Archivio | settembre 2012

30 settembre, ore 18:23

Ci sono persone, quasi tutte per la verità, che entrano nella nostra vita in punta di piedi, e in quel momento non sai quanto saranno importanti.

E poi ci sono persone che nella nostra vita arrivano con gran fragore, e ti strappano un sorriso.

Ci sono persone che invece vanno via dalla nostra vita in punta di piedi e quel giorno, quell’ultimo giorno che le vedi, tu non lo sai che è l’ultimo giorno.

E poi ci sono persone che vanno via con gran fragore, e tu resti ad aspettare che quella porta sbattuta si riapra.

Ci sono persone…

L’Italia uscirà dalla crisi?

Tanti dicono “Se fossi al governo io…” di qua e di là, seguono grandi e improbabili strategie per risolvere i problemi dell’Italia.

Io non mi sono mai occupata di politica, magari perché non è capitato, o perché la vita mi ha sempre portato giocoforza altrove o chissà che, però ho sempre pensato che, se davvero mi capitasse di occupare una posizione politicamente significativa, farebbero di tutto per farmi fuori, perché sarei sicuramente un personaggio scomodo.

Qui mi pare che, nell’immaginario collettivo (chiamiamolo così) entrare in politica significhi soldi e potere, ma nel mio di immaginario significa diventare servitori del popolo, tutori e responsabili del suo benessere.

Oggi mi sono ritrovata a scrivere questo a un amico:

Stasera, tornando a casa, ho comprato l’ultimo paio di scarpe in un negozio che era qui da decenni, e ora chiude perché non ce la fa più per la crisi: qui è un continuo aprire e chiudere di nuovi esercizi, e questo già dà tristezza, ma un conto è veder chiudere negozi mai decollati, che semplicemente non hanno ingranato, un conto è vedere negozi storici, avviatissimi e con la loro clientela, che pure non ce la fanno.

Aumentano gli affitti, aumentano le tasse, probabilmente aumenteranno i versamenti per i dipendenti, magari ogni tanto passa la finanza e fa pure qualche multa, e nel frattempo le vendite vanno a picco, perché la gente i soldi non li ha più, ed ecco la famosa contrazione dei consumi.

E allora, cosa direi io a un popolo se dovessi fare campagna elettorale? Certo non farei demagogia. Che poi, parlano parlano, ma quando vanno al governo, di fronte alla voragine economica, sempre la medesima “strategia”, prendono la parte più indifesa del popolo e gli comunicano “Da oggi (da sempre…) voi ci date di più e noi vi diamo di meno”: ma che grandi economisti, che geni della finanza, non è mica facile avere queste idee geniali!

Ma mica basta: aggiungono ad abundantiam tagli alla sanità e all’istruzione, proprio i due settori che, a mio parere, dovrebbero essere sacri e inviolabili, sicuramente privilegiati rispetto agli altri.

Soluzioni strutturali? Nessuna. Non gliene frega niente di individuare gli sprechi, se ne guardano bene dall’inimicarsi Chiesa e lobbies varie, i grandi evasori continuano a evadere nonostante blitz ad effetto dal retrogusto piuttosto carnevalesco.

E poi, rinunciano a mangiarci su? Abbiamo uno scandalo dietro l’altro dai più piccoli ai più grandi, e ai più grandi non ho linkato niente, perché qui il più pulito ha la rogna, e se la presidente della Regione ha come giustificazione che il marcio c’era anche prima di lei e più grande di lei siamo a cavallo (anche perché temo, anzi mi direi sicura, che abbia perfettamente ragione).

Ora, arrivo io e porto pulizia? Sì, ma con il sostegno di tutti gli italiani: perché se non cambia la testa di un intero popolo, se troppi tra gli italiani rimangono traffichini, grandi o piccoli intrallazzatori, scimmiottatori senza dignità di quelli che in fondo in fondo invidiano, e pronti a vendersi l’anima per sentire sia pure solo l’odore di soldi, ricchezza e potere, se l’unica tutela che hanno a cuore è quella dell’orticello proprio, se rimangono senza integrità, senza senso civico, senza voglia di rimboccarsi le maniche per far crescere la nazione, che conta al di là e al di sopra del proprio conto in banca, qui andremo poco lontano.

Ora, che i lestofanti debbano andarsene a casa è fuori di dubbio, ma abbiamo ancora una legge elettorale che non ci fa indicare nomi di chi vogliamo, ammesso che ci sarebbe di che scegliere….

Ci siamo fatti togliere i nostri diritti un pezzetto per volta, ogni volta sembrava una ingiustizia sì, ma che si potesse sopportare: e ora, che sopportabili non sono più, abbiamo armi spuntate, da cui grattare via tanta ruggine….

Cara A(3)

Cara A(3),

oggi venivo a scriverti, perché quanto è successo mi ha davvero irritata, e avevo bisogno di sfogarmi, indipendentemente dal fatto che avrei pubblicato o meno quanto scritto.

Vengo qui, e trovo tra le bozze che già una volta avevo iniziato a scriverti. Questo è quanto leggo:

perché la nostra amicizia è finita? Tu dici che è stata la vita che ci ha allontanato? Eppure non mi convince. Mi hai detto che sei arrabbiata col mondo, ma poi vedo le tue foto, sorridente, in mezzo ad altri, che ti adorano, che ti dicono le stesse cose che ti dicevamo noi… sei sempre la reginetta del ballo, ma sei a un’altra festa, a un altro ballo, tutto qui.

Non odi la musica, magari ne hai voluto semplicemente ascoltare un’altra, per noia o perché sei cambiata, e noi siamo rimasti qui, sempre uguali.

Non avrei mai pensato di viverti come estranea.

Se tu non fossi tu, se non fossi la persona schietta che so, mi sarei sentita allontanata, ti avrei vissuta come una che inventa le padelle sul fuoco per troncare le conversazioni

A questo punto la lettera si interrompe, chissà perché. Forse perché a questo punto è impossibile a non pensare alla pentola sul fuoco e, dati i fatti, è impossibile anche, purtroppo, credere ancora a una presunta schiettezza.

Ecco, questo mi fa male. Mi fa male perché ho creduto più a te che a miei occhi, più all’opinione che avevo di te che ai fatti nudi e crudi.

Ti ho considerato un’amica in base a un giudizio che poi è diventato un pre-giudizio, un qualcosa di fronte al quale non c’era prova del contrario che io prendessi in considerazione: tu eri tu, punto.

Ora, finalmente, mi dai la prova, involontaria (si fa per dire) e indiretta di una posizione ribaltata, e non posso più non vedere.

Bene, sai che ti dico? Mi sento libera, come quando di una persona dispersa, che si smuovono mari e monti per ricercare in tutto il mondo, si ritrovasse la salma.

Ora so che non sei più su questa terra (quella di Diemmelandia intendo), calerò un velo pietoso sul ricordo che di te avevo e finalmente, con una ritrovata serenità, andrò avanti.

Naturalmente esisterà anche una “tua” versione, ma non ho doti né telepatiche né divinatorie e quindi, purtoppo, non la conoscerò mai.

Requiescat in pace.

Amen.

Auguri Engel!


Auguri per una giornata meravigliosa e per una vita felice, e che l’uomo che ti prende oggi come legittima sposa davanti agli uomini e davanti a Dio possa darti la felicità che meriti, e proteggerti come hai sempre sognato che un uomo ti proteggesse.

Che la vostra vita sia allietata dal vociare di tanti bambini (tranquilla, ti darò una mano!), e che sappiate affrontare insieme tutti gli impegni che la vita inevitabilmente presenta.

Auguroni!