Archivio | 13 agosto 2012

I permalosi

Se c’è una categoria di persone che proprio non riesco a tollerare sono i permalosi.

Io accetto senza problemi il pensiero diverso, persino comportamenti a volte poco urbani, abitudini per me incomprensibili, sono davvero aperta agli altri ma… ma intanto pretendo la stessa apertura nei miei confronti e poi, se non mi piace venire giudicata per qualcosa che ho detto o fatto, pensate come possa accettare di venire condannata per qualcosa che non ho neanche detto, né fatto e spesso e volentieri neanche pensato!

I permalosi,  ormai me ne sono fatta una ragione, sono persone complessate: altrimenti, non ci sarebbe ragione di questo loro stare sempre sulla difensiva, di fare incessantemente processi alle intenzioni.

Seguono silenzi, musi lunghi e, qualora venisse fuori il motivo del malumore, a nulla valgono parole e spiegazioni, più parli e più t’incarti perché ogni parola viene trascodificata in una nuova gravissima offesa, un’onta sempre più difficile da lavare.

I permalosi sono stancanti, ed è davvero l’unica categoria che io rifiuto, evito, banno senza appello:  un permaloso non cambia, e io non ho nessuna intenzione di passare la vita a intuire il motivo dell’offesa, spiegare, giustificarmi, etc. etc. etc.

I non permalosi invece sono amabili, sono riposanti, danno serenità. Hanno tanti amici perché danno modo a questi amici di esistere, muoversi, respirare in tutta tranquillità.

Due piccoli esempi dell’uno e dell’altro caso.

Un’anziana collega (questo accadde tanti anni fa) mi mise il muso perché, incontrandola, non l’avevo salutata. Io ovviamente, probabilmente assorta a pensare ai casi miei, semplicemente non l’avevo vista.

Alla fine si dichiarò disposta a perdonarmi, purché non lo facessi più. Le risposi come avrei potuto mai evitare di camminare pensando ai casi miei e a non accorgermi di qualche passante conosciuto. Se un’altra volta incontrandola non l’avessi vista, ovviamente nuovamente non l’avrei salutata, che altro?

Non mi parlò mai più.

Un’altra volta ero nei corridoi di un’istituto in cui frequentavo un corso, sempre pensando ai casi miei (e un’attività che svolgo spesso 😉 ). A un certo punto mi scuoto e vedo una ragazza che conosco. “Ohi, quella la conosco!” dico al mio gruppo, e uno mi risponde: “Lo sappiamo”.

“E come fai a saperlo?”

“E’ venuta qua, ti ha salutato e tu hai girato la testa dall’altra parte, lei è venuta dall’altra parte agitando le mani e tu niente, alla fine se n’è andata via rassegnata”. O Signùr, a questo punto sono distratta? Il mio ex me lo diceva che ero spesso su Giove!

Corro da quella ragazza a salutarla, profondendomi in scuse, e lei con un sorriso “Ma non ti preoccupare, mi ero accorta che eri assorta e non mi avevi visto”.  Baci abbracci e saluti, e l’incontro è stato un momento piacevole.

Ora, permetterete che a frequentare la seconda ci tengo e la prima no?

L’immagine, azzeccatissima, è stata presa da qui: “Il permaloso”.