Archivio | 19 agosto 2012

Cara I.

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Ti ho ritrovata.

Ci ho provato su fb, una foto di un quadro, nessuno noto tra gli amici, ma un infinitesimale particolare mi ha rivelato che eri indubbiamente tu.

Avrei voluto mandarti la richiesta di amicizia, ma poi mi sono ricordata di essere lì sotto mentite spoglie (anche se quel nome lo sento così mio!)

Oppure avrei potuto mandarti un messaggio, con su scritto “Ti voglio sempre bene”. F.to, quella che fu la tua amica del cuore, e che abbandonasti per seguire una strada che doveva essere più divertente, più coinvolgente, più intrigante, e che invece tanto dolore ti ha portato.

Legammo subito, e legarono anche le nostre famiglie. D’altra parte, tua madre era una delizia, come fare a non volerle bene? E tua sorella, i tuoi fratelli, e tu la coccolata piccolina di casa, indifesa e tenerissima.

Dopo un anno però ti lamentasti, che mi volevi bene sì, ma che vita noiosa che facevamo! Mi dicesti “Io voglio restare tua amica, ma promettini che faremo qualche cosa di divertente!”

Da quel punto di vista avevo poco da offrirti, casa e scuola, qualche disco di Baglioni, qualche risata che è inevitabile gli adolescenti si facciano a prescindere, ma niente di più.

Poi arrivò lei, la new entry, così simpatica e piena di iniziative! A me stette sull’anima dal primo momento, e non per gelosia: mi sapeva proprio di spocchioso, superficiale, e anche decisamente incoerente (una gran parac@@a per intenderci).

Ti ritrovasti in galera. Ti ritrovasti con un compagno eroinomane. Ti ritrovasti in un mondo anni luce lontano dal mio, ma probabilmente anche dal tuo.

Io ero quella borghese, tu quella delle comuni, vicina alla natura e ai doni del creato.

Un giorno ti incontrarono che avevi i capelli malamente tagliati, qualche sforbiciata qua e là, sembravi uscita dal manicomio. L’amica comune che ti incontrò ti chiese che cosa avessi fatto e tu rispondesti, con voce bassa e monocorde, gli occhi nel vuoto, che avevi i pidocchi, e avevi provato a tagliare i capelli per mandarli via.

Mi chiesi se i pidocchi erano quei doni del creato che cercavi, e che con me non avresti avuto.

Lasciasti la scuola, e avere tue notizie era diventato sempre più difficile. Una volta, ero in macchina come passeggero, ti vidi passare, urlai al guidatore “Ferma, ferma!”, aprii lo sportello e saltai giù dalla macchina prima ancora che l’auto si fosse fermata.

Mi trovai davanti a te, senza parole tu, senza parole io. Tornai in macchina coi lucciconi, e mentre la persona che guidava mi rimproverava il modo in cui ero scesa e lo spavento che le avevo procurato, io ero persa nei miei pensieri.

Non ti vidi mai più, ma non smisi mai di chiedere tue notizie. So che la tua famiglia non ti ha mai abbandonato, so che scesero all’inferno per riprenderti, e pare ce l’abbiano fatta. Mi dicono che riprendesti gli studi in un’altra scuola, ma quella che hai riportato su fb è la nostra, che sia stata invece l’ultima frequentata o l’unica che riconosci come tua?

Chissà come stai. Ho disperatamente cercato su internet una qualche tua altra notizia, ma hai un tot di omonime, una credo pure importante, e l’impresa si è rivelata ardua.

Ho trovato un indirizzo, ma lontano da quello cui risiedevi da ragazza, sarà il tuo? E che fare, appostarmi sotto casa per incontrarti per caso?

A me pare che la mia vita con te, fermatasi in qual momento, quando ero ancora più piccola di mia figlia, sia rimasta così in sospeso, e che abbia bisogno di essere riagganciata, magari per essere chiusa, ma senza la disperazione che ci ha accompagnato per troppi anni.

Ti voglio bene.