Una giornata diversa: un incontro per salvare le imprese balneari

Ieri ho preso un giorno di ferie, perché avevo un impegno a cui tenevo.

Mi ero infatti impegnata con un amico ad accompagnarlo a un incontro nel quadro di una lotta che sta portando avanti, assieme a tante altre persone coinvolte nello stesso assurdo meccanismo. Tale situazione vedrebbe uno sconvolgimento del settore turistico italiano – che è tra quelli che portano bei soldoni al nostro Paese – e la messa in brache di tela di migliaia di famiglie, centinaia di migliaia se si considerano tutte le attività collegate.

Non sono un’addetta ai lavori e, benché abbia preso a interessarmi al problema, ancora mi mancano tutti i dettagli della vicenda. Pare che sia uscita una normativa europea (ancora!) in virtù della quale, per favorire la libera concorrenza, possano essere messe all’asta le concessioni demaniali, senza nessuna prelazione per chi ci lavora da anni e ci ha investito, spesso indebitandosi per anni e anni, e senza alcun rispetto per tutto quello che sopra ci è stato costruito, con permessi regolari approvati dalle autorità preposte e in base a norme successivamente abolite.

Abolite quelle norme, ma rispolverata per l’occasione una risalente all’epoca in cui l’Italia era ancora una monarchia! Tale norma proibiva la costruzione di strutture di difficile rimozione, pare con la motivazione che avrebbero impedito la difesa delle coste dagli attacchi nemici  ( 😯 ). Ripeto, ho ricevuto in poco tempo informazioni che gli altri trattano da anni, quindi nella mia mente è ancora tutto impreciso e, per spiegarmi meglio riporterò la lettera aperta al Presidente Giorgio Napolitano, pubblicata sul blog del Movimento Balneare e che si riferisce proprio alla giornata di ieri.

OGGETTO: INCONTRO 23 FEBBRAIO CONCESSIONI DEMANIALI MARITTIME TURISTICO RICREATIVO

Ill.mo Presidente Della Repubblica Giorgio Napolitano,

è un imprenditore balneare che le scrive,

le chiedo a nome di tutta la categoria, di me stesso e della mia famiglia di farsi portavoce presso il Governo dell’angoscia che stanno vivendo da anni 30.000 famiglie italiane,  a causa di  una erronea applicazione della direttiva Servizi CE 123/2006 ( Bolkestein) che vedrebbe la messa all’asta dei sacrifici e degli investimenti di una vita di lavoro.

La stessa direttiva al suo interno prevede, tra l’altro, anche tutte le necessarie tutele per le imprese balneari esistenti, tutele che purtroppo, al momento, non vengono minimamente prese in considerazione dal  Governo Italiano.

Il 23 Febbraio prossimo al Dipartimento Affari regionali ci sarà un importantissimo incontro tra i Ministri Piero Gnudi , Enzo Moavero Milanesi ed i sindacati di categoria.

Io e la mia famiglia saremo lí, fuori dalla porta , saremo lí per difendere la nostra impresa familiare, i nostri investimenti, il nostro lavoro ,la nostra famiglia ma anche le nostre rate dei mutui in banca da pagare che vanno ben oltre la scadenza delle nostre concessioni che avverrà nel 2015; saremo lí a difendere i servizi che forniamo alla collettività, la specificità e tipicità del nostro stabilimento balneare.

Saremo lì per capire quale sarà la nostra fine,  per sapere se dovremmo lasciare per sempre il lavoro che prima i miei nonni, poi i miei genitori ed ora la nostra famiglia, abbiamo contribuito a creare con grandi sacrifici, investimenti ma anche e soprattutto con grande passione.

Le chiedo pertanto di intercedere presso il Governo, affinchè non venga messo in atto un vero e proprio “esproprio aziendale” cancellando così, il lavoro di oltre un secolo della piccola impresa balneare familiare Italiana a favore del grande Capitale finanziario, richiedendo quindi al Governo Italiano di adottare ogni strumento idoneo ad evitare la distruzione di un settore economico vitale e competitivo invidiatoci in tutto il mondo.

Mi chiedo a cosa serva mandare sul lastrico 30.000 famiglie, che verranno magari sostituite da imprese di altri paesi europei, che i soldi guadagnati se li porteranno a casetta loro, mentre noi avremo decine di migliaia di persone sul lastrico.

Nel pomeriggio ne ho parlato con mia figlia ed è intervenuta un’altra persona. Sapeva di queste lotte e ha prontamente obiettato: “Lavorano quattro mesi l’anno e gli altri otto non fanno un -beeeeeep!”.

Obiezione vostro onore: intanto lavorano ben più di quattro mesi, in quanto in estate queste aziende devono partire a regime, e quindi prevedono del lavoro preliminare. Secondo, in quei quattro mesi si lavora spesso a un ritmo massacrante,  quale noi generalmente non riusciamo a mettere insieme negli undici che lavoriamo noi, e capita pure che trascurino di curarsi se stanno male perché sono momenti in cui, semplicemente, non possono mancare.

Terza obiezione: gli altri che li sostituiranno, apriranno gli ombrelloni anche a dicembre? Cosa ci cambierà, se non che nessuno investirà più in queste imprese che verranno giocoforza trascurate e ci verranno forniti servizi sempre più scadenti?

Insomma, ricordate le parole di Niemoller che vi proposi in un altro post?

 Prima vennero per i comunisti,

e io non dissi nulla
perché non ero comunista.

 Poi vennero per i sindacalisti,

e io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.

 Poi vennero per gli ebrei,

e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.

 Poi vennero a prendere me.

E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

Oggi non stanno ancora prendendo me, lavoratrice dipendente (ma dagli tempo, tra cessione rami d’azienda e l’art. 18 che sta fortemente traballando, nessuno è più al sicuro… ), ma ho voluto partecipare a questa lotta per una questione di principio e di solidarietà, perché nella vita ho scelto di non combattere solo le mie battaglie.

Non lasciamogli rendere l’Italia un posto in cui non possiamo essere sicuri di niente e in cui distruggono tutto quello che costruiamo fino a farci passare la voglia di costruire ancora.

Restiamo uniti, per noi stessi.

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196 thoughts on “Una giornata diversa: un incontro per salvare le imprese balneari

  1. Cara Diemme,
    Premetto: non conosco la normativa, nè come stanno veramente i fatti, andrò a informarmi.
    Ho letto la lettera del signore indirizzata al presidente Napolitano. Giustamente è preoccupato per la sorte dei suoi familiari, degli investimenti fatti, dei mutui che deve pagare.

    Ma una cosa ha tralasciato. Le coste, se di coste si parla, sono di proprietà del demanio e non di proprietà dei cittadini.
    Lo dico perché sono nato e vivo in un paese di mare, dove tutti gli chalet devono essere costruiti in modo da essere rimossi. Molto probabilmente per le erosioni del mare, ma più specificatamente perché è di proprietà esclusiva dello stato, e come tutte le concessioni hanno un inizio ed una fine. E’ vero che finora per anni sono state lasciate ai vecchi “gestori” ma questo non significa che debbano essere a loro lasciate per “diritto”.

    Sono stato il presidente di una associazione sportiva che aveva il proprio impianto proprio a ridosso della spiaggia, fonte di enorme attrazione turistica estiva per gli spettacoli offerti (gare di hockey, pattinaggio con musica) e servizi collaterali (bar, parco divertimento per bambini). Il terreno è di proprietà del demanio.
    Mi è stato vietato di costruire una copertura, nemmeno con una tensostruttura mobile. E come società abbiamo dovuto vincere una gara per farci riassegnare la gestione, scaduta, per altri venti anni. Tempo sufficiente per ammortizzare gli investimenti fatto. Ma lungi da noi nel rivendicare il diritto di una appartenenza.
    Piaccia o non piaccia una proprietà pubblica non può essere assegnata definitivamente ad un solo cittadino.
    E’ “altrettanto” giusto che anch’io, se volessi, avessi lo stesso diritto di rivendicare la gestione.
    Ripeto, non conosco esattamente i termini, ma se sono come da me ipotizzati, le cose cambiano. Perché allora potrei chiedere con lo stesso diritto di costruire un albergo su un terreno demaniale per me, per la mia famiglia, per lavoratori coinvolti.

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    • Caro Bruce,

      ti rispondo per quelli che sono in regola, gli altri ovviamente, se hanno costruito abusivamente, l’hanno fatto a loro rischio e pericolo.

      Le strutture rimovibili hanno caratteristiche diverse dalle altre che invece offrono una diversa solidità (altrimenti abiteremmo tutti in prefabbricati). Quelli che hanno deciso di costruire, e hanno costruito su dei progetti regolarmente presentati al comune e regolarmente approvati, non si sono dunque arrogati un diritto che non avevano, né fatto qualcosa di abusivo di cui potrebbe essere giusta la rimozione.

      Hanno fatto un investimento, anche di centinaia di milioni, basandosi su norme che prevedevano il rinnovo automatico, e quindi di ammortizzare l’investimento in questione.

      Ti faccio un esempio: metti che ti venga assegnata una casa popolare, messa in pessime condizioni. Tu che sai che ci abiterai finché vorrai, perché il contratto si rinnoverà automaticamente, magari la ristrutturi spendendo bei soldoni, magari presi in prestito, perché sai che sarà la tua casa definitiva: lo faresti sapendo che occuperai quell’alloggio per sei mesi, o un anno, o due?

      Assolutamente no credo. Se io occupo un alloggio per sei mesi, mi compro i mobiletti fai da te, se non quelli di plastica, e mi arrangio in una situazione provvisoria; tra le altre cose, è esattamente quello che sta succedendo, infatti i balneari non stanno investendo più, il parco sdraio/ombrelloni etc non viene rinnovato, e se qualcosa si rompe viene riaggiustato alla bene e meglio, per cui i fornitori sono stati i primi a subire il contraccolpo di questa situazione.

      Allora, queste imprese hanno fatto degli investimenti facendo i conti con le leggi vigenti, hanno chiesto tutti i permessi per quanto costruito, e uno Stato che torna sui suoi passi creando situazioni drammatiche è uno stato che i suoi cittadini li sta uccidendo: e poi, considera la realtà delle imprese balneari, che cosa dovrebbero fare? Arrangiarsi con attrezzature usa e getta e ogni tot anni cambiare mestiere? Che cosa risolverebbe la nazione creando una nuova categoria di precari? Di rendere il turismo balneare un servizio raffazzonato? Di rendere questo tipo di attività un’attività che nessuno vuole più svolgere?

      Tu scrivi “allora potrei chiedere con lo stesso diritto di costruire un albergo su un terreno demaniale per me, per la mia famiglia, per lavoratori coinvolti”: se il terreno ti venisse dato in concessione a tempo indeterminato, e ti venisse concesso di costruirlo, perché no?

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  2. A proposito di complimenti, tu non ti smentisci mai!!!
    Bello questo articolo…mi piace molto.
    Secondo me c’è un disegno oscuro contro gli italiani!
    Non è possibile che tutto quello che abbiamo costruito con grande fatica e sacrificio
    debba essere cancellato con un colpo di spugna per le motivazioni da te sopra citate.
    Lo trovo veramente ridicolo.
    C’è qualcosa sotto.
    In questo momento la Cina è un paese fortissimo economicamente (eh, lo credo!)
    vuoi vedere che se…. avremo tanti ombrelloni gialli sulle spiagge?
    E’ una battuta, non voglio essere certo offensiva nei confronti della popolazione cinese….anche perchè io non sono mai riuscita a vederli gialli, ma di carnato piuttosto chiaro.
    Sul fatto che per gli altri mesi non fanno un bip…beh anche qui c’è da discutere.
    Sa aprile o giù di lì iniziano i lavori di preparazione per la stagione estiva.Senza considerare quanto disastro fanno le mareggiate invernali….Cabine e tetti distrutti,
    ripristino dell’impianto acqua calda, docce e tutte le attrezzature tra ombrelloni sdraie e quant’altro…anche il verde…
    I danni naturali: quanti soldi occorrono per rimettere in piedi la baracca?
    Bagnini, attrezzature salvamento ecc ecc….
    Mi pare un bell’impegno economico….a giugno inizia la stagione fino a settembre…
    a fine stagione di nuovo a lavare ombrelloni e sdraie , dal salmastro. A piantare tavole su tetti per impedirne la distruzione ecc ecc…le barriere di rete per fermare la sabbia…Una volta finito penso che un po’ di riposo sia meritatissimo….( che poi non è così)ma facciamo finta che lo sia..pensa se la stagione estiva va male…Non si vive di solo mare…da settembre a maggio i mesi volano…e mentre tutti sono in ferie loro passano l’estate a lavorare…mi pare equo che passata la buriana i marinai possano riposare 🙂
    Buongiorno Diemme.
    Mi piace questa lotta contro un potere oscuro che ci vuole schiacciare…a suon di remate!

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    • @Ivana: vedo che conosci bene la situazione… abbiamo (e abbiamo avuto) governi incapaci di tutelare i propri cittadini, ma capacissimi di aizzarli l’uno contro l’altro. D’altra parte, “divide et impera” è una vecchia, drammatica strategia.

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  3. so di questa nuova normativa, nel mio piccolo paese ci sono più stabilimenti balneari che abitazioni, e sono tutti in fermento e preoccupati.
    Dei miei amici gesticono uno stabilimento da quarant’anni, pensa te!!!
    sono d’accordo con te, non bisogna combattere solo le proprie battaglie.

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  4. che purtroppo in Italia non troppa gente riesce a vedere oltre il proprio naso
    L’invidia per un lavoro che non si conosce e gli stereotipi degli anni 60 sono duri da sradicare
    Grazie per la solidarietà che manifesti alla ns categoria e grazie per aver descritto così bene l’ingiustizia assurda che stiamo vivendo

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    • @Morena: e infatti io vi ho offerto questo spazio proprio per poterli abbattere questi stereotipi: a volte si vede la superficie patinata delle situazioni, e si ignora tutto quello che c’è dietro.

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  5. Riporto due commenti che sono stati lasciati su fb, sempre in risposta a questo post:

    Vicky ha scritto: “Grazie…..molti ci disprezzano solo per il fatto di pensare che siamo dei privilegiati…..magari fosse cosi’……lottare col mare in burrasca che ti spazza via mezza struttura,con la fatica giornaliera di servire tutto e tutti x 15 ore al giorno senza mai riposare ma sempre cercando d’avere un sorriso,con mille controlli preposti quotidiani…..insomma non e’facile.Noi pero’ci crediamo in qst lotta,amiamo il ns lavoro e la ns tradizione e combatteremo fino alla fine per il diritto a lavorare e mantenere i ns figli!!non molleremo….!”

    Rodolfo ha scritto: “[…], le tue parole sono musica per noi, da sempre lottiamo contro i pregiudizi creati ad arte dall’invidia sociale e dagli affaristi abituati alla contrafazione delle aste e al malaffare più chi cerca di farsi una carriera sparando su quello che l’opinione pubblica ritiene un privilegio, il mio bagno risale al 1921 e le due generazioni precedenti mi hanno insegnato il rispetto e l’orgoglio per la mia attività costata immensi sacrifici, la gente che trova al mattino la spiaggia pettinata senza l’ombra di una cartina non sa cosa c’è dietro!iO DA UN MESE GIà HO MESSO MANO ALLA MANUTENZIONE E NON HO ORARI, COME NON GLI HO DURANTE L’ESTATE QUANDO DEVO “VEGLIARE”LA NOTTE CHE IL LIBECCIO NON MI PORTI VIA LE ATTREZZATURE…scusa il maiuscolo, e non esistono problemi di salute perchè se hai il mare pieno di gente a fare il bagno devi startene sulla riva anche con la febbre, per senso di responsabilità e per l’orgoglio di dimostrareai tuoi clienti che non sono abbandonati neanche un momento!Speriamo sempre che eventi luttuosi naturali, avvengano durante l’inverno perchè in estate non avremmo nemmeno il tempo per il rispetto della morte dei nostri cari!I miei “vecchi”in caso di ricovero mi ripetevano sempre:”Non state a venire, pensate al bagno, io sto bene!”Posso giurarti in loro memoria che MAI nessuno calpesterà la storia della mia famiglia ad ogni costo!E non è per soldi ma per orgoglio e dignità se possono ancora valere qualcosa!Grazie!!!”

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  6. Caro Bruce, vedi, mio padre la concessione l’ha avuta rilevando l’azienda che vi era sopra, costruita a spese del vecchio gestore. La mia famiglia ha deciso di investire tutto quello che aveva per rilevarla, avviarla, investirci ogni anno per mantenerla e dare ogni anno lavoro a decine di persone. Tutto questo nel pieno rispetto delle leggi di uno stato che garantiva i miei invenstimenti, facendosi anche sostituire per il salvataggio, la cura e il mantenimento dell’ arenile e dello specchio acqueo antistante!! Vorresti paragonare tutto questo con la.gestione di un campetto?? Tu sapevi benissimo che la gestione aveva un termine. Mio padre sapeva che avrebbe goduto, se si fosse comportato bene nella gestione del bene affidatogli, che avrebbe goduto di una prelazione sul rinnovo, certificata da uno stato che adesso vorrebbe cambiarla da un giorno all’ altro in nome di una falsa liberalizzazione.

    Vuoi intraprendere anche tu la strada scelta da mio padre? Puoi regolarmete rilevare,pagandola senza rubarla a nessuno, un azienda gia’ avviata oppure partecipare a nuovi bandi per creare lavoro e occupazione sfruttando i migliaia di km non ancora assegnati!!

    No alle aste delle aziende esistenti!! Sì alla liberalizzazione.. Sì a nuove aziende!!!

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  7. Non sono informato molto bene circa questa normativa.
    Posso ipotizzare che, come accadrà per tassisti, farmacisti, notai, avvocati e via dicendo, se queste persone hanno “santi in paradiso”, le loro concessioni verranno salvate oppure rinnovate.
    Perché alla fine chi fa le spese delle liberalizzazioni, privatizzazioni, munizioni, ecc. sono SEMPRE e SOLTANTO due categorie: lavoratori dipendenti e pensionati.
    Tutti gli altri vivono alle nostre spalle.
    P.S.: potremmo andare a vedere i redditi di questi concessionari e se sono bassi come dicono, avranno tutto l’interesse ad andare a lavorare come dipendenti presso i nuovi gestori, no? :mrgreen:

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    • @aquila: e se invece non hanno dichiarato un reddito basso, ma hanno dichiarato tutto fino all’ultimo centesimo, e pagato fino all’ultimo centesimo tutte le tasse, i contributi per i dipendenti, etc. etc. etc. gliela diamo una mano? A me se fanno emergere il nero fanno un favore, ma a loro forse pure, visto che chi non è in regola magari può praticare prezzi più bassi e fare concorrenza sleale.

      Non confondiamo i discorsi per favore! Ieri proprio il tizio con cui ho parlato nel pomeriggio parlava del prezzo degli ombrelloni e dei lettini: ma esiste la spiaggia libera, perché non ci portiamo l’ombrellone da casa? Quello ha risposto che i tratti di spiaggia libera sono piccolissimi, ma allora il problema è un altro (senza contare che, se subentrerà qualcun altro, i tratti di spiaggia libera rimarrebbero gli stessi, e probabilmente i prezzi dei servizi pure): non saranno gli abusivi quelli che occupano tratti di spiaggia che dovrebbe essere libera?

      Ma se fossero regolari, se il problema fosse davvero quello, allora non si dovrebbe agire su quello, chiedere l’aumento dei tratti di spiaggia libera? Cosa cambia a noi utenti, in soldoni, se cambiano i gestori degli stabilimenti? A me viene in mente solo che, non essendo più possibili investimenti, avremmo servizi da terzo mondo.

      E forse anche, come ha detto giustamente Ivana, tanti ombrelloni gialli.

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  8. Leggo e credo di capire, purtroppo non mi meraviglio che ci siano simili iniziative da parte di certi oscuri e ciechi legulei, veloci a destituire di valore norme attuali, per rispolverarne certune ancora d’epoca fascista.
    Poi, in nome di quella che ritengono una sacrosanta concorrenza, si travolge tutto.
    Forse ci sarà stato anche un eccesso di affidamenti diretti di concessioni e servizi, però ora sembra che per rimediare ad un eventuale danno, se ne faccia uno sicuro, certamente maggiore di quello che si vorrebbe risanare.
    Non tutti coloro che si avventurano in un’impresa che comporta investimenti sanno bene di far prima i conti con che certezze hanno, se avranno tempi sufficienti per ammortizzare e rientrare delle spese sostenute.
    Qui emergono gli aspetti spietati, di uno stato forte coi deboli e incapace di un minimo di rigore coi forti, dai quali spesso si fa irridere.
    Hai ragione cara Diemme, queste sono battaglie di tutti, oggi più che mai si può pensare che per tutti venga il momento di essere i deboli di turno!
    Ciao ed un abbraccio a te gran donna!

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    • @Sergio, quello di cui parli tu è proprio il rischio dell’imprenditore, e secondo me è sbagliata la mentalità di chi vuole lavoratori dipendenti contro imprenditori.

      Ora, se l’aspirante imprenditore sbaglia a fare i suoi conti, magari è pure un problema suo, fa parte del rischio, ma se gli cambiano le carte in tavola, se si affida a uno Stato la cui parola è carta straccia, dove si deve andare a sbattere la testa? Come si potrà salvare?

      Il problema di noi italiani è stato, finora, non l’essere lavoratori dipendenti o piccoli o grandi imprenditori, ma l’essere in pessime mani, di uno stato inaffidabile e latitante (e non parlo del governo Monti che, in quanto ultimo arrivato, al momento è il più innocente).

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  9. Ribadisco la mia (molto) parziale ignoranza del tema, ma ricordo che l’anno scorso (o forse due anni fa) il buon Tremonti tirò fuori dal cilindro (il nostro, ovviamente, mica il suo) l’ipotesi di concessioni novantennali. Anche allora vi fu un’insurrezione (quasi), ma da parte di chi riteneva questa misura scandalosa (e le nuove imprese, quando le facciamo entrare?).
    Il fatto è che è notorio che finora lo Stato ha affidato le concessioni dei suoi beni (cioè nostri) a prezzi ridicoli. E io evito di mobilitarmi per categorie per le quali ci si deve chiedere SE pagano le tasse. Per parlare di questi temi, esigo in anticipo l’esibizione della dichiarazione dei redditi, dato che faccio parte di una categoria che può permettersi di farlo e che non ha paura dei controlli né dell’Agenzia delle Entrate, né della Guardia di Finanza e che se compie un modesto errore formale, lo paga di tasca propria.
    La “lotta di classe” oggi – se così vogliamo chiamarla – non è tra imprenditori e dipendenti, ma tra chi paga le tasse e chi SI PRESUME che lo faccia.

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    • Aquila, la lotta all’evasione dovrebbe essere l’impegno nr uno del governo, ché se le facessero pagare davvero ci risparmieremmo tutto le manovre che hanno fatto finora e che ci stanno riducendo sul lastrico.

      Ma, ripeto, questo è un altro discorso.

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  10. Cara diemme, mi devi scusare, ma non ho capito cosa significa essere in regola. Vuoi dire che hanno un regolare contratto di acquisto di un bene statale? L’abusivismo è altra materia. Credo che stiamo parlando di operatori turistici tipo chalet. Giusto? tanto per capirci.
    Orbene se esite una norma europea che in virtù di favorire la libera concorrenza è possibile mettere all’asta le concessioni demaniali, c’è poco da discutere. E Napolitano non può farci niente perchè legge comunitaria approvata e sottoscritta da tutti gli stati menbri.

    Detto questo la costruzione di strutture su terreni demaniali anche se regolarmente concesse (vorrei ben vedere) fa parte degli investimenti di chi ottiene una concessione e questo fa parte del rischio imprenditoriale.

    Se poi c’è stato un regolare atto di acquisto di un bene statale beh, allora basta rivolgersi alla magistratura ordinaria per far valere il proprio diritto. Napolitano non c’entra nulla.

    Non voglio entrare in merito alla giurisprudenza in materia, (basta andare sul sito demaniomarittimo.com) ma credo che è semplice capire che le concessioni si danno, scadono e vanno rinnovate, indipendentemente degli investimenti fatti e da tutta un retorica di parte.

    Non conosco la storia di Maurizio, ma neanche lui è chiaro. Da quello che leggo ha una concessione che come tutte le concessioni vanno in scadenza, campetto o non campetto. Lui dice “Mio padre sapeva che avrebbe goduto, se si fosse comportato bene nella gestione del bene affidatogli, di una prelazione sul rinnovo”. Questo significa che non è di loro proprietà e non bastano i buoni auspici a garantirgli una concessione a vita.
    Quindi anche lui sapeva che la sua concessione era in scadenza e che non esiste un contratto di acquisto da far valere. Che sia giusto o no, è altra cosa, ma le disposizioni in materia sono chiare. E vanno rispettate.

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    • Caro Bruce, io spero che vengano a rispondere in maniera più circostanziata gli addetti ai lavori, che io non sono ma, come dicevo nell’esempio della casa popolare, un conto è l’investimento che uno decide di fare se sa che nessuno lo caccerà mai via, un conto è quello che farebbe in una situazione transitoria: va bene che non è sua, però decide l’investimento in base a delle norme esistenti, e le norme prevedevano il rinnovo automatico.

      Ora, un conto è che loro decidano un investimento “sperando” che gli rinnovino il contratto, un altro conto è che li decidono SAPENDO che gli rinnoveranno il contratto, e poi gli cambiano le carte in tavola a cose fatte, questo pure, brutto vizio italiano, di uno stato assolutamente inaffidabile. A me, per esempio, questo scherzo l’hanno fatto con un fondo pensionistico integrativo: al momento della sottoscrizione ho firmato un contratto dal quale dopo cinque anni sarei stata libera di recedere, e poi invece hanno ricambiato i giochi e il recedere non era più previsto, per cui mi sono trovata incastrata in un “per sempre” che non avevo scelto (brutta cosa, brutta assai.

      Tu parli di normative europee, ma guarda che da quando è uscita la normativa europea questi di investimenti non ne hanno più fatti, infatti la crisi ha già colpito i fornitori: insomma, non puoi farmi sedere al tavolo da gioco dicendo che stiamo giocando a briscola e, dopo che ho puntato e buttato giù le carte decidi che è tresette! 😯

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  11. e allora siccome lo stato in italia non fà rispettare leggi e non riesce a combattere l’evasione.. finiamola, una volta per tutte, con i lavoratori autonomi!!
    tutti a lavorare per lo stato, grossi gruppi industriali e multinazionali che le tasse le pagano altrove dove ci portano pure i soldi guadagnati !! evviva !!

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    • @Maurizio: ok, però non ti scaldare, cerchiamo di essere costruttivi. Questo fatto di avercela i lavoratori dipendenti con i lavoratori autonomi e viceversa è purtroppo un altro vecchio male del nostro paese, in cui si è un po’ assecondato il fatto di non vedere il rovescio della medaglia di ogni situazione.

      Da parte mia, non posso che darti ragione, lo stato deve combattere l’evasione (e deve pure combattere i suoi furti e i suoi sprechi), e lavoratore autonomo non è sinonimo di evasione (anche se è chiaro che il lavoratore dipendente, pure se volesse, non potrebbe).

      Per quanto riguarda il fatto che, facendo morire i piccoli imprenditori, ci fanno fagocitare dalle grosse multinazionali, hai fatto bene a sollevare il problema, ed è un motivo in più per cui difenderli i piccoli imprenditori: basta multinazionali, basta centri commerciali, basta essere tutti schiavi di giochi di finanza e di mostri sacri che ci costringono in ginocchio!

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  12. Mi piace il tuo modo di rispondere e per questo ti ho sempre ammirata.

    Voglio dirti un’altra cosa.
    Il sindacato della mia città proprio in virtù di questa disposizione europea della libertà imprenditoriale e professionale ha emesso un regolare bando europeo per la gestione della piscina comunale che da sempre era gestita da diverse associazioni locali.

    Questo significa che un signore qualsiasi o un’impresa qualsiasi europea può aggiudicarselo. Tutto regolare e non puoi rivendicare nulla, nè i soldi spesi nè gli anni spesi. Praticamente tutti a casa. E’ giusto?
    Ovviamente ci viene da dire di no, per le persone che rimangono senza lavoro, ma cosa potrebbe fare Napolitano? Opporsi, rigettare una dispsizione europea?

    Dici bene che non sono stati fatti investimenti però le multe le fanno se le leggi europee non vengono applicate, eccome.
    Un caro saluto

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    • @Bruce: pare che in questo caso uno spiraglio ci sia, perché la normativa europea prevede delle deroghe. Magari Maurizio ti saprà rispondere più dettagliatamente, io ho acquisito troppe informazioni tutte insieme, ho bisogno di farle sedimentare un po’.

      Grazie per la tua ammirazione, che mi onora 🙂

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  13. le concessioni demaniali sono per loro definizione “concessioni”. non sono acquisti e non appartengono di diritto a chi le gestisce.
    personalmente se mi dessero in concessione una casa popolare, spererei fosse tramandabile anche alle mie future generazioni, ma se me la richiedessero indietro non me la sentirei di recriminare.

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    • @Goldie: e invece sai che le case popolari, per cui non solo gli occupanti pagherebbero un canone irrisorio, ma spesso e volentieri neanche lo pagano, vengono notoriamente “vendute” dagli occupanti quando se ne vanno, e quindi praticamente MAI restituite al Comune, e quindi non è MAI data la possibilità di venire incontro ai bisogno di qualche altro avente diritto? E sai cosa fa il Comune quando sgama l’abusivo? Una multa, anche se notevole, e regolarizza la posizione. Al momento non so come stiano le cose, non è il mio campo, ma ai tempi in cui ne avevo notizia costava una decina di milioni (di lire ovviamente) regolarizzare la propria posizione, per cui uno già al momento in cui pagava la buona uscita metteva in conto pure quest’altra cifra, che comunque gli conveniva: sai che danno per il popolo, unico vero destinatario di quelle case, è una prassi del genere? Un avente diritto la casa popolare non la riuscirà quasi mai ad avere mentre chi ha da dare sottobanco, che so io, un terzo di quello che sarebbe il prezzo di mercato, subentra in una casa popolare che per graduatoria non avrebbe mai avuto e se la tiene.

      Ripeto goldie, non è una questione di proprietà o concessione, di quello è chiaro il concetto: solo che, se tu mi dai qualcosa in concessione, io mi organizzo secondo le regole con cui me l’hai concessa, e su quelle faccio le mie considerazioni.

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  14. @Diemme: ho ripreso il tuo esempio della casa popolare proprio per sottolineare che se anche dovesse trattarsi di una concessione, starebbe a me decidere come valorizzarla e per quale motivo farlo. Stessa cosa per quella demaniale: se da tale concessione voglio guadagnarci, allora sta a me investire perchè la gente venga nel mio stabilimento e non in quello accanto. Migliorie, manutenzione e investimenti sono una scelta MIA per ottenere profitto. Nessuno vuole uno stabilimento per farne beneficenza, e lo dico vivendo in località marina, conoscendo troppa gente che lavora nel settore, e avendo assistito a varie situazioni ben oltre il limite della legalità che riguardano quell’ambiente.

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    • Goldie, sono d’accordo con te, però io decido quali investimenti fare in base ai termini della concessione, e su questo che sto insistendo, sul disonesto cambio delle carte in tavola.

      Che poi io personalmente, se un’attività del genere non mi garantisse continuità, me ne guarderei bane dal farla! E quando non mi rinnovano la concessione che devo fare, andare col piattino sotto il ponte? Da padrone diventare garzone e rimettermi a fare il bagnino? Per necessità posso pure farlo, ma certo non me la vado a cercare!

      Io ebbi a rifiutare un lavoro d’oro, e che mi piaceva moltissimo, perché era un contratto a termine – 6 mesi, mentre io avevo già un impiego a tempo indeterminato. Cosa dire se mi avessero offerto anche questo a tempo indeterminato e dopo sei mesi fosse stata data loro la possibilità di dirmi “Grazie tanto non ci servi più?”.

      Un’altra volta, in un’altra azienda in difficoltà, cercavano di convincere i dipendenti ad accettare due soldi di buona uscita e andarsene sottolineando il fatto che, in caso di fallimento dell’azienda, non avrebbero avuto neanche quei quattro soldi. Io dissi chiaro e tondo che, in caso di necessità sarei potuta pure andare a lavare i piatti, ma non potevano certo aspettarsi che uno lasciasse volontariamente un posto di funzionario con quell’alternativa!

      Insomma avete presente quando uno arreda la casa per sé, che ci mette i mobili più bellini, che siano d’antiquariato o d’Ikea, a seconda delle tasche, non importa, mentre se la deve affittare uso foresteria ne fa una specie di discarica di quanto inutilizzato da se stesso parenti e affini? Beh, il momento in cui non valesse più la pena d’investirci, il momento in cui una concessione dovesse essere talmente temporanea da trasformarsi in un’attività del tipo “gratta il fondo del barile, prendi i soldi e scappa”, non credete che gli stabilimenti sarebbero molto meno attrezzati e molto meno funzionali?

      Le situazioni al limite della legalità vanno perseguite e anche severamente ma, ripeto, quello è un altro discorso.

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  15. Queste sono le buone azioni della comunità europea. Se fanno le aste aprendo anche agli altri stati è facile che ci ritroveremo invasi da imprenditori stranieri che i soldi li portano dove vogliono e noi ci ritroveremo con altri disoccupati ai quali provvedere in qualche modo per poi lamentarcene. Un minimo di protezionismo ci vuole, sempre che ne siamo capaci.Se le concessioni sono in scadenza e sembra che stiano state quasi regalate, come leggevo sopra, non si fa prima a chiedere più soldi? come per le case in affitto, prima si chiede all’inquilino se vuole comprare , se dice no, si trova un compratore esterno. Se uno vuole lavorare è chiaro che investe nella sua azienda per offrire un servizio di qualità ai clienti, se lascia che tutto cada in rovina non ci andrà nessuno e lui non ci guadagnerà, mi pare ovvio.
    “No alle aste delle aziende esistenti!! Sì alla liberalizzazione.. Sì a nuove aziende!!!”
    L’ho letto prima e mi sembra un buon motto. Se le aziende che già lavorano versano quando dovuto, lo Stato ci guadagna e può guadagnarci ancora assegnando altri pezzi di spiaggia. La donna comune pensa non sia il caso di fare i pignoli, ma se hanno deciso…

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    • @Luisa: se il canone pagato per le concessioni è troppo basso possono alzarlo, certo, però tutto nei limiti. Ora, in questa circostanza non ne è stato parlato, ma ricordi i miei amici del TAAF? Quelli furono rovinati dagli aumenti chiesti dal demanio: tutti i concessionari fecero ricorso, lo persero, e si ritrovarono pieni di debito che, almeno i miei amici, non sapevano da che parte cominciare a pagare.

      Loro praticavano prezzi popolari, come la gente richiede a gran voce rinfacciando i prezzi di ombrelloni e lettini (che, in effetti, anche a me generalmente sembrano esosi!) e chiaramente, come tutti, lavoravano quattro mesi l’anno ma pagavano tutti e dodici: questo la gente lo dimentica, quando rinfaccia che lavorano quattro mesi l’anno!

      Ora, chi è intervenuto ci ha fatto presente che il lavoro comincia molto prima della stagione, e termina dopo, quindi non è proprio vero che lavorano solo quattro mesi l’anno, mentre è vero che la possibilità di guadagnare è concentrata in quei soli quattro mesi!

      Prima di giudicare il tuo compagno, calza i suoi mocassini e camminaci un mese (proverbio indiano).

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  16. Perdonate, ma questa litania sul “l’italiano è bello e lo straniero è brutto” non mi è mai piaciuta, meno ancora adesso che siamo in Europa.
    Il problema sono le regole che si mettono, per impedire agli stranieri di fare gli avvoltoi.
    Io, da consumatore, valuto il rapporto qualità/prezzo di quello che compro, non se il “centro di comando” dell’azienda sta a Busto Arsizio o a New York.
    Tu dici che a questi imprenditori (perché tali sono) stanno cambiando le carte in tavola. Anche nel caso delle concessioni novantennali stavano cambiando le carte in tavola, ma essendo a loro favore, si sono ben guardati dal sollevare qualche obiezione.
    P.S.: ma dove potrebbi appoggiarmi? 😯

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    • @Aquila: a parte che io non ho mai detto che “italiano è bello e straniero è brutto”, e semmai gli italiani sono un po’ esterofili e pare che all’estero siano sempre meglio di noi, il problema non è questo.

      Per prima cosa, a naso, mi sembra più conveniente che i soldi del turismo italiano arricchiscano l’Italia e non un qualche paese estero (sarò nazionalista?), secondo poi qui parliamo di togliere la terra sotto i piedi a imprenditori che non solo avevano agito in base alle norme vigenti, ma che da questo cambio truffaldino di normativa a posteriori risulterebbero sul lastrico: a chi giova?

      Tu mi dici che non protestavano per le concessioni novantennali? Perché tu protesti quando migliorano la tua posizione e ti danno un diritto in più? Perché secondo te quando ordini della merce e non è disponibile possono sostituirtela con un prodotto di pari valore O SUPERIORE, ma non certo inferiore, ché quella sarebbe truffa?

      E’ regola base della democrazia – e, direi, della giustizia – che le norme restrittive non possano essere retroattive (non si toccano i diritti acquisiti), mentre è vero il contrario (quanto questa seconda cosa sia giusta non lo so, ma così è).

      PS: dove potresti appoggiarti? Non è ho la più pallida idea, ma mi ha detto un uccellino che sei circondato da fanciulle desiderose e speranzose quindi, vedi un po’ tu, apri un plico e ispirati! 😛

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  17. il problema secondo me è proprio quello: sulle cose “nostre” ci investiamo soldi, sulle pubbliche, invece, ci facciamo le discariche. Non sia mai che un altro mangi nel mio piatto: piuttosto non ci mangio neppure io e lo spacco. Siamo in italia: se il cambio di regola dice “condoniamo gli abusi edilizi (pure le costruzioni sulla spiaggia)”, allora va bene, se invece dice “devi partecipare ad un’asta come tutti gli altri” allora non va più bene, e non importa se negli anni in cui ho goduto di certi privilegi io abbia fatto investimenti che mi hanno dato in cambio dei guadagni… (sarà una deformazione da ricercatrice precaria, che accetta il lavoro che le piace anche senza sicurezze e gratificazioni, vuoi che ti dica…)

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    • @Goldie, scusami, non riesco a capirti. Che sulle cose ci investiamo soldi e su quelle “a perdere” no mi pare il minimo richiesto dal buon senso: ma scusami, se tu devi fare una mostra e ti mettono a disposizione un locale, che so io, per un mese, gli dai un’imbiancata o lo ristrutturi, spendendoci, che so io, un dieci/ventimila euro? Mi sembrerebbe follia!

      Un altro non deve mangiare nel mio piatto, piuttosto non ci mangio neanche io e lo spacco? E questa sarebbe la traduzione di quale affermazione dei balneari? Semmai sarebbe lo Stato che lo farebbe, se rimuovesse quanto costruito!

      Hai ragione, siamo in Italia e, per quanto mi riguarda, i condoni non mi piacciono, e quindi “condoniamo gli abusi edilizi” non mi piacciono neanche un po’: l’Italia è stato finora il Paese in cui conveniva comportarsi male, perché tanto un condono prima o poi sanava tutto, e ci avresti sempre guadagnato.

      Allora, se l’Italia vuole adottare questo criterio, le costruisca lei le strutture, e chi gestisce ci mette il lavoro e basta: allora sì che potrebbero andare bene le concessioni a termine, io ci metto la mia forza lavoro e al termina, se non mi viene riassegnata la concessione, mi rimetto la mia giacchetta e me ne vado.

      Investimenti per cui hanno avuto dei guadagni? Uno dei problemi più grossi è proprio questo, che nel breve tempo che hanno, da qui al 2015, non potranno ammortizzare gli investimenti effettuati su ben altre premesse, e del lavoro massacrante svolto in questi anni rimarranno solo mutui che non si saprà come finire di pagare.

      Tu dici di accettare il lavoro che ti piace anche senza sicurezze e gratificazioni (ma scusa, se ti piace la gratificazione c’è, altrimenti sarebbe autolesionismo!), ma non siamo tutti uguali: io, per tutta la vita, mi sono condannata a fare un lavoro che non avrei scelto, perché l’esigenza primaria era di portare il pane a casa. La mia soddisfazione l’ho trovata nell’indipendenza economica e nel lavoro mi sono creata i miei spazi e in quelli mi muovo. Insomma, sono scelte, tu scegli un lavoro che ti piace abbenché precario, io scelgo un lavoro che non mi piace perché stabile, ma permetti che se il lavoro che non mi piace mi diventa all’improvviso pure precario io mi possa sentire un po’ turlupinata?

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  18. A parte il fatto che discutere con te è sempre un piacere, vorrei capire una cosa.
    Qui (intendo in Italia, non sul tuo blog) si sta discutendo sull’opportunità (ovviamente per lo sviluppo del Paese…) di poter licenziare le persone con un semplice sguardo (perché, diciamocelo, di questo si parla a proposito del famoso articolo 18, come scrissi anche in un post http://aquilanonvedente.wordpress.com/2012/02/07/dalla-precarieta-del-lavoro-alla-precarieta-della-vita/): più cambiamento di regole “in corso d’opera” di così!
    E non ho visto questi imprenditori muovere un solo muscolo del mignolo.
    Quindi con tutto il rispetto, prima di impegnarmi per loro, ci penso un paio di migliaia di volte.
    D’accordo con te che i guadagni dei nostri stabilimenti balneari meglio restino in Italia, così almeno si spera paghino un po’ di tasse.
    Sulla condizione migliorativa, hai ragione, ma in quel caso più che di questo si trattava di una vera e propria oscenità. E se in ufficio mi dicono che mi aumentano lo stipendio del 10-20%, me lo prendo, ma se mi dicessero che me lo raddoppiano, qualche dubbio di opportunità mi verrebbe…
    P.S.: fanciulle desiderose e speranzose? Magari anche vogliose? 😯 Devo essermi perso qualche cosa! 😕

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    • Ok, quando scenderemo in piazza per l’articolo diciotto chiederemo agli amici balneari di ricambiare la cortesia 😉

      Sarebbe ora che gli italiani imparassero a sostenersi l’uno con l’altro e fare fronte comune, e allora sì che questi governi se ne andrebbero a casa e tanti soprusi a nostro danno non sarebbero più possibili!

      Non permettiamo più a questo stato di fare dei patti che fa col cittadino carta straccia!

      Ieri i manifestanti si sono messi a discutere con la polizia, e ci è voluto ben poco a capire che stiamo dalla stessa parte: quelli sono stipendiati, che rischiano la vita per due soldi. Fanno parte del popolo, non del “governo ladro”!

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    • Dimenticavo: mi fa piacere che sia un piacere (repetita iuvant) discutere con me, ma mi farebbe piacere che i signori balneari venissero qui a discutere loro delle proprie ragioni, non perché mi pesi argomentare (questo mi sa che l’avete capito 😆 ), ma non ho avuto la possibilità di calzare i loro mocassini, non ho i mezzi per farmi portavoce a pieno titolo delle loro istanze!

      Vi dico quello che mi dice il buon senso, e forse la mancanza di prese di posizione di principio nei confronti degli imprenditori.

      Mio padre era un piccolo imprenditore, mia nonna una lavoratrice dipendente: fin da piccola ho respirato i due fronti, e ho imparato a capire le ragioni dell’uno e dell’altro.

      PS: e sì che ti sei perso qualcosa, almeno due di fanciulle te le sei perse davanti ai miei occhi! 😛

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  19. @Diemme: forse non riusciamo a capirci. riprendo il tuo esempio: se io ho un locale per una mostra per un mese posso imbiancarlo e via. o posso fare qualcosa di più organizzandolo meglio e sperando che così attiri visitatori e lanci il mio nome nell’universo delle arti figurative. o posso cambiare la serratura e sperare che se ne dimentichino, farmene un appartamento e risentirmi se qualcuno poi lo viene a reclamare. probabilmente e data la scarsa fiducia che ho negli italiani, ruberei anche le mattonelle e direi che sarà il prossimo concessionario ad occuparsene. tutto qui.

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    • Nel caso che prospetti hai sicuramente ragione, ma non mi sembra abbia rispondenza con quanto sta accadendo. Se l’appartamentino te lo danno per un mese automaticamente rinnovabile, e ti garantiscono la prelazione in qualsiasi caso, tu ti organizzi e non è una furbata o un abuso. Qui le mattonelle non se le stanno portando via, al contrario, ce le hanno messe, pagate profumatamente, e adesso rischiano di vedersele espropriate: credo sia profondamente diverso.

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  20. @Diemme: nella mia risposta di prima stavo solo cercando di seguire l’esempio che mi avevi portato. la situazione è di certo diversa. io non so esattamente quella dei tuoi diretti conoscenti, e parlo per i miei: persone che conosco bene hanno la concessione a prezzi ridicoli da generazioni, hanno costruito, sistemato, etc etc… e ora si sentono derubati. Il fatto che abbiano messo da parte un patrimonio milionario approfittando proprio della situazione (ripeto: parlo per i MIEI conoscenti, quindi tutti quelli che non sono MIEI conoscenti e che operano nel settore per carità cristiana e non per guadagno non si sentano tirati in ballo…) non è che adesso mi faccia provare tanta pena per questo problema: partecipino all’asta come gli altri. E’ un’asta. Potrebbero lasciare il diritto acquisito e moltiplicare a dismisura i costi di concessione, e credo che la rivolta ci sarebbe ugualmente. Non ho seguito il dibattito a cui hai partecipato tu ieri, quindi non so se siano state fatte eventuali proposte in quel senso o se l’unica cosa scaturita sia la lettera a Napolitano.

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    • @Goldie: io non so quanto pagassero i tuoi conoscenti e, a dirla tutta, non so neanche quanto paghino i miei, ma il problema della pessima amministrazione dei beni pubblici è un problema che va risolto migliorandola quest’amministrazione, e anche questo va fatto gradualmente, non come hanno fatto a quei miei amici (e a tutti quelli del litorale ovviamente) cui hanno aumentato il canone a dismisura rendendolo inadeguato al reddito (e qui potrei tornare al discorso case popolari, in cui non capisco perché debbano pagare un canone inferiore a quello che io pagavo di ICI: ma insomma, al comune deve fruttare più la casa mia che quella di sua proprietà? 😯 )

      Io non ho parlato di persone che lavorano per carità cristiana e non per guadagno,ma non ritengo vergognoso lavorare per guadagnare, e magari avere successo e riuscire. In fondo sono le persone che si rimboccano le maniche a essere la ricchezza dello nazione, siano essi dipendenti o lavoratori autonomi, artigiani o imprenditori. Avere successo, guadagnare decorosamente, non sono reati di cui uno si debba giustificare, se uno non evade le tasse, se non sfrutta il personale, se è in regola con le norme di sicurezza, etc etc etc.

      Chi nella sua vita ha costruito qualcosa, se ha guadagnato, non è una colpa, non deve pagare il fio per essere stato benestante perché questa, scusami, a me pare invidia bella e buona! Comunque qui non stiamo parlando di concessioni nude e crude, si sta parlando di fatto di espropri! Se il problema è il canone irrisorio, glielo aumentino, io sono la prima a volere che lo stato faccia fruttare il suo patrimonio: ma dandolo a qualcun altro, a pari prezzo, lasciando chi ci ha costruito immerso nei debiti contratti a fronte di ben diverse premesse, chiamalo come ti pare, a me pare un crimine.

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    • @Goldie: scusa, il commento precedente l’ho scritto con sottofondo di figlia che mi chiama va e, lo ammetto, chat su fb, quindi magari su qualcosa non sono stata chiara e a qualcos’altro non ho risposto.

      A scanso equivoci preciso che il fatto dell’invidia non era riferito a te, ma è una mia riflessione generale sul fatto che sento tante volte infierire contro persone che guadagnano bene solo in virtù di questo fatto, come se per l’appunto fosse un reato.

      Con un mio amico caro amico ho discusso molto spesso su questo, per lui benessere e onestà non si possono coniugare, ma io non credo assolutamente che sia così. Anzi, secondo me spesso l’imprenditore, con la sua audacia, il suo acume (quando ce li ha ovviamente e quando le cose gli vanno bene), agli altri la ricchezza la crea, crea benessere e posti di lavoro. Ci sono persone che si arricchiscono sulla pelle degli altri, e queste sono ovviamente deprecabili, ma ci sono anche quelle che, per dirla con un detto romano, “mangiano e fanno mangiare” (nel senso più positivo del termine).

      Della lettera a Napolitano sono venuta a conoscenza solo ieri mentre cercavo materiale per il post, ma i vari comitati etc. sono anni che si muovono, e di azioni concrete e proposte in questo periodo ne hanno fatte davvero tante, ma questo lascio che siano loro a raccontarcelo se vorranno. Ieri sono state presentate di certo ulteriori proposte, ci sono ogni tanto aperture, promesse, spiragli… staremo a vedere.

      Bello è stato ascoltare le loro storie, quelle di persone, i bagnini, il cui compito è di salvare vite. Io, cara goldie, cerco di non categorizzare mai, e sono dalla parte delle persone oneste, quelle che si danno da fare, che si guadagnano il pane senza prevaricare, e non sto a vedere se sono lavoratori autonomi o dipendenti, e neanche se guadagnano tanto o poco. Sono per la giustizia sociale, non per uniformare gli individui. Nel mondo c’è bisogno di tutti, di chi fa ricerca e di chi coltiva i campi, di chi crea impresa e dei lavoratori dipendenti che queste imprese le sostengono con la loro collaborazione.

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  21. @bruce mio padre ha regolarmenente acquistato un azienda costituita da immobili, strutture, attrezzature, licenze e avviamento.. Costruire un bagno seguendo criteri di ecostenibilita’ e provvederne alla manutenzione costa centinaia di migliaia di euro. Lo stato per garantire questo tipo d’investimenti aveva normato le concessioni concedendo al concessionario il rinnovo automatco con diritto d’insistenza.
    Continui a portare esempi non corretti. Leggila cosi’, il comune da’ in concessione un terreno e ti dice: facci a tue spese una piscina aperta a tutti, occupati anche della manutenzione e se rispetti tutte le regole noi ti lasciamo lavorare in cambio di un canone annuale.
    Come ci rimani se dopo averla costruita, gestita valorizzandola e portandola a generare profitti e occupazione il comune da un giorno all’altro ti dicesse: scusa abbiamo cambiato idea, dobbiamo fare un’ asta, se la perdi, grazie e arrivederci!!

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    • @Maurizio: ti dicono “Facci a tue spese una piscina”, e dopo che ce l’hai fatta ti dicono “arrivederci e grazie, e la piscina ce la teniamo, cavoli tuoi che non l’hai fatta asportabile!” 😯

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    • Ciao maurizio, mi dispiace darti un’altra delusione, ma io non sono così sprovveduto da costruire una azienda su un terreno che non è mio e non lo sarà mai se non con un accordo sottoscritto per 100 anni. Così funzionano le cose.
      E’ per questo motivo che certi industriali italiani hanno preso sonore fregature andando ad investire in aziende in Albania dove il terreno è di proprietà dello stato compreso quello che ci è costruito sopra, con tutti i rischi che ne derivano. Il paragone calza perfettamente.
      ciao

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  22. @Diemme: non parlo certo per invidia, e non ho nulla contro i benestanti e chi ha fatto la sua fortuna lavorando, ma continuo a non ritenere esproprio questa situazione. La concessione dei miei conoscenti e’ stata passata da un amico di mio nonno a suo figlio e poi alle figlie di quest’ultimo (mie compagne di scuola). Una proprieta’ che passa di generazione in generazione la puoi anche considerare “privata”, ma resta il fatto che non sia così. E’ suolo pubblico su cui tu, da imprenditore, fai un certo tipo di speculazione, ma dal momento che non é tuo devi anche mettere tra i rischi di impresa quello che il proprietario cambi idea. Soprattutto se il legittimo proprietario é lo stato e può modificare la situazione per legge. Come non ho mai detto nulla per le concessioni novantennali, non dirò nulla per queste, e non perché non voglia partecipare alle altrui battaglie, ma perché non è una battaglia che voglio appoggiare. Non è contrapposizione dipendenti vs autonomi ne’ invidia. E’ che siamo nella merda fino al collo per situazioni paradossali solo italiane (come appunto la svendita delle nostre ricchezze) che abbiamo trascinato per tutto il secolo, e adesso si stanno colpendo un po’ tutti. Non sono scesa in piazza per i tagli fatti a noi (che non siamo certo la categoria più protetta d’Italia) ma ho pagato per una crisi ereditata. Io aspetto nella speranza che questo paese si riprenda, e se questo può essere un modo lo scoprirò vivendo

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    • @Goldie: ok, pure stavolta ti rispondo a rate. Non sei scesa in piazza per i tagli fatti a voi (intendi alla ricerca?), e forse invece avresti dovuto, e sapessi quanto ho pagato io per la crisi provocata dai mascalzoni che ci hanno governato finora: all’epoca pure ci fu l’occasione per scendere in piazza e lottare per i propri diritti, ma all’epoca avevo mia figlia piccola e proprio non potetti: ancora oggi la vivo come un’occasione mancata.

      Io credo che dovremmo imparare un po’ tutti a lottare per i nostri diritti, e anche per quelli altrui, non solo quando siamo alla frutta. Purtroppo spesso la forza si trova solo quando si è alla disperazione.

      Ho un amico egiziano con cui, tempo fa, parlavo della situazione in Egitto e delle recenti ribellioni. Lui disse che in Italia non sarebbe potuto succedere, perché gli italiani sopportano tutto: beh, mi ha fatto male sai? Mi ha fatto male, ma non me la sono sentita di contraddirlo…

      Perché dobbiamo essere il popolo a cui, fino a che non ci tolgono l’ultimo tozzo di pane, si può fare tutto?

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  23. Ovviamente ho risposto senza aver letto la tua precisazione… E concordo appieno col tuo ultimo commento. Ogni caso è a se’ stante, ma senza generalizzare non si può governare (e infatti io non lo potrò fare mai!)

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  24. Io sono campanilista e nei limiti del possibile vorrei vedere lavorare gli italiani se fanno le cose secondo le regole. Se ladri, imbroglioni o sfruttatori etc nessuna pietà. Se non ci sono motivi validi per discutere la qualità del lavoro fatto e alla fine è solo una questione di soldi che lo stato vuole, che si aumentino i costi senza fare da un eccesso all’altro. Non so quanto abbiano di ricavo e quanto di costi, non penso che se a volte si lavora ai margini della legalità, gli stanieri sapranno distinguersi.La comunità europea si è dimostrata più volte matrigna e sciupona e non penso agisca per il bene di tutti. A me non fa piacere vedere famiglie italiane rovinate che devono abbandonare il lavoro di una vita per le leggi del cavolo della comunità europea. L’Europa non esiste, gli stati forti comandano sugli altri e tirano l’acqua al loro mulino. Francia e Germania sanno essere protezionisti con le loro aziende, noi ci caliamo le braghe.

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    • @goldie: già, spesso le lotte finiscono così, te l’ho detto io che fanno “divide et impera”. Se ogni volta che toccano un solo cittadino si levasse tutto il popolo, i soprusi non ci sarebbero.

      Purtroppo non è così, e i piccoli gruppi si sconfiggono presto e bene. 😦

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    • Grazie a te Giulia della tua visita. Proprio oggi ero su un blog amico e leggevo le parole di Elsa Morante che lui riportava, tratte dal romanzo “La storia”, tra le altre cose il libro che ho più amato in assoluto.

      Diceva:

      “Il termine cristo – fece sapere agli astanti, sforzando la voce – non è un nome o un cognome personale: è un titolo comune, per designare l’uomo che trasmette agli altri la parola di Dio, o della coscienza totale che significa proprio lo stesso. Quel Cristo là si nominava, secondo i documenti, Gesù di Nazaret, però altre volte, attraverso i tempi, il cristo si è presentato sotto diversi nomi, di maschio, o di femmina – lui non bada al genere – di pelle chiara o scura – lui si mette il primo colore che capita – e in oriente e in occidente e in tutti i climi. Siccome lo scandalo era necessario, lui si è fatto massacrare oscenamente, con tutti i mezzi disponibili – quando si tratta di massacrare i cristi non si risparmia sui mezzi… Ma l’offesa suprema che gli hanno fatta, è stata la parodia del pianto! Generazioni di cristiani e di rivoluzionari – tutti quanti complici! – hanno seguitato a frignare sul suo corpo – e intanto, della sua parola, ne facevano merda!”

      “E così, d’ora in poi, – continuò , intoppandosi, e tossicchiando a ogni frase, e facendo smorfie – lui, se torna, non dirà più parole, perché tanto, quelle che aveva da dire, le ha gridate ai quattro venti. Quando è apparso in Giudea, il popolo non l’ha creduto il vero Dio parlante, perché si presentava come un poveraccio, non con l’uniforme delle autorità. Però se torna, si presenterà ancora più miserabile, nella persona di un lebbroso, di una accantoncella deforme, di un sordomuto, di un bambino idiota. Si nasconde in una vecchia puttana: trovatemi!, e tu, dopo esserti servito della vecchia puttana per una scopata, la lasci là, e uscito all’aria aperta, cerchi in cielo: ah, Cristo, sono duemila anni che aspettiamo il tuo ritorno! Io – risponde lui dalle sue tane – non sono MAI partito da voi. Siete voi che ogni giorno mi linciate, o peggio ancora, tirate via senza vedermi, come s’io fossi l’ombra di un cadavere putrefatto sotto terra. Io tutti i giorni vi passo vicino mille volte, mi moltiplico per tutti quanti siete, i miei segni riempiono ogni millimetro dell’universo, e voialtri non li riconoscete, pretendete di aspettare chi sa quali altri segni volgari…”

      e io pensavo che su questo post queste riflessioni ci calzano a pennello, perché ci è sempre così difficile ricordarci che siamo tutto nella stessa barca, esseri umani a cui nulla delle vicende umane può mai essere estraneo.

      Oggi a te, domani a me, e viceversa, e la risposta non può essere “meglio a te che a me”, anche se è così umano pensarlo, ma no, non può proprio essere…

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  25. Leggere tutti i commenti richiederebbe una “giornata”. Particolarmente mi hanno colpito i commenti di Bruce… che mi sembra dica giustamente.
    Penso:”Può darsi che le leggi europee siano una rottura; in complesso far parte dell’Europa è positivo (siamo stati i Fondatori).
    Indipendentemente da alcuni particolari, accade molto frequentemente che molti “furbetti per tanti anni” piangono quando arriva qualcuno a dirgli che bisogna rispettare la legge.

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    • Perché “furbetti”? E in cosa non avrebbero rispettato le leggi? Questa legge non c’era quando loro hanno messo su un’impresa.

      Poi, eventualmente, se è stato un privilegio, è come per le baby pensioni: per ingiusto che possa essere stato darle, mi gli si può dire adesso “Ci abbiamo ripensato, tornate a lavorare”! Le prossime concessioni vengano pure date con premesse diverse, ma oramai per queste bisogna aspettare l’esaurimento naturale. Bisgona che lo stato rispetti i patti fatti coi cittadini, questo si sta chiedendo!

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    • Ho scritto “Indipendentemente da alcuni particolari, accade molto frequentemente”.
      I particolari sono le persone in buona fede. I “furbetti” sono da me menzionati indipendentemente da questa situazione particolare per cui mi sembrò saggio ciò che scrisse Bruce.
      Tu sai perfettamente che l’Italia è piena di “furbetti”.
      Anni fa, tanto per fare un esempio, lessi che nel Napoletano, o in Campania non ricordo bene, esistono molti palazzi tranquillamente abitati ma perfettamente abusivi e assolutamente non accatastati. Può darsi che fosse tutto falso, ma, per uno che da anni vive in Svizzera, questa situazione normale da quelle parti, altrove potrebbe essere vista come una favola assurda.
      Ora, se un bel giorno arriva l'”Europa” e sentenzia che quei palazzi dovranno essere abbattuti perché ufficialmente inesistenti, gli abitanti dei palazzi stessi si troverebbero piangenti in mezzo alla strada. Ma, in questo caso, cosa dovremmo fare?

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    • Caro Quarch, l’Italia è, purtroppo, il paese dei furbi, ed al momento purtroppo si presenta come un paese corrotto che non a caso sta andando a fondo.

      Ma furbi non sono quegli imprenditori che, con regolare concessione, regolarmente pagata, facendo investimenti per ristrutturazioni regolarmente approvate, si spaccano la schiena per produrre lavoro e ricchezza (per fornitori, lavoranti, per lo stato, e ovviamente per se stessi, e perché no?). I furbi sono una categoria trasversale, come gli onesti (grazie al cielo!), ogni categoria ha i suoi.

      Perché, non appartengono alla categoria dei furbi i lavoratori dipendenti che si mettono in malattia quando sono sani come pesci, le donne che si mettono in maternità dal primo giorno di gravidanza, simulando una gravidanza a rischio quando il rischio non esiste, quelli che sono stati anni in mobilità o cassa integrazione guardandosi bene dal trovare un altro lavoro? Non sono “furbi” i falsi invalidi, che per anni hanno truffato lo stato incassando pensioni non spettanti e accompagnamenti vari, e tutto questo grazie a medici compiacenti, “furbi” anche loro?

      Non fanno parte dei furbi quelli che campano truffando le assicurazioni, con falsi cid, con false testimonianze, etc. etc. etc.?

      Io sarò troppo rigorosa, ma sono disgustata da tutta questa “elasticità” e questo marciume. Mi vergogno di questo paese da terzo mondo, dove la gente è specializzata a voltare la testa dall’altra parte e a trovare a propria volta un appoggio, una “strada”, per poter sopravvivere. Mia figlia dice che gli italiani (parliamo dei “furbi”, ovviamente, non di tutto il popolo!) non hanno amor patrio, non hanno un orgoglio nazionale da difendere: io direi semplicemente che non hanno amor proprio, non hanno onore, e non sapete quanto questo mi faccia soffrire.

      Ora, con tutto questo marasma, noi non stiamo andando a colpire i grossi parassiti dello stato, non stiamo andando a colpire politici nostrani che si ritrovano case intestata che non si sa bene chi abbia pagato, né quelli che si portano i capitali all’estero, né quelli che usano auto ed elicotteri di stato per lo shopping di mogli e amanti: no, noi stiamo tirando fuori l’argomento marciume, tiriamo fuori il termine “furbetti” per delle persone che si spaccano la schiena per il lavoro, che se si rompono un braccio vanno al lavoro col braccio rotto perché non possono mancare durante la stagione e, come ci è stato raccontato, devono pregare che i loro cari non si ammalino o addirittura muoiano in quel periodo, perché loro è come se non esistessero, tanto devono sgobbare 15 e più ore al giorno, e certo senza riposo settimanale!

      Ora, il discorso che stiamo facendo con Bruce mi sta bene, chiariamo (se gli addetti ai lavori vorranno venire a chiarire), questa questione se sulle spiagge demaniali ci stiano a buon titolo o senza titolo, se gli investimenti effettuati sono stati incauti o giustificati dallo stato di cose, ma per favore, non parliamo di furbetti e, se nella categoria ci sono – e non metto in dubbio che ci siano – allora perseguiamoli in quanto evasori, non in quanto imprenditori balneari!

      E guardate, che a chi è in regola questa emersione del nero, questo venire a galla del sommerso, farebbe solo comodo, perché chi non è in regola è quello che poi fa concorrenza sleale, creando a chi è in regola solo difficoltà.

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  26. Giusto, non esisteva una legge europea, ma tutti sapevano che primo o poi le concessioni scadono, o no!
    Ed ora? vorrebbero legalizzare una proprietà?

    Ti faccio un altro esempio: se io avessi in affitto un tuo negozio, magari anche con un affitto molto basso. Lo trasformo in un bar, spendo un mucchio di soldi, lo valorozzo in un bar di successo, assumo del personale e lo gestisco diciamo per 20 anni.
    Poi arrivi te e mi dici: ridammi il mio negozio perchè è mio.
    Cosa ti dovrei rispondere? No grazie, ora è mio.

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  27. …. la cosa giusta sarebbe da dire: parliamone.
    Se c’è un accordo perchè no! Altrimenti … ritorna di tua proprietà e si riparte da capo.
    Credo che sia di una chiarezza disarmante.

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    • Sì, l’esempio è di una chiarezza disarmante, ma forse non è calzante. Io ti dico che te lo affitto a vita, che ci potrai stare finché vorrai, e tu mi chiedi l’autorizzazione a ristrutturarlo in maniera impegnativa. Io ti do l’autorizzazione, tu ristrutturi magari impegnandoti con un mutuo di vent’anni, e dopo sei mesi io ti vengo a dire ora me lo ridai, e neanche perché serve a me e ci sto io, ma lo do in affitto a un altro, un illustre sconosciuto, perché sì, perché così mi sento di dimostrare al mondo che sono democratico.

      “E io, che in questo negozio ci ho investito tutti i miei soldi e tutta la mia vita, fidandomi della tua parola che ci sarei potuto stare finché volevo? Io posso pure capire le cause di forza maggiore, ma tu lo vuoi dare a un signor x sconosciuto, gli stai regalando quello che io ho costruito senza che neanche te ne venga niente in tasca, per quello che mi sembra un capriccio paranoico!”: così suona meglio?

      Poi, Bruce, nel tuo esempio tu mi parli di una contrattazione tra privati, qui stiamo parlando di uno stato che dovrebbe tutelare il cittadino, dovrebbe tutelare le imprese, dovrebbe tutelare chi crea lavoro e ricchezza (mentre i nostri politici sperperano… ).

      Vuoi cambiare le leggi? Bene, le prossime concessioni saranno su base diversa, e quelli che le avranno ne conosceranno i termini e su quelli si regoleranno.

      Quando uscirono i patti in deroga, chi aveva il contratto ad equo canone, ad equo canone rimase.

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  28. “Io ti dico che te lo affitto a vita, che ci potrai stare finché vorrai, … ”
    Giusto, ecco il problema è tutto qui.

    Tu pensi davvero che faresti un contratto a vita? tu pensi che con queste persone proprietari di uno chalet che protestano lo stato abbia stipulato con loro una concessioni a vita?
    Se la risposta è sì le cose cambiano, ma credo che questi non siano i termini della protesta.

    Né d’altra parte lo si capisce dalla lettera da te pubblicata e qualcuno ce lo dovrebbe spiegare.

    Buona giornata.

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  29. la risposta è si caro bruce !! e io non ho in affitto il locale !! il locale ce lo siamo costruito noi !! ti ripeto che LO STATO ci garantiva con delle LEGGI il rinnovo automatico con diritto d’insistenza !!! è chiaro ?? quale rischio d’impresa ????? quello esiste sempre perchè se non sei bravo o la stagione và male per mille motivi.. fallisci ugualmente !!
    I comuni con i piani regolatori delle spiagge ci hanno spronato ad investire per rifare le strutture e renderle ecosostenibili.. accessibili a portatori di handicap etc etc il mio vicino ha appena rifatto lo chalet mettendoci 800.000 euro !! Sai quanti anni ci vogliono solo per rientrare dall’investimento ??
    Io per fortuna mi sono fermato in tempo… e questo è un altro aspetto negativo della situazione attuale.. gli investimenti sono completamente bloccati !! e gli ombrellifici come tutto l’indotto è completamente fermo !! ve lo immaginate poi con le aste ogni 4 anni ?? si vedranno sulle spiagge solo container prefabbricati con servizi e attrezzature al minimo e prezzi pù alti..
    oppure arriveranno multinazionali o mafie che potranno investire “in perdita”..

    @diemme certo è quello che sta accadendo a quelli di difficile rimozione.. gli hanno fatto costruire i bagni e adesso lo stato se li incamera.. io sono di facile rimozione e se perdessi l’asta dovrei lasciare la spiaggia in pristino stato.. quello che subentra deve ricostruire tutto… ma con concessioni a 4\6 anni mi dici chi ci investirebbe se non chi ha soldi da buttare ?? (o riciclare)

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  30. Ciao Bruce, sono una balneare chevorrebbe spiegare cose che magari chi non e’ del settore non comprende. Io vivo a Rapallo,in Liguria, in un posto dove a parte gli scogli….spiagge non ne esistevano. Mio nonno nel 1934 con regolare accordo con l’allora Comune aveva creato una decina di cabine di legno su pontiletti in legno per chi, allora, desiderava fare un tuffo e prendere il sole su una sdraio. Da li’,pian piano sempre a sue spese ha tolto con suo fratello…scoglio x scoglio e creato una spiaggia in ghiaietta sopra ad una soletta….da li’ poi si e’sviluppato il ns stabilimento, cosi’come altri. Noi avevamo per l’art.37 del Codice della Navigazione, diritto di insistenza ed e’per questo che abbiamo negli anni, investito,costruito con regolari permessi ed autorizzazioni quanto e’divantata a tutti gli effetti un’impresa.Non e’che siamo stati degli sprovveduti quindi e degli scellerati….abbiamo semplicemente rispettato quanto la Legge prevedeva e quello che non ci era permesso, credimi, non ci e’stato concesso.Paghiamo canoni demaniali, tassa di occupazione, oneri edilizi, Ici, dipendenti, Iva, liquidazioni e tasse e questo SEMPRE…anche quando la stagione non imbrocca il bel tempo…quindi i costi fissi ci sono e sono molti.Non veniamo esentati da nessun controllo…. Capitaneria, Ispettorato del Lavoro e Finanza, tutti gli anni almeno 2 volte a stagione arrivano.C’e’ tanta superficialita’ ed ignoranza sul ns mestiere e di qst me ne spiaccio perche’ so che alcuni colleghi piratescamente se ne sono approfittati ma non per questo si deve generalizzare, ogni lavoro ha chi si comporta bene e chi no….me ne devo fare una colpa? Noi in inverno abbiamo tutta la parte del rimessaggio: cabine in legno da ripitturare, tele da ritelaiare, tavolini e struttura da verniciare. Non e’che uno arriva a giugno, apre lo stabilimento e..opla’, tutto pronto! Ma dove ve lo siete andati a prendere un discorso del genere? Lavorare 4 mesi l’anno….e la parte nelle retrovie chi la fa? Noi siamo per le liberalizzazioni…occupiamo solo il 25% della costa, chi vuole dove si puo’, puo’aprire ulteriori imprese. Noi chiediamo solo di lavorare.Non verremmo abbattuti in favore di spiagge libere ma SOSTITUITI …e questo lasciando 30,000 famiglie sulla strada. Molti hanno acquistato recentemente e facendosi ipoteche fino al 2026 sulla casa…..cosa accadrebbe? Allora, ragioniamo per una buona volta…..i redditi siccome siamo a studi di settore sono corretti perche’senno’ la Finanza arriverebbe subito… l’81 per cento di noi e’risultato congruo… il restante purtroppo e’ una sacca di evasione che si spalma nel Sud Italia…ma questo a quanto pare non solo nel ns settore.Io desidererei veniste a toccare con mano le ns realta’ e la smetteste di bere quanto viene scritto sui giornali! Poi ripeto, ci sono grandi stabilimenti che se ne approfittano ma….siamo tanti e disomogenei per tratti costieri, non si puo’ fare demagogia spiccia su quanto non si vive e conosce! Libero di pensarla come vuoi…ma cortesemente, lascia perdere chi veramente si fa il mazzo e pigliatela con altre categorie ben piu’ altolocate delle nostre………

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  31. rimando alla lettura di questo interessante articolo che può aiutare a chi non è del settore a fare un po’ di chiarezza, anche sul come sia evoluta la situazione dai tempi in cui è nato il citato articolo 37 e sui diritti acquisiti in seguito.
    http://www.altalex.com/index.php?idnot=13066
    Io l’ho trovato molto completo, forse non è la più piacevole delle letture per il sabato mattina, ma visto che siamo in discussione direi che è meglio sapere di cosa si discute (e non solo per i non addetti, come me!)

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  32. Sto leggendo anch’io. Argomento complesso. Il che significa che un problema esiste. E non è di facile soluzione “automatica” come gli operatori si aspetterebbero.
    Da leggere soprattutto: “L’attuazione della normativa comunitaria tra soluzioni possibili, soluzioni probabili e aspettative degli operatori economici”

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  33. Vi segnalo un post pubblicato due giorni fa da una blogamica, sempre in lotta contro le grandi finanziarie, banche, multinazionali etc.

    “Goodbye Mc Donalds”

    Sembrerebbe non essere in argomento, e invece dimostra come sia possibile salvare le nostre realtà locali e non farci fagocitare dalle grandi catene.

    La storia poi, citata da qualcuno, della possibilità che le nuove norme sugli stabilimenti balneari, rendendo una voce passiva e quindi impraticabili gli investimenti, li rendano appetibili solo a chi può permettersi di lavorarci in perdita, e cioè a chi ha bisogno di riciclare denaro sporco, è veramente una questione su cui riflettere.

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  34. Molto interessante l’articolo su altalex (è un sito che utilizzo spesso per lavoro).
    Dalla storia di questo istituto, si evince che, volenti o nolenti, l’Italia anche in questo settore ha creato una categoria di privilegiati che potevano garantirsi una concessione a vita, addirittura trasferendola agli eredi.
    Ora (cioè da qualche anno) l’Europa ha detto basta e quindi che succede?
    Che gli interessati si arrabbiano e i cittadini, che dalla concorrenza potrebbero averne benefici, finiscono per schierarsi con i “soliti privilegiati”.
    Una ragionevole via d’uscita non può prescindere dal rimettere in movimento il meccanismo delle concessioni.
    Stiamo a vedere…
    P.S.: due? 😯

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    • In che modo i cittadini potrebbero avere benefici dalla concorrenza?

      Non si tratta di mettersi dalla parte dei privilegiati, ma dalla parte dell’Italia che lavora e che produce, cui pure noi apparteniamo e, quindi, dalla nostra stessa parte.

      Ia la lotta la faccio alle caste dei parassiti, e a tutti che lavorano in nero (e mi riferisco ai grandi evasori e a quelli che attingono alle casse dell’erario pubblico per i loro porci comodi, depauperando i cittadini, non certo all’immigrato col banchetto dei guantini… )

      PS: almeno. 😆

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  35. hai toccato un tema molto delicato, e molto difficile da trattare in maniera equa, perché da un lato capisco le aspettative dei concessionari attuali, dall’altro mi rendo ben conto, specie vedendo come le cose funzionano altrove, che liberalizzazione e regole diverse servirebbero eccome in Italia, per esempio facendo come quei paesi dove se vuoi un servizio (l’ombrellone, il lettino) lo paghi, ma la spiaggia è pubblica e di tutti…

    Detto questo, la problematica è analoga a quella dei tassisti e a tante altre categorie che per tutta una serie di motivi hanno investito magari su licenze e concessioni che però non erano dei loro precedenti titolari o dei loro nonni, o dello Stato; forse la soluzione più equa deve partire da questa considerazione, ma senza assolutamente sacrificare chi ha investito contando legittimamente che le cose in futuro continuino così

    Come fare? E che ne so, io mica guadagno come i nostri Signori e Signore Ministri! ^^

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    • Forse però per i tassisti la situazione è leggermente diversa, nel senso che la compravendita di licenze avveniva quasi esclusivamente in nero, una licenza risultava pagata 800 euro e invece chi la comprava ne pagava centomila: ora, lo stato non può porsi il problema che chi l’ha truffato non si senta tutelato!

      Per quanto riguarda la spiaggia, c’è sempre la spiaggia libera, ma è vero pure che se io entro in uno stabilimento e non prendo né lettino né sdraio poi magari il bagno lo uso, e mi fa comodo che ci sia il bagno, la carta, il sapone, l’asciugamano e chi pulisce tutto: e allora chi dovrebbe farla questa beneficienza?

      Io non conosco bene tutta la situazione, ma mi sembra che di costa libera ce ne sia, e di possibilità di usufruire della spiaggia liberamente pure. Qui, a quanto ho capito, si sta facendo sloggiare chi ha costruito qualcosa basandosi su una certa stabilità per far posto ad altri che in più non offrono niente.

      Sempre a quanto ho capito, non essendo più conveniente investirci, perché la brevità della concessione non giustificherebbe grosse spese, avremmo tutti un servizio inferiore, del tipo “prendi i soldi e scappa” invece che di creazione di una buona fama dello stabilimento e fidelizzazione del cliente.

      Comunque, al di là di cosa sarebbe meglio e cosa peggio, che alla fine sono opinioni, non si può prima far indebitare la gente dandogli certe garanzie e poi farla trovare sul lastrico: aspetteranno che qualcuno si butti dal ponte per rendersi conto della gravità della situazione e tornare sui propri passi?

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  36. Aggiungo:

    “Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economico, che sfugge alle logiche razionali. Io detesto soprattutto il potere di oggi. Io detesto soprattutto il potere di oggi. Ognuno odia il potere che subisce, quindi odio con particolare veemenza il potere di questi giorni. È un potere che manipola i corpi in un modo orribile, che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono dei valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi, reali, precedenti. Sono caduti dei valori, e sono stati sostituiti con altri valori. Sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti da altri modelli di comportamento. Questa sostituzione non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dal nuovo potere consumistico, cioè la nostra industria italiana pluri-nazionale e anche quella nazionale degli industrialotti, voleva che gli italiani consumassero in un certo modo, un certo tipo di merce, e per consumarlo dovevano realizzare un nuovo modello umano.” (Pier Paolo Pasolini)

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  37. La problematica è delicata ma sono sostanzialmente d’accordo con chi sottolinea la caratteristica della concessione che, per definizione, riguarda un bene – di cui è titolare lo Stato – che viene “concesso” (scusate la banalità) in gestione per un certo periodo. Al termine di quel periodo, per la gestione di quel bene – salvo proroghe contrattualmente previste – si fa una nuova concessione (possibilmente con strumenti ad evidenza pubblica!).
    Se poi io, concessionario, sulla base di una prassi più o meno consolidata, ho delle aspettative, e magari investo sulla base di quelle aspettative, non è colpa dello Stato…
    Mi spiace per i casi “personali” ma penso anche che se in questo Paese ognuno di noi continua a guardare – e a tutelare – il proprio giardinetto o la propria catergoria di riferimento (avvocati, tassisti, coltivatori di radicchio ecc.) non vi sarà alcuna liberalizzazione, con buona pace della concorrenza..).

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    • Caro Kalos, qui non stiamo parlando di aspettative che si basano su una prassi, che si basavano su norme vigenti (comunque può darsi che stasera intervenga qualche altro addetto ai lavori a spiegarci meglio, ma già quello che ci hanno detto finora per me è esaustivo.

      Stavo giusto leggendo un articolo sull’argomento, di cui sottolineo queste parole: “Sicuramente le multinazionali hanno interessi enormi per le nostre spiagge. Vorrebbero trasformare le nostre coste in supermercati del sole. Imprenditori che a fine mese, raccoglierebbero i soldi nella cassetta e li porterebbero a casa loro, magari all’estero»

      Nell’articolo si accenna ancora a questa sorta di “sudditanza” all’Europa, e l’impressione che si stiano svendendo gli italiani – e forse che gli italiani si stiano svendendo – l’ho avuta anch’io: tutto in nome dell’Europa (che poi si scopre che non è per un grande ideale di Europa unita, ma per uno sporco gioco di finanza, banchieri e multinazionali).

      Io già soffro che sempre di meno si trovi il piccolo negozio e che quasi tutto ormai sia stato fagocitato dalla grande distribuzione e il pensiero di un litorale attrezzato alla Mc Donald francamente un po’ m’inquieta. Ma, ripeto, non è neanche questione di opinioni. Qui mi pare che i dati emersi siano sostanzialmente questi:

      1) Il rinnovo automatico non era un’aspettativa ma una legge ben precisa.
      2) Per il tipo di attività gli investimenti richiesti sono tali che una concessione breve li renderebbe improponibili, e quindi il servizio peggiorerebbe.

      Che altro? Mi sta pure bene che le proprieta demaniali non diventino di fatto altrui, ma la soluzione deve essere un’altra che non comporti la distruzione di 30.000 imprese, non è certo questo ciò che uno stato deve fare.

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  38. La logica direbbe che, soltanto per stavolta, chi ha investito e non ha ancora recuperato i soldi, potrebbe essere risarcito, nel caso in cui non gli venga più affidata la concessione. Questa potrebbe anche essere una richiesta condivisibile, anche se sappiamo tutti che questo è un settore con una notevole evasione fiscale, per cui alla fine risulterebbero redditi da fame.
    Per quanto riguarda evitare la “colonizzazione” straniera, sarebbe sufficiente che i gestori italiani uscissero dalla loro dimensione “artigianale”, che ha portato prezzi alti (perché tali sono) e servizi spesso appena sufficienti.
    Purtroppo, checché se ne dica, noi italiani siamo rimasti molto statalisti e la concorrenza ci fa tremendamente paura, e quindi cerchiamo di evitarla in tutti i modi.
    P.S.: ma sei sicura? 😯

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    • @Aquila: appunto, con questo sistema gli evasori fiscali alla fine verrebbero premiati, perché le spese risulterebbero tutte, le entrate invece no. Certo che la lotta all’evasione fiscale dovrebbe essere la priorità in tutti i settori, ma è pure vero che poi lo Stato questi soldi li dovrebbe spendere per il popolo, per le strutture e infrastrutture statali, non per i propri porci comodi! Se deve solo cambiare il nome del pappone, allora meglio che rimangano a chi, almeno, se li è guadagnati.

      PS: sì 😉

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  39. E’ con immenso piacere che leggo persone “non addette ai lavori”,parlare di questo argomento che da anni assilla Noi operatori del settore. Settore che vede 30 mila aziende specializzate nel turismo, che insieme ad un indotto industriale esclusivamente italiano, vede interessate circa UN MILIONE di lavoratori. Avete pressoché toccato tutti gli argomenti più scottanti,cercando tra critiche e consensi, la ragione della nostra rabbia. Ho detto rabbia,perché ritengo la manovra perfettamente inutile a qualsiasi forma di miglioramento. Oggi esistono circa 30mila aziende,dove all’interno di esse lavorano mediamente dalle 5 alle 10 persone legate tra di loro da vincoli familiari, (TRE NUCLEI FAMILIARI). Domani (speriamo mai) queste persone dovranno lasciare il posto ad altre persone, (se va bene,altrimenti saranno multinazionali o peggio ancora società di dubbia provenienza), quindi un semplice cambio gestionale. Ma di aumenti di posti di lavoro non se ne parla? Ma di nuovi disoccupati per le strade non se ne parla? Che senso ha mandar via chi ha contribuito per anni a far sì che le spiagge italiane siano il fiore all’occhiello della nazione, chi per anni ha contribuito ad incrementare il turismo in italia, chi per anni ha investito per migliorare il patrimonio naturale delle coste,(ricordo che le operazioni di mantenimento degli arenili, pulizia, erosioni e sorveglianza, sono sempre state a nostro carico), chi per anni ha sorvegliato sulla sicurezza dei bagnanti? Noi siamo preoccupati perchè annusiamo uno strano odore, Invidia e indifferenza nei confronti di una categoria di lavoratori che hanno solo la colpa di fare il mestiere più bello del mondo! Non ci è mai interessata la proposta dei 90 anni di durata di concessione, perché era chiaro che si trattava di una subdola trovata politica in attesa di eventuali elezioni. Abbiamo sempre ed in anticipo pagato il tributo richiestoci dal demanio, siamo sempre stati disponibili a confronti per discutere eventuali aumenti, considerando che utilizziamo la concessione ad uso commerciale per 6 mesi all’anno. Poi però ci sono anche tra di noi coloro che evadono il fisco, che non sono regolari e che infangano l’immagine, e allora? Tra i vostri colleghi no???

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    • @Walter: buongiorno a te, è un piacere avere tra noi “il battagliero presidente dell’associazione Balneari di Grosseto”, come ti ha definito La Nazione. 😉

      Diciamo che, di fronte a questo, i nostri lettori potrebbero obiettare che comunque le proprietà sono demaniali, e rimetterle a disposizione a fine concessione significherebbe maggiore democrazia e apertura, e poi l’indotto comunque lavorerebbe, perché non è che gli stabilimenti scomparirebbero, semplicemente cambierebbero gestione, non diventando più un “privilegio” che si tramanda di padre in figlio.

      Quello che invece ha colpito me che, oltre a parlare a lungo con te, ho avuto modo di parlare anche con molti di quelli che hanno partecipato alla manifestazione, chiarendomi un po’ le idee, è l’inganno che è stato perpetrato nei vostri confronti, portandovi a investimenti a fronte di un impegno del demanio a una continuità della concessione, che ora si rimangia smantellando imprese serie e produttive, e conseguentemente gettando sul lastrico chi le ha create (e mi chiedo che razza di politica sia) senza apportare nessun miglioramento a nulla. Le imprese subentranti si vedranno regalare strutture come dono di Babbo Natale mentre qualcuno si butterà dalla finestra di disperazione perché, come ricordava un lettore in un altro blog:

      . Ciò che una persona riceve senza lavorare per esso, un’altra persona deve lavorare senza riceverlo.

      . Il governo non può dare a nessuno ciò che il governo prima non toglie a qualcun altro.

      . Non si moltiplica la ricchezza dividendola.

      . Quando metà della gente si fa l’idea che non deve lavorare perché l’altra metà si occuperà di loro; e quando l’altra metà si fa l’idea che lavorare e fare sforzi non vale la pena, perché qualcun altro riceverà ciò per cui loro han lavorato, questo e l’inizio della fine di ogni nazione.

      Invito tutti a riflettere soprattutto su quanto ho evidenziato in neretto: questa è una manovra che contribuirà a mandare a picco la nazione, demotiveranno l’impresa, e saremo ridotti a imbelli formiche operaie, senza nessuna (inutile) volontà di costruire ciò che tanto ci verrà tolto o distrutto.

      Un’altra forza dello stato erano i risparmiatori, che tra la perdita del potere d’acquisto del denaro, il famigerato sei per mille rapinato dai nostri depositi bancari, il passaggio all’euro che questi risparmi li ha dimezzati, hanno fatto passare la voglia. Oggi preferiamo vivere di debiti, fare le cicale (per legittima difesa), prima del definitivo passaggio a formiche: rigorosamente operaie, s’intende.

      Rispondo alla tua ultima domanda: ci sono evasori tra di noi? Tra i lavoratori dipendenti questo è impossibile, ma ci arrangiamo come possiamo, magari rinunciando alla fattura di qualche artigiano o professionista in cambio di uno sconticino (che al momento, credetemi, anche questa potrebbe essere considerata legittima difesa).

      Lo capiremo prima o poi che la gente onesta, dipendente o autonoma, è tutta sulla stessa barca? Il nostro lavoro va salvato, i nostri risparmi vanno salvati, i nostri investimenti vanno salvati, perché continuando a schiacciarci quello che vedo all’orizzonte è solo demotivazione e abbrutimento.

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  40. “Domani (speriamo mai) queste persone dovranno lasciare il posto ad altre persone, ”
    Inutile girarci attorno, il problema è solo questo. Nessuno vuole mollare l’osso: suo o non suo.

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    • Caro Bruce, il problema non è “solo” questo, altrimenti neanche l’avrei ritenuto un argomento d’interesse generale, ma sicuramente è “anche” questo, e mi sembra umano.

      Sul “suo” o “non suo” invece avrei da obiettare, perché è ovviamente vero che le spiagge sono demaniali, ma allora il demanio si metta le mani in tasca, ci metta lui le strutture, e poi faccia le gare d’appalto per la gestione, mi sembrerebbe più giusto: dal momento invece che obbliga l’imprenditore a metterci le strutture e a spenderci cifre esose e certo non ammortizzabili nel corso di un’unica concessione.

      Poi, ripeto, se uno le sa le cose, se uno sa che la concessione è a termine, che si regoli e si assuma i rischi che crede, è l’inganno di stato quello che non mi sta bene.

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  41. E’ vero, la gente onesta sta tutta sulla stessa barca. Il problema è che l’onere della prova è invertito.
    Per le categorie alle quali appartengo (lavoratore dipendente e consumatore), ho ben poco da dimostrare: pago tutto fino all’ultimo centesimo.
    Altre categorie, al contrario, prima di salire sulla barca dove sto io, dovrebbero dimostrare di pagare regolarmente.
    Nel merito di questa discussione, noto che è molto “italiana”, basata su questa convinzione: “io sto facendo questa cosa da anni, nessuno la sa fare meglio di me e dopo di me il diluvio”.
    E’ una logica molto diffusa ed è un gravissimo difetto del nostro Paese. Nella pubblica amministrazione è diventata quasi la norma: perché mi devo dare da fare per cercare qualcuno che mi possa fornire un determinato servizio con il miglior rapporto qualità/prezzo (che non vuol dire al prezzo più basso)? Ho il mio fornitore tradizionale, bene o male se l’è sempre cavata, ogni tanto m’allunga qualche mancia, perché cambiare?
    E’ così che resteremo sempre in serie B…
    P.S.: ma te dici che sono ancora in tempo a recuperare? 😯

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    • @Aquila: ok, diamo per assunto che di quelli che non sono in regola non ce ne frega niente, anzi, siamo ben lieti se gli finisce la pacchia.

      Premesso quindi che stiamo parlando per chi è in regola, dette imprese in regola pagano di tasse (perché, d’accordo, guadagnano), cifre che noi ci sogniamo, contribuendo quindi alle casse dello stato più di quanto facciamo noi lavoratori dipendenti, e in più sono quelli che ai lavoratori dipendenti danno lavoro e stipendio.

      Posso però risponderti su altre questioni, tipo la pubblica amministrazione (sono o non sono romana? 😛 ): che io sappia, la situazione che tu descrivi non è più così da un bel pezzo. La mia azienda lavora moltissimo con le pubbliche amministrazioni, e prima eravamo il fornitore privilegiato, adesso è tutto una gara e il ricambio è piuttosto frequente: che, pure là, credimi che spesso è un bello spreco, perché chi subentra non conosce un tubo di quello che abbiamo sviluppato noi, quindi o butta tutto e ricomincia daccapo o, più frequentemente, assorbe il personale dell’altra azienda, magari pagandolo di più, quindi non sono sicurissima che lo stato o il cittadino alla fine ci guadagnino).

      PS: in un caso no, nell’altro forse sì. 😆

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  42. Una discussione, dove non si inaspriscano i toni e non si cada nell’ ideologismo o nel “fumismo”, è – a mio convinto parere – sempre utile in ogni senso, giacchè da essa può anche discendere, quando si rifletta sulla concretezza con sincerità e con il rispetto delle posizioni contrarie alle nostre, l’ eventuale soluzione del problema, poichè lo Stato siamo noi, ogni singolo cittadino, quando faccia il proprio dovere e paghi le tasse, è una tesserina del grande, o piccolo, mosaico che ci rappresenta “tutti e tutte”, nel bene come nel male .
    Solo una cosa vorrei qui ribadire : quando si parla dell’ Europa, quando si parla della “globalizzazione” ( e come ho più volte scritto anche qui della “rivoluzione tecnologica” … ), sembrerebbe che ciascuno di noi, in Italia o negli altri Paesi, abbia avuto una POSSIBILITA’ DI SCELTA, abbia potuto cioè ognuno di noi, ad un certo punto della sua esistenza e della Storia, scegliere liberamente SE ACCETTARE O MENO QUESTO DUPLICE E CONCATENATO MODO DI VIVERE, GLOBALE E TECNICAMENTE RIVOLUZIONARIO, rispetto alle rimpiante procedure di lavoro, alle modalità di esecuzione ed alle macchine ( o ai sistemi ) da utilizzare fino a poco tempo prima risorse determinanti nella produzione del lavoro, in sintesi SE VIVERE ISOLATO DA OGNI CONTESTO CIVILE O APPARTENERE AD UNA COMUNITA’ ANCORCHE’ IMPERFETTA, MA PARITARIA, NEL POSSESSO DEI DIRITTI/DOVERI, CON LE ALTRE .
    Personalmente, “aborro” – e non soltanto per la mia natura romantica e nostalgica – sia la globalizzazione che la rivoluzione tecnologica ( fosse per me, avrei lasciato intoccabili macchine e sistemi, manufattorie, prodotti e idee del bel tempo che fu … ), questa svolta della Storia, poichè mi sembra disumana, insostenibile ( in quanto basata in forma parossistica sui consumi, da ingoiare rapidamente “comunque e dovunque”, come se le risorse della Terra fossero infinite ed immutabili, ed i nostri stomachi voragini senza fondo … ), MA QUESTA SVOLTA C’ E’ STATA, noi volenti o nolenti, ci piaccia o non ci piaccia, e con questa svolta dobbiamo confrontarci, e possibilmente – per avere una qualsivoglia speranza di farcela – confrontarci e lottare insieme “ad armi pari”, fra chi creda nella Politica come azione di lotta “a vantaggio di tutti”, e chi invece, dopo averlo strappato “anche con la violenza”, detiene il potere economico-finanziario che regola ( malamente e brutalmente … ) le sorti del mondo ” a vantaggio di pochissimi” !
    Sotto questo aspetto quindi, mi chiedo che senso abbia inveire contro l’ Europa e le sue leggi comunitarie, e contro la moneta comune dell’ euro ( su cui pure, in Italia – per la inveterata prassi del mancato controllo da parte del governo – si è speculato non poco, e non certo da parte di chi lavorava come dipendente “a stipendio fisso” o fosse soggetto di “pensione fissa” …. ), quando si pensi che “senza lo scudo di una Europa unita e dell’ euro”, non staremmo neanche qui a discutere di default o di Grecia, di stabilimenti balneari o altro, di possibilità di reinventare il lavoro e di ricreare il futuro per i giovani, di necessità di mantenere integro fino al possibile il nostro ‘welfare-state’ e la nostra produzione industriale, dal momento che, con la conservazione dell’ amata lira e con l’ isolamento nazionale, saremmo già falliti – e sin dalla fine degli anni ‘novanta – “TUTTI QUANTI”, ivi compresi i concessionari di tratti di spiaggia demaniale .
    Semmai, a mio parere, si dovrebbe “tutti insieme” contribuire ad accelerare il processo comunitario per arrivare finalmente ad una reale unificazione dell’ Europa “in termini polito-sociali”, come fu negli ideali alti dei Padri Fondatori, ma per fare ciò non si potrà più sfuggire – che piaccia o non piaccia – ad un comportamento comune che è alla base, oltre che nell’ etica, dell’ esercizio dei “diritti e dei doveri di ogni cittadino” .
    @Bruno …

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    • @Bruno: non ho competenze necessarie per risponderti, anche se non mi è chiarissimo perché saremmo falliti senza Europa e, qualora me ne spiegassi le ragioni, dovresti anche dirmi se l’Europa sarebbe stata comunque l’unica soluzione.

      Mi piace l’idea dell’Europa Unita, come mi piaceva l’idea degli Stati Uniti d’America, ma qui mi sembra un feudo in cui ci sono stati di serie B, che al massimo possono aspirare allo stato di vassalli, in alternativa a valvassini e valvassori.

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  43. Intanto grazie del passaggio.
    Allora pongo la domanda in altri termini così allunghiamo il discorso tanto per sapire e non per altro, perchè sono in pensione da pochissimo e la cosa mi potrebbe interessare visto che abito in un paese di mare proprio a due passi: è in “scadenza” la concessione di uno chalet per esempio quella di maurizio solo per fare un nome. Voglio subentrare con la partecipare alla gara per la concessione perchè ho risorse e competenza. E’ possibile? (ripeto la sua concessione è in scadenza) Cosa me lo impedisce? Ho, o non ho lo stesso diritto come cittadino italiano e europeo?

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    • @Bruce: spero che alla domanda ti rispondano gli addetti ai lavori. Ora te ne faccio però una io di domanda.

      A un tizio è stato dato in concessione un terreno, diciamo pure a un prezzo irrisorio, diciamo mille euro al mese, per sei anni rinnovabili all’infinito, per cui il tizio sa che ci potrà stare finché vuole senza problemi. Solo in base a questa certezza, di rinnovo automatico, prelazione, insistenza o come accidente si chiama, lui si costruisce uno chalet che gli costa, dico una cifra, 500mila euro, per cui si indebita per qualche decina d’anni (ma tanto, col tempo, ammortizzerà).

      Dopo sei anni lo Stato ci ripensa e dice: no, la concessione non è rinnovabile automaticamente, ti ho preso per i fondelli, mi rimangio la mia parola su insistenza e prelazione, e metto tutto all’asta, il terreno, che è mio, ma pure lo chalet che è tuo, reo di stare sul terreno mio e di non essere amovibile.

      Tu Bruce partecipi alla gara, la vinci e, pagando la stessa cifra irrisoria, o cento o duecento euro in più, ti piazzi nello chalet costruito da quell’altro e te lo godi e sfrutti alla facciaccia sua: dico, non ti sentiresti un po’ ladro?

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  44. Negli anni ’91/92 ( quando @Ciampi era il Governatore – emerito sulla linea virtuosa dei suoi predecessori, fra i quali ‘in primis’ il Prof. @Menichella ed il futuro Presidente della Repubblica Italiana – della Banca d’ Italia ), la mia Banca aveva funzione di cassa contante per le sue centinaia di agenzie distribuite nel Lazio ( nel senso che prelevava dalla Banca Centrale il contante ‘al costo imposto dai tassi di sconto fluttuanti’ custodendolo nei propri caveau blindati di Sede Roma, distribuendolo poi giornalmente ad ogni nostra agenzia dipendente ), e quando @Ciampi, nella sua funzione di Governatore “fu costretto” a ritirare la lira dallo SME ( Sistema Monetario Europeo ) poichè la nostra moneta, a causa della sua debolezza intrinseca e dell’ entità del debito pubblico, “non era in grado di rispettare i parametri del sistema”, tutti noi, lavoratori fissi e autonomi, “subimmo una svalutazione delle nostre risorse ( stipendi, pensioni, accantonamenti di risparmio … etc. etc. ) intorno al 30% del loro valore reale di mercato, come a dire che dalla tormentata sera in cui @Ciampi prese quella dolorosa misura, alla mattina in cui noi ci svegliammo per recarci sui posti di lavoro, il nostro potere di spesa reale era diminuito del 30% ! Capisco che è difficile spiegarsi da un blog ( sia pure interessante e variegato come questo …. ), ma chi conosce il problema sa bene di cosa io parli . Quanto al tuo giusto pensiero, @Diemme, sul fatto che ancora in Europa ci siano Stati di serie A ( ed in particolare la Germania, ora che anche la Francia mostra “mutande lise” e la dubbiosa, e paracula, Inghilterra si sta accorgendo che la sua royalty non è più sufficiente a garantirle l’ isolamento furbastro ) e Stati di serie B, ne convengo con te, e ne convengono – a mio parere informato – anche, da una parte il Prof. @Monti ( e il Dr. @Corrado Passera, suo massimo sostegno, altro che “complotto di poteri forti” … o conflitto d’ interessi a cui alludono gli interessati a sviare il discorso … ), e dall’ altra il Prof. @Draghi che dirige la tuttora monca ( rispetto alle potenti FED degli USA o degli altri Stati forti emergenti ) BCE, i quali insieme – anche se mi sembra che pochi se ne siano accorti – stanno lavorando per vincere le resistenze della Germania ad adeguarsi all’ azione comune, avendone anche lei tutto il vantaggio ( giacchè i suoi attuali dinieghi alla costituzione di una FED europea le possono garantire “solo” di fallire per ultima, non certo di sopravvivere “da sola”, come le sta spiegando da tempo “anche” @Schultz, l’ attuale Presidente del Parlamento Europeo ), affinchè questo Stato forte ( giacchè dispone di “materie prime”, di alte tecnologie per lavorarle, di forze-lavoro adeguate ai tempi, e di snellezza burocratica … ) si ricordi degli ideali dei Padri Fondatori, fra i quali, in posizione primaria il tedesco @Adenauer !
    @Bruno …

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  45. Rispondo alla domanda di Bruce.
    Se la concessione della spiaggia è in scadenza e viene messa all’asta hai tutto il diritto di partecipare, meno diritto. almeno a mio parere, hai a prenderti lo chalet di Maurizio che probabilmente l’ha costruito a sue spese.
    L’anomalia del diritto sta nel fatto che lo Stato italiano, al contrario che nei rapporti fra privati, si esenta dal principio dell’indebito arricchimento.
    Ovvero se io costruisco sul terreno che mi hanno affittato, con permesso del locatore, questi se mi disdice il contratto è tenuto a risarcirmi il valore del bene e nel caso di attività commerciale anche la perdita dell’avviamento.

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    • @bagnoartemisia: intanto grazie della tua visita e del tuo intervento.

      Credo che quello che è stato obiettato finora è stato “Hai fatto male a costruire su un terreno non tuo”.

      In effetti poi qui l’indebito arricchimento c’è, di cui non usufruirebbe neanche particolarmente lo stato, bensì un signor x qualsiasi che si ritroverebbe la pappa fatta, e qui non parlo solo della costruzione ma, trattandosi di un’attività commerciale, c’è il discorso dell’avviamento, che ha un suo notevole valore e che mi pare la legge preveda.

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  46. … “per sei anni rinnovabili all’infinito” …
    Esatto. Questo significa che la concessione è per sei e tacitamente rinnovabile all’infinto, salvo “naturalmente” disdetta come avviviene in queste circostanze, che non significa concessione infinita. Non sono un avvocato ma credo che sia proprio così, salvo smentita.

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    • Bruce, c’è la questione della prelazione e dell’insistenza. Lo stato non sta “dando la disdetta” perché ci deve far passare un’autostrada, ma per destinarlo al medesimo uso però in mano a un altro. Questo, e lo ripeto all’infinito perché secondo me è il nocciolo della questione, dopo aver ritirato norme di legge che sono quelle che hanno fatto esporre l’imprenditore, e non un suo arbitrio personale, non una “presunzione” di rinnovo.

      Comunque, neanch’io sono un legale, anche se nell’ambito della legge lavoro ormai da decenni, ma ricordo che anche tra privati, se uno da un proprietario disdice l’affitto di un negozio, deve all’affttuario i costi di avviamento, e per quanto riguarda le abitazioni, ottenere e far eseguire uno sfratto se l’appartamento non serve per uso personale, bensì a riaffittarlo a qualcun altro, la vedo dura!

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    • @Bruce: anche parole mie, e infatti non hai risposto alla mia domanda (oppure, implicitamente, sì).

      E allora ti dico che io nello chalet di Maurizio non mi sentirei a mio agio, mi sentirei un predatore a ogni cosa che tocco, e non potrei pensare a Maurizio che sta pagando i debiti per quello chalet mentre io mi spaparanzo nella sua poltrona davanti al suo caminetto.

      Poi, Bruce, per carità, tante teste tanti tribunali, ma io non riesco davvero a capire come questo possa non essere considerato un esproprio.

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  47. Suvvia diemme. l’esproprio è altra cosa.
    Però la mia domanda era di sapere se posso concorrere alla gara per l’aggiudicazione dello chalet di maurizio la cui concessione è in scadenza (che poi maurizio abbia fatto i lavori a ridosso della scadenza è un suo problema per far pesare appunto questo investimento è altra cosa, come mi sembra la questione) e ‘bagnoartemisia’ mi sembra che abbia risposto affermativamente.
    Rispondo all’ultimo tuo quesito con un altro esempio: facciamo che prendo in affitto un tuo appartamente con contratto di 6 anni rinnovabili automaticamente (all’infinito) e ci faccio dei lavori. Cosa significa, che te non hai nessun obbligo poi di “espropriarmelo”.
    Oggi ho un po’ di tempo, come vedi. Ma ora esco col cane.

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    • Beh, se io ti ho assicurato che non ti avrei mandato via, tu mi hai chiesto il permesso per ristrutturare e io te l’ho dato, poi ti ho chiesto io di fare l’adeguamento dell’impianto elettrico, dell’impianto a gas, di questo e di quell’altro, e a fine lavori ti do il benservito, il tutto per darlo a un altro che forse mi darà di più (o forse neanche quello) in base alla valorizzazione dell’immobile, beh, sarei proprio un gran bastardo!

      PS: esci col cane? E che problema c’è, quando rientri continuiamo 😉

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  48. Anzitutto io credo che sia proprio il meccanismo del rinnovo automatico e “ereditario” delle concessioni a disincentivare gli investimenti e il miglioramento dei servizi.
    In secondo luogo credo che qui si stia “giocando sul filo delle virgole”: non sono così sicuro che lo Stato abbia detto ai concessionari: questo sarà tuo vita natural durante. penso piuttosto che si sia determinato un meccanismo di “tacita accondiscendenza”, per cui qualcuno non ha detto, qualcuno non ha sentito (o ha sentito soltanto quello che gli faceva comodo) e così si è andati avanti da decenni.
    Riguardo alle gare delle pubbliche amministrazioni, molto dipende dal settore di cui stiamo parlando. Sta di fatto che ritengo le gare al 95% finte.
    P.S.: apro i plichi? :mrgreen:

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    • Come i concorsi, che fanno passare la voglia di concorrere… No, non credo che qui si parli di tacita accondiscendenza, ma di norme ben precise (mi pare ne abbiano parlato Vicky o Maurizio), successivamente abrogate, e quindi la cosa cambia e ha valenza giuridica.

      E poi, disincentivare gli investimenti? E perché mai? Semmai è proprio il contrario. Poi sai, ci pensavo oggi, al fattore fidelizzazione del cliente. Se io so – io cliente intendo – che vado in uno stabilimento dove trovo quelle persone, quel gestore, quella gestione, mi sento a casa, e non andrei in un altro posto. Se andando là mi dovessi trovare tutto cambiato… beh, magari ogni anno sceglierei un posto diverso (e da una parte forse non sarebbe neanche male, dall’altra sarebbe un tipo di perdita insestimabile di cui ho intenzione di parlare in altro post).

      PS: sarebbe ora :mrgreen:

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    • @aquila, ho trovato il punto in cui Vicky ci spiega il perché contavano sul rinnovo automatico delle concessioni:

      “Noi avevamo per l’art.37 del Codice della Navigazione, diritto di insistenza ed e’per questo che abbiamo negli anni, investito,costruito con regolari permessi ed autorizzazioni…”.

      Come vedi, non stiamo parlando di “tacita accondiscendenza”.

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  49. Beh … forse qui, posso aiutarvi io, se possibile s’ intende !
    Per conto della grande Banca di cui ero il Responsabile dell’ Ufficio Tecnico, ho stipulato svariate “concessioni” per l’ uso, a servizio di banca per il personale dell’ Ente di Stato, di locali da adibire – a cura e spese della Banca che vincesse la gara – ad Agenzia di Banca ( Cat. Catastale D/4 ) insieme al Dirigente che rappresentava l’ Istituto ‘a tutti gli effetti’ ( ma soprattutto agli effetti delle convenzioni ‘prodrome’ con cui la nostra Banca, vincendo l’ appalto in un’ asta pubblica a cui partecipavano altre grandi Banche, “garantiva al personale dell’ Ente gestore – un Ministero, una Caserma, un Aeroporto etc. – i migliori e più facilitati servizi bancari !
    Bene … in ogni Atto di Concessione ( la cui durata prigenia era “di sei anni in sei anni”, poi ridotta a “di quattr’ anni in quattr’ anni” ), c’ era, a tutela dei diritti dell’ Ente gestore, e quindi a favore ( giustamente ! ) dello Stato, una “clausola specifica” che recitava ( e recita ) press’ a poco così : “Il Concedente, dandone avviso al Concessionario nei termini di legge ( o, per necessità urgente, in tempi anche inferiori ), PUO’ RECEDERE IN QUALUNQUE MOMENTO DALLA PRESENTE CONCESSIONE, CHE SI INTENDE FIN DA ORA DA ESEGUIRE SENZA VERSAMENTO, DA PARTE DEL CONCEDENTE AL CONCESSIONARIO, DI ALCUNA INDENNITA’ AD ALCUN TITOLO PRETESA” !
    La nostra Banca, nell’ atto dell’ insediamento, faceva eseguire – a sua totale cura e spese – ogni opera che trasformasse “locali vuoti ed insignificanti” ( ma dentro il palazzo, o la caserma, o l’ aeroporto dell’ Ente Gestore etc. ), in “locali completamente rifatti” ( ivi compresi i servizi igienici ) e muniti di tutta l’ impiantistica atta a garantire, sotto il profilo della sicurezza e dell’ agibilità in essi da parte della clientela, la perfetta osservanza delle caratteristiche connesse con l’ uso .
    Quando capitò che la nostra Banca NON vincesse, alla scadenza della concessione ( e cioè dopo quattro anni, o – fino a 10 anni fa – alla scadenza del suo tacito rinnovo, che conferiva all’ atto una durata complessiva NON superiore comunque a 6 anni + 6 anni ), nei tempi della disdetta doveva e poteva ritirare dai locali allestiti le sue cose mobili ( arredi, quadri, mobili …. ), ma ( giustamente ) “senza ricevere alcunchè dall’ Ente Gestore”, nè a titolo di “migliorie apportate ai locali”, nè a titolo “di indennità per la perdita di attività commerciale”, nè aveva diritto al pagamento di alcunchè da parte della Banca che, avendo vinto la regolare gara d’ appalto, ad essa sub-entrava !
    Ora, se per le proprietà demaniali rappresentate dalle spiagge e/o dalle coste marine di proprietà dello Stato esista nell’ Atto Concessorio questa clausola, non lo saprei dire, giacchè non mi sono mai interessato per lavoro a questo tipo di attività, ma se dovesse esistere, sarebbe veramente un problema per i Concessionari che, dalla notte dei tempi o dall’ entrata in vigore delle nuove norme, abbiano fruito di questo tipo di rapporto illimitato con lo Stato .
    A mio sindacabile parere, uno Stato che si definisca civile, pur non potendosi esso esimere dall’ adeguarsi nel più breve tempo possibile alle leggi europee ( pena la sua estromissione dall’ UE ed il suo isolamento nazionale ), DEVE avere la capacità di esaminare caso per caso e, laddove ci sia stata una perfetta osservanza da parte del privato degli obblighi derivanti dalla Concessione ( e soprattutto quando il privato “abbia pagato regolarmente, oltre ai canoni concessori, TUTTE le tasse sui redditi conseguenti” ), CONCEDERE a titolo “di risarcimento straordinario una tantum” ( magari inserendolo come spesa, all’ atto della gara, a carico del vincente la gara d’ appalto ), se non tutti almeno una congrua parte dei capitali spesi dall’ uscente .
    @Bruno

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    • La tua mi sembra una proposta ragionevole, anche se l’esempio che porti non è perfettamente calzante per vari motivi:

      1) nel caso da te prospettato della banca, il fatto che l’Ente Gestore si riservasse il diritto di recessione senza pagamento d’indennizzi era chiaro e contrattuale, come pure il fatto che non si potessero superare i 4+4 o i precedenti 6+6.

      2) Una banca non è un privato, ha altri mezzi e altre strategie: per esempio, se io apro un conto in una banca che ha lo sportello nel mio ufficio, qualora lo sportello chiuda, magari io il conto ce lo lascio, e quindi la banca comunque continua a guadagnare sul suo investimento, ma uno stabilimento?

      In secondo luogo, per una banca, uno sportello in un tale ufficio può anche avere semplice motivo di rappresentanza e lustro, e quindi pure l’andarci in pari potrebbe starci.

      Ripeto, non è che non vada bene di per sé l’asta o il termine della concessione, quello che è scorretto è il cambio delle regole del gioco in itinere. Io prima ho detto, non ricordo il nome dei giochi, non possiamo metterci al tavolo da gioco per una briscola e poi, a carte distribuite, decidere che si sta giocando a tresette. Al massimo si può chiudere la mano, concedere le dovute rivincite, e i giri successivi decidere che siano di tresette, quello sì.

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  50. Post Scriptum : @Aquilanonvedente … ehmm !
    Prima di aprirli, ‘sti cacchio de @plichi della tua famigerata collection, faccene avere, cortesemente e previo nostro rimborso delle spese di spedizione, “fotocopie a colori esaustive” !
    Eh … col tempo che è trascorso “da quando ce ne parlasti”, ci siamo dimenticati tutti/tutte, temo, di quale argomento trattassero ! :mrgreen:

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    • @Post Scriptum di cavaliereerrante: giusto per non escludere i nuovi lettori, visto che tra chi segue un blog si crea un lessico familiare difficilmente interpretabile da chi è fuori, chiarisco che si parla degli inserti chiusi della rivista Duepiù, che un tempo andava in voga, in cui pare si affrontassero temi scabrosi di un argomento a me (e ad Aquila) del tutto sconosciuto che si chiama mi pare “sesso” (?).

      Aperta e chiusa parentesi, non vorrei che si andasse fuori tema su questo post che affronta un argomento serio.

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  51. Precisazioni :
    1) le Banche, nei confronti dell’ Ente Gestore che, per conto dello Stato, concede in uso beni demaniali da adibire, previ adeguamenti a totale loro cura e spese, ad uso di Agenzia bancaria per il personale dell’ Ente, sono a tutti gli effetti “enti privati, alla stregua dei singoli cittadini” .
    2) la “clausola di salvaguardia” degli interessi dello stato, esiste in tutti gli Atti concessori . Su quelli che riguardino spiagge e coste demaniali, ho già detto di non sapere se ci sia, poichè non ho avuto esperienze di lavoro in questa branca, ma il fatto che sempre di concessioni si tratti, mi fà presumere ( forse a torto ) che ci sia .
    3) credo che nè le Banche, nè i Concessori di stabilimenti balneari, nel corso della loro titolarità di concessioni demaniali ( che, nel caso dei secondi, sono durate pressochè illimitatamente e senza alcuna gara d’ appalto con altri privati richiedenti ), ci abbiano rimesso in denaro, se a tutt’ oggi le Banche scendono di corsa nelle gare pubbliche d’ appalto fronteggiandosi l’ una con l’ altra per assicurarsi sportelli e/o agenzie all’ interno degli enti pubblici, e se a tutt’ oggi esistono circa 30.000 aziende costituitesi nel settore turistico-balneare : non esiste impresa, piccola o grande che sia, che possa sopravvivere chiudendo annualmente bilanci sempre in perdita, questo è ovvio !
    4) credo infine ( e spero ) che lo Stato, mentre è tenuto a rispettare le leggi comunitarie ed a farle rispettare ai suoi cittadini, debba e possa risolvere questo problema “con l’ equità del buon padre”, cominciando subito a vagliare con onestà le circa 30.000 aziende del settore turistico-balneare per accertare intanto chi sia sempre stato in regola con il pagamento delle tasse dovute e con l’ iscrizione per legge all’ Inps ed Inail del personale collaborativo ( bagnini, pulitori, manutentori, baristi, cuochi, camerieri … etc. ) impiegato negli stabilimenti marini e negli esercizi ad essi connessi ( bar, ristoranti, trattorie, spacci … etc. ) .

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    • @Bruno: e quando il buon padre di famiglia si sarà accertato che l’impresa sia in regola con le tasse e abbia sempre iscritto al’inps e inail il personale collaborativo che cosa succederà? Quale sarà la differenza di trattamento con chi in regola non è?

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  52. Allora vediamolo questo articolo 37.

    CONCESSIONI DEMANIALI MARITTIME
    (www.patrimoniopubblico.it – 25 ottobre 2011)

    L’art. 37 è invece dedicato al concorso di più domande di concessione demaniale marittima e costituisce il caposaldo normativo del c.d. diritto di insistenza. Si tratta di una disposizione che è stata più volte oggetto di riformulazione legislativa. Nel vigore della versione originaria del codice, nel caso di più domande di concessione demaniale marittima era dunque preferito il richiedente che offrisse maggiori garanzie di proficua utilizzazione della concessione demaniale marittima stessa e si proponesse di avvalersi di questa concessione demaniale marittima per un uso che, a giudizio dell’amministrazione, rispondesse ad un più rilevante interesse pubblico. Quando non ricorressero tali ragioni di preferenza, per le concessioni demaniali marittime di durata superiore al quadriennio o che importassero impianti di difficile sgombero, si doveva procedere a pubblica gara o a licitazione privata. Nello stesso caso, per le concessioni demaniali marittime di durata non superiore al quadriennio e che non importassero impianti di difficile sgombero, la preferenza era data al precedente concessionario e, in mancanza, si procedeva a licitazione privata.

    Per l’appunto

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    • Caro Bruce, credo che sia stato Montesquieu a dire “datemi due righe scritte da un individuo qualsiasi e vi dimostrero che è colpevole se innocente, e che è innocente se è colpevole”.

      Tu in questo articolo vedi il torto di queste persone, io la ragione.

      (PS: comunque sei forte, mi piacciono gli ossi duri 😉 )

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  53. Sto ricercando in rete un po’ di normativa e chiaramente, come mi era già noto, si trova di tutto: credo che qualunque tesi si voglia dimostrare in rete si trovi materiale disponibile per farlo.

    Tornando a noi, leggevo una sentenza del tribunale della giustizia amministrativa di Bolzano (la prima che mi è capitata a tiro peraltro) che enuncia, tra le altre cose “la legge eccezionalmente attribuisce alla pubblica amministrazione concedente di intervenire dall’esterno nel rapporto concessorio – anche senza una clausola convenzionale ad hoc – e, quindi, abbisogna di una congrua motivazione, sulla scorta di rigorosi presupposti oggettivi.

    Leggo “abbisogna di una congrua motivazione, sulla scorta di rigorosi presupposti oggettivi”, e mi rendo conto che è una frase che significa poco e niente, che “congura motivazione” è un arbitrio, non un fatto oggettivo,

    Si dice “la legge va applicata ai nemici e interpretata per gli amici”, ed è vero. Notorio è anche il “Massima legge, massima ingiustizia”, perché l’applicazione pedissequa della legge, senza alcuna interpretazione, valutazione e adeguamento ai casi specifici, sarebbe solo fonte di ingiustizie insanabili, e questo potrebbe esserne l’eclatante caso.

    Non c’è una congrua motivazione, non ci deve passare un autostrada, non stiamo parlando di imprenditori inadempienti: levare ad uno per dare a un altro non è una congrua motivazione ma, come dicevo, la valutazione di cosa lo sia e cosa no è talmente aleatoria…

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  54. Pingback: Monti salva le scuole dall’IMU, Cei benedice « Diemme

  55. Cara @Diemme, intanto COMPLIMENTI a te, sinceri, per aver sollevato – anche qui da noi – questo problema interessante, di soluzione complessa “ma attuabile” senza uccidere nessuno, se tutte le parti interessate ( Stato compreso ) mettono in gioco, con concretezza, posizioni, proposte, miglioramenti e, da parte dei privati, senso di responsabilità ed onestà .
    Debbo fare poi i miei complimenti, altrettanto sinceri, a @Bruce, per la profonda, leale disamina della situazione, senza perdere mai il rispetto per alcuno, ma facendo egli emergere una visione delle cose che, pur non restìa all’ approfondimento tenace ed al particolarismo, non ha perso mai di vista i fini e le regole da rispettare, anche quando facciano male, giacchè “le liberalizzazioni” non sono il risultato di un diktat di Stati complottanti ( o di biechi ‘poteri forti’ di oscuri connotati ) che vogliano dominare la povera Italia ( sic! ), ma lo strumento principe per uscire, finalmente, dalla miriade di “piccoli centri di potere” che bloccano ( da tempi immemori, ahinoi ) il nostro Paese come un tela di ragno, impedendogli di mettere in campo tutte le potenzialità e risorse di cui pure dispone in abbondanza .
    La definizione ( e l’ esortazione ) di Stato come “buon padre di famiglia”, non è mia, ma discende dal Codice Civile, ed è a questo comportamento che, a mio personale giudizio ( ed auspicio ), lo Stato e chi lo rappresenta nelle Istituzioni, si dovrà attenere . Salvaguardare e potenziare, fra le circa 30.000 piccole imprese che, da sempre, si sono impegnate a gestire gli spazi marittimi demaniali, facilitargli l’ accesso al mercato con migliori strumenti per fronteggiare più efficacemente la concorrenza, rientra non soltanto nel comportamento di “buon padre di famiglia” ( a cui anche lo Stato è tenuto ), ma è peraltro in linea con la possibilità di crescita che, a gran voce, tutti richiediamo ed in cui tutti speriamo, per frenare almeno, se non eliminare del tutto entro quest’ anno, il processo recettivo che stiamo attraversando . Quanto alle imprese ‘turistico-balneari’ che invece non siano state in regola con il pagamento delle tasse ( che, non soltanto a mio modo di vedere le cose, ma nell’ ottica e nel sentimento comune è da considerarsi “il peggiore dei reati” in una società civile ), lo Stato deve comportarsi senza tentennamenti, riprendendosi il suo ‘mal usato’ cespite ed affidandolo, previa messa all’ asta, a chi invece sia interessato a gestirlo in maniera più onesta ed utile alla collettività . Da “romano” conosco fin da bambino gli stabilimenti da Fregene a Torvaianica, ed abitando ad Anzio da qualche decennio, quelli su questo bellissimo tratto di costa, da Lavinio a Nettuno, e posso dire che non sono pochi i gestori privati che si sono arricchiti con questa attività, nè sono pochi quelli che – mentre i prezzi “per tutti noi bagnanti” crescevano anno per anno fino ad arrivare alle stelle – non si preoccupavano minimamente di pagare le tasse, sia per la scarsezza ( colpevole e colpevolmente reiterata ) dei controlli da parte dello Stato, sia per la corruzione individuale che anche in questo settore non è rara, sia per un certo menefreghismo verso gli altri che invece le tasse le pagano, e sia infine per quel senso di ritenersi “furbi assai” ad eludere le regole !
    Bene, sia pure ‘a tozzi e bocconi’ tutti i nodi stanno venendo al pettine, e mentre esorto anche me stesso a darmi una calmata ( il Governo @Monti è da poco più di 100 giorni che sta operando, e peraltro con una maggioranza ondivaga che non lo garantisce come dovrebbe … e non possiamo certo pretendere che sia “questo” Presidente del Consiglio, già pronto ad andarsene fra un anno, a risolvere ogni cosa lasciata a marcire dai suoi predecessori, anche quando disponevano di robuste maggioranze coese, con un tocco di bacchetta magica ), esorto anche chi ci legga ad avere fiducia, a credere nelle possibilità ( enormi ) del nostro Paese, che – pur non disponendo di materie prime – è per vocazione storica capacissimo di creare e inventare in ogni campo dell’ esistenza umana tutto quello che renda migliore la qualità della vita ! Crediamoci tutti dunque, e che Dio ce la mandi buona !!!! 😀
    @Bruno …

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    • @Bruno: ok, il partito di chi paga le tasse contro chi non le paga già mi piace di più 😉

      Anch’io mi associo all’attestazione di stima a Bruce anche se, come ribadivo in un mio commento in un altro post, ancora non ci ha detto come si sentirebbe nello chalet costruito coi soldi e le fatiche di Maurizio, e giunto a lui per grazia ricevuta.

      Spero che la risposta non sia che chi ha costruito lo chalet è un coglione e peggio per lui: esistono dei diritti legali e dei diritti morali (che sarebbe bene corrispondessero) e mio padre mi ha sempre insegnato che è peccato mortale arricchirsi sulle disgrazie altrui.

      Il mio obolo.

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  56. Carissimo bruno, cosa ti devo dire se non ringraziati pubblicamente per le tue belle parole spese nei miei riguardi.
    Anche se non scrivo che da poco tempo in realtà ti seguo da molto e nemmeno tu non sei per niente male. Tosto, tenace e leale. Caratteristiche che mi sembra siano gradite dalla nostra admin diemme.

    Ma ora devo darle una risposta.
    Intanto credo che nessuna concessione arriva a qualcuno per grazia ricevuta a meno che c’è qualcosa sotto tipo intrallazzo.
    Se poi mi arriva per grazia ricevuta allora sono autorizzato a pensare che questa è la prassi, che anche a maurizio (non me ne voglia ma è solo per fare un nome) è arrivata per grazia ricevuta come a quello prima di lui e poi e poi … e così via.

    Come mi sento nello chalet costruito da altri? Bene, perché rivoluziono tutto.
    Esattamente alla tua stessa maniera dopo aver preso in affitto un appartamento dove il vecchio inquilino ci ha speso i suoi bei soldini e tu lo vuoi arredare alla tua maniera. O no? Idem per qualsiasi attività: bar, ristoranti … chalet.

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  57. Sapete che vi dico?che se il vecchio concessionario perdesse la gara e facesse demolire TUTTA la struttura…al subentrante non basterebbero ne’ il tempo ne’ i soldi per ammortizzare tutto quanto deve essere reinvestito….
    e…x il PUD comunale va rifatto tutto esattamente uguale…..e cosa facciamo…ogni 10/15 anni continuiamo a creare un sistema del genere? Bruce….sei bravo a parlare …molto meno a metterti nei panni altrui, vedendo sempre il negativo. Ricordo che l’area demaniale in inverno non toccherebbe a noi tenerla pulita ed in ordine…invece a ns spese i Comuni ci impongono anche quello, pena multe. Quindi… finche’siamo andati bene, ok….ora calci in culo e pedalare!E chissenefrega se uno ha figli da mantenere…tanto c’e’ Bruce che gli prende lo chalet e lo fa piu’bello!!! Anche io vorrei casa tua…..e che mi importa se hai ancora il mutuo….. Ma che razza di sensibilita’ hai? Non e’cosi’che mostri comprensione della materia e delle situazioni…..ma sembri solo uno dei tanti goduriosi che si gongolano perche'”quei grandi evasori dei balneari” vengono lasciati a spasso! Questa si’che e’democrazia ed intelligenza!

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    • @Ricky: e infatti, non so quanto duri la vostra concessione, ma non vi possono togliere ogni sei anni gli strumenti di lavoro, come potreste ricostruirli? Darli in beneficenza a chi subentra sperando che gli altri facciano lo stesso con voi? Ma non scherziamo su, che la situazione è seria!

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  58. Caro vicky non mi devo mettere nei panni di nessuno nè tanto meno dei tuoi perchè nessuno e nemmeno tu ti metti nei miei, io sto rivendicando un MIO DIRITTO a concorrere a rilevare la tua concessione IN SCADENZA. Punto. E tu DEVI rispettare sia la legge. Altro punto.
    Poi, come abbiamo ampiamente detto, se hai da far rivalere una tua prelazione falla pure, ma se devi lasciare casa (per fare un esempio) la DEVI lasciare e non occuparla ABUSIVAMENTE.
    Penso di esser stato chiaro.

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    • Caro Bruce, forse dobbiamo ancora mettere a punto a cosa ci riferiamo.

      1) La casa, nell’esempio, è di Vicky (che, by the way, è una ragazza): costruita su un terreno in concessione, è vero, ma costruita coi suoi mezzi su un terreno la cui concessione le era stata garantita, per cui non è stato un azzardo o una sua presunzione pensare che aveva tutto il tempo per ammortizzarne la spesa e che l’investimento non fosse un suicidio.

      2) Chiaro che le concessioni possono essere revocate, ma ciò dovrebbe avvenire solo per cause gravi, come inadempienza del concessionario oppure, che so io, una causa di forza maggiore (su questo ci torneremo in termini legali, come già fatto precedentemente), e non è una causa di forza maggiore il dare a un altro la possibilità di pigliarsela.

      3) Legge, ahimé, non significa giustizia: ne abbiamo parlato a iosa nei post sull’aborto e obiezione di coscienza, non è detto che ciò che stabilisce la legge sia automaticamente giusto (e te lo assicura una la cui famiglia è stata sterminata in virtù delle leggi razziali), per cui uno lotta anche per cambiarle le leggi (e comunque il dramma che stanno vivendo queste persone è proprio in virtù di leggi modificate o sopraggiunte).

      Lo Stato non è un proprietario qualsiasi, ha anche dei doveri nei confronti del cittadino, e per di più non vuole riappropriarsi del suo bene, ma semplicemente passare il testimone a un altro sconosciuto, cosa che neanche a un privato cittadino a certi livelli può fare (v. i casi di sfratto che, se non era per necessità personale, non venivano mai concessi).

      Se poi vogliamo agevolare la libera concorrenza, mi dicono (ma questo non lo so per certo) che di coste ancora libere ce ne sono molte, e con un po’ di buon senso ci sarebbe posto per tutti.

      Spero di essere stata chiara anch’io.

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  59. (correzzione)
    … sia la legge che le disposizioni in materia.

    Vedi, oggi ci riempiamo tutti la bocca che la legge deve essere uguale per tutti e che tutti abbiamo diritto alle PARI OPPORTUNITA’, ma poi in realtà ognuno guarda al proprio orticello fregandosene dei diritti altrui, nessuno molla l’osso (tanto per rendere l’idea)

    Te dovresti riguardarti la differenza tra proprietà, locazioni, concessioni, licenze.
    Ogni PROPRIETARIO di un bene ha il diritto, e maggior ragione lo stato, di riappropriarsi del proprio bene. Te al contrario, mi sembra di capire, che consideri già tuo quel pezzetto di spiaggia, o di scogliera.
    Immagina se lo stato dovesse dare in concessione un isolotto a qualcuno e quando lo rivuole indietro trova le navi da guerra.

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  60. bruce, fattene una ragione: ne’ tu ne’ io potremo concorrere ad avere la gestione di uno stabilimento, perchè siamo degli emeriti sconosciuti che vorremmo solo partecipare all’asta per rubare impunemente chalet!!! certo, esistono zone in cui resiste la natura e potremmo abbruttire anche quei tratti di costa piantando la nostra bandiera (e i nostri villini), e a quel punto nessuno verrebbe a dire che ci siamo appropriati di un pezzo di demanio pubblico che non era in concessione… però sono portata a pensare che il vicino concessionario regolare che non vuole mollare l’osso manderebbe qualcuno a radere al suolo il mio abuso…
    seguendo i commenti e avevo smesso di rispondere perchè leggo solo una contrapposizione sterile ed infruttuosa di posizioni, il che mi fa pensare: se non si riesce ad accettare le altrui posizioni in una sede informale in cui si cerca solo di dire le cose come stanno, come si può sperare che si arrivi a qualche accordo “reale” tra le parti in causa?

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    • @Goldie: cara Goldie, in effetti hai ragione che il dialogo è diventato sterile, perché poi alla fine i concetti, da una parte e dall’altra, sono due o tre, quattro al massimo, e si sta rigirando sempre intorno agli stessi.

      A me pare pure strano che non si arrivi a capirsi: per esempio Bruno ha proposto delle soluzioni che mediavano le varie posizione e venivano incontro ai due “schieramenti”, e non mi sembra che le sue fossero proposte peregrine. D’altra parte, e qui veramente mi pare incomprensibile che la cosa non venga accettata, per svolgere quel tipo di attività ci vogliono investimenti seri, non si può fare in modo diverso. Ora, anziché girare sugli stessi punti, mi avrebbe fatto piacere che qualcuno, se lo sa ovviamente, ci avesse raccontato come funziona all’estero, questo famoso “estero” in cui sono sempre più avanti di noi e certe cose funzionano in una certa maniera ormai da anni (oppure no?).

      C’è qualcuno che mi sa rispondere?

      Io comunque all’asta non partecipo, non lascio un posto fisso per un’attività che mi costringe a un esborso enorme e mi dà garanzie per sei anni: non avrò fegato, ma mi tengo stretto il mio stipendio (il che potrà pure significare che, messa in questi termini, non è una gallina d’oro, ma neanche d’argento o di bronzo?)

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  61. Cara Diemme, io non so nulla delle concessioni all’estero, quindi non posso risponderti. Mi scuso per il tono polemico di prima, ma mi avevano appena comunicato che da domani sono in mezzo a una strada (non lavorativamente ma come affitto… evviva il preavviso), i proprietari della casa che avrei dovuto acquistare e per cui ho dato come caparra tutti i miei risparmi non trovano l’atto di vendita della casa, cosa che ha fatto ritardare i tempi di rogito e simili, e mi stavo ustionando 4 dita della mano destra per non far cadere delle cose (sto scrivendo col mignolo!) e sono stata volutamente (e stupidamente) polemica. sorry… torno in cerca di ghiaccio…

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    • Non preoccuparti, spero che tu possa risolvere i tuoi problemi presto: al di là dell’atto di acquisto che non trovano, puoi entrare intanto in possesso della casa? Così, tanto per non dormire sotto i ponti?

      Per le ustioni, hai per caso in casa una pomata alla calendula? Pare sia eccezionale (io in genere una pomata per le ustioni la tengo sempre tra i farmaci d’emergenza).

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  62. Infatti … torniamo alla concretezza, ed al buon senso !
    Conosco personalmente un giovane imprenditore che attualmente “gestisce in concessione” lo stabilimento “La Vecchia Pineta” ad Ostia, essendo subentrato al papà che, a sua volta, era subentrato al nonno ! Chi è romano sa, che questo stabilimento è entrato nella leggenda, sia per la sua bella spiaggia dorata ed il rigoroso dispiegarsi delle sue dotazioni, sia per l’ eccellente ristorante ( ottima, la qualità prezzo … variegate e gustose le pietanze ‘a pesce’, deliziosa la piccola ma ben fornita enoteca ), sia per essere stato “da sempre” frequentato dalla buona borghesia romana . Chi non è romano, ma ama il buon cinema, saprà che questo meraviglioso ed ineguagliabile stabilimento è stato più volte oggetto di scene di film ambientati al mare di Roma, primo fra tutti l’ indimenticabile “Domenica d’ agosto”, per la regia di @Luciano Emmer, un bianco e nero ‘primi anni cinquanta’ che, rivisto oggi, è come un documentario di come, nel dopoguerra, le famiglie romane, della borghesia o del proletariato, passassero le domeniche estive al mare … ) . Bene, questo giovane imprenditore “innamorato del suo mestiere” ( come il papà ed il nonno ), circa 5 anni fa ha provveduto ad una serie di lavori di ristrutturazione ( costosissimi ) mirati a : 1) salvare la memoria storica di questo angolo di imperdibile passato – 2) adeguarlo alle nuove normative, specificatamente a quelle afferenti alla sicurezza . Costui dà lavoro a persone ( bagnini, inservienti, personale del bar e del ristorante, personale amministrativo etc. ), e, se paga regolarmente le tasse come ogni comune cittadino “a reddito fisso”, chi volete che lo voglia espropriare ??? E perchè poi ??? Tutt’ al più lo Stato potrebbe, ai fini del rinnovo ulteriore della concessione, aprire un’ asta pubblica, ma la competenza, la passione, la storia personale, il carisma e la signorilità di cui dispone questo brillante signore, per studi fatti e per tradizione acquisita, ed il riconoscimento dello Stato del suo valore reiterato da decenni e decenni da tutta la sua famiglia, renderebbero impossibile ad eventuali concorrenti di scalzarlo da questa sua creatura !
    Dunque, si comincino ad estrarre dal novero delle circa 30.000 aziende di questo settore “quelle che non pagano le tasse”, quelle che commissionano a personale in sofferenza “lavoro al nero”, quelle che non assicurino i propri collaboratori come prevede la legge, e rimaste a competere le aziende regolari ed oneste, ci si cominci, anche da parte loro, a chiedere il perchè, nell’ arco degli ultimi decenni, i prezzi che il cittadino paga per accedere ad uno stabilimento balneare siano diventati talmente proibitivi da farlo scappare via, magari a distendersi con un asciugamano personale nei pochi tratti di spiaggia rimasti liberi dal brulichio di stabilimenti, mangiandosi un panino portato da casa …. come mai ???
    Lo scopo delle liberalizzazioni non è uccidere le imprese oneste che costituiscono una risorsa importante ai fini della crescita, lo scopo è favorire invece la crescita, creare opportunità di lavoro e, soprattutto, sgravare i costi che paga il cittadino che ancora, per tradizione per lui irrinunciabile, vuole accede negli stabilimenti balneari !
    Dunque, anzichè arroccarsi ‘a testuggine’ a difesa del proprio orto con discutibili motivazioni, le imprese regolari ed oneste facciano allo Stato proposte realizzabili nel reciproco interesse : da una parte, il giusto guadagno per l’ imprenditore ( “che paga le tasse” ), dall’ altra un ridimensionamento dei costi per il cittadino che voglia godersi, pagando il giusto corrispettivo al gestore, un bene demaniale “che rimane anche di sua proprietà” !
    @Bruno …

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    • Le proposte realizzabili nel reciproco interesse sono quelle che stanno cercando di fare, ma vedi Bruno, io credo che le cose stiao diversamente da come tu le prospetti. In un’asta onesta, forse le cose andrebbero come dici tu e nessuno scalzerebbe il vecchio concessionario perché non ci sarebbe nessun motivo per farlo, dall’altra queste imprese sono un’occasione golosa per i colossi, e soprattutto un’occasione per le mafie e la criminalità di riciclare denaro sporco.

      Il problema non è certo il cittadino Bruce che vuole partecipare, per giusto diritto, all’asta (magari, che ne dici Bruce, pagando a Maurizio il giusto per lo chalet che gli lascia in eredità), ma l’esproprio dei beni costruiti non sprovvedutamente, e l’eventuale pilotamento delle aste che forse vedrebbero fatti fuori i privati cittadini.

      Poi vorrei anche rispondere a Goldie sull’abbrutimento delle coste rimaste libere: renderle fruibili significherebbe abbrutirle? Ci sono tanti modi di costruire nel rispetto dell’ambiente e del paesaggio, se su quelle coste invece di mettercelo il privato cittadino il lettino e l’ombrellone ce lo mettesse un gestore, che magari costruisce, in modo non deturpante, servizi igienici e un punto ristoro, questo non significherebbe un disastro ecologico: anche perché, con una concessione a termine, chi è che ci investirebbe più di questo?

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  63. con pezzi di patata sulla mano e usando il solo mignolo rispondo mooolto lentamente… credo che i tratti di costa “immacolati” siano un bene molto prezioso. Sarà che vivo in versilia, e trovare pezzi di spiaggia non attrezzati è un’impresa, ma non credo che gli stabilimenti per come sono attualmente concepiti siano questa gran cosa. Le rare spiagge libere, costrette tra stabilimenti che rubano qualche cm ogni anno, sono ridotte a dei carnai ingestibili, ma sono l’unica alternativa ai prezzi folli e ingiustificati che negli ultimi anni hanno spinto tantissima gente a rifugiarsi nel “fai da te”. Questo per il turismo… ma la costa vergine è qualcosa di diverso, e che merita di restare intonsa. i servizi igienici, il punto ristoro, sono un richiamo per turisti, e dove richiami i turisti in massa, richiami danno ambientale. io cammino per chilometri di costa e il mare non lo vedo: solo chalet (che sono ville a più piani) una attigua all’altra e gli accessi obbligatori all’arenile sono attraverso strettissimi passaggi recintati tra un edificio e l’altro. ombrellone e chioschetto non sono gli stabilimenti per cui si lotta tanto strenuamente in questi giorni, e può essere anacronistico quanto si vuole dire che le strutture removibili servivano in tempo di guerra, ma nelle mie zone anche solo “vedere” il mare dietro la muraglia ininterrotta di “punti ristoro” è un privilegio. e a mio parere è questa la vera follia. follia è aver permesso che lo facessero: che la lobby potentissima dei balneari facesse quello scempio della costa. concedere nuovi permessi oggi sarebbe un’altro insulto al nostro patrimonio naturale. se devo lottare sarà perchè NON lo permettano, non certo per il contrario

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    • Ma guarda che su questo sono perfettamente d’accordo, e non solo sulle spiagge. La cementificazione selvaggia (che comunque è una responsabilità di chi li ha concessi i permessi, e non di chi li ha chiesti) è un male gravissimo dei nostri giorni.

      Io, che sono sempre stata apolitica, ho accolto con gaudio la nascita dei verdi, perché poi l’unica cosa per cui ho veramente voglia di lottare è l’ambiente, l’unica cosa di cui abbiamo veramente bisogno è aria pulita, e acqua pulita. Poi, quando hanno avuto la loro fetta di potere, mi pare che le cose siano andate erggio di prima e, per dirla con un mio amico “il mattone è arrivato fino al vasetto di basilico che tenevamo sul davanzale”.

      Canoni equi e non irrisori, perché il patrimonio pubblico deve fruttare il giusto, limitazione degli spazi a favore delle spiagge libere, calmiere per i prezzi, queste credo che siano questioni su cui si può cominciare a ragionare e che troverebbero, finalmente, d’accordo i due fronti.

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  64. bhè.. nella situazione di cui parlo i permessi sono stati concessi “dopo”, e quasi tutto quel macello è frutto di sanatorie “perchè ormai è stata messa su una costosissima impresa che da’ lavoro a tanta gente e è costata tanti soldi e mica puoi farla abbattere…”, quindi sono tanto tanto scettica sul fatto che si riuscirebbe a trovare un accordo: ci crederò solo quando lo avrò visto, e per ora resto semi convinta che ci sarebbe il solito arrocco sulle solite posizioni, che l’ha avuta vinta per tanti anni

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  65. @diemme
    Scusami, ma non credo che sei stata chiara, anzi stai introducendo un principo molto pericoloso, ovvero la negazione ad un proprietario di un bene di non avvalersene alla scadenza della concessione per rimetterlo sul “libero” mercato sottraendolo al “diritto” di partecipazione al “libero” cittadino italiano o europero come nel caso specifico di partecipare ad una gara di appalto. Questo è antidemocratico e illiberale.
    Come ripeto sarà la magistratura o gli organi competenti a decidere su eventuali rivendicazioni che decidererà in base a leggi e regolamenti. Così vuole la legge.

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    • Bruce, tu stai parlando dello stato come se fosse un privato cittadino. Purtroppo non è ancora arrivata la risposta che stava preparando una persona ben più addetta ai lavori di noi. Guarda che io sono per la proprietà privata, e per il diritto di un proprietario di rientrare in possesso del suo bene, diritto così tanto negato dallo stato italiano che io me ne sono sempre guardata bene dall’acquistare un appartamento per darlo in affitto.

      Comunque, anche se lo stato non è un privato cittadino che rivendica la sua proprietà, nessuno sta negando i diritti del cedente di rientrare in possesso del suo bene, ma di rispettare le regole secondo le quali l’aveva ceduto, che hanno indotto i concessionari a ingenti investimenti: qui però mi dispiace se continuiamo a girare in tondo sugli stessi argomenti, perché di questo abbiamo già parlato a lungo. Non effettuare le aste pubbliche sarò pure antidemocratico e illiberale, ma farle in queste condizioni, gettando sul lastrico persone che le avevano avute a condizioni differenti, diventa un sopruso e un indebito arricchimento (che vale a dire indebito impoverimento dell’altro). Ora, ti pregherei di non ripeterci, perché i nostri punti di vista sono chiari e ripetuti non meno di tre o quattro volte (a dir poco), ma posso togliermi una curiosità? Come mai ti sei tanto accanito sull’argomento? Hai qualcuno che ti sta sulle balle che ha una concessione? (Lo sto chiedendo senza polemica, davvero solo per curiosità)

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  66. … “ma di rispettare le regole secondo le quali l’aveva ceduto, … ”
    Giusto, una volta che un giudice o chi per lui, non so chi sia, ha verificato tutto ciò non rimane che lasciare il bene.
    Ora ti lascio, vado fuori per tutta la giornata, e … lascia stare quelle amiche …
    Buona giornata

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    • Buona giornata a te caro Bruce ma…. perché “una volta che un giudice o chi per lui, non so chi sia, ha verificato tutto ciò non rimane che lasciare il bene.”? Non gli lasci neanche una piccola possibilità che il giudice gli dia ragione?

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  67. Beh … se parliamo di sanatoria, qui entriamo nella mia materia tecnica ed è bene premettere, per chi non lo sappia, che in materia di sanatoria edilizia, fa testo la Legge n. 47 del 1985 .
    Questa legge cardine, da non confondere con gli inverecondi “condoni edilizi” susseguitisi ad opera dei governi ( soprattutto, se non unicamente, di quelli guidati da @berlusconi ), previde anche la concessione edilizia “in sanatoria” per le opere “abusive” eseguite sugli immobili fino agli anni ‘settanta, ma per ogni categoria individuava quali opere potessero rientrare nella casistica di legge e quali no, ESCLUDENDO A PRIORI TUTTI QUEGLI IMMOBILI CHE, QUALUNQUE FOSSE IL LORO USO, FOSSERO STATI REALIZZATI SU TERRENI DEMANIALI .
    Quindi, anche se i condoni edilizi si sono susseguiti a frotte ( pessimi, quelli del “silenzio assenso” ), chiunque ( società o privato ) – a qualsiasi titolo l’ abbia fatto – si costruì ville e chalet ( o altro ) sulle coste italiane è un ABUSIVO, a tutti gli effetti, e ciò che ha realizzato ( casa, albergo, stabilimento, palazzo, villa etc. etc. ) non è più materia di asta pubblica o di trattativa di passaggio, MA DI RUSPA PER LA DEMOLIZIONE ‘TOUT COURT’ !

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    • @Bruno: io odio il cemento, e devo dire che su questo, con enorme sacrificio e remissione economica, sono stata capace di essere molto coerente 😉

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  68. Bruce……allora … lasciamo il ns.orto come dici tu, che x noi e’ il ns lavoro…senza essere rimborsati e senza diritto di prelazione perche’questo e’quello che prevedono le aste…sei contento???? bene,ora vieniti a prendere l’area dove lavoro….ricostruisciti tutto da capo…..occhio e croce 5,000,000 di euro ti dovrebbero bastare….e fra 10 anni rivai all’asta…..Mi auguro tu la perda…..tanto le aste sono giuste, quindi anche se la legge ad oggi ci ha permesso di lavorare ed ora non piu’…pure a te non dovrebbe preoccuparti la cosa……Ti auguro molte estati con mareggiate e venti che ti mangino l’arenile e ti scoperchino i tetti delle cabine….. ti auguro il maltempo cosi’gente ne vedi poca ma i costi li hai….ti auguro di NON AVERE FIGLI DA MANTENERE:e con qst non intendo piu’perdere tempo con una persona che continua A LETTERE MAIUSCOLE a dimostrare la sua mancanza di intelligenza. Prenditelo sto stabilimento e facci la cortesia di non romperci piu’ le palle!

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    • Cara Vicky, ammetto che Bruce si sia accanito sull’argomento e che la storia di prendersi il simbolico chalet di Maurizio abbia rappresentato una grossa provocazione per voi che ci avete sputato sangue e ci avete messo la vita. Mentre leggevo, avrei voluto pure commentare che Bruce non aveva parlato di ricostruire, ma di prendersi quello che era stato costruito da altri e al massimo ridarci un’imbiancata e cambiare quattro mobili, lasciando tutto il debito contratto per la costruzione sulle spalle del suo predecessore, colpevole a suo dire di essere stato coglione a fare quel tipo d’investimento – e con questo è stato lui a insultare per primo; però ti prego, questo te lo passo per par condicio, ma io non voglio che sul mio blog venga insolentito chi la pensa diversamente.

      Chi esprime idee diverse, chi ha gestito la propria vita in maniera diversa, non deve essere definito né coglione, né privo d’intelligenza, né in mala fede, etc., e colgo questa occasione per ribadire il principio che desidero governi questo blog (di cui sono concessionaria, e che WordPress può riprendersi quando vuole, già che ci penso… 😯 ): potete esprimere tutte le idee che volete, tutte le argomentazioni che volete, ma non insolentire gli altri, ve lo chiedo per rispetto a me e a questo mio spazio.

      Considerate che io, per questo motivo, ho censurato anche amici che esprimevano le mie stesse opinioni.

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  69. @Vicky …. permetti ?!?
    Non mi sembra che @Bruce voglia a cuor leggero togliere lavoro a nessuno, e se per un attimo rileggi bene i commenti, potrai constatare che lui si è semplicemente concentrato su un caso ( quello dello chalet ) limitandosi ad esprimere considerazioni che chiunque farebbe, in linea teorica, qualora avesse intenzione di partecipare ad un’ asta pubblica ( sempre ammesso che l’ asta sia regolare e sotto controllo, e non come avviene, ahimè, in genere, dove gli stessi indicenti ( e/o controllori ) agiscono con corruzione … ) per acquisire una villa o un terreno che, per qualsivoglia motivo, siano stati messi all’ asta al migliore offerente .
    Dunque ritorna a ragionare ed a riflettere “al netto di un giudizio” che nulla toglie e nulla aggiunge al problema . Se Tu e la tua famiglia, gestendo una proprietà demaniale marittima con regolare concessione ed investendo in essa non poche risorse “nell’ interesse precipuo della tua attività, SIETE IN REGOLA : 1) CON IL PAGAMENTO REGOLARE DEI CANONI CONCESSORI ( IVI COMPRESI GLI “ADEGUAMENTI CANONE” DI VOLTA IN VOLTA STABILITI DALL’ UFFICIO TECNICO ERARIALE ( OGGI, SOSTITUITO DALL’ AGENZIA DELLE ENTRATE CON I SUOI UFFICI DI PERTINENZA ZONALE ) – 2) CON LA REGOLARIZZAZIONE PREVIDENZIALE DEL PERSONALE CHE OPERA NEL VOSTRO STABILIMENTO BALNEARE – 3) CON IL “PAGAMENTO DELLE TASSE” CHE E’ DOVUTO DA OGNI CITTADINO E/O SOCIETA’ ITALIANA, non credo che Tu ti debba preoccupare più di tanto ! Ma è importantissimo che Tu, con l’ aiuto delle vostre organizzazioni sindacali del settore, proponiate allo Stato una piattaforma che, piaccia o non piaccia, non può prescindere dai seguenti fondamentali aspetti, che sono : 1) il giusto guadagno dell’ Imprenditore privato che gestisca il bene dello Stato ( e cioè anche tuo, mio e di tutti ), e le stesse garanzie che lo Stato accordi a chi intraprenda una attività onesta e concorra, dando lavoro anche ad altri ( e cioè al personale degli stabilimenti balneari ) alla “crescita del PIL”, affinchè la sua specifica azione di lavoro si svolga alla luce di leggi valide per chiunque – 2) la esatta tutela, trattandosi di proprietà demaniale, del territorio, che è una necessità inscindibile. e che viene non di rado cialtronescamente disattesa da chi costruisca, o abbia costruito, “abusivamente” ( o con “concessioni edilizie illegali” rilasciate da autorità amministrative locali che chiudono/hanno chiuso un occhio previo compenso “al nero” ) sugli arenili o sugli scogli delle coste italiane, orridi villoni, chalet, stabilimenti di ogni genere … etc. etc., facendo scempio di una risorsa naturale “che è di tutti/tutte” – 3) il riallineamento dei prezzi “per i cittadini che vogliano stare al mare sostando in uno stabilimento attrezzato” senza essere scannati : è innegabile che gli attuali prezzi che deve sostenere chi acceda ad un lido, prenotando una sdraio, un ombrellone e una cabina, SONO PROIBITIVI E NON PIU’ ESIGIBILI, pena l’ affossamento del settore, giacchè i cittadini non li possono più sostenere e preferiscono squagliarsela altrove .
    Questi “tre aspetti” del problema sono inscindibili, costituiscono il nocciolo inevitabile delle liberalizzazioni ( è inutile illudersi o gridare “al complotto di potenze straniere” o far diventare il problema uno scontro fisico fra chi vuole imporre, con la violenza, il proprio volere di minoranza alla maggioranza dei cittadini e le forze dell’ ordine che rappresentano “tutti i cittadini” ) ed è bene – a mio personale parere, ma anche di moltissime persone – che non vengano dimenticati nelle trattative fra privati e Istituzioni dello Stato, e su questo Tu ed i tuoi colleghi vi dovete concentrare, se avete a cuore il vostro lavoro ed il servizio che rendete ai cittadini ‘alla luce del sole’, del mare, e del quieto vivere in pace con se stessi e con gli altri !!!!
    @Bruno …

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    • Bruno, tu mi dici di aste trasparenti in cui i nostri amici non dovrebbero avere nulla da preoccuparsi, ma posso pensare che non c’è da dormire sonni tranquilli affidandosi alla trasparenza delle aste?

      Quello che dici tu poi è comunque un diritto di prelazione, che è al momento quello in discussione, altrimenti non saremmo qui a parlarne.

      Se poi Vicky – o altri del settore – vorranno ripassare da queste parti, vorrei avere maggiorni infomazioni sul cosiddetto incameramento, già attuato, che mi sembra piuttosto inquietante.

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  70. Nò, io non dicevo a @Vicky di non preoccuparsi …. pensando all’ asta pubblica, io suggerivo invece che, anzichè arroccarsi confidando su un passato irripetibile o cercando di portare lo scontro in piazza, le organizzazioni delle aziende dei gestori di stabilimenti balneari ( ovviamente, quelle in regola con le concessioni e che pagano regolarmente le tasse come tutti noi ‘a reddito fisso’ … ) devono PROPORRE alle Istituzioni, in questa fase, cosa intendano che, dal loro punto di vista di interessati ed esperti del settore, si debba fare affinchè vengano rispettati ed attuati, e dallo Stato e dalle Aziende ( in regola ), i TRE PUNTI che ho riassunto sopra, che sono i cardini delle liberalizzazioni, il cui realizzarsi andrà a sostenere la crescita, invocata da tutti “ma con i sacrifici altrui” ! 😦
    Ovviamente, per chi abbia invece offeso le coste italiane costruendo su aree demaniali “orridi mostri” ( villoni, chalet, etc. etc. ), sottraendo agli altri la bellezza del panorama ( e quell’ avvicinarsi al mare che è bene comune ) per godersela soltanto loro, beh a questi abusivi ed irrisori delle comuni regole civili, lo Stato deve solo imporre la ruspa e le cariche di tritolo per spianare e distruggere quanto di mostruoso abusivamente realizzato “sulla pelle di tutti” !!!
    @Bruno …

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    • Ma non stiamo parlando di recupero delle coste… perché se lo stato si incamera i mostri ecologici e se li pappa, non ha salvaguardato le coste ma si è solo indebitamente arricchito.

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  71. @Diemme: non si parla di recupero delle coste, ma l’unica “proposta” che ho sentito dai diretti interessati è: date in concessione i tratti di costa che in concessione non sono, quindi di aumentare il costruito. Appoggio invece Bruno per le sue proposte, che sono sensate e vengono incontro agli interessi di entrambi gli “schieramenti”.

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    • No, non è l’unica proposta che hanno fatto, anche se vorrei che fossero loro a parlare in proposito, io non conosco tutto l’iter di questi sei anni di lotte e di impegno.

      Per quanto riguarda Bruno invece plaudo anch’io al suo buon senso, non so però fino a che punto teorico o realmente applicabile alla realtà contingente.

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    • Beh, io non sono così pessimista: spesso il buon senso è applicabile, ma forse più alle piccole cose che alle grandi, che sembrano vagare nella nostra vita come schegge impazzite.

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  72. Nè teorico, nè empirico !
    Ma pratico ! 😀
    Quanti “mostri di cemento” hanno invaso le coste, magari “anche” all’ ombra ( tipo “foglia di fico” a coprire malamente le pudenda … ) di stabilimenti balneari che, con la scusa della concessione, invadevano con muraglie, sbarramenti architettonici e cavalli di frisia variegati perfino la vista della spiaggia, sottraendo, in aggiunta, metro per metro di quanto restava del litorale libero ???
    Basta farsi una passeggiata sulla costa laziale, esaminandola attentamente … e per quanto ho potuto vedere anche in altre regioni con sbocco al mare, la situazione non è meno infame !
    Dunque, si facciano avanti le aziende virtuose ( lo ripeto fino alla nausea : quelle che, dopo essere in regola con i versamenti dei contributi previdenziali ai lavoratori che occupano, PAGANO REGOLARMENTE LE TASSE …. ) e propongano loro COSA SI DEBBA FARE per :
    1) Far ritornare a respirare, da un punto di vista del panorama “che è un bene di tutti”, le coste e le spiagge italiane oggi deturpate per renderne esclusivo il godimento a danno degli altri .
    2) Rendere possibile il giusto guadagno ( e le garanzie di intrapresa che deve fornire lo Stato … ) ai gestori “onesti, appassionati ed esperti del settore” .
    3) Rendere agli italiani che accedano agli stabilimenti marini un accesso, pagando il giusto dovuto, anzichè farsi schiacciare dai prezzi proibitivi che vengono attualmente loro richiesti .
    Di qui non si scappa : questo è il cuore delle liberalizzazioni, e come si può ben vedere è un argomento che è nell’ interesse di tutti e le cui soluzioni sono affidate “all’ onesta ed al buon senso” delle parti coinvolte !!!

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    • Bruno, ne ho saputa un’altra, di cui avevo avuto sentore qua e là ma di cui non sapevo bene i termini che mi sono fatta spiegare or ora.

      Leggevo sulla pag di fb del movimento balneari alcuni scambi relativi agli “incamerati”. Chiedo cosa siano e mi rispondono che ci sono alcune centinaia d’imprese che, avendo costruito – sempre con tutti i permessi – delle strutture che ad altri controlli sono risultati “di difficile rimozione”, hanno requisito il bene, non cacciandone l’ormai ex-proprietario, ma costringendolo al pagamento di un canone d’affitto per un bene che in realtà era suo, ma gli è stato espropriato.

      Ora, fosse stata una costruzione abusiva, e fossero venuti con le ruspe, potrei anche dire “finalmente, uno stato con gli attributi che si fa rispettare!”, ma così non è un’appropriazione se non illegale quantomeno immorale? Non è indebito arricchimento, di fatto se non di diritto?

      Ora, perché invece di ricorrere a questi soprusi non si fanno semplicemente pagare il giusto per le concessioni? Perché invece di concedere permessi non bloccano le costruzioni? Io mi chiedo il senso di tutto questo, di uno stato che potrebbe riscuotere un giusto affitto per ciò che è suo, e invece ciò che è suo quasi lo regala, e ciò che non lo è lo sequestra e se lo fa pagare a peso d’oro?

      Se le cose non stanno così rettificate pure, io “relata refero“, e ambasciator non porta pena, ma se stanno così, vogliamo metterci nei panni di questi “incamerati”?

      Avevo un amico che aveva comprato un immobile da un costruttore, pagandolo in contanti. Il costruttore è fallito e piano piano sono stati sequestrati per essere messi all’asta tutti gli immobili, quelli ancora da vendere e quelli già venduti, indipendentemente che fossero stati completamente pagati o meno: oggi la legge è cambiata, e chi acquista da un costruttore è maggiormente è tutelato.

      Ripeto, la legge è cambiata. Perché era ingiusta.

      Ma a chi ne è rimasto vittima negli anni precedente, chi gliela ridarà la casa?

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  73. E’ vero, @Diemme … ed essendo Tu romana come me conosci benissimo la storia di Torvaianica, museo – aperto a cielo e mare – dell’ orrore e dell’ obbrobrio, con una città “fantasma” d’ inverno e d’ autunno, “semi-fantasma” a primavera, ed autentico “formicaio umano” nei mesi estivi .
    Bene, per chi non la conosca, si tratta di una grande città costituita da un’ unica via : la litoranea, e da una fila ininterrotta ( nel vero senso della parola … ) di case, ville, villini, stabilimenti, depositi, bar, alberghi, chalet, palazzine … etc. etc. TUTTI COSTRUITI SULL’ ARENILE, una costruzione stretta all’ altra, cosicchè il mare, percorrendo per chilometri e chilometri la litoranea è pressochè scomparso, a chi osservi la visuale dal livello della strada !!!
    Cosa accadde ??? Che durante la guerra, o subito dopo, poveri muratori che non sapevano dove andare, si costruirono bicocche rubando ai loro cantieri qualche mattone, o po’ di calce, o tegola etc. . Successivamente, si affiancarono a questi soggetti che erano spinti dal bisogno e dalla povertà, una miriade di delinquenti … ed oggi ci vorrebbe una ruspa cosmica per abbattere questo infame e chilometrico filare, principe ineguagliato dell’ abusivismo !!!
    Una sola cosa è certa : nessuna autorità amministrativa – e dico “nessuna” ! – può rilasciare “concessioni edilizie” ( o “condoni edilizi” ) su ciò che si sia costruito, in ferro, pietra e cemento sull’ arenile, se non per “piccole” e asportabili ( o facilmente individuabili e rimovibili, cessatone l’ uso ) strutture finalizzate, ad esempio, a realizzare uno stabilimento balneare, o altro servizio “pubblico” mirato ad una concessione “d’ uso” ( mai di proprietà, poichè il cespite è e resta per definizione “di proprietà di tutti”, e non del singolo concessionario ) .
    Ah …. @Diemme, quanto c’ è da lavorare, ammesso che le parti siano spinte tutte dalla ricerca di una soluzione logica, e storica, che non degradi nessuno !
    @Bruno …

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  74. Ciao @Bruce … approfitto di questo spazio gentile ( io, non ho un blog … e vado errando per spazi dove si possibile costruire qualcosa, ridendo se necessario di noi …. confrontandoci sempre nel rispetto del modo di essere e pensare altrui, comunque … ) per salutarti e confermarti che è un piacere discutere, rilassatamente ( ma con precisa, benchè parziale, visione dei problemi ) con te, e sono certissimo che, se potessimo parlarci ‘de visu’ anche con @Vicky, o col battagliero @Walter o con chiunque voglia esaminare “costruttivamente” e nel rispetto sincero di “tutte” le parti coinvolte, potremmo discutere seriamente ed al limite trovare anche una soluzione, per quanto complesso sia questo problema oggi all’ attenzione, non solo della Istituzioni, ma anche di moltissimi cittadini !
    Ma ovviamente, devono dire il proprio parere – democraticamente – “tutte le parti in gioco”, e quindi “anche” di noi cittadini “utenti”, e con piacere antico, degli stabilimenti marini, fin tanto che ci è stato possibile, giacchè oggi entrare in uno stabilimento ed affittare, giornalmente o con abbonamento settimanale, o mensile, o per l’ intera stagione, una cabina, una sdraio ed un ombrellone, al netto delle spese del bar o del ristorante annessi, è obiettivamente proibitivo, essendo i costi saliti alle stelle in maniera veramente incredibile, e questo spiega il perchè la massa dei cittadini viene al mare “alla mordi e fuggi”, equipaggiata di asciugamani e panini preparati in casa, tenendosi alla larga degli stabilimenti per le loro elevatissime spese e cercando disperatamente spazi di spiaggia libera oggi praticamente introvabili a causa degli abusi perpetrati “da tutti quelli che non rispettano le regole del vivere civile” .
    Possiamo giocare di scherma o di tortore, citare questa o quella legge o leggina, possiamo disquisire fino alle calende greche, ma resta al nocciolo del problema quello che ho già più volte scritto anche da @Diemme. e cioè :
    1) L’ INTERESSE ECONOMICO dei gestori già soggetti di concessioni per l’ uso del bene concesso ( e non per la proprietà che sarebbe impossibile, se il cespite fosse “demaniale” ) ai fini della resa di un servizio pubblico, gestori – “onesti e che paghino regolarmente le tasse” come chi abbia un reddito fisso – che DEVONO guadagnare dal loro lavoro, all’ interno di leggi uguali per tutti, il giusto compenso di chi intraprenda ‘a suo rischio e pericolo’, e con la garanzia di uno Stato che tuteli la loro azione nei confronti di chi, disonestamente presentandosi sul mercato col solo fine di lucrare, si avvantaggi rispetto a chi segua scrupolosamente le disposizioni di legge .
    2) L’ INTERESSE DELLO STATO ( e quindi di tutti noi cittadini, compresi i gestori onesti degli stabilimenti ) a che le coste del nostro paese cessino di essere accumuli di ferro e cemento che cancellino il mare ed il suo bel panorama, bene irrinunciabile di tutti, con rimozione immediata di quanto abusivamente e abominevolmente costruito, o con riassorbimento, dove sia possibile, dell’ essenziale “che non deturpi irrimediabilmente” la costa e la sua visuale .
    3) L’ INTERESSE DEI CITTADINI FRUITORI DI STABILIMENTI MARINI, che non possono ( e non devono, visto che ne sono anche comproprietari ) più pagare i prezzi smodati che vi si praticano, ed al limite riavere la possibilità di accesso a tratti di costa liberi e naturali, cosa oggi praticamente impossibile, vista l’ avanzata ignominiosa del ferro e del cemento sulle spiagge nazionali .
    E’ vero, non esiste nella vita concreta, e precaria, la “verità apodittica”, ma è altrettanto vero esistono i “bisogni reali” e, almeno in uno Stato “democratico e laico”, in quanto tali devono essere sempre anteposti ai “bisogni aggiuntivi”, importanti anche quelli ma non priorità della vita quotidiana !
    Un abbraccio a te … @Bruce 😀 ( e, se me lo consente, alla riflessiva e sincera @Goldie ) …. ed anche a @Diemme ( ma con lei ci abbracciamo spesso … non di rado anche col tortore in mano :mrgreen: ), che, non dimentichiamocelo mai, con la sua irruente generosità, ci ha consentito di affrontare questo problema senza maschere inutili !
    @Bruno …

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    • Tutto giusto, caro Bruno, peccato che qui non si stia parlando né di costruire ulteriori strutture, né di rimuovere quelle esistenti, né di calmierare i prezzi, né di lottare contro abusivismo ed evasione fiscale.

      Abbiamo parlato di tutto, e questo è un blog, ci può pure stare ma qui si tratta, tanto per cominciare, di togliere a dei piccoli imprenditori quello che hanno costruito per regalarlo a qualcun altro, di togliere alla piccole imprese, di periodo in periodo, gli strumenti per lavorare, ora dopo averglieli fatti acquistare con prospettive diverse, un domani rendendo improponibili gli investimenti, che quindi potranno essere fatti non dal singolo cittadino, che difficilmente avrà le spalle abbastanza grosse (e quindi, caro Bruce, mi dispiace per te, ma mi sa che lo chalet di Maurizio non l’avrai mai), ma da grossi colossi che staranno agli attuali stabilimenti esattamente come i centri commerciali stanno ai negozi di una volta.

      Insomma, non stiamo togliendo la trattoria della Sora Lella per darla al Sor Peppe, che già ci sarebbe da discutere, ma per farne l’ennesimo Mac Donald!

      Ipsa dixit (sic ipsa cogitat… 😛 ).

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  75. Ahè … a sora @Ippesa, a sora @Coggita …. scherziamo ??? 😯
    Forse non ci si rende conto della realtà : il bel tempo è finito, la storia ha voltato pagina !
    Ricomincia a parlare la legge, sebbene farfugliando ancora i primi vagiti, quantunque zoppicando vistosamente non ostante l’ uso di stampelle, ancorchè un poco immemore del passato, ma sempre legge …. ed i capannoni ‘tipo ipermercato’ sull’ arenile ( che, ahinoi, già ci sono … vieni alla McDonald di Torvaianica ) lambito dal mare … è una follia da barbari che non sarà più consentita .
    Quanto agli altri due aspetti inviolabili della situazione ( l’ interesse dei gestori onesti “e pagatori di tasse” documentati, l’ interesse dei cittadini ad accedere agli stabilimenti marini senza farsi dopo l’ harakiri ) è bene che restino sul tavolo, se si vuole scendere ‘democraticamente’ in piazza per sostenere i sacrosanti diritti dei “concessionari-imprenditori onesti” che le Istituzioni dovessero vessare per rimpinguare il partafogli di pochi !!!
    @Bruno …

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  76. @Diemme: devo credere che sul tavolo delle trattative ci sia solo il solito chalet sicuramente in regola e di facile rimozione (come previsto dalla legge) che tutti vogliono in regalo?

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    • Cara Goldie, ti posso dire semplicemente come la vedo io che, ti ripeto, sono una lavoratrice dipendente, che evita a volte gli stabilimenti per i prezzi proibitivi e che, passeggiando sul lungomare, vorrebbe magari pure vedere un po’ più mare e un po’ meno cemento o che per esso.

      Recapitolando, sempre per come la vedo io, lo stato dovrebbe agevolare l’impresa, come dovrebbe agevolare l’acquisto della prima casa, come dovrebbe agevolare l’accesso agli studi, all’università in particolare, degli studenti meritevoli (e rimandare gli altri a svolgere altri mestieri, che la terra ha bisogno di braccia), come dovrebbe assistere anziani, ammalati, i disabili, etc. etc. etc.

      Per fare tutto questo ha bisogno di tanti soldi quindi figurati se io, come voi, non sostengo la lotta all’evasione fiscale, ma anche di governanti che amministrino bene la cosa pubblica e questi soldi non se li pappino (ma pure questo è un altro discorso).

      Qui stiamo parlando di persone che hanno messo su attività su terreni in concessione, con rinnovo automatico e diritto di prelazione, e mettiamo conto di parlare solo di quelli che sono in regola perché, per quelli che non lo sono, se è finita la pacchia mi pare pure cosa buona e giusta.

      Dunque queste persone, conoscendo caratteristiche e modalità della concessione in uso, ci investono lavoro e soldi, non per arbitrio, ma probabilmente perché quel tipo di attività non si potrebbe svolgere in altro modo. Investono dei soldi, non che gli avanzano (che comunque non farebbe differenza), ma prendendo mutui che sanno di poter pagare coi proventi del loro lavoro (che dipende anche da altri fattori, perché anche il turismo ha i suoi alti e bassi ma, questi, sono i rischi d’impresa).

      Tutto ciò che viene costruito viene costruito con regolari permessi chiesti e approvati: le costruzioni fanno schifo? Deturpano? Sono troppo grosse? Inamovibili e in contrasto con qualche altra norma? E allora che glieli neghino questi permessi! Poi, non è colpa dell’impresario che ha avuto regolare concessione se di spiaggia libera ne rimane poca, né cambierebbe la proporzione se invece di gestirlo Tizio lo stabilimento lo gestissero Caio o Sempronio.

      Arriva l’Europa e dice: “Ma che credete di avere l’esclusiva dello sfruttamento delle vostre spiagge? Manco per sogno, si mettono all’asta e noi ci fiondiamo. Ci sono leggi che tutelano gli attuali concessionari? E che problema c’è, si aboliscono, e chi ha dato ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto ha avuto, scurdammoce ‘o passato, mo’ c’è l’Europa e si mette tutto sul piatto”.

      Questo potrebbe pure andare bene (veramente mi gira il chiccherone, come italiana, che le nostre bellezze naturali servano a portare i soldi a Bonn o a Praga o Copenaghen, ma siamo Europa, non facciamo i campanilisti!), se queste nuove regole si applicassero “da ora in poi”, e quindi con concessionari che sappiano fin dall’inizio che la loro impresa è a termine (ma mi chiedo, ma chi creerebbe mai un’impresa, di qualsiasi tipo, sapendo che dopo sei anni la dovrà chiudere? 😯 ), e valutando pressoché singolarmente l’impatto su quelle esistenti, perché la gente – che lavora e che è in regola, che ha messo sul piatto della bilancia, oltre a soldi e a lavoro, anche uno spirito imprenditoriale che è la forza di una nazione – non può essere messa sul lastrico così, cambiandole le carte in tavola. Ecco, per me è tutto qui, tutto il resto di cui abbiamo parlato sono cose magari giustissime, ma che riguardano altre questioni, e cioè di come dovrebbero essere dati o non dati i permessi, quanta spiaggia libera lasciare, come calmierare i prezzi, etc. etc., che non sono al momento oggetto di discussione, né in sede italiana né in sede europea.

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  77. Bene !
    Accantoniamo per adesso “gli abusi” già realizzati in nome ( gli interessati dicono : “illo tempore”, non erano abusi 😯 ) di vecchie o nuove concessioni, scadute o in scadenza, ma che ci diciamo sul resto ???
    Ti sembrano giusti i costi che deve sopportare un cittadino che, da solo o con la sua famiglia, voglia entrare e sostare una giornata “dentro” uno stabilimento marino ???
    Ti sembra giusto che un imprenditore balneare che paghi regolarmente le tasse, oltre che stare in regola con i canoni concessori e con l’ iscrizione per i contributi a favore dei collaboratori che impiega, debba soccombere a vantaggio dei soliti furbastri che non siano in regola con nulla ???
    O vogliamo fare di ogni erba un fascio ???
    Tutti in regola i titolari di aziende per la balneazione ???

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    • @Bruno: no, non mi sembrano giusti, e se si farà una battaglia per calmierare i prezzi state certi che l’appoggerò. ma che c’entra col discorso che stiamo facendo?

      Mi chiedi se mi “sembra giusto che un imprenditore balneare che paghi regolarmente le tasse, oltre che stare in regola con i canoni concessori e con l’ iscrizione per i contributi a favore dei collaboratori che impiega, debba soccombere a vantaggio dei soliti furbastri che non siano in regola con nulla ???”: e certo che non mi sembra giusto, possibile che al 172° commento ancora non è chiaro che è di quello che stiamo parlando??? 😯

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  78. Rispondo solo ad un paio di punti, perchè mi sembrano più pertinenti degli altri:

    tu dici: “Inamovibili e in contrasto con qualche altra norma? E allora che glieli neghino questi permessi! ”
    io ti dico come funziona in questo magnifico mondo che conosco molto da vicino: io, balneare, propongo il mio bello chalet rimovibile, per cui ottengo i permessi. quindi costruisco una bella e rimovibile baraccona, al cui interno costruisco una villa in cemento armato, che ricalchi bene i piani dello chalet. dopo rimuovo la struttura in legno (ma il più delle volte resta così da’ meno nell’occhio). e dopo ANNI qualcuno nota la cosa. quindi nessuno ti ha negato i permessi, ma siamo sicuri che la colpa sia di chi ti ha dato il permesso di costruire? e se a quel punto te la vogliono abbattere è tanto strano?

    “Arriva l’Europa e dice: “Ma che credete di avere l’esclusiva dello sfruttamento delle vostre spiagge? Manco per sogno, si mettono all’asta e noi ci fiondiamo. “”
    per me arriva l’Europa e dice: in Europa vigono certe leggi che in Italia non rispettate. O vi adeguate o non siete Europa. Non ci vedo un saccheggio delle nostre spiagge. Come non mi sono indignata per il richiamo a rispettare le norme di sicurezza, o quelle di efficienza energetica, non vedo l’assalto straniero alle nostre coste se ci chiedono di rispettare la concorrenza. Non possiamo volere solo le regole che ci fanno comodo.

    Un’ultima cosa: il tuo post e i tuoi commenti sono relativi a un’assemblea di balneari e una pagina fb di balneari: in entrambe le sedi era presente solo la rappresentanza dei balneari o anche qualcuno che parlasse di leggi/soluzioni/proposte dalla parte politica/parlamentare?

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    • @goldie: la seconda che hai detto. Sono state presentate leggi/soluzioni/proposte, si sono interessati anche ministri e rappresentanti parlamentari.

      Per quanto riguarda il tuo esempio, io, francamente, non so più come spiegarlo che difendere gli abusi edilizi non è certo cose che farei né mi interessi fare: se loro mi dicono di stare in regola, per me è vero, se non lo è, che gli sequestrino il bene, che lo abbattano, però questo fatto dell’incameramento, anche fosse davvero abusivo, mi sa proprio di appropriazione indebita… Abusivo? Lo abbattano, e tutt’al più lascino la struttura removibile autorizzata.

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  79. Essì, @Diemme … se al tuo penultimo commento concludi con “arriva l’ Europa e ci dice : “Ma che credete di avere l’esclusiva dello sfruttamento delle vostre spiagge? ” …. beh, allora è come se dovessimo ricominciare di nuovo da capo ! 😯
    Qui, non è arrivata nessun Europa a imporci di regalare allo straniero le nostre coste : qui c’ è bisogno di “liberalizzare” non pochi settori della nostra economia, di recidere, se non tutte, almeno la maggior parte delle ‘tele di ragno’ che avviluppano ( e appesantiscono ) il nostro sistema impedendone la crescita, ostacolando l’ occupazione e, peraltro, paralizzando ogni iniziativa che vada incontro al vantaggio di “tutti” i cittadini !
    Ma così – esattamente così – come c’ è la “resistenza” dei tassinari, dei farmacisti, degli avvocati, dei notai, dei proprietari di pompe di benzina, delle assicurazioni, di banche, di parrocchie … etc. etc. che ostacolano tutte le iniziative dello Stato in materia di liberalizzazione, ecco ora la categoria degli esercenti di stabilimenti marini che gridano “abbasso lo straniero” e lottano per il mantenimento dei propri interessi, interessi che, in alcuni casi, “sono sacrosanti”, in altri invece fuori luogo, irrazionali e pretestuosi !
    Tu stessa centri il problema, con giusta logica, quando dici che i prezzi che il cittadino deve fronteggiare per andare al mare a prendere una boccata di sole “sono troppo alti”, che per vedere il mare occorre il cannocchiale e una visuale dall’ alto, che tutti dobbiamo pagare le tasse, che lo Stato deve agevolare l’ impresa e proteggerla … etc. etc. e poi ? Riecco lo straniero ed il complotto dell’ Europa contro la povera Italietta ?!?
    Così, diciamocelo, non si va da nessuna parte, e gli “arroccamenti a difesa dell’ orticello proprio”, che sostituiscono le proposte attuabili ed utili nell’ interesse di tutti, se ne vanno, ancora una volta ahinoi, a farsi benedire nel calderone dove tutto è giusto e tutto è ingiusto, per la gioia di nessuno !
    Mah ….
    Mala tempora currunt … spes tamen ultima dea !!! :mrgreen:

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    • @Bruno, con la liberalizzazione ai tassisti non toglieranno i taxi, ai farmacisti non toglieranno la farmacia, ai notai non toglieranno lo studio notarile: se permetti, non è una differenza da poco.

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    • @Bruce: da revocare per grave e giustificato motivo… non mi andare a far riprendere la norma (comunque va bene la formula del testo della sentenza che ho riportato).

      Qui non stiamo parlando di una spiaggia da destinare ad altro uso, e quindi non c’è una superiore necessità di stato o una causa di forza maggiore.

      PS: piano piano che? 🙄

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  80. “si sono interessati anche ministri e rappresentanti parlamentari”: e non hanno fiatato?
    Ora, io non so esattamente come siano state date le concessioni per le strutture di difficile rimozione, ma da quel che ho letto l’articolo 49 del codice della Navigazione sostiene che le costruzioni debbano essere di facile rimozione. Così è per legge, e così devi costruire.
    Leggo: l’Agenzia del demanio, “sta effettuando verifiche, allo scopo di rilevare se le strutture e le attrezzature esistenti negli stabilimenti balneari siano da considerarsi di ‘facile’ oppure di ‘difficile’ rimozione, ai sensi di quanto stabilito dal Codice della navigazione. In base a queste verifiche, allo scadere delle concessioni entro il 31 dicembre 2015, le strutture rilevate come di ‘difficile’ rimozione, saranno incamerate dallo Stato, cioé acquisite in proprietà, senza riconoscere alcun indennizzo a coloro che quelle strutture hanno realizzato.”
    Quindi se per legge non posso costruire impianti di difficile rimozione, e se invece sulle coste a quanto pare ci sono solo quelle visto il fermento attuale sulla questione “incameramento di strutture di difficile rimozione e/o abusive”, io capisco che tu sia favorevole a chi le ha costruite legalmente, ma vorrei sapere come sia stato possibile, e non credo che lo sia stato nella piena legalità. Tu dici: “se loro mi dicono di stare in regola, per me è vero”: sono certa che se parlassi con dei detenuti salterebbe fuori che in Italia esistono solo ed esclusivamente errori giudiziari ed innocenti in carcere. Con questo non voglio fare di tutta l’erba un fascio, solo dire che gli attuali controlli sono volti a colpire chi in regola non è, mentre chi ha costruito “a norma” non sarà toccato.

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    • @goldie: ma sì, ma sì che hanno fiatato, di iniziative ce ne sono tante, e qualcosa pare si stia smuovendo, però non sono informata su tutti i passaggi, io ho messo a disposizione questo spazio anche perché i diretti interessati potessero venirne a discutere, io non sono così addentro a sei anni di lotte, so solo che qualsiasi obiezione io faccia, qualsiasi informazione chieda, sono preparati a rispondere, non hanno lottato tanti anni invano, e si sono uniti, e stanno diventando una voce forte.

      Io mi auguro davvero che possano vincere la loro battaglia, nei modi e nei termini di giustizia, legale ed umana.

      Per quanto riguarda tutto il resto, sull’abusivismo, e sui detenuti che si dichiarano innocenti, potrei anche darti ragione (anzi, ce l’hai), ma io ne sto facendo una questione di principio e quindi la premessa è “Se le cose stanno così”: se non ci stanno è un altro film.

      Non lotteresti anche tu, anche alla luce di quanto hai giustissimamente detto sui detenuti (e comunque ti assicuro che non è sempre così), contro l’ingiusta detenzione? Contro gli errori giudiziari? Non ritieni anche tu un abominio gli innocenti ingiustamente detenuti?

      E questo è forse parlare di aria fritta? Direi di no, visto che esiste l’ingiusta detenzione, esistono gli errori giudiziari (ne è piena la storia!), esiste l’abominio degli innocenti ingiustamente detenuti.

      PS: sul carcere ho un’esperienza indiretta grazie alle testimonianze di una mia amica, volontaria per l’appunto in un carcere.

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  81. @Goldie …. quando hai disegnato la storia dello chalet “rimovibile” autorizzato, poi costruito a guscio esterno di una struttura in cemento, pietra e ferro all’ interno, hai con poche parole sintetizzato la storia della fine, nel corso degli ultimi anni, di chilometri e chilometri di meravigliosa “macchia mediterranea” delle coste laziali, la fine di molte spiagge per molti cittadini, questa è la realtà della devastazione a cui abbiamo assistito !
    Ed infine, quando hai parlato di Europa, alla quale vogliamo appartenere, essendo fra l’ altro “tra i Padri Fondatori” ( e DOBBIAMO appartenervi, specie noi Italia priva di materie prime, con una burocrazia che ci riconsegna all’ ottocento, ed una serie di “manette” che impediscono una libera, fattiva ed utile intrapresa ), hai finalmente centrato il punto : perchè l’ Europa non sia più una mera unificazione di monete nazionali e diventi invece una vera e propria unità politica alta, è necessario cominciare a riflettere e ad ammettere che le leggi, pur noi non abituati ad osservarle, ci sono, ci saranno e vanno sempre rispettate, in ogni Stato membro, senza più zone oscure di protezionismo inutile !
    @Bruno ….

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  82. Esatto : con le liberalizzazioni NON devono essere tolti i taxi agli esercenti ( ci mancherebbe altro …. ) ma si devono riportare le tariffe, a carico di chi viaggi utilizzando questo “servizio pubblico” ( poichè tale è, non dimentichiamolo … ), ai livelli in vigore nelle più grandi capitali europee ( dove viaggiare in taxi costa la metà all’ incirca rispetto a Roma, Napoli o Milano, e trovarli a disposizione non è un problema insormontabile come da noi ), NON devono essere sottratti ai Notai i loro “preziosi” studi, ma le loro prestazioni DEVONO essere, allargando la casta ed introducendovi, come si sta facendo, nuovi professionisti, meno onerose per i cittadini, NON devono essere rapinate ai pronipoti di antichi Farmacisti i loro negozi feudo, tutelati ‘con l’ unghia e con i denti’, ma DEVE essere aumentato il numero dei giovani Farmacisti con le carte in regola, affinchè, per il cittadino, aumentino le possibilità di assistenza e diminuiscano le spese farmaceutiche … e così via !
    Quindi, giova ribadirlo : nessun diktat da Paesi Europei, ma nostra necessità di attuare ogni iniziativa politico-economica finalizzata a sostenere la crescita, le opportunità di lavoro ad essa congiunte, ed infine riconfigurare un modo di vivere “non perfetto”, ma meno effimero dell’ attuale andato in crisi, meno coeso all’ interesse di pochissimi a discapito della maggioranza dei cittadini, più equo per tutti, specialmente per le categorie più indifese !
    @Bruno …

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    • @Bruno 10:32: e tutto questo che c’entra col nostro discorso? No ti prego, non dirmelo, che io tutto quello che dovevo dire l’ho già detto, e qui si sta continuando a portare il discorso fuori tema, sollevando eccezioni, mischiando argomenti, citando casi di abusi e soprusi per i quali finalmente arriverà baffone, etc. etc.

      Qui stiamo intervenendo, oramai, sempre noi quattro, credo che abbiamo detto tutto quello che c’è da dire, e oramai si continua a uscire dal seminato per dimostrare tesi ovvie, su cui siamo pure tutti d’accordo, che sono lontane dal nostro argomento e non aggiungono niente.

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  83. Cara @Goldie … se torniamo in materia di autorizzazioni regolari ottenute da proponenti progetti “di strutture non amovibili” ( o difficili da rimuovere … ), attenzione : premesso che nessuna Autorità Amministrativa ha, per legge, la facoltà di rilasciare “nuove concessioni edilizie” ( “concessioni in sanatoria” ) a privati che vogliano realizzare nuove costruzioni “su terreno del demanio marittimo” o ampliamenti “in ferro e cemento” di strutture preesistenti ( ma rimovibili ) già a suo tempo autorizzate, non sono pochi i privati che affermano di essere in regola con i permessi ottenuti, e sai perchè ??? Perchè, e mi fa male dirlo essendo nota la mia scarsissima fiducia in @Berlusconi, sotto i suoi Governi vennero introdotti, al fine di by-passare la legge 47/1985 sul rilascio delle “concessioni edilizie in sanatoria”, sciagurati “condoni” basati sul “silenzio/assenso” in questo senso : l’ interessato, che ampliava o costruiva, mandava per raccomandata al Comune di pertinenza, anticipando il versamento dell’ oblazione, i progetti, e se il comune “non rispondeva” per tempo, la mancata risposta era, in base alla disposizione governativa, interpretata “come assenso”, e cioè come una vera e propria autorizzazione all’ abuso che i furbastri “ammanigliati” stavano portando a termine . Ora, i nodi stanno venendo al pettine e si potrà finalmente vedere “chi sia in regola e chi non lo sia”, chi paghi le tasse e chi non le abbia mai pagate, chi svolga un servizio pubblico con passione ( mettendoci anche del suo ) e chi, quello stesso servizio l’ abbia fornito male, a caro prezzo e senza osservare alcuna regola !

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    • @Bruno 10:52: e pure sull’emersione delle irregolarità siamo d’accordo, quindi spero concorderai che tutto quello che avevi da dire sull’argomento l’hai abbondantemente illustrato e sciorinato, grazie.

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  84. Sciorinato ?!? 😯
    Sciorsì, @my-lady ! 🙂
    Del resto, io, te, @Goldie e @Bruce …. stiamo spettando, più che @baffone ( pussa via brutta bertuccia … solo a nominarlo, mi viene l’ orticaria 👿 ), il fantomatico @Godot …
    Chissà ? Forse, prima o poi qui, qualcuno degli addetti ai lavori ci dirà quali siano le proposte, a vantaggio di noi cittadini che amiamo il mare, che gli agguerriti ed esperti @Gestori degli stabilimenti balneari hanno esemplificato al Governo, per riordinare finalmente un settore che, francamente, non è che ad oggi sia troppo esemplare da un punto di vista qualità/prezzo o di tutela delle coste ….
    Personalmente, anche al netto del mio modo nostalgico di vedere le cose, non potrei fare a meno di ricordare, attraversando Ostia, o Castel Fusano … quei nomi magici di lidi come Vecchia Pineta, Kursal, Battistini, Marechiaro, Pinetina, Elmi, Duilio …. e tanti altri ancora che vivono nella mia memoria grata di adolescente, fin da quando – sbarcando dal trenino preso alla Piramide – in una ressa di persone allupate, schiamazzanti, stracariche di pacchi e pacchetti e marmaglie di bambini irrequieti, in un effluvio di profumi di creme solari …. misi piede in questa, oggi ahimè deturpata, mitica stazione marittima, e vidi per la prima volta il mare e quegli stabilimenti dagli ingressi solenni, dalle cabine variopinte e spiagge pettinate, su cui si aprivano, a ridosso della battigia, ombrelloni come farfalle agitate dal vento …. sotto un sole che sembrava non finisse mai e quei @Bagnini che ci apparivano semidei, che ci conoscevano ‘uno per uno’ … che con affetto e maestria vegliavano su di noi … insegnandoci a nuotare, e non solo nel mare !

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    • Magari loro non sono persone di penna, come invece lo siamo io, te, goldie e Bruce, però ti posso dire una cosa? Forse pure a me sarebbe passata la voglia, mai come su questo argomento mi sono sentita in ambiente ostile per principio, con attacchi a prescindere, con poca voglia di mettersi nei panni altrui.

      Persino sul controversissimo post sull’aborto e sull’obiezione di coscienza, che pure ha lasciato sul terreno morti e feriti, con tutto il fervore a la passione delle parti schierate ho percepito un’ostilità del genere – non da te Bruno – a prescindere dai fatti, che fa diventare veramente poco piacevole – e poco produttivo – lo scontro. Combatteranno i nostri balneari, certo che combatteranno e porteranno sul tavolo delle trattative le loro ragioni – e ovviamente le loro proposte-, ma almeno il fegato se lo risparmieranno per situazioni più produttive.

      Mi ricordo una barzelletta, ambientata in un paese razzista, in cui un automobilista bianco investe quattro pedoni negri. In tribunale il giudice – bianco – interroga l’automobilista e gli chiede “E a che velocità andavano i negri?”.

      Ecco, la mia impressione a pelle, su certi fronti, è stata questa, di accanimento a prescindere e, ripeto, chi glielo fa a fare a questi i venirsi ad avvelenare il sangue su un blog, quando dovranno risparmiare le forze per ben altri contesti?

      E poi, tra quindici giorni qualcuno comincerà già persino ad aprire, e già stanno al lavoro… forse i tre mesi di lavoro e nove di riposo sono solo un mito, i tre mesi sono solo quelli in cui hanno la possibilità di guadagnare, ma il lavoro non retribuito gli occupa qualche mese in più e… le spese corrono tutto l’anno.

      Non è tutt’oro quello che luccica. Qualcuno si è persino stupito che io abbia preso così a cuore questa questione, e certo non sono parte interessata, sotto nessun punto di vista (se non come cittadina a cui non piace uno stato che cambia le carte in tavola, e questo sì che ogni tanto m’è successo!).

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    • Sì per favore? Sì per favore che, andare a riprendere la norma? Mi riferivo soprattutto alla sentenza già pubblicata in questa sede, e presente nei commenti. Per il resto ti rimando alla risposta data a Bruno, in cui ribadisco che non mi riferisco a lui, ma a te sì, tanto da essere arrivata a chiederti se tale accanimento avesse origini personali. Comunque, loro non sono presenti, io quello che devo dire l’ho detto, quindi mi fermo qui, non mi piacciomo i disci rotti (per disco rotto non intendo le persone, ma gli argomenti che oramai stanno riciclando su se stessi)

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  85. Sì esattamente il numero della norma, e non una generica sentenza, come ho fatto io riportando per intero la norma n. 37 (citato da un commentatore) preso dal sito CONCESSIONI DEMANIALI MARITTIME
    (www.patrimoniopubblico.it – 25 ottobre 2011)

    L’art. 37 è dedicato al concorso di più domande di concessione demaniale marittima e costituisce il caposaldo normativo del c.d. diritto di insistenza.

    Le sentenze possono rifarsi a casi specifici e circostanziati, come avviene in tutte le cause e non cestiscono la regola
    Quindi per favore mi piacerebbe leggerla di persona.

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    • E allora valla a leggere caro Bruce, perché questo non è un tribunale, né tribuna poilitica, io non sono un avvocato, e per imbastire una causa e tirare fuori tutta la giurisprudenza in merito ci vogliono mesi e io, che avvocato non sono, non ho intenzione di impiegare il mio scarsissimo tempo a disposizione in questo, oltre che probabilmente non sarei in grado di farlo: non è che uno si prende una laurea in giurisprudenza per fare un mestiere che chiunque altro saprebbe fare, magari con due ricerche su internet! Se tu invece sì, vattela a cercare, e facci un bell’articolo contro i balneari sul tuo blog, perché per me qui l’argomento è chiuso.

      E comunque, riguardo alla differenza tra la norma e la sentenza, è pure vera un’altra cosa: una norma, una legge, possono avere mille altre rivisitazioni, integrazioni e rettifiche, mentre una sentenza deve tenere presente, come dire, la versione integrale. Caso specifico? Sì, ma sempre che si rifà alla giurisprudenza in merito, nelle sentenze esiste un fatto e un diritto.

      Te lo chiedo per favore Bruce, le ulteriori osservazioni falle sul tuo blog, chi sarà interessato ti seguirà (magari qui arriverà il pingback e quindi saranno informati della pubblicazione). Io comincio ad annoiarmi, e siccome questo è il mio blog, di annoiarmi non mi pare il caso.

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    • @Bruce: non lo metto in dubbio che tu non partecipi a “un incontro nel quadro di una lotta”, ti sei ampiamente presentato come persona che lotta unicamente per il proprio orticello.

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