Archivio | 6 gennaio 2012

Sull’obiezione di coscienza

Leggo oggi questo articolo e per me, per come la penso io, è un pugno allo stomaco.

Qualche tempo fa, sul blog dell’amico Aquila, si è scatenata un’animata discussione sull’aborto, anzi, sui medici obiettori di coscienza, che vi consiglio di leggervi, se vi interessa, direttamente “in loco”.

Voglio però riportare qui i miei interventi, perché nella discussione accesa, nel botta e risposta, è venuto fuori in maniera più chiara il mio pensiero, rispetto ai post precedentemente scritti, dove mancava il contraddittorio.

E incominciamo dal primo, che risponde all’epiteto con cui è stato etichettato chi è contrario all’aborto e favorevole all’obiezione di coscienza dei medici, un epitetuccio da niente, una specie di vezzeggiativo: “teste di cazzo”. Accuso il colpo senza problemi.

Secondo il tuo parere, e quello del cavaliere, sarei una testa di cazzo, ma al di là della testa, le spalle sono abbastanza grosse da sopportare chi la pensi in questo modo.

Se io fossi un medico, sarei obiettore di coscienza (di quelli veri, non di quelli davvero immorali che sono obiettori nelle strutture pubbliche ma non hanno problemi a praticarlo a caro prezzo in quelle private).

L’aborto è un omicidio, al di là di qualsiasi forma di religione e cristianesimo, al di là di una presunta laicità di uno Stato che è materialismo alla stato brado.

Un medico, che fa il medico per salvare le vite, non per sopprimerle, ha il sacrosanto diritto, oserei dire dovere, di rifiutarsi di uccidere, esattamente come alcuni medici sotto il nazismo si rifiutarono di fare esperimenti e menomare persone sane in nome della “razionale, stabilita, legalizzata e certificata dallo stato” ricerca scientifica.

La disobbedienza, quando ciò che ci viene imposto di fare va contro la nostra coscienza, è dovuta.

Comunque, ammesso che al qualcuno che la pensi diversamente sia permesso di portare avanti la sua posizione ed eliminare il proprio figlio come fosse un’appendice infiammata, è disumano imporre a un medico di operare questa barbarie.

Per quanto mi riguarda, mestiere dovrebbe cambiarlo chi li pratica gli aborti, non chi tiene fede alla propria missione di salvarle le vite umane.

Nel secondo intervento rispondo a chi mi parla di aborto terapeutico, rappresentandomi la situazione drammatica di certi bambini:

[…], non stiamo parlando di questo aborto. Io non mi sono mai pronunciata contro l’aborto terapeutico, anche se non augurerei a nessuno di trovarsi a fare quella scelta.

Ci sono genitori che hanno ucciso i figli disabili dopo averli assistiti per quarant’anni solo perché, da anziani, si sentivano allo stremo delle forze e non più in grado di assisterli, e non volevano che la loro creatura finisse in chissà quali mani, o in nessuna mano del tutto: quei genitori hanno tutta la mia comprensione e il mio supporto umano.

Come dicevo a Bruno, non mettiamo in mezzo questi casi, quando si parla di aborto si intende di una donna che decide di non avere un figlio sano e libero perché semplicemente non le va di occuparsene, così come quando si parla di extracomunitario si parla dell’immigrato in difficoltà, se non proprio del clandestino allo sbando, e non certo dell’americano che viene qui per il master.

Non so se sia così perché non ho certo studiato teologia, ma mi dicono che l’aborto terapeutico e in seguito a stupro sia consentito persino dalla religione cattolica, quindi è inutile discutere sulle cose sulle quali è scontato che siamo d’accordo.

Io dico che sia solo un grande inganno della società occidentale l’averci fatto credere che, a fronte di un bambino in arrivo, abbiamo la facoltà di decidere “se tenerlo o no”.

Ancora, si parla di falsi obiettori, di medici che fingono di essere obiettori per poter praticare l’aborto in una clinica privata, lucrandoci:

sì, i medici finiti obiettori sono la più schifosa feccia dell’umanità, e anche su questo siamo pienamente d’accordo.

Mi si obietta che in uno stato laico un medico debba tenere un comportamento “laico”, e quindi agire in base alle leggi e non al suo credo. Sul fatto che lo stato sia laico non obietto ma sul fatto che il medico dovrebbe agire andando contro il suo credo o cambiare mestiere invece sì!

Indubbiamente, ma tutto questo non c’entra niente con quello che è stato detto. Chi ritiene che l’aborto sia un omicidio, non può secondo te svolgere la professione medica, con la massima serietà e competenza, volta a salvare le vite umane così come da sua scelta, giuramento e impegno?

Tu dici che la legge permette l’aborto, e quindi loro si devono adeguare, io dico che la legge prevede l’obiezione di coscienza, e quindi tu e il caro aquila vi dovete adeguare.

E comunque, se pure non la prevedesse, se io fossi un medico mai e poi mai praticherei un aborto, mi sbattessero pure in carcere per cent’anni. Le leggi vanno e vengono, e rispecchiano le coscienze del momento, ma se una persona è spinta da ideali più grandi, è giusto che si rifiuti di fare quello che NON HA SCELTO DI FARE SCEGLIENDO DI FARE IL MEDICO. Il medico è, o dovrebbe essere, persona che cura i malati e salva le vite, non che sopprime gli individui sani.

Due miei conoscenti, testimoni di Geova, si sono fatti il carcere per renitenza alla leva. E’ grazie a gente come loro, disposta a pagare in prima persona per le proprie idee, che prima è stata introdotta l’obiezione di coscienza, e poi abolita proprio l’obbligatorietà della leva.

Ti ricordi quando introdussero per i medici l’obbligo di denuncia dei clandestini che si fossero rivolti a loro per cure mediche? Ricordi che la classe medica si rifiutò, e quanti esposero il cartello che non avrebbero denunciato nessuno?

Un medico non è un impiegato dello stato. Alcuni lo sono, è vero, ma peggio per loro. Ci sono persone che sono qualcosa di più, e a questa l’umanità dovrebbe essere sempre infinitamente grata.

Passi che si sia favorevoli all’aborto, nulla possiamo contro la convinzione di tanti che l’embrione sia una specie di tumore da sradicare, ma non potete imporre agli altri di pensarla come voi. Uccidete pure i vostri figli, ma io non lo farei mai né col mio, né con quelli altrui: e intendo essere rispettata, e non costretta ad andare a raccogliere la cicoria anziché salvare vite umane.

Ancora:

Scusa Bruno, io non vedo nessuna incoerenza in quello che ha scritto anto, mentre mi pare che tu ci ribadisca cose di cui siamo già convintissime al punto di darle per scontate e, ti dirò. MI FA INCAZZARE COME UNA BISCIA questo mettere davanti come argomentazione pro-aborto sempre il bambino che nascerà fortemente menomato o la madre che rischia la vita.

Quando stiamo parlando di aborto, quando sto dicendo di essere contraria all’aborto, NON INTENDO I CASI IN CUI PERSINO LA RELIGIONE CATTOLICA (e ho detto tutto) è favorevole. Quella ebraica poi non ti dico, la persona da te prima nominata mi raccontava che il medico ebreo è autorizzato a sacrificare la vita del bambino per salvare quella della madre fino al momento prima del parto, vale a dire AL NONO MESE!!!

Se serve ancora chiarirlo, visto che pare così difficile, io sto parlando di quelle donne (e, con tua buona pace, non ne ho conosciuto altre) che abortiscono perché:

1) il figlio è dell’amante, con cui sono state senza prendere alcuna protezione, e ci sono gravi e giustificati motivi per cui non possono attribuirlo al marito (marito sterile, amante di diversa razza).

2) Vacanze prossime, per cui si preferisce evitare rischio di vomitare in barca.

3) Figlio provato a fare solo perché si voleva vedere se si era capaci, e una volta incinte finito il giochetto si abortisce.

4) Ripensamento per aver visto il corpo deformarsi al primo accenno di pancetta.

5) Incoscienza del rischio e significato dell’aborto e rifiuto di usare contraccezione.

6) Motivo non meglio identificato, in situazione di coppia stabile e scarsi problemi economici, nessuna precauzione e coscienza della gravidanza oltre il quarto mese (abortito al quinto all’estero).

7) Offerta di carriera (in tourné meglio avere le mani libere non vi pare?)

8) Immagine sociale per una donna libera, con amante libero, ma che riteneva disdicevole mettere al mondo, dopo i figli legittimi, un figlio illegittimo.

etc. etc. etc…

Alcuni casi sono accorpati ma, mettila come ti pare, questi sono stati casi di cui sono stata personalmente testimone, e a me ‘sta storia della donna stuprata (ne ho conosciuto una sola che, tra l’altro, l’ha tenuto), ‘sta panzana della scelta drammatica e sofferta, ha proprio rotto le balle.

Se dovessi fare una mia statistica personale, direi che oltre il 90% delle donne abortisce perché se ne è infischiata di prendere precauzioni.

Che poi sia meglio la 194 che la mammana, che anche una povera deficiente o egoista, o incosciente, abbia diritto a tutela e sia meglio che abortisca in ospedale in struttura sanitaria protetta piuttosto che morire sotto un ferro da calza, siamo pure d’accordo, ma per favore, non venitemi più a parlare del dramma di una povera donna in difficoltà, che non ha altra scelta, e che arriva a questa scelta “sofferta” per totale mancanza di alternative.

Ecco, così ve l’ho detto.

Il confronto continua, ci siamo tutti accalorati, ora si discute sul fatto che il medico obiettore dovrebbe abbandonare l’ospedale quando non d’accordo con la pratica dell’aborto, anziché limitarsi all’obiezione:

E allora con lo stesso principio quando fecero il famoso indulto che rimise in libertà un bel po’ di delinquenti saremmo dovuti emigrare, non ti pare?

No caro Aquila, le battaglie si vincono in campo, tutto quello che possiamo fare lo possiamo fare ora e qui. Se ci dovessimo licenziare tutte le volte che il nostro datore di lavoro fa qualcosa che eticamente non condividiamo saremmo tutti per strada col piattino a chiedere la carità.

E’ la mission aziendale che uno deve condividere, e un medico obiettore sicuramente condivide che esista una struttura ospedaliera in cui si curano i malati e si salvino vite umane.

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Aquila, permettimi di dissentire. Il datore di lavoro di cui stiamo parlando comunque svolge la missione medica di curare e salvare vite in via, mi auguro, principale. Chi è contro l’aborto sa benissimo che quella dell’inizio della vita purtroppo rientra nel campo delle opinioni, e quindi non può che limitarsi a decidere per se stesso di non adeguarsi.

Comunque mi sorprende questo tuo attaccarti alla legge dello stato quasi come massima espressione di giustizia, sappiamo tutti che esistono leggi ingiuste, oggi come ieri, qui come altrove.

Commettere delle nefandezze giustificandosi con “Obbedivo agli ordini” o “Obbedivo alla legge” non solleva la nostra coscienza dalla responsabilità delle nostre azioni.

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Ho messo un vecchio articolo in prima pagina, poi appena riesco a mettere giù due righe arriva pure la mazzata :P

Anticipo: se una persona considera l’aborto un omicidio, come volete che giudichi un medico che lo pratica? Mi direte che, in uno stato laico, democratico, e blablabla, blablabla, certe considerazioni dovrebbe tenersele per sé, che non soccorrendo e assistendo una donna ricoverata, e che comunque ha subito un intervento, viene in ogni caso meno alla sua missione: su questo ci posso pure stare, ma la sostanza si sposta di poco.

I distinguo sono tanti, cercherò di mettere a fuoco le idee. Chi si volesse dilettare nel frattempo nei meandri del Diemmepensiero, può trovare una decina di articoli qui: https://donnaemadre.wordpress.com/category/aborto/ .

Arriva MissMinnie, che esprime tutto il suo disprezzo per quanto da me affermato, dichiarandolo “neanche da commentare”.

Cara MissMinnie, tu puoi non commentare, ma o io non mi so spiegare (che può pure essere, perché tutti continuano a oppormi eccezioni con cui sono perfettamente d’accordo e secondo me sarebbe anche superfluo citare), o viviamo in due mondi diversi: lo stesso cavaliereerrante, qui mio interlocutore in questa diatriba, si è pronunciato contro quello che lui ha ben appropriatamente definito “l’aborto maquillage”.

Per la cronaca, credo che per “pietas” si intenda un sentimento strettamente religioso, che poco ha a che vedere con la pietà intesa come compassione, che è l’accezione in cui noi usiamo questo termine: e delle donne che abortiscono, credimi, di compassione ne ho tanta.

Anche se qui sto riportando solo i miei interventi, e neanche tutti, voglio fare un’eccezione per la toccante testimonianza di Nives:

Da “INNAMORATA DELLA VITA”…non posso che ringraziare @DIEMME!!!…e con tutto il cuore!
Non solo perchè ha difeso il mio pensiero!
Ma sopratutto perchè ha difeso la MIA STESSA VITA e quella dell’ULTIMO MIO FIGLIO!

Credo che la VITA di una mamma…NON HA maggior valore della VITA di un figlio!
La VITA è VITA!!! Sempre! Dall’istante del concepimento…fino all’ultimo respiro!

Per questo ho accettato la quarta gravidanza…!
Quale DIRITTO avevo di sopprimere una VITA…dal momento che l’avevo chiamata???
Potevo io…misera creatura…nascondermi dietro IL RISCHIO della mia stessa VITA?

A causa di una spiccata fragilità dei vasi….(riscontrata dopo la terza gravidanza)…
mio figlio ed io…erano fortemente a rischio!
Provocare l’aborto….era il consiglio dei medici….perchè sicuramente avrebbe salvato la MIA “vita”!

Ma la MIA…sarebbe poi stata VITA???

Da ormai quattordici anni…lottavamo per la VITA di Anna….sorella 29enne malata di tumore!
Da appena tre anni…avevamo accompagnato al cimitero Evelina….sorella 20enne, travolta da un gigante della strada!
Ed erano passati cinque anni dalla perdita spontanea di Gioele…figlio non nato!

Che poteva dirmi TUTTO QUESTO??
Se la VITA E’ UN MISTERO….chi sono io per arrogarmi il DIRITTO di manipolarla???

Subito dopo il Parto Naturale dell’adorato mio cucciolotto di più di 4 chili, e lungo 60 cm….
a causa della ROTTURA DELL’ARTERIA CERVICALE DESTRA….
all’ospedale è successo il finimondo per salvarmi!

Dopo quasi un mese…siamo tornati a casa….colmi di GIOIA DI VIVERE!

Grazie DIEMME! Per il TUO GRANDE AMORE PER LA VITA!!!!

Beh, ogni tanto qualcuno che ti sostenga fa bene al corpo e allo spirito 🙂 . Ma continuiamo con le mie tirate:

Aquila, se la legge “consente” a una donna di abortire, ma certo non la obbliga, perché non dovrebbe fare almeno altrettanto con il medico? Se un medico considera un aborto un omicidio, perché dovrebbe o compierlo, o interrompere la professione medica, venendo meno alle motivazioni per cui l’ha scelta, e cioè salvare vite?

All’inizio della sua attività ogni medico, almeno in Italia, è tenuto a pronunciare il giuramento di Ippocrate:

“Giuro di… perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale , ogni mio atto professionale; di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno…; di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione”.

Chiaro? Il medico è tenuto ad osservare le norme giuridiche laddove “non risultino in contrasto con gli scopi della sua professione”: mi pare non faccia una piega.

Risposta a missminnie, che me ne dice di tutti i colori, oltretutto non avendo capito un piffero del mio pensiero e attribuendomi convinzioni mai avute, pensate o avallate (e ve l’ho detto io che il contraddittorio ve lo dovete andare a leggere in loco!).

Scusami sai, ma io che c’entro con le donne morte sui tavoli lerci e le mammane bruciate sul rogo da Santa Madre Chiesa?

Mi pare che tu sbagli nel confondere, ma tanto sono abituata a queste controrisposte degli abortisti, per i quali chi è contro l’aborto è un ipocrita schiavo di santa romana chiesa e complice convinto e soddisfatto di tutte le nefanedezze da essa commesse nel corso dei secoli. Comunque, visto che insisti, mi riprendo volentieri la mia carità. Magari il pelo te lo lascio.

Si parla ancora dell’influenza della Chiesa sullo Stato:

Anche su questo, caro cavaliere, ho un’idea un po’ diversa. La Chiesa, come guida della cristianità, ha il preciso compito di dare le linee guida ai suoi fedeli e a chi questa guida gliela riconosce. Lo stato poi, in quanto laico e democratico, non dovrebbe prendere in nessunissima considerazione quanto detto dalla Chiesa, pur lasciando ai suoi cittadini la libertà di essere E italiani E cattolici.

Spesso invece vediamo che lo Stato fa l’occhiolino alla Chiesa, e questo non va bene…

Il distinguo sui termini:

@Ser Bruno: sui primi tre punti siamo d’accordo, è sul quarto che dissento. Se per un medico l’aborto è un omicidio, non vedo perché dovrebbe considerarlo diversamente se praticato in struttura pubblica col beneplacito della legge.

Il fatto di chiamare “puttana” una donna che abortisce mi sembra fuori luogo, un impoverimento e cattivo uso della lingua italiana, spero che i medici abbiano un vocabolario un po’ più ampio e appropriato. “Puttana” è chi fa sesso per soldi (cosa che potrebbe pure non avere un’accezione negativa), viene usato in senso figurato per chi comunque si vende – vende le proprie idee, la propria integrità, la parola data – in cambio di denaro: chi abortisce è un’altra cosa, non necessariamente migliore. O peggiore.

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Ancora su medici obiettori e non:

Caro Bruno, non è che io abbia chiare tutte le tue argomentazioni, compresa quella di Erode, ma una cosa ti posso dire: almeno su questa terra, non esiste una distinzione netta tra inferno e paradiso. Il medico che abbia cara la vita altrui come ce l’ho io, è chiamato a prestare la sua opera ovunque, a prescindere da ciò che lo circonda e anche da chi gli dà lo stipendio, a meno che il suo operato non sia contro questo datore di lavoro, che allora sì non sarebbe corretto.

Noi facciamo quello che possiamo nel momento in cui viviamo, nel posto in cui ci troviamo, e l’ospedale pubblico è il luogo d’elezione del medico che voglia curare il prossimo senza fini di lucro, mentre sarebbe forse assai più incoerente svolgere la propria attività solamente in uno studio privato o clinica che sia.

Da lì a permettersi di insultare il collega che la pensa diversamente ce ne corre, mi pare un comportamento estremista e radicale, privo di qualsiasi educazione, buon senso, capacità di vita sociale e accettazione degli altri. Sicuramente fa male al sangue sapere che il tuo collega caccerà le mani nell’utero di una donna e ne strapperà via il bimbo che ha in grembo, facendolo a pezzi, buttandolo nella spazzatura (o in un inceneritore, fate voi). Se io fossi medico, probabilmente non andrei a cena fuori con lui a parlare del più e del meno, mi vedrei le sue mani sporche di sangue colarlo sul piatto

Cionondimeno, lavorando al suo fianco, non gli mancherei mai di rispetto, non lo tormenterei, non gli rinfaccerei quello che a me fa male ma è, ahimé, legge dello stato, e lo fa stare dalla parte della ragione.

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Replica al cavaliere che non condivide le parole crude con cui ho descritto l’intervento chirurgico di aborto, e ritiene il modo “un tantino sbrigativo”:

Ti sembra un tantino sbrigativo? L’aborto è quello, non è che se invece che essere fatto col ferro da calza viene fatto col bisturi quella povera creatura riceve una sorte migliore: mica sarai di quelli che risolve il problema dei disabili chiamandoli diversamente abili, dei ciechi chiamandoli non vedenti!

Di nuovo si disquisisce, questione per me molto importante, sul fatto di dover obbedire alle leggi e agli ordini ad ogni costo:

Eccellente esercizio di retorica, ma non m’incanti. Il fatto che una persona debba obbedire a una legge immorale finché questa resta in vigore non sta né in cielo né in terra. E’ inutile che tu dica che le leggi razziali non sono assimilabili, lo sono eccome. Tu sostieni che uno dovrebbe obbedire a una legge iniqua e nel frattempo battersi per cancellarla? Ti rendi conto dell’assurdo? Tornando alle leggi razziali, gli italiani avrebbero dovuto secondo te continuare a denunciare e far deportare i propri concittadini fino a che in qualche modo la legge non fosse stata cancellata (cosa che regolarmente dai più fu fatta, e fu abominio, mentre altre nazioni si rifiutarono e i cittadini si protessero gli uni con gli altri)?

Ma ti ci riesci a mettere nei panni di una persona che considera l’aborto un omicidio? Come potrebbe praticarlo giornalmente nelle corsie d’ospedale “fino a che la legge non cambia”? Ma siamo impazziti? Oppure, a quanto tu sostieni, dovrebbe farsi da parte secondo il principio “Largo a chi obbedisce a questa iniqua legge, io non resto qui né a compiere il male e nemmeno più il bene”?

Comunque sono andata a ricercare un articolo, che non ho ritrovato, che parlava della 194 che, sia pure nella sua discutibilità e perfettibilità, non permetterebbe in teoria di ricorrere all’aborto in maniera così indiscriminata, solo come atto di volontà, ma dovrebbero esserci motivazioni accertate dal medico: che poi questo vincolo venga facilmente aggirato da medici compiacenti, questo è un altro discorso, che anche la non accettazione del bimbo in arrivo diventi una fondata motivazione clinica questa è un’altra cosa.

Questo fatto però di chiamare “puttana” le donne che vanno ad abortire è qualcosa che vorrei approfondire, mi sembra davvero un comportamento che denuncia chiusura e ottusità mentale, ed è l’unico punto su cui potrei darti ragione: che poi, magari, ci sono pure puttane che non abortirebbero mai, e che il figlio, di chiunque e qualunque cosa sia il frutto, se lo tengono.

E ancora, chiariamo i termini:

Cara Nives, lo so tutto questo. Sono un operatore sociale, mi sono occupata sempre soprattutto di bambini, ma molto spesso anche delle loro mamme, donne in difficoltà, immigrate, prostitute…

Molte di loro erano persone di gran lunga migliori delle nostre “signore” e, come hai sottolineato tu, aspettavano solo che la vita desse loro una possibilità, che non si sono lasciate sfuggire. Anche per questo io non chiamerei mai “puttana” una signora “bene” che è andata in ospedale a farsi svuotare il pancino: per rispetto alla puttana.

Dimenticavo: ti invito a leggere questo, http://costanzamiriano.wordpress.com/2011/07/04/la-grande-bugia/ .

I nostri amici “illuminati e progressisti” faranno probabilmente fuoco e fiamme, ma io la penso così: l’aborto non è un diritto, è un dramma.

E’ un diritto come lo sarebbe drogarsi, suicidarsi e compagnia bella. Chiamatelo pure diritto, per me è una trovata della società biecamente consumistica per levare di mezzo i rompicoglioni, i più piccoli e indifesi che, magari inizialmente, toglierebbero qualche risorsa alla società: un investimento iniziale che non piace a certa gente così oculata che pensa che abbattere l’albero dei fichi per far prima a mangiarsi i fichi sia una trovata pratica e geniale.

Ancora, a Bruno che mi attribuisce, per il fatto di essere antiabortista, pensieri che invece non mi appartengono:

Caro Bruno, veramente sei tu che mi metti in bocca e in testa cose che non ho mai detto, scritto o pensato.

Quando scrivi “una scelta che non senti in linea con la tua coscienza di Donna, e che con coraggio rifiutasti, quando fosti Tu a dover dolorosamente decidere, cara @Diemme ?!?”, si può sapere a cosa mai ti riferiresti?

Quando tu scrivi “chi come te ritenne che l’ attuale legge sull’ aborto fosse “abominevole e omicida”, si battè a suo tempo […]per abrogare questa legge” . Bene, fu dunque indotto un “referendum abrogativo” e cosa accadde ???
Che lo perdeste !!!”, ma di che stai parlando, e soprattutto, di chi? Ma che ne sai tu di che posizione ho preso nei confronti della 194? Ma chi mai si è battuto per abrogarla?

Non mi piacciono queste tue facili deduzioni, non mi piacciono i tuoi processi alle intenzioni. Nell’articolo che ho linkato nella risposta a Nives, troverai scritto “Nessuno, evidentemente, vuole ricordare che neanche secondo la 194, […], l’aborto è consentito come semplice strumento di regolazione delle nascite.”. Io so benissimo che se non ci fosse la 194 molte donne abortirebbero ugualmente, o all’estero o clandestinamente, rischiando la vita e l’integrità fisica, e non credo che nessuno voglia questo per queste donne, certamente non io.

Non sarei certo io, tra due mali, a non scegliere per queste donne il minore, ma sia chiaro che stiamo parlando di un male, di un dramma, non di un diritto, non di una libera scelta lecita e illuminata.

Tu dici che ti dispiace che io non ti capisca: a me invece neanche dispiace che tu non capisca me, sono completamente rassegnata.

Insomma amici, è stata una bella lotta!