Archivio | 9 agosto 2012

Essere

Mi ha particolarmente colpito il post di Monique, “I primi saranno ultimi e soli…“, perché tocca un tema che riguarda tutti noi: la nostra vita e le aspettative degli altri su di noi.

A un certo punto lei scrive “perchè evidenzia ciò di cui stiamo diventando tutti schiavi: vincere a tutti i costi”.

Quando andai alla presentazione del libro di Olga Chiaia, “A un passo dalla felicità”, stupii tutti i presenti affermando che sono una persona felice.

Come può essere?

In realtà io lo sono spesso, con la felicità ho una buona dimestichezza, e questo non dipende certo da quello che ho ma, credo, dal modo in cui vivo quello che ho, e da quello in cui interpreto la vita.

Il cielo mi ha dato in dono una caratteristica che è cruciale per la felicità: non m’importa né punto né poco dell’opinione degli altri. Quando qualcuno con me osa pronunciare la fatidica frase “Ma potrebbero pensare che…” generalmente rispondo con un sorriso (sarcastico) “Se coloro che pensano male di me sapessero ciò che io penso di loro, penserebbero di me ancora peggio!”, alzo le spalle e proseguo per la mia via.

Ovviamente questo non deve significare – e non significa – essere asociali e non tenere in considerazione le esigenze altrui, ma resta il fatto che io sono responsabile di quello che sono, non di quello che la gente pensa io sia, sono responsabile di quello che faccio, non di quello che la gente mi accusa di fare o di aver fatto.

La dipendenza dall’opinione altrui crea una gabbia in cui ci sentiamo stretti, prigionieri, soffocati, ma di cui abbiamo la chiave che, chissà com’è, difficilmente usiamo.

Da madre io ho detto a mia figlia: se qualcuno ti rimprovera qualcosa, non devi ignorarla, ma ascoltarla e valutarla. Se ritieni che il rimprovero sia motivato, lavora su te stessa per migliorarti, ma se dopo un onesto esame di coscienza ritieni che non lo sia, archivialo e vai avanti per la tua strada”.

Si parla tanto di società dell’apparire, ma quanto, oltre all’apparire agli altri, vogliamo apparire a noi stessi?

E poi, come sottolinea giustamente Monique:

A cosa serve vincere se poi si perde di vista se stessi?

Vincere, o apparire vincenti (che poi, in fondo, sono la stessa cosa).