Breve aggiornamento

Cari amici, scrivo due parole più o meno in fretta e furia.

Non sto bene, come stato d’animo intendo, tante questioni negative stanno prendendo forma tutte insieme. Forse la principale è che questo Stato mi sta stretto. Sembrava che con la Prima Repubblica si fosse chiuso un periodo di clientelismo e ingiustizie varie, ma io vedo che stiamo precipitando in un vortice di negazione di ogni democrazia, umanità, rispetto.

Poco prima di accingermi a scrivere ho letto questo: sono rimasta senza parole, sono sconvolta dalla disumanità della questione, oltre che dalla beffa, l’ingiustizia, la prepotenza.

Alla radio ho sentito di un risarcimento di 100mila euro ai detenuti per il trattamento disumano, date le situazioni carcerarie (ignoro i termini, ho appena sentito il titolo che potrebbe essere fuorviante). Comunque centomila euro a chi ha ucciso e rubato, mentre la povera gente litiga il pranzo con la cena, neanche mi stupirebbero.

Ma gli italiani onesti ci sono, e sono tanti, sono quelli che ancora riescono a tenere in piedi questa nazione barcollante, ma li vedo allo stremo, il peso del marcio che devono sostenere per evitare che tutto precipiti sta diventando troppo.

E il redditometro? Pino Scaccia ha definito l’Italia “Stato di polizia fiscale“, e non mi sento di dargli torto.

Ieri ho appoggiato (aspetta Valentino a inalberarti, inquadra prima bene tutta la storia!) una persona che ha urlato a un extracomunitario “Ritornatene al tuo paese!”: io guarda, fosse stato per me, altro che urlargli “Tornatene al tuo paese!”, gli avrei messo le mani addosso. Quando ha detto, ha detto a noi italiani, “Siete un popolo di merda!” non ci ho visto più, nessuno di noi ci ha visto più. Abbiamo tanti problemi, magari abbiamo avuto governi di merda, deputati di merda (insieme a persone valide, ne sono sicura), leggi di merda, forse siamo pure un popolo pieno di colpe, ma l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è importare gente che ci venga a sputare addosso e ce ne vomiti addosso altre palate.

Dopo una delle “signore benpensanti”, di quelle che uno rabbrividisce al pensiero che vanno a votare, ha incominciato la sua filippica di luoghi comuni contro gli extracomunitari, e lì ho rivestito i miei panni e ripreso a difenderli e a rintuzzare le boiate che diceva.

L’ho invitata ha pensare ai grandi ladroni, che spogliano scuole e ospedali per i loro festini personali, le loro magaville, jet privati e conti all’estero, ai delinquenti nostrani, spesso provenienti da “famiglie bene”, ma tanto quella era di coccio, gli italiani sono tutti tanto belli bravi e buoni, e starebbero tanto bene se non ci fossero gli extracomunitari che vengono a rubare e stuprare. Le ho detto “Cara signora, lei si sta facendo manipolare, ha lasciato che le indicassero un nemico inesistente, per distogliere l’attenzione, sua e di tutto il popolo (chi ci casca, s’intende) da quelli che sono i problemi veri, i ladri veri, i veri stupratori della nostra vita, dei nostri sacrifici, del futuro nostro e dei nostri figli”.

Passando ad altro, con mia figlia stiamo parlando molto, è sofferente, e io non sono in condizioni di aiutarla: praticamente è l’ultimo anello della catena delle nostre vite disfunzionali, quelle da cui in qualche modo dobbiamo tentare di uscire.

Il padre non vuole che in nessun caso gli venga tolto il ruolo di vittima del mondo, di più sfortunato di tutti, etc. etc. Qualunque cosa ci accada, sia chiaro, lui sta peggio, è lui che deve essere curato, accudito, consolato. Del mio dolore al fondo schiena, presumibilmente nervo sciatico, ha sentenziato che il nervo sciatico non è in quella posizione, che a lui sì che fa male l’unico, vero, reale nervo sciatico: allora ho messo il mio dito su un punto qualsiasi della mia guancia e gli ho detto: “Mi fa malissimo qui!”, e poi ho guardato la figlia, con uno sguardo d’intesa, che lei ha ben capito, che significava “Vediamo entro quanti minuti gli fa male lo stesso identico punto, ma molto, molto di più!”.

Ricordo quando io e Sissi andammo a donare il sangue, che a lei girava un po’ la testa. Quando lui iniziò a barcollare e a zoppicare vistosamente m’inalberai, e gli chiesi “Ma non hai mai voglia di stare bene, di dire a tua figlia ‘Non ti preoccupare, c’è papà che è forte e ci pensa lui!’? Ma non ce l’hai un po’ di dignità?”.

E passiamo al lavoro, anche se sono in ferie e poi del lavoro in questo momento non mi posso proprio lamentare, tempo di spostamenti a parte, ma non è il mio, non c’è crescita, e il conto di questa mancata crescita ci sarà presentato a fine contratto, quando ci dovremo inventare qualcos’altro: voglio andare via, via, via!

PS: a quanto pare non sono la sola a provare questo disagio…

89 thoughts on “Breve aggiornamento

  1. Cominciavo a preoccuparmi di non vedere nulla di te, forse abituato a tue frequenti apparizioni con post che consentivano un aggiornamento sulle vicende di @Diemme, @Sissi e dintorni.
    Forse qui hai fatto un compendio, perchè argomenti ne tocchi, anche se con un denominatore comune, che è la constatazione di quante cose non funzionino, siano vergognose.
    Mi spiace che al problema della caviglia si sia aggiunto pure un dolore al fondo schiena, che è pure aggiuntivo alle preoccupazioni per la tua figliola, l’anno nuovo non sembra aver portato motivi di nuove speranze.
    Ed allora qui si tratta di concordare il dove, io ho sempre pensato alla Nuova Zelanda.
    Per ora, con un abbraccio grande ed un augurio di cuore, ti dedico, visto che ti piacciono i Pooh, un’altra versione di ciò che vorresti fare:

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    • @Sergio: avevo anticipato che non sarei più potuta essere presente come prima, la situazione non dico che sia drammatica, ma decisamente impegnativa, e devo dire pure che non ce la faccio più, soprattutto mentalmente, a pensare che devo affrontare sempre tutto da sola (nel mio caso con Attila che lavora contro, e funge da risucchiatore di energie).

      Cerco di esserci, ma certo l’assiduità di prima adesso me la sogno.

      Comunque, se dovessi essere preoccupato per me, chiama pure quando vuoi 😉

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  2. Tenere botta, mia cara.
    E’ vero, la situazione è grigia tendente al nero e ci sitamo incazzando sempre un filino di più.
    Non ho rimedi pronti o frasi illuminanti per una “way of life” che possa portarci fuori da questa tempesta perenne, in più l’ago della bussola gira vorticosamente e non accenna a fermarsi.
    Però tengo botta e invito sempre a fare altrettanto.
    Uno dei miei propositi per il 2013 è cercare di tornare ad essere l’ottimista che ero, anche solo in parte.

    La distanza mi impedisce un abbraccio fisico o una grande pacca sulle tue spalle, ma è come se lo stessi facendo.

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    • @Warp9: io sono 52 anni che tengo botta, prima della fine vorrei poter dire di aver vissuto, e non di essermi limitata a sopravvivere.

      Ricevuto l’abbraccio, tranquillo, gli amici scaldano anche a distanza. 🙂

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  3. ed io continuo a dire:”strano che tutto questo succeda in Italia”.
    Eppure siamo tutti cresciuti sotto l’egida del vaticano, a pane e oratorio, fioretti e novene. Sta a vedere che proprio questa è la radice di tutti i nostri mali

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    • @pani: non credo, anzi.
      Mettila così, senza pane e oratorio saremmo molti in meno a cercare di mantenere dritta la rotta.

      Ma non voglio innescare una flame-war su religione e compagnia bella, altrimenti non ne usciamo più. 😉

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    • @Warp9: io, come ho risposto a Pani, non penso che sia il Vaticano il colpevole ma, francamente, neanche che abbia alcun merito (non dimentichiamo i decenni di Democrazia Cristiana!).

      Io credo che l’onestà e l’impegno civico, il rispetto del prossimo e delle casse pubbliche, sia solo e semplicemente un fatto personale, e culturale sì, ma di quella cultura genetico-familiare-ambientale in cui spesso non è possibile ricostruire il nesso causa-effetto.

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    • @Diemme: neanche io appoggio in maniera totale quello che fa o dice il Vaticano.
      Credo che ci sia molta differenza rispetto ai cosiddetti “preti di periferia” e in qualunque caso, starei dalla parte di questi ultimi.

      @pani: E’ un discorso lungo, sicuramente il fatto che siamo un popolo che nel DNA ha la propensione a fare “contro” piuttosto che fare “pro”, la dice lunga.
      La reazione spontanea c’è sicuramente stata, su questo non c’è dubbio.

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    • @Warp9: preti di strada, di periferia, missionari, hanno tutta la mia stima. Io parlavo di lussi, sprechi e abusi di Chiesa e Vaticano.

      Guarda, io addirittura ho sempre difeso l’ingerenza della Chiesa nelle questioni politiche italiane, perché è il suo compito dare una dritta ai credenti, indicare un orientamento, una linea di condotta alla quale un cattolico che abbia scelto di credere nella Chiesa si possa più o meno criticamente o acriticamente adeguare.

      Quello che non mi sta bene è che queste linee di condotta le segua una Stato laico (che allora cessa di essere laico, e torniamo a “In nome del papa re”).

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    • @Pani: il problema secondo me non è nel Vaticano, nell’oratorio, i fioretti e le novene. Io non so identificare LA causa di tutto questo, la causa iniziale intendo, ma certo questo è un popolo che ha pensato, negli anni del benessere, di poter vivere senza guadagnerselo il vivere, non ha avuto né amor proprio né rispetto per l’erario, o per il resto della popolazione. Un popolo che troppo spesso ha guardato solo il proprio orticello, che ha abbozzato quello che non avrebbe dovuto abbozzare nella speranza di esserne sempre fuori. Gente che ha venduto il proprio voto, che non ha appoggiato mai nessuna lotta sociale, che ha vissuto di inciuci, aggiustamenti, appoggi, false testimonianze, che si è venduta per benefici grandi e piccoli, etc. etc. etc.

      Gente che volta la testa dall’altra parte ogni volta che può, e dimmi tu con questo che c’entra la Chiesa (che, intendiamoci, non mi piace neanche un po’, ma quello che è giusto è giusto!).

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    • io dico:per fortuna che c’era la Chiesa, con i suoi ammonimenti, le sue regole, le sue penitenze, la sua morale, altrimenti dove saremmo finiti?
      Ma allo stesso tempo mi chiedo: com’è stato possibile? Perché nonostante tutti questi insegnamenti siamo diventati così? Non è che forse si tratta di una reazione spontanea?

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  4. cara Diemme non voglio essere pessimista ma ormai non vedevo uno spiraglio di luce in questo paese……..pensa che mia figlia mi lascerà x andare in Olanda con il suo fidanzato x lavorare……e chissà se un giorno farà la stessa cosa anche mio figlio……..siamo in un paese allo sfascio totale……….auguri di buona guarigione

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    • @Melodie: io pure me ne voglio proprio andare, magari vicino, magari semplicemente in Svizzera, non vedo speranza eppure…eppure mi si strazia il cuore al pensiero di lasciare l’Italia: questa è la mia terra, questa è la mia terra, e non so cosa darei per salvarla da questo sfascio, ma non si può salvare l’Italia senza l’impegno, forte, di tutti gli italiani.

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  5. Cara Diemme,
    Ho letto tutto il tuo sfogo. Come tu ben sai abito in Svizzera perché andai via molti anni fa.
    Andai via perché non mi andava più il comportamento degli italiani ma ancor più delle istituzioni.
    Scrissi più volte quanto mi fa letteralmente piangere vedere come gli italiani riescano a distruggere la loro Patria.
    Un italiano che vive all’estero ama veramente la propria Patria e vorrebbe fare qualcosa per far capire a chi ci abita che basterebbe poco per risollevare la situazione.
    Ripeto: BASTEREBBE POCO DA PARTE DI MOLTI!
    Relativamente all’uomo che soffre più degli altri… molti uomini maschi non sanno sopportare la bua. Bisogna far finta di niente e sorridere.
    Ciao.

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    • @quarch: ti giro la risposta appena data a melodiestonate 😦

      Per quanto riguarda Attila, io ci passerei sopra la ruspa, così finirebbe di tormentarmi una volta per tutte, e si lamenterebbe a ragione della bua. Vada affanculo (scusa la crudezza, ma quando si parla di quell’uomo mi va il sangue alla testa), lui e la sua poca voglia di pagare i suoi conti, e di raccogliere nient’altro che quello che ha seminato. Anzi, grazie a una madre che la sempre coperto, e a una donna che con sacrifici enormi gli ha cresciuto una figlia, gli è persino andata bene, meriterebbe molto, ma molto di meno di quello che, nonostante tutto, si ritrova ad avere, e ci fa pure l’esaurito!

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    • @Diemme,
      Ci sono molte persone benpensanti che ti leggono e possono “allargare” il buon pensiero in modo quasi epidemico. L’onestà, l’educazione e il rispetto possono diventare una specie di epidemia benefica.
      Scrissi, e tu lo ricordi sicuramente:

      http://quarchedundepegi.wordpress.com/2011/10/27/speranza/

      Sono sicuro che si può ricominciare a sperare. Bisogna fare il primo passo.
      Ciao a tutti i lettori di Diemme.
      Quarc

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  6. Ciao Diemme, penso esattamente le stesse identiche cose di quello che hai scritto tu, mi dispiace molto che tu e Sissi non stiate bene, vi penso e vi sono vicina…
    Un abbraccio forte forte….

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    • @Deborath: è un momento davvero difficile per noi, mia figlia ha avuto in passato certi traumi che sapevo che, prima o poi, sarebbero tornati a galla e ci sarebbe stato presentato il conto 😦

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    • Mi dispiace davvero immensamente, vi auguro di risolvere, non tanto presto, nel senso che le cose sbrigative, non sempre sono le migliori, quanto definitivamente….
      Vi abbraccio strette tutte e due… ♥

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  7. Io non so che dire. Forse in questo momento sono solidale (si fa per dire) con Attila perché mi pare di stare peggio di chiunque altro. Non aggiungo al mio malessere i guai di tutti gli Italiani perché altrimenti scoppio. Però non ho voglia di andare via, non potrei mollare tutto adesso quindi mi rassegno e mi sento spettatrice impotente di quanto sta accadendo in Italia. Non sarà l’atteggiamento giusto ma è quello che per ora mi sento di assumere.

    Ti auguro di guarire e di riuscire ad essere di aiuto per Sissi che indubbiamente ha bisogno di te.

    Un abbraccio.

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    • @Marisa: io credo che tu, fosse pure per il solo fatto di come svolgi il tuo lavoro, stia portando quel valore aggiunto alla nazione, costruendo persone migliori, aggiungendo quel tassello, quel mattone, che serve per (ri)costruire qualcosa. Come dici la mia amica Cinzia, qualcuno ci deve pure rimanere in questa nazione per salvarla, ma io non ce la faccio, e non intendo sacrificare mia figlia alla causa.

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  8. Per quanto riguarda l’episodio che hai citato accaduto a Roma, è alquanto squallido. Ciò non toglie che occorra introdurre elementi di responsabilità diretta nei confronti di coloro che provocano incidenti per dolo o colpa grave. Responsabilità diretta vuol dire che uno o è assicurato, oppure paga di tasca sua se in un tratto di strada con il limite di 50 km. orari viaggia a 100 e provoca un disastro. Non capisco perché io che rispetto le regole devo pagare i danni che provocano quelli che non le rispettano (ovviamente non è il caso in questione, che ha sollevato, giustamente, proteste e risentimenti).
    Per quanto riguarda il cosiddetto “Stato di polizia fiscale”, io attendo con ansia che arrivi, ma al momento non l’ho ancora visto. Ovvio che a me non viene alcun danno, rientrando io nella sfera di coloro che non devono dimostrare di pagare le imposte, in quanto già ci pensa il mio datore di lavoro. Gli altri, quelli dell’altra “categoria”, devono invece dimostrarlo di pagarle.
    Per quanto riguarda l'”andare via” lo sai come la penso: l’Italia è ormai irrecuperabile.
    P.S.: salutami Sissi.

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    • @Aquila: a parte che in quel caso non mi sembra che la responsabilità fosse del ragazzo, ma anche nel caso, non mi pare che il Comune chieda di regola – come sarebbe pure giusto – ai cittadini di riparere i danni che causano: in questo caso comunque “l’autore” del danno l’ha pagato con la vita, e andare a chiedere ai genitori di ripagare la ripulitura dalla strada del sangue del figlio mi fa semplicemente ribrezzo.

      Il comune ripulisce i monumenti imbrattati, paga danni di vandali che non si preoccupa di ricercare, e di tanto in tanto l’umanità richiede che si deroghi, e si faccia una doverosa – e pietosa – eccezione alla regola.

      Non sono d’accordo su nulla di quello che hai detto, intanto perché questa “polizia fiscale” finirebbe per tormentare la povera gente mentre i grandi evasori continuerebbero a farla franca, e poi il fatto che io non abbia nulla da nascondere non comporta che mi stia bene essere spiata 24 ore al giorno, nei meandri più riposti della mia intimità e della mia privacy. Quello che io faccio coi soldi che mi sono guadagnata sono affari miei, e non devo spiegare niente, visto che sono pure tassati alla fonte. Sto morendo di burocrazia, noi tutti cittadini italiani abbozziamo mille ingiustizie non perché siamo pecore, ma perché ci prendono per sfinimento, non ho bisogno di ulteriore burocrazia. Hanno tutti i mezzi per beccare gli evasori, senza rompere l’anima alla povera gente: il problema è che tutto è un alibi per aumentare il controllo, e farci precipitare lentamente in una piena dittatura. Le caste non verranno controllate, incriminate, chiamate a rendere conto di spese e sfascio provocato, quanto ci vuoi scommettere? Quanto ci vuoi scommettere che sarà il signor Rossi che si butterà dalla finestra per 500 euro che gli ha regalato sua sorella di nascosto del cognato?

      L’Italia è irrecuperabile? Se non c’è la volontà di recuperarla, certo che lo è, ma solo in questo caso. In questo momento non abbiamo bisogno di catastrofismo, ma di coraggio e maniche rimboccate (del primo più che delle seconde).

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  9. Mi ha fatto star bene leggerti stamattina. Qualcuno che si indigna, che non si lamenta, si indigna e vuole cambiare. L’importante è indignarsi, o meglio vergognarsi, stai male se ti vergogni e allora cominci a fare qualcosa per cambiare.
    Riguardo al “Vaticano” penso sia la cultura che di tutto è responsabile “Lui” che tutto può… noi, qualsiasi cosa facciamo, poi ci confessiamo; poi c’è “pensa a quelli che stanno peggio”, così quelli che stanno meglio continuano a fare quello che vogliono, non è questione di religione, è questione di religione cattolica corrotta perché commista a politica e finanza corrotte(vedi IOR p. es.)
    Ciao e in gamba! Mi raccomando: continua ad essere incazzata e trasmetti l’incazzatura a tua figlia, ché non è mai troppo tardi! A 52 anni hai una vita davanti!

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    • @solomenevo: indignarsi non basta, non basta, bisogna agire, e se le prime azioni sono non adeguarsi, non vendersi, non votarli, da sole queste non bastano, non sono bastate, non basteranno: anche la discesa in piazza di “los indignatos”, non mi pare sia servita a un piffero.

      Dobbiamo smettere di accettare quello che è inaccettabile, di girare la testa dall’altra parte perché è più comodo non guardare. Io non ho paura del governo che abbiamo o dello stato in cui siamo, ho paura del fatto che ce lo meritiamo tutto.

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  10. Non mi sento neanche di dire “mal comune mezzo gaudio”, perchè qui si tratta di riemergere, non di agonizzare finchè non giunge la fine…solo che non saprei da che parte iniziare.

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    • @Monique: se devi pulire una casa, ha importanza da quale stanza inizi? Si inizia da una qualsiasi, e si procede, e alla fine la casa sarà pulita tutta. tu sei un’insegnante, hai già un’arma in più di quella che posso avere io, puoi formare e forgiare i giovani, essere d’esempio. Per me è già più difficile, io sono qui dietro le quinte, i prezzi che pago per la mia integrità e per il rispetto degli altri non sono visibili da nessuna parte, in alcun modo.

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    • E’ proprio da questo che nasce lo sconforto: il rendermi conto che la mia azione isolata non contribuisce a modificare il sistema, perchè io agisco in modo onesto, ma chi dovrebbe poi farsi garante della mia azione si mette invece di traverso…
      E’ vero che magari anche solo per uno dei miei alunni potrò fare la differenza e quindi il mio lavoro non sarà stato inutile, ma qualche volta mi piacerebbe vedere tutta la casa pulita, non solo una stanza.

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    • @Monique: “Chi salva una vita, ha salvato il mondo intero” (Dal “Talmud”).

      Basta che si salvi uno, non hai idea quale circolo virtuoso potrà mettere in moto: abbi fiducia, la vita è una cosa meravigliosa, e i destini delle persone s’intrecciano in modi incredibili.

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  11. Ho specificato che il mio discorso sulla responsabilità individuale non riguardava il caso in questione.
    Per quanto riguarda il fisco, ritengo che questo sia un vero e proprio “spartiacque sociale”.
    Io non ho alcun problema di privacy nel consentire la “traccia” dei miei movimenti di denaro (personalmente ritengo che il contante andrebbe semplicemente eliminato).
    Della privacy degli evasori me ne strafrego.

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    • @Aquila: Polizia Fiscale non significa fisco giusto, magari fosse così. Che controllassero i miei movimenti bancari non mi è mai importato un tubo, anch’io ho l’accredito dello stipendio da una parte, e qualche prelievo di piccola entità dall’altro, pagamenti bancomat al supermercato e poco più, non è questo il punto.

      Io continuo a temere l’ingiustizia, la prevaricazione, che questi si stanno preparando armi che useranno non contro gli evasori, ma contro la popolazione innocente.

      Anch’io della privacy degli evasori me ne strafrego, ma del barista multato perché ha regalato due caramelle a un bambino o del parrucchiere pure multato perché ha fatto una messa in piega alla madre, di loro no, non me ne strafrego: questo significa non vivere in uno stato di diritto, e portare la gente all’esasperazione.

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  12. Concordo che il cittadino non deve essere vessato.
    Concordo che polizia fiscale non significa giustizia fiscale.
    Quello che non riesco proprio a comprendere è per quale motivo i lavoratori dipendenti e i pensionati (che sono coloro che non devono dimostrare di pagare le imposte) dovrebbero mobilitarsi a difesa di quelle categorie che hanno evaso ed eluso alla grande. Se ora le tartassano un poco, pazienza. Noi abbiamo sopportato molto di più, perché abbiamo sopportato le loro evasioni, senza mai scendere in piazza, senza mai andare sui giornali, senza mai spaccare o incendiare alcunché.
    Ora, se proprio devo mobilitarmi, posso farlo a difesa della categoria alla quale appartengo (che comprende lavoratori dipendenti e pensionati) e mi posso alleare con quegli imprenditori seri che si lamentano (giustamente) dell’eccessivo peso fiscale e contributivo sul costo del lavoro.
    Ma con i commercianti, artigiani, liberi, professionisti ecc., ci starei molto, ma molto attento…

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    • @Aquila, perdona la confidenza, ma secondo me tu sbagli nel confondere. Qui non stiamo parlando di mobilitarci per gli evasori, ma per la democrazia e contro uno stato di polizia: gli evasori, magari si sbrigassero a beccarli, sarei solo che contenta però…

      Però, se tu ti illudi che i lavoratori dipendenti non siano evasori, sbagli di grosso, non solo per il secondo e terzo lavoro, ma anche più semplicemente per lo stipendio rubato, o cassa integrazione, o mobilità.

      Io ai miei concittadini do rispetto, e dai miei concittadini voglio rispetto: ha ragione il mio idraulico che dice che non può competere con la concorrenze dell’operaio che esce dal cantiere e si fa il lavoretto, che quello può pure prendersi una bazzecola, ma è una bazzecola che va ad arrotondare uno stipendio, mentre un artigiano – sto parlando ovviamente di quelli in regola – si deve pagare fino all’ultimo centesimo di spese per l’attività, e quelle tariffe non le potrebbe applicare.

      Parlo di quelli che, nei posti pubblici – ma anche in quelli privati – fanno i grandi assenteisti, mancano mesi interi, programmano le malattie a tavolino: questa è una grossa disonestà sociale, e quelli sono stipendi rubati, mi dici che differenza fa con l’evasione fiscale? Non sono soldi sottratti alla comunità?

      Parlo di quelli che, potendo usufruire di un ammortizzatore sociale, se ne sono ben guardati dal darsi da fare per trovare qualcos’altro, e se l’hanno trovato rigorosamente a nero, tutto non dichiarato.

      Parlo di quelli che si sono fatti passare per invalidi, o hanno cercato una raccomandazione, che ora pagheranno pure fino all’ultima lira (oops, euro!), piucchealtro perché non possono fare altrimenti, ma invece di fregare le tasse hanno fregato il lavoro (e magari si prendono anche qualche pensione – per accompagno o che -, e godono di certi privilegi).

      E allora, non sono solo liberi professionisti, artigiani e imprenditori quelli che truffano lo Stato: è una questione di mentalità, di scelte, le occasioni vengono dopo.

      Se proprio devi mobilitarti, sei disposto a farlo per la categoria a cui appartieni? Bene, allora mobilitati per i cittadini italiani, per i cittadini onesti, per i cittadini che vorrebbero che questo fosse un Paese in cui loro e i loro figli possano vivere: appartieni o no a questa categoria?

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  13. Vero! Avevo dimenticato di dire, ti assicuro, che è tutta colpa nostra e che quell’extracomunitario aveva ragione: siamo un popolo di merda, infatti solo un elettore ladro può eleggere un politico ladro.

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    • L’extracomunitario poteva pure avere ragione, ma tu non puoi venire a casa mia a insultarmi. E poi, vorrei vedere il suo di popolo! (Per la cronaca, non ho la più vaga idea di dove fosse)..

      Solo un elettore ladro può eleggere un politico ladro? Questo se fatto volontariamente, ma a volte è solo questione di disinformazione, o la convinzione che tizio “troverà il posto a nostro figlio perché è tanto buono e bravo, e capisce la nostra situazione!”.

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  14. Diemme, perdona la confidenza ( 😉 ), ma mi sembra che tu stia confondendo diversi piani di discussione.
    Ero convinto che stessimo parlando di tasse (rectius: imposte). Chi ruba lo stipendio o la pensione d’invalidità, è un truffatore, non un evasore fiscale. Identica cosa chi lavora in nero. Ieri sera il berlusca su La7 ha detto che non è vero che l’Italia è messa male, perché nelle statistiche bisogna tenere conto dell’economia sommersa, che evidentemente per lui non è malaffare da stroncare, ma una “ricchezza”. Con governanti così, ovvio che poi il “nero” prolifera…
    Il mio discorso è molto più semplice e per questo in genere si tende a “svicolare”: io le imposte le pago tutte alla fonte, dirette e indirette, perché non scarico niente e tutto quello che detraggo e/o deduco è certificato da fatture, scontrini ecc. che ho l’obbligo di tenere per dieci anni. Se una sera vado a mangiare al ristorante con amici, non mi faccio rilasciare la fattura per scaricarla, come fanno regolarmente i miei amici commercianti, salvo poi lamentarsi del redditometro. Se il mio idraulico si lamenta, gli rispondo che, se vuole, può fare cambio con i miei redditi, ma non ne ho ancora trovato uno che abbia accettato.
    Quando vedo le statistiche sui redditi dei dentisti, gioiellieri, imprenditori, ecc. mi viene un conato di vomito: le categorie che si lamentano del redditometro, che si lamentano per dover giustificare le spese detratte, per il loro tenore di vita.
    Non ho niente contro i ricchi, specialmente coloro che hanno rischiato e che danno lavoro agli altri: meglio per loro se sono pieni di soldi, purché paghino le tasse senza rompere le palle a quelli come me. Condivido le posizioni di quegli imprenditori che si lamentano dell’elevato costo del lavoro.
    Da ultimo, vorrei rassicurarti che io ormai non mi mobilito più, se non per i diritti degli animali. L’ho fatto per troppo tempo e con scarsissimi risultati: probabilmente per incapacità mia. Non ritengo che l’Italia si possa salvare e non appena ne avrò la possibilità me ne andrò.

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    • @Aquila: io ancora mi mobilito di più per gli esseri umani che per gli animali, ai quali al massimo riconosco pari diritti umanitari, e mi pare più che sufficiente.

      Il lavoro in nero è evasione fiscale, soldi che si dovrebbero dare allo stato e non si danno. La falsa pensione di invalidità e lo stipendio rubato sono soldi che si prendono dallo stato e non si dovrebbero prendere: ognuno usa il mezzo a sua disposizione, ma il risultato è un danno all’erario, e se proprio vogliamo fare filosofia, mi stanno più simpatici gli evasori che perlomeno i soldi se li sono guadagnati (che poi, se non pagano le tasse, parassitano comunque la società attraverso l’uso delle strutture, ma il discorso si fa lungo).

      Io non mi lamento del redditometro, ma non mi piace il modo in cui sarà attuato, per esempio, per la priva volta, è a carico del “controllato” l’onere della prova, mentre finora è stato a carico di chi accusava produrre prova della colpevolezza: ti pare una differenza da poco?

      Allora, dove eri il 15 aprile del 1988, giorno in cui è stato ucciso Picchio Pellecchia? Provami che non sei tu l’assassino.

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  15. Cara Diemme,
    le tue parole mi confondono. 😳

    Grazie di cuore.

    Io rimango sì, ma non perché ritenga indispensabile il mio lavoro (ci sono comunque tante altre brave persone cui potrei tranquillamente passare il testimone), semplicemente non ho scelta. E se invece tu vedi qualche opportunità per te e Sissi, come potrei dissuaderti? D’altra parte, le amicizie via web fortunatamente non si perdono cambiando città. 🙂

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    • @Marisa: le vie del Signore sono infinite: qualcuno deve pur rimanere, ed è un bene che sia qualcuno di valido (poi semmai mi farai un fischio quando potrò rientrare 😉 ).

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  16. L’ho trovata, eccola:

    “L’extracomunitario poteva pure avere ragione, ma tu non puoi venire a casa mia a insultarmi. E poi, vorrei vedere il suo di popolo! (Per la cronaca, non ho la più vaga idea di dove fosse)..

    Solo un elettore ladro può eleggere un politico ladro? Questo se fatto volontariamente, ma a volte è solo questione di disinformazione, o la convinzione che tizio “troverà il posto a nostro figlio perché è tanto buono e bravo, e capisce la nostra situazione!”

    1. Non so e non voglio sapere se poteva o non poteva venire ad insultare: ho solo detto di essere d’accordo con lui.
    2. “Il suo popolo”, quando subisce un sopruso, sa di subire un sopruso, e sa che, vivendo in un paese del terzo (o quarto, o quinto) mondo, non potrà avere giustizia (ti ricorda qualcosa?) e succede che si dia fuoco per protesta – da quell’episodio nacque la cd. “rivoluzione dei gelsomini” – ma è successo anche ad un ambulante extracomunitario a Messina qualche mese fa, perseguitato dai vigili urbani
    3. Se devi votare “il tale” per far avere un posto a tuo figlio/figlia (un posto che renderà lui/lei ed i suoi figli ricattabili tutta la vita – e ci risiamo!) … vuol dire che proprio lì comincia il tutto, nel nostro essere “proni a tutto”; dopo di che il lavoro, come te lo hanno regalato, te lo possono togliere, e tu zitto.
    Io mi vergogno di essere italiano, e non da ora, perché proprio non ho nulla in comune con certi corrotti e corruttori.
    Se poi uno si lamenta tanto per lamentarsi, è un’altra cosa…

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    • @solomenevo:

      1) scusami, tu puoi anche pensare – e avere ragione – che la moglie del tuo vicino di casa sia una gran baldracca e che il figlio sia frocio perso, ma lo pensi in casa tua, o comunque altrove, non puoi accomodarti nel loro salotto e dire: “Ma quella zoccola di tua moglie non lo prepara il caffè?” e pretendere che il padrone di casa non ti cacci fuori a calci nel didietro. E poi, magari, vai pure in bagno, prendi il dopobarba del figlio e dici “Ma che schifo di dopobarba usa quella checca di tuo figlio?” e poi stupirti che ti arrivi una sprangata.

      2) (no, non riesco a capire a cosa ti riferisci). Scusa, non ho capito un tubo di quello che mi vuoi dire: non so se sono io che sono tarda o tu che hai dato per scontato troppe cose, vuoi spiegarti meglio?

      3) Non è proprio così. Certo, il tutto nasce da una mentalità servile e da una mancata coscienza dei propri diritti, però quando io voto l’onorevole non mi rendo conto di diventarne schiavo (e magari non lo diventerò, semplicemente continuerò a votarlo ma volentieri, pensando che sia la persona migliore di questo mondo, tanto bravo e buono e che tanto mi ha aiutato). Il lavoro non me lo hanno regalato, e questo è il vero punto, il fatto che io debba chiedere per favore qualcosa che mi spetta di diritto, anzi, chiedere per favore qualcosa di inferiore a quello che mi spetterebbe di diritto, questa è la vera stortura dell’italico immaginario: ma per quanto tempo questa è stata – e purtroppo spesso a ragione – la mentalità italiana, che senza conoscenze non vai da nessuna parte? Per la cronaca, la prima persona è da intendersi impersonale, io il lavoro me lo sono trovato da sola. Rigorosamente nel privato.

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  17. Penso tu sappia quanto poco amor patrio io abbia, e questo non equivale a disprezzare la mia terra. E’ più un semplice constatare che tanti aspetti del mio paese non mi piacciono, ma sono italiana e più in piccolo, una abitante della mia micro realtà volente o nolente. Capita anche a me di incontrare persone che vengono da fuori, extracomunitari come italiani di altre regioni, che da noi ci stanno per periodi lunghi e ci ritornino puntualmente anche se non costretti. Quando li sento parlare e vomitare il loro schifo per la mia gente, il mio paese, le nostre usanze, sento forte l’Inno di Mameli, o qualcosa di più tradizionale nostrano, e non manco di dire esattamente la stessa cosa che è stata detta a quell’extracomunitario: “torna a casa tua, che ci stai a fare in un postaccio simile? Cerca un luogo a te congeniale, ma liberaci della tua presenza.” Nella risposta a Solomenevo hai usato esempi più che calzanti che condivido pienamente 🙂

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    • @Luisa: io l’amor patrio ce l’avrei pure, ma non ho gli occhi foderati di prosciutto, e le cose che non vanno non posso fare a meno di vederle. Le ammetto tutte, un popolo che fa spallucce, ma mi va il sangue alla testa quando lo sento accusare e insolentire da chi comunque sta qui per scelta (e non come me che, essendoci nata, la scelta di andar via è un po’ più complessa, e in ogni caso non penserei mai di lasciare la mia patria per andarmene a stare con un “popolo di merda”, mi sembrerebbe masochistico!).

      Insomma, la storia col tizio è stata questa: struttura sanitaria pubblica, la gente in fila per le radiografie. Entra una signora nel bagno e ne esce esterrefatta dichiarando che c’è un tizio che non la fa entrare. Entra allora un’infermiera (una di quelle della parte sana dell’Italia, che vuole che le cose funzionino e si espone in prima persona), e viene fuori che questo è (presumibilmente) un senza tetto che è venuto là, con tutta la sua sacca, per le sue abluzioni di routine.

      Gli intima di uscire e quello si rifiuta, e allora annuncia di andare a chiamare la sorveglianza. A quel punto il tizio esce fuori urlando contro di lei e contro noi tutti, che oltretutto quel bagno non è neanche attrezzato, che non c’è carta igienica, non c’è sapone, non ci sono asciugamani, e che siamo un popolo di merda: immediata rivolta popolare degli astanti; nel frattempo torna la signora dicendo che quelli della sorveglianza non ne vogliono sapere (come volevasi dimostrare, un popolo come dice lui).

      Arriva infine una persona, pure dovrebbe essere della sorveglianza, si chiude dentro con questo, si sentono delle urla e poi si apre la porta ed esce per andarsene via… ma il sorvegliante naturalmente, mentre il tizio se ne resta tranquillamente dentro a fare i comodi suoi.

      Noi presenti siamo paralizzati dalla sorpresa. L’infermiera che era andata a chiamare la sorveglianza gli chiede ragione di questa cosa, e il sorvegliante gli risponde: “Mica mi posso prendere una disgrazia per quello!”. Ecco, questo siamo. Disgrazia perché? Perché quello avrebbe tirato fuori un coltello? Cavolo, sei la sorveglianza, si suppone che sia armato anche tu, quanto lui e più di lui! No, credo che il problema fosse un altro: questo è uno stato garantista, e se avesse toccato con un dito l’extracomunitario, siccome l’Italia deve far vedere che è tanto buona e non ha pregiudizi razziali, l’avrebbero processato, forse sarebbe stato condannato, forse avrebbe perso il posto di lavoro e allora? E allora, si mette in atto l’italico costume del “Fatti i fatti tuoi e campi cent’anni”: ma allora, me lo dici che ci stai a fare al servizio di sorveglianza? Che sorvegli, l’orario in cui devi timbrare il cartellino?

      Alla fine l’ “ospite”, finito di fare i comodi propri, esce con la sua valigia sempre insultando il popolo italiano, al che una si alza e gli urla di tornarsene al suo paese, lui continua a insultare, questa gli si para di fronte e, senza alcun timore, faccia a faccia, gli continua a urlare di tornarsene al suo paese: standing ovation.

      Per la cronaca, e per giustizia, devo dire che ero con un’amica che si è espressa invece in favore dell’extracomunitario: lei sostiene che un senza tetto deve comunque avere un luogo in cui potersi lavare, che lui quello chiedeva, lavarsi, e che quella era una Asl, quindi un luogo pubblico, e che era suo diritto usufruirne. Per quanto riguarda le sue lamentele, aveva ragione, il bagno era senza carta igienica, senza sapone e senza asciugamani, e questo è inaccettabile.

      Mi sta bene tutto, ma non l’insulto. Per me rimane il fatto che ogni essere umano è cittadino del mondo, sono favorevole all’immigrazione (anche se non posso non concordare che un’immigrazione eccessiva e scriteriata comporti problemi per il Paese ospitante), ma sono pure ferma nel pretendere che l’immigrato rispetti il paese e il popolo che gli sta offrendo accoglienza: non gli sta bene? O si rimbocca le maniche per migliorare la situazione, o se ne può pure tornare a casa propria, che nessuno lo trattiene.

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    • @Ari: io qui probabilmente ci dovrò restare, e non sarà perché ci credo, ma sicuramente farò tutto ciò che potrò per renderla un posto migliore: come si suol dire, ricomincio da me.

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    • @dallacollinaguardosotto: chi di speranza vive disperato muore. Resistere a volte è una strategia, a volte è quello che ci fa arrivare allo stremo delle forze, e quando ci accorgiamo di non farcela più o è oggettivamente troppo tardi, o lo è soggettivamente, e non abbiamo più la forza di reagire.

      A me, sppur credente, “Dio ce la mandi buona” non basta più.

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    • @Barbara: tu pensa invece che Gerusalemme è l’ultima città israeliana in cui andrei. Per me Israele è Tel Aviv, ma oltre quello ho visitato, sempre in Israele intendo, una miriade di luoghi che preferirei a Gerusalemme.

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  18. Beh, era una metonimia; poi l’ho messa perché mi piace da matti il tipo e mi mette di buon umore il ritmo di questo pezzo. A me poi va benissimo se vai da un’altra parte, dal momento che a Gerusalemme ho già chi mi può ospitare (per i soggiorni brevi non sono delicata: mi va benissimo un divano, un sacco a pelo, un pavimento… )

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  19. sai che non so quanto davvero abbandonare questo paese gli possa fare bene? al paese intendo… secondo me piuttosto dovremmo tentare con tutte le forze di cambiarlo. iniziando proprio dall’inizio. da ognuno di noi. dalle elezioni. dalle assemblee di condominio. ogni piccolo passo… verso un paese migliore.

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  20. Letto ora del fatto vero che ha ispirato parzialmente il post. Beh, questo è uno di quei casi in cui la vigilanza avrebbe dovuto vigilare, o meglio afferrare il tipo per la collottola e sbatterlo fuori a calci. Sarà pur vero che lui aveva diritto di lavarsi etc, ma quello era un bagno di una asl non quello di un centro di accoglienza. Aveva diritto di entrarci lui esattamente come gli altri, servirsene e uscire senza fare tante storie. La vigilanza non vigila, le altre persone più di tanto non sono autorizzati a fare, quindi ognuno fa quello che vuole. Se intervieni con brutalità passi per razzista e pure senza pietà, se non intervieni stai avvallando certi comportamenti. Prigioniero in casa tua.

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  21. @ Diemme

    be’, mi sono riletto tutto, mi sono creato un file Word da stampare, rileggere, il tutto per rispondere in maniera articolata pensando mi fosse sfuggito qualcosa leggendo a video.

    poi rileggo e ribadisco la mia impressione; Diemme, dico solo che ti contraddici, contraddici per esempio il concetto esposto in questo tuo post (https://donnaemadre.wordpress.com/2007/06/10/contro-il-pericolo-dellapatia-contro-la-gente-che-lascia-che-sia/) che pure citi, e mi fermo qua, a me basta.

    può darsi che il rifiuto dell’italianità subìta mi abbia portato a non saper più scrivere e/o leggere l’italiano, ma non mi sembra…
    ribadisco tutto ciò che ho scritto ed aggiungo che da qualche giorno ai miei amici mi rivolgo con «voi italiani»… e mi sento meglio. stamattina, al giornalaio, l’unica persona con la quale posso parlare di politica italiana ( :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: ) che ho incontrato al bar ho detto «io ho già dato, ho dato per anni e mo so’ cazzi di voi italiani, per me basta» sai Diemme? mi sono sentito meglio, mi sento meglio!!! Forse l’italianità è una malattia psicosomatica e basta convincersi di esserne guariti per ricominciare ad essere ottimisti, a sentirsi vivi?

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  22. Cara Diemme, io non ho ricette. E non so se questo Paese sarà in grado di sollevarsi dalla crisi.
    Crisi più di valori, ancorché economica.
    Non lo so se avremo una nuova etica, se ci riprenderemo il rispetto e la dignità che noi per primi abbiamo perso.
    E’ facile dare la colpa “a chi sta sopra”, ma non voglio fare un pippotto politico.
    Vivere ci è diventato difficile, qui. A tutti. Come si suol dire….Mal comune, mezzo gaudio.
    Farci sopraffare però da questi pensieri fa male solo a noi stessi.
    Voglio solo augurarti di ritrovare la serenità. Magari è utopistico, ma ci spero! Un abbraccio

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    • @Maria: è proprio dalla crisi di valori che nasce quella economica. Se avessimo camminato a testa alta, oggi non saremmo a terra. Io non sono comunque tra quelli che danno la colpa a chi sta sopra, quelli sopra, ahimé, rappresentano la maggioranza di quelli che stanno sotto, e gli somigliano.

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  23. @ Diemme
    non voglio troncare il discorso, ma se vuoi vedere le tue contraddizioni rileggiti. la tua è una sequela
    di lamentele senza una sola speranza o via d’uscita.
    da parte mia ribadisco di vergognarmi di tante, tante cose. io sono fatto così, non m’interessa come
    e perché quell’extracomunitario abbia fatto quella sparata, sono purtroppo d’accordo con lui.
    come hai detto tu non serve a nulla lamentarsi, bisogna “fare”, e cosa fare se non rifiutarsi ad ogni
    complicità col sistema? utopia ovviamente.
    riguardo al redditometro… mi sembra ovvio che, se tu giri col Ferrari e dichiari di guadagnare
    diecimila euro lordi l’anno, con la quale dichiarazione hai evitato di pagare, che so?, la mensa
    dell’asilo dei tuoi figli… magari a me mette male dimostrare che hai rubato.. o rapinato…
    o sequestrato a fini di estorsione… o hai “solo” evaso… e quando hai fatto ‘ste cose…
    è che non puoi (anche) prendermi in giro, dimmi dove li hai trovati, dov’è il problema?
    p. s.: ma tu non lavori come dipendente? chi ti mette in testa questi pensieri… con tutte le cose che
    hai da pensare ❓ 😉

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    • @solomenevo: se tu vedi delle contraddizioni, tu indicamele, io non sono in grado di vedere coi tuoi occhi, se almeno non fai lo sforzo di condividere, altrimenti continuiamo a parlare di aria fritta.

      E sì, lavoro come dipendente.

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  24. @ Diemme

    Diemme scrive:

    «Poco prima di accingermi a scrivere ho letto questo: sono rimasta senza parole, sono sconvolta dalla disumanità della questione, oltre che dalla beffa, l’ingiustizia, la prepotenza.»

    R: e dove ti credevi di vivere? cosa ti impedisce di sapere che i quattro poliziotti che assassinarono brutalmente Federico Aldrovandi sono ancora in polizia? cosa ti impedisce di sapere che tu paghi, e pagherai loro, stipendi, indennità e quant’altro (se non ora – forse sono sospesi, non si sa – quando saranno reintegrati in servizio…) come lo pagano e lo pagheranno, con le loro tasse, i genitori della vittima?
    Non ti sembra di essere in contraddizione?

    Diemme scrive (scandalizzata):

    «Alla radio ho sentito di un risarcimento di 100mila euro ai detenuti per il trattamento disumano, date le situazioni carcerarie (ignoro i termini, ho appena sentito il titolo che potrebbe essere fuorviante). Comunque centomila euro a chi ha ucciso e rubato, mentre la povera gente litiga il pranzo con la cena, neanche mi stupirebbero.»

    R: lo Stato ha “diritti” se rispetta il Diritto, le regole. lo Stato che non rispetta le regole, TUTTE le regole, ci sta costando moltissimo in sanzioni per violazioni dei Diritti Umani (non sarebbe una “spesa pubblica” da contenere, semplicemente rispettando le regole, TUTTE le regole?)
    ti faccio notare che i Diritti Umani non sono Diritti di un “uomo” astratto, sono di tutti gli Uomini, e, se ci consideriamo Uomini, sono nostri Diritti. uno Stato che non rispetta i diritti dei carcerati perché dovrebbe rispettare i tuoi o i miei?
    tu citi “Prima vennero per i comunisti”, si potrebbe scrivere “Prima trattarono come bestie i carcerati”, ma anche “Prima ti tolsero il diritto di manifestare pestandoti a sangue per le strade, poi quello al lavoro… poi quello alla sanità, poi quello alla pensione… e nessuno poté nemmeno manifestare contro.” Se non siamo certi del Diritto, anche del Diritto dei carcerati, non possiamo avere alcuna certezza, da ciò, non dalla “crisi”, non dai “mercati”, il tuo malessere, dall’incertezza del Diritto.
    Non ti sembra di essere in contraddizione?

    Diemme scrive:

    «Solo un elettore ladro può eleggere un politico ladro? Questo se fatto volontariamente, ma a volte è solo questione di disinformazione, o la convinzione che tizio “troverà il posto a nostro figlio perché è tanto buono e bravo, e capisce la nostra situazione!”.»

    R: uno che vota per chi darà il posto al proprio figlio è un ladro, perché ruba il posto ad un altro.
    Non ti sembra di essere in contraddizione?

    Diemme scrive:

    « E il redditometro? Pino Scaccia ha definito l’Italia “Stato di polizia fiscale“ (http://pinoscaccia.wordpress.com/2013/01/08/siamo-allo-stato-di-polizia-fiscale/), e non mi sento di dargli torto.»

    R: l’espressione “Stato di Polizia”, dopo anarchici, brigatisti, studenti pestati in piazza, ecc. l’ho sentita pronunciata da un ometto incazzato (http://www.repubblica.it/politica/2011/09/25/news/berlusconi_non_mi_dimetto_viviamo_in_uno_stato_di_polizia-22196044/) per certe intercettazioni che lo riguardavano (http://www.repubblica.it/politica/2011/09/25/news/berlusconi_non_mi_dimetto_viviamo_in_uno_stato_di_polizia-22196044/)
    Lo stesso ometto ha parlato di “Stato di Polizia Tributaria” quando è stato condannato a quattro anni per frode fiscale (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/26/sentenza-processo-mediaset-berlusconi-condannato-a-quattro-anni/394672/). Forse ti conviene riservare l’indignazione per quando ne vale la pena? O è una semplice contraddizione?

    Diemme scrive:

    «1) scusami, tu puoi anche pensare – e avere ragione – che la moglie del tuo vicino di casa sia una gran baldracca e che il figlio sia frocio perso, ma lo pensi in casa tua, o comunque altrove, non puoi accomodarti nel loro salotto e dire: “Ma quella zoccola di tua moglie non lo prepara il caffè?” e pretendere che il padrone di casa non ti cacci fuori a calci nel didietro. E poi, magari, vai pure in bagno, prendi il dopobarba del figlio e dici “Ma che schifo di dopobarba usa quella checca di tuo figlio?” e poi stupirti che ti arrivi una sprangata.»

    R: ti ripeto che sono d’accordo con l’extracomunitario nel definire gli italiani “un popolo di merda”, nient’altro, non teatralizzare il tutto. è facile darti ragione per questa boutade e qualcuno l’ha fatto, ma non siamo politici e non siamo in un talk-show.

    Diemme scrive:

    «2) (no, non riesco a capire a cosa ti riferisci). Scusa, non ho capito un tubo di quello che mi vuoi dire: non so se sono io che sono tarda o tu che hai dato per scontato troppe cose, vuoi spiegarti meglio?»

    R: vedi l’accenno a Federico Aldrovandi, non puoi ignorare certe cose, non puoi svegliarti e dire di essere appena “caduta dal pero”

    Diemme scrive:

    «3) Non è proprio così. Certo, il tutto nasce da una mentalità servile e da una mancata coscienza dei propri diritti, però quando io voto l’onorevole non mi rendo conto di diventarne schiavo (e magari non lo diventerò, semplicemente continuerò a votarlo ma volentieri, pensando che sia la persona migliore di questo mondo, tanto bravo e buono e che tanto mi ha aiutato). Il lavoro non me lo hanno regalato, e questo è il vero punto, il fatto che io debba chiedere per favore qualcosa che mi spetta di diritto, anzi, chiedere per favore qualcosa di inferiore a quello che mi spetterebbe di diritto, questa è la vera stortura dell’italico immaginario: ma per quanto tempo questa è stata – e purtroppo spesso a ragione – la mentalità italiana, che senza conoscenze non vai da nessuna parte? Per la cronaca, la prima persona è da intendersi impersonale, io il lavoro me lo sono trovato da sola. Rigorosamente nel privato.»

    R: non è una contraddizione questa? se hai diritto al lavoro bene, altrimenti è pur sempre almeno “voto di scambio”, un reato, almeno uno. senza contare che rubi il lavoro ad un altro che magari lo merita, perché se il politico ti fa lavorare nel pubblico freghi il posto a chi nel concorso ha fatto meglio di te.

    E ora dico basta. non ho postato questo per spirito polemico, ma perché richiesto… visto che, giustamente, Diemme non gira in Ferrari ❓ e doveva essere mio l’onere della prova delle contraddizioni. 
    per me non c’è «è giusto, ma…», «sacrosanto! però…», «certo, è un diritto, ma… i soldi…»… si comincia sempre dai comunisti, o dagli zingari, o dai negri, o dai terroni, o da “mio figlio ha bisogno di lavorare”.
    ripeto per me(!) è così e non voglio fare proseliti, né convincere nessuno… e nemmeno piacere a chicchessia.
    Ciao!

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    • Ho capito, le mie contraddizioni consisterebbero in:

      1) Non avere parlato di tutto la storia d’Italia dall’origine ai nostri giorni con elenco dettagliato dei soprusi.

      2) Non pensarla come te.

      Mi dichiaro colpevole di entrambi i capi d’imputazione, Vostro Onore, soprattutto del secondo.

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  25. Cara D. Non voglio essere visto come una belva che aspetta soltanto una parola sola contro i stranieri per scagliarsi con le zanne affilate contro chi “si permette” di farlo. In fondo, anche straniero fa parte del regno umanoide quindi errare, stranierum est (scusate, ma la parola extracomunitario in latino non l’ho trovata).
    Vede D, io a quel imbecille di un personaggio che si ha permesso di offendere il popolo italiano gli avrei risposto che il suo popolo invece sta migliorando ultimamente, visto che la sua gente di merda a lasciato il paese per venire in Italia. Anche se…. dubito che capirebbe il senso delle mie parole. Vista la sua capacita intellettuale. 🙄
    Pero, cara D, devo dire anche un’altra cosa. Devo dirti che (pur non permettendomi mai di pensare come quel c..lione da te esemplificato), a volte non riesco a capire l’Italia. D’altronde, come già vedo nello tuo sfogo, ed anche nelle risposte dei tuoi rispettabili visitatori, nemmeno gli italiani riescono a capirsi molto.
    Ho letto sbalordito (stordito, esterrefatto) la storia della mamma che deve pagare per pulire il sangue del suo figlio morto in incidente. E come una sorte di assomiglianza mi è venuto in mente la legge cinese che obbliga i famigliari di un condannato a morte di pagare le pallottole con quale esso è stato giustiziato. Sembra l’ironia della crudeltà, vero? Si può dire che il popolo cinese ha ancora molta strada da fare sul viale della normalità. Ma che differenza fa tra la mamma cinese che paga la pallottola del figlio ucciso e quella italiana che supporta la spesa del detersivo stradale? Tu vedi qualche differenza? Mah, io non ci riesco.
    Da qualche settima sento una rabbia interna dentro di te D. Una rabbia sulle cosa che ti circondano. Che circonda tutti noi. Una rabbia anche sul impotenza di sentirsi incapaci di cambiare le cose. E come se ci trovassimo su un scivolone fangoso dove inesorabilmente scendiamo.
    Piano.
    Molto piano.
    Ma senza poter muoverci.
    Altrimenti la discesa aumenta in velocità.
    Sembra che questo paese è condannato a rivivere l’incubo della povertà. E che non c’è via di scampo. Quello che è peggiore in questo paese è la passività della gente comune. Gente che è abituata a vedere, sentire….. e subire.
    Qualche settimana fa ho provato una cosa. Puoi farlo anche tu, se sei curiosa.
    Ho cumulato in un giorno tutte le somme che sono state rubate, truffate, illecite, sottratte dallo stato e dal privato, evasioni, appalti e scommesse irregolari (etc etc).
    Ho raggiunto la bellezza di 65 milioni. In un giorno (ed era un giorno non particolarmente ricco di notizie “boom”).
    Quindi, logicamente mi pongo la domanda.
    Ma se gli italiani si permettono a perdere soltanto in un giorno 65 milioni, fino a dove si può arrivare? E questo sacco della ricchezza, dove tutti i furbi estraggono sempre di più, avrà pure un fondo, no?
    La gente comune comincia a sentire il peso. Mi dispiace, ma sono anni che alcuni di noi (cioè stranieri) avvertivamo sul quello che accade oggi. Non perché noi fossimo più intelligenti. ma perché c’erano segnali che li abbiamo già vissuti. Nei nostri paesi di origine. E che la strada che si percorre oggi, sembra un dejavù per quelli come noi.
    E penso inoltre che se magari 10 – 15 anni fa per me sarebbe stato molto difficile farti capire perché ho lasciato il mio paese, oggigiorno invece non avrei motivo di farlo. Infatti, stai pensando di farlo pure tu.

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    • @Valentino: mi hai fatto accapponare la pelle. Immagino bene che per quelli come te, che vengono da paesi che hanno passato quello che hanno passato, la situazione italiana sia un deja vu.

      La denuncia delle somme rubate, che nel nostro immaginario suonano come denunciate –> ladro scoperto —> somme recuperate o quantomeno, fine delle ruberie, sembrano invece essere solo un pretesto per vessare di più, un alibi per espropriare le persone prima dei loro beni, e poi della salute, dell’istruzione, della dignità.

      Tu dici che stiamo di uno “scivolone fangoso” in cui staremmo precipitando lentamente: secondo me ci stiamo precipitando velocemente.

      Grazie per aver capito lo spirito con cui ho accusato quello straniero: sia pure con le tue spigolosità, sei sempre stato un uomo giusto.

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    • @solomenevo: ebbene sì, sono perspicace, ma ammetto di non avere aperto i link, altrimenti ce ne avrei impiegati almeno il doppio.

      E per quanto riguarda i diritti dei carcerati, che tu tanto sottolinei, devo dirti che a me dei diritti dei carcerati non importa un fico secco, laddove sono colpevoli, mentre la ritengo una priorità assoluta nel caso siano innocenti, ma in quel caso staremmo parlando di giustizia e applicazione della medesima, non di carcere.

      C’è gente onesta che sta in mezzo alla strada, gente che ha lavorato una vita che si suicida o perché non ce la fa più, o perché si vergogna davanti alla propria famiglia, ai propri figli, di non farcela più.

      Per me, fermo restando la solidarietà e la compassione umana per tutti, il diritto dell’innocente viene prima.

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  26. @ Valentino: anche a me sono venuti in mente i cinesi che pagano le pallottole del plotone d’esecuzione che ha ucciso i loro parenti, ma ero distartto a scrivere altro…
    come dici tu non c’è differenza… o per lo meno entrambi abbiamo fatto la stessa associazione d’idee, purtroppo.

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    • @solomenevo: il mio errore è stato pensare, anche se da molto non lo penso più, di essere nata in un Paese civile, in un mondo civile, in un’epoca civile.

      Ora, rendersi conto che la civiltà e il progresso – quello umano intendo – non esistono, è una gran tristezza.

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  27. Sì, errore anche mio e comune a molti, ma se la civiltà si è persa e le innovazioni non hanno portato progresso, cerchiamo almeno di «restare umani», non approfittiamo della “crisi” per scatenare rabbia ed inumanità su chi non può che subire, possiamo sempre provare quella “pietas” che ci impedisce di voltarci dall’altra parte, se non possiamo salvare il mondo almeno salviamo noi stessi.
    L’inumanità lasciamola a quelli che ci hanno portato a questo e non sono soddisfatti, almeno non vincano anche su questo fronte. sono solo parole, ovviamente

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    • @solomenevo: poche cose mi irritano come la frase “restiamo umani”, storicamente pronunciata da persone che di umano non avevano niente.

      Ho letto di recente dei post di Barbara in proposito, ma non sono riuscita a ritrovarli, ora glieli chiedo, poi semmai torno a linkarli.

      Salviamo noi stessi? Non mi basta, salvare noi stessi è troppo poco, e poi “nessuno si salva da solo”.

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  28. quello che ho detto: lotto per i miei diritti e scopro che non sono il solo ad avere diritti usurpati, e so (e lo sai anche tu!) che la forza di chi ti toglie i diritti è proprio nel dividere gli usurpati, in modo che siano meno forti (in realtà sono inermi!), indicando loro i “responsabili”, dando loro dei nemici… per sviare l’attenzione e “dividere per comandare”, è il concetto che hai espresso tu nel post (il discorso alla signora).
    ora, se noi, solo uno(!), uno solo(!) o perché solo(!), dei nostri “colleghi usurpati”, io li chiamo “compagni di sventura”, se uno solo di essi noi lo scartiamo, rifiutiamo di lottare anche per lui “perché puzza”, “perché è maleducato”, “perché è ignorante”, “perché è nero”, “perché è bianco”, “perché mi sta antipatico” che differenza c’è fra noi e quelli che comandano? loro sono al disopra di noi (perché hanno il potere) e noi siamo al disopra di quelli che abbiamo scartato… a nostro insindacabile giudizio (l’unico potere che ci hanno lasciato è quello di giudicare peggiore di noi, non degno, chi sta peggio di noi, senza conoscerlo!)
    questo secondo me non va bene (e non ci fa bene!), perlomeno mi sento complice, mi vergogno, comincio a fare qualcosa, qualsiasi cosa, perché finché non cominci a vergognarti (è il primo passo per un’ammissione di responsabilità, il segno del risveglio) non “fai”.
    un’altra cosa, io non dico gli affari miei, ma ci sono, credo, due tipi di persone: quelli che se “vanno nella merda” diventano cattivi, si rifanno sui più deboli (se il capufficio mi fa incazzare, torno a casa e litigo con mia moglie, lei per una sciocchezza picchia nostro figlio che dà un calcio al cane, il cane…?); io sono diverso, io guardo avanti e capisco che se voglio elevarmi effettivamente non serve abbassare gli altri, sarebbe un’elevazione fittizia. e poi non mi lamento, magari m’incazzo, ma non mi lamento, cerco di uscire dalla situazione, si può, sempre si può, c’è sempre un’alternativa, magari scomoda. scusa per la lunghezza ho divagato.

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    • Scusa, ma non ho ancora capito quello che hai fatto in concreto o, quantomeno, quello che hai fatto più di noi.

      Che dall’alto usino il “Divide et impera” per manipolarci quelli in grado di ragionare da quel dì che l’hanno capito, gli altri, temo, non lo capiranno mai.

      In secundis
      , io non me la sono ripresa con quello straniero perché era straniero, o perché puzzava (cosa che non era, visto che si era appena fatto il bagnetto 😛 ) o perché era nero (che neanche era): me la sono ripresa con lui perché sputava nel piatto in cui mangiava, perché ci ha vomitato addosso la sua critica distruttiva, che è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno.

      Allora, la storia della catena dei soprusi, in cui ogni frustratone sfoga la sua rabbia su quello più debole la conosco, ma il fatto che tu non lo faccia, come tu affermi e ammettendo pure che sia effettivamente così, non mi pare sufficiente per poter affermare che si sta facendo qualcosa per risolvere la situazione. Anche questo che hai fatto tu qui finora è stato uno sterile gettare letame addosso agli altri, non ti pare? Mi hai accusato di essere contraddittoria, di riprendermela coi più deboli (ma quando mai???), di non fare nulla di costruttivo, ma ancora non hai detto che cosa hai fatto tu: ah, già, hai premesso che gli affari tuoi non li racconti.

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  29. “ah, già, hai premesso che gli affari tuoi non li racconti.”
    infatti: l’ultima che hai detto.
    riguardo al letame… non mi sembra proprio, ho notato e sottolineato
    per tutto il resto il mio era un discorso impersonale, sono certo di averti descritta (ma non solo te) con alcune parole e/o espressioni ma le mie erano enunciazioni di principio che (se non costa nulla) tutti sono pronti a sottoscrivere (o credo, chissà?, anche i principi sono oggetto di trattativa/revisione/sindacabilità/opinione/ecc.).
    non ti ho “accusata”, non è un confronto, su tua richiesta ti ho dimostrato che, oggettivamente, eri in contraddizione (per esempio non facendo l’equazione comunisti=carcerati, una tua citazione)
    scusa, non vedo questa acredine da parte mia, questo voler “avere ragione”, dico le cose come le penso. dalla mia ho che il tuo/vostro/loro comportamento ha portato a quello di cui ti lamenti… ma le mie “proposte” attuabili singolarmente da ciascuno, non vengono prese in considerazione. di esse si vuole la prova che funzioneranno. be’, continuate così, non sarò certo io ad impedirvelo, siete tanti, per fortuna.
    riguardo al “popolo di merda” è evidentemente una affermazione impersonale! il popolo di merda comprende anche me… ma io me ne sono accorto, e sto cercando di cambiare.
    è tutta la vita che cresco e che cambio, ma sono riuscito a restare quasi sempre me stesso, pure con difficoltà.

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    • “comunisti=carcerati”, una mia citazione? E da dove, di grazia?

      Senti, forse mi sbaglierò, magari è un’impressione sbagliata, ma mi sembra che tu ti sia messo su uno scranno a giudicare tutti, dall’alto della tua inappuntabile posizione.

      “il tuo/vostro/loro comportamento ha portato a quello di cui ti lamenti”: ehi, Voi di Sopra, avete sentito? Finalmente quello senza peccato ha scagliato la prima pietra, soddisfatti?

      Le tue proposte non vengono prese in considerazione da nessuno? Non sarà che anche gli altri, come me, non si sono accorti che tu le abbia fatte?

      Mi fermo qui, che la tua alterigia è davvero irritante, e io purtroppo sono una che raccoglie le provocazioni…

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