Amiche

L’amicizia e l’amore non sono come acqua che si chiede, ma come the che si offre (proverbio zen)

Che bella sorpresa mi ha fatto Marisa.

Mi avrebbe fatto piacere comunque, ma maggior piacere me l’ha fatto riceverlo da una persona come lei, una in gamba, con uno spessore e una grinta che si respirano e insomma, è un grande onore essere amici suoi (mica pizza e fichi!).

Belle le parole che mi ha dedicato, versi di Jorges Luis Borges, che so essere da lei sentite e condivise, e che ricambio con cuore e onore.

Parole che mi hanno fatto riflettere sul significato di amicizia, soprattutto a fronte di qualche “pezzo” perso qua e là. Perché?

Pensavo intanto, e ho ben chiare tante situazioni a cui mi riferisco, che l’amicizia debba nascere da affinità elettive, da un linguaggio comune (non identità di pensiero, ci mancherebbe!), non da un bisogno di sconfiggere la solitudine. Quelli raccattati alla bene e meglio per non restare soli il sabato sera non sono amici, sono tamponi, sono analgesici che non ci fanno sentire il dolore della solitudine, solitudine che però continua a esistere.

Ho letto da qualche parte che la solitudine non si combatte con la presenza di persone, ma con il contatto con la realtà, e io ritengo questa affermazione profondamente vera: fino a che c’inganneremo, fino a che ce la racconteremo, vivremo in un mondo separato, nel quale saremo comunque soli.

Tornando a noi, vorrei farvi ridere con una frase lapalissiana, ma datemi modo di spiegarla: “Per avere tanti amici occorre avere tanti amici”. Su, ridete, e magari aggiungeteci pure commenti del tipo “Ma va’?” “You don’t say?” etc.

Quello che volevo dire invece è una cosa seria: a volte, soprattutto per le persone che, principalmente per scarso contatto con la realtà ma anche per questioni oggettive e insindacabili, hanno un vuoto, l’amico è un mezzo per colmarlo.

Quando questo succede, l’amico viene fagocitato, e alla fine si sentirà asfissiato e ne sentirà il peso.

Quando abbiamo una condizione di solitudine – per esempio una malattia che ci costringe a letto, o una situazione di prigionia, familiare, lavorativa o giudiziaria che sia – non si può risucchiare tutta la nostra vita da un’altra persona e, se questa non è momentaneamente disponibile, sentirsi gli ultimi della terra. Per non essere soli occorre avere molti interessi (l’attività più pratica e più facilmente fruibile è la lettura) e molti amici: insomma, avere molti amici è anche un buon sistema per non perderli, e per non perdersi… (parlo sempre di amici, non di tappabuchi).

Ma esaminiamo i bellissimi versi che mi ha dedicato Marisa

L’AMICIZIA

Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita.

Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori, però posso ascoltarli e dividerli con te. Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro.

Però quando serve starò vicino a te.

Ecco, a volte sedicenti amici diventano saccenti sputasentenze. Badate bene, non è che qui si stia rifiutando un consiglio o un’opinione. Io rifiuto il giudizio cieco, quello che non tiene conto di chi sia io, ma solo di chi sei tu. Puoi anche dire che nei miei panni ti comporteresti in un certo modo, ma non devi permetterti di pensare che il tuo sia l’unico modo in cui vivere, e che io sia un gran coglione perché non mi adeguo alle tue verità.

Io ho bisogno che l’amico mi dica pure il suo punto di vista, ma soprattutto che mi sia vicino mentre io vivo secondo il mio, perché è la mia di vita che devo vivere, non un’altra.

Dunque: se vogliamo essere amici di una persona, rispettiamo i suoi bisogni, che potrebbero pure non coincidere coi nostri, o col nostro concetto di bisogno e di vita.

Non posso evitarti di precipitare, solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cada.

Ecco, noi non vogliamo qualcuno che ci tenga fermi per non farci cadere, un po’ come saremmo tentati di fare con i nostri figli. Vogliamo camminare, vogliamo anche correre, e inevitabilmente cadremo. Allora avremo bisogno di sostegno, e l’amico sulla cui spalla piangere, e che capirà le nostre ragioni anche quando non sapremo capirle neanche da soli, quello sarà l’unguento.

La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei.

Però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.

Gioire per la felicità di un altro è uno dei più grossi successi personali che possiamo raggiungere: non saremo rosi dall’invidia e avremo più occasioni per gioire. Ma a parte questo, volere bene a una persona non significa stare bene in sua compagnia, quello è un’altra cosa. Volere bene a una persona significa volere il suo bene, volere che stia bene, e allora come potremmo non essere felici per i suoi  successi? Desiderarli anche per noi è un’altra questione, più che legittima, ma insomma, in quei casi io penso che almeno uno (o una) ce l’ha fatta!

Non giudico le decisioni che prendi nella vita.

Mi limito ad appoggiarti a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.

“Aiutarti se me lo chiedi”. L’aiuto è un’altra di quelle cose che si propone, non s’impone. Proporlo si deve, prevenire persino la richiesta che magari per discrezione potrebbe non arrivare, ma imporre no. Ognuno vuole vivere la sua vita, e l’aiuto coatto è prevaricazione.

Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,

Però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.

Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,

Però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.

Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere.

Solamente posso volerti come sei ed essere tua amica.

In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico in quel momento sei apparsa tu

Beh, delle altre cose abbiamo più o meno già parlato, ma le ultime due frasi sono quelle che mi hanno commosso. Che c’è di più bello che essere accettati per quello che siamo, da qualcuno che vuole solo volerci bene? Non possiamo che ricambiare con tutto il cuore. 🙂

Per quanto riguarda l’apparizione… sapete come la penso io, la vita è tutta un miracolo!  ♥

Non sei né sopra né sotto né in mezzo non sei né in testa né alla fine della lista. Non sei né il numero 1 né il numero finale e tanto meno ho la pretesa di essere il 1° il 2° o il 3° della tua lista.

Beh, diciamo che tra gli amici gli ex aequo sono moltissimi… 🙂

Basta che mi vuoi come amica.

E certo che ti voglio! ♥

NON SONO GRAN COSA, PERO’ SONO TUTTO QUELLO CHE POSSO ESSERE.

E ti pare poco?  😉

E poi, ho visto che altri amici stanno diventando amici comuni e allora, apparecchiamo una bella tavola e…

60 thoughts on “Amiche

  1. Che bello questo post, Diemme, e belli sono i versi che Marisa ti ha dedicato.
    Io mi sono soffermata su questi: “Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore, Però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.”…
    Forse perchè in questo mio periodo di sofferenza, legato alla situazione di salute di mia mamma, mi sono sentita molto trascurata, quasi messa da parte e dimenticata, anche da persone da cui non me lo sarei MAI aspettato.
    Persone che consideravo amiche, con cui mi confidavo, che credevo riuscissero a leggermi dentro, che non mi hanno neanche chiesto, non come sto io, ma come sta mia madre…
    Sì, forse sono troppo permalosa, forse pretendo troppo, forse neanche lo merito, ma te lo giuro con il cuore in mano: ci sono rimasta malissimo e ne soffro ancora…
    Sai, di giorno, devo essere forte, devo andare in giro con mia mamma dal medico, dallo specialista, che ti rimbalza subito ad un altro e ad un altro ancora, nei laboratori analisi, quindi tengo duro, anche perchè non voglio far vedere la mia fragilità a mia mamma, la mia paura, il mio dolore, però la notte…
    La notte è terribile, perchè quando dormo non ho il controllo di me stessa e così, l’altra mattina alle 4:30 mi sono svegliata in un pianto disperato per via di un incubo che avevo fatto su mia mamma…
    Beh, da allora non mi sono più ripresa e non riesco a smettere di piangere…. Per un nonnulla, più e più volte al giorno….
    Scusa lo sfogo, ma so che lo accoglierai e capirai…
    Ti auguro una buona domenica… ♥

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    • @Deborath, tu devi anche considerare quanto siano umani gli esseri umani! E’ chiaro che quello che ti hanno fatto è deprecabile, ma ho conosciuto persone che sfuggivano il dolore (anche altrui) perché proprio non ce la facevano a conviverci, un mostro pauroso che animava i loro incubi, e passavano la vita a fuggire.

      Una mia amica, quando si ammalà di cancro, vide dileguarsi la sua amica del cuore, e ci soffrì forse ancora più che per la malattia (dalla quale, a quanto mi risulta, è grazie al cielo guarita). Cercò pure la sua amica, ma quella chiaro e tondo le disse che non voleva più sentirla “perché non voleva sentire parlare di cose tristi”: potete immaginare che pugnalata che fu per lei.

      Qualche tempo dopo anche l’amica ebbe un tumore: e ora, dove sarebbe potuta fuggire? Alla vita non si sfugge, ma molti ritengono di non farcela a viverla, e finché possono fuggono: non è alto tradimento, ma enorme fragilità.

      Mi chiama mia figlia, torno presto.

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    • @Deborath: eccomi di ritorno. Nel frattempo è arrivato l’intervento di Valentino, devo dire una riflessione davvero toccante, e a questo proposito vorrei aggiungere due cose.

      Io, come saprai, mia figlia l’ho cresciuta da sola, e in un momento in cui la situazione economica era critica, e quella lavorativa pure: non ringrazierò mai il cielo abbastanza di essere stata sempre contro l’aborto perché la situazione contingente al momento era così difficile, che se l’avessi pensata diversamente la boiata l’avrei fatta e oggi non mi basterebbero gli occhi per piangere, pur se ignorerei la felicità immensa di cui mi sarei privata.

      Ciò premesso, un giorno in cui mi lamentavo dell’enorme stanchezza e di come tutta la situazione, data soprattutto la presenza di m ia figlia, fosse fagocitante, lei mi rispose, più o meno come oggi Valentino ha risposto a te, “Pensa se non ci fosse”.

      Ecco, da quel momento mi è sembrato sempre tutto più leggero. Quando arrivo al punto che non ce la faccio più, penso “Pensa se non ci fosse” e allora corro ad abbracciarmela forte e nessuna fatica mi sembra troppo grave.

      La seconda cosa è che mi è venuto in mente un racconto, che una nostra blogamica ha postato qui, su come la malattia di sua madre sia stato pure un momento di rinascita comune, che da una parte ha indubbiamente tolto, ma dall’altra ha dato forse anche di più. Ti invito a leggerlo, è in una delle pagine de “Il confessionale, lo trovi qui: “Quell’handicap che portò amore“.

      Io credo che si debba fare pace col dolore, che più spesso di quanto si possa pensare è pure una chiave per aprire nuove porte.

      Buona domenica a te e alla mamma, cara Deborath, ti abbracciamo tutti forte forte forte.

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    • Mia cara Diemme, grazie per le tue risposte ed i tuoi incoraggiamenti, grazie per avermi linkato quel bel racconto…
      Quanto poi al “Pensa se non ci fosse!!!”
      No, ti prego, non ci voglio pensare, non ci posso pensare, perchè altrimenti scoppio nuovamente in lacrime e stavolta finirei per annegarci per sempre…
      Forse sono stata fraintesa, per me non è un peso occuparmi di mia mamma, lo faccio volentieri e con amore: la stanchezza deriva dal fatto di dover girare a vuoto, senza riuscire ad avere una diagnosi certa, una risposta. Deriva dal pensiero costante (più che pensiero TERRORE) di non poterla avere più con me…
      Sai, mi è rimasta solo lei: ho perso mio padre ben 13 anni fa e, a volte, penso che un altro dolore così forte non potrei sopportarlo. Il mio cuore scoppierebbe.
      Alcune volte arrivo a desiderare di morire io piuttosto che vivere un nuovo strazio come quello vissuto per la mio padre.
      E’ stato per me un dolore lacerante che mi porto ancora dietro e di cui non mi libererà MAI, finchè vivrò.
      Mia madre è la cosa più cara che ho, è il tesoro più prezioso della mia vita e l’amore che provo per lei è incommensurabile, così come l’attaccamento che ho nei suoi confronti e che si è sempre più accentuato dopo la perdita di mio padre.
      A volte, la guardo dormire sul divano e mi commuovo, mi sveglio di notte per sentire se respira. Non posso descrivere il fremito che sento al centro del cuore quando penso a lei.
      La amo ed è davvero il mio tutto….

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    • @Deborath: io mio padre l’ho perso diciotto anni fa: seppi della sua malattia che ero quasi al termine della gravidanza, e lui ci lasciò che mia figlia aveva poco più di un mese.

      Mi raccontano che, quando seppe che la bimba – che lui non potette vedere – era nata, disse “Finalmente è madre”.

      Anzi, disse: “Finalmente è madre e capirà“.

      Io non so se, con la maternità, ho capito più di quanto sapessi prima, ma certo ho capito quanto sia incommensurabile l’amore che si porta ai figli, e che è intollerabile l’idea di sopravvivergli. Ergo, l’unico modo per non far soffrire ai nostri genitori il dolore inconsolabile della nostra perdita, è che loro ci procedano in quella vita che forse è veramente l’unica vera, ed eterna.

      “Onora il padre e la madre”, non ce lo dovremmo dimenticare mai anche quando questo è così difficile, anche quando la loro presenza – non mi riferisco alla malattia, ma ai loro metodi educativi – diventa un macigno.

      Io con mia madre in fondo ho fatto pace, l’ho fatto quando ho capito che lei era diventata un’altra, e io che io me stessa oramai non avevo la possibilità di diventarlo più, tanto valeva la pena fare pace col passato e vivere decentemente questo presente.

      Questo per dirti che il tuo amore per tua madre, il vostro rapporto, è già un regalo enorme della vita, che non a tutti è dato di avere. Mi dispiace che tu non sia più vicina, avrei voluto aiutarti, e anche Sissi l’avrebbe fatto. Magari di un’ora al giorno, ma ti avremmo sollevato da questa pressione.

      Da qui, possiamo solo, virtualmente, abbracciarti.

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  2. della serie “post che mi salverei nel pc per stamparli”. è stato bello leggere queste tue parole in una domenica mattina piena di pensieri rosiconi, guarda caso sulle non-amicizie che mi tocca reggere in questo periodo. buona giornata! 🙂

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  3. Ecco si, aggiungi posti a tavola, che tutti insieme si sta proprio bene 🙂 . Dicevi che volere bene ad un persona non significa stare bene in sua compagnia. Per me è vero solo fino ad un certo punto. Se a quella persona vuoi veramente bene, probabilmente il frequentarla ti procura una sensazione di benessere, ti senti al sicuro, ti piace cercarla e venirne cercata. Non è l’urgenza del drogato che abbisogna della dose,come potrebbe essere quella della persona molto sola che vuole fagocitare l’altro, è piuttosto una sensazione di pace, di serenità. Vuoi si il suo bene, perchè il solo pensiero di saperlo sofferente o sconfitto ti fa stare male, partecipi vivamente al suo disagio e vorresti gridare all’ingiustizia. Una persona così non deve stare male, deve solo gioire e avere tutto il bene possible. Se poi possiamo contribuire, perchè no? se non contribuiamo attivamente, ma con la nostra presenza stiamo dando comunque qualcosa, allora la sua vittoria, è anche la nostra! Benedette anche le corse per raccontarci quello che gli accade nel bene e nel male. Gli amici dovrebbero essere vissuti cosi, e non sempre accade.
    p.s. Pure a me Marisa è simpatica! 🙂

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    • @Luisa: beh, io non ho detto che volere bene a una persona non significa stare bene in sua compagnia, semmai ho detto che non significa voler stare in sua compagnia e poi, viceversa, stare bene in compagnia di una persona non significa volerle bene, volere il suo bene, essere amici (insomma, t’ho fatto venire il mal di testa?)

      Per il resto, concordo con tutto, ma Marisa è qualcosa si più che simpatica: Marisa è una tosta, un punto di riferimento, altroché!

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  4. @Marisa … è @MARISA, e @Diemme è @DIEMME … ed a volte ancora di più !
    Ma l’ Amicizia …. l’ Amicizia senza aggettivi nutrita da entrambi gli amici o le amiche o l’ amico per l’ amica …. è sentimento alto ed attinge, quando nulla pretenda se non la felicità dell’ amico/dell’ amica, nella parte più nobile e migliore di ogni persona ….
    Non tutti sono consapevoli di racchiudere questa gemma, ma l’ Amicizia da lì nasce ed esonda, è da quel porto che spicca il volo e attraversa mondi inaspettati, e quando la si nutre comunque … non c’ è più alcun dubbio che, chi la senta e la doni, quella preziosa parte di sè l’ ha conosciuta ! 🙂

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    • @Bruno: l’amicizia è sentimento le cui radici però sono il rispetto. Volere bane non basta, l’amore non basta mai, né nell’amicizia né in un rapporto sentimentale.

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  5. @Deboratah … permetti ???
    Non sciupare i tuoi begli occhi ed il tuo splendido sorriso ! 😦
    Agli incubi non possiamo talvolta chiudere i nostri sogni … essi vi si insinuerebbero anche senza il nostro ‘cosciente’ permesso, nè possiamo far tornare la salute, fermando il tempo e struggendoci, a chi amiamo più di noi stessi ….
    Ma chi amiamo, come ami Tu la tua mamma, avverte questo calore … ne trae energia e forza per scavalcare il male e non di rado è questa, per chi soffra, la medicina migliore !
    Quanto agli incubi, provvederà il risveglio, ed il tuo primo, solare sorriso, a scacciarli via …. e chissà ? …. forse per sempre ! 🙂
    @Cavaliereerrante ….

    Ps. Cara amica … Tu permalosa ?!? Beh … non mi sembra ! Oppure, se essere permalosi è come ti senti Tu adesso, allora permalosi lo siamo tutti …. Sfogati quindi se ti fà bene, la nostra @Diemme è “Donna” e “Mamma” e conosce assai bene il dolore figlio dell’ impotenza e della solitudine … e dunque chi più di lei potrebbe capirti ???

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  6. Se devo aggiungere qualcosa (anche se so che le donne non sono d’accordo con quello che penso), per me, l’amicizia sta sullo stesso gradino del amore. E tante volte… sale più di uno. Perché:
    – un amicizia può finire con l’amore… ma amore che finisce con amicizia e quasi impossibile
    – se perdi un amico…. ti serve un amico, se perdi un amore…. ti serve un amico
    – l’amicizia sono in tanti a offrire….. l’amore quasi nessuno
    – un amore ti sta vicino perché ti ama, e non lo interessa il resto… ma un amico lo fa perché ti capisce… e condivide.
    P.S. Cara @Deborath. Non posso essere catalogato come tuo amico, è ovvio. Ma il tuo sfogo mi ha impressionato molto. E se fossi un tuo amico (vero e sincero)… e dovrei dirti qualcosa lo farei cosi.
    “A differenza di te, questi problemi io non ne ho. Non devo correre nei ospedali, laboratori, o dal ennesimo medico specialista. Non ho nemmeno le tue paure, incubi o ansie. Quindi neanche le lacrime che bagnano il cuscino in ogni notte solitario. Non devo nemmeno far finta di essere forte davanti ai problemi legati alla mia mamma. Quindi dovrei considerarmi fortunato. Ma non lo sono. Anche perché…. la mia non c’è più. E Dio lo sa, quanto darei per almeno un giorno come tuo”
    Lo so…. non è proprio una parola di conforto….. ma di riflessione.

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    • @Valentino, tu sei un pozzo di saggezza! Per il tuo rammarico, che mi ha davvero colpito, ti ho già indirettamente risposto nella mia replica a Deborath.

      Bisogna far pace col dolore, a volte persino amarlo, perché di sovente è un’alternativa al vuoto di cui neanche ci rendiamo conto (v. racconto che ho linkato a Deborath).

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  7. Voler bene … non basta mai ?!?
    E’ così cara amica !
    Ma poichè così è …. l’ Amicizia ‘senza aggettivi’, poichè nasce dall’ anima, e cioè dalla nostra parte migliore e più nobile, non può che presumere il rispetto dell’ amico/dell’ amica ….. altrimenti chiamiamola con altro nome, giacchè tutto sarebbe tranne che Amicizia ! 🙂
    Così l’ Amore ….
    Essendo entrambi, l’ Amore e l’ Amicizia, liberi voli in cieli liberi e sereni, non gabbie, seppur serrate “da sbarre d’ oro”, ma la cui chiave l’ abbia solo l’ @amico o l’ @amante !. 😀

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  8. @ Cavaliereerrante: grazie immensamente per le tue parole. Lo so, non ci conosciamo bene, ma per me sono importanti, tanto più se considero che vengono da persone che, a momenti, neanche mi conoscono, e non da chi, invece, sa perfettamente quanto io ne avrei bisogno… Per cui, GRAZIE dal più profondo del mio cuore….

    @ Valentino: hai ragione, nonostante la sofferenza sono fortunata. Ho ancora la mia mamma con me e mi dispiace immensamente che tu non abbia più la tua con te.
    I genitori sono parti di noi e quando vanno via portano con sè, per sempre, un pezzetto di noi… Ti lascio un abbraccio forte, se posso permettermi, e ti ringrazio immensamente… Tante volte diamo troppe cose per scontato e, forse, io sono stata troppo superficiale, anche nel mio sfogo.
    Se è così chiedo scusa a tutti…

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  9. E lo so che non intendevi proprio quello 😉 non mi hai fatto venire mal di testa, mi hai fatto sorridere una volta di più 😀
    Vorrei dire anch’io due parole a Deborath…Ti può capire chi ci è passato, chi ha avuto esperienze simili e pure questi potrebbero darti risposte che non t’aspetti che ti gelano. Ho assistito al pianto di una ragazza perchè suo padre stava morendo. Una persona che c’era passata le ha detto di non piangere perchè il malato poteva sentirla. Mi è salita la rabbia, ormai per quella persona non c’era più niente da fare, era già stato fatto tutto il possibile e l’impossibile. Lei rimaneva, lei doveva rimanere sana anche con la testa. Il suo pianto, il suo sfogo aveva diritto d’esistere. Farla trattenere, per me, è stata una violenza. Ma a nessuno sembrava importasse di lei. Parole sbagliate nel momento sbagliato, ma la sensibilità non è di tutti. Passa il tempo e questa ha visto una giovane come lei piangere perchè una persona che le era cara stava male. L’ha stretta forte senza dire niente. Una stretta che valeva più di mille parole. Le amiche a volte deludono un po’ perchè il dolore fa paura e si teme ci contagi come la peste, un altro po’ perchè non ci arrivano, non hanno la sensibiltà giusta per capire. Se da loro non trovi conforto, sappi che comunque hai amiche “virtuali” che ti possono ascoltare, se hai bisogno. C’è Diemme, se vuoi ci sono io. Non sentirti sola. Ci sarà sempre un pensiero per la tua mamma, ma Deborath è una persona. Chi aiuta te a stare bene, aiuta la tua mamma. E’ così facile da capire 🙂 . Poi io spero che lei si riprenda presto e bene, ma se avesse una qualche malattia specifica, cerca su internet se ci sono gruppi di ascolto fatti da persone che hanno avuto lo stesso problema… Sii forte, e ricordati che non sei sola!!!

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    • Ciao Luisa, grazie mille per le tue parole. Hai ragione, tante volte ti chiedono di essere forte, “altrimenti tua mamma soffre anche per te e già le bastano i suoi problemi!”… io lo capisco questo, infatti, cerco sempre di esserlo, cerco di non piangere, di farmi forza, ma poi, quando sono sola, vorrei che ci fosse un amico che si interessa anche a come sto IO!!!!
      Questi amici, in carne ed ossa, non ci sono o si sono dimostrati diversi da come io li conoscevo o, forse, è vero che il dolore fa paura, anche solo a vederlo da lontano, e così mi sento sola, terribilmente sola, tanto più che a volte anche mio fratello stesso mi dice che sono esagerata e che devo smetterla di prendere le cose in questo modo…
      Ma io che posso farci se ho questo carattere??? Forse con il tempo, riuscirò a farmi crescere i peli sullo stomaco e sul cuore, forse… Per ora soffro e continuo a farlo nel silenzio delle mie notti, fino a quando non vengo svegliata da un pianto a dirotto!!!!!
      Grazie ancora, Luisa, mi sto sentendo compresa qui, non attaccata, non giudicata…
      Grazie davvero di cuore a tutti voi, per tutto ciò che state facendo per me, per il tempo prezioso che mi state dedicando, per le vostre parole preziose, frutto di importanti esperienze vissute…
      Grazie a tutti, di cuore…

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  10. Deborath, gli uomini sono diversi da noi, a volte non ci arrivano o fanno finta di non arrivarci. Non tutti sono così, ma tanti, troppi, si. Di solito la gestione della famiglia rimane sulle spalle delle donne, sono loro a doversi fare in 4 o in 8 per arrivare da tutte le parti. Pretendono il sorriso anche quando hai la morte nel cuore. E che vuoi farci, la donna si sforza pure, e di solito ci riesce. L’uomo ti guarda con compassione quando tu hai bisogno di fattività, di divisione dei compiti, di sostegno. Della serie ” se non aiuti, almeno non rompere!” Ti direi ignoralo, ma se ti va il sangue alla testa non ci riesci, purtroppo. Anche gli amici deludono, fa male, ma almeno sai su chi puoi contare e su chi no. Eppure penso che anche tu chieda così poco, un po’ d’ascolto e una risata per distrarti. Peccato che spesse volte ti offrano solo altra tristezza e non ti permettano nemmeno di cambiare discorso. E no, il tuo argomento preferito deve essere quello, solo quello. Concentrazione sulla malattia 24h su 24h. E come ne viene fuori una persona sensibile? Sfatta come un cencio usato e strausato. Cerca svago quando ne hai voglia, cerca di stare quanto più viva ti riesce. Confida che l’aiuto potrebbe arrivarti nel modo meno consueto, ma sempre aiuto è. Fosse pure quell’attimo di distrazione di cui hai bisogno. Deborath c’è, esiste, è una persona indipendentemente dalla salute o dalla malattia della mamma e le sue esigenze vanno rispettate. Bada a tua madre, amala, ma ama anche te stessa. Se hai cura anche di te non le fai un torto, anzi…un’ultima cosa, se qualche volta senti che ti monta la rabbia, non sentirti in colpa… Sono reazioni passeggere come quando le mamme sono stufe di sentire piangere in continuazione il bambino e s’immaginano di affogarli. Mica lo fanno veramente, un attimo e poi corrono ad abbracciarli. Queste cose te le dico perchè una mia amica le ha vissute, e io sono molto empatica e ragiono su quello che mi viene detto. Ne faccio tesoro. Quello che ho imparato, te lo offro. Stai su, cara 🙂

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  11. Grazie a Diemme, a Luisa a ser Bruno … sono commossa, davvero. Nel contempo sono orgogliosa di avere degli amici come voi! ♥

    Un abbraccio particolare a Deborath. E' una grande prova per te e posso immaginare quanto sia difficile farcela senza quei punti di riferimento in cui credevi. Non piangere, sii forte e vedrai che le cose si sistemeranno. Io te lo auguro di cuore.

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    • @Luisa: grazie ancora per le tue parole, sono una carezza sul cuore…
      A volte, è così importante sentirsi compresi, a volte è così importante un abbraccio silenzioso o una mano che si posa sulla tua schiena mentre piangi, senza nessuna voce che ti dica di smettere, ma solo con due occhi che ti guardano e ti trasmettono amore…
      Ti lascio un abbraccio e ti auguro una buona settimana…
      Noi domani andiamo a fare la risonanza magnetica…

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  12. @ Diemme: anche tu, come me, eri legatissima a tuo padre, vero???
    (Così mi sembra da quello che mi hai scritto, non ho letto ancora il link, a cui sto per andare… 🙂 )
    Io credo che non verrò mai fuori da quel dolore, dal dolore di averlo perso…
    E’ vero, io sono stata molto fortunata nella vita: ho avuto due genitori splendidi ed è per questo che avrei voluto che vivessero in eterno accanto a me, tutti e due, con loro accanto mi sentivo sicura, protetta, invincibile, inattaccabile da niente e da nessuno…. Ma questa mia credenza è stata fortemente minata dalla morte di mio padre ed ora mi sono attaccata a mia madre a dismisura.
    La amo più della mia stessa vita…
    Lo so che se fossi stata vicina a voi, mi avreste aiutata, ma lo stai già facendo anche così!!!!
    Grazie mille!!! ♥

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    • Io veramente con i miei ho avuto un rapporto molto conflittuale, però sì, adoravo mio padre, al quale ero legatissima (e lui a noi).

      Quando morì, la Lobot (mia “suocera”) non mi fece neanche le condoglianze, sostenendo che tanto non me ne importava nulla (e ancora parliamo di perdono?).

      Leggendo il tuo commento però mi rendo conto che un rapporto troppo idilliaco con i genitori è anche controproducente, perché ci impedisce di formarci quella scorza che invece ci serve per vivere (perché la vita poi, ahimé, sarà senza di loro).

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    • Anche se non te ne fosse importato niente di tuo padre, non sarebbero stati certo problemi di tua suocera che, comunque, avrebbe dovuto farti le condoglianze…
      Mah…
      Per quanto riguarda la corazza: io quella non ce l’ho o meglio, ho, però, la corazza del dolore, ma questa mi rende ancora più fragile… 😦

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    • Cara Deborath, il dolore non è corazza, ma ulteriore vulnerabilità. La corazza è saper collocare cose e persone (prendere il vino dalla botte da cui esce), sapere che il mondo non è fatto da tanti mamma e papà disposti a buttarsi nel fuoco con te, significa non dare l’amore per scontato, significa sapersi rialzare quando si cade.

      Significa… ti ricordi quella bellissima lettera di Kipling al figlia, conosciuta come “Se…”?

      Ora la cerco e te la posto.

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    • Sì, ne sono consapevole, sono solo più vulnerabile…
      Per quanto riguarda Kipling, mi pare di averla letta quella lettera, ma non vorrei confondermi con qualcos’altro… 😉

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    • Te la posto comunque, è questa:

      Se riuscirai a non perdere la testa
      quando tutti intorno a te la perderanno e te ne daranno la colpa.
      Se sarai capace di avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te,
      ma prenderai in considerazione anche i loro dubbi.
      Se saprai aspettare senza stancarti dell’attesa,
      o essendo calunniato, non ricambiare con calunnie,
      O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
      senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio.

      Se saprai sognare, senza fare dei sogni i tuoi padroni.
      Se saprai pensare, senza fare dei pensieri il tuo scopo.
      Se saprai guardare in faccia il Successo e la Sconfitta
      e trattare questi due impostori allo stesso modo.
      Se riuscirai a sopportare di sentire la verità che hai detto
      distorta da imbroglioni che ne faranno una trappola per gli ingenui,
      o guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
      e piegarti a ricostruirle con strumenti usurati.

      Se potrai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
      e rischiarlo in un unico lancio di una monetina,
      e perdere e ricominciare daccapo
      senza mai fiatare una parola sulla tua perdita.
      Se saprai costringere il tuo cuore, nervi, e polsi
      a sorreggerti anche quando sono esausti,
      e così resistere quando in te non ci sarà più nulla
      tranne la Volontà che dice loro: “Resistete!”.

      Se riuscirai a parlare alle folle e conservare la tua virtù,
      o passeggiare con i Re, senza perdere il contatto con la gente comune,
      se non potranno ferirti né i nemici né gli amici affettuosi,
      se per te ogni persona conterà, ma nessuna troppo.

      Se riuscirai a riempire ogni inesorabile minuto
      dando valore a ognuno dei sessanta secondi,
      Tua sarà la Terra e tutto ciò che contiene,
      E — cosa più importante — sarai un Uomo, figlio mio!

      (Rudyard Kipling, Se)

      Uomo nel senso di essere umano, adulto e degno, s’intende!

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    • Sì, era quella che intendevo…
      Fa sempre bene rileggerla, anche se non so quanto aiuti la mia autostima, anche perchè io sono MOOOOOOOLTO lontana da riuscire a fare queste cose, come ben avrai capito anche tu…
      Ti abbraccio forte, Diemme e grazie davvero, di tutto… ♥

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    • Sei lontana perché sei stata fortunata coi tuoi genitori, e ti sei potuta permettere di non essere vicina: la strada che dobbiamo percorrere però è quella, e prima o poi dobbiamo cominciare, per duro che possa essere.

      Diventare adulti significa questo, e nessuno ha mai preteso che fosse facile o gratis (ricordi quella canzone di Guccini che dice “la paghi tutta, e a prezzi d’ inflazione, quella che chiaman la maturità”?).

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  13. Magnifico post, carissima @Diemme, credo che la dedica di @Marisa non potesse trovar destinataria più degna, anche perchè ha finito per scatenare un effetto virtuoso, che ora ha come obiettivo di star vicini e aiutare col nostro affetto la carissima @Debby, che ormai conosco molto bene, ma della quale non sapevo stesse vivendo un periodo di dolore ed apprensione per la salute della mamma.
    Avete parlato del papà mancato a più di una di voi, guarda caso ieri c’era la messa per l’anniversario della scomparsa del mio (29 anni fa), incredibile come sia passato così tanto tempo!
    In argomento di amicizia è difficile trovar parole da aggiungere a quelle di @Marisa, che rendano più significativo e vero un simile rapporto!
    Mi vien solo da dire che, anche solo in un cantuccio, a quella tavola sarebbe bello poter stare.
    Mi ricordo che da piccolo (la mia era una famiglia patriarcale) alla tavola sedevano gli adulti, e per noi c’erano i primi scalini della scala per sedersi con la propria scodella, ecco, basterebbe anche uno scalino, se attorno a quella tavola sono quelli i sentimenti che aleggiano!
    Si potrà dire di pro e contro degli incontri che si fanno in rete, ma finchè si trovano persone come te e come le brave e belle persone delle quali ho letto interventi e commenti, varrà sempre la pena non mancare, conoscere di più e meglio, esserci e dar quello che può far strappare un sorriso.
    Appunto quel magnifico sorriso che è l’immagine stessa della nostra carissima @Deborath, che anch’io voglio stringere in un grande abbraccio senza aggiungere parole superflue!
    Un abbraccio anche a te @Diemme carissima ed a tutte le tue altre amiche (gli amici non me ne vorranno!).

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    • @Sergio: gli incontri che si fanno in rete sono gli stessi che si fanno nella vita di tutti i giorni solo che qui la piazza è più grande e, continuando a parlare sempre di ciò che si pensa e ciò in cui si crede, è più facile scegliersi e legare per affinità.

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    • Che sia perchè ci si può manifestare meglio con lo scritto che con la parola?
      Oppure che il non vedersi di persona ci aiuta a “vederci” meglio?
      Magari ancora diamo per scontato che i legami in rete sono meno vincolanti e che sia molto più agevole lo scioglierli?

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    • Però non è la stessa cosa!
      Vuoi mettere quanto è più facile non “vedere” più una persona che non si è mai “vista”?
      Non c’è nemmeno il problema di cambiare tragitti, di far finta di guardare altro per non accorgersi, solo per far un paio di esempi!
      Ciao e grazie per prima , tu sai di cosa!

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    • Tremenda! Tu smonteresti anche le piramidi, pietra per pietra! Io intendevo semplicemente evitare il disagio di incrociare persone che non si vorrebbe più incontrare, qualunque sia la ragione!
      Non è una questione di orgoglio o vergogna, io sinceramente preferirei proprio così!

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    • Disagio? E perché mai? “Male non fare e paura non avere”: mi sentirei a disagio se avessi qualcosa di cui vergognarmi, ma al momento posso permettermi di non cambiare tragitto e di guardare diritta negli occhi le persone.

      Qualunque sia la ragione? Beh, ammetto che ci siano anche ragioni che non sono attribuibili a cattiva fede dell’uno o dell’altro, e a me è capitato (come quando perdi un figlio e non ti va di incontrare quella col passeggino coi due gemelli appena nati), ma insomma, se parliamo di cattivi rapporti, credimi, tagliare sul web non è più facile che farlo nel mondo reale, forse addirittura il contrario!

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    • Lo so, l’hai scritto in un post recente: quando una persona ti fa certe cose, tu non la vedi proprio più!
      A me non è possibile far altrettanto e, con tutte le ragioni che si potessero avere, sinceramente preferirei evitare l’incontro!

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    • @Sergio: una volta incontrai la Lobot alla fermata dell’autobus (era già qualche anno che non mi parlava). Io ero in macchina, e mi avvicinai per offrirle un passaggio. Lei rimase immobile come una statua di pietra e io, che faccio all’altro sempre credito di buona fede, tirai giù il finestrino e la chiamai a gran voce.

      Allora girò vistosamente la testa dall’altra parte: ahò, peggio per te, pigliati l’autobus, e scusa tanto se ti volevo scarrozzare fin sotto casa!

      Magari sono andata off topic, ma mi è venuto in mente leggendo il tuo commento… 😉

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    • Credo che in un caso del genere il più delle persone sarebbe stato molto preso dal traffico!
      Ma tu sei straordinaria, per non dire unica, e l’intendo come un complimento!
      Un bacio, buona giornata!

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    • @Sergio: sai che c’è, alla fine è una povera vecchia prigioniera della sua mentalità e delle sue fisime. Io viaggio coi mezzi pubblici, so che vuol dire. Caldo, freddo, pioggia, vento, ladri, attese… e poi cambio, che difficilmente ne basta uno per coprire un percorso!

      Io ero in macchina, il mio dovere l’ho fatto.

      Un po’ come con quella ragazzina che quando mi vede volta la faccia dall’altra parte (la madre, che voleva portarla dallo psicologo, le ha detto che glielo avevo consigliato io – che non era neanche vero – e la ragazzina se l’è legata al dito). Io, ogni volta che la vedo, la saluto, e se lei volta la faccia dall’altra parte è un problema suo, non mio. Io sono un’adulta, e di tigna con una ragazzina non mi ci metto.

      L’orgoglio è un’altra cosa, la dignità pure.

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  14. Le parole di Deborath per sua madre mi hanno profondamente toccato e impressionata perchè mi è sembrato di sentir parlare mia figlia! Io non ho paura della morte ma ho terrore per quello che proverà lei.
    Con Debora siamo simili anche nell’eterno rimpianto per nostro padre,sono una persona adulta ma non riesco ancora a farmene una ragione e il fatto che al contrario di lei e di mia figlia io con mia madre non sia mai andata d’accordo rende il mio dolore perennemente vivo .
    Spero tanto che la mamma di Debora si possa riprendere .
    Non so cosa darei per avere una persona che mi dedicasse le parole che Marisa ti ha dedicato! Sei una donna fortunata Diemme!
    Ho dato così tanto nell’amicizia e adesso credo di essere vuota,ho paura ,non voglio più rischiare,non lo sopporterei più!

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    • @ Liù: Grazie mille per le tue parole e per il tuo augurio, Liù…
      Se tua figlia è così legata a te, vuol dire che tu sei una mamma speciale…
      Buona serata…

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    • @Liù: sì, con le amicizia sono decisamente una donna fortunata, però forse un po’ ci metto anche del mio. Tante volte vorrei parlare con le persone che si sentono tradite, e cercare di capire se c’è un’altra spiegazione, che molto spesso c’è.

      Guarda proprio il caso mio e di Marisa: hai letto l’articolo direttamente sul suo blog con il mio intervento? Lei l’aveva pubblicato e, all’apparenza, io non l’avevo degnato di uno sguardo. Avrebbe potuto offendersi.

      Sul mio fronte, mi aveva praticamente preannunciato che avrebbe pubblicato quell’articolo dedicato a me, e poi non ne ho più saputo nulla. Avrei potuto rimanerci male.

      Invece era tutto un malinteso, una banale modalità operativa wordpress (che ora, peraltro, mi pare abbiano modificato).

      Tornando a te, perché gli amici ti hanno tradito? Per loro debolezza? Per loro complessi? Perché la vita li ha portati altrove? Per malintesi? Perché ci si è messa una persona di mezzo? Generalmente i problemi sono questi. Basta capirli, contestualizzarli, ed è facile tornare a credere nell’amicizia (magari più realisticamente).

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  15. Parole così sincere d’amicizia è difficile sentirle (o leggerle, in questo caso). Molto più facilmente si riesce a parlare di amore o delusioni, mentre l’amicizia viene, il più delle volte, sottovalutata. Invece è tra le più fondamentali linfe per il nostro spirito e la nostra vita. Altro che Nutella…che mondo sarebbe senza amicizia?

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  16. L’ orgoglio e la dignità, sono la sintesi della ‘parte più nobile e migliore’ che ognuno/ognuna di noi possiede …. talvolta senza minimamente saperlo !
    Ed è buona cosa mantenerli, o sforzarsi di mantenerli sempre e dovunque …..
    Talvolta, tuttavia non basta …. poichè possono, l’ amore o l’ amicizia, molto … ma molto di più !
    Contrariamente a quanto scriviamo, riscriviamo, ribadiamo, rivanghiamo, assolviamo o condanniamo …. essi, l’ amicizia e l’ amore, non appassiscono mai se tali furono .
    Ci possono ferire …. e possiamo noi proclamare e conclamare che, ormai, per noi non sono più nulla … che le ferite che ci infersero sono ormai cicatricizzate …. ma il nostro reiterato tornarci sopra, è il segno stesso e la prova che, nostro malgrado, essi continuano ad esistere in noi …. talvolta portandoci sulle stelle, talvolta precipitandoci nell’ abisso dell’ inquietudine irrisolta ! 😦

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    • Caro Bruno, io il non andare incontro a quella povera vecchia in piedi ad aspettare l’autobus o togliere il saluto a una ragazzina problematica li definirei ripicche infantili, mancanza di buon senso e di maturità, nulla a che fare con la maturità.

      Io mi “abbasso” spesso e volentieri perché non ho nessun complesso, e sono pienamente padrona delle mie azioni.

      Se vedi certe persone, sono proprio poveracce, ma che ti vai a infierire?

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