Archivio | 26 agosto 2012

Caro B.

Cari amici,

continua la serie di “Il lamento del bradipo”, lettere che invio alle persone che hanno fatto o fanno parte della mia vita, mettendo a cuore vita, dubbi, pensieri e sentimenti.

Questa che pubblico oggi (peraltro già pubblicata qui), ha la particolarità di non essere una lettera scritta ora per questo blog, ma di essere una lettera reale e che realmente, vent’anni fa, inviai al legittimo destinatario.

Roma, 09/08/1992

Carissimo B.,

se non vado errata oggi sarebbe stata per noi una qualche ricorrenza.

E io mi sono svegliata come tutte le altre mattine, le lagrime agli occhi, e un macigno sul petto. Io non so nemmeno più cosa ci sia sotto questo macigno. E, purtroppo, non so neanche se riuscirò mai a spostarlo.

Io posso controllare il mio comportamento esteriore e renderlo razionale, posso non farlo indulgere in chiusure. Posso controllare i muscoli facciali e costringerli al sorriso, ma non so proprio cosa fare per fermare questo flusso di dolore che ricircola stagnante su se stesso.

Da nove mesi.

Ma non voglio stare a rivangare sul cosa, come, perché, la viltà del tuo comportamento e dei tuoi alibi, l’orrore e lo stupore delle tue assurde accuse, il non volersi fermare un attimo a pensare quanto sconcertante possa essere stato per me il tuo comportamento. La tua defezione umana. Con quanta paura mi hai lasciato. Quanta amarezza. Quanta incredulità.

Chissà perché poi all’improvviso hai cominciato a non capire più niente di me. Che accidente di molla ti è scattata. Quando. Perché.

Dopo sei mesi si è presentato un Luca a dirmi “perché non proviamo?”. Proviamo. Ma nella mia vita non è cambiato nulla. Nessuno è mai più arrivato a toccarmi il cuore: non perché non avesse i mezzi per farlo. Ma spostare il macigno è troppo duro.

A me non interessano più gli altri. Non ho la minima intenzione di passare le ore al telefono, o per strada, ad ascoltare i drammi esistenziali di quello che io riesco a vedere solo come il mio futuro accoltellatore. Non ho più nessuna voglia di essere svegliata nel cuore della notte da qualcuno che si sente triste e solo. Io la mia forza l’ho esaurita quasi tutta, e quelle poche briciole rimaste servono alla mia sopravvivenza: ognuno si tenga il suo letame.

Quando ci siamo rivisti sotto casa tua, mi è sembrato quasi che volessi indurmi a dire che per me eri stato pesante. Non potevi riuscirci: ogni istante che abbiamo passato insieme per me è stato prezioso, e quando tu ti sfogavi con me l’unica cosa che mi pesava era il non poterti adeguatamente aiutare.

Ma quanto poi mi è pesato il rimanere sola quando sono stata io ad avere bisogno! Quando, per una sfortunata congiuntura astrale sono stata contemporaneamente bombardata nella salute, nel lavoro, nella famiglia, e chi più ne ha più ne metta. Non avrei mai creduto che non mi avresti dato neanche un minuto di ascolto.

Forse ti avrei dovuto odiare. Ma sai come siamo irrazionali noi donne: potrei arrivare ad odiare il resto dell’umanità, te mai.
Quando ho ricevuto quell’ultimo, terribile messaggio che mi hai lasciato in segreteria, ho quasi perso i sensi dal dolore: e poi l’ho riascoltato 100 volte, con nausea, lagrime, e l’immancabile incredulità.

A volte penso che se un giorno incontrerò l’uomo della mia vita, non gli perdonerò di non essere giunto prima.
Non gli perdonerò di avermi costretta alla borsanera.
Le reazioni a catena scaturite dalla mia fragilità affettiva renderebbero incerti i pilastri su cui vorrebbe costruire il nostro futuro.
Forse gli chiederei di lasciarmi sola.
Nella mia stanchezza.
Nella mia paura.
Nel vuoto che ha preso il posto del paniere dei buoni sentimenti e dei sani principi che hanno resistito fin troppo.

Oggi è il nove agosto.
Ti ho pensato il sei aprile.
E il quattro maggio ho sperato che tu chiamassi.
[…]
E il venticinque giugno sono stata col cuore accanto al tuo.

Ma quando ti ho incontrato nel tuo ufficio, e ogni volta che ti ho rincontrato, non ho provato assolutamente nulla. Nella mia mente ho scisso le due persone: il “mio” B. è morto.
Tutti gli altri sono semplicemente non-B.

Tu compreso.