Archivio | 27 giugno 2011

Il bestiario

Cari amici,

forse ha ragione FraP nel dire che sono specializzata in post sulle dinamiche del blogmondo.

Questo di oggi però non è totalmente farina del mio sacco, e per la precisione mi è stato ispirato da un post di Mrs Owens, “Le blog amiche“.

Ora, in questa nostra blogsfera, c’è chi piagnucola deluso/a lanciando al cielo i suoi lai “Ohimé, qual delusione, questo mondo è come l’altro!”, la qual cosa mi stupisce, in quanto non vedo perché non dovrebbe esserlo. Siamo le stesse persone che popolano il cosiddetto “mondo reale”, che usano spesso un soprannome anziché le reali generalità anagrafiche, perché su internet si è su una piazza mondiale e mi pare giusto proteggere la propria identità, ma perché un nick dovrebbe renderci altro da noi?

Usiamo, almeno inizialmente, una tastiera anziché il telefono o l’e-mail, ma anche questo, perché ci dovrebbe rendere diversi? Siamo gli stessi, e mi pare giusto, questo non è “un altro mondo”, solo una delle molteplici modalità d’approccio al solito medesimo ben noto mondo, da noi popolato.

Ma torniamo alle considerazioni espresse da Mrs Owens nel suo blog.

Parla di una blogger malevola, che fa(ceva) il bello e il cattivo tempo, e che dietro le quinte sobilla(va) contro questo o quello.

Ecco, di persone così ce ne sono quante ne volete, persone fragili e complessate, che usano mezzucci, non essendo in grado di usare mezzi. Un grande lavorio dietro le quinte, un “non frequentare questa e non frequentare quello”, ma ditemi una cosa, c’è veramente chi accetta questi “aut aut”?

Io personalmente non ne ho mai fatti anche se, lo ammetto, mi sono tirata fuori da blog frequentati da gente che non gradivo (laddove non mi era proprio possibile ignorarla), ma non ho mai detto al blogger “O lei/lui o me”, mi sono limitata semplicemente a un “Abbi pazienza, niente di personale se non passo da te, ma io con quella persona non mi ci voglio proprio ritrovare a discutere”.

Ciononostante sono stata accusata di tale atteggiamento, proprio da chi più gettava palate di fango al mio indirizzo (sempre della serie “Chi mal fa, mal pensa”), ma non me ne sono mai preoccupata anzi, quasi quasi mi è stato fatto un favore. Infatti, questo tipo di comportamenti capirete da voi che dà luogo a una selezione naturale, c’è chi va dove sente “odor di miele” (e vada!), e chi non si presta a giochetti degni dell’età prescolare e agisce secondo buon senso, umanità e giustizia.

Io sono fiera degli amici conosciuti in questo blogmondo che mi sono rimasti accanto, e di quelli che hanno provato a fare “giochetti”, e che alla fine si sono scavati la fossa con le proprie mani, proprio non mi curo, né punto né poco.

Non ragioniam di lor, ma guarda e passa“: grande Dante, sei tutti noi!

PS: Mrs Owens ha colto nel segno anche su un altro punto: l’ipocrisia. Ma signori miei, a parte che non ci pagano un tanto a visita, o a commento, per cui non mi spiego l’utilità di tanta ipocrisia in questo contesto, ma se dite di una persona peste e corna, e poi quando quella persona si presenta da voi vi sbracciate a dire “Ma caaaaaaaaaraaaaaaa, ma che piaceeeeeere averti qui!  Ma che onoooooooore la tua preseeeeenza!”, che penserà la terza parte che ha ascoltato i vostri sfoghi?

Un conto è un comportamento sociale, per cui se mi si presenta una persona che non amo particolarmente, finché resta nei ranghi che posso fare, solo buon viso a cattiva sorte, un conto è sbracciarsi a fare cerimonie, e questa persona andarla pure a ricercare a casa propria.

Poi, certo, rimane il fatto che uno le proprie amicizie – e la propria faccia – se le gioca come gli pare.