Archivio | 22 agosto 2012

Cos’è l’amore (rivisitato)

Quasi cinque anni fa scrivevo un pezzo “Cos’è l’amore“, che ho particolarmente a cuore. Oggi sono andata a rileggerlo e ho voluto riproporvelo, ma con qualche infinitesimale rettifica (perché si sa, dopo un po’ di tempo non soddisfa più quello che si è scritto, si trova sempre la virgola fuori posto o un termine più adatto).

Ve lo ripropongo allora (per chi vuole andarsi a rivedere l’originale, è pressoché identico, a parte l’aver tolto il nome del mio interlocutore dell’epoca per rendere il pezzo più generale).

Cos’è l’amore, mi è stato chiesto, e io ho cercato dentro di me una risposta.

Mi ricordo quando un qualcuno chiese: “Non so se sono innamorata”, e qualcun altro rispose: “Allora non lo sei, altrimenti lo sapresti”.

Mi ricordo di quella leggenda che racconta che Dio creò le anime con due ali, e poi le mandò sulla terra divise in due, ed è per questo che ognuno deve ricercare la sua altra metà per poter volare. La Sua. Per poter volare.

Sì, l’amore è questo: trovare la persona con cui sentiamo di essere diventati uno, e poter volare.

Come si trova? Comincio a pensare che l’artefice, il cinico artefice, sia solo il destino. Noi dobbiamo fare solo una cosa: non chiudere gli occhi. E un’altra cosa dobbiamo fare: non tentare di impossessarci delle ali altrui.

Perché, se siamo gabbiani, è inutile avvinghiarsi a un tacchino che non si solleverà mai da terra; è sciocco soffrire quando lui ci viene a dire: “ho trovato una tacchinella, un’anima gemella: è con lei che voglio stare”.

Ha ragione lui: che ci fa un tacchino con un gabbiano, quel povero gabbiano che ce l’ha messa tutta, poveretto, agitando forte forte la sua unica ala ma che, alla fine, girava in tondo? Che ci fa a terra un gabbiano, lo scopo della cui vita è volare, non l’illusione del volo, non il tentativo frustrato e deluso di librarsi in volo.

Cos’è l’amore, mi è stato chiesto, e io ho cercato dentro di me una risposta.

E ho pensato a quell’amore che vuole la felicità dell’altro, al di là e al di sopra di tutto. Ma quello è, quasi esclusivamente, amore materno.

L’amore uomo/donna vuole la vicinanza, vuole l’esclusività, vuole il possesso. Vuole il tempo dell’altro, i suoi pensieri, le sue parole, le sue attenzioni.

“Sii felice con l’altro/a”, che tanti sommessamente dicono, forse credendo di crederlo, è puro infingimento, uno dei tanti infingimenti dell’amore. E vuol dire “L’altro? Chi è l’altro, cos’è l’altro? Non è vero, dimmi che non è vero! Noi siamo noi, noi, troppo noi per finire! Dimmi che non è vero, dimenticherò quello che hai detto, perché non è vero, non c’è un ‘voi’, noi siamo noi, dimmi che siamo noi!”

Questo significa “Sii felice con l’altro/a”.

Io, a mia figlia, parlo sempre di Albert Sabin. Perché deve sapere che al mondo non esiste solo il bieco interesse. Non esistono solo gli opportunisti. Sabin, che rinunciò allo sfruttamento commerciale del vaccino da lui trovato, affinché potesse essere disponibile con maggiore anticipo, salvando così più vite.

Le parlo sempre dei pompieri di Chernobyl, che rifiutarono di essere sostituiti nella lotta contro la catastrofe, tutelando così, oltre alle vittime che stavano cercando di salvare, anche i propri colleghi.

Le parlo sempre di Giorgio Perlasca e di quello che rischiò, e di come lo rischiò, per salvare dallo sterminio centinaia e migliaia di persone.

Ma questo è amore per l’umanità. Questo è amore per la vita. Volevo dire, per la Vita.

*** Non piangere, gabbiano, lascia il tacchino alla tacchinella, il tordo alla tordella, e continua il tuo volo: è difficile incontrarsi in volo, ma vuoi mettere vivere il vento, e avere occhi che guardano lontano? Può compensare l’attesa, oh sì che può! ***

Dicevo, cos’è l’amore, mi è stato chiesto.

E io ho cercato, dentro di me, una risposta.

(Patrizia Vivanti, 22/08/2012, rivisitazione del post “Cos’è l’amore” pubblicato in data 30/11/2007)

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