Archivio | luglio 2012

Auguri Sergio!

Caro amico gentile,

sempre presente e sempre con un pensiero caro e cortese verso noi tutti, purtroppo mi trovo in un momento in cui dire che ho tempi stretti e il fiato sul collo è un puro eufemismo, ma non voglio far passare questo giorno senza lasciarti i miei auguri, i nostri auguri, quelli di Diemmelandia e di tutte le persone che hai voluto festeggiare nel tuo blog, con le tue parole sempre venute dal cuore e che hanno saputo cogliere l’anima e l’essenza di ognuno di noi.

Auguroni Sergio, cento di questi giorni (e vediamo quale torta ci preparerà oggi la nostra Luisa  😉  ).

Amarti

Mentre da Cetry fervono gli interventi su un suo simpaticissimo – dolce e intrigante – post, si inserisce Vicozza che dichiara che da due anni non prova innamoramento e io gli rispondo che…

“Due anni che non provi niente di simile? Io quasi il decuplo, e sto iniziando a sentirmi un’aliena (e pure a preoccuparmi un po’).

C’è stata una minima eccezione qualche anno fa, ma nulla che sia decollato, e invece d’innamorarsi c’è bisogno (ed essere riamati poi non ti dico)”.

Interviene Cetry:

Donne siate tigri: cacciate!
Le occasioni bisogna cercarsele o crearsele.
Non vi piovono dal cielo“.

Io: “Io non sono tigre, sono gazzella: fuggo, e se le occasioni mi piovono dal cielo apro prontamente l’ombrello!

Cetry:  “No no no, così non va bene!
Bisogna cambiare atteggiamento!!

Devo cambiare atteggiamento? Mi ci devo pure sforzare per incrociare qualcuno che mi spezzerà il cuore e poi se ne andrà?

Mi direte che non devo metterla così, che non è detto, che ci sono storie che funzionano, persone che sono felici… beh, saranno donne diverse. Io sono una facile da ferire, e facile da deludere, e non perché le mie aspettative siano troppo alte, credo il minimo sindacale. Da un compagno, intanto, non mi aspetto di essere considerata “una”, magari papabile, (come potrebbe descrivermi? Età e cultura adeguate, aspetto accettabile, buona condizione economica, una figlia già grande, casa di suo?), ma vorrei essere “io”.

Vorrei che sapesse chi sono, cosa ho dentro la testa e dentro il cuore, quali sono i miei sogni e quelli che ho sacrificato, vorrei che mi volesse felice, e che fosse sicuro che io per lui non voglio altro che la stessa cosa, e ne fosse lieto piuttosto che approfittarsene.

Vorrei che amasse questo mio essere così informale, questa poca dimestichezza con lo specchio ché non m’importa niente del capello fuori posto e dei colori non abbinatissimi, questo trattare gli altri come se li conoscessi da sempre, che non è mancanza di rispetto, ma senso di fratellanza.

Vorrei che apprezzasse questo mio ripianificare la vita di continuo, che qualcuno definisce “con te non ci si piglia pesci”, e invece per me è resilienza, capacità di adattamento alle circostanze apprezzandone sempre il positivo.

Vorrei che quando mi arrabbio mi lasciasse sbattere la porta, smaltire l’ira in “camera di decompressione”, e poi tornasse a prendermi per mano, cercando di capire cos’è che mi ha fatto arrabbiare tanto, senza ricominciare con le stesse premesse, senza aver risolto, nascondendo la polvere sotto il tappeto.

Vorrei che non fosse pigro, che già io ho bisogno di essere tirata per i capelli, e se siamo uguali, chi ce li tira? Chi ci porta fuori casa a stupirci davanti al mondo?  😉

Prima di andare in vacanza, donate il sangue!

“Il sangue umano è un presidio terapeutico vitale e insostituibile, non riproducibile artificialmente”.

Non pensate: “Un giorno o l’altro vorrei donarlo”, perché chi è in pericolo non può aspettare “un giorno o l’altro”, e la sua vita può dipendere da un gesto che a noi tutto sommato costa poco.

I centri trasfusionali sono aperti in genere tutte le mattine, compresi i giorni festivi, aprono presto e chiudono tardi.

Chi dona ha diritto al giorno di riposo retribuito se lavoratore dipendente, e gli vengono fatte tutte le analisi di rito, il che potrebbe essere molto utile per prevenire eventuali problemi.

Non pensate “Quasi quasi lo faccio…”: fatelo, già da domattina, e state certi che qualcuno si salverà grazie a voi.  🙂

Caro G…

Io non credo alle coincidenze, proprio non ci credo. Eh no, perché non è possibile che mi si rompa proprio quel giorno la lavatrice che già lo minacciava da tempo, e che una lavatrice servisse anche a te, te che ricercavo da anni, all’ultimo indirizzo conosciuto, a quello dei tuoi genitori, a quello dove eri andato ad abitare – forse – da sposato, e poi su fb, e sull’elenco telefonico naturalmente, ma un nome e un cognome troppo comuni facevano sì che i risultati fossero sempre troppi, e nessuna indicazione illuminante.

Ma la lavatrice mi si rompe un giorno in cui ero diretta altrove, e allora la cerco altrove, e altrove la stai cercando anche tu: alzo gli occhi, alzi gli occhi, è o non è, ma certo che è, tu avrai pensato la stessa cosa, e allora li strabuzzo gli occhi, e tu strabuzzi i tuoi…

E’ bello rincontrarsi, è bello dire “Ti ho cercato tanto”, è bello vedere il sorriso nel tuo stupirti – e compiacerti – di ciò. Belle le notizie che ci siamo date al volo, la vita in fondo va avanti, e se da una parte ti toglie dall’altra ti dà.

Oggi forse saremmo rimasti amici.

Oggi sì, perché c’è un’altra donna accanto a te. Una che magari vede la bella persona che sei, una che lotta al tuo fianco, che si rimbocca le maniche e costruisce assieme a te.

Non una come “quella”, che non faceva altro che mostrarti il suo disprezzo, la sua disapprovazione, che sentiva di essersi abbassata a mettersi con te.

Ma tu l’amavi.

Io, francamente, no.

Voleva che tu fossi un leone, non faceva altro che rimbrottarti, colpevolizzarti, giudicarti, sminuirti… tu non sei un leone, sei “solo” una persona perbene, ma che ti mancava? Sei simpatico, intelligente, generoso, altruista, buono d’animo, leale… sei anche laureato, insomma, il suo lustro glielo davi, ma lei no, lei vedeva solo un mite, ai suoi occhi pecora e inetto, e allora scusa, ma che ci stava a fare insieme a te?

Lei se lo dimenticava spesso che ero amica tua, mica sua. Veniva da me e si sfogava, dicendomi di te peste e corna, e io non la sopportavo. Ti volevo bene, ti voglio bene, e avrei voluto al tuo fianco una donna che ti stimasse, perché lo meriti, una donna che ti fosse di sprone e di sostegno, non che passasse ventiquattr’ore al giorno a denigrarti. Lei meritava di più? Per lei ci voleva ‘sto cavolo? Se lo poteva andare a cercare, e smetterla di triturare gli attributi al prossimo colpevole di non essere alla sua altezza!

Beh, lo ammetto, glielo dissi.

Le dissi “Ma lascialo allora, cercatene un altro, perché devi stare a tormentare questo povero disgraziato che tanto non sarà mai il supereroe che vuoi tu? Lui è una persona normale, leale, affidabile, follemente innamorato di te e ti dà tutto quello che può darti: se non ti basta, vai a cercarti altrove il tuo principe azzurro e smetti di esasperarlo!”.

Lei te lo ridisse, con cattiveria, te lo sbatté in faccia così che la tua cara amica le aveva consigliato di lasciarti. Lo fece proprio al fine di seminare zizzania, e ci riuscì, non me lo perdonasti. Ti sentisti tradito, e questo lo capisco, avrai pensato “Ma come, io ti vengo a confidare quanto la amo, e non so cosa fare per conquistarla e farmi apprezzare, e tu le consigli di lasciarmi? “, ma tornando indietro mille volte rifarei la stessa cosa: se una persona pensa di essersi abbassata a mettersi con un mio amico, o una mia amica, una persona degna che io stimo e a cui voglio bene, io mille volte la sbranerei, e l’inviterei a restituire alla sua vita la persona che tanto disprezza, invece di rubargliela così.

Ci siamo persi, e voi vi siete sposati.

Poi gliel’ha detto il Padreterno che ti doveva lasciare e darti la possibilità di un’altra vita.

Mi dispiace per quello che hai sofferto, e mi dispiace per quello che ha sofferto lei, che il male non si augura neanche al peggior nemico, ma sono contento che tu oggi sia padre, e che abbia a fianco una donna in cui credi, e che crede in te.

Auguri G., non credo che userò mai il tuo numero, ma sono contenta di averti rincontrato e di saperti felice.