Archivio | luglio 2011

Bloggare senza offendersi

Cari amici,

vi dico la verità, questo post nasce dalla maretta in casa Sabby, ma in realtà è da parecchio che ci pensavo, forse da anni, da quando, presa confidenza con qualcuno, ho sentito racconti del tipo “ho lasciato quel blog da quando ho letto questo, che mi ha offeso”, oppure “da quando viene frequentato da quell’altro, che non mi piace”, “da quando non mi hanno risposto”, “da quando…”.

Insomma signori, mi sono chiesta spesso, questo sentirsi offesi, questo sentirsi esclusi, quando e quanto è fondato, e quando sono nostre proiezioni, film infondati che ci facciamo?

E soprattutto, quando in un blog un commentatore ne offende un altro, qual è il comportamento più corretto da tenere?

Ecco, oltre quattro anni di blog, in cui ne ho viste di tutti i colori, direi che sono stati una bella palestra.

Questo non rappresenta ovviamente mandato a definire cosa è giusto e cosa è sbagliato, ma sicuramente mi dà materiale su cui riflettere.

Su una cosa però mi sento di pronunciarmi: non si offendono le persone in casa altrui. Le persone si possono mettere alla porta nella propria casa, non in quella degli altri, imperdonabile errore anche quando tra il commentatore “sfanculatore” e  il/la blogger c’è un’amicizia o un legame (anche coniugale) forte per cui ritiene di potersi prendere la confidenza, ma talora sono dei perfetti estranei, pur se a volte commentatori abituali, a prendersi la briga di fare terra bruciata nei blog altrui, con grande sconcerto del/della blogger che vorrebbe aver creato un’oasi di confronto sì, ma in un contesto sereno.

La funzione di blogger è sicuramente anche di moderatore, ma direi che, se questa funzione diviene eccessiva, il blog potrebbe pure risultare asettico e banalizzato: stiamo qui a dirci che siamo tutti quanti tanto belli e buoni e ci vogliamo tutti bene? Direi che tutto questo miele, anche quando fosse genuino, stancherebbe, mentre un sano confronto di idee, anche infervorato, coinvolge.

E’ un terreno minato, è un camminare sul filo del rasoio e, si se vuole tentere e mantenere un blog, secondo me bisogna imparare a farlo.

Insomma, amici blogger, voi come vi regolate? E i commentatori no blogger, da che sono attirati o infastiditi, e come si aspettano si comporti il padrone di casa?

404 Page not found

Uno dei più bei complimenti che ricevetti fu un commento in cui mi si scriveva “Dimmi, ma esisti veramente? Non è che domani clicco e trovo Error 404 not found?”.

Oggi, a distanza di due anni, più amici che mai, spero che non abbia più di questi timori, ma non è di questo che vi volevo parlare.

Oggi leggo un articolo di cui non capisco immediatamente il senso, leggo, poi inserisco l’URL del blog cui si riferisce e…

Errore 404
The page you are looking for does not exist.

Che sensazione strana, anche se poi l’evento non era inaspettato: un’epoca che si chiude, un’epoca davvero strana.

Noi, io lei e Artù, ci definivamo i tre moschettieri: tutti per uno, uno per tutti. Poi un malessere tra due dei moschettieri, e il terzo, anziché mantenersi estraneo ai fatti, mette benzina sul fuoco sguainando la sua spada contro uno degli altri due: è la fine, un duello all’ultimo sangue, che segnerà la fine di un’amicizia. Oppure la quiescenza.

Si rimane l’uno nel cuore dell’altro/a? Non saprei, nel mio decisamente sì.

Passano i giorni, i mesi, gli anni, le storie si intrecciano stranamente. New entry non riescono a spezzare quel vincolo che lega i tre moschettieri, sia pure ognuno al proprio angolo del ring.

Passano i giorni, i mesi e gli anni, ed è un continuo rivivere, rileggere, riconsiderare, rivalutare… riamare, in senso lato che dir si voglia.

Ho imparato a non lasciar mai le cose in sospeso. La via della pace, la consapevolezza, la chiarezza, la giustizia, raramente passano attraverso un inutile orgoglio, e così… e così l’ho fatto.

L’ho fatto, le ho scritto, non ho lasciato che il tempo ci inghiottisse. Non ho permesso che il legame che c’era stato divenisse nulla.

Le ho scritto, mi ha risposto. Non che le cose si possano riagganciare al punto della rottura, il dolore di nessuno è gratis, perché sarebbe dovuto esserlo il nostro?

Ma neanche l’affetto è gratis, il tempo trascorso a parlare col cuore in mano, sentendoci capite l’una dall’altra. Magia che a un certo punto si è interrotta, perché in tutte le favole che si rispetti arriva la mezzanotte, ma in tutte le favole che si rispetti c’è una scarpetta di cristallo che potrebbe compiere il miracolo di riunire i mondi separati.

Io la mia scarpetta l’ho usata, e devo dire che l’hai raccolta, l’hai calzata, ed era uguale all’altra, quella rimasta a te.

Oggi sei andata via ma, come direbbe un bieco stalker, “so dove sei e come trovarti”.

Un giorno mi dicesti “Ad abbracciarti non rinuncio”. Oggi ti rispondo: “Neanch’io”.

Svegliatevi Italiani!

Che strano,

da qualche giorno pensavo di scrivere un post con questo titolo quando oggi, girando per i blog, me ne trovo uno intitolato esattamente così.

Pazienza, il contenuto è completamente diverso da quello che sarà il mio, quindi credo di poter continuare sulla mia strada.

Strana però questa coincidenza: non sarà che, di fronte alla vita che stiamo vivendo, questo urlo nasce dal cuore di sempre più persone, stanche di subire e coscienti che da soli si va poco lontano?

Io però, con “Svegliatevi italiani”, mi riferisco a due tipi di torpore: quello delle persone oneste che subiscono senza protestare, e quello delle disoneste che hanno messo a riposo la coscienza e ci vessano con il loro pressapochismo, la loro superficialità e le loro omissioni.

Io dico sempre che neanche Hitler avrebbe potuto nulla se non avesse avuto intere popolazioni ad aiutarlo, oltre che governi.

La mia rabbia, come una molla che da quel dì che si caricava per mille ingiustizie e mille cose che proprio non vanno, alla fine è scattata banalmente per una raccomandata non ricevuta, probabilmente per la superficialità di un postino che forse non era un postino, forse era un trimestrale, e forse uno che ha detto a un amico “mi manca questo giro, me lo faresti tu per favore?”, e l’altro dice di sì, poi ha un impedimento, e allora chissà il tutto quale strada prende – strada che comunque non porta al destinatario.

E’ la punta dell’iceberg, perché ti vengono in mente fatti di cronaca, denunce a cui non viene dato seguito, prescrizioni di reati per decorrenza dei termini, danni alla salute per omissione di controlli, esasperazione da burocrazia – non solo quella prevista da assurde leggi, ma anche quella aggravata a volte da incapacità, disinteresse o entrambi.

Sapete che mi hanno detto una volta? L’italiano non ha amor proprio. L’italiano non ha la coscienza del suo lavoro, non ne ha l’orgoglio, non gli frega niente di “fare bene”, quanto di risultare che “ha fatto”.

Aziende che adottano il sistema degli obiettivi, che se non li raggiungi sono dolori e, anche se non ci sono basi per la loro effettiva realizzazione, o anche se sono immorali (tipo “vendere un tot di questi titoli”, pu sapendo che sono una truffa o quasi), in questa corsa dei ratti poi si fanno salti mortali, si mente e si addomesticano i fatti, e si mette a tacere la coscienza ponendo a giustificazione di tutto “tengo famiglia” o “devo pur campare”.

E’ così che ci rendiamo complici di un’Italietta che ci soffoca e che ci fa vergognare in tutto il mondo (direi la prima cosa ancora più grave della seconda).

NB: l’immagine è stata ripresa da questo articolo, che pure sarebbe da leggere anche se, tutto quello che c’è scritto, purtroppo lo sappiamo già. E silenziosamente subiamo.

Putzino solo!

© Sissi

A voi non si spezza il cuore?

A me sì, ogni volta che guardo questo disegno mi salgono irrefrenabili i lucciconi  😥

Per la cronaca, i personaggi pulcino-Sissi e orsacchiona-mamma li conoscete. Qui viene introdotto il padre, gattaccio puzzolente che è tutto preso a consumare lische e alcolici e a perdersi in effusioni con micie sconosciute.

Voglio fare la mamma casalinga: è un onore occuparsi dei propri figli, non un onere!

Ah, stato italiano, società moderna, a cosa ci costringi!