia la gente va all’estero proprio per laurearsi, visti i test delle università a numero chiuso…

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    • @Aquila: ah ah,

      1) io la sfida di sopportare il papà non l’ho superata! 😛

      2) Beh, ad Andreotti non erano certo lo spirito o la battuta pronta che gli mancavano!

      3) Mai negato di essere peggio di una talebana (però io le mani a una perché si è messa lo smalto non le taglierei, come invece mi pare facciano loro.. 👿 )

      4) E vieni, ti aspettiamo! (Però io la pajata non la voglio mangiare, te la lascio tutta! )

      5) Checché ne abbia detto la Corte Europea (o chi per essa), il test di ammissione alle nostre università violano il diritto allo studio eccome! Diventiamo sempre più in mano alla casta, i nostri migliori cervelli o emigreranno o saranno impiegati come commessi ai centri commerciali, mentre i titoli li avranno solo i figli di papà, indipendentemente dal fatto che il QI sia sopra o sotto il 100! 👿

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  3. Mi permetto di dubitare della sincerità della prima mamma. Voglio vederla questa donna che rientra a casa alle 20 e ha ancora voglia di giocare col pupo. Però se torna a casa e trova tutto fatto e lei deve solo giocare e poi mettersi a tavola, allora ci posso credere, altrimenti no. Mia madre non aveva tempo da perdere in giochi proprio perchè aveva orari mostruosi e tornata a casa doveva badare a tutto e ti assicuro che non era e non è una donna moscia. Nervoso era il suo secondo nome 😉
    La frutta e la verdura a km0 sarebbero l’ideale, ma quando si scopre che la cipolla che viene dal campo del vicino costa il doppio di quella che viene dal campo del vicino del vicino del vicino, allora la scelta è quasi obbligata. I pomodori con gli occhi a mandorla non li voglio nemmeno io, ok? E poi ha ragione ci sono matrimoni fra prodotti non corregionali che vengono meravigliosamente bene, perchè ostinarsi a scartare quello che viene da lontano?

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    • @Luisa: ma io credo che la mia stanchezza sia sovrumana, e comincio a pensare che ci sia una carenza di qualche sostanza (please, non fate battutacce!). Ho conosciuto persone che pure fanno una vitaccia, ma hanno più resistenza di me. Io a un certo punto è come se fossi invasa dall’acido lattico pure a livello cardiaco e cerebrale, mi blocco e proprio non ce la faccio più, qualsiasi sia l’importanza di ciò che devo fare, e questo sapessi quanto mi preoccupa! 😥

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  4. 1) Riuscire a far sorridere mia figlia. SEMPRE.
    2) Serata di shopping con mia figlia, post-ufficio mio, post-nuoto suo, e cena fuori insieme. Nonostante la stanchezza, è da incorniciare.
    3) “a causa di pochi, ci rimettono tutti”. E qua in Italia è più che mai vero. Te lo dico da fumatrice, io che anche all’uscita di scuola, mi metto lontano ed in un angolo per non infastidire nessuno. E al parchetto non fumo. E anche se mi dicono “siamo all’aria aperta e il fumo sale in alto”, io con nei dintorni dei bambini non fumo. Ma ho anche visto persone appoggiate al cartello “vietato fumare”, con la sigaretta accesa in bocca… pertanto a malincuore lo accetterei.
    4) Km zero va bene se si può. Altrimenti ben vengano i supermercati e poi come caspita farei??
    5) Se li obblighi a rimanere, devi garantire un lavoro per quei 10 anni. Posta questa fondamentale premessa, direi che l’Ungheria è più avanti dell’Italia. E ci vuol poco :/

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    • @unanuovavita:

      1) io non mi sono mai persa una sua recita.

      2) Stare con lei, assistere alle sue imprese e ai suoi successi, è l’unica emozione, impagabile, cui non rinuncerei.

      3) Sì, davvero, è ora che proibiscano il fumo anche all’aperto e, come dici tu, ci rimettono i fumatori educati per colpa degli incivili: questa esigenza non ci sarebbe stata se tutti avessero fumato in maniera più discreta, senza creare delle camere a gas a cielo aperto!

      4) Infatti, è tutta questione di buon senso. A me il fatto che ci facciano buttare i nostri pomodori per poi importarli dalla Cina proprio non va giù!

      5) L’hai detto, è proprio una premessa fondamentale, e anche una premessa che giustifica il divieto: se devo scaricare la frutta ai mercati generali non è che che ti serva il mio cervello di laureato che abbia abusato dei tuoi soldi se me lo porto altrove!

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  5. non fumo e mi da fastidio quel tipo di “odore”…però penso…ma qualche diritto ai fumatori per scelta e responsabili di se stessi, lo vogliamo lasciare?
    simpatica e realistica la parafrasi sulla “eterna corsa contro l’orologio”…
    ortaggi a km zero? molto bene, ma senza estremismi.. se le fragole della Sicilia mi costano meno di quelle di Francavilla opto per le prime, mentre boccio senza remore le spagnole (mancanza controlli sui fitofarmaci) etc…
    diritto allo studio con soldi pubblici? secondo me, lo studio dovrebbe essere accessibile a tutti e gratuito…quindi

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    • Gratuito significa sempre coi soldi pubblici, perché le strutture costano e i docenti costano. Il tuo studio gratuito è sempre un dono della comunità in cui vivi, che in qualche modo dovresti ricambiare.

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    • verissimo: nella comunità in cui vivo, sono stati comunque versati anche fondi provenienti dalla mia famiglia….la bilancia si compensa. Se poi dopo la laurea, vengono offerte opportunità di lavoro e remunerazione adeguati dubito che si vada ramenghi per spirito di avventura

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  6. Può essere pure che manchi qualche vitamina fondamentale e che la stanchezza cronica dipenda da quello. Bisognerebbe indagare a fondo, ma anche per indagare a fondo servono energie e tempo 😯 Ah, una bella vacanza dove dico io… 😉

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  7. Ma no, quale putiferio? Ho smesso di fumare dieci anni fa ed ora odio il fumo (non c’è peggior rompiballe del fumatore pentito!)
    Per tutto il resto siamo o non siamo in democrazia? Ognuno ha il diritto di pensarla alla propria maniera ….. o no?
    P.S. Odio gli estremismi, sia nel bene che nel male 😉
    Baciotti
    Marta

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    • Per il putiferio mi riferivo soprattutto al divieto di espatrio…

      Certo, magari pure i fumatori me ne vorranno per il mio caldeggiare il divieto di fumo pure all’aria aperta! 😉

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  8. I prodotti a km zero benvengano, ma gli eccessi fanno star-male. Sono stata d’accordissimo su questo punto. Altrimenti significherebbe che io non mangerei più il mio adorato stracchino e molta gente non potrebbe condire il cibo con il meraviglioso olio d’oliva dei nostri oliveti, che guardo in questo momento, dalla mia finestra “pugliese”. Sul fumo all’aria aperta, ti cito, tra il serio e il faceto, una cosa che disse un pò di anni fa un mio compagno di liceo ( che tra l’altro ora è medico e non fuma): “ma una sigaretta all’aria aperta che male fa? non nuoce a nessuno, nemmeno a me: Tanto se la fuma il vento”!!!! un abbraccio

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    • @Ari: e infatti è proprio quello che sostiene la Murgia: rispetto di un principio ottimo, ma senza integralismi che sarebbero oltretutto contronatura.

      Per il fumo ovviamente non sono d’accordo: io personalmente rinuncerei pure al principe azzurro se fumasse, proprio non ce la faccio!

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  9. Condivido tutto, soprattutto le sigarette (mai fumato in vita mia!): per quello che ha pensato di fare l’ungheria direi che dovrebbero pensarci anche da noi…ipotesi…

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    • @Karina: a me non sembrerebbe affatto privazione della libertà, purché la questione sia chiara prima: se uno studia a spese dello Stato sappia che sta contraendo un debito: può decidere di non studiare, studiare a proprio spese, oppure studiare a spese dello stato e mettere per un periodo prestabilito quanto ha imparato a disposizione del proprio Paese.

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  10. Punto 3: NO!!!!!

    Già non si può fumare nei luoghi chiusi, ci manca anche che uno non possa aspettare l’autobus fumando una sigaretta. Insomma, credo sia una questione di educazione. Io all’aperto guardo bene la direzione che prende il fumo e sto attenta a non dare fastidio. Certamente in alcuni luoghi aperti il divieto va bene (e nella maggior parte c’è già): cortili di ospedali e scuole, per esempio, e anche nei parchi frequentati da bambini.

    Punto 5: anche in Polonia, almeno trent’anni fa, c’era lo stesso obbligo. Trovo sia una cosa molto civile.

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    • @Marisa, ma dai, ma che direzione prende il fumo! Io non so da te, ma qui alle fermate in genere ci sono una cinquantina di persone ad aspettare, e metti che la metà fumano, stai tranquilla che buona parte del fumo prende la direzione dei non fumatori!

      Punto 5: sì, molto civile. Molto senso civico soprattutto.

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    • Qui ad aspettare l’autobus ci sono al massimo dieci persone comunque il fumo prende una direzione, spinto dall’aria. Non dico vento, quando c’è il vento è ancora peggio. Io so che anche parlando con qualcuno, se noto che il fumo va verso la persona in questione mi sposto e il fumo non le arriva più in faccia. Probabilmente una non fumatrice non fa caso a queste cose. 🙂
      In ogni caso, come ho detto, è questione innanzitutto di educazione. Ad esempio, se sono ospite a casa di qualcuno, fumatore o no, non fumo mai, nemmeno se mi è permesso. A casa dei miei, ad esempio, pure in pieno inverno con la bora che soffia a 100 km/h vado sul terrazzo. Eppure nessuno mi ha mai vietato di fumare all’interno.

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    • @Marisa, tu dici che se noti che il fumo va verso una persona ti sposti? Ma quando tu l’hai notato quella l’ha già respirato, e si deve tenere quel saporaccio in bocca.

      Tante volte io mangio fuori e, pure se non dovrei, mi concedo qualcosa di buono, che mi lascia un buon sapore in bocca. Beh, quando io esco e mi arriva la boccata di fumo, anche se io mi allontano, anche se la persona si allontana, oramai io il saporaccio di fumo in bocca ce l’ho, e il peccato di gola avrà le conseguenze negative di aumento peso etc. senza neanche averne i vantaggi.

      Quando morì mio padre vennero in centinaia (quasi tutti sconosciuti!) a fare la visita di condoglianze: si trattenevano cinque minuti, ma in quei cinque minuti riuscivano ad accendersi la sigaretta, e in breve la casa fu trasformata in una camera a gas. Io allattavo all’epoca, ne fui intossicata e dovetti prendere dei medicinali, che ovviamente passai nel latte a mia figlia. 👿

      Ovviamente io avrei invitato senza complimenti le persone a non fumare, ma mia madre decise che non stava bene, ed era casa sua… dove io ero obbligata a stare, in quanto parente di primo grado del de cuius.

      Me lo ricordo davvero come un incubo.

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    • A me sembra, onestamente, che tu stia esagerando. Del resto, chi non fuma tende a farlo. Voi non fumatori pretendete rispetto (io, comunque, vi rispetto, nel limite del possibile) ma lo negate a noi. E con questo chiudo.

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    • Marisa, il fatto è che chi fuma non si rende conto del disagio che arreca a chi non fuma. A voi sembra una cosa da niente, ma per i non fumatori è una tortura.

      Per uno che fumava accanto a noi, e che riaccese il desiderio del fumo nel mio compagno di allora, saltò addirittura la relazione (non a causa della mia insofferenza al fumo, intendiamoci… ).

      Mi dispiace che tu la consideri un’esagerazione, ma subire il fumo passivo per me è davvero insopportabile.

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  11. Ma che putiferio, hai detto cose condivisibili, direi pure con il giusto garbo!
    Da non fumatore, e questo da sempre, penso che bisognerebbe impedire di produrre le sigarette ed i prodotti analoghi, altrimenti qualche margine bisogna concederlo a questi irriducibili tabacco-dipendenti, fermo restando che mi farebbe comunque fastidio sentire da qualsiasi parte la puzza del fumo, specie se di sigaro!
    Sui prodotti a chilometri zero avrei qualcosa da dire.
    Secondo me possono essere sicuramente più salutari, non sempre più economici, perché il produttore si è presto fatto furbo e li fa costare poco meno, così tiene per se quasi tutto il guadagno che sarebbe andato invece alla filiera.
    Ma poi, solo tre metri, io ho l’orto un po’ più distante di così, non tutti si possono ridurre a coltivare gli ortaggi nei vasi sulla veranda!
    Un abbraccio mia carissima amica e buon weekend!

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    • @Sergio: io ritengo ignobile che lo Stato guadagni su un prodotto che nuoce gravemente alla salute (e poi, i soldi che guadagna da una parte, li rispende con gli interessi per la cura delle malattie).

      Per i chilometri zero è vero che c’è chi fa il furbo, ma in ogni caso il prodotto a chilometri zero, anche se al consumatore costa uguale o solo poco meno, dovrebbe essere più salutare.

      Un abbraccio a te.

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  12. Mio cugino ha studiato così, con l’aiuto statale, anche se gli hanno permesso di espatriare (è algerino: ha sposato la mia vera cugina – e vivono in Svizzera- ma è ovvio per me è parente lo stesso). Che dire: architetto è architetto, se ci aggiungi quantomeno la promessa e la possibilità di fruttare in patria come l’Ungheria promette io non disdegnerei… 😀

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  13. Putiferio? Altro che. Guerra cara mia. Guerra totale. Terra bruciata dalla fusione del atomo nord coreano. Ma vediamo un po.
    1) Non sono una mamma…. ma se potessi tornare indietro. Un ventina d’anni, magari. Per poter giocare con le mie figlie il banale nascondiglio, che oggi non lo fa ormai nemmeno i bambini. Poi…. ritornare (com’è giusto) al presente.
    2) Una emozione inaspettata. La risposta di una persona sconosciuta nel blog di Vanity Fair che mi ha detto.
    Aaannalisa, 8 maggio 2013 11:53
    Valentino hai dato la migliore risposta possibile a Stella, grazie davvero. Io, come figlia di un commerciante non valevo una cicca, come replicatrice. Grazie ancora

    3)Ho 2 anni e mezzo da quando ho smesso di fumare. Ma la mia risposta è SI, E’ GIUSTO. Da un po di tempo che ho questa impressione che si va con questa sorta di proibizionismo esagerato. In qualsiasi dominio. Non possiamo demonizzare a tal punto una persona che ha il piacere di fumarsi la sua sigaretta. Se lei (la/il fumatrice/ore) vede me che sono seduto ad aspettare l’autobus non fa altro che si siede un po lontano. E’ una cosa che appartiene non alla salute, ma alla educazione. Ma anche al contrario. Se io vado alla fermata e vedo una persona fumare, allora io che non fumo posso postarmi (io) un po lontano da lei. Nessun problema. Non mi sembra giustao ad andare e postarmi davanti lei per chiederli (con aria di superiorità) “lei, ora spenga subito la sigaretta. Esageratissimo. E se dobbiamo accettare che il fumo è talmente velenoso a tal punto di accorciare le vite dei non fumatori allora propongo anche di bandire la vendita dei barbecue e le le stuffe a pellet, legna o combustibile ardente. Avete mai visto che fumo fanno? Eh no, qui va da la mia salute. 🙄
    4)”divieto di espatrio per 10 anni per chi si laurea con aiuti pubblici”. Ma DM….. ma ti rendi conto? Per me tutto ciò ha un nome. Lo chiamo ingrandire la libertà della persona. Mi dispiace. Ma avere la possibilità di laurearsi non è un contratto decennale con lo stato. Anche perché……. lo stato stesso non mi assicura un posto per quello che intende la mia laurea. C’è…. uno che è arrivato ingegnere, o geometra non può essere obbligato a fare lavapiatti per dieci anni perché lo stato non gli permette di andare in Patagonia a fare quello che ha scelto di diventare.
    Passo la palla.

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  14. Arrivo buon (?) quarantunesimo e, correndo il rischio che quello che dico l’abbiano già detto altri, ti do la mia opinione:
    1) Non sono stato mamma, ma ho comunque grande rimpianto per tutte le ore, i minuti, i giochi e le favole che non ho dato alle mie figlie e che quindi non ho preso da loro. Tornassi indietro… Comunque le mamme (sia detto sottovoce, perché sennò si montano la testa) in questo incredibili. Riescono sempre a trovare l’energia per fare ogni cosa.
    2) Ho visto l’altro anno il cantiere di ground zero, e ho girato per tutta la zona intorno. Si scatenano emozioni intense. Ci sono immagini che hanno segnato la nostra vita e la nostra storia, e che sono indelebili, ma è incredibile la capacità di rialzarsi e superare che ha dimostrato New York. Quella è la parte migliore della mentalità americana.
    3) Non sono fumatore, ma mi chiedo: sti poveri viziosi li vogliamo lasciar fumare almeno da qualche parte? In strada, dai, non danno così fastidio…
    Altra memoria dei miei viaggi (scusate se a volte sono autoreferenziale): si tratta di più di dieci anni fa, ero in riunione a Winnipeg, in Canada, e dalla finestra della sala riunioni vedevo alcuni dipendenti all’aperto fuori dalla palazzina degli uffici che fumavano la loro sigaretta. Si vedeva che era un gesto al quale non avrebbero saputo rinunciare. In Italia non c’erano ancora divieti così restrittivi e negli uffici si fumava, per cui la cosa mi pareva un po’ insolita. Ma quello che me lo rendeva ancora più incredibile era il fatto che era inverno e, lì fuori, c’era meno quindici!!!
    4) SIamo fatti così, ogni tanto ci appassioniamo a qualcosa, e diventa un fatto imprescindibile. Nel campo dell’ecologia, poi, le mode sono assolutistiche e guai a non condividerle. Anche io credo che l’esagerazione talebana del chilometro zero sia un po’ eccessiva. Dall’altro lato però trovo incredibile che si spostino aerei, tir e treni, per trasportare l’acqua ferrarelle nel nord Italia e la Levissima al sud, oppure peggio portare la San Pellegrino e la Panna in America… Un giusto mezzo no?
    5) Se la regola sta nei termini in cui l’hai enunciata, mi sembra una limitazione inaccettabile della libertà (ma d’altra parte l’Ungheria non sta facendo dei grandi passi verso la democrazia, mi pare…). Però troverei giustissimo che le aziende, le università e gli organismi pubblici si tutelassero definendo una specie di contratto in cui si assegna un valore commerciale all’investimento fatto, e chiedere quindi una sorta di “riscatto” se si vuole recedere (e andarsene all’estero) prima di un certo tempo. Molte nazioni e università (e ovviamente aziende) già lo fanno.

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    • @Paperi: rispondo direttamente al quinto punto: il contratto che tu proponi non è la stessa cosa che dico io? Io, stato o azienda, faccio un investimento, e da questo investimento mi aspetto un ritorno: tu il ritorno non me lo vuoi dare, e allora ridammi i miei soldi che investo su qualcun altro. Lo Stato, attraverso le tasse pagate dai cittadini, finanzia le università affinché questi cittadini possano avere insegnanti, medici, avvocati, etc. etc. Se dobbiamo tenerci solo i pelapatate, allora investiamo solo in coltellini e con gli altri soldi li destiniamo ad altro (non alle ville ai politici e alle loro amichette però, s’intende). Io estremizzo per rendere l’idea, spero di esserci riuscita 😉

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    • Se tutto è basato su un accordo, con penali e premi, allora è tutto regolare. Il problema sorge se ci fosse un obbligo inderogabile (forzato da una imposizione di legge: tu avevi parlato di divieto di espatrio, e questo mi aveva fuorviato).
      Voglio però anche riflettere su altri aspetti: una persona che si è formata nella università (o ente di ricerca) nazionale e poi va all’estero, probabilmente potrebbe essere comunque un investimento, perché potrà costituire un legame con l’ente originario. Altrettanto può essere vantaggioso per l’università nazionale ammettere agli studi degli studenti stranieri: anche questo è un costo, ma assicura dei ritorni in termini di visibilità e circolazione del sapere. In altri termini, la crescita e il prestigio (di una nazione, di un ente universitario o di ricerca, di una Azienda) sono basati anche sul far parte di una rete. E la rete si consolida anche con queste “fughe” di conoscenza.
      Tutto va tenuto in conto.

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    • Eccellente argomentazione. E’ anche per questo che si è fatta l’Europa Unita. E il circolare di persone e idee è il bello della globalizzazione: siamo tutti cittadini del mondo (però mi voglio andare a operare allestero con la cassa mutua, visto che siamo tutti una grande famiglia e il medico che opera là medico ce l’ho fatto diventare io! 😛 )

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  15. @ Paperi

    Riguardo al punto 3:

    più di 20 anni fa insegnavo in montagna. Allora non c’era la legge che vietava il fumo nei locali pubblici ma erano le singole scuole a stabilire eventuali divieti. In quella in cui prestavo servizio non si poteva fumare, quindi io tranquillamente uscivo in cortile, anche con diversi gradi sotto zero. Un giorno in cui faceva particolarmente freddo, passa un collega e mi dice: “Il fumo fa male!”, ma va? hai scoperto l’acqua calda, pensai. Però senza scompormi risposi: “Eh, certo, con ‘sta temperatura minimo minimo mi viene la broncopolmonite!”. 🙂
    Nessuno ha più osato dirmi nulla … però le bidelle, impietosite, mi hanno concesso di fumare, ogni tanto, nello sgabuzzino delle scope. 😦

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    • @Marisa: andare a fumare con parecchi gradi sotto zero è una scelta, mica nessuno ti obbligava! Anzi, ti dirò, che il fatto di esporsi a una broncopolmonite pur di fumarsi una sigaretta la dice lunga sulla dipendenza da nicotina!

      Una mia cara amica, che desiderava tanto avere un figlio, ha creato problemi al feto per aver fumato accanitamente anche durante la gravidanza: ma questo non vi dice niente? Se una persona non si preoccupa di prendersi la broncopolmonite, di procurare danni al bimbo che ha in grembo, come posso pretendere che prenda in considerazione “l’innocente sbuffo di fumo” che “per caso” arriva dalla mia parte?

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    • La mia era un battuta, non s’è capito?

      Comunque, visto che tutti i fumatori sono consapevoli dei rischi che corrono, non sarà certo un non fumatore a dissuaderli, infastidendosi per uno sbuffo. E poi, a dirla tutta, spesso si rispettano più gli altri (o almeno si tenta …) che sé stessi.

      Io in gravidanza ho tentato di smettere ma il ginecologo mi ha invitata a fumare tre-quattro sigarette al giorno perché nei due mesi in cui avevo smesso ero ingrassata otto chili. Mi disse: “Fanno meno danni poche sigarette che tanti chili. Rischia la gestosi”.
      Insomma, era uno dei migliori specialisti della città.

      A proposito, mi è venuto in mente un altro medico che, nel suo ambulatorio durante una visita (il reparto era quello oncologico, per intenderci, dove facevano le visite come prevenzione del tumore al seno), si è tranquillamente accesa una sigaretta (il divieto vigeva da un bel po’) e me ne ha offerto una. Timidamente chiesi: “Ma si può?” e lui: “certo che no, ma qui decido io”.
      Ecco, io mi accanirei contro queste persone piuttosto che contro innocenti ed educati fumatori.

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    • E’ la stessa cosa: certi fumatori sono dei tossici che non guardano in faccia nessuno. In fondo, dal mio punto di vista, con le tue argomentazioni stai portando acqua al mio mulino: se un medico oncologo non riesce a evitare di accendersi una sigaretta in ambulatorio durante una visita, davvero non c’è più religione! 😯

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    • No, il mio ragionamento era un altro. Ho riportato l’esempio del medico per ribadire che i fumatori rispettosi dei divieti (che rischiano la broncopolmonite … ma poi, neanche tanto, ero imbacuccata!) meritano a loro volta rispetto. Da denigrare, invece, il comportamento di quel medico menefreghista. Che poi fosse un oncologo e fumasse non c’è proprio da stupirsi.

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