Invidia e fallimento

Aveva ragione, secondo me, la Eleanor Roosevelt, a dire che nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso.

Nessuno è fallito finché non si sente tale: il fatto che la vita poi non sia la realizzazione nuda e cruda, né totale né parziale, dei nostri sogni di bambini, credo che rientri nell’ordine delle cose.

Io, per esempio, mi ritengo una persona non realizzata, ma frustrata è un’altra cosa: so che le mie potenzialità spesso e volentieri sono rimaste tali, so che la mia vita non è quella che, nel bene e nel male, mi sarei progettata a tavolino, ma questo non mi dà alcun malessere esistenziale, nessun senso d’inadeguatezza o fallimento e, soprattutto, nessuna invidia.

Il non provare invidia mi permette la bella vita, di essere felice di quello che ho, di essere felice dei successi altrui e di condividerne la gioia, di non mangiarmi il fegato guardando i piatti altrui (ché tanto, a conoscerla tutta la realtà delle persone, verrebbe fuori che conducono spesso vite molto meno invidiabili di quello che sembra).

Mi fa pena chi si logora di rabbia, neanche riesco a giudicarli e condannarli: sono dei poveri disgraziati, il cui reale fallimento è quello come esseri umani e come membri di questa società.

Fare lo sgambetto agli altri, cercare di buttare a terra il prossimo, non possedendo per se stessi la capacità di elevarsi, mi pare un quadro personale ben patetico.

Ripeto, dei miei sogni molti sono rimasti in un cassetto, compresi quelli che ne erano la struttura portante, ma ho stima per me stessa, e mi godo beatamente quello che ho, compresa, per l’appunto, me stessa, mai venduta, mai piegata,sempre caparbiamente “ferita ma non dòma”.

E ferita molto, questo sì, e anche ancora dolorante, ma che fare, c’est la vie!  😀

39 thoughts on “Invidia e fallimento

  1. “Fare lo sgambetto agli altri, cercare di buttare a terra il prossimo, non possedendo per se stessi la capacità di elevarsi, mi pare un quadro personale ben patetico.”

    Patetico ma piuttosto diffuso… d’altronde il modo più facile per elevare se stessi è quello di rimpicciolire gli altri. 😉

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  2. Concordo con Enrico. Qualche persona così la conosco pure io. Enormi potenzialità che la vita non ha permesso di sfruttare, un grande avvilimento e la costante ricerca di sminuire i successi, pure piccoli, degli altri. Qualcosa che va oltre il vedere tutto nero, forse più la volontà di non far vedere sprazzi di luce neppure agli altri. Si potrebbe lavorare per migliorare il migliorabile ma si sprecano le energie nell’invidia e nell’autocompatimento. Un circolo vizioso. Lo so che è molto più facile che l’autostima cresca quando le cose vanno bene. Reinventarsi ed accettarsi coi propri limiti è la vera sfida, trovarsi finalmente umile in mezzo agli altri(quelli verso i quali si è data l’impressione di guardare dall’alto in basso).
    Neppure io sono una persona realizzata, ma devo dire che non avevo grandi sogni. Ora tiro a campare ma tutto sommato sono serena. Non provo nessunissima vergogna per non essere diventata una persona di successo, una dei quali i genitori potessero vantarsi in quelle ridicole gare a chi “è di più”. Lascio dire senza provare sofferenza, “mio figlio qua, mio figlio là”. Pensa, mi vergognavo quando ero in una situazione di stallo a causa della mia scarsa iniziativa. Ora proprio no, ma la mia autostima è notevolmente cresciuta e pure la mia voglia di fare 🙂

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    • @Luisa: neanch’io avevo grandi sogni, semplicemente avrei voluto insegnare e avere una famiglia. Nessun sogno di gloria o di ricchezza,

      Comunque il fatto è che uno poi deve vivere la vita che gli è data in sorte, e sarà meglio che ci si abitui subito, che magari è pure una vita da apprezzare, basta accettarla e ripianificare tutto ogni momento della nostra vita..

      Comunque brava Luisa, e la tua autostima è più che giustificata, sei proprio forte! 😀

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  3. dei miei sogni molti sono rimasti in un cassetto, compresi quelli che ne erano la struttura portante, ma ho stima per me stessa, e mi godo beatamente quello che ho, compresa, per l’appunto, me stessa, mai venduta, mai piegata,sempre caparbiamente “ferita ma non dòma”. Ci sono tutta in questa tua chiusa,
    ammetto che qualche volta l’invidia l’ho sentita dentro, ma perché soffrivo troppo per la mia vita. Non mi sono mai sentita all’altezza di nulla, neanche dei miei pensieri alti, ora non è più così, o meglio, ci sto provando.

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    • @Sabby: no, io non l’ho provata invidia, però devo dire che ho avuto una vita diversa: non è che io non abbia mai raggiunto certi traguardi, piuttosto li ho raggiunti e lasciati andare, sempre per un qualche motivo: e quindi, rimpianti tanti, altro, per fortuna, no.

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  4. Concordo, con i precedenti commenti, ed aggiungo che, sempre più spesso, col crescere dell’ imbarbarimento della società e del decrescere dei suoi “valori etici”, avviene che :
    1) Chi è disonesto, dice e propaga l’ idea che TUTTI sono disonesti .
    2) Chi ruba ( poco o tanto ), afferma che tanto TUTTI rubano .
    3) Chi è mignotto/mignotta, giura che TUTTI/TUTTE sono mignotti e mignotte .
    4) Chi è corrotto ( e lo si può comprare con 10 euro ), sostiene che TUTTI sono corruttibili .
    Insomma, non solo i cialtroni e le cialtronesse SMINUISCONO i meriti degli altri per aumentare i propri, ma diffondono anche l’ idea che TUTTI/TUTTE sono cialtroni e cialtronesse al fine, più che patetico ….. direi “grottesco”, di assolvere sè stessi con quell’ idiota “così fan tutti/tutte” !
    Strano mondo il nostro …. gli antichi @Greci diffusero il mito di @Narciso come la leggenda di un giovane talmente bello da innamorarsi di sè stesso, al punto tale di venerare la sua immagine riflessagli dalla limpida acqua del fiume, oggi da noi si diffonde il mito di gente talmente brutta da farsi schifo al punto tale da INTORBIDIRE E IMPUTRIDIRE l’ acqua del fiume della vita, per rispecchiarsi e trovarsi, riflessa in quelle acque nerastre e sporche, mooolto meno schifosa di come in realtà si sente !!! :mrgreen:

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    • @Kalos: non so se sono d’accordo, io credo che qualcosa bisagna pure raggiungerlo. Che il come sia importante, va bene, che il percorso che ci porta alla meta possa essere intenso e godibile, ci sta pure, ma ogni viaggio che si rispetti non può essere costituito dal solo percorso, senza mai arrivare da nessuna parte.

      Sul che cosa bisogna raggiungere poi si può discutere, certo non condivido i criteri in voga, e non mi sento parte di chi considera la meta il raggiungimento di soldi e potere, da raggiungersi anche schiacciando persone, ambiente e cose. Anzi, ti dirò, quelli sono secondo me i veri falliti.

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  5. Abbondanza e miseria……possono inquinare e affondare ogni etica umana.
    Troppa abbondanza, troppa miseria…secondo me, marcisce ogni sana radice.
    Equilibrio, e Verità…forse sono i succosi frutti di una sofferta Libertà.

    Cara Diemme, ti auguro una primaverile domenica!

    Nives

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    • Signore, non farmi essere né troppo povero, affinché io non ti maledica, né troppo ricco, ché io non ti dimentichi.

      Buona domenica a te! 🙂

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  6. Lo ammetto, a volte mi sono sentito invidioso.
    Penso faccia parte dell’essere umano.
    Un invida procurata più che altro dall’osservare un successo ottenuto giocando sporco quando invece io cerco (e voglio) stare nelle regole.
    Poi, però, mi passa, anche perché sarebbe dergliela vinta due volte.

    In più, ogni tanto leggo le parole di un uomo saggio: “Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.” – Dalai Lama

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    • @Warp9: il fatto di tirarla a chi ha giocato sporco secondo me non è invidia, ma senso di giustizia: io questa gente che ci ha ridotto alla fame attingendo a piene mani dall’erario pubblico infischiandosene del popolo, della sua salute, della sua istruzione, li vorrei vedere tutti sotto i ponti col piattino, possibilmente tormentati dai parassiti, quali loro sono stati per noi (hai presente la legge del contrappasso?).

      Riguardo alla frase del Dalai Lama, la conoscevo e la condivido, e infatti io mi sono regolata diversamente e ho sempre pensato che il bene più prezioso sia la salute.

      Purtroppo, la qualità dell’aria che respiro non dipende né dalla mia integrità né dalla mia raccolta differenziata.

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  7. Mi verrebbe da dire che sei una persona straordinaria, cara Diemme, è una cosa che comunque penso, ma ora non lo dovrei dire per le affermazioni fatte in questo post.
    Affermazioni che condivido, sia chiaro, solo che non voglio lasciarmi catturare dall’idea che oggi si vuol sempre più diffondere, cioè che la normalità sia un fatto eccezionale, per giustificare e non accorgerci come la realtà che osserviamo sia frutto di distorsione.
    Il tuo atteggiamento verso la vita e gli altri dovrebbe essere una cosa normale, da tutti, invece lo vediamo come qualcosa di cui meravigliarci, perchè la maggior parte sembra non essere così, il provar invidia una merce molto a buon mercato, come tante altri comportamenti disdicevoli che ci capita di riscontrare.
    Il successo poi, come se dopo nati fossimo tutti calati in una competizione, deve esserci, riscontrabile dagli altri, non esiste più il saper prendere la vita come viene a prescindere da quelli che avrebbero potuto esser i nostri programmi per essa.
    Credo che anche certi suicidi di questi tempi si spieghino in questa ottica, il veder naufragare, non tanto la propria vita personale, ma la propria attività, certe volte vero simbolo della propria riuscita, del successo appunto!
    Ma il discorso potrebbe esser ampio, meglio che mi limiti qua.
    Un abbraccio grandissimo…ormai ci siamo, ciao buona settimana!

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    • @Sergio: io mi sono sempre stupita dell’invidia delle persone, è sempre stato qualcosa che mi ha colto di sorpresa e lasciato di stucco. Non potevo, e tutto sommato ancora non posso – arrivare a pensare che qualcuno potesse arrivare non solo a desiderare, ma a procurare del male a qualcuno solo perché reo di essere qualcosa che l’altro non era riuscito ad essere.

      Ho sempre avuto ben chiaro che ognuno ha un suo talento, e ognuno una propria vita e un proprio destino, che basta saper leggere per capire che una vita non è mai qualcosa di inutile, o di fallito, a meno che uno non lo voglia fortemente (ché penso che ognuno di noi nella vita sia talmente naturalmente importante, per diritto di nascita, che ci voglia più impegno per fallire che per riuscire).

      A parte questo, c’è un fallimento oggettivo, magari di un’impresa, che può non dipendere invece dal singolo individuo. Giusto stamattina mi sono svegliata con la notizia dell’ennesimo caso di suicidio, un imprenditore che aveva dovuto licenziare tutti i suoi dipendenti, tra cui i suoi due figli: io sono arrabbiata contro quest’Italia, contro lo scempio che da sempre ne hanno fatto i nostri governanti facendoci precipitare in un regime di vessazioni feudali.

      Tornerò sul discorso, che è lungo e mi prende, e farò una tirata di quelle che non ne avete idea, perché la ribellione contro quello che stiamo subendo me la sento proprio nel sangue.

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  8. Mahhh…

    una volta c’era un tipo che ad ogni domanda esistenziale rispondeva: “presta attenzione”. Rispondeva sempre così. La cosa strana e che poi chi “prestava attenzione” alla propria vita, alle proprie cose, attenzione davvero, non un vivere distratto, non tornava più per chiedere spiegazione o per dire che non aveva funzionato.

    C’è talmente tanto nella vita, troppo, che quando uno presta attenzione non s’interessa più delle beghe degli altri, non fa confronti, non ha alcun vuoto da riempire, anzi ha talmente tanto che può dare, regalare, senza aver mai timore di mancare. Se poi presta davvero, davvero, davvero attenzione ad “adesso”, “com’è”, non ha neanche tempo, voglia, interesse, per come “sarebbe potuto essere”, diventa un pensiero così… noioso.

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    • @Exodus: è come dici tu, però io rimango sempre una dietrologa, e anche se l’attitudine a pensare “come sarebbe stato se” purtroppo m’è rimasta, anche se molto ridimensionata, oserei dire diventata sporadica, ma non inesistente.

      Insomma, io vivo intensamente, e amo quello che ho, però l’intima convinzione rimane sempre che, come si dice a Roma, “a me m’ha rovinato ‘a guèra” 😉

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  9. la società spesso impone degli obiettivi, uguali per tutti, è incredibilmente sbagliato, equivale ad una madre che pretende da due figli le stesse identiche realizzazioni! Può essere felice il contadino, o il single, o il ragazzo che ogni domenica si guarda la partita e vive di calcio, o chi sceglie una vita solitaria! Tutti possono essere felici, quando non seguono le regole imposte.

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  10. Cara DM. A dir la verità io SONO una PERSONA INVIDIOSA. Certo, potrebbe stupire la leggerezza di nel riconoscere un tale brutto sentimento, ma io lo faccio. Anzi, non lo riconosco nemmeno come negativo.
    Ho sempre considerato che (in qualsiasi dominio) se non si esagera si può avere dei benefici. E sono sicuro che tutte le persone qua, sono invidiose. Compresa te. E dai ragazzi…. chi non ha visto una bella casa, una bella macchina, computer, televisore, vestito e non si è detto dentro di se “lo voglio anch’io”.
    Chi non ha visto un bel teatro con qualche attore celebre senza pensare “lo/la invidio, vorrei anch’io essere come lui/lei”
    Chi non ha guardato la vincita del “Vuoi essere milionario?” non ha desiderato avere la stessa capacità (fortuna). Per non parlare di Enalotto.
    Sono tutte invidie. Ma io li vedo positive.
    Hai una macchina bella DM. T’invidio. Vorrei avere anch’io.
    Che c’è di male se la mia invidia?
    Ho una bella casa io? Beh non vedo niente male nel invidia di altri (volendo avere una altrettanto bella). Sono invidie positive. Invidie senza di quale…. possiamo esserci chiamati limitati.

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    • @Valentino: rispondo di corsa, poi tornerò sull’argomento. Volevo solo dirti che quella di cui tu parli non è assolutamente invidia, per invidia si intende il voler sotterrare – e magari tentare di farlo – chi ha qualcosa più di noi, non il desiderare avere belle cose e vivere una situazione migliore.

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    • @Valentino: l’odio è quello che viene generato dall’invidia, ma di per sé è un’altra cosa. Io posso odiare una persona perché m’ha fatto del male, ma quello che io provo per la persona che è riuscita in quello che io ho fallito, è invidia, ed è solo per questa invidia che io la odio e vorrei perdesse tutto: in realtà non ho nulla contro di lei, ma mi scoccia che sia quello che io non sono, che abbia quello che io non ho, questo è quello che si intende comunemente per invidia.

      Poi, il termine “invidia” può essere usato semplicemente per dire “é una situazione che mi piacerebbe vivere”, ma non è di questo che stiamo parlando.

      In effetti, il termine invidia viene usato in tutte e due le accezioni, ma qui s’intendeva quella negativa. Insomma, un conto è pensare “Che bella situazione che vivi, vorrei essere nei tuoi panni”, un conto è pensare “Maledetto/a te che hai tutto questo, vorrei che tu sprofondassi, morissi, perdessi tutto, perché tu sì e io no, vorrei che domani ti scoprisse un cancro, che un terremoto facesse sprofondare la tua casa, che la tua meravigliosa moglie/il tuo meraviglioso marito si scoprisse che ti cornifica da sempre, ti lasciasse domani svuotandoti il conto in banca”, etc. etc. etc.: è questa l’invidia intesa come peccato capitale, non certo l’apprezzamento della fortuna e/o del successo e il desiderio di averne un po’ per sé.

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  11. @Valentino, io invidio ad persona la proprietà una megagalattica azienda agricola. E’ meravigliosa. Ha la vigna, gli uliveti, una casa padronale che domina il tutto. Con tutta la mia buona volontà, vendessi la casa, investissi tutti i miei risparmi non riuscirei a comprarne nemmeno una minima parte. Non è per me, non lo sarà mai salvo botte di fortuna nelle quali non credo. Posso però imparare a cucinare bene, cibi genuini, sapori casarecci e diventare la signora di un qualcosa di più modesto ma che possa darmi lo stesso molte soddisfazioni…poi divento ricca e mi compro pure quell’altra 😉

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    • @Luisa: ma che dici, sposati il proprietario dell’azienda agricola e hai risolto, non ti pare? E se il proprietario è una donna, fatti una cura ormonale, un trapianto, e sposala così (in questo secondo caso però poi l’accoppi e torni a vestire i tuoi i tuoi panni 😆 )

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  12. @Louise …. che bell’ avatar il tuo ! Una rossa e lucida mela da favola, da un cui spicchio sottile … scaturisce, insieme alla luce, una leggiadra farfalla fatta della medesima materia del magico frutto, la stessa di cui son fatti i sogni ! 🙂
    E se il tuo sogno è quella tenuta sospesa fra casa e collina, fra vigneti e uliveti a maturare sotto un sole benigno, lo raggiungerai, ne sono certo …. e vi potrai invitare la tua “nuova, antica @Amica che, generosamente, ci ospita in questo blog, dove non di rado, dopo la tempesta, spunta l’ arcobaleno !!! 😀
    @Bruno …. a lonely rider from never set dreams

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  13. “Maledetto/a te che hai tutto questo, vorrei che tu sprofondassi, morissi, perdessi tutto, perché tu sì e io no, vorrei che domani ti scoprisse un cancro, che un terremoto facesse sprofondare la tua casa, che la tua meravigliosa moglie/il tuo meraviglioso marito si scoprisse che ti cornifica da sempre, ti lasciasse domani svuotandoti il conto in banca”

    Non lo so. Ma su questa frase…. se dovessi scegliere tra l’invidia e odio…. 🙄

    @Luisa. E fai bene a invidiare (in senso positivo) quell’azienda agricola. In fondo, i nostro sogni, le nostre speranze, non sono altro che invidie su cose che ci son piaciute e non li possiamo avere. Forse mai…. forse per ora.
    Uno vuole la Ferrari.
    E come mai?
    Perché lo ha visto.
    Guidata da qualcun altro. Ed è scattata l’invidia.
    Il “la voglio anch’io, mi è piaciuta troppo”.
    Non vedo dove sarebbe il male.
    Per non dire che (se assaggerei i tuoi cibi prelibati) farei scattare anche nella Cristina lo stesso tipo di invidia. 😉

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    • @Valentino, ma no, quella non è invidia, quelli sono normali desideri, fossero pure desideri di emulazione: un conto è pensare “Quello ha vinto il premio Nobel, lo voglio anch’io, studierò e lavorerò notte e giorno per ottenerlo, darò il massimo, il meglio di me per raggiungere l’obiettivo” non è invidia, “Quello ha vinto il premio Nobel, per ora gli buco le ruote, poi vediamo se gli posso mettere l’arsenico nel bicchiere, calunniarlo e mettere in giro la voce che è un usurpatore”, quella è invidia.

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  14. Propenderei per il figliolo del proprietario dell’azienda agricola, sperando che sia figlio unico e pure bello 😉

    Chissà che un giorno non abbia veramente qualcosa di mio dove poterti invitare, come da bell’augurio di Bruno 😀

    @Bruno, quell’avatar l’ho scelto proprio per la sua semplicità e delicatezza 🙂

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    • @Luisa: ma tu ce l’hai qualcosa di tuo in cui potermi invitare, non è il tuo cuore il luogo in cui ogni giorno c’incontriamo? E vabbè, cè anche il mio 🙂

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  15. cara, condivido parola per parola! pacificati con se stessi si vive mille volte meglio. rodersi il fegato per qualcosa che non si può avere, ha senso solo se ti nutri di false aspettaive. così siamo solo noi e va benissimo! 😀

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