Troppo noi per morire

 

Ciao, come stai?

E come va la vita senza Diemme? Mi pare bene, tu te la spassi alla grande da una parte, con la tua ciurma, io ottimamente dall’altra parte, con la mia.

Due vite separate, che non s’incontreranno più, che forse non si sono mai incontrate, eppure…

Mi ricordo mio marito, in occasione di una delle nostre prime liti, una di quelle megagalattiche che non lasciava presagire una riconciliazione, tornò dicendo “Siamo troppo noi per morire”.

Siamo troppo noi. Troppa complicità, troppa simbiosi, troppo affetto, da non potersi credere che un giorno possa morire.

Eppure muore. Muore per prese di posizione, muore perché nessuno vuole cedere e si scontrano due Titani che al grido “Ti faccio vedere io!” se le danno di santa ragione, sapendo bene dove andare a parare, sia perché si conoscono bene i propri polli sia perché, più o meno ignobilmente, fanno leva su quel sentimento l’uno nei confronti dell’altro tanto più facile da ferire quanto più grande.

E così ci si picchia e l’altro, l’altro noi, diventa il nostro più grande picchiatore, diventiamo i più grandi picchiatori l’uno dell’altro fino a che, pieni di ammaccature, fisiche e morali, all’orgoglio ma anche ai sentimenti più nobili che albergavano nonostante tutto nel nostro cuore, gettiamo la spugna, e adesso il grido è un altro, “Non ce la faccio più”.

Si separano le strade, la vita va avanti, e ognuno continua la sua, però in fondo al cuore forse ognuno dei due sente quella ferita, quelle parole incise a fuoco con su scritto “Siamo troppo noi per morire”: o forse la sente uno dei due soltanto?

 

38 thoughts on “Troppo noi per morire

  1. È un’amica che non puoi dimenticare? Non voglio entrare troppo nei particolari se non vuoi, ma chiunque sia se è un ricordo così vivo “rischia” (sempre tra tante virgolette) di tornare…sempre se lo vuoi…

    "Mi piace"

    • @Karina: il problema non è il non poter dimenticare, perché nella vita tutto passa, si va avanti anche dopo dolori ben più gravi della fine di un rapporto, d’amore o di amicizia che sia.

      Il problema, ricorrente credo un po’ nella vita di tutti, a tutti i titoli, è quella comunione, quella solidarietà, quell’ “essere noi” che finisce in modo così… non so come definirlo, ma che trovo così inaccettabile, assurdo.

      Succede in famiglia, tra parenti, tra amici per la pelle, tra innamorati… un sodalizio che si rompe, un “noi” che non è più noi, e il discorso non è neanche quanto si soffre e se si soffre, ma il fatto che è qualcosa di così innaturale, per me assolutamente non metabolizzabile.

      E’ qualcosa che ti lascia in sospeso, e ti guardi intorno, pensi agli amici più cari che hai intorno adesso, pensi “E se dovesse succedere anche con loro?”, ma scacci il pensiero, ti dici che no, loro no, non è possibile, ma poi…

      Ripeto, non parlo della vita che allontana, delle esperienze che si diversificano, casi nei quali l’affetto rimane intatto e viene meno solo la frequentazione, anche se con questa vengono meno tante cose che la quotidianità dà e la distanza toglie.

      Parlo dell’ “essere troppo noi per morire” e poi… morire.

      "Mi piace"

  2. Che dire cara Diemme di fronte ad un racconto come questo, ad un’esperienza che può anche trovare analogie in altre, ma che è sempre unica per troppe cose.
    Ma poi, non credo che il troppo di entrambi possa essere una ragione che può spiegare il tipo di conclusione accaduta in questo caso, forse, seppur nel forte, come caratteri, l’equilibrio può essere elemento favorevole a scongiurare rotture, perchè pur di un qualche equilibrio si tratta sempre.
    Credo che la diversità di caratteri, intesi come forza ed intensità, possano indurre più facilmente a situazioni insanabili, proprio perchè nei momenti di scontro, il forte tenderà ad esserlo di più, come il debole a subire ulteriormente.
    Ma ogni esperienza bisogna viverla da dentro, tutte le considerazioni che si possono far qui astrattamente, lasciano il tempo che trovano.
    Penso a come la fervida fantasia di @Bruno riuscirà a collocare la donzella ignuda anche in un post come questo. Mi vien da sorridere, perchè se lo si sfida su questo terreno, sicuramente uno spunto divertente lo inventerà!
    Ma, detto più seriamente, buona serata carissima Diemme, ciao!

    "Mi piace"

    • @Sergio: sì, vorrò proprio vedere come @Ser Bruno riuscirà a far entrare in questo post la donzella ignuda… ma do un abbraccio particolare proprio a Ser Bruno perché con lui è successo proprio il contrario: al suo esordio in rete eravamo troppo “non noi” per legare e invece, eccoci qua! 😀

      "Mi piace"

    • @Karina: no, non intendevo totalizzante, perché allora si capirebbe pure perché si spezza, per bisogno d’aria, di camminare senza portare l’altro sulle spalle, o pure semplicemente conformarsi al suo passo, no, non intendevo quello: intendevo un rapporto totale, di totale fiducia, tu sei tu, io sono io, ci conosciamo, ci capiamo, ci vogliamo bene, parliamo la stessa lingua, piano piano abbiamo costruito un bagaglio di ricordi, ridiamo delle stesse cose, ci capiamo con uno sguardo… e poi, all’improvviso, una persona estranea, come se non t’avesse mai conosciuto. Dico di più, un nemico, dal quale giocoforza sei costretta a difenderti, non capisci il perché, ma se picchia duro tu picchi più duro, e metti in campo tutte le difese che puoi, e se l’altro tira fuori l’artiglieria pesante tu butti pure la bomba atomica: ecco, questo…

      Alla fine, si piange sulle macerie, e poi ognuno ricostruisce la sua città, che non somiglia per niente a quella di prima, rassicurante e nota… fino a un giorno incredibile in cui, senza un vero motivo, le cose sono cambiate.

      "Mi piace"

  3. nella vita ci sono momenti dove vuoi ferire ,distruggere …altri che passano come se niente fosse e le persone si allontanano lo stesso…da cosa dipenderà….a me capitava che mi svegliavo la mattina e dovevo per forza andarmene non sapevo ancora i motivi ma qualcosa dentro di me li aveva già elaborati , forse sarebbe bastato dire “guarda questo e quello mi danno fastidio e anche quell’altro ..se non poniamo rimedio non posso passarci su” …ma sarebbe servito?

    "Mi piace"

    • @Mauri: ci sono “momenti” in vuoi ferire, distruggere… beh, sì, quando si litiga in genere è così, ma quando il “momento” diventa periodo, quando non solo a caldo ma anche a freddo quello davanti a te è il nemico, non mi dire che si può spiegare… c’è una grossa letteratura in merito, anche cartoon, in cui “l’amico” (o l’amica, o il parente) che non riconosci più è sotto effetto di un incantesimo, un sortilegio, una pozione…

      Ma questo sortilegio, questa pozione, nella vita reale, cos’è? Chiacchiere? Maldicenze calunniose, colpi bassi di qualche invidioso, l’amore per un’altra persona, un “bottoncino” toccato involontariamente, tanti piccoli torti che non si è stati capaci di denunciare subito, lasciando che crescessero dentro di sé, di fatto autosobillandosi, e alla fine, all’improvviso, è stato come sollevare il coperchio del vaso di Pandora?

      Non lo so, sarà che io dico pane al pane e vino al vino, quindi non lascio crescere rancori e frustrazioni dentro di me, sarà che per me volere bene è per sempre, ma proprio non ce la faccio ad accettarlo: io ho anche rotto con alcune persone, ma non senza averne prima detto il motivo, e mai degradandole al ruolo di nemici.

      "Mi piace"

  4. L’unico pregio dell’orgoglio è che non fa ingrassare, anche se se ne ingoia un po’ non succede niente. Sono dell’idea che facendo muro contro muro non si arrivi che alla disfatta di chi alla fine ha la testa (e la corazza) meno dura. Io ho un difetto: non riesco a stare arrabbiata con le persone a cui tengo. Non sono una persona orgogliosa, non voglio aver ragione per forza. Se le mie posizioni sono in contrasto con quelle di mio marito o qualcun altro a cui voglio bene, cerco di far valere le mie ragioni, ma a volte mi rendo conto che vale la pena soprassedere, rimanere ognuno con le sue idee, piuttosto che arrivare ad oltrepassare il punto di non ritorno. E perdere una persona a cui tengo.

    "Mi piace"

    • Per certi versi sono come te, quando si tratta di orgoglio me lo rimangio, lo faccio volentieri il primo passo per non perdere una persona a cui tengo. Diverso è quando quello che dovresti ingoiare è un torto, un piccolo sopruso, una lesione alla libera espressione di te stessa, al modo in cui concepisci il rapporto con quella persona: allora quelle sono le cose di cui forse parlava Mauri, sono tossine che vanno ad accumulo, e poi a un certo punto ti accorgi che il rapporto è irreversibilmente morto, irrecuperabilmente avvelenato.

      E allora, concordo con l’affermazione di Mauri, compresa la domanda finale “…forse sarebbe bastato dire “guarda questo e quello mi danno fastidio e anche quell’altro ..se non poniamo rimedio non posso passarci su” …ma sarebbe servito?”.

      Beh, forse vale la pena di provarci. A me con un’amica (ex-amica) è subentrato il disprezzo totale, quello senza ritorno, proprio quando mi ha detto che “c’erano tante cose”, “c’erano cose pregresse”, “non era la prima volta”: io credo sia profondamente scorretto far credere all’altro che le cose vadano bene, non lanciare un segnale d’allarme chiaro, e poi metterlo di fronte a fatto compiuto quando non c’è più niente da fare, all’improvviso, senza che l’altro se l’aspetti e minimamente possa immaginarlo.

      Io sono una persona – dicono – con un caratterino non facile, magari perché contesto ogni piccola cosa, ma almeno non le accumulo, chi mi sta vicino sa bene cosa mi sta bene e che no, cosa mi dà fastidio, quando mi sono offesa, non si trova un pacco di cambiali sbattuto in faccia all’improvviso, quando è troppo tardi mettere in campo un mezzo qualsiasi per far fronte. E allora cosa faccio di tutte quelle cambiali? Semplicemente non le pago, che altro potrei fare? Pignorate tutto il pignorabile, portatevi via tutto, altra strada non c’è.

      "Mi piace"

  5. troppo noi, sì. inteso che nel rapporto si cerca più il benessere personale che quello dell’altro. O meglio, si crea un gioco perverso dove quello che si dà non è più gratuito. Dietro quel dare c’è una specie di catena. E le catene non si possono tirare, non sono elastiche, alla fine si spezzano e a differenza di una corda sono anche più difficili da saldare, occorrono gli strumenti giusti e non una semplice cappola.

    "Mi piace"

  6. E’ un post difficile da commentare, per quel che mi riguarda e per quel che comprendo. La frase è forte: troppo noi. Troppo totalizzante per non prevedere una fine dolorosa: il troppo noi annulla l’io e il tu…

    "Mi piace"

    • @Hottanta: forse avete ragione tu e pani ma… il “troppo noi” non si riferisce ai 360° della propria vita, non toglie spazio anzi, dovrebbe sostenere. Il “troppo noi” dovrebbe veramente essere quelle radici solide che ti danno la forza di spiccare il volo, per quanto in contraddizione possa sembrare la metafora.

      Io, quando mi sono trovata in queste condizioni, mi sono sentita più sicura, più entusiasta, con più voglia di fare, non viceversa!

      Ripeto, totale, non totalizzante… a meno che uno non abbia problemi di personalità, o debole per cui comunque si sente schiacciato, o narcisistica per cui deve risplendere unico e solo nella sua cornice dorata: io intendevo un “noi” che valorizza l’io e il tu, non che l’annulla.

      "Mi piace"

  7. @Diemme: messa giù così però sembra la dinamica normale di un rapporto normale e profondo… :s Capita sempre che si arrivi al punto del “picchiaduro”. L’ho visto con i miei. Mi pare normale, indubbiamente doloroso.

    "Mi piace"

  8. La mia perspicacia è notoriamente lenta, quindi non ti dirò che non ho capito a cosa alludi tanto tu perspicace lo sei quindi capirai … 🙂

    Preambolo a parte, sono abbastanza d’accordo con quanto detto da PennelliRibelli (a proposito: ciao!) anche se difficilmente faccio il primo passo. Io non serbo rancore e così credo facciano tutti. Invece mi sbaglio di grosso. Aspettando il primo passo degli altri mi perdo, li perdo. Poi, siccome sono una che rimugina parecchio su tutto, non riesco a darmi pace. Però rimango sulle mie, senza pace ma sulle mie. Che gran brutto carattere! 😦

    "Mi piace"

    • @Marisa: non si tratta di alludere, anche se una sua origine questo discorso ce l’ha. Portandola però sul generale, mi riferisco a quei rapporti meravigliosi e forti che si dileguano, alla persona nota e amata che diventa estranea, come se mia figlia un giorno dovesse smettere di essere mia figlia, e io suo madre: inconcepibile, inconcepibile e basta.

      Io non ho problemi a fare il primo, il secondo, il terzo e il quarto passo, la dignità non ha prezzo ma lo stupido orgoglio non so dove stia di casa e non gli do spazio: il fatto è che ho poca propensione ad abbozzare anzi, diciamo pure che non ho nessuna propensione ad abbozzare.

      Però, per riallacciarsi anche a quello che dice Enrico, lo scontro, la lite, il confronto deciso, perché dovrebbero comportare la fine di un rapporto? Essere uniti, essere affiatati, non significa essere simbiotici o essere d’accordo su tutto, sennò è chiaro che “la coppia scoppia”: ma è proprio così difficile da accettare l’essere diversi?

      "Mi piace"

  9. @Diemme: sì è ingiusto che finisca, negarlo è inutile. -.-

    Però mentre scrivevo ho pensato ai miei. Hanno passato una fase simile a quella che hai descritto e non si sono mai lasciati. Ho appena scritto una cosa inopportuna, lo so, però mi viene spontaneo pensare che la vita è imprevedibile. E anche l’addio più definitivo, potrebbe semplicemente non esserlo.

    "Mi piace"

    • @karina: io non so di tuo padre e di tua madre, ma ti posso dire che, quando si passa il punto del non ritorno, indietro non ci si torna più. “Mai dire mai” ma, per quello cui mi riferisco io, un recupero è l’ulima cosa che m’interessa: nulla sarà mai come prima, e un rapporto nuovo preferisco crearlo con una persona nuova, con la quale se non altro non ho il carico di randori pregressi e di nodi mai sciolti.

      "Mi piace"

  10. Secondo me si rompe quello che era già destinato a rompersi. Era qualcosa di viziato e non ci si accorgeva, o se lo si sapeva lo si è semplicemente ignorato. Provo ad immaginarmi in una situazione simile, e “il troppo noi” non posso applicarlo ad affetti interrotti in cosi’ malo modo. Posso applicarlo ad affetti in corso e il pensiero di una fine così tragica mi distruggerebbe lasciandomi un vuoto enorme. Meglio star bene e non pensarci nemmeno. Meglio non creare profezie che si autoavverano.
    Oggi ho avuto un momento di nostalgia, mi ha strappato pure un sorriso, ma poi ho richiuso la porta a doppia mandata e ho continuato a sorridere 🙂 Meglio così…
    buonanotte a tutti, a domani 🙂

    "Mi piace"

    • @Luisa: “si rompe quello che era già destinato a rompersi”: io credo che, anche in questi casi, il destino ce lo creiamo con le nostre mani.

      E sì, meglio non crearsi profezie che si autoavverano… 🙂

      "Mi piace"

  11. Premesso che non ho letto attentamente tutti i commenti e che di questo mi scuso…. 😆 vorrei dire che, secondo me, già nell’affermazione iniziale “Siamo troppo noi per morire”, c’è il germe dell’errore, della disfatta… e c’è perché in un rapporto, come in ogni cosa, assumere certezze, punti fermi e incrollabili, non è rappresentativo di una realtà che è invece in continuo divenire.

    Inutile lottare con tutte le proprie forze in difesa di un’idea di “noità” che invece il fatto stesso che lo scontro esista, sia attuale e reale, fa palesemente apparire come superata, frutto di una nostra utopia, di una nostra visione distorta o parziale.

    Anche lo scontro fa parte di quel noi, quella parte di noi che prima abbiamo ignorato, non voluto o saputo vedere, per amore, per ottimismo….. e invece, se mai, è proprio dall’accettazione anche di quel noi “funesto” che può venire un’unione che ha in sè ogni elemento per durare: il tutto che accetta (o meglio ama, vuole) il tutto… non solo ciò che riluce e abbacina i nostri occhi. 😉

    "Mi piace"

    • @Enrico: il punto fermo dovrebbe essere che noi siamo noi. Ci siamo trovati, conosciuti, abbiamo creato complicità, ci amiamo e accettiamo (“noi” è inteso in senso generico 😛 ).

      Discutere, confrontarsi, nulla dovrebbe togliere all’affetto di base, come due fratelli sono sempre fratelli, un genitore e un figlio sempre un genitore e un figlio per quanto… anche in questi casi assistiamo a distacchi e chiusure davvero dolorosi, e davvero umanamente inaccettabili!

      "Mi piace"

  12. “il destino ce lo creiamo con le nostre mani.
    E sì, meglio non crearsi profezie che si autoavverano…”
    Unisci le due frasi e troverai il segreto di un rapporto che dura.
    Uno dei miei cantanti preferiti s’è posto più o meno la stessa domanda del post e conclude “la canzone così ” Lasciami solo un dubbio, sei tu che muori o sono io che ti sto ammazzando(riferendosi all’amore)”. Forse per quante domande ci si ponga non s’arriverà mai ad una conclusione certa, ma è giusto comunque provarci. MI torna in mente quello che dicevi nell’altro post, se ti poni con le persone allo stesso modo, prima o poi otterrai lo stesso risultato. Già questo qualche risposta la dà, bisogna solo rifletterci su.

    "Mi piace"

  13. Sai Diemme… il 30° anniversario di matrimonio…mi ha ispirato una poesia che ho intitolato: “NOI UNO”…. La fine della poesia diceva: “Salvi NOI….SOLI. Nell’UNO che è SOLO!”
    A luglio di quest’anno… l’UNO-COPPIA…festeggerà il 41° di matrimonio!

    Un abbraccio

    Nives

    "Mi piace"

    • @Karina, mai dire mai, ma se dipende da com’è andata… è andata male, abbandono per sfinimento, dopo incrudelimento nei momenti in cui l’altro era più vulnerabile. Un milione di tentativi di fare pace, ma tutti senza risolvere il nocciolo della questione e il nocciolo della questione era che… non eravamo noi? Né il giusto, né tanto, né troppo, forse appena un po’? 🙄

      E va beh, mai dire mai, però posso pensarlo?

      "Mi piace"

  14. Scusami Diemme! Causa di forza maggiore…mi ha costretto ad interrompere il racconto di una storia…forse simile alla tua.
    Ti parlavo di una SOLITUDINE profonda…Di un NOI triste, che nonostante tutto, non riusciva a crescere, anzi…paradossalmente, si sentiva forte nell’autodistruggersi!
    Mio marito ed io, eravamo un NUCLEO ma….misterioso e intermittente.
    Vivevamo un attaccamento primitivo, infantile e distante.
    L’amore e il dolore vivevano dei paradossi….Trattenevano e donavano, alimento o veleno…
    Il decentrato NOI….veniva punito da personalità soffocate, che cercavano conferme nelle sfide.
    Morte e vita dell’amore, giocavano con la più grande infelicità: individuale e di coppia.
    finché i nostri tre figli, ormai adulti, hanno lasciato il nido…più vuoto e freddo che mai!

    Marito ed io ci siamo separati, da persone consapevoli e rassegnate. convinte che era sciocco e inutile, tentare di tenere in vita un sentimento che faceva solo soffrire.

    Cara Diemme, dopo circa due anni “sabatici”….dove ognuno, in solitaria struggente malinconia, ritrovava il meglio e il senso di sé, proprio in quel NUCLEO creduto morto….
    Sì, il caso ha voluto che nuovi, intimi, rispettosi e timorosi sentimenti, si svelassero liberi, sicuri, convinti….anzi, desiderosi di dar aria e VITA a quel NUCLEO che, ci guardava sospeso e attonito!

    Cara Diemme, oggi non viviamo più di attese…Così tutto diventa sorpresa!
    Oggi non ci vincola nessun obbligo, ed essere leali…diventa gioiosa scoperta!
    Viviamo in autonomia, consapevoli delle reciproche fatiche. E senza sentirsi obbligati, siamo felici di aiutarci! La COPPIA si riscopre nuova ogni giorno….e vive di spontaneità e libertà.

    A volte mi chiedo perchè questo non è stato possibile… prima.
    A volte temo che tutto ritornerà come prima.

    Poi ricordo che per ogni persona…esiste il proprio divenire, e che oggi non siamo più uguali a ieri! Così lascio ogni ansia, dubbio e timore… accolgo e vivo il meglio di me e di lui, consapevole che forse…lo dovevo fare anche prima!

    Ti abbraccio forte!

    Nives

    "Mi piace"

    • @Nives: che bella storia che mi hai raccontato! In realtà io vorrei davvero riappacificarmi con tutte le persone perse lungo la strada, con quelle con cui ho più ferocemente litigato… nessuna di loro è uscita dal mio cuore, solo sono come due periodi di vita, uno rigoglioso e l’attuale deserto, divisi da un baratro.

      Ecco, sì, se si dovesse raffigurare quello che voglio dire, sarebbe un terreno rigolioso, che a un certo punto s’interrompe e c’è un baratro… incomprensioni, insulti, rivalse, atteggiamento algido, esclusione, insulti, rancore… e poi si risale, ma dall’altra parte, che non è baratro, ma che non è terreno di prati alberi e fiori…

      Finirà l’inverno? Chi può dirlo. Non sappiamo in quale parte del globo ci troviamo, né in quale era, se sia tutto infinitamente brullo, oppure se la primavera tornerà.

      "Mi piace"

    • @Karina: anche tu mi hai fatto riflettere e giungere alle conclusioni della risposta a Nives…

      Intanto, viviamoci la vita che ci è toccata in sorte, e che sia bella: ciò che incontreremo lungo il cammino, ora non ci è dato di saperlo. 🙂

      "Mi piace"

  15. Premesso che ho letto TUTTI i commenti, e quindi NON chiedo scusa ad alcuno … debbo confessare che sono l’ ultima persona in grado di decifrare, scomporre, dare consigli … fare ipotesi, risolvere i nodi dell’ anima … e non soltanto l’ anima altrui .
    Io, non sono mai riuscito ad accompagnare alla stazione, perchè prendessero l’ ultimo treno senza ritorno, nè i miei tanti me stesso, nè le persone amate, nè infine quelle che pure mi avevano fatto soffrire rendendomi la vita dura …. per me semplicemente non esiste la parola ADDIO, anche se rispetto chi la pronunci ( anche verso di me … ) e l’ eventuale sua volontà a starmi lontano, e pur soffrendone irragionevolmente .
    Si dice : tutto cambia … e ciò che prima eravamo, già un attimo dopo non lo siamo più .
    Forse, è proprio così …. pànta rèi …. ma la fisica e la chimica dimostrano che, al di là del cambiamento più evidente, nulla in realtà muore …. tutto resta, mutato sì …. ma sempre sè stesso, come l’ acqua che scorre per farsi mare, o che sciogliendosi al calore divenga vapore per salire fra le nuvole a toccare il cielo …. niente mai nè si perde nè svanisce !
    Si dice anche : guai, a rimirarci nel passato …. acque stagnanti fra cui ci si chiude alla vita, che invece è presente, è ‘carpe diem’ …. è futuro in divenire, in crescere, in essere altro da quello che eravamo, guai a guardarci indietro se non si vuole lasciarci morire innanzitempo ….
    Forse è vero … ma per me no, e penso che salendo sulle spalle di quel gigante che è, inequivocabilmente per tutti/tutte, il nostro passato, noi nani riusciamo a scorgere il futuro con maggior chiarezza … certamente con minore ansia e non minore amore di viverlo o riviverlo !
    Buon giorno @Diemme …. già preso il caffè ??? 🙂

    "Mi piace"

    • Forse da aggiungere ci sono le nostre esperienze, e su quelle dobbiamo riflettere, quale può essere il motivo, cosa avremmo potuto fare per evitarlo: essere meno totalizzanti? Dare prima i segnali di cosa non andava? (Questa cosa in particolare non credo mi si possa rimproverare, io sono una che quando una cosa non va la contesta subito, e amici come prima: non mi autosobillo e non accumulo in silenzio pretendendo dall’altro la telepatia).

      Recuperare? Nives e Karina hanno portato degli esempi di speranza, io sono un po’ più scettica anche perché, diciamocelo, non è che uno neanche ci tenga più a recupararlo un rapporto che ha dato tanto dolore, a riconcedere fiducia a una persona che ha dimostrato non solo di non essere parte di quel “noi”, ma di essere il più temibile nemico, se non altro perché il più armato.

      "Mi piace"

Dimmi la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.